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domenica 5 aprile 2020

Pechino dilaga nella guerra del Mar Cinese Meridionale mentre la pandemia divampa nell'Occidente

La Cina ha condotto esercitazioni di guerra nel Mar Cinese Meridionale questa settimana mentre la pandemia COVID-19 terrorizza gli Stati Uniti, costringendo il Pentagono a distogliere la sua attenzione verso la Patria per gestire la crisi della salute pubblica che si sta svolgendo piuttosto che contrastare Pechino in mare aperto.
Asia Times  riferisce che nei giorni scorsi la Cina ha intensificato le esercitazioni militari e distribuito risorse militari nelle acque altamente contestate del Mar Cinese Meridionale, in particolare nelle aree che sono note per avere enormi riserve di combustibili fossili. 
Mentre alcuni vedono la messaggistica nazionalistica cinese come un tentativo di radunare la sua gente durante le difficili Covid-19 volte, altri vedono le manovre navali sempre più aggressive come un tentativo di sfruttare le condizioni indebolite dell'America per ottenere nuovi vantaggi nel teatro hot spot. -Asia Times
Mentre la Cina ha condotto esercitazioni marittime, i paesi che circondano il Mar Cinese Meridionale, che detengono anche diritti sulle riserve di combustibili fossili nelle acque contese, sono sottoposti a blocchi a livello nazionale applicati dai rispettivi militari. Questo è un caso in cui i beni militari delle potenze e degli alleati occidentali sono preoccupati nei loro stessi paesi, mentre Pechino naviga sul Mar Cinese Meridionale senza contestazione. 
Molte persone non se ne rendono conto, il virus cinese ha scatenato una bomba nucleare sull'America, ma non ha distrutto alcun patrimonio fisico. Invece, implose l'economia finanziaria. senza che la Cina abbia sparato , la Marina degli Stati Uniti ha probabilmente perso l'USS Theodore Roosevelt (CVN-71), un'enorme portaerei nucleare di stanza a Guam. Almeno 1.000 marinai sono stati evacuati dalla nave per paura di contrarre il virus. 
Il virus è una gigantesca distrazione dalle libertà di missione del Pentagono che vengono utilizzate per contrastare la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Con la maggior parte del tempo e degli sforzi incentrati sulla lotta contro il virus nella Patria e sul mantenimento dell'ordine sociale, il potere americano all'estero diminuisce. 
Il mondo occidentale si sta sciogliendo per un focolaio di virus. La Cina non ha nemmeno dovuto sparare un colpo - poiché ora coglie l'occasione per aumentare la sua potenza nel Mar Cinese Meridionale: 
L'offerta della Cina di opportunizzare sulla crisi di Covid-19, nata nella sua città di Wuhan, è stata esposta su più fronti. Da un lato, Pechino ha lanciato un tentativo concertato di rimodellare la narrativa della pandemia, incluso il bizzarro suggerimento dei massimi funzionari cinesi che i militari statunitensi abbiano piantato il virus in Cina.
Ciò è andato di pari passo con i tentativi di guidare un cuneo diplomatico tra gli Stati Uniti e i suoi tradizionali alleati transatlantici, alcuni dei quali hanno recentemente impegnato navi navali nelle operazioni di libertà di navigazione a guida statunitense nel Mar Cinese meridionale. -Asia Times
L'esercito popolare di liberazione ha flesso i muscoli nelle porzioni settentrionali del Mar Cinese Meridionale il mese scorso, dicendo: 
L'addestramento per la preparazione alla guerra non sarà interrotto nemmeno nel mezzo dell'epidemia di Covid-19, e l'addestramento dei piloti di caccia basati su portatori deve continuare.
Il Global Times ha descritto l'ultima esercitazione di guerra come parte della lotta contro la pandemia. 
Una portaerei è una grande nave da guerra con molte persone concentrate nelle sue cabine, che la rende vulnerabile alle malattie infettive. Essere in grado di condurre con successo missioni correlate ha indicato che il Liaoning ha fatto un ottimo lavoro nel controllo dell'epidemia. - Li Jie, esperto navale di Pechino, ha dichiarato al Global Times.
E proprio così, un virus cinese implode l'economia americana , fa fuori una portaerei nel Pacifico e la Cina fa una grande mossa nel Mar Cinese Meridionale. Il virus è il primo colpo silenzioso sparato da Pechino nella  terza guerra mondiale? 
Fonte: qui

domenica 22 marzo 2020

UN INFERMIERE DEL VENETO SCRIVE AL “FATTO”: “GLI ‘EROI’ INFERMIERI SONO QUELLI CHE HANNO LO STIPENDIO BLOCCATO A 1.600 EURO DA CIRCA 20 ANNI E LAVORANO SEMPRE CON MENO DIRITTI E PIÙ DOVERI”

SONO QUELLI A CUI NON VIENE FATTO IL TAMPONE COVID-19 PERCHÉ INSOSTITUIBILI. 
LA NOSTRA SODDISFAZIONE-REALIZZAZIONE NON VIENE DALLE ISTITUZIONI, CHE IN TUTTI QUESTI ANNI HANNO DISTRUTTO IL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE MA DAI SINCERI RINGRAZIAMENTI DEI PAZIENTI

Lettera pubblicata dal “Fatto Quotidiano”

CORONAVIRUS, LA FOTO SIMBOLO DELL'INFERMIERA DI CREMONACORONAVIRUS, LA FOTO SIMBOLO DELL'INFERMIERA DI CREMONA
Stiamo vivendo un dramma sanitario di enormi proporzioni dalle conseguenze incalcolabili sia in vite umane sia in danni economici, che rattrista profondamente il nostro cuore. Non è il momento di fare polemiche, non è assolutamente questa la mia intenzione, ma vorrei che la gente sapesse qualcosa in più sugli "eroi" infermieri.

MEDICI SI PROTEGGONO CON I SACCHI DELLA SPAZZATURA IN LOMBARDIAMEDICI SI PROTEGGONO CON I SACCHI DELLA SPAZZATURA IN LOMBARDIA







Gli infermieri sono quelli che - da sempre - si prendono cura delle persone, stanno loro accanto nei momenti più difficili, a loro e alle loro famiglie, di giorno e di notte, 365 giorni all' anno. Li curano, li consolano, li aiutano a guarire il corpo e lo spirito, gli danno la forza di andare avanti.
Sono quelli che rischiano la propria vita (e la vita dei loro familiari) tutti i giorni, non solo per il Covid-19, ma anche per l' epatite, la Sars, l' Hiv e tante altre malattie infettive più o meno letali.

coronavirus mediciCORONAVIRUS MEDICI




Sono quelli che hanno lo stipendio bloccato a 1.600 euro da circa 20 anni e lavorano in condizioni sempre peggiori, sempre con meno diritti e più doveri (i sindacati non esistono più), con meno personale, e con le esigenze assistenziali dei pazienti che aumentano sempre di più nel tempo.
appello infermiera alessia bonari 2APPELLO INFERMIERA ALESSIA BONARI
Sono quelli a cui vengono NEGATE le ferie che invece dovrebbero essere garantire dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Tanti colleghi (come me) hanno mesi, se non anni, di ferie arretrate.
Sono quelli che di notte vengono chiamati da casa, in urgenza, per salvare una persona dall' infarto e vengono pagati con ben 10 euro netti per un' ora (tanto dura un intervento di angioplastica) di lavoro straordinario.
le foto di medici e infermieri che lottano con il coronavirus 1LE FOTO DI MEDICI E INFERMIERI CHE LOTTANO CON IL CORONAVIRUS

Sono quelli a cui (in tanti ospedali del Nord) non viene fatto il tampone Covid-19 perché insostituibili, specialmente nelle terapie intensive. La nostra soddisfazione-realizzazione non viene dalle istituzioni, che in tutti questi anni hanno distrutto il Sistema sanitario nazionale e hanno demoralizzato e demotivato il personale sanitario, ma dai sinceri ringraziamenti dei pazienti, dal loro sguardo pieno di amore e gratitudine nei nostri confronti. Noi siamo i loro eroi, e loro lo sono per noi.
Grazie.
Un infermiere del Veneto.

Fonte: qui

“PRECIPITA TUTTO DOMENICA PRIMO MARZO. NON LO DIMENTICHERÒ MAI. LA GUERRA” 

FATE LEGGERE A CHI SI OSTINA A STARE IN GIRO LA TERRIBILE TESTIMONIANZA DI FABIANO DI MARCO, PRIMARIO DI PNEUMOLOGIA A BERGAMO. 

IN PRONTO SOCCORSO TROVO PAZIENTI OVUNQUE CON POLMONITI GRAVI, CHE RANTOLAVANOMENTRE L’ITALIA VOLEVA RIAPRIRE LE SUE CITTÀ, IN 24 ORE ABBIAMO CONSUMATO 5MILA MASCHERINE” 

TRA NOI SIAMO A 400 CONTAGI SU 1600. L’IMPIANTO A OSSIGENO È PROGETTATO PER CONSUMARE MASSIMO 8MILA LITRI AL MINUTO. NOI CON LE TERAPIE INTENSIVE NE CONSUMAVAMO DI PIU'...”


Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

fabiano di marco2FABIANO DI MARCO
«In fondo al corridoio c' è la stanza del capo dipartimento. Da una settimana è a casa con il coronavirus. La stanza accanto alla mia è di una collega che ha il cognato ricoverato in terapia intensiva. In quella di fronte c' è una cardiologa. Anche sua madre è qui. A Bergamo ogni famiglia piangerà i suoi cari. Non sono io a dirlo, sono i numeri».

Mezzanotte e mezza. Quarto piano della quarta torre del Papa Giovanni XXIII. Il professor Fabiano Di Marco usa i numeri per mantenere una rotta in questo marasma. Ogni frase, una cifra. Nato in Svizzera, cresciuto a Milano, 46 anni, moglie, tre figli. Docente universitario, primario di pneumologia, nell' ospedale diventato un avamposto di questa resistenza al male. Ormai è passato un mese. «Ai miei avevo detto che li avrei raggiunti in montagna. C' erano le feste di Carnevale».
coronavirus terapia intensiva bergamoCORONAVIRUS TERAPIA INTENSIVA BERGAMO

Se lo ricorda quel venerdì 21 febbraio?
«Come fosse ieri. Ma anche come fosse un' altra vita. Fino alle 12, un giorno normale.
Poi mi chiama da Milano il professor Stefano Centanni, il mio maestro: guarda che a Lodi è un disastro. Così, inizio a parlare con i colleghi rianimatori. Sapevamo che le polmoniti da Covid-19 sarebbero toccate a noi».

E dopo?
esercito a bergamo per portare via le bare 3ESERCITO A BERGAMO PER PORTARE VIA LE BARE
«Alle 20 ricevo messaggi allarmati dalla direzione. Dobbiamo liberare infettivologia, per essere pronti ad accettare tutti i malati di Covid-19 della provincia. Eseguo. Prendiamo tutti gli altri pazienti e li mandiamo nelle chirurgie, che hanno posti liberi».

Avevate già casi sospetti?
il servizio di sky news dall'ospedale di bergamoIL SERVIZIO DI SKY NEWS DALL'OSPEDALE DI BERGAMO
«Molti ricoverati con la febbre, tra i quali un uomo che era entrato in contatto con Mattia, il paziente 1 di Codogno. Domenica pomeriggio il reparto di infettivologia si riempie. Ma è solo tanta gente con tampone positivo».

Quando capisce che è un disastro?
«Precipita tutto domenica primo marzo. Al mattino presto entro al Pronto soccorso.
fabiano di marcoFABIANO DI MARCO
Non dimenticherò mai. La guerra. Non trovo altra definizione. Pazienti ovunque con polmoniti gravi, che rantolavano. Sulle barelle, nei corridoi. Avevano aperto la sala maxi-afflusso, e anche quella era strapiena. Mentre l' Italia voleva riaprire le sue città, in 24 ore abbiamo consumato 5.000 mascherine filtranti. C' era un panico generale».

Lei come reagisce?
«Alle 8.30 mando un sms sul nostro gruppo, infermieri e medici. Chi può venga qui di corsa. Alle nove abbiamo portato su il primo paziente. La mia caposala era stravolta. Nessuno di noi ha mangiato. Quel giorno è cambiato qualcosa anche nelle nostre vite».
bare a bergamoBARE A BERGAMO

Quando il primo morto?
«Due giorni dopo. Molto anziano, malato. Ma non dovrebbe significare niente».

Eravate già in emergenza?
«La rianimazione Covid-19 che avevamo creato si era riempita. Ma quelle di altre città prendevano pazienti. Solo che chiedevano la positività del tampone. E il San Matteo di Pavia, uno dei tre centri lombardi autorizzati a esaminarli, era sommerso dal lavoro. Così si è creato l' ingorgo».
coronavirus, a bergamo l'arrivo dei carri funebri al cimitero e' non stopCORONAVIRUS, A BERGAMO L'ARRIVO DEI CARRI FUNEBRI AL CIMITERO E' NON STOP

Come ne siete usciti?
«C' era una parte del blocco centrale dell' ospedale mai aperta e adibita a magazzino.
Non chieda a me come hanno fatto. Alle 13 c' erano ancora i pallet e i pannelli abbandonati. Alle 19.20 ho portato giù il primo paziente da intubare. I bergamaschi, gente tostissima e coraggiosa».

Quanti posti avete creato?
PRONTO SOCCORSO POLICLINICO ZINGONIA BERGAMOPRONTO SOCCORSO POLICLINICO ZINGONIA BERGAMO
«Martedì scorso i pazienti Covid-19 hanno superato quelli con altre patologie. Sono oltre cinquecento, ormai».

Per i caschi respiratori come avete fatto?
«All' inizio ne avevamo 20. Abbiamo cominciato a cercare. Niente, finito tutto. Sabato 7 marzo mi ricordo che 15 anni fa avevo conosciuto il titolare di una piccola azienda familiare di Levate, che faceva impianti ad ossigeno. Gli telefono: siamo disperati».

Risposta?
fabiano di marco 1FABIANO DI MARCO atalanta valenciaATALANTA VALENCIA
«Ne ho dieci, li sistemo e ve li porto lunedì. Lunedì è tardi, lo supplico. Mi faccia chiamare i miei ragazzi, li monto e arriviamo subito, dice. Vergognandomi, gli dico che me ne servono ancora. Lui: mi dia tre ore e gliene faccio altri nove».

E oggi?
«Ne abbiamo 139, siamo l' ospedale più fornito d' Europa. Grazie a lui. Dice che fa solo quel che gli hanno insegnato i suoi genitori. Gente così».

Quanti decessi al giorno?
ospedale papa giovanni bergamoOSPEDALE PAPA GIOVANNI BERGAMO
«Ormai tra 15 e 20. Venerdì 13 marzo il peggiore, finora».

Come è potuto accadere?
«Ne sento tante, dico la mia. Diciannove febbraio, 40 mila bergamaschi a San Siro per Atalanta-Valencia. In pullman, auto, treno. Una bomba biologica, purtroppo».

Ce la fate a reggere?
ospedale papa giovanni bergamoOSPEDALE PAPA GIOVANNI BERGAMO
«All' inizio di questa settimana è venuto l' ingegnere. Ragazzi l' impianto a ossigeno non ce la fa. È progettato per consumare massimo 8.000 litri al minuto. Voi con le terapie intensive ne fate fuori 8.600. Al minuto, ripeto».

Avete trovato la soluzione?
«Lavorando di notte hanno costruito un altro silos che ci fa arrivare a 10.000 litri».

C' è abbastanza personale?
ospedale bergamo coronavirusOSPEDALE BERGAMO CORONAVIRUS
«Abbiamo fatto corsi di formazione. Tremila operatori. Un' ora per spiegare la malattia, un' altra sul casco di rianimazione. E poi in corsia».

La riconversione umana funziona?
«Mi rendo conto che non è facile. Tu sei anatomopatologo oppure un chirurgo, e da un momento all' altro ti viene detto che devi gestire pazienti con una infettività altissima».

papa giovanni di bergamoPAPA GIOVANNI DI BERGAMO
Quanti contagi tra voi?
«Siamo a 400 su 1.600».

È così difficile far capire la situazione?
«Sì, anche in ospedale. Ogni reparto è un mondo a sé. Pochi giorni fa mi telefona un medico, caro amico. Sono qui al "tuo" Pronto soccorso con mio padre che ha 88 anni. Ha il coronavirus. Lo raggiungo, tra barelle e confusione. Mi guarda con le lacrime agli occhi: non avevo capito, dice».

coronavirus, a bergamo l'arrivo dei carri funebri al cimitero e' non stop 1CORONAVIRUS, A BERGAMO L'ARRIVO DEI CARRI FUNEBRI AL CIMITERO E' NON STOP 
Come sta il padre del suo collega?
«È morto».

Fonte: qui

mercoledì 4 marzo 2020

L'inganno in Siria


Comprensione della guerra geopolitica e psicologica contro la Siria.
Di cosa parla la guerra in Siria?
Contrariamente alla rappresentazione nei media occidentali, la guerra in Siria non è una guerra civile. Questo perché gli iniziatori, i finanziatori e gran parte dei combattenti antigovernativi  provengono dall'estero .
Né la guerra in Siria è una guerra religiosa, poiché la Siria era ed è tuttora uno dei paesi più laici della regione e l'esercito siriano - come i suoi diretti oppositori - è esso stesso composto principalmente da sunniti.
Ma anche la guerra in Siria non è una guerra di gasdotti, come sospettavano alcuni critici, perché i progetti di gasdotto in presunta concorrenza non sono mai esistiti , come ha confermato persino il presidente siriano .
Invece, la guerra in Siria è una guerra di conquista e cambio di regime , che si è sviluppato in una guerra per procura geopolitica tra gli stati della NATO da una parte - specialmente gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia - e la Russia, l'Iran e la Cina dall'altra.
In effetti, già dagli anni '40 gli Stati Uniti hanno ripetutamente tentato di installare un governo filo-occidentale in Siria, come nel 1949, 1956, 1957, dopo il 1980 e dopo il 2003, ma finora senza successo. Ciò rende la Siria - dalla caduta della Libia - l' ultimo paese del Mediterraneo indipendente dalla NATO.
Pertanto, nel corso della "Primavera araba" del 2011, la NATO e i suoi alleati, in particolare Israele e gli Stati del Golfo, hanno deciso di riprovare. A tal fine, sono state utilizzate proteste motivate politicamente ed economicamente in Siria e sono state rapidamente intensificate in un conflitto armato.
La strategia originale della NATO del 2011 si basava sulla guerra in Afghanistan degli anni '80 e mirava a conquistare la Siria principalmente attraverso milizie islamiste ritratte positivamente (i cosiddetti "ribelli"). Ciò non ebbe successo, tuttavia, perché alle milizie mancavano forze aeree e missili antiaerei.
Quindi dal 2013 in poi, sono stati organizzati vari attacchi di gas velenoso al fine di poter schierare le forze aeree della NATO nell'ambito di un "intervento umanitario" simile alle precedenti guerre contro la Libia e la Jugoslavia. Neanche questo ha avuto successo, principalmente perché Russia e Cina hanno bloccato un mandato delle Nazioni Unite.
A partire dal 2014, quindi, milizie islamiste addizionali ("terroristi") , ma rappresentate negativamente, sono state create di nascosto in Siria e Iraq attraverso i partner della NATO, Turchia e Giordania, fornite segretamente di armi e veicoli e finanziate indirettamente dalle esportazioni di petrolio attraverso il terminal turco di Ceyhan.
ISIS: rotte di approvvigionamento ed esportazione attraverso partner NATO Turchia e Giordania (ISW / Atlantic, 2015)
La propaganda delle atrocità mediatiche e i misteriosi "attacchi terroristici" in Europa e negli Stati Uniti offrirono quindi l'opportunità di intervenire in Siria usando l'aeronautica NATO anche senza un mandato delle Nazioni Unite - apparentemente per combattere i "terroristi", ma in realtà ancora per conquistare la Siria e rovesciare il suo governo.
Questo piano fallì di nuovo, tuttavia, poiché la Russia usò anche la presenza dei "terroristi" nell'autunno 2015 come giustificazione per un intervento militare diretto e fu ora in grado di attaccare sia i "terroristi" sia parti dei "ribelli" della NATO, garantendo allo stesso tempo il Spazio aereo siriano in larga misura.
Alla fine del 2016, l'esercito siriano è riuscito così a riconquistare la città di Aleppo.
Dal 2016 in poi, la NATO è quindi tornata a rappresentare positivamente le milizie guidate dai curdi   (SDF) al fine di avere ancora forze di terra inattaccabili disponibili e di conquistare il territorio siriano detenuto dai "terroristi" precedentemente stabiliti prima che Siria e Russia potessero fare così loro stessi.
Ciò ha portato a una sorta di "razza" per conquistare città come Raqqa e Deir ez-Zor nel 2017 e una divisione temporanea della Siria lungo il fiume Eufrate in un (ampiamente) Occidente controllato dalla Siria e un curdo (o piuttosto americano) est controllato (vedi mappa sopra).
Questa mossa, tuttavia, ha portato la NATO in conflitto con il suo membro chiave, la Turchia, perché la Turchia non ha accettato un territorio controllato dai curdi al confine meridionale. Di conseguenza, l'alleanza NATO si è sempre più divisa dal 2018 in poi.
La Turchia ora ha combattuto i curdi nel nord della Siria e allo stesso tempo ha sostenuto i rimanenti islamisti nella provincia nord-occidentale di Idlib contro l'esercito siriano, mentre gli americani alla fine si sono ritirati nei giacimenti petroliferi siriani orientali per mantenere un gettone di contrattazione politica.
Mentre la Turchia ha sostenuto gli islamisti nella Siria settentrionale, Israele ha più o meno segretamente fornito islamisti nella Siria meridionale e allo stesso tempo ha combattuto unità iraniane e libanesi (Hezbollah) con attacchi aerei, ma alla fine senza successo: le milizie nella Siria meridionale hanno dovuto arrendersi nel 2018 .
Alla fine, alcuni membri della NATO hanno cercato di usare uno scontro tra gli eserciti turco e siriano nella provincia di Idlib come ultima opzione per intensificare la guerra. Oltre alla situazione a Idlib, restano da risolvere anche le questioni dei territori occupati nel nord e nell'est della Siria.
La Russia, da parte sua, ha cercato di trascinare la Turchia fuori dall'alleanza NATO e dalla sua parte il più lontano possibile. La Turchia moderna, tuttavia, sta perseguendo una propria strategia geopolitica piuttosto vasta , che si sta anche scontrando sempre più con gli interessi russi in Medio Oriente e Asia centrale.
Nell'ambito di questa strategia geopolitica, la Turchia nel 2015 e nel 2020 ha persino utilizzato la cosiddetta "arma della migrazione di massa" , che potrebbe servire a destabilizzare sia la Siria (il cosiddetto spopolamento strategico ) sia l'Europa, nonché a estorcere finanziaria, politica o supporto militare dall'Unione Europea.
Che ruolo hanno avuto i media occidentali in questa guerra?
Il compito dei media conformi alla NATO era di descrivere la guerra contro la Siria come una "guerra civile, l'islamista" ribelle "positivamente, i" terroristi "islamici e il governo siriano negativamente, i presunti" attacchi di gas velenoso "in modo credibile e l'intervento della NATO di conseguenza come legittimo.
Uno strumento importante per questa strategia mediatica sono stati i numerosi "centri media" sponsorizzati dall'occidente , i "gruppi di attivisti" , le "ragazze Twitter" , gli "osservatori dei diritti umani" e simili, che hanno fornito alle agenzie di stampa e ai media occidentali le immagini e le informazioni desiderate .
Dal 2019, i media conformi alla NATO hanno inoltre dovuto nascondere o screditare varie fughe e informatori che hanno iniziato a dimostrare le consegne di armi occidentali occulte ai "ribelli" e ai "terroristi" islamici, nonché gli "attacchi con gas velenoso" messi in scena .
Ma se persino i "terroristi" in Siria fossero stati stabiliti ed equipaggiati in modo dimostrabile dagli stati della NATO, che ruolo avrebbe avuto il misterioso "califfo del terrore" Abu Bakr al-Baghdadi? Probabilmente ha giocato un ruolo simile al suo diretto predecessore , Omar al-Baghdadi, che era un fantasma .
Grazie alle nuove tecnologie di comunicazione e alle fonti in loco, la guerra in Siria fu anche la prima guerra su cui i media indipendenti potevano riferire quasi in tempo reale e quindi per la prima volta influenzò significativamente la percezione pubblica degli eventi - un cambiamento potenzialmente storico.
Presentata dalla svizzera Propaganda Research organizzazione