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sabato 21 dicembre 2019

IL PRESIDENTE AMERICANO FIRMA IL BUDGET MILITARE (DA 738 MILIARDI) E ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALI: NE FARANNO PARTE 16MILA MEMBRI DELL’ARI FORZA MA ANCHE CIVILI, AVRÀ LA SUA UNIFORME E ANCHE UN SUO INNO

TRUMP NON HA RESISTITO E HA FIRMATO ANCHE ALTRE SANZIONI: QUESTA VOLTA CONTRO IL GASDOTTO RUSSO-TEDESCO NORD STREAM 2, CHE “ACCRESCE LA DIPENDENZA ENERGETICA DELL’EUROPA DALLA RUSSIA”
donald trump istituisce le forze spazialiDONALD TRUMP ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALI

Gli Usa istituiscono le 'forze spaziali', firmano sanzioni contro il gasdotto russo-tedesco. E contestano la decisione della Corte Penale Internazionale (Cpi) de l'Aia di aprire un'inchiesta "per crimini di guerra" nei territori palestinesi.

donald trump istituisce le forze spaziali 2DONALD TRUMP ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALI 2
"Ci opponiamo con forza a questa e ad ogni altra azione che cerca di prendere di mira Israele ingiustamente", ha tuonato il segretario di Stato Mike Pompeo in una nota, dopo che la procuratrice capo del tribunale, Fatou Bensouda, si è detta "convinta che vi sia una base ragionevole per avviare un'indagine sulla situazione in Palestina. In sintesi - ha spiegato - sono convinta che crimini di guerra siano stati o vengano commessi in Cisgiordania, in particolare a Gerusalemme est, e nella Striscia di Gaza".
trump space forceTRUMP SPACE FORCE

Il presidente Donald Trump ha intanto firmato la legge che istituisce le forze spaziali, sesta branca delle forze armate statunitensi accanto ad esercito (Army), marina (Navy), aeronautica (Air Force), Marine e Guardia Costiera. Annunciata nel 2018, la nuova armata spaziale americana è da considerarsi ufficialmente istituita con la firma da parte del presidente del budget militare annuale da 738 miliardi di dollari (National Defense Authorization Act).

Stanziati 738 miliardi di dollari
donald trump istituisce le forze spaziali 5DONALD TRUMP ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALI 5
"La nostra resilienza basata sulle capacità spaziali è cresciuta enormemente ed oggi lo spazio è diventato un campo di battaglia per il suo dominio", ha osservato il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper. "Mantenere il predominio americano" nello spazio "è ora la missione delle forze spaziali degli Stati Uniti", ha aggiunto. Come i marine, che operano sotto l'ombrello della Navy, le forze spaziali faranno capo all'Air Force. Trump aveva già istituito il Comando spaziale, lo SpaceCom. La nuova armata sarà costituita da circa 16.000 uomini dell'Air Force e civili: avrà la sua uniforme e probabilmente anche un suo inno.

donald trump istituisce le forze spaziali 1DONALD TRUMP ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALItrump space forceTRUMP SPACE FORCE
"Le forze spaziali Usa proteggeranno gli interessi nazionali americani con il loro particolare focus sullo spazio. Gli Stati Uniti hanno il miglior acume spaziale del mondo", ha osservato il segretario per l'Air Force Barbara Barrett. Un corpo di soli 16.000 uomini è piuttosto piccolo ma Barrett ha detto che si tratta di un lavoro che ruota attorno alla tecnologia e che per questo richiede meno personale.

Il capo delle forze spaziali sarà il generale alla guida dello SpaceCom, Jay Raymond. "Istituendo le forze spaziali degli Stati Uniti, stiamo elevando lo spazio in modo commisurato alla sua importanza per i nostri interessi nazionali di sicurezza - ha dichiarato Raymond - e per quelli dei nostri partner e alleati".
donald e melania trumpDONALD E MELANIA TRUMP

Sanzioni contro il gasdotto russo tedesco
donald trump istituisce le forze spaziali 3DONALD TRUMP ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALI 3
Il presidente Usa ha poi firmato il provvedimento del Congresso che prevede l'adozione di sanzioni contro i costruttori del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2. Per Washington, il Nord Stream 2, accresce la dipendenza energetica dell'Europa dalla Russia. L'Unione europea e Berlino, quando la misura è stata licenziata dal Congresso lo scorso 17 dicembre, hanno denunciato ingerenze nella politica energetica europea.

donald trump istituisce le forze spaziali 3 4DONALD TRUMP ISTITUISCE LE FORZE SPAZIALI 
Le sanzioni sono contenute nella legge di spesa per la Difesa firmata da Trump durante una cerimonia alla Joint Base Andrews, prima di partire per Mar-a-Lago, in Florida, dove trascorrerà le vacanze natalizie.

putin merkelPUTIN MERKEL
Nel mirino ci sono le società coinvolte nel progetto da 11 miliardi di dollari per fornire circa 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno alla Germania dalla Russia passando sotto il Mar Baltico e dunque bypassando i Paesi di Visegard (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria), gli Stati baltici e l'Ucraina.
vladimir putin angela merkelVLADIMIR PUTIN ANGELA MERKEL

Il Nord Stream 2 è stato al centro di un colloquio nella giornata di venerdì tra il segretario di Stato americano Pompeo e il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. Il capo della diplomazia Usa ha espresso la sua "forte opposizione al progetto", secondo quanto riferito dalla portavoce Morgan Ortagus in una nota. La Camera di commercio russo-tedesca la scorsa settimana ha sottolineato l'importanza del progetto e sollecitato misure di ritorsione contro gli Stati Uniti.

Le sanzioni Usa prevedono anche il congelamento di asset e la revoca dei visti per i contractor come la svizzera Allseas, assoldata dalla russa Gazprom per costruire la parte offshore.

Fonte: qui

venerdì 21 aprile 2017

EXXON NON VUOLE LE SANZIONI ALLA RUSSIA, L’EX CEO E’ TILLERSON, SEGRETARIO DI STATO

Francesca Caferri per la Repubblica

tillerson putinTILLERSON PUTIN
L' ultima grana per l' Amministrazione Trump arriva dal gigante petrolifero Exxon Mobil: secondo quanto riportato ieri mattina dal Wall Street Journal Exxon avrebbe chiesto a marzo al dipartimento del Tesoro americano di essere esentata dal programma di sanzioni contro la Russia varato dal Congresso all' indomani della crisi in Crimea e quindi di poter riprendere la sua collaborazione con Rosneft, la compagnia petrolifera russa, di proprietà statale.

La notizia è rimbalzata ieri su tutte le televisioni americane: non soltanto perché si tratterebbe di una plateale marcia indietro rispetto alle decisioni dei mesi scorsi, ma soprattutto perché l' attuale segretario di Stato americano Rex Tillerson è stato fino alla sua nomina l' amministratore delegato di Exxon e l' uomo che aveva trattato direttamente con Vladimir Putin la partnership con Rosneft.

TRUMP PUTINTRUMP PUTIN
A decidere sulla richiesta di Exxon sarà il dipartimento del Tesoro, ma il dipartimento di Stato potrebbe essere chiamato a dare un parere sulla vicenda: Tillerson ha ribadito a più riprese che si sarebbe astenuto da ogni decisione su Exxon per i primi due anni da segretario di Stato ma questo non è bastato a placare le polemiche. Polemiche che sono rimbalzate anche al Congresso: il senatore John McCain ha definito "folle" la richiesta di Exxon, che arriva proprio mentre il Congresso valuta la possibilità di inasprire le sanzioni contro la Russia per le possibili interferenze durante la scorsa campagna presidenziale.

EXXON PETROLIO 1EXXON PETROLIO 1
Le sanzioni imposte alla Russia dopo l' annessione della Crimea nel 2014 impediscono ai gruppi americani di avanzare nei progetti lanciati con Rosneft per cercare nuove risorse petrolifere nell' Artico, in Siberia e nel Mar Nero: per la Exxon hanno significato lo stop ad accordi che riguardano tutte le tre le aree, accordi per i quali Tillerson si era speso personalmente con l' amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin e con il presidente Putin.

Da amministratore delegato, il capo di Exxon si era battuto contro le sanzioni, sostenendo che la loro applicazione non sarebbe stata univoca. Gli analisti stimano in oltre un miliardo di dollari le perdite registrate da Exxon in seguito all' imposizione delle sanzioni.

Fonte: qui

mercoledì 18 gennaio 2017

Tutor non a norma, multe da annullare. La sentenza 113 cambia tutto

Mandano nelle case degli italiani seicentomila multe l’anno. Ma il sistema dei tutor, evidenzia la Consulta, va continuamente tarato e certificato, altrimenti le sanzioni sono da annullare.

Basta un semplice ricorso dell’automobilista al giudice di pace. Il Giorno riporta la storia di Angelo Scavone, avvocato bolognese e già assessore al Traffico multato per aver sfrecciato sull’A1 tra i 160 e i 170 chilometri all’ora tra Modena, Lodi e Piacenza (133,92 euro moltiplicato per tre se paghi subito, 184,62 se aspetti 60 giorni) e nove punti in meno sulla patente. Ma Scavone ha fatto ricorso ai giudici di pace e ha vinto.
Si è appellato infatti alla Corte costituzionale e alla famosa sentenza 113 del 2015: “Tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura“. Controlli che devono avere almeno una cadenza annuale, spiega Luigi Vingiani, segretario nazionale della Confederazione giudici di pace: “Da quando è entrata in vigore la sentenza, mi saranno capitati almeno un migliaio di ricorsi, quasi tutti sui tutor. Mai visto un prefetto portare la documentazione della taratura” e se “non ce la portano, il ricorso deve essere accolto“.
Secondo la Polizia stradale, “ormai gli strumenti sono quasi tutti tarati“, “ci siamo adeguati, abbiamo acquistato pacchetti manutentivi e di assistenza. La documentazione può essere richiesta dagli stessi automobilisti. I tutor sono tarati annualmente”.Tant’è, le Prefetture non forniscono “le prove” e si rassegnano a perdere i ricorsi. “Certo, per la taratura della velocità media misurata dal tutor, il problema è più complesso. Il documento non è unico ma composto da tanti elementi. Forse la difficoltà sta proprio qui”.
Nessuno sa poi fornire dei dati sui ricorsi contro tutor e autovelox. Il ministero della Giustizia comunica che i nuovi casi erano quasi 81mila nei primi sei mesi dell’anno scorso ma sicuramente sono cresciuti dopo la sentenza della Corte Costituzionale che è di fine aprile. Quindi le sentenze emesse superavano quota 145mila mentre quelli pendenti al 30 giugno sfioravano i 334mila.
Fonte: Libero

venerdì 30 dicembre 2016

Sanzioni Usa contro Mosca per hacker, espulsi 35 diplomatici russi

E chiudono due complessi russi in Usa. Obama ordina sanzioni a Russia per hackeraggio voto


Ansa - E' dura la risposta Usa agli hackeraggi russi che hanno interferito nelle presidenziali americane con lo scopo di favorire l'elezione di Donald Trump. 

Con una decisione senza precedenti, Barack Obama ha disposto sanzioni direttamente contro le due principali intelligence russe, il Gru e l'Fsb, il primo per lo spionaggio militare all'estero e l'altro per il controspionaggio. 

Colpiti anche quattro ufficiali del Gru e tre società che hanno fornito supporto materiale alle cyber operazioni della stessa intelligence. In tutto nove tra entità e individui.


Inoltre il ministero del tesoro designerà due russi per l'uso di mezzi cibernetici che consentono di rubare fondi e informazioni personali. Il dipartimento di Stato, invece, ha espulso come persone non grate 35 funzionari russi operanti negli Usa che ''hanno agito in modo incoerente con il loro status diplomatico o consolare'', probabilmente per essere stati coinvolti in attività di intelligence sotto copertura diplomatica, dato che il comunicato della Casa Bianca parla di ''operativi dell'intelligence russa". Hanno 72 ore di tempo per lasciare gli Usa, insieme ai loro famigliari. Chiusi anche due complessi ricreativi di proprietà del governo russo a New York e in Maryland, usati per scopi di spionaggio.
Infine, il dipartimento dell' Homeland Security e l'Fbi stanno rilasciando informazioni tecniche declassificate sulle attività informatiche dell' intelligence militare e civile russa per consentire di individuarle e stroncarle negli Usa e all'estero. Immediata la reazione di Mosca: il Cremlino promette "misure di ritorsione", il ministero degli esteri ammonisce che le nuove sanzioni sono controproduttive e danneggeranno la ripresa delle relazioni bilaterali.

Ma Obama avvisa che non finisce qui, promettendo che gli Usa ''continueranno a prendere una serie di azioni a tempo debito, alcune delle quali non pubblicizzate'', contro la Russia e che la sua amministrazione fornirà nei prossimi giorni al Congresso un rapporto sulle interferenza di Mosca nelle elezioni. ''Tutti gli americani dovrebbero essere allarmati dalle azioni russe'', ha spiegato il presidente, evocando anche le persecuzioni subite dai diplomatici americani in Russia e definendo le varie decisioni prese oggi come una ''risposta necessaria e appropriata agli sforzi di danneggiare gli interessi Usa''.

La "vendetta" di Obama: espulsi 35 diplomatici russi. Putin: "Ora ritorsioni". E fa chiudere la scuola angloamericana a Mosca

Il Presidente americano ha annunciato sanzioni contro gli hackeraggi russi ai danni del Partito Democratico e altre organizzazioni politiche che hanno inquinato la campagna presidenziale. 
Trump: "Incontrerò i capi dell'intelligence, ma è ora che il nostro Paese pensi a cose migliori e più grandi". 
La Casa Bianca: "Potrebbero esserci nuove interferenze di Mosca nelle elezioni europee". 
Il Cremlino blocca anche la residenza estiva dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Russia

La risposta di Obama agli hackeraggi russi che avrebbero inquinato le presidenziali vinte da Donald Trump è arrivata: ed è la più dura mai messa in atto fino ad ora. Le sanzioni decise dal Presidente americano riguardano infatti sia singoli individui che organismi russi. L 'azione più immediata riguarda trentacinque alti ufficiali russi legati ai servizi segreti che avranno dunque solo 72 ore per lasciare insieme alle loro famiglie gli Stati Uniti. Persone "non grate", secondo il Dipartimento di Stato americano, perché "funzionari operanti in America che hanno agiuto in modo incoerente con il loro status diplomatico". Ma ad essere colpiti ci sono anche l'Fsb, cioè i servizi segreti russi, e il Gru, i servizi militari. In quest'ambito vengono presi di mira anche quattro alti ufficiali: Igor Valentinovich Korobov, attuale numero uno del Gru, ed i suoi tre vice, Serhei Aleksandrovich Gizunov, Igor Olegovich Kostyukov e Vladimir Stepanovich Aleksev perché secondo la Casa Bianca sarebbero le persone che avrebbero direttamente ordinato gli attacchi contro il Comitato Nazionale Democratico e altre organizzazioni politiche americane.  Azioni che secondo Obama hanno inquinato gravemente la campagna elettorale.

I 35 russi dichiarati persone non grate dagli Stati Uniti ''sono agenti dell'intelligence russa''. Lo ha detto un alto dirigente della Casa Bianca. I due complessi di proprietà del governo russo di cui è stato negato l'accesso, ha sottolineato la stessa fonte, servivano invece per attività di intelligence

Tra i destinatari delle sanzioni Usa per gli hackeraggi di Mosca il Tesoro inserirà anche altri due due cittadini russi, Evgeniy Bogachev e Aleksey Belan, entrambi ritenuti noti cyber criminali responsabili di intrusioni nel sistema finanziario internazionale, anche ai danni di compagnie americane. Bogachev e alcuni suoi complici sono considerati responsabili di aver rubato oltre 100 milioni di dollari a istituzioni Usa, Belan di aver compromesso e sottratto i dati di almeno tre importanti società e-commerce.

 La risposta russa non si è fatta attendere: un portavoce del Cremlino, ribadendo l'estraneità russa agli atti di pirataggio informatico, ha detto che le azioni messe in atto da Obama sono controproducenti e danneggiano il ripristino dei legami bilaterali. E per ritorsione, le autorita' russe hanno chiuso la scuola anglo-americana di Mosca (frequentata anche da bambini del personale d'ambasciata britannico e canadese, ma anche da ragazzi di altre nazionalita'). Lo riferisce la Cnn citando un dirigente Usa. Chiuso anche l'accesso alla residenza di vacanza dell'ambasciata Usa a Serebryany Bor, vicino a Mosca.

Ma per il Presidente Obama le sanzioni erano necessarie: "Arrivano dopo ripetuti ammonimenti, pubblici e privati, rivolti al governo russo", ha detto. "E sono una risposta ai tentativi russi di nuocere agli interessi americani". Per sottolineare quanto ritiene grave la questione ha poi aggiunto: "Tutti gli americani dovrebbero essere allarmati dalle azioni compiute dagli hacker russi". 

L'annuncio delle misure punitive arriva dopo settimane di dibattito sugli hackeraggi dei mesi scorsi e un rapporto della Cia secondo cui gli attacchi informatici avevano lo scopo di favorire il candidato repubblicano. Coinvolgimento sempre negato da Mosca e minimizzato dal presidente eletto Donald Trump, che aveva perfino insinuato che l'attacco poteva essere partito dagli stessi Stati Uniti: azione di qualche buontempone, "un ciccione di 400 chili che gioca a fare l'hacker dalla sua camera da letto". Il presidente eletto aveva sbuffato perfino dopo che mercoledì i maggiori giornali americani avevano anticipato la volontà di Obama di sanzionare i russi: "Dobbiamo andare avanti con le nostre vite, aveva affermato".

E infatti, nota il New York Times, le ritorsioni decise da Obama sono anche l'ennesima durissima risposta del presidente uscente al suo successore. L'azione decisa di Obama costringerà infatti Trump a prendere una decisione netta. All'indomani del suo insediamento, il 20 gennaio, dovrà infatti decidere se revocare le sanzioni appena introdotte. Atto che potrebbe non piacere ai tanti repubblicani che chiedono un'inchiesta pubblica sul caso. Come se non bastasse, annullare l'azione del suo predecessore vorrebbe dire smentire le conclusioni della sua stessa agenzia d'intelligence, la Cia appunto.

"Nell'interesse del nostro Paese e del suo grande popolo, la prossima settimana incontrerò i leader della comunità dell'intelligence per essere aggiornato sui fatti di questa situazione", ha detto Donald Trump commentando le sanzioni decise dall'amministrazione Obama contro gli hackeraggi russi. Ma poi ha anche sostanzialmente sminuito il problema affermando che ''è tempo per il nostro Paese di procedere verso cose migliori e più grandi''.

Intanto le azioni anti russe di Obama proseguiranno anche nei prossimi giorni: il dipatimento di Sicurezza Interna e l'Fbi si starebbero infatti preparando a declassificare "informazioni tecniche sulle attività informatiche dei servizi militari e civili russi" in modo da potersi meglio difendere "dalla campagna globale russa". Facendo poi capire che potranno anche esserci altre azioni segrete: "Continueremo con tempi e modi che non saranno pubblicizzati". ''Abbiamo tutte le indicazioni che (i russi, ndr) continueranno ad interferire nelle elezioni democratiche di altri Paesi, inclusi alcuni del nostri alleati europei'': lo ha detto un alto dirigente della Casa Bianca in una press call sulle sanzioni alla Russia per i suoi presunti hackeraggi nelle elezioni americane.

Fonte: qui

mercoledì 19 ottobre 2016

Ucraina e Isis: il vice di Obama rivela (per sbaglio) la verità

Questo è un esempio di come certe informazioni non circolino sui media occidentali. Un amico che pesca molto bene online mi ha inviato la segnalazione di alcuni articoli che recavano un titolo forte: “Il vicepresidente americano Joe Biden ammette di aver obbligato i Paesi europei ad adottare le sanzioni contro la Russia.

Come mio dovere, verifico le fonti. E scopro che a dare questa notizia sono Russia Today e altre agenzie di stampa russe. Da esperto di spin mi sorge il dubbio che si tratti di una strumentalizzazione da parte di Mosca. E verifico ulteriormente. In pochi minuti.

Sì, Biden ha tenuto un lungo discorso sulla politica estera all’università di Harvard, discorso a cui i media americani hanno dato ampio spazio ma per evidenziare una battuta, anzi una gaffe su quanto sia frustrante fare il vicepresidente, espressa con un linguaggio molto colorito. Negli articoli, però, nessun riferimento alla frase sull’Europa.

Allora indago ulteriormente, vado sul sito della Casa Bianca dove è pubblicata la trascrizione integrale del discorso di Biden. E, come potete verificare voi stessi, la frase riportata dai media russi è corretta e l’indifferenza con cui è stata accolta dai media occidentali, ma anche europei significativa. Praticamente nessun giornalista ha saputo valutare la portata delle dichiarazioni di Biden. Il che è grave professionalmente, ma non sorprendente: a dare il tono sono state le agenzie di stampa e le tv all news che si sono soffermate sull’aspetto più leggero e sensazionale ovvero la gaffe di Biden; tutto il resto è passato in secondo piano. Anche sulla stampa più autorevole. Perché Biden poteva reggere un titolo, non due. E quelle dichiarazioni formulate nell’ambito di un lungo discorso in cui Biden ha toccato molti aspetti. Gli spin doctor della Casa Bianca si sono ben guardati dall’evidenziarle e sono scivolate via assieme ad altre.

Nessuna manipolazione, nessuna censura: se conosci le logiche e le debolezze dei media puoi orientarli a piacimento, Negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

In realtà le dichiarazioni di Biden sono davvero sensazionali,una gaffe in termini diplomatici:
“Abbiamo dato a Putin una scelta semplice: rispetta la sovranità ucraina o avrai di fronte gravi conseguenze. E questo ci ha indotto a mobilitare i maggiori Paesi più sviluppati al mondo affinché imponessero un costo reale alla Russia.   “E’ vero che non volevano farlo. E’ stata la leadership americana e il presidente americano ad insistere, tante di quelle volte da dover mettere in imbarazzo l’Europa per reagire e decidere per le sanzioni economiche, nonostante i costi”.
L’ammissione è fortissima: è stata l’America a costringere l’Europa a punire Putin, contro la sua volontà.
Poi un’altra strabiliante ammissione, sull’Isis, che l’America combatte con toni accorati salvo poi ammettere che il pericolo per gli stessi americani non è così rilevante:
“Non stiamo affrontando un pericolo esistenziale per il nostro stile di vita o la nostra sicurezza. Hai due volte più possibilità di essere colpito da un fulmine per strada che di essere vittima di un evento terroristico negli Stati Uniti”.
Dunque l’Isis non è una minaccia seria, così come non lo è più il terrorismo negli Stati Uniti.

Quando qualcuno dice la verità – e chi più di un vicepresidente americano? – il mondo appare molto diverso rispetto alla propaganda ufficiale. In Ucraina e sul terrorismo.

Ma se i media non ne parlano, la propaganda diventa, anzi resta apparente verità. E la vera verità limitata ai pochi che la sanno davvero cogliere e trasmettere.

Seguimi anche su Facebook: Marcello Foa

e su twitter: @MarcelloFoa

Fonte: qui

martedì 4 ottobre 2016

Peter Ramsauer: "questa decisione di Washington ha tutte le caratteristiche di una guerra economica contro la Germania"

Diversi e importanti politici tedeschi hanno accusato formalmente gli Stati Uniti di condurre una guerra economica contro la Germania, nello specifico attraverso la maxi multa richiesta a Deutsche Bank. Lo riporta il Financial Times.

Questa misura viene considerata in Germania come una vendetta per le recenti sanzioni imposte dall'Unione europea alla Apple.

Lo scorso settembre è stato annunciato che il Dipartimento di Giustizia statunitense richiederà alla Deutsche Bank il pagamento di una multa di 14.000 milioni di dollari per commercializzato titoli spazzatura negli anni prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2008.

Secondo il presidente del comitato economico del Parlamento tedesco, Peter Ramsauer, questa decisione di Washington "ha tutte le caratteristiche di una guerra economica." Inoltre il deputato sostiene che la nazione americana ha una "lunga tradizione" di guerre commerciali "a beneficio della loro economia" con "pretese esorbitanti e nocivi", come nel caso della banca tedesca.

Queste dichiarazioni sono state rilanciate anche da Markus Ferber, membro del Parlamento europeo della CSU, l'alleato bavarese del cristiano democratica dell'Unione (CDU) Angela Merkel, per i quali l'importo dell'ammenda e la tempistica dagli Stati Uniti suggeriscono che si tratta di un "occhio per occhio", di una vendetta dalla recente decisione dell'Unione europea nei confronti di Apple. Bruxelles lo scorso agosto ha ordinato alla società statunitense il pagamento di 14.500 milioni di dollari in tasse arretrate. 

La Commissione europea ha stabilito che i benefici fiscali illegali concessi da Dublino per anni hanno permesso ad Apple di pagare tasse infinitamente inferiori rispetto ad altre società.

Fonte: lantidiplomatico

venerdì 23 settembre 2016

I LEADER EUROPEI IN PUBBLICO SOSTENGONO LA CLINTON, MA IN CUOR LORO SOGNANO LA VITTORIA DI TRUMP

COSI’ POTREBBERO FINALMENTE ELIMINARE LE SANZIONI ALLA RUSSIA, CONTANDO SULL’AMMIRAZIONE DI “THE DONALD” PER LO ZAR. E ADDIO TTIP

Carlo Nicolato per “Libero Quotidiano

JIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMPJIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMP
C' è un mondo parallelo, politicamente scorretto, in cui gli americani anziché stare con la Clinton o con Trump tifano il russo Putin e gli europei, specie quelli più «democratici», anziché parteggiare per la dem Hillay, in cuor loro sperano segretamente nella vittoria dell' impresentabile magnate. 

Il primo sorprendente dato è stato semplicemente svelato dal Financial Times che nei giorni scorsi ha pubblicato un sondaggio di Economist-YouGov dal quale risulta che attualmente solo il 27% dei repubblicani ha un' opinione negativa di Vladimir Putin.

Fino a due anni fa lo stesso sondaggio aveva registrato un dato diametralmente opposto, e cioè che quelli contro il presidente russo erano il 66%. L' 85% dello stesso campione intervistato ritiene poi che Putin sia un leader forte, di cui ci si può fidare, mentre Obama è uno smidollato senza attributi per l' 81%.
JIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMPJIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMP

Insomma, non solo Putin stravince le elezioni in casa sua, ma se si presentasse a quelle americane darebbe del filo da torcere a chiunque. 

I repubblicani dovranno però accontentarsi di Trump che non ha mai dimostrato di saper governare come il presidente russo ma quantomeno ha ammesso di essere un fan di Putin, così come quest' ultimo lo è, anche se probabilmente non con la stessa convinzione, del magnate.

Se ne facciano una ragione a Washington, a differenza di qualche annetto fa quando il comunismo faceva la differenza, la cosiddetta «nuova guerra fredda» ha fatto solo danni e ha perfino diviso gli americani che su Putin in larga parte la pensano in modo diametralmente opposto ai leader occidentali.
vladimir putinVLADIMIR PUTIN

E qui arriviamo al secondo punto, perché i leader occidentali di cui sopra sono gli stessi che sostengono pubblicamente la Clinton, che mai e poi mai si lascerebbero scappare una parola di favore o di ammirazione per Donald Trump, considerato nella migliore delle ipotesi semplicemente inadeguato a diventare l' inquilino della Casa Bianca e quindi l' uomo più potente della Terra. Eppure se azzardassimo che molti di loro non sarebbero poi così dispiaciuti se il magnate diventasse veramente il presidente, non andremmo poi così lontano dalla realtà.

Per chiarire subito cosa intendiamo prendiamo ad esempio il Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di trattativa, che oramai nessun leader politico europeo vuole per i più svariati motivi ma che gli americani al contrario vogliono imporre all' Europa a loro vantaggio.

vladimir putin alla conferenza di fine annoVLADIMIR PUTIN ALLA CONFERENZA DI FINE ANNO
Se vincesse la Clinton è evidente che il trattato, pur tra mille difficoltà, prima o poi verrà firmato. Come fanno i leader europei a rompere con una «moderata» (si fa per dire) e democratica presidenza Usa? Come fanno a dire no all' alleato storico impersonato così propriamente da una rappresentante di un' altrettanto storica famiglia Dem? Cambierebbe tutto se invece fosse eletto Trump, la personificazione, ai loro occhi, dell' America becera e prepotente. Con lui sarebbe molto più facile rompere, ne va dei principi di democrazia e libertà.

JUNCKER FARAGEJUNCKER FARAGE
Insomma, per assurdo, l' elezione dell' odiato magnate tornerebbe comoda ai leader europei per ridiscutere l' alleanza con gli Usa, per contestare le intromissioni di Washington nella politica di Bruxelles. La tensione tra Usa ed Europa è già lì, latente: basti ad esempio il caso Apple in Irlanda che ha fatto dire a Juncker che «noi non siamo gli Stati Uniti d' Europa». Come dire «non ci rompano le scatole», e quanto sarebbe più facile dirlo all' improponibile Trump.

erdogan junckerERDOGAN JUNCKER
Ma gli esempi si sprecano. Le sanzioni alla Russia? 

Visti i rapporti con Putin, Trump le revocherebbe immediatamente, ma se così non fosse l' Europa non ci penserebbe su due volte a mandare al diavolo l' intruso della Casa Bianca e a revocarle unilateralmente. 

E che dire delle odiate basi militari Usa: le sinistre di tutti i Paesi europei ne chiederebbero l' immediata chiusura. 

Perfino la Nato potrebbe essere rimessa in discussione, e per qualcuno sarà l' occasione buona per tornare a parlare, con qualche concreta speranza, di esercito europeo.

Fonte: qui

domenica 18 settembre 2016

Deutsche Bank, Vw, Bayer: le mosse della guerra Usa-Germania

Gli Stati Uniti chiedono a Deutsche Bank di pagare per la crisi dei subprime. 

Un altro atto di una guerra in corso tra Usa e Germania

“La storia si ripete, e gli schemi delle rivalità sono sempre gli stessi: siamo di nuovo allo scontro Germania-Stati Uniti.
Per fortuna, stavolta senza bombe, ma con molti gravi danni attuali e possibili in futuro sul fronte economico”: la sintesi del vecchio banchiere sulle notizie dell’ennesimo fronte di scontro aperto tra Europa (leggi: Germania) ed estabilishment americano è drastica ma suggestiva. 

Anche perché stavolta la nuova aggressione Usa a un’istituzione economica tedesca ha del sensazionale, e anche del grottesco.

Il governo americano vuol far pagare 14 miliardi alla Deutsche Bank per chiudere lo scandalo dei titoli tossici legati ai mutui, i famosi “titoli subprime”, che nel 2007 innescarono, crollando a Wall Street, la crisi finanziaria coronata poi dal fallimento della Lehman Brothers, la stessa che ha paralizzato per otto anni l’economia di mezzo mondo. 

Dove sta il grottesco? Sta nel fatto che indubbiamente la Deutsche Bank è stata la banca europea più attiva, speculativamente attiva, in questo avvelenato settore di attività.
Ma sono state alcune istituzioni finanziarie americane a sguazzarci dentro all’inverosimile, fino a imporre il fallimento dei due colossi immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac, due finanziarie para-pubbliche che detenevano il grosso del mercato dei mutui subprime.

Non solo: va anche detto che il concetto stesso di mutuo subprime è molto più americano che europeo. Ricordiamone la natura sostanziale: io signor Rossi (o Herr Schmidt o Mister Smith) compro una casa per 100 mila dollari.
Chiedo un mutuo alla banca, e lo ottengo…per 120 mila! per quanto il mio salario mi basti a stento a vivere. Perché la banca mi tratta con tanta generosità? Per due ragioni, una più idiota dell’altra, e in questo tipicamente americani (dove l’idiozia è figlia del cieco e aprioristico ottimismo circa la crescita continua e indefinita dell’economia).

La prima ragione è la fede cieca nell’incremento costante dei valori delle case: per cui, finanziando l’acquirente di un immobile per un importo superiore allo stesso valore d’acquisto, le banche americane scommettevano appunto sul fatto che il valore dell’immobile sarebbe sicuramente e rapidamente cresciuto, e quindi, se anche un domani quel cliente non fosse più stato in grado di pagare le rate del mutuo, vendendo la casa che prendevano in garanzia si sarebbero comunque ampiamente ristorate del prestito.

La seconda ragione è conseguenziale, ma ancora più idiota: quei mutui subprime non rimanevano sulle spalle delle banche che li avevano emessi, ma venivano - come si dice in gergo finanziario - impacchettati con migliaia di altri e scaricati sul mercato dei famosi titoli derivati, o “tossici”, che venivano fatti comprare da ignari risparmiatori per la diabolica abilità di venditori senza scrupoli che li attraevano, come il cacciatore con le allodole, sventolandogli sotto il naso il miraggio degli alti rendimenti che quelle porcherie promettevano. 

Qui l’idiozia si colorava di speculazione, ma restava pur sempre idiozia, perché avrebbe dovuto essere chiaro anche a dei bambini che quel gioco dell’assurdo non avrebbe potuto durare all’infinito. Come infatti accadde…

Ebbene: questo impasto di ottimismo da gonzi, speculazione selvaggia e idiozia diffusa aveva relativamente risparmiato i mercati europei, ma le banche europee più attive all’estero, prima fra tutte la Deutsche, avevano fatto i loro bravi affaracci, scimmiottando quelle americane. 

E a crisi scoppiata le autorità statunitensi - bravissime a chiudere la stalla una volta scappati i buoi - hanno inflitto sanzioni e multe a destra e a manca. 

Spesso di importi irrisori rispetto alle vergognose plusvalenze maturate dalle banche grazie a quelle speculazioni… Ma tant’è.


Per la Deutsche Bank, il “dopo-crisi” non è mai arrivato. Per quanto il governo tedesco abbia avuto il pelo sullo stomaco di iniettare ben 247 miliardi di euro nel suo sistema bancario (a cominciare dalla stessa Deutsche) per farlo resistere alla crisi, la grande banca delle “torri gemelle” di Francoforte - un tempo sinonimo di solidità! - è ancora lì che boccheggia, oppressa da 85 miliardi di euro di titoli tossici che ha in pancia (pressoché uguali al totale delle sofferenze nette del sistema bancario italiano: al quale, per sommo paradosso, oggi Berlino proibisce di ricorrere agli aiuti statali!).

Di qui, da questo pesante coinvolgimento della Deutsche nello scandalo dei subprime, l’attacco degli Usa: “Pagate 14 miliardi di multa”. 

Una batosta insostenibile, che infatti l’istituto multato tenterà di evitare, e per questo ha già mandato a dire: “Non paghiamo”. 

Anche perché, pur temendo una forte multa, la Deutsche ha finora indicato di aver stanziato a riserva per far fronte a costi legali poco più di 6 miliardi di dollari, meno della metà della multa comminata. 

Poi, si sa: il dipartimento di Giustizia americano ha già aperto un negoziato sull’entità della multa (un po’ come l’Agenzia delle Entrate con i nostri maxi-evasori) e un accordo si troverà. Ma sarebbe ingenuo sottovalutare l’incidente.

Al contrario, esso va letto contestualmente ad almeno altri quattro focolai di scontro tra Usa ed Europa (ancora una volta intendendo con “Europa”, sostanzialmente la Germania, che dell’Unione europea è oggi, politicamente, l’indiscussa padrona): il caso Volkswagen, la rottura sul Ttip, l’attacco alla Apple per l’elusione fiscale e il take-over della Bayer sulla Monsanto.

È uno scontro a tutto campo, a ben guardare: una specie di guerra dei mondi. 

Agli Stati Uniti un’Europa davvero forte non fa comodo, chiunque la guidi: tanto meno, però, se la guidano quei tedeschi che sono figli e nipoti delle uniformi grigie che tante decine di migliaia di giovani americani inchiodarono alle spiagge di Normandia e sugli altri campi di battaglia della Seconda (e Prima) guerra mondiale. 

Gli americani - un popolo che ancora oggi custodisce un’arma da guerra in ogni casa - non dimenticano. E non si fidano. 

Avete presente “Salvate il soldato Ryan?” Ecco, è un film-cult di Steven Spielberg di pochi anni fa che ha sbancato i botteghini. Un inno all’eroismo dei marines, un atto d’accusa - l’ennesimo - contro la ferocia nazista.

Fonte: qui

P.S In realtà quello che sta accadendo è un po' diverso ... infatti siamo dentro una guerra finanziaria globale di cannibalizzazione fra le elites trans-atlantiche, in un sistema che sta collassando.

Una guerra ove vige il tutti contro tutti, solo per sopravvivere; invece di prendere la via di uscita, dolorosa si, ma più razionale, che consiste nel riformare profondamente un sistema finanziario/economico che non è più sostenibile!

mercoledì 22 giugno 2016

Masochismo Ue: rinnovate le sanzioni alla Russia

adc188e1L'autolesionismo dell'Europa: rinnovate le sanzioni alla Russia

L'Europa volta ancora le spalle a Putin. I Ventotto paesi dell'Ue hanno deciso di rinnovare per sei mesi le sanzioni contro la Russia

L'Europa volta ancora le spalle a Vladimir Putin. I Ventotto paesi dell'Unione europea hanno deciso di rinnovare per sei mesi le sanzioni contro la Russia.

 

L'accordo politico raggiunto a Bruxelles altro non è che l'ennesimo colpo basso a Mosca che si ritorce contro l'Europa stessa.

Alcuni Paesi, tra i quali la Francia, avrebbero sollevato riserve, avendo bisogno di un passaggio in parlamento. Tuttavia, la decisione autolesionista è già stata presa in linea di principio. Si tratta, insomma, di un'intesa "tecnica". L'Italia ha, infatti, chiesto che la formalizzazione della decisione avvenga successivamente dopo una discussione politica del Consiglio che dovrebbe svolgersi dopo il vertice dei capi di stato e di governo dell'Unione europea fissato per fine mese. Ciò in linea con la posizione del governo italiano, secondo cui il tema delle sanzioni contro la Russia deve essere affrontato di volta in volta al massimo livello politico (ministeriale o dei capi di stato e di governo) e non lasciato al livello dei loro rappresentanti a Bruxelles.

Il rinnovo delle sanzioni, che mettono nel mirino i settori finanziari, petroliferi e militari, avrà inizio a fine luglio e dureranno fino a gennaio del prossimo anno. Furono decise la prima volta dopo l'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines sui cieli dell'Ucraina, la cui responsabilità fu addebitata dall'Occidente a ribelli filorussi. La scorsa settimana l'Unione europea ha deciso di prorogare fino a giungo 2017 un altro pacchetto di sanzioni contro Mosca, in questo caso legato all'annessione della Crimea alla Russia. A settembre, poi, scadranno le sanzioni individuali che colpiscono i visti e i patrimoni dei cittadini russi accusati di aver sostenuto la causa separatista.

Fonte: ilgiornale.it