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domenica 4 agosto 2019

Le spedizioni globali di smartphone si tuffano di nuovo, Huawei sostituisce Apple come n. 2

Il ridimensionamento globale del mercato degli smartphone è attualmente in corso (è stato per un po 'di tempo) - ma c'è una nuova, sorprendente tendenza che potrebbe evidenziare uno dei motivi per cui l'amministrazione Trump ha intrapreso una guerra economica contro la Cina.
Innanzitutto, iniziamo con i dati globali sulle spedizioni di smartphone provenienti dall'International Data Corporation (IDC) Tracker di telefonia mobile trimestrale mondiale.
Questi nuovi dati descrivono in che modo le spedizioni di smartphone in tutto il mondo sono diminuite del 2,3% nel 2 ° trimestre dell'anno. Afferma inoltre che i produttori di smartphone hanno spedito 333,2 milioni di telefoni nel 2Q19, con un aumento del 6,5% su base trimestrale.
Una crescente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha contribuito a un forte calo delle spedizioni in entrambi i paesi nel corso dell'ultimo anno. Tuttavia, il calo non è stato così grave come previsto in Cina nell'arco di 1H19 contro 1H18, il che suggerisce che tre anni di un blocco dello smartphone in Asia potrebbero avvicinarsi a una fase di recupero. L'Asia / Pacifico (esclusi Giappone e Cina) ha mantenuto un solido slancio nel secondo trimestre dell'anno, con spedizioni in crescita del 3% nel trimestre alimentate dai mercati del Sud-Est asiatico.
La sorprendente tendenza rilevata da IDC è che Huawei ha superato Apple nel 2Q19, rendendolo la prima volta in sette anni che Samsung e Apple non erano i migliori produttori di smartphone al mondo.
Ora sembra che una società della Corea del Sud [Samsung] e una società cinese [Huawei] siano i leader mondiali nelle spedizioni di smartphone, cosa che ha irritato l'amministrazione Trump.
Samsung si è classificata al primo posto con 75,5 milioni di spedizioni nel secondo trimestre del 19, con un aumento del 5,5% su base annua. Huawei era al secondo posto con 58,7 milioni di spedizioni nel secondo trimestre del 19, con un aumento dell'8,3% su base annua. Apple è stata al terzo posto con 33,8 milioni di spedizioni nel secondo trimestre 19, con un calo del -18,2% su base annua.
"Nonostante molta incertezza su Huawei, la società è riuscita a mantenere la sua posizione al numero due in termini di quota di mercato", ha dichiarato Ryan Reith, vicepresidente del programma con Worldwide Mobile Device Tracker di IDC.
"Quando guardi ai vertici del mercato - Samsung, Huawei e Apple - ogni venditore ha perso un po 'di quota nell'ultimo trimestre, e quando guardi in basso nella lista i tre successivi - Xiaomi, OPPO e Vivo - tutti hanno guadagnato. Parte di ciò è legato ai tempi di lancio dei prodotti, ma è difficile non dare per scontato che questa tendenza possa continuare ".
Caratteristiche principali dell'azienda IDC Smartphone:
Samsung
Samsung ha mantenuto la prima posizione sul mercato per il 2 ° trimestre 19, tornando alla crescita annuale del 5,5% con un totale di 75,5 milioni di smartphone spediti. Come notato nella sua recente chiamata sugli utili, la società ha faticato a vendere dispositivi di punta poiché molti consumatori si aggrappano ai dispositivi più a lungo che mai e optano per un'opzione di sostituzione meno costosa. L'annuncio in attesa del prossimo dispositivo Galaxy Note probabilmente ha respinto alcuni di quelli che sono fedeli al marchio. Nel frattempo, i dispositivi Samsung serie A sono andati bene nel trimestre, in particolare l'A50 e A70.
Huawei
Huawei ha visto i suoi volumi di spedizione scendere dello 0,6% rispetto al 1 ° trimestre 19, il che potrebbe essere considerato migliore del previsto date le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. I volumi delle spedizioni in Cina hanno raggiunto il massimo storico e hanno rappresentato il 62% del totale 2Q19 di Huawei con 36,4 milioni di unità. Il successo della Cina nel corso del trimestre è stato in parte dovuto alle azioni intraprese a seguito del divieto commerciale degli Stati Uniti, in quanto Huawei ha trasferito importanti risorse umane in Cina, concentrandosi sulla gestione dei canali di distribuzione nelle città cinesi di livello inferiore. Il P30 e P30 Pro, lanciato a metà aprile, hanno avuto anche una ricezione relativamente buona in quanto il suo predecessore, la serie P20, aveva creato un effetto a catena positivo.
Apple
Apple ha consegnato 33,8 milioni di nuovi iPhone durante il 2 ° trimestre 19, in forte calo rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. Tuttavia, quando si tiene conto del successo del programma di aggiornamento dell'iPhone e della capacità di Apple di vendere più iPhone ricondizionati attraverso i suoi canali, si può facilmente argomentare che la sua posizione sul mercato è ancora dominante. Indipendentemente dalla quota di mercato leggermente inferiore e dai prezzi di vendita dei dispositivi, come sottolineato nella telefonata degli utili di ieri, la base installata per iPhone continua a crescere. Quindi, indipendentemente dall'hardware, come un nuovo iPhone, un modello precedente o un prodotto rinnovato, l'espansione degli utenti iOS è ciò che sembra importare di più in futuro.
IDC fornisce un grafico chiaro che mostra da quando è iniziata la guerra commerciale: Apple ha perso la quota di mercato globale mentre Samsung, Huawei, Xiaomi e OPPO hanno guadagnato o mantenuto la loro rispettata quota di mercato.
Apple è stata spostata come produttore di smartphone n. 2 al mondo da una società cinese suggerisce una ragione per cui l'amministrazione Trump ha intrapreso un'attività economica con il produttore di smartphone con sede a Shenzhen.
Trump si comporta come se avesse tutte le carte nella guerra commerciale, e come abbiamo spiegato prima: "non lo fa". Apple continuerà a emorragizzare la quota di mercato globale mentre gli smartphone cinesi e sudcoreani dominano l'Asia e l'Europa. Apple è una moda morente, cosa ancora più importante, il dominio globale americano è un impero morente.
Fonte: qui

martedì 4 ottobre 2016

Peter Ramsauer: "questa decisione di Washington ha tutte le caratteristiche di una guerra economica contro la Germania"

Diversi e importanti politici tedeschi hanno accusato formalmente gli Stati Uniti di condurre una guerra economica contro la Germania, nello specifico attraverso la maxi multa richiesta a Deutsche Bank. Lo riporta il Financial Times.

Questa misura viene considerata in Germania come una vendetta per le recenti sanzioni imposte dall'Unione europea alla Apple.

Lo scorso settembre è stato annunciato che il Dipartimento di Giustizia statunitense richiederà alla Deutsche Bank il pagamento di una multa di 14.000 milioni di dollari per commercializzato titoli spazzatura negli anni prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2008.

Secondo il presidente del comitato economico del Parlamento tedesco, Peter Ramsauer, questa decisione di Washington "ha tutte le caratteristiche di una guerra economica." Inoltre il deputato sostiene che la nazione americana ha una "lunga tradizione" di guerre commerciali "a beneficio della loro economia" con "pretese esorbitanti e nocivi", come nel caso della banca tedesca.

Queste dichiarazioni sono state rilanciate anche da Markus Ferber, membro del Parlamento europeo della CSU, l'alleato bavarese del cristiano democratica dell'Unione (CDU) Angela Merkel, per i quali l'importo dell'ammenda e la tempistica dagli Stati Uniti suggeriscono che si tratta di un "occhio per occhio", di una vendetta dalla recente decisione dell'Unione europea nei confronti di Apple. Bruxelles lo scorso agosto ha ordinato alla società statunitense il pagamento di 14.500 milioni di dollari in tasse arretrate. 

La Commissione europea ha stabilito che i benefici fiscali illegali concessi da Dublino per anni hanno permesso ad Apple di pagare tasse infinitamente inferiori rispetto ad altre società.

Fonte: lantidiplomatico

domenica 18 settembre 2016

Deutsche Bank, Vw, Bayer: le mosse della guerra Usa-Germania

Gli Stati Uniti chiedono a Deutsche Bank di pagare per la crisi dei subprime. 

Un altro atto di una guerra in corso tra Usa e Germania

“La storia si ripete, e gli schemi delle rivalità sono sempre gli stessi: siamo di nuovo allo scontro Germania-Stati Uniti.
Per fortuna, stavolta senza bombe, ma con molti gravi danni attuali e possibili in futuro sul fronte economico”: la sintesi del vecchio banchiere sulle notizie dell’ennesimo fronte di scontro aperto tra Europa (leggi: Germania) ed estabilishment americano è drastica ma suggestiva. 

Anche perché stavolta la nuova aggressione Usa a un’istituzione economica tedesca ha del sensazionale, e anche del grottesco.

Il governo americano vuol far pagare 14 miliardi alla Deutsche Bank per chiudere lo scandalo dei titoli tossici legati ai mutui, i famosi “titoli subprime”, che nel 2007 innescarono, crollando a Wall Street, la crisi finanziaria coronata poi dal fallimento della Lehman Brothers, la stessa che ha paralizzato per otto anni l’economia di mezzo mondo. 

Dove sta il grottesco? Sta nel fatto che indubbiamente la Deutsche Bank è stata la banca europea più attiva, speculativamente attiva, in questo avvelenato settore di attività.
Ma sono state alcune istituzioni finanziarie americane a sguazzarci dentro all’inverosimile, fino a imporre il fallimento dei due colossi immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac, due finanziarie para-pubbliche che detenevano il grosso del mercato dei mutui subprime.

Non solo: va anche detto che il concetto stesso di mutuo subprime è molto più americano che europeo. Ricordiamone la natura sostanziale: io signor Rossi (o Herr Schmidt o Mister Smith) compro una casa per 100 mila dollari.
Chiedo un mutuo alla banca, e lo ottengo…per 120 mila! per quanto il mio salario mi basti a stento a vivere. Perché la banca mi tratta con tanta generosità? Per due ragioni, una più idiota dell’altra, e in questo tipicamente americani (dove l’idiozia è figlia del cieco e aprioristico ottimismo circa la crescita continua e indefinita dell’economia).

La prima ragione è la fede cieca nell’incremento costante dei valori delle case: per cui, finanziando l’acquirente di un immobile per un importo superiore allo stesso valore d’acquisto, le banche americane scommettevano appunto sul fatto che il valore dell’immobile sarebbe sicuramente e rapidamente cresciuto, e quindi, se anche un domani quel cliente non fosse più stato in grado di pagare le rate del mutuo, vendendo la casa che prendevano in garanzia si sarebbero comunque ampiamente ristorate del prestito.

La seconda ragione è conseguenziale, ma ancora più idiota: quei mutui subprime non rimanevano sulle spalle delle banche che li avevano emessi, ma venivano - come si dice in gergo finanziario - impacchettati con migliaia di altri e scaricati sul mercato dei famosi titoli derivati, o “tossici”, che venivano fatti comprare da ignari risparmiatori per la diabolica abilità di venditori senza scrupoli che li attraevano, come il cacciatore con le allodole, sventolandogli sotto il naso il miraggio degli alti rendimenti che quelle porcherie promettevano. 

Qui l’idiozia si colorava di speculazione, ma restava pur sempre idiozia, perché avrebbe dovuto essere chiaro anche a dei bambini che quel gioco dell’assurdo non avrebbe potuto durare all’infinito. Come infatti accadde…

Ebbene: questo impasto di ottimismo da gonzi, speculazione selvaggia e idiozia diffusa aveva relativamente risparmiato i mercati europei, ma le banche europee più attive all’estero, prima fra tutte la Deutsche, avevano fatto i loro bravi affaracci, scimmiottando quelle americane. 

E a crisi scoppiata le autorità statunitensi - bravissime a chiudere la stalla una volta scappati i buoi - hanno inflitto sanzioni e multe a destra e a manca. 

Spesso di importi irrisori rispetto alle vergognose plusvalenze maturate dalle banche grazie a quelle speculazioni… Ma tant’è.


Per la Deutsche Bank, il “dopo-crisi” non è mai arrivato. Per quanto il governo tedesco abbia avuto il pelo sullo stomaco di iniettare ben 247 miliardi di euro nel suo sistema bancario (a cominciare dalla stessa Deutsche) per farlo resistere alla crisi, la grande banca delle “torri gemelle” di Francoforte - un tempo sinonimo di solidità! - è ancora lì che boccheggia, oppressa da 85 miliardi di euro di titoli tossici che ha in pancia (pressoché uguali al totale delle sofferenze nette del sistema bancario italiano: al quale, per sommo paradosso, oggi Berlino proibisce di ricorrere agli aiuti statali!).

Di qui, da questo pesante coinvolgimento della Deutsche nello scandalo dei subprime, l’attacco degli Usa: “Pagate 14 miliardi di multa”. 

Una batosta insostenibile, che infatti l’istituto multato tenterà di evitare, e per questo ha già mandato a dire: “Non paghiamo”. 

Anche perché, pur temendo una forte multa, la Deutsche ha finora indicato di aver stanziato a riserva per far fronte a costi legali poco più di 6 miliardi di dollari, meno della metà della multa comminata. 

Poi, si sa: il dipartimento di Giustizia americano ha già aperto un negoziato sull’entità della multa (un po’ come l’Agenzia delle Entrate con i nostri maxi-evasori) e un accordo si troverà. Ma sarebbe ingenuo sottovalutare l’incidente.

Al contrario, esso va letto contestualmente ad almeno altri quattro focolai di scontro tra Usa ed Europa (ancora una volta intendendo con “Europa”, sostanzialmente la Germania, che dell’Unione europea è oggi, politicamente, l’indiscussa padrona): il caso Volkswagen, la rottura sul Ttip, l’attacco alla Apple per l’elusione fiscale e il take-over della Bayer sulla Monsanto.

È uno scontro a tutto campo, a ben guardare: una specie di guerra dei mondi. 

Agli Stati Uniti un’Europa davvero forte non fa comodo, chiunque la guidi: tanto meno, però, se la guidano quei tedeschi che sono figli e nipoti delle uniformi grigie che tante decine di migliaia di giovani americani inchiodarono alle spiagge di Normandia e sugli altri campi di battaglia della Seconda (e Prima) guerra mondiale. 

Gli americani - un popolo che ancora oggi custodisce un’arma da guerra in ogni casa - non dimenticano. E non si fidano. 

Avete presente “Salvate il soldato Ryan?” Ecco, è un film-cult di Steven Spielberg di pochi anni fa che ha sbancato i botteghini. Un inno all’eroismo dei marines, un atto d’accusa - l’ennesimo - contro la ferocia nazista.

Fonte: qui

P.S In realtà quello che sta accadendo è un po' diverso ... infatti siamo dentro una guerra finanziaria globale di cannibalizzazione fra le elites trans-atlantiche, in un sistema che sta collassando.

Una guerra ove vige il tutti contro tutti, solo per sopravvivere; invece di prendere la via di uscita, dolorosa si, ma più razionale, che consiste nel riformare profondamente un sistema finanziario/economico che non è più sostenibile!

sabato 21 maggio 2016

Banca Nazionale Svizzera Alla Follia, Si è Comprata Ancora Oltre 4 Milioni di Azioni Apple

Capisco che quando stampi soldi infiniti, poi trovare un posto dove investirli può essere un problema. Tuttavia osservare la Banca Centrale Svizzera perseverare con Apple nonostante gli evidenti problemi di prodotto e di creatività mi lascia comunque senza fiato:
AAPL-holders_0
Oltre 4 milioni di (altre azioni) comprate nel primo trimestre 2016, per “sobri” 400 milioni di dollari mal contati.
Andando a guardare negli aggregati di bilancio della BNS si scoprono un paio di cose:
Una ovvia: ovvero che il bilancio della BNS continua a gonfiarsi:
Schermata 2016-05-15 alle 19.42.03
L’altra meno ovvia e più indicativa, ovvero che la percentuale di azioni in portafoglio della Banca Centrale Svizzera sul totale si sta espandendo:
 Schermata 2016-05-15 alle 19.33.20

E sta diminuendo al quantità di Bond Governativi.
Quindi se qualcuno si chiedesse cosa regge le borse mondiali a questi multipli assurdi e a prescindere dalle prospettive delle società quotate.
Beh mi spiace dirlo, ma la Banca Centrale Svizzera è fra le cause.
Fonte: qui