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lunedì 23 dicembre 2019

CONGELATA LA LICENZA AMERICANA A LEONARDO-FINMECCANICA. IL MESSAGGIO DI POMPEO A CONTE È CHIARO: VOLETE FARE GLI AMICI DEI CINESI? E NOI VI CHIUDIAMO LA PORTA, PER EVITARE ''PASSAGGI DI TECNOLOGIA VERSO PECHINO''

ANCHE POST BREXIT LE COSE SI FANNO COMPLICATE PER L'INDUSTRIA MILITARE ITALIANA
Claudio Antonelli per ''La Verità''

I primi di ottobre Mike Pompeo, segretario di Stato a stelle e strisce, atterra a Roma.
mike pompeo e giuseppe conte 3MIKE POMPEO E GIUSEPPE CONTE 
Trascorre tre giorni nella capitale, incontra Sergio Mattarella, i vertici del governo, fa un salto in Vaticano e il quarto giorno si reca pure in Abruzzo, terra d' origine della sua famiglia. Una delle serate è dedicata alla cena di gala: rappresentanti dell' Ambasciata e delle grandi aziende tricolore comprese quelle della Difesa. Si discute di tanti temi. Dal futuro dell' Italia, al posizionamento di Roma dentro l' Ue, dentro la Nato e fuori la Nato.
Soprattutto verso la Cina.

Temi caldi 5G e cybersecurity. A distanza di qualche giorno il Dipartimento della Difesa Usa prende una decisione delicatissima. Decide di mettere in freezer e congelare la licenza di Leonardo per la commercializzazione degli elicotteri made by Boeing, chiamati in gergo tecnico Chinook 47 Er. La sigla sta per Extentend range. Per i non addetti ai lavori sono gli elicotteri che usano varie forze speciali in giro per il mondo. Gli stessi che la nostra Difesa aveva messo a budget per 500 milioni e poi sospeso alla fine del 2018.
luigi di maio xi jinpingLUIGI DI MAIO XI JINPING

L' eventuale acquisto dei quattro velivoli prevederebbe l' attività congiunta - sebbene a Filadelfia - di Boeing e Leonardo. Ora il dipartimento Usa ha sospeso questa possibilità e di fatto inibito all' azienda guidata da Alessandro Profumo di partecipare a quella super tecnologia. Le motivazioni sono altrettanto delicate come la scelta. Gli Usa avrebbero deciso di fare verifiche e accertare che non ci sia alcuna contaminazione tecnologia veros Pechino.

La partecipazione congiunta con Boeing tocca anche lo stabilimento di Pomigliano dove da anni c' è una linea dedicata al velivolo civile Dreamliner e dove in futuro Leonardo e i cinesi dovrebbero assemblare il Comac, un altro aereo passeggeri. Il tema più spinoso su cui gli Usa hanno acceso un faro riguarda però le attività di Piazza Montegrappa in Turchia dove da tempo c' è una stretta partnership relativa ai mezzi ad ala rotante. Le verifiche servirebbero ad escludere che sul suolo turco non possa esserci alcuna contaminazione a favore anche indiretto di Pechino.
alessandro profumo sabina ratti foto di bacco (2)ALESSANDRO PROFUMO SABINA RATTI FOTO DI BACCO 

La mossa Usa contro Leonardo ha però un sapere fortemente politico. Non solo perché arriva all' indomani della visita di Pompeo a Roma, ma anche perché serve a far sapere al governo giallorosso che qualunque avvicinamento alla Cina si muove secondo il principio dei vasi comunicanti. Un accordo con la Cina, sembrano dire gli Usa, porterà a una riduzione delle relazioni con gli Usa.

 Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, i suoi sottoposti, il premier e chi rappresenta il Quirinale, non potranno dire di non essere stati avvisati. Se la Casaleggio & c, Beppe Grillo e Luigi Di Maio dovessero prendere decisioni - anche in autonomia - a favore del 5G o peggio per attività border line rispetto alla Nato, saranno tenuti a fare i conti con le conseguenze di là dall' Atlantico.

 La scelta di congelare la licenza richiama anche l' attenzione a quelle che saranno le scelte dell' industria della Difesa nel post Brexit. I nostri mercati diretti sono nell' ordine Uk, Usa e Polonia. Potremo cercare di crescere in Germania e bilanciare lo strapotere francese e continueremo ad avere il sostegno di Donald Trump.
mike pompeo luigi di maio 1MIKE POMPEO LUIGI DI MAIO
Seguire le sirene cinesi non sembra essere concesso. Il Dod, dipartimento della Difesa, non scherza. Come è il detto? Uomo avvisato...

Fonte: qui

WASHINGTON CHIAMA, ROMA RISPONDE E IL COPASIR INCALZA: “I CINESI VANNO ESTROMESSI DAL 5G”
NEL MIRINO HUAWEI E ZTE: SICUREZZA PIÙ IMPORTANTE DEL BUSINESS. LA REPLICA: ACCUSE MOTIVATE DA RAGIONI GEOPOLITICHE 
DAGLI STATI UNITI ARRIVA “APPREZZAMENTO” PER LA POSIZIONE ESPRESSA DAL COPASIR 
“LE LEGGI ESCLUDANO QUALSIASI COMPAGNIA NON AFFIDABILE”
Francesco Grignetti per “la Stampa”

giuseppe conte e donald trump al vertice nato di londra 1GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP AL VERTICE NATO DI LONDRA 
I cinesi vanno estromessi dal 5G. Viene dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, l' ultimatum contro Huawei e Zte perché troppe sono le incognite per affidare il futuro sistema di comunicazioni a società cinesi che per forza di leggi sono tenute a cooperare con lo Stato.

Dopo un anno di audizioni a porte chiuse, arriva una Relazione che non fa sconti ai colossi asiatici. Ed è palese che mentre le società private non avrebbero voluto fare a meno di una partnership orientale che garantisce alta tecnologia a prezzi molto competitivi, è stata l' intelligence di casa nostra a bocciare i cinesi. «Le pur significative esigenze commerciali e di mercato - commenta il Copasir - che assumono un ruolo fondamentale in una economia aperta, non possono prevalere su quelle che attengono alla sicurezza nazionale».
giuseppe conte raffaele volpiGIUSEPPE CONTE RAFFAELE VOLPI

Da notare che la Relazione, non vincolante, è stata approvata all' unanimità dei suoi membri. E se da qualche mese a presiedere il Copasir è il leghista Raffaele Volpi, ex sottosegretario alla Difesa, per buona parte dell' anno era stato Lorenzo Guerini, Pd, attuale ministro della Difesa.

Segnala il Comitato che non ci sono soltanto le pressioni degli Stati Uniti contro Huawei, come anche le ultime deliberazioni molto critiche della Nato e della Commissione europea.
No, ci sono fondati sospetti che il fornitore di tecnologie possa impadronirsi con fin troppa facilità dei dati che attraverseranno la «sua» rete. E sebbene i rappresentanti di Huawei-Italia abbiano sottolineato che l' azienda è un soggetto autonomo e abbiano dichiarato «che non sussisterebbe una normativa interna che autorizzi entità, agenzie o strutture del Governo (la Cina, ndr) a indurre i produttori alla installazione di apparati software o hardware», il Comitato ha ricevuto valutazioni opposte da parte degli 007 italiani.
giuseppe conte e donald trump al vertice nato di londra 2GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP AL VERTICE NATO DI LONDRA 

Sul punto cruciale non potrebbe esserci divergenza più profonda. «In Cina - scrive il Copasir - gli organi dello Stato e le stesse strutture di intelligence possono fare pieno affidamento sulla collaborazione di cittadini e imprese, e ciò sulla base di specifiche disposizioni legislative. La "National Security Law" obbliga, in via generale, cittadini e organizzazioni a fornire supporto e assistenza alle autorità di pubblica sicurezza militari e alle agenzie di intelligence.

Inoltre, con riferimento alla normativa sulle attività informatiche, la "Cyber Security Law" prevede che gli operatori di rete debbano fornire supporto agli organi di polizia e alle agenzie di intelligence».

Di contro, Huawei fa sapere che «fino ad ora non sono state fornite prove e che qualsiasi accusa contro di essa è motivata puramente da ragioni geopolitiche». Pure Zte, che non è stata audita, informalmente sostiene che dopo avere «aperto per primi un laboratorio di cybersicurezza in Italia», ha dato «concrete prove di indipendenza».

giuseppe conte scrocca un passaggio nella limousine di trumpGIUSEPPE CONTE SCROCCA UN PASSAGGIO NELLA LIMOUSINE DI TRUMP
C' è stato però un caso, scoperto solo di recente, che inquieta. Nel 2009, Vodafone-Italia scoprì che gli apparecchi Huawei avevano una falla nel software, una cosiddetta «backdoor». Huawei ha ridimensionato il tutto a una dimenticanza degli informatici. Vodafone, pur minimizzando i rischi, ha confermato che i tecnici sono riusciti con difficoltà a porre rimedio. «La vicenda, per quanto ridimensionata secondo quanto sostenuto dalle aziende, ha posto in evidenza la permeabilità dei sistemi, e la loro possibile infiltrazione».

xi jinpingXI JINPING
In definitiva, «il Comitato non può che ritenere in gran parte fondate le preoccupazioni circa l' ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G».

Fare a meno di Huawei non avrebbe cointroindicazioni tecnologiche, ma economiche: rivolgersi ai concorrenti occidentali costerebbe circa 600 milioni di euro. Ma se le aziende cinesi possono sbaragliare la concorrenza, ciò accade per via della «posizione dominante e dai connessi profitti di cui questi operatori godono in Cina. Permettono di praticare offerte molto competitive».

Perciò il Copasir invita le autorità europee ad investigare sull' ipotesi di dumping.


GLI USA RILANCIANO: LE LEGGI ESCLUDANO QUALSIASI COMPAGNIA NON AFFIDABILE
Paolo Mastrolilli per "la Stampa"
luigi di maio xi jinpingLUIGI DI MAIO XI JINPING

Il decreto Conte sul «golden power» per difendere le infrastrutture digitali italiane dalle minacce straniere va bene, ma non basta. Gli Usa si aspettano la conferma definitiva da parte di Roma che le compagnie cinesi non costruiranno il nostro network 5G. Si capisce da questo commento al rapporto del Copasir, che una fonte autorevole del dipartimento di Stato ha rilasciato a La Stampa: «Noi parliamo in maniera franca con tutti i nostri amici, inclusa l' Italia.

luigi di maio xi jinpingLUIGI DI MAIO XI JINPING
Apprezziamo la collaborazione con i partner e gli alleati, per garantire la nostra sicurezza condivisa nel futuro del 5G». Queste frasi rappresentano un apprezzamento generale per la posizione espressa dal Copasir, ma la parte più importante della dichiarazione di Washington è quella che segue: «I Paesi, gli operatori delle telecomunicazioni e gli utenti dei network devono considerare la sicurezza, quando costruiscono le loro reti 5G.
luigi di maio xi jinpingLUIGI DI MAIO XI JINPING

Le misure nazionali devono essere scritte in maniera da prevenire che qualsiasi compagnia non affidabile, indipendentemente dall' origine nazionale, fornisca la tecnologia per il network». Quindi il decreto Conte è utile, ma al vertice Nato di Londra il presidente Trump aveva detto di aspettarsi che Roma non seguirà la strada di consegnarsi ai cinesi.

In vista della recente visita alla Casa Bianca del presidente Mattarella, un alto funzionario dell' amministrazione Usa aveva detto a La Stampa che «se l' Italia affiderà a Huawei il suo 5G minerà la propria sicurezza nazionale e quella della Nato». Washington non si era spinta fino a prospettare il blocco delle comunicazioni di intelligence con Roma, ma il messaggio era chiaro: «Un sistema 5G basato su fornitori non affidabili come Huawei o Zte metterebbe a rischio la sicurezza delle informazioni che ci scambiamo, ed è qualcosa che dovremmo decidere come gestire.

giuseppe conte e donald trump al vertice nato di londraGIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP AL VERTICE NATO DI LONDRA
Non pensiamo si arriverà a questo punto, ma è un rischio». Quindi era stato rivolto un appello diretto a Palazzo Chigi: «Siamo fiduciosi che un alleato come l' Italia e il suo governo faranno la scelta giusta. Il presidente Trump ha un' alta opinione del suo amico e premier Conte». La fonte dell' amministrazione aveva criticato l' origine del progetto cinese: «Huawei è interamente sostenuta dai finanziamenti del Partito comunista, e il suo stesso fondatore lavorava per gli apparati della sicurezza.

La loro tecnologia è costruita per avere un collegamento diretto con Pechino, attraverso backdoor e falle». Quindi è una minaccia: «Noi pensiamo che se l' Italia si affidasse a Huawei commetterebbe un grave errore, che minerebbe la vostra sicurezza e quella della Nato. Se l' Alleanza, a causa dei suoi Stati membri, non avesse un sistema di comunicazioni affidabile in tempi di conflitto, come potrebbe svolgere la sua missione di proteggere la sicurezza dei cittadini? Se l' interruttore fosse localizzato a Pechino, mettendola in condizione di spegnere a piacimento il sistema delle telecomunicazioni europee, ciò diventerebbe una minaccia non solo per la sicurezza dell' Italia, ma dell' intera Nato».
giuseppe conte scrocca un passaggio nella limousine di trump 2GIUSEPPE CONTE SCROCCA UN PASSAGGIO NELLA LIMOUSINE DI TRUMP 

Neanche la giustificazione economica regge: «Huawei offre prezzi bassi perché è sovvenzionata dallo Stato sul mercato interno e su quello internazionale, ma i suoi prodotti non sono affidabili come dice. Al principio la loro offerta può essere più economica, ma alla lunga il prezzo per la sicurezza e la privacy dei cittadini italiani e della Nato non vale questo risparmio iniziale». L' alternativa tecnologica esiste: «Huawei non ha mai realizzato un sistema 5G all' estero. Negli Usa invece stiamo già costruendo la nostra rete, con affidabili compagnie europee come Ericsson e Nokia, e americane».

20 Dicembre 2019

Fonte: qui

giovedì 19 dicembre 2019

C’È UNO SCOGLIO BELLO GROSSO SU CUI I NEGOZIATI COMMERCIALI TRA USA E CINA RISCHIANO DI INFRANGERSI

PECHINO È CANDIDATA ALLA PRESIDENZA DELL’ORGANISMO ONU PER LA REGOLAMENTAZIONE DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ INTELLETTUALE E UN’EVENTUALE NOMINA SPIANEREBBE LA STRADA A HUAWEI, E NON SOLO…
Francesco Bechis per www.formiche.net

trump xi jinpingTRUMP XI JINPING
C’è uno scoglio su cui rischiano di infrangersi i negoziati commerciali fra Stati Uniti e Cina. Dopo mesi di tensioni e continui rinvii un compromesso sembrava alle porte. Tutto però ha un prezzo. Dopo l’annuncio della nuova “fase uno” delle trattative il rappresentante degli Stati Uniti per il Commercio Robert Lightizer ha infatti ammesso che il governo americano farà delle “concessioni” a quello cinese su uno dei temi più spinosi della contesa: i diritti di proprietà intellettuale.
Donald Trump Robert LighthizerDONALD TRUMP ROBERT LIGHTHIZER

LA CANDIDATURA DEI CINESI
Fra queste ce ne è una che ora può mettere su un piede di guerra un fronte bipartisan del Congresso. Ovvero lasciare che la Cina si candidi e ottenga la presidenza della Wipo (World Intellectual Property Organization), il potente organo delle Nazioni Unite preposto alla regolamentazione internazionale dei diritti e dei brevetti.

Per anni indifferente nei confronti dell’ambita carica, da circa un mese Pechino ha cambiato idea proponendosi per guidare il prossimo mandato. Un bel problema per gli Stati Uniti, che, secondo un recente studio di economisti del Dipartimento del Commercio, ogni anno perdono quasi 50 miliardi di dollari per contrastare la contraffazione e lo spionaggio industriale made in China.

LA LETTERA (ALLARMATA) DEL CONGRESSO
xi jinpingXI JINPING
In una lettera aperta al presidente Donald Trump due senatori, Charles Schumer (D) e Tom Cotton (R), e due congressmen, Jimmy Panetta (D) e Mike Gallagher (R), hanno chiesto di impedire a “un regime che continuamente mette in discussione lo stato di diritto non garantendo l’apertura dei mercati o il rispetto per i diritti di proprietà intellettuale” di assurgere alla presidenza della Wipo.

Il Partito comunista cinese (Pcc), scrivono i parlamentari, “sta investendo strategicamente e sviluppando tecnologie critiche ed emergenti nell’ambito dell’iniziativa Made in China 2025 e altre politiche industriali aggressive”. Fra queste, “un insieme di pratiche e tattiche che obbligano le aziende americane a trasferire la loro tecnologia e proprietà intellettuale alle aziende cinesi”.

C’ENTRA ANCHE HUAWEI
Robert LighthizerROBERT LIGHTHIZER
Si tratta di un’accusa che da tempo il governo americano muove alla Città Proibita. Da anni nel mirino degli Stati Uniti c’è in particolare la pratica delle joint venture che molte compagnie americane sono costrette a creare per operare nel mercato cinese, non di rado trovandosi forzate ad accettare trasferimenti di tecnologia e know-how. Fino a giugno alla Wto (World Trade Organization) pendeva una causa degli Stati Uniti al governo cinese costruita proprio su queste accuse, poi congelata in segno di tregua nel confronto commerciale.

LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEILA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI
La candidatura cinese, spiegano nella lettera a Trump i parlamentari, preoccupa peraltro perché spianerebbe la strada a un’azienda considerata un pericolo per la sicurezza nazionale dal governo federale. Si tratta della cinese Huawei, campione globale della telefonia mobile che, ricordano, “è ritenuta essere influenzata dal Pcc e presenta rischi evidenti alla sicurezza americana”. Nel 2018 il colosso tech con base a Shenzen è stato il primo richiedente di brevetti internazionali alla Wipo.

I NOMI IN CAMPO
trump xi jinpingTRUMP XI JINPING
La posta in gioco è ben racchiusa nella reazione di James Pooley, ex vice-direttore generale della Wipo, raccolta da Foreign Policy: “L’amministrazione Trump è convinta che la Cina sia una ladra. Perché allora vuol mettere la volpe a sorvegliare il pollaio?”. I legislatori sperano che la Cina rinunci da sola alla candidatura, accontentandosi di un ruolo chiave nella macchina Onu. Per ora però non c’è l’ombra di una marcia indietro. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha già fatto un nome per sostituire alla presidenza l’australiano Francis Gurry: Wang Binying. Alto funzionario del Wipo, dove lavora da 12 anni, ha studiato negli Stati Uniti per poi entrare nella Pubblica amministrazione cinese. Fino ad oggi la diplomazia americana si era mobilitata per sostenere il singaporiano Dareng Tang.

Il cambio alla guardia è considerato un obiettivo strategico da diversi funzionari dell’amministrazione Trump. La presidenza australiana di Gurry è stata più volte accusata a Washington per l’eccessiva vicinanza ai cinesi e in particolare per il supporto alla Belt and Road Initiative (Bri), la nuova Via della Seta lanciata da Xi Jinping. Fonte: qui

sabato 12 ottobre 2019

NIENTE DAZI A PECHINO: MINI-ACCORDO TRA USA E CINA, SCATTA UNA TREGUA NELLA GUERRA COMMERCIALE TRA L’AMERICA E IL DRAGONE

LA PROSSIMA SETTIMANA NON SCATTERANNO LE NUOVE TARIFFE USA CONTRO IL MADE IN CHINA HUAWEI NON RIENTRA NELL’INTESA. 
Da ansa.it
trump xi jinpingTRUMP XI JINPING
Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un primo sostanziale accordo commerciale, la prima fase di un'intesa più ampia. Lo annuncia Donald Trump. "Abbiamo centrato una sostanziale fase uno dell'accordo" dice il tycoon, spiegando che l'intesa include la proprietà intellettuale, i servizi finanziari e 40-50 miliardi di dollari di acquisti di prodotti commerciali.

Siamo vicini a mettere fine alla guerra commerciale. Lo afferma Donald Trump. L'intesa è una prima fase di un accordo più ampio, la cui fase due inizierà non appena chiusa quella attuale.

I nuovi dazi americani contro il Made in China non scatteranno la prossima settimana come era inizialmente previsto. Lo afferma il segretario al Tesoro Steven Mncuhin. La settimana prossima i dazi americani su una parte del Made in China sarebbero dovuti aumentare dal 25% al 30%.
donald trump xi jinpingDONALD TRUMP XI JINPING

"Rapporti sani" fra Stati Uniti e Cina sono "importanti per il mondo". Lo ha scritto il presidente cinese Xi Jinping in una lettera indirizzata a Donald Trump, nella quale ha osservato come le aziende cinesi hanno accelerato gli acquisti di semi di soia americani.

Huawei non rientra nel mini-accordo commerciale raggiunto fra Stati Uniti e Cina. E' quanto emerge al termine della due giorni di trattative fra le due superpotenze economiche. Lo riportano i media americani.

Le borse europee terminano in decisa crescita. Svetta Francoforte che mette a segno un rialzo del 2,86%, seguita da Piazza Affari (+1,88%) e Parigi (+1,73%) grazie all'ottimismo dilagante su un accordo Usa-Cina sui dazi.

XI JINPING DONALD TRUMPXI JINPING DONALD TRUMPxi jinpingXI JINPING
Chiusura in territorio positivo per Wall Street, spinta dal mini accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina. Il Dow Jones sale dell'1,20% a 26.815,71 punti, il Nasdaq avanza dell'1,34% a 8.057,04 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1,09% a 2.970,19 punti. I listini chiudono lontano dai massimi toccati nel corso delle seduta dopo aver appreso che l'intesa deve essere ancora messa per iscritto.

Fonte: qui

LA TREGUA SUI DAZI USA-CINA VACILLA SUL 5G: "NESSUNA APERTURA A HUAWEI" 
OLTRE AD ESERCITARE FORTI PRESSIONI SUGLI EUROPEI PERCHÉ CHIUDANO LE PORTE ALLA TECNOLOGIA CINESE NEL 5G, GLI AMERICANI SEMBRANO DISPOSTI A FINANZIARE FORNITORI ALTERNATIVI COME ERICSSON E NOKIA. 
TRUMP NE PARLERÀ ANCHE NELL' INCONTRO CON MATTARELLA

FEDERICO RAMPINI per La Repubblica

trump xi jinpingTRUMP XI JINPING
La nuova guerra fredda Usa-Cina sulle tecnologie incrocia la visita di Sergio Mattarella negli Stati Uniti, da martedì a venerdì. Proprio mentre sul fronte dei dazi si è registrata una prima schiarita tra le due superpotenze, un comunicato della Casa Bianca inserisce la delicata questione della "sicurezza nelle telecom" tra i temi dell' incontro bilaterale con Donald Trump.

Nell' agenda dell' incontro fra i due presidenti, la mattina del 16 alla Casa Bianca, gli americani citano insieme a tanti temi prevedibili (Nato, Mediterraneo) anche "la quinta generazione della telefonia mobile". Cioè il caso-Huawei, il campione cinese nelle tecnologie avanzate, contro il quale Washington ha decretato un vero e proprio embargo; oltre a volere l' estradizione della direttrice finanziaria dell' azienda arrestata quasi un anno fa in Canada. Dopo il bastone spunta la carota: oltre ad esercitare forti pressioni sugli europei perché chiudano le porte alla tecnologia cinese nel 5G, gli americani sembrano disposti a finanziare fornitori alternativi come Ericsson e Nokia.

LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEILA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI
Venerdì sera i mercati finanziari e le multinazionali s' interrogavano sulla portata della tregua sul fronte dei dazi. Trump ha enfatizzato soprattutto le promesse cinesi di aumentare gli acquisti di derrate agricole: fino a 50 miliardi, che sarebbe il triplo del valore annuo medio nell' era pre-dazi. Non è chiaro però su quale periodo di tempo i cinesi "spalmeranno" quegli acquisti. Inoltre non si tratta di una vera concessione: in realtà la Cina ha bisogno d' importare derrate alimentari, e soffre per un' acuta penuria di carne suina in seguito ad un' epidemia che ne ha decimato gli allevamenti. Altri temi sui quali Trump ha vantato risultati positivi includono "il trasferimento di tecnologie; la valuta". In virtù di questo accordo non ci sarà l' ulteriore aumento dei dazi americani che doveva scattare questo martedì, dal 25% al 30% su 250 miliardi di merci. È stato però escluso esplicitamente dall' accordo proprio il caso-Huawei.

donald trump xi jinpingDONALD TRUMP XI JINPING
Il capo dei negoziatori americani, Robert Lighthizer, ha detto che non verranno allentate le restrizioni sul colosso cinese delle telecom. A tenere i fari accesi su Huawei c' è anche l' opposizione democratica. Il capogruppo democratico al Senato, Chuck Schumer, ha esortato la Casa Bianca a «non fare concessioni su Huawei».
È da oltre un anno che l' Amministrazione Usa cerca di costruire un cordone sanitario attorno a Huawei.

La ragione: l' azienda cinese ha conquistato il 28% del mercato mondiale nelle infrastrutture telecom (come i ripetitori della telefonia mobile, le centraline), ma ha una quota superiore nel 5G che è la tecnologia del futuro. Il 5G può arrivare a una velocità di collegamento e circolazione dati che sarà fino al centuplo rispetto agli standard del Wi fi nella quarta generazione. Apre enormi potenziali per gli usi di Internet. Ma consegnare il futuro nelle mani di un' azienda cinese - legata a doppio filo col governo di Pechino e perfino con le sue forze armate - è un errore fatale. Huawei viene visto come un cavallo di Troia per ogni sorta di attività spionistica.

Questo allarme cominciò sotto l' Amministrazione Obama. Perciò non è solo Trump ma l' intero establishment americano che preme sugli alleati europei per fermare Huawei. Con alterni successi. L' Unione europea ancora non ha adottato una linea precisa né potrà necessariamente imporla a tutti gli Stati membri. L' Amministrazione Usa ha un punto debole nella sua campagna anti-Huawei: l' assenza di valide alternative. L' industria, un tempo numero uno, ha accumulato ritardi in questa tecnologia.
XI JINPING DONALD TRUMPXI JINPING DONALD TRUMP

Giganti della Silicon Valley come Oracle e Cisco si sono chiamati fuori. Perciò Washington sta pensando di finanziare le alternative europee, cioè Ericsson e Nokia. Le scelte sull' ammodernamento della rete telecom sono di competenza del governo italiano e la Casa Bianca dovrebbe sapere che non dipendono da Mattarella. Tuttavia approfitta della sua visita per ribadire che questo è un terreno minato. In particolare dopo la firma del Memorandum sulle Nuove Vie della Seta fra Xi Jinping e il primo governo Conte.

Fonte: qui

CHINA TRUMP FED : DIVERSAMENTE QE! UPDATE!

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Fantastico, meraviglioso, entusiasmante accordo nel fine settimana tra i cinesi e gli americani, un accordo sulla parola come tutti gli altri, firmeremo tra qualche settimana, come quello del dicembre scorso, ve lo ricordate…

Usa-Cina, tregua sui dazi. Ripartono i negoziati

Si era il 2 di dicembre dello scorso anno dopo due mesi da tragedia, i mercati che perdevano anche le mutande, all’improvviso…
– Sono partite le prove di un disgelo tra Stati Uniti e CinaDonald Trump concede a Xi Jinping una tregua sui dazi. Non scatterà a gennaio il rincaro delle tasse doganali americane dal 10% al 25%, che doveva colpire 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina. Per ora la misura protezionista è solo rinviata, mentre ripartono i negoziati tra le due superpotenze. Ma il clima è cambiato proprio nel corso della cena di lavoro tra le due delegazioni, avvenuta a Buenos Aires dopo la conclusione del G20. All’incontro partecipavano, oltre ai due leader, i principali ministri e consiglieri economici.
A riunione terminata, mentre Trump era già in volo sull’Air Force One alla volta di Washington, è arrivato l’annuncio dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders: “L’aumento dei dazi è sospeso”. Seguito da una dichiarazione dello stesso Trump: “E’ stato un incontro fantastico e produttivo che apre possibilità illimitate sia per gli Stati Uniti che per la Cina. E’ un grande onore lavorare col presidente Xi”.

UPDATE: ore 11.30 

La Cina vuole ulteriori colloqui, prima di firmare il deal! Io me la immagino la scena, Donald, mi araccomando stavolta non andare fuori dai giornalisti a dire che è già tutto fatto abbiamo bisogno di vederci ancora, di pensarci su mi raccomando!
La Cina vuole ulteriori colloqui  alla fine di ottobre per approfondire i dettagli dell’accordo commerciale della ” fase uno ” promosso da Donald Trump prima che Xi Jinping accetti di firmarlo, secondo le persone che hanno familiarità con la questione, riporta Bloomberg News.
Pechino potrebbe inviare una delegazione guidata dal vice premier Liu He, primo negoziatore della Cina, per finalizzare un accordo scritto che potrebbe essere firmato dai presidenti al vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico del prossimo mese in Cile, ha detto uno dei cittadini. Un’altra persona ha affermato che la Cina vuole che Trump elimini l’aumento delle tariffe pianificato a dicembre, oltre all’aumento previsto per questa settimana, qualcosa che l’amministrazione non ha ancora approvato.
Il tutto secondo Bloomberg, il mio caro amico Xi, un grande amico, la Cina fantastico accordo, il più grande di tutti i tempi…ihihihiiiii
E’ stata un incontro fantastico aveva detto il nostro eroe, possibilità illimitate dovevano arrivare!
Il più grande accordo della storia, in America si alleveranno maialini ovunque, piamnnte di soia negli orti da New York a San Francisco, tutti si chiederanno come mai sia possibile produrre così tanto, perchè non lo abbiamo fatto prima.
Ma certo siamo alla fase uno, quella degli annunci, funziona sempre così, poi qualcuno suggerisce che è impossibile comprare tutta quella carne da maiale, quella soia, e allora inizia la fase due, Trump si agita, minaccia ancora più dazi, la Cina saluta e rilancia sui dazi, sino alla nuova fase 1.
Io me la immagino già la disperazione di Donald, adesso che la guerra commerciale è finita, la Fed non può più abbassare i tassi, ripartiranno i tweet sull’intelligenza di Powell.
Quello che è certo è che i DAZI CHE HANNO MANDATO IN RECESSIONE IL SISTEMA MANIFATTURIERO MONDIALE RESTANO, e continuano a lavorare in maniera recessiva, poi arriveranno anche quelli sull’Europa e via dicendo.
Venerdì sera la nuova boutade, qualche seme di soia e un maialino per continuare a sognare…
Da qui a 4 o 5 settimane di questo accordo non resterà più nulla! 😉 Dazi, l’annuncio di Trump: «Raggiunto sostanziale accordo con la Cina» https://www.ilsole24ore.com/art/dazi-trump-sostanziale-accordo-la-cina-e-prima-fase-ACulKRr 

Dazi, Trump annuncia: «Raggiunto sostanziale accordo con la Cina»

«Siamo vicini alla fine della guerra commerciale» dice Trump. La firma dell’accordo avverrà tra 4-5 settimane in Cile quando il presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping, a margine del vertice annuale dei paesi Asia Pacifico.
I dettagli dell’accordo non si conoscono ancora. Per ora si sanno i titoli. Il primo punto è la fine dell’escalation dei dazi: gli Stati Uniti martedì prossimo non aumenteranno, come previsto, i dazi dal 25 al 30% su 250 miliardi di export cinese. Non dovrebbero farlo neanche il 15 dicembre sull’ultima tranche di export cinese ancora non tassata, quei 160 miliardi di $ di telefonini, pc, tablet e videogiochi che colpirebbero indirettamente anche Apple e i produttori di computer americani: i collaboratori di Trump temono le ripercussioni sull’economia nel periodo degli acquisti natalizi. Mnuchin ha precisato che su questo punto l’ultima parola resta al presidente Trump.
La Cina in cambio ha concesso aperture sull’industria finanziaria, ha incrementato le importazioni di prodotti agricoli Usa con l’impegno ad acquistare più soia, grano e carne di maiale. E ha siglato un patto sulle valute contro la manipolazione dei cambi. Il Dipartimento all’agricoltura ha già fatto sapere che gli acquisti cinesi di carne di maiale nella settimana del 3 ottobre sono arrivati al livello record di 142.172 tonnellate. Pechino inoltre acquisterà soia americana per un valore aggiuntivo di 10 miliardi di dollari. Trump ha parlato di 40-50 miliardi in più in conferenza stampa, facendo probabilmente confusione con le tonnellate.
E si, si fa presto a fare confuzione con le tonnellate, come la Banca centrale americana, 60 miliardi di dollari di acquisti in più ogni mese sino alla fine di giugno 2020, ma non è il riavvio del QE, mi raccomando, Jerome Powell ci tiene a farvelo sapere, non fate confuzione, quelo è un diversamente QE, analogamente, parimenti, similmente QE, ma non è il QE.
Ora una persona normale qualche domanda se la farebbe, soprattutto quando ci sono di mezzo i propri risparmi, specialmente dopo che il capo di Unicredit ha prima dichiarato che la sua banca applicherà tassi negativi sopra i 100.000 euro, per poi fare una clamorosa inversione ad U e sottolineare che è stato frainteso, mancava uno zero, intendeva sopra il milione e solo ai cienti top o alle aziende.
Ma che bisogno c’era di far partire il diversamente QE se ora la guerra commerciale è finita?
Tornando a noi, nessuna persona di buon senso, può credere a queste fandonie, se come dicono loro, l’occupazione è ai minimi storici, l’economia vola, l’inflazione è morta e sepolta, che motivo c’è di dare il via SUBITO, senza attendere la riunione di fine mese, al QUANTITATIVE EASING NUMBER FOUR?
Ci hanno rassicurato che quello che era accaduto in settembre era solo un problema tecnico, dovuto alle scadenze fiscali, temporaneao, tutto sotto controllo al punto tale da renderlo permanente, non 45 miliardi come prima ma addirittura 60 miliardi, il panico è di casa a Whasington.
Chiamiamolo diversamente QE, riserve bancarie calate della metà da 2800 miliardi a soli 1400 in pochissime settimane, tassi alle stelle, vicini al dieci per cento, e allora via ad acquisti per 60 miliardi al mese una cifra stratosferica visto che secondo loro è circoscritta ai soli Tbills a un anno, null’altro ci raccontano del perchè è successo tutto questo nelle ultime settimana.
Quello che è interessante è che qualcuno sta pensando di allentare la presa sulle filiale delle banche estere, in primis Deutsche Bank…
I regolatori bancari statunitensi hanno abbandonato l’idea di assoggettare le filiali locali delle banche straniere a nuove e rigide regole di liquidità, con una mossa che potrebbe avvantaggiare la già turbata Deutsche Bank più di ogni altra. La Federal Reserve annuncerà giovedì che ha deciso di non forzare le filiali statunitensi di banche straniere a detenere un livello minimo di attività liquide per proteggerle da una crisi di liquidità, secondo le persone che hanno familiarità con la decisione.
Un grafico senza descrizione
Non solo Deutsche Bank! Torno a consigliare agli amici di Machiavelli di rispolverare il nostro modellino sulla solidità delle banche europee, che utilizzeremo nuovamente nel prossimo manoscritto, verso la fine del mese.
Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro, nella finanza privata, le regole si applicano e si tolgono a seconda della convenienza, in quella pubblica, guai a cambiare le regole, forse un giorno anche i politici lo capiranno, ma dubito di vedere l’alba sull’argomento.
Per il resto, nulla cambia, nel frattempo la sterlina vola, mettendo a segno in un giorno e mezzo, il più spettacolare volo degli ultimi anni…
, ottimismo sull'accordo e anche la City ci crede. Sale la sterlina http://ow.ly/AvvG30pHGWE 

Brexit, negoziati intensi ma la posizione Ue non cambia - Europa