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venerdì 24 gennaio 2020
mercoledì 16 ottobre 2019
TRUMP MANDA PENCE A TRATTARE CON ERDOGAN, A LUI DELLA SIRIA NON SBATTE NULLA: ''È A 7MILA MIGLIA DI DISTANZA, PERCHÉ DOVREI MANDARE I MIEI UOMINI A DIFENDERE IL NOSTRO NEMICO ASSAD? LA TURCHIA POSSIAMO ANNIENTARLA ECONOMICAMENTE''

E PARTONO SUBITO DAZI E SANZIONI
REPUBBLICANI INTERVENTISTI DISPERATI: ''COSÌ RINASCE L'ISIS''
L'ACCORDO PUTIN-ERDOGAN PER TOGLIERE DI MEZZO GLI USA E SPARTIRSI LA SIRIA
SIRIA: PENCE ANDRÀ IN TURCHIA SU RICHIESTA TRUMP
(ANSA) - Il vicepresidente americano Mike Pence andrà in Turchia su richiesta del presidente Donald Trump. Pence guiderà una delegazione insieme al consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O'Brien. L'obiettivo della missione è quello di avviare trattative per un cessate il fuoco. "Trump ha detto chiaramente" ad Erdogan che gli Stati Uniti "vogliono che la Turchia cessi l'invasione, attui un immediato cessate il fuoco e inizi a negoziare con le forze curde in Siria per mettere fine alla violenza", dice Pence.
TRUMP, BENE CHIUNQUE DIFENDA CURDI, ANCHE BONAPARTE
(ANSA) - "Dopo aver sconfitto l'Isis, ho fondamentalmente portato le nostre truppe fuori dalla Siria. Lasciamo che la Siria e Assad proteggano i curdi e combattano la Turchia per la loro terra. Ho detto ai miei generali, perchè dovremmo combattere per la Siria e per Assad per proteggere la terra del nostro nemico? Chiunque voglia aiutare la Siria a proteggere i curdi va bene per me, che sia la Russia, la Cina o Napoleone Bonaparte. Spero che tutti facciano bene, noi siamo a 7000 miglia di distanza": lo ha twittato Donald Trump.
SIRIA: MCCONNELL RITIRO USA CAUSERÀ RINASCITA ISIS
(ANSA) - Dura presa di posizione del leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell contro le mosse di Donald Trump in Siria: "abbandonare questa battaglia ora e ritirare le forze Usa dalla Siria ricreerà le condizioni per la cui eliminazione abbiamo lavorato duro e causerà la rinascita dell'Isis", ha detto.
SANZIONI USA AL GOVERNO TURCO E DAZI SU ACCIAIO
(ANSA) - Donald Trump ha annunciato su Twitter che a breve firmerà un ordine esecutivo "per imporre sanzioni contro dirigenti ed ex dirigenti del governo turco e qualsiasi persona che contribuisca alle azioni destabilizzanti della Turchia nel nordest della Siria". Saranno inoltre aumentati i dazi sull'acciaio sino al 50% e fermati i negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari.
TRUMP, SONO PRONTO A DISTRUGGERE L'ECONOMIA TURCA
(ANSA) - "Sono totalmente pronto a distruggere rapidamente l'economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva": lo twitta Donald Trump in merito alla Siria.
«LIBERIAMOCI DI TRUMP», PUTIN-ERDOGAN E L'ACCORDO SEGRETO PER SPARTIRSI IL PAESE
Marco Ventura per “il Messaggero”
Si ridisegna rapidamente il quadro del Medio Oriente da una parte con l'avanzata turca nel Rojava, la regione finora controllata dalle milizie curde nel Nord-Est della Siria, dall'altra con quella (non contrastata dai curdi che lottano ormai per la sopravvivenza) dell'esercito siriano di Assad che ieri sera sarebbe entrato a Manbij, e col disimpegno dei marines in una gimkana concordata via telefono tra gli Stati maggiori della Difesa russo, turco e americano per non restare intrappolati nei combattimenti.
LE POSIZIONI UE
Sullo sfondo, le altisonanti dichiarazioni dell'Unione europea che in ordine sparso sta bloccando le future forniture di armi ad Ankara (facilmente rimpiazzate dalla Russia che ha già consegnato alla Turchia i suoi missili S-400). All'origine dei nuovi sviluppi starebbe il patto tra il russo Putin e il turco Erdogan per la spartizione della Siria, con il risultato anzitutto del ritiro americano, militare e peggio politico e morale, dai suoi capisaldi a protezione dell'YPG, la forza curdo-siriana che sognava l'indipendenza di uno Stato curdo ritagliato col sangue nel confronto con il Califfato. E che ora deve invece lottare per non sparire, e sperare in un'autonomia sotto l'ombrello di Damasco/Assad.
«Liberiamoci di Trump», potrebbe essere il titolo di accordi maturati in questi mesi tra Mosca e Ankara, ma con la complicità dello stesso presidente USA che considera le «ridicole infinite guerre» del Medio Oriente lontane dagli interessi strategici americani. È significativo che subito dopo l'offensiva turca Fonte di pace, Mosca si sia precipitata a negare che vi fosse un accordo con la Turchia.
Ma ieri è stato Erdogan a dichiarare pubblicamente che l'attacco si sarebbe esteso alla strategica città di Kobane, smentendo che la Russia avesse favorito una sorta di alleanza tra Assad e le milizie curde in chiave anti-turca. «Ci sono troppe chiacchiere in giro ha detto -. Al momento non sembra ci sia alcun problema con la Russia rispetto al nostro avvicinamento a Kobane». L'approccio di Mosca? «Positivo».
E in effetti, blande sono le reazioni dal Cremlino all'avanzata turca. Il portavoce Dmitri Peskov ammette che c'è «un canale di comunicazione tra i nostri militari» e che non esiste come opzione un «coinvolgimento« della Russia nel conflitto. Timido anche il commento del consigliere per gli Affari esteri del Cremlino Yuri Ushakov, per il quale gli sviluppi in Siria «non riflettono del tutto la posizione della Russia a favore del mantenimento dell'integrità territoriale del Paese«. Ma nulla più di questo. Una sorta di avvertimento. Non un altolà. Del resto, sia Mosca sia Ankara confermano colloqui diretti tra i supremi capi militari russo e turco, Valery Gerasimov e Yasar Guler.
PUTIN A RIAD
Intanto Putin vola a Riad per quella che il ministro degli Esteri Serghei Lavrov definisce «una visita storica, alla luce anche della visita dell'anno scorso di Sua Maestà il re Salman in Russia». Putin e il principe Muhammed bin Salman si trovano d'accordo sulla lotta al terrorismo, sul rilascio di visti ai cittadini dei due Paesi, ma soprattutto sulla stabilizzazione del mercato dell'energia e sui rapporti commerciali. Il primo jet supersonico prodotto congiuntamente da Russia e sauditi potrebbe essere pronto entro il 2027.
E in un'intervista ai media arabi, Putin annuncia la realizzazione di missili capaci di sfondare qualsiasi sistema di difesa, e di sistemi di difesa missilistici «che nessuno al mondo ha». Il linguaggio della forza è efficace in tutto il Medio Oriente. Israele osserva, e saggia la disponibilità di Putin chiedendogli di graziare una cittadina israelo-americana, Naama Issachar, condannata a 7 anni e mezzo di prigione per traffico di stupefacenti. Facile immaginare come si concluderà la vicenda.
ASSAD CONTRO ERDOGAN, UNA FAIDA CHE VIENE DA LONTANO
LO SCONTRO TRA SIRIA E TURCHIA RISALE AL 1998, QUANDO AL POTERE C’ERA HAFEZ ASSAD
PER CONTRASTARE LE AMBIZIONI NEO-OTTOMANE DI ANKARA, DAMASCO AVEVA DATO APPOGGIO AL PARTITO CURDO DEI LAVORATORI OFFRENDO OSPITALITÀ AL SUO LEADER, ABDULLAH OCALAN
NELL'OTTOBRE DEL 1998 I DUE PAESI ERANO A UN PASSO DALLA GUERRA…
Gio. Sta. per “la Stampa”
Nell' ottobre del 1998 Recep Tayyip Erdogan era sindaco di Istanbul da quattro anni e Bashar al-Assad faceva ancora l' oculista a Londra. Il padre Hafez si era scontrato con il potere turco dal 1980, quando aveva deciso di contrastare le mire «neo-ottomane» di Ankara con l' appoggio al Partito curdo dei lavoratori, il Pkk, e aveva dato ospitalità al suo leader, Abdullah Ocalan.
Ma nell'ottobre del 1998 i due Paesi erano a un passo dalla guerra, Damasco aveva inviato un mezza dozzina di divisioni nel Nord e installato 36 batterie di missili Scud vicino alla frontiera, nel timore di una invasione imminente. Dovettero intervenire gli Stati Uniti, e la Russia, per evitare il peggio. Il 20 ottobre si arrivò all' accordo di Adana. Assad padre cessava di sostenere il Pkk e accettava di consegnare Ocalan, che alla fine sarebbe arrivato in una prigione turca dopo una lunga crisi internazionale.
L'accordo di Adana segnò anche l'inizio di un lungo inverno per i curdi siriani, che Assad aveva lasciato si organizzassero nel Pyd, il gemello siriano del Pkk. Il tradimento del raiss ha lasciato un segno duraturo. Ma anche i decenni di collaborazione stretta. Assad figlio si è così ritrovato nelle mani le carte buone e cattive che gli aveva lasciato il padre.
E di fronte un avversario implacabile come Erdogan. Quando la rivolta degli arabo-sunniti ha cominciato a travolgerlo, alla fine del 2012, ha lasciato i curdi, che avevano costituito le loro Unità di difesa popolare, le Ypg, a sorvegliare i territori a Nord-Est, per spostare tutte le truppe ad Aleppo e Damasco. Per sette anni i curdi hanno lottato per costruire la loro regione autonoma, il Rojava. Il regime era un avversario, la Turchia, e ancor più le milizie jihadiste sostenute da Ankara, il nemico vero e mortale. Fino all' avvento dell'Isis e all'intervento degli Stati Uniti nel Nord-Est della Siria.
Nel frattempo Erdogan creava un' armata ribelle, incentrata attorno al gruppo Ahrar al-Sham, per abbattere Assad. Nell' estate del 2015 il raiss è al lumicino, con i colpi di mortaio che cadono nel giardino del palazzo presidenziale. Arriva Vladimir Putin a salvarlo con l'aviazione russa, sfiora la guerra con la Turchia dopo che un caccia Su-24 viene abbattuto da un F-16 turco.
Lo scontro Assad-Erdogan è al culmine. Il leader turco accusa il presidente siriano di essere un «macellaio» di avere le «mani sporche del sangue di mezzo milione di persone». Per Assad l'avversario è un «Sultano», un «complice dell' Isis», un estremista islamico che vuole restaurare «l' impero ottomano e ridurre la Siria di nuovo in schiavitù». Il fallito golpe del luglio 2016 cambia però ancora lo scenario. Erdogan si sente tradito dagli Stati Uniti si riavvicina alla Russia e accetta un compromesso anche sulla Siria.
Il cambio di regime non è più una priorità, a patto che la Turchia ottenga una «fascia di sicurezza» lungo la frontiera. Una cosa però Erdogan mette in chiaro con Putin: «Non stringerà mai la mano ad Assad». ll leader siriano è dello stesso parere. Ringrazia Putin ma ribadisce che si «riprenderà ogni centimetro quadrato di territorio».
La lotta ai ribelli sostenuti da Ankara è implacabile. Damasco va all'assalto di Idlib, si rischia un bagno di sangue terrificante, interviene di nuovo il Cremlino a mediare. I rapporti con i curdi continuano sottotraccia, nonostante la rabbia del raiss per la loro alleanza con l'America. Assad, nell'ottobre del 2018, li avverte: «Alla fine gli americani vi tradiranno, ve ne pentirete, soltanto l'esercito siriano difenderà il popolo siriano». Un anno dopo Trump scarica i curdi e Erdogan scatena la caccia ai guerriglieri delle Ypg. Il duello Assad-Erdogan continua. E questa volta, come nel 1998, siamo a un passo dallo scontro armato diretto.
Fonte: qui
Gio. Sta. per “la Stampa”
Nell' ottobre del 1998 Recep Tayyip Erdogan era sindaco di Istanbul da quattro anni e Bashar al-Assad faceva ancora l' oculista a Londra. Il padre Hafez si era scontrato con il potere turco dal 1980, quando aveva deciso di contrastare le mire «neo-ottomane» di Ankara con l' appoggio al Partito curdo dei lavoratori, il Pkk, e aveva dato ospitalità al suo leader, Abdullah Ocalan.
Ma nell'ottobre del 1998 i due Paesi erano a un passo dalla guerra, Damasco aveva inviato un mezza dozzina di divisioni nel Nord e installato 36 batterie di missili Scud vicino alla frontiera, nel timore di una invasione imminente. Dovettero intervenire gli Stati Uniti, e la Russia, per evitare il peggio. Il 20 ottobre si arrivò all' accordo di Adana. Assad padre cessava di sostenere il Pkk e accettava di consegnare Ocalan, che alla fine sarebbe arrivato in una prigione turca dopo una lunga crisi internazionale.
L'accordo di Adana segnò anche l'inizio di un lungo inverno per i curdi siriani, che Assad aveva lasciato si organizzassero nel Pyd, il gemello siriano del Pkk. Il tradimento del raiss ha lasciato un segno duraturo. Ma anche i decenni di collaborazione stretta. Assad figlio si è così ritrovato nelle mani le carte buone e cattive che gli aveva lasciato il padre.
E di fronte un avversario implacabile come Erdogan. Quando la rivolta degli arabo-sunniti ha cominciato a travolgerlo, alla fine del 2012, ha lasciato i curdi, che avevano costituito le loro Unità di difesa popolare, le Ypg, a sorvegliare i territori a Nord-Est, per spostare tutte le truppe ad Aleppo e Damasco. Per sette anni i curdi hanno lottato per costruire la loro regione autonoma, il Rojava. Il regime era un avversario, la Turchia, e ancor più le milizie jihadiste sostenute da Ankara, il nemico vero e mortale. Fino all' avvento dell'Isis e all'intervento degli Stati Uniti nel Nord-Est della Siria.
Nel frattempo Erdogan creava un' armata ribelle, incentrata attorno al gruppo Ahrar al-Sham, per abbattere Assad. Nell' estate del 2015 il raiss è al lumicino, con i colpi di mortaio che cadono nel giardino del palazzo presidenziale. Arriva Vladimir Putin a salvarlo con l'aviazione russa, sfiora la guerra con la Turchia dopo che un caccia Su-24 viene abbattuto da un F-16 turco.
Lo scontro Assad-Erdogan è al culmine. Il leader turco accusa il presidente siriano di essere un «macellaio» di avere le «mani sporche del sangue di mezzo milione di persone». Per Assad l'avversario è un «Sultano», un «complice dell' Isis», un estremista islamico che vuole restaurare «l' impero ottomano e ridurre la Siria di nuovo in schiavitù». Il fallito golpe del luglio 2016 cambia però ancora lo scenario. Erdogan si sente tradito dagli Stati Uniti si riavvicina alla Russia e accetta un compromesso anche sulla Siria.
Il cambio di regime non è più una priorità, a patto che la Turchia ottenga una «fascia di sicurezza» lungo la frontiera. Una cosa però Erdogan mette in chiaro con Putin: «Non stringerà mai la mano ad Assad». ll leader siriano è dello stesso parere. Ringrazia Putin ma ribadisce che si «riprenderà ogni centimetro quadrato di territorio».
La lotta ai ribelli sostenuti da Ankara è implacabile. Damasco va all'assalto di Idlib, si rischia un bagno di sangue terrificante, interviene di nuovo il Cremlino a mediare. I rapporti con i curdi continuano sottotraccia, nonostante la rabbia del raiss per la loro alleanza con l'America. Assad, nell'ottobre del 2018, li avverte: «Alla fine gli americani vi tradiranno, ve ne pentirete, soltanto l'esercito siriano difenderà il popolo siriano». Un anno dopo Trump scarica i curdi e Erdogan scatena la caccia ai guerriglieri delle Ypg. Il duello Assad-Erdogan continua. E questa volta, come nel 1998, siamo a un passo dallo scontro armato diretto.
Fonte: qui
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sabato 12 ottobre 2019
NIENTE DAZI A PECHINO: MINI-ACCORDO TRA USA E CINA, SCATTA UNA TREGUA NELLA GUERRA COMMERCIALE TRA L’AMERICA E IL DRAGONE

LA PROSSIMA SETTIMANA NON SCATTERANNO LE NUOVE TARIFFE USA CONTRO IL MADE IN CHINA HUAWEI NON RIENTRA NELL’INTESA.
Da ansa.it
Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un primo sostanziale accordo commerciale, la prima fase di un'intesa più ampia. Lo annuncia Donald Trump. "Abbiamo centrato una sostanziale fase uno dell'accordo" dice il tycoon, spiegando che l'intesa include la proprietà intellettuale, i servizi finanziari e 40-50 miliardi di dollari di acquisti di prodotti commerciali.
Siamo vicini a mettere fine alla guerra commerciale. Lo afferma Donald Trump. L'intesa è una prima fase di un accordo più ampio, la cui fase due inizierà non appena chiusa quella attuale.
I nuovi dazi americani contro il Made in China non scatteranno la prossima settimana come era inizialmente previsto. Lo afferma il segretario al Tesoro Steven Mncuhin. La settimana prossima i dazi americani su una parte del Made in China sarebbero dovuti aumentare dal 25% al 30%.
"Rapporti sani" fra Stati Uniti e Cina sono "importanti per il mondo". Lo ha scritto il presidente cinese Xi Jinping in una lettera indirizzata a Donald Trump, nella quale ha osservato come le aziende cinesi hanno accelerato gli acquisti di semi di soia americani.
Huawei non rientra nel mini-accordo commerciale raggiunto fra Stati Uniti e Cina. E' quanto emerge al termine della due giorni di trattative fra le due superpotenze economiche. Lo riportano i media americani.
Le borse europee terminano in decisa crescita. Svetta Francoforte che mette a segno un rialzo del 2,86%, seguita da Piazza Affari (+1,88%) e Parigi (+1,73%) grazie all'ottimismo dilagante su un accordo Usa-Cina sui dazi.
Chiusura in territorio positivo per Wall Street, spinta dal mini accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina. Il Dow Jones sale dell'1,20% a 26.815,71 punti, il Nasdaq avanza dell'1,34% a 8.057,04 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1,09% a 2.970,19 punti. I listini chiudono lontano dai massimi toccati nel corso delle seduta dopo aver appreso che l'intesa deve essere ancora messa per iscritto.
LA TREGUA SUI DAZI USA-CINA VACILLA SUL 5G: "NESSUNA APERTURA A HUAWEI"
OLTRE AD ESERCITARE FORTI PRESSIONI SUGLI EUROPEI PERCHÉ CHIUDANO LE PORTE ALLA TECNOLOGIA CINESE NEL 5G, GLI AMERICANI SEMBRANO DISPOSTI A FINANZIARE FORNITORI ALTERNATIVI COME ERICSSON E NOKIA.
TRUMP NE PARLERÀ ANCHE NELL' INCONTRO CON MATTARELLA
FEDERICO RAMPINI per La Repubblica
La nuova guerra fredda Usa-Cina sulle tecnologie incrocia la visita di Sergio Mattarella negli Stati Uniti, da martedì a venerdì. Proprio mentre sul fronte dei dazi si è registrata una prima schiarita tra le due superpotenze, un comunicato della Casa Bianca inserisce la delicata questione della "sicurezza nelle telecom" tra i temi dell' incontro bilaterale con Donald Trump.
Nell' agenda dell' incontro fra i due presidenti, la mattina del 16 alla Casa Bianca, gli americani citano insieme a tanti temi prevedibili (Nato, Mediterraneo) anche "la quinta generazione della telefonia mobile". Cioè il caso-Huawei, il campione cinese nelle tecnologie avanzate, contro il quale Washington ha decretato un vero e proprio embargo; oltre a volere l' estradizione della direttrice finanziaria dell' azienda arrestata quasi un anno fa in Canada. Dopo il bastone spunta la carota: oltre ad esercitare forti pressioni sugli europei perché chiudano le porte alla tecnologia cinese nel 5G, gli americani sembrano disposti a finanziare fornitori alternativi come Ericsson e Nokia.
Venerdì sera i mercati finanziari e le multinazionali s' interrogavano sulla portata della tregua sul fronte dei dazi. Trump ha enfatizzato soprattutto le promesse cinesi di aumentare gli acquisti di derrate agricole: fino a 50 miliardi, che sarebbe il triplo del valore annuo medio nell' era pre-dazi. Non è chiaro però su quale periodo di tempo i cinesi "spalmeranno" quegli acquisti. Inoltre non si tratta di una vera concessione: in realtà la Cina ha bisogno d' importare derrate alimentari, e soffre per un' acuta penuria di carne suina in seguito ad un' epidemia che ne ha decimato gli allevamenti. Altri temi sui quali Trump ha vantato risultati positivi includono "il trasferimento di tecnologie; la valuta". In virtù di questo accordo non ci sarà l' ulteriore aumento dei dazi americani che doveva scattare questo martedì, dal 25% al 30% su 250 miliardi di merci. È stato però escluso esplicitamente dall' accordo proprio il caso-Huawei.
Il capo dei negoziatori americani, Robert Lighthizer, ha detto che non verranno allentate le restrizioni sul colosso cinese delle telecom. A tenere i fari accesi su Huawei c' è anche l' opposizione democratica. Il capogruppo democratico al Senato, Chuck Schumer, ha esortato la Casa Bianca a «non fare concessioni su Huawei».
È da oltre un anno che l' Amministrazione Usa cerca di costruire un cordone sanitario attorno a Huawei.
La ragione: l' azienda cinese ha conquistato il 28% del mercato mondiale nelle infrastrutture telecom (come i ripetitori della telefonia mobile, le centraline), ma ha una quota superiore nel 5G che è la tecnologia del futuro. Il 5G può arrivare a una velocità di collegamento e circolazione dati che sarà fino al centuplo rispetto agli standard del Wi fi nella quarta generazione. Apre enormi potenziali per gli usi di Internet. Ma consegnare il futuro nelle mani di un' azienda cinese - legata a doppio filo col governo di Pechino e perfino con le sue forze armate - è un errore fatale. Huawei viene visto come un cavallo di Troia per ogni sorta di attività spionistica.
Questo allarme cominciò sotto l' Amministrazione Obama. Perciò non è solo Trump ma l' intero establishment americano che preme sugli alleati europei per fermare Huawei. Con alterni successi. L' Unione europea ancora non ha adottato una linea precisa né potrà necessariamente imporla a tutti gli Stati membri. L' Amministrazione Usa ha un punto debole nella sua campagna anti-Huawei: l' assenza di valide alternative. L' industria, un tempo numero uno, ha accumulato ritardi in questa tecnologia.
Giganti della Silicon Valley come Oracle e Cisco si sono chiamati fuori. Perciò Washington sta pensando di finanziare le alternative europee, cioè Ericsson e Nokia. Le scelte sull' ammodernamento della rete telecom sono di competenza del governo italiano e la Casa Bianca dovrebbe sapere che non dipendono da Mattarella. Tuttavia approfitta della sua visita per ribadire che questo è un terreno minato. In particolare dopo la firma del Memorandum sulle Nuove Vie della Seta fra Xi Jinping e il primo governo Conte.
FEDERICO RAMPINI per La Repubblica
La nuova guerra fredda Usa-Cina sulle tecnologie incrocia la visita di Sergio Mattarella negli Stati Uniti, da martedì a venerdì. Proprio mentre sul fronte dei dazi si è registrata una prima schiarita tra le due superpotenze, un comunicato della Casa Bianca inserisce la delicata questione della "sicurezza nelle telecom" tra i temi dell' incontro bilaterale con Donald Trump.
Nell' agenda dell' incontro fra i due presidenti, la mattina del 16 alla Casa Bianca, gli americani citano insieme a tanti temi prevedibili (Nato, Mediterraneo) anche "la quinta generazione della telefonia mobile". Cioè il caso-Huawei, il campione cinese nelle tecnologie avanzate, contro il quale Washington ha decretato un vero e proprio embargo; oltre a volere l' estradizione della direttrice finanziaria dell' azienda arrestata quasi un anno fa in Canada. Dopo il bastone spunta la carota: oltre ad esercitare forti pressioni sugli europei perché chiudano le porte alla tecnologia cinese nel 5G, gli americani sembrano disposti a finanziare fornitori alternativi come Ericsson e Nokia.
Venerdì sera i mercati finanziari e le multinazionali s' interrogavano sulla portata della tregua sul fronte dei dazi. Trump ha enfatizzato soprattutto le promesse cinesi di aumentare gli acquisti di derrate agricole: fino a 50 miliardi, che sarebbe il triplo del valore annuo medio nell' era pre-dazi. Non è chiaro però su quale periodo di tempo i cinesi "spalmeranno" quegli acquisti. Inoltre non si tratta di una vera concessione: in realtà la Cina ha bisogno d' importare derrate alimentari, e soffre per un' acuta penuria di carne suina in seguito ad un' epidemia che ne ha decimato gli allevamenti. Altri temi sui quali Trump ha vantato risultati positivi includono "il trasferimento di tecnologie; la valuta". In virtù di questo accordo non ci sarà l' ulteriore aumento dei dazi americani che doveva scattare questo martedì, dal 25% al 30% su 250 miliardi di merci. È stato però escluso esplicitamente dall' accordo proprio il caso-Huawei.
Il capo dei negoziatori americani, Robert Lighthizer, ha detto che non verranno allentate le restrizioni sul colosso cinese delle telecom. A tenere i fari accesi su Huawei c' è anche l' opposizione democratica. Il capogruppo democratico al Senato, Chuck Schumer, ha esortato la Casa Bianca a «non fare concessioni su Huawei».
È da oltre un anno che l' Amministrazione Usa cerca di costruire un cordone sanitario attorno a Huawei.
La ragione: l' azienda cinese ha conquistato il 28% del mercato mondiale nelle infrastrutture telecom (come i ripetitori della telefonia mobile, le centraline), ma ha una quota superiore nel 5G che è la tecnologia del futuro. Il 5G può arrivare a una velocità di collegamento e circolazione dati che sarà fino al centuplo rispetto agli standard del Wi fi nella quarta generazione. Apre enormi potenziali per gli usi di Internet. Ma consegnare il futuro nelle mani di un' azienda cinese - legata a doppio filo col governo di Pechino e perfino con le sue forze armate - è un errore fatale. Huawei viene visto come un cavallo di Troia per ogni sorta di attività spionistica.
Questo allarme cominciò sotto l' Amministrazione Obama. Perciò non è solo Trump ma l' intero establishment americano che preme sugli alleati europei per fermare Huawei. Con alterni successi. L' Unione europea ancora non ha adottato una linea precisa né potrà necessariamente imporla a tutti gli Stati membri. L' Amministrazione Usa ha un punto debole nella sua campagna anti-Huawei: l' assenza di valide alternative. L' industria, un tempo numero uno, ha accumulato ritardi in questa tecnologia.
Giganti della Silicon Valley come Oracle e Cisco si sono chiamati fuori. Perciò Washington sta pensando di finanziare le alternative europee, cioè Ericsson e Nokia. Le scelte sull' ammodernamento della rete telecom sono di competenza del governo italiano e la Casa Bianca dovrebbe sapere che non dipendono da Mattarella. Tuttavia approfitta della sua visita per ribadire che questo è un terreno minato. In particolare dopo la firma del Memorandum sulle Nuove Vie della Seta fra Xi Jinping e il primo governo Conte.
CHINA TRUMP FED : DIVERSAMENTE QE! UPDATE!
Fantastico, meraviglioso, entusiasmante accordo nel fine settimana tra i cinesi e gli americani, un accordo sulla parola come tutti gli altri, firmeremo tra qualche settimana, come quello del dicembre scorso, ve lo ricordate…
Ops scusate ... era dicembre del 2018! Usa-Cina, tregua sui dazi. Ripartono i negoziati https://www.repubblica.it/esteri/2018/12/02/news/usa-cina_tregua_sui_dazi_ripartono_i_negoziati-213183995/ … di @repubblica

Fantastico, meraviglioso, entusiasmante accordo nel fine settimana tra i cinesi e gli americani, un accordo sulla parola come tutti gli altri, firmeremo tra qualche settimana, come quello del dicembre scorso, ve lo ricordate…
Ops scusate ... era dicembre del 2018! Usa-Cina, tregua sui dazi. Ripartono i negoziati https://www.repubblica.it/esteri/2018/12/02/news/usa-cina_tregua_sui_dazi_ripartono_i_negoziati-213183995/ … di @repubblica
Usa-Cina, tregua sui dazi. Ripartono i negoziati
Si era il 2 di dicembre dello scorso anno dopo due mesi da tragedia, i mercati che perdevano anche le mutande, all’improvviso…
– Sono partite le prove di un disgelo tra Stati Uniti e Cina. Donald Trump concede a Xi Jinping una tregua sui dazi. Non scatterà a gennaio il rincaro delle tasse doganali americane dal 10% al 25%, che doveva colpire 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina. Per ora la misura protezionista è solo rinviata, mentre ripartono i negoziati tra le due superpotenze. Ma il clima è cambiato proprio nel corso della cena di lavoro tra le due delegazioni, avvenuta a Buenos Aires dopo la conclusione del G20. All’incontro partecipavano, oltre ai due leader, i principali ministri e consiglieri economici.
A riunione terminata, mentre Trump era già in volo sull’Air Force One alla volta di Washington, è arrivato l’annuncio dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders: “L’aumento dei dazi è sospeso”. Seguito da una dichiarazione dello stesso Trump: “E’ stato un incontro fantastico e produttivo che apre possibilità illimitate sia per gli Stati Uniti che per la Cina. E’ un grande onore lavorare col presidente Xi”.
Si era il 2 di dicembre dello scorso anno dopo due mesi da tragedia, i mercati che perdevano anche le mutande, all’improvviso…
– Sono partite le prove di un disgelo tra Stati Uniti e Cina. Donald Trump concede a Xi Jinping una tregua sui dazi. Non scatterà a gennaio il rincaro delle tasse doganali americane dal 10% al 25%, che doveva colpire 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina. Per ora la misura protezionista è solo rinviata, mentre ripartono i negoziati tra le due superpotenze. Ma il clima è cambiato proprio nel corso della cena di lavoro tra le due delegazioni, avvenuta a Buenos Aires dopo la conclusione del G20. All’incontro partecipavano, oltre ai due leader, i principali ministri e consiglieri economici.A riunione terminata, mentre Trump era già in volo sull’Air Force One alla volta di Washington, è arrivato l’annuncio dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders: “L’aumento dei dazi è sospeso”. Seguito da una dichiarazione dello stesso Trump: “E’ stato un incontro fantastico e produttivo che apre possibilità illimitate sia per gli Stati Uniti che per la Cina. E’ un grande onore lavorare col presidente Xi”.
UPDATE: ore 11.30
La Cina vuole ulteriori colloqui, prima di firmare il deal! Io me la immagino la scena, Donald, mi araccomando stavolta non andare fuori dai giornalisti a dire che è già tutto fatto abbiamo bisogno di vederci ancora, di pensarci su mi raccomando!
***BREAKINGNEWS*** *CHINA WANTS MORE TALKS BEFORE SIGNING TRUMP’S ‘PHASE ONE’ DEAL
Visualizza altri Tweet di Andrea Mazzalai
La Cina vuole ulteriori colloqui alla fine di ottobre per approfondire i dettagli dell’accordo commerciale della ” fase uno ” promosso da Donald Trump prima che Xi Jinping accetti di firmarlo, secondo le persone che hanno familiarità con la questione, riporta Bloomberg News.
Pechino potrebbe inviare una delegazione guidata dal vice premier Liu He, primo negoziatore della Cina, per finalizzare un accordo scritto che potrebbe essere firmato dai presidenti al vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico del prossimo mese in Cile, ha detto uno dei cittadini. Un’altra persona ha affermato che la Cina vuole che Trump elimini l’aumento delle tariffe pianificato a dicembre, oltre all’aumento previsto per questa settimana, qualcosa che l’amministrazione non ha ancora approvato.
Il tutto secondo Bloomberg, il mio caro amico Xi, un grande amico, la Cina fantastico accordo, il più grande di tutti i tempi…ihihihiiiii
E’ stata un incontro fantastico aveva detto il nostro eroe, possibilità illimitate dovevano arrivare!
Il più grande accordo della storia, credo sia il decimo dal dicembre dello scorso anno, solo parole, promesse, nulla di scritto ma anche le firme valgono nulla oggi! Auguri America
https://twitter.com/realdonaldtrump/status/1183021805570801665 …
Visualizza altri Tweet di Andrea Mazzalai
Il più grande accordo della storia, in America si alleveranno maialini ovunque, piamnnte di soia negli orti da New York a San Francisco, tutti si chiederanno come mai sia possibile produrre così tanto, perchè non lo abbiamo fatto prima.
Ma certo siamo alla fase uno, quella degli annunci, funziona sempre così, poi qualcuno suggerisce che è impossibile comprare tutta quella carne da maiale, quella soia, e allora inizia la fase due, Trump si agita, minaccia ancora più dazi, la Cina saluta e rilancia sui dazi, sino alla nuova fase 1.
Io me la immagino già la disperazione di Donald, adesso che la guerra commerciale è finita, la Fed non può più abbassare i tassi, ripartiranno i tweet sull’intelligenza di Powell.
Quello che è certo è che i DAZI CHE HANNO MANDATO IN RECESSIONE IL SISTEMA MANIFATTURIERO MONDIALE RESTANO, e continuano a lavorare in maniera recessiva, poi arriveranno anche quelli sull’Europa e via dicendo.
Venerdì sera la nuova boutade, qualche seme di soia e un maialino per continuare a sognare…
Da qui a 4 o 5 settimane di questo accordo non resterà più nulla!
Dazi, l’annuncio di Trump: «Raggiunto sostanziale accordo con la Cina» https://www.ilsole24ore.com/art/dazi-trump-sostanziale-accordo-la-cina-e-prima-fase-ACulKRr …
La Cina vuole ulteriori colloqui, prima di firmare il deal! Io me la immagino la scena, Donald, mi araccomando stavolta non andare fuori dai giornalisti a dire che è già tutto fatto abbiamo bisogno di vederci ancora, di pensarci su mi raccomando!
***BREAKINGNEWS*** *CHINA WANTS MORE TALKS BEFORE SIGNING TRUMP’S ‘PHASE ONE’ DEAL
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La Cina vuole ulteriori colloqui alla fine di ottobre per approfondire i dettagli dell’accordo commerciale della ” fase uno ” promosso da Donald Trump prima che Xi Jinping accetti di firmarlo, secondo le persone che hanno familiarità con la questione, riporta Bloomberg News.Pechino potrebbe inviare una delegazione guidata dal vice premier Liu He, primo negoziatore della Cina, per finalizzare un accordo scritto che potrebbe essere firmato dai presidenti al vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico del prossimo mese in Cile, ha detto uno dei cittadini. Un’altra persona ha affermato che la Cina vuole che Trump elimini l’aumento delle tariffe pianificato a dicembre, oltre all’aumento previsto per questa settimana, qualcosa che l’amministrazione non ha ancora approvato.
Il tutto secondo Bloomberg, il mio caro amico Xi, un grande amico, la Cina fantastico accordo, il più grande di tutti i tempi…ihihihiiiii
E’ stata un incontro fantastico aveva detto il nostro eroe, possibilità illimitate dovevano arrivare!
Il più grande accordo della storia, credo sia il decimo dal dicembre dello scorso anno, solo parole, promesse, nulla di scritto ma anche le firme valgono nulla oggi! Auguri Americahttps://twitter.com/realdonaldtrump/status/1183021805570801665 …
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Il più grande accordo della storia, in America si alleveranno maialini ovunque, piamnnte di soia negli orti da New York a San Francisco, tutti si chiederanno come mai sia possibile produrre così tanto, perchè non lo abbiamo fatto prima.
Ma certo siamo alla fase uno, quella degli annunci, funziona sempre così, poi qualcuno suggerisce che è impossibile comprare tutta quella carne da maiale, quella soia, e allora inizia la fase due, Trump si agita, minaccia ancora più dazi, la Cina saluta e rilancia sui dazi, sino alla nuova fase 1.
Io me la immagino già la disperazione di Donald, adesso che la guerra commerciale è finita, la Fed non può più abbassare i tassi, ripartiranno i tweet sull’intelligenza di Powell.
Quello che è certo è che i DAZI CHE HANNO MANDATO IN RECESSIONE IL SISTEMA MANIFATTURIERO MONDIALE RESTANO, e continuano a lavorare in maniera recessiva, poi arriveranno anche quelli sull’Europa e via dicendo.
Venerdì sera la nuova boutade, qualche seme di soia e un maialino per continuare a sognare…
Da qui a 4 o 5 settimane di questo accordo non resterà più nulla!Dazi, l’annuncio di Trump: «Raggiunto sostanziale accordo con la Cina» https://www.ilsole24ore.com/art/dazi-trump-sostanziale-accordo-la-cina-e-prima-fase-ACulKRr …
Dazi, Trump annuncia: «Raggiunto sostanziale accordo con la Cina»
«Siamo vicini alla fine della guerra commerciale» dice Trump. La firma dell’accordo avverrà tra 4-5 settimane in Cile quando il presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping, a margine del vertice annuale dei paesi Asia Pacifico.
I dettagli dell’accordo non si conoscono ancora. Per ora si sanno i titoli. Il primo punto è la fine dell’escalation dei dazi: gli Stati Uniti martedì prossimo non aumenteranno, come previsto, i dazi dal 25 al 30% su 250 miliardi di export cinese. Non dovrebbero farlo neanche il 15 dicembre sull’ultima tranche di export cinese ancora non tassata, quei 160 miliardi di $ di telefonini, pc, tablet e videogiochi che colpirebbero indirettamente anche Apple e i produttori di computer americani: i collaboratori di Trump temono le ripercussioni sull’economia nel periodo degli acquisti natalizi. Mnuchin ha precisato che su questo punto l’ultima parola resta al presidente Trump.
La Cina in cambio ha concesso aperture sull’industria finanziaria, ha incrementato le importazioni di prodotti agricoli Usa con l’impegno ad acquistare più soia, grano e carne di maiale. E ha siglato un patto sulle valute contro la manipolazione dei cambi. Il Dipartimento all’agricoltura ha già fatto sapere che gli acquisti cinesi di carne di maiale nella settimana del 3 ottobre sono arrivati al livello record di 142.172 tonnellate. Pechino inoltre acquisterà soia americana per un valore aggiuntivo di 10 miliardi di dollari. Trump ha parlato di 40-50 miliardi in più in conferenza stampa, facendo probabilmente confusione con le tonnellate.
E si, si fa presto a fare confuzione con le tonnellate, come la Banca centrale americana, 60 miliardi di dollari di acquisti in più ogni mese sino alla fine di giugno 2020, ma non è il riavvio del QE, mi raccomando, Jerome Powell ci tiene a farvelo sapere, non fate confuzione, quelo è un diversamente QE, analogamente, parimenti, similmente QE, ma non è il QE.
Ora una persona normale qualche domanda se la farebbe, soprattutto quando ci sono di mezzo i propri risparmi, specialmente dopo che il capo di Unicredit ha prima dichiarato che la sua banca applicherà tassi negativi sopra i 100.000 euro, per poi fare una clamorosa inversione ad U e sottolineare che è stato frainteso, mancava uno zero, intendeva sopra il milione e solo ai cienti top o alle aziende.
Ma che bisogno c’era di far partire il diversamente QE se ora la guerra commerciale è finita?
La FED sostiene che l'economia sta crescendo che la disoccupazione è ai minimi storici ma taglia i tassi ed espande il bilancio. Qualcosa non torna serve mantenere a galla un mercato eccessivamente indebitato e impedire lo scoppio delle bolle nei mercati finanziari. #sapevatelo https://twitter.com/newyorkfed/status/1182673903279394818 …
23 utenti ne stanno parlando
Tornando a noi, nessuna persona di buon senso, può credere a queste fandonie, se come dicono loro, l’occupazione è ai minimi storici, l’economia vola, l’inflazione è morta e sepolta, che motivo c’è di dare il via SUBITO, senza attendere la riunione di fine mese, al QUANTITATIVE EASING NUMBER FOUR?
Ci hanno rassicurato che quello che era accaduto in settembre era solo un problema tecnico, dovuto alle scadenze fiscali, temporaneao, tutto sotto controllo al punto tale da renderlo permanente, non 45 miliardi come prima ma addirittura 60 miliardi, il panico è di casa a Whasington.
Chiamiamolo diversamente QE, riserve bancarie calate della metà da 2800 miliardi a soli 1400 in pochissime settimane, tassi alle stelle, vicini al dieci per cento, e allora via ad acquisti per 60 miliardi al mese una cifra stratosferica visto che secondo loro è circoscritta ai soli Tbills a un anno, null’altro ci raccontano del perchè è successo tutto questo nelle ultime settimana.
Quello che è interessante è che qualcuno sta pensando di allentare la presa sulle filiale delle banche estere, in primis Deutsche Bank…
I regolatori bancari statunitensi hanno abbandonato l’idea di assoggettare le filiali locali delle banche straniere a nuove e rigide regole di liquidità, con una mossa che potrebbe avvantaggiare la già turbata Deutsche Bank più di ogni altra. La Federal Reserve annuncerà giovedì che ha deciso di non forzare le filiali statunitensi di banche straniere a detenere un livello minimo di attività liquide per proteggerle da una crisi di liquidità, secondo le persone che hanno familiarità con la decisione.
Non solo Deutsche Bank! Torno a consigliare agli amici di Machiavelli di rispolverare il nostro modellino sulla solidità delle banche europee, che utilizzeremo nuovamente nel prossimo manoscritto, verso la fine del mese.
Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro, nella finanza privata, le regole si applicano e si tolgono a seconda della convenienza, in quella pubblica, guai a cambiare le regole, forse un giorno anche i politici lo capiranno, ma dubito di vedere l’alba sull’argomento.
Per il resto, nulla cambia, nel frattempo la sterlina vola, mettendo a segno in un giorno e mezzo, il più spettacolare volo degli ultimi anni…
#Brexit, ottimismo sull'accordo e anche la City ci crede. Sale la sterlina #ANSAhttp://ow.ly/AvvG30pHGWE
«Siamo vicini alla fine della guerra commerciale» dice Trump. La firma dell’accordo avverrà tra 4-5 settimane in Cile quando il presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping, a margine del vertice annuale dei paesi Asia Pacifico.I dettagli dell’accordo non si conoscono ancora. Per ora si sanno i titoli. Il primo punto è la fine dell’escalation dei dazi: gli Stati Uniti martedì prossimo non aumenteranno, come previsto, i dazi dal 25 al 30% su 250 miliardi di export cinese. Non dovrebbero farlo neanche il 15 dicembre sull’ultima tranche di export cinese ancora non tassata, quei 160 miliardi di $ di telefonini, pc, tablet e videogiochi che colpirebbero indirettamente anche Apple e i produttori di computer americani: i collaboratori di Trump temono le ripercussioni sull’economia nel periodo degli acquisti natalizi. Mnuchin ha precisato che su questo punto l’ultima parola resta al presidente Trump.La Cina in cambio ha concesso aperture sull’industria finanziaria, ha incrementato le importazioni di prodotti agricoli Usa con l’impegno ad acquistare più soia, grano e carne di maiale. E ha siglato un patto sulle valute contro la manipolazione dei cambi. Il Dipartimento all’agricoltura ha già fatto sapere che gli acquisti cinesi di carne di maiale nella settimana del 3 ottobre sono arrivati al livello record di 142.172 tonnellate. Pechino inoltre acquisterà soia americana per un valore aggiuntivo di 10 miliardi di dollari. Trump ha parlato di 40-50 miliardi in più in conferenza stampa, facendo probabilmente confusione con le tonnellate.
E si, si fa presto a fare confuzione con le tonnellate, come la Banca centrale americana, 60 miliardi di dollari di acquisti in più ogni mese sino alla fine di giugno 2020, ma non è il riavvio del QE, mi raccomando, Jerome Powell ci tiene a farvelo sapere, non fate confuzione, quelo è un diversamente QE, analogamente, parimenti, similmente QE, ma non è il QE.
Ora una persona normale qualche domanda se la farebbe, soprattutto quando ci sono di mezzo i propri risparmi, specialmente dopo che il capo di Unicredit ha prima dichiarato che la sua banca applicherà tassi negativi sopra i 100.000 euro, per poi fare una clamorosa inversione ad U e sottolineare che è stato frainteso, mancava uno zero, intendeva sopra il milione e solo ai cienti top o alle aziende.
Ma che bisogno c’era di far partire il diversamente QE se ora la guerra commerciale è finita?
La FED sostiene che l'economia sta crescendo che la disoccupazione è ai minimi storici ma taglia i tassi ed espande il bilancio. Qualcosa non torna serve mantenere a galla un mercato eccessivamente indebitato e impedire lo scoppio delle bolle nei mercati finanziari. #sapevatelo https://twitter.com/newyorkfed/status/1182673903279394818 …
23 utenti ne stanno parlando
Tornando a noi, nessuna persona di buon senso, può credere a queste fandonie, se come dicono loro, l’occupazione è ai minimi storici, l’economia vola, l’inflazione è morta e sepolta, che motivo c’è di dare il via SUBITO, senza attendere la riunione di fine mese, al QUANTITATIVE EASING NUMBER FOUR?
Ci hanno rassicurato che quello che era accaduto in settembre era solo un problema tecnico, dovuto alle scadenze fiscali, temporaneao, tutto sotto controllo al punto tale da renderlo permanente, non 45 miliardi come prima ma addirittura 60 miliardi, il panico è di casa a Whasington.
Chiamiamolo diversamente QE, riserve bancarie calate della metà da 2800 miliardi a soli 1400 in pochissime settimane, tassi alle stelle, vicini al dieci per cento, e allora via ad acquisti per 60 miliardi al mese una cifra stratosferica visto che secondo loro è circoscritta ai soli Tbills a un anno, null’altro ci raccontano del perchè è successo tutto questo nelle ultime settimana.
Quello che è interessante è che qualcuno sta pensando di allentare la presa sulle filiale delle banche estere, in primis Deutsche Bank…
I regolatori bancari statunitensi hanno abbandonato l’idea di assoggettare le filiali locali delle banche straniere a nuove e rigide regole di liquidità, con una mossa che potrebbe avvantaggiare la già turbata Deutsche Bank più di ogni altra. La Federal Reserve annuncerà giovedì che ha deciso di non forzare le filiali statunitensi di banche straniere a detenere un livello minimo di attività liquide per proteggerle da una crisi di liquidità, secondo le persone che hanno familiarità con la decisione.
Non solo Deutsche Bank! Torno a consigliare agli amici di Machiavelli di rispolverare il nostro modellino sulla solidità delle banche europee, che utilizzeremo nuovamente nel prossimo manoscritto, verso la fine del mese.
Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro, nella finanza privata, le regole si applicano e si tolgono a seconda della convenienza, in quella pubblica, guai a cambiare le regole, forse un giorno anche i politici lo capiranno, ma dubito di vedere l’alba sull’argomento.
Per il resto, nulla cambia, nel frattempo la sterlina vola, mettendo a segno in un giorno e mezzo, il più spettacolare volo degli ultimi anni…
#Brexit, ottimismo sull'accordo e anche la City ci crede. Sale la sterlina #ANSAhttp://ow.ly/AvvG30pHGWE
Brexit, negoziati intensi ma la posizione Ue non cambia - Europa
Tutto previsto nell'ultimo Machiavelli
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Anche in queste caso, si preannunciano sorprese in grado di stravolgere le aspettative sulla Brexit, ma di questo ne parleremo nel prossimo manoscritto.
Fonte: qui
Tutto previsto nell'ultimo Machiavelli
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Anche in queste caso, si preannunciano sorprese in grado di stravolgere le aspettative sulla Brexit, ma di questo ne parleremo nel prossimo manoscritto.
Fonte: qui
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