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giovedì 19 dicembre 2019
IL PRANZO DEI BAMBINI SERVITO TRA PIATTI SCADENTI, CIBI CONSERVATI MALE, LOCALI NON A NORMA: UN MENSA SCOLASTICA SU 5 E' DA INCUBO

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martedì 3 dicembre 2019
I SUPER-SEMAFORI DEBUTTANO A TORINO: CHI PASSA CON IL ROSSO DA OGGI RISCHIA MULTE FINO A SEICENTO EURO

ACCESI IERI SERA A MEZZANOTTE NEI PRIMI TRE INCROCI DEL CAPOLUOGO PIEMONTESE: ENTRO POCHI MESI ALTRI UNDICI IMPIANTI IN FUNZIONE
COME FUNZIONANO I SUPERSEMAFORI E LE SANZIONI PREVISTE…
BERNARDO BASILICI MENINI per www.lastampa.it
Dalla mezzanotte di ieri, in tre grandi incroci di Torino, funzionano i semafori che «puniscono» con multe stra-salate chi passa con il rosso. Ed ecco gli incroci dove - da oggi - non si può più scherzare: corso Regina Margherita/corso Potenza; corso Vercelli/corso Novara e corso Trapani/Peschiera. Attenzione: i semafori a cui nulla sfugge sono sui viali centrali, in entrambe le direzioni. E se, già così siete preoccupati, sappiate che questi sono soltanto i primi: nei prossimi mesi ne arriveranno altri undici.
Come funzionano i semafori che incastrano chi brucia il rosso
L’entrata a regime di questa tranche era prevista per la mezzanotte tra domenica e lunedì, quando le telecamere si sono accese, cominciando a filmare. Gli occhi elettronici registrano la sequenza della violazione, e ogni episodio viene verificato da agenti della polizia municipale «in grado di controllare anche le condizioni del contesto in cui la violazione è stata effettuata» come spiegano dal Comune di Torino. Per quanto riguarda le sanzioni, si varia a seconda del tipo di infrazione. Se l’autista ferma la macchina oltre la linea di arresto si va dai 42 ai 173 euro, più la decurtazione di due punti di patente.
Se invece il veicolo non si ferma, ma prosegue, allora la multa oscilla tra i 167 e i 666 euro. E addio a sei punti. Ricordate però che se l’importo della sanzione è quello più basso, entro i 5 giorni dalla notifica si paga meno. Mentre se l’infrazione è commessa di notte (dalle 22 alle 7) la multa è più salata. Di più? Chi commette la stessa infrazione più volte in due anni, rischia la sospensione della patente.
L’entrata in funzione dei supersemafori da parte della battaglia dichiarata dall’amministrazione ai rischi legati ai comportamenti pericolosi tenuti alla guida. Non a caso, i tre incroci sono stati teatri di molti incidenti. Anche gravi. Un esempio? Lo scorso giugno un uomo di 30 anni è rimasto ucciso su corso Trapani angolo corso Peschiera. Ma la lista di feriti e prognosi riservate è ben più lunga.
L’installazione arriva in ritardo di qualche mese rispetto a una tabella di marcia che voleva arrivare al 2020 con i 14 impianti tutti già in funzione. I prossimi quattro (corso Lecce/corso Appio Claudio; via Pianezza/corso Potenza; corso Giambone/corso Corsica e corso Agnelli/corso Tazzoli) dovrebbero accendersi con l’inizio del nuovo anno. Mentre ha una scadenza ancora da fissare l’ultimo gruppo di semafori intelligenti: corso Bramante/corso Turati; corso Turati/corso Rosselli; corso Siracusa/corso Tirreno; piazza Pitagora/corso Orbassano; corso Unione Sovietica/piazzale San Gabriele; corso Vittorio/corso Castelfidardo; corso Vittorio/corso Vinzaglio. Due dati per la statistica: quest'anno, a Torino, ci sono già stati 25 deceduti, oltre 3 mila i feriti. Il costo di tutte le attrezzature collegate ai 14 Tred, per le casse comunali, si aggira intorno ai 400 mila euro.
Fonte: qui
giovedì 17 ottobre 2019
I NETTURBINI VENGONO SPEDITI A FARE MULTE INVECE CHE A RACCOGLIERE RIFIUTI!
L’IDEONA DELL' AMA VERSIONE 5 STELLE: INVIARE GLI SPAZZINI A DARE LA CACCIA A CHI LASCIA I SACCHETTI FUORI DAI BIDONI
L’ORDINE DI SERVIZIO: CHI NON FARÀ CONTROLLI SARÀ MULTATO
Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”
Multate o sarete multati. Mentre i cassonetti continuano a sputare immondizia su strade e marciapiedi dell'Urbe perché i camion dei netturbini non passano, l'Ama, la municipalizzata dei rifiuti, ha deciso di spedire 300 dipendenti a fare sanzioni. Non si tratta degli ispettori in forza alla società del Campidoglio, quelli che da contratto devono far questo, controllare e punire, ma di capi-squadra di netturbini e spazzini, impiegati, perfino qualche dirigente. Insomma, gente assunta per altri incarichi - per esempio gestire la raccolta della spazzatura... - e che come extra, d'ora in poi, darà la caccia a chi lascia i sacchetti fuori dai bidoni, anche se spesso sono stracolmi e non ci sono alternative. L'ordine di servizio sfornato poche settimane fa dall'azienda comunale mette in chiaro che chi non staccherà le multe, sarà a sua volta multato: «Il mancato esercizio dell'attività di controllo/repressione - si legge nella circolare - sarà considerato infrazione disciplinare e come tale sanzionato».
La misura sembra andare contro le indicazioni arrivate nelle ultime settimane dal Campidoglio. Dopo il caso delle multe beffa a pensionati e casalinghe, colpevoli in tanti casi di avere lasciato soltanto una busta accanto ai contenitori traboccanti di pattume, la giunta di Virginia Raggi aveva schiacciato sul freno, chiedendo ai vigili e agli accertatori dell'Ama di verificare che i cassonetti siano effettivamente «disponibili e fruibili» prima di procedere con le sanzioni. Perché cosa sacrosanta è punire gli incivili che sporcano e oltraggiano Roma - la propaganda social di Raggi li chiama #zozzoni(QUELLI DELL'AMA CHE NON RACCOLGONO I RIFIUTI!) - ma fino a quando la crisi non sarà rientrata, con tanti bidoni di fatto inservibili, rischia di essere colpito dalle multe anche chi non può fare altro che lasciare i sacchetti a terra.
STOP MISURE D'EMERGENZA
L'Ama però sembra tirare dritto. E ha deciso di «potenziare le attività di controllo e repressione dei comportamenti costituenti violazione ai divieti previsti dal Regolamento comunale sul corretto conferimento dei rifiuti», come si legge nell'ordine di servizio. Va detto che la decisione risale a prima che l'ultimo Cda si dimettesse, a inizio ottobre - è il settimo cambio ai vertici di Ama in 3 anni di giunta grillina - quindi tocca capire cosa pensa dell'iniziativa il nuovo amministratore unico, il manager Stefano Zaghis.
Si vedrà. Per il momento sono già stati consegnati i blocchetti dei verbali a 300 dipendenti che, come detto, di norma dovrebbero svolgere altre mansioni, ma che hanno in tasca da tempo l'abilitazione per far multe. E l'ordine è chiaro: o sanzionate o sarete sanzionati. Un passaggio, tutto evidenziato in grassetto, che sembra spingere i dipendenti a fare più contravvenzioni possibile, pur di evitare la contestazione disciplinare. «Finora gli accertatori dell'Ama erano solo 38 - dice Alessandro Bonfigli della Uil - ma ormai 1 su 5 si assenta, quasi tutti per stress: non è facile sanzionare i cittadini, in questa situazione».
Viene da chiedersi: ma è il caso di accelerare sulle multe con la città ridotta così? Miglioramenti in vista non se ne vedono, anzi. La Capitale, già in sofferenza, si appresta a vivere un periodo ancora più tribolato, dato che ieri è scaduta l'ordinanza della Regione che obbligava tutti gli impianti del Lazio ad accettare gli scarti di Roma. Ora questa rete di sicurezza non c'è più. Anche se il piano con le alternative - come i rifiuti all'estero - non è ancora partito. Il rischio è che le strade diventino ancora più sporche e i cassonetti sempre più pieni.
Le multe a chi lascia una busta a terra accanto a montagne di sacchetti non raccolti e ai contenitori inutilizzabili, intanto, «continuano ad arrivare», come racconta Olga Mannarino, 67 anni, pensionata de La Storta, la prima a far partire i ricorsi contro il Campidoglio. «Qui nel quartiere le notifiche dei vigili non si sono fermate, nonostante le promesse del Comune. Abbiamo dovuto pagarci un avvocato. Un'altra spesa, dopo la Tari che qui a Roma è tra le più alte d'Italia...».
Fonte: qui
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giovedì 27 giugno 2019
Autovelox in città: le multe sono valide solo se c’è la corsia d'emergenza e il fermo. Tutte le altre sono impugnabili
La Cassazione sancisce che gli autovelox possono stare in città solo in strade urbane a scorrimento e rende nulle migliaia di sanzione

Buone notizie per gli automobilisti che hanno preso una multa in citta per eccesso di velocità. Una una sentenza della Corte di Cassazione rende impugnabili migliaia di sanzioni. Con il pronunciamento numero 16622/19, depositato il 20 giugno, gli Ermellini hanno dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l'installazione di apparecchi a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di tipo a scorrimento.
Multe impugnabili
Ne consegue, quindi, che le sanzioni elevate in ambito urbano con Autovelox fissi,se non vengono contestate immediatamente dalle Forze dell'Ordine sono impugnabili e annullabili nel caso gli apparecchi di controllo siano montato su tratti d'asfalto senza banchine.
Autovelox in città
Nel diffondere il testo della sentenza della Cassazione, che prosegue il solco tracciato da orientamenti precedenti (sentenze numero 4451/19 e numero 4090/19), il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it evidenzia come la decisione confermi che: "Il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge e non altre".
Le strade urbane di scorrimento
Per quello che riguarda le arterie cittadine, le norme attuali includono solo le strade urbane di scorrimento, che per l'articolo 2 del Codice della Strada, sono quelle tra le altri condizioni devono avere anche una banchina. Questa, ricordano gli esperti della Giuffrè Francis Lefebvre, è identificabile come "uno spazio all'interno della sede stradale, ma esterno rispetto alla carreggiata, destinato al passaggio dei pedoni ovvero alla sosta di emergenza che deve restare libero da ingombri".
Sanzioni illegittime
Se, come nel caso oggetto del pronunciamento, relativo a una sanzione elevata nel comune di Firenze, tale area è troppo piccola e non consente manovre con un veicolo, in giudizio la classificazione della strada come a "scorrimento" può essere contestata e, in caso di accoglimento, la sanzione può essere annullata per illegittimità, appunto, del provvedimento prefettizio.
Fonte: qui
giovedì 17 gennaio 2019
TARGHE ESTERE, LA PACCHIA È FINITA PER OLTRE 3 MILIONI DI FURBETTI
IL TRUCCO PER ELUDERE TASSE E MULTE NON FUNZIONA PIÙ: 110.000 SANZIONI SOLO A MILANO
L’IDEA ERA UN MODO PER SALVARE IL PORTAFOGLI: IL BOLLO PER UNA VETTURA CON 150 HP IN ITALIA SFIORA I 350 EURO, MENTRE IN ROMANIA NE COSTA 40, IN BULGARIA 80…
S. Bar. per “la Verità”
Altro che pochi furbetti, gli automobilisti con residenza in Italia, che giravano con una targa straniera, erano ormai oltre 3 milioni. Facile capire perché: il bollo per una vettura con 150 hp in Italia sfiora i 350 euro, mentre in Romania ne costa 40, in Bulgaria 80.
Pare invece che il primo automobilista a essere multato perché guidava un' automobile straniera da residente in Italia, sebbene sia stato fermato a causa dell' incompatibilità ecologica del suo automezzo, sia stato un uomo di origini romene abitante a Ravenna.
Il fatto è accaduto il 4 dicembre scorso, giorno dell' entrata in vigore della normativa prevista dalla legge n. 132 del primo dicembre 2018, che ha convertito il decreto n. 113 del 4 ottobre. All' automobilista è stata contestata sia la violazione della normativa antismog, sia la violazione dell' aggiornato articolo 93 del codice della strada, che prevede il cambio di targa con un' italiana trascorsi 60 giorni di residenza nel nostro Paese. Con salassata di 1.152 euro e fermo del veicolo. Niente paura invece per chi decide di importare un automezzo dall' estero: il tempo per fare la nuova immatricolazione rimane di 12 mesi come già previsto.
Girare con una targa dell' Est non era soltanto una questione di elusione fiscale della tassa di possesso o dei nostri premi assicurativi, c' era anche la questione della sicurezza a causa di revisioni inesistenti, ma soprattutto per il problema di recapitare le multe in caso di violazioni.
Il primato nazionale di multe a queste targhe è stato registrato dalla città di Milano con 110.000 sanzioni nel 2017 (la fonte è il portale per la sicurezza stradale), delle quali oltre la metà non veniva pagata. Ma le brutte sorprese erano in agguato anche per chi, da assicurato, si accorgeva soltanto dopo un sinistro con una vettura estera che la sua compagnia non aveva alcun accordo con le organizzazioni di assicurazione di queste nazioni. In pratica nel 90% degli incidenti che coinvolgessero auto italiane e altre estero vestite, anche se il conducente nostrano aveva ragione non riusciva a farsi liquidare i danni.
A Milano, dove il numero dei veicoli estero vestiti era inferiore soltanto a Roma, la prima sanzione per mancato rispetto dell' articolo 93 pare sia stata elevata il 4 gennaio con una sanzione di 712 euro, ma il costo in taluni casi può salire fino a 2.800 euro. Sono escluse dalla regola le auto a noleggio e in leasing, purché siano di società comunitarie che non abbiano una sede italiana, e quelle in comodato da parte delle aziende. In pratica, se un lavoratore tedesco o austriaco permane in Italia anche per tre anni, può circolare senza essere multato con l' auto aziendale.
Dal novembre scorso specialmente gli uffici della motorizzazione di Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia sono stati subissati di pratiche per l' emissione di nuove targhe, oltre 100 al giorno. Dal punto di vista fiscale, per ogni pratica le province e lo Stato incassano 101,20 euro, più 42 euro per la targa e una somma variabile tra 150 e 200 euro per l' imposta locale di immatricolazione.
In media 400 euro a veicolo. Che targare estero servisse per eludere multe e balzelli è dimostrato dal fatto che i casi di rimpatrio degli autoveicoli nei Paesi di immatricolazione sono stati finora soltanto qualche migliaio e avvenuti praticamente prima e durante l' attuazione del decreto, che non prevedeva periodo transitorio. Mentre oggi per poter far rientrare un automezzo servono targa provvisoria e foglio di via, così non si rischia la multa fino al confine.
Un altro fenomeno che sta riguardando il mondo dell' automobile riguarda lo smaltimento delle vetture non più ecocompatibili a causa delle limitazioni alla circolazione. Non certo una novità, ma che ora sta crescendo in fretta. Il motivo è semplice: un' automobile diesel ancora efficiente ma di classe ecologica 3 in Lombardia non ha futuro e il suo valore è minimo. Così migliaia di bisarche piene partono per il Sud Italia e per i Paesi dell' Est Europa. Come se venti, inquinanti e micropolveri si fermassero alla frontiera.
Fonte: qui
domenica 23 ottobre 2016
La Polizia non ha più soldi nemmeno per fare le multe
Gli agenti costretti a comprarsi da soli il prontuario per le contravvenzioni. E pure guanti, anfibi e torce
Poliziotti costretti a comprarsi il prontuario stradale. Quel libretto contenente tutte le norme, spauracchio di molti conducenti e automobilisti, è finanziato dai poliziotti stessi.
Lì ci sono scritte gran parte delle disposizioni del codice della strada con i nomi delle infrazioni, i comportamenti vietati e le relative sanzioni. Uno strumento indispensabile per chi lavora su strada, che ogni agente deve avere con sé. Ricordare a memoria tutte le diciture esatte per ogni singola infrazione è impossibile e il prontuario diventa utile quando c'è da accertare la violazione e comminare la relativa pena.
Queste guide da circa dieci anni, i poliziotti le acquistano di tasca propria.
E la denuncia arriva tutta dal sindacato Ugl (Unione generale lavoratori) Polizia di Stato che in vista delle festività natalizie ha anche pensato di inserire il prontuario tra la lista dei regali di Natale, a scelta tra il borsone sportivo o la classica cesta.
«Alcuni colleghi che lavorano su strada dice il vicesegretario nazionale, Mauro Armelao si privano del regalo enogastronomico per prendere una cosa che serve per lavorare e che dovrebbe fornire il ministero. Il codice della strada cambia in continuazione e occorre avere sempre gli strumenti aggiornati. Il ministero manda le circolari delle modifiche al codice, ma non si può uscire in auto con fogli volanti e un vagone di carte. Per non parlare poi degli importi delle infrazioni che cambiano ogni due anni o anche più volte l'anno».
Il segretario provinciale Ugl di Treviso, Luca Zanette, che ha fortemente spinto per denunciare la cosa, ora minaccia di andare fino in fondo, portando la questione in Parlamento. Armelao fa sapere che in Veneto si sono attivati affinché la spesa non ricada sugli agenti stessi, ma la si paghi tramite sindacato. «È assurdo come un operatore di polizia debba spendere soldi propri per acquistare questo strumento di base per operare su strada incalza Simone Schiavo, segretario di sezione Ugl della stradale di Padova e identica è la situazione al reparto Prevenzione crimine del Veneto e alla sezione volanti della questura padovana».
«É scandaloso e vergognoso continua Armelao - che i poliziotti debbano comprare la guida di tasca propria e questo riguarda tutta Italia». Non mancano, infatti, le fatture dell'acquisto dei manuali, intestate a un poliziotto delle volanti di Bergamo. Di 38 prontuari più uno commentato, più un altro libro per operare su strada sono 814 euro. «I colleghi sopperiscono alle carenze attraverso l'acquisto personale fa sapere Emanuele Brignoli, segretario generale Ugl regione Lombardia ma questo esborso deve essere effettuato anche l'anno successivo visti i continui aggiornamenti della materia. Idem per il codice penale, strumento per noi importantissimo per la corretta titolazione dei reati, al fine di non incorrere in errori penalmente sanzionabili».
«Se sbagli spiega Armaleo i cittadini possono fare ricorso». Ma a mancare non sono soltanto i codici. «In Lombardia molti poliziotti sono costretti a comprarsi anche gli accessori che spesso sono di scarsa qualità e praticità, come anfibi, indumenti antifreddo, torce e guanti. Pensate che anche la lavanderia è a carico del dipendente».
Fonte: qui
Fonte: qui
domenica 18 settembre 2016
Deutsche Bank, Vw, Bayer: le mosse della guerra Usa-Germania
Un altro atto di una guerra in corso tra Usa e Germania
“La storia si ripete, e gli schemi delle rivalità sono sempre gli stessi: siamo di nuovo allo scontro Germania-Stati Uniti.
Per fortuna, stavolta senza bombe, ma con molti gravi danni attuali e possibili in futuro sul fronte economico”: la sintesi del vecchio banchiere sulle notizie dell’ennesimo fronte di scontro aperto tra Europa (leggi: Germania) ed estabilishment americano è drastica ma suggestiva.
Anche perché stavolta la nuova aggressione Usa a un’istituzione economica tedesca ha del sensazionale, e anche del grottesco.
Il governo americano vuol far pagare 14 miliardi alla Deutsche Bank per chiudere lo scandalo dei titoli tossici legati ai mutui, i famosi “titoli subprime”, che nel 2007 innescarono, crollando a Wall Street, la crisi finanziaria coronata poi dal fallimento della Lehman Brothers, la stessa che ha paralizzato per otto anni l’economia di mezzo mondo.
Dove sta il grottesco? Sta nel fatto che indubbiamente la Deutsche Bank è stata la banca europea più attiva, speculativamente attiva, in questo avvelenato settore di attività.
Ma sono state alcune istituzioni finanziarie americane a sguazzarci dentro all’inverosimile, fino a imporre il fallimento dei due colossi immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac, due finanziarie para-pubbliche che detenevano il grosso del mercato dei mutui subprime.
Non solo: va anche detto che il concetto stesso di mutuo subprime è molto più americano che europeo. Ricordiamone la natura sostanziale: io signor Rossi (o Herr Schmidt o Mister Smith) compro una casa per 100 mila dollari.
Chiedo un mutuo alla banca, e lo ottengo…per 120 mila! per quanto il mio salario mi basti a stento a vivere. Perché la banca mi tratta con tanta generosità? Per due ragioni, una più idiota dell’altra, e in questo tipicamente americani (dove l’idiozia è figlia del cieco e aprioristico ottimismo circa la crescita continua e indefinita dell’economia).
La prima ragione è la fede cieca nell’incremento costante dei valori delle case: per cui, finanziando l’acquirente di un immobile per un importo superiore allo stesso valore d’acquisto, le banche americane scommettevano appunto sul fatto che il valore dell’immobile sarebbe sicuramente e rapidamente cresciuto, e quindi, se anche un domani quel cliente non fosse più stato in grado di pagare le rate del mutuo, vendendo la casa che prendevano in garanzia si sarebbero comunque ampiamente ristorate del prestito.
La seconda ragione è conseguenziale, ma ancora più idiota: quei mutui subprime non rimanevano sulle spalle delle banche che li avevano emessi, ma venivano - come si dice in gergo finanziario - impacchettati con migliaia di altri e scaricati sul mercato dei famosi titoli derivati, o “tossici”, che venivano fatti comprare da ignari risparmiatori per la diabolica abilità di venditori senza scrupoli che li attraevano, come il cacciatore con le allodole, sventolandogli sotto il naso il miraggio degli alti rendimenti che quelle porcherie promettevano.
Qui l’idiozia si colorava di speculazione, ma restava pur sempre idiozia, perché avrebbe dovuto essere chiaro anche a dei bambini che quel gioco dell’assurdo non avrebbe potuto durare all’infinito. Come infatti accadde…
Ebbene: questo impasto di ottimismo da gonzi, speculazione selvaggia e idiozia diffusa aveva relativamente risparmiato i mercati europei, ma le banche europee più attive all’estero, prima fra tutte la Deutsche, avevano fatto i loro bravi affaracci, scimmiottando quelle americane.
E a crisi scoppiata le autorità statunitensi - bravissime a chiudere la stalla una volta scappati i buoi - hanno inflitto sanzioni e multe a destra e a manca.
Spesso di importi irrisori rispetto alle vergognose plusvalenze maturate dalle banche grazie a quelle speculazioni… Ma tant’è.
Per la Deutsche Bank, il “dopo-crisi” non è mai arrivato. Per quanto il governo tedesco abbia avuto il pelo sullo stomaco di iniettare ben 247 miliardi di euro nel suo sistema bancario (a cominciare dalla stessa Deutsche) per farlo resistere alla crisi, la grande banca delle “torri gemelle” di Francoforte - un tempo sinonimo di solidità! - è ancora lì che boccheggia, oppressa da 85 miliardi di euro di titoli tossici che ha in pancia (pressoché uguali al totale delle sofferenze nette del sistema bancario italiano: al quale, per sommo paradosso, oggi Berlino proibisce di ricorrere agli aiuti statali!).
Di qui, da questo pesante coinvolgimento della Deutsche nello scandalo dei subprime, l’attacco degli Usa: “Pagate 14 miliardi di multa”.
Una batosta insostenibile, che infatti l’istituto multato tenterà di evitare, e per questo ha già mandato a dire: “Non paghiamo”.
Anche perché, pur temendo una forte multa, la Deutsche ha finora indicato di aver stanziato a riserva per far fronte a costi legali poco più di 6 miliardi di dollari, meno della metà della multa comminata.
Poi, si sa: il dipartimento di Giustizia americano ha già aperto un negoziato sull’entità della multa (un po’ come l’Agenzia delle Entrate con i nostri maxi-evasori) e un accordo si troverà. Ma sarebbe ingenuo sottovalutare l’incidente.
Al contrario, esso va letto contestualmente ad almeno altri quattro focolai di scontro tra Usa ed Europa (ancora una volta intendendo con “Europa”, sostanzialmente la Germania, che dell’Unione europea è oggi, politicamente, l’indiscussa padrona): il caso Volkswagen, la rottura sul Ttip, l’attacco alla Apple per l’elusione fiscale e il take-over della Bayer sulla Monsanto.
È uno scontro a tutto campo, a ben guardare: una specie di guerra dei mondi.
Agli Stati Uniti un’Europa davvero forte non fa comodo, chiunque la guidi: tanto meno, però, se la guidano quei tedeschi che sono figli e nipoti delle uniformi grigie che tante decine di migliaia di giovani americani inchiodarono alle spiagge di Normandia e sugli altri campi di battaglia della Seconda (e Prima) guerra mondiale.
Gli americani - un popolo che ancora oggi custodisce un’arma da guerra in ogni casa - non dimenticano. E non si fidano.
Avete presente “Salvate il soldato Ryan?” Ecco, è un film-cult di Steven Spielberg di pochi anni fa che ha sbancato i botteghini. Un inno all’eroismo dei marines, un atto d’accusa - l’ennesimo - contro la ferocia nazista.
Fonte: qui
P.S In realtà quello che sta accadendo è un po' diverso ... infatti siamo dentro una guerra finanziaria globale di cannibalizzazione fra le elites trans-atlantiche, in un sistema che sta collassando.
Una guerra ove vige il tutti contro tutti, solo per sopravvivere; invece di prendere la via di uscita, dolorosa si, ma più razionale, che consiste nel riformare profondamente un sistema finanziario/economico che non è più sostenibile!
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domenica 21 febbraio 2016
Renzi non è Cameron, l’Italia in mani Troike
“Sei a normativa europea?”, parte in tromba un prontuario in lingua tedesca che istilla nel lettore tremendi dubbi: “Vivo in una casa non a normativa europea, la mia auto non è a normativa europea, la mia bici non è a normativa europea, svolgo un lavoro precario che elude le normative europee, non dialogo con la mia banca tramite smartphone perché non ho i soldi per cambiare telefonino… sono un povero fuorilegge?
Ma i dubbi che attanagliano i meno danarosi della zona Euro non turbano certo i sonni dei britannici. Sembra che l’Unione europea abbia poche carte da giocarsi per evitare la fuga del Regno Unito, a patto che tra Strasburgo e Bruxelles non decidano di cancellare una gran mole di normative europee:
le stesse che, in tutti questi anni, avrebbero cagionato la moria del 50 per cento delle imprese italiane.
È di qualche giorno fa la notizia che, più della metà delle imprese del Nord-Est, si sarebbero estinte perché non più in grado di reggere sul mercato, causa i costi lievitati per le normative europee.
Del resto l’Ue è stata fatta sulla carta in forza di regole e moneta.
Ma chi ha fabbricato quelle regole era (ed è) all’asciutto sulle diverse peculiarità economiche del Vecchio Continente.
Per farla breve, l’Europa farebbe poco al caso per il popolo britannico.
Troppa burocrazia, documenti incomprensibili, soprattutto una congerie di norme che, se applicate in Gran Bretagna, metterebbero l’artigianato dell’isola nelle stesse condizioni in cui versa oggi quello italiano.
“La mia filosofia è diametralmente opposta a quella di David Cameron. Io sono un federalista cresciuto sognando gli Stati Uniti d’Europa”, ripete intanto Matteo Renzi agli altri leader europei, dimenticando quanto l’accettazione supina delle normative europee abbia fatto lievitare la disoccupazione.
E non dimentichiamo come le normative europee stiano influenzando negativamente la crescita italiana:
nel Belpaese non si produce più nulla, e per il timore d’infrangere le normative.
Queste ultime ree della nuova ventata di tasse, come quella su ascensore e aria condizionata: la prima sarà per ogni famiglia d’un importo pari alla vecchia Tasi, mentre la seconda obbligherà i comuni ad indagini sugli eventuali utilizzatori d’aria condizionata domestica.
La Gran Bretagna non s’è uniformata che ad uno scarso 10 per cento di tutte le normative europee, mentre l’Italia le sta codificando tutte.
Piccolo particolare, il Regno Unito non ha nemmeno una multa Ue sul groppone, invece l’Italia ha totalizzato sanzioni europee per inottemperanza alle varie normative pari ad un quinto del proprio debito pubblico: dall’edilizia alle quote latte, dai rifiuti urbani al mancato adeguamento dei vettori (trasporto pubblico), dalle carceri ai diritti delle più svariate minoranze, dai campi rom inadeguati alle multe per le modalità d’accoglienza dei migranti… Una cifra iperbolica che, al pari del debito pubblico, starebbe sventrando lo stato italiano. Così l’Italia europeista sceglie di affogare, mentre il Regno Unito si difende perché ha ancora una moneta nazionale.
Di fatto l’Italia ha le mani legate, ed il popolo è costretto a rispettare tutte le normative ed a pagare tasse e multe Ue.
E chi lavora e risparmia potrebbe non essere nemmeno più padrone dei propri sacrifici. Infatti la gestione e l’uso discrezionale dei risparmi depositati nelle banche italiane sta per passare totalmente in mani straniere (pardon europee): tutto addebitabile alla direttiva europea Brrd, che designa le nuove norme del sistema bancario europeo: stabilendo nuove norme in materia di salvataggi bancari, e con la scusa di tutelare i risparmiatori, finisce per lasciare che i tedeschi decidano che uso fare dei risparmi italiani (ovviamente è una sintesi forzata, potrebbero anche decidere olandesi, belgi, lussemburghesi… mai italiani).
Di fatto per Renzi s’avvicina Waterloo, e perché il sommarsi di debito pubblico e mancati pagamenti delle svariate multe Ue stanno facendo tornare in auge lo spettro delle mani della Troika sul sistema italiano. Proprio come nell’estate 2014, quando l’allora direttore del Corriere della Sera (Ferruccio De Bortoli) lasciava la direzione anticipando la discesa della Troika nel Belpaese.
Oggi potrebbe serbare lo stesso compito del 2011, ovvero eseguire un prelievo forzoso e patrimoniale da 100 miliardi di euro: per dirla alla Mario Monti “per arrivare a delle ulteriori cessioni di sovranità sono necessarie delle crisi”. Cessione di sovranità significa incremento della povertà: ogni anno già versiamo 50 miliardi alla Bce per essere soci del Club dell’Euro”, altrettanti all’Ue per contribuire alle politiche europee.
La Gran Bretagna fissa i paletti, la Germania si rinforza, l’Italia in camicia viola dice che spezzeremo le reni ai burocrati di Bruxelles. Il solito capitan Fracassa questo Renzi: la storia ci ha regalato camicie in varie sfumature di grigio, nere care ad anarchici e fascisti, rosse da garibaldino e poi da comunista, verde da leghista… Oggi è il turno delle camicie viola, il loro simbolo è il giglio fiorentino, al posto del fez usano come copricapo un cappello goliardico duecentesco, come quello che per la vulgata indossava il Conte Ugolino. Buon appetito signor Renzi, ed alla faccia del popolo sovrano.
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“Sei a normativa europea?”, parte in tromba un prontuario in lingua tedesca che istilla nel lettore tremendi dubbi: “Vivo in una casa non a normativa europea, la mia auto non è a normativa europea, la mia bici non è a normativa europea, svolgo un lavoro precario che elude le normative europee, non dialogo con la mia banca tramite smartphone perché non ho i soldi per cambiare telefonino… sono un povero fuorilegge?