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mercoledì 16 ottobre 2019

TRUMP MANDA PENCE A TRATTARE CON ERDOGAN, A LUI DELLA SIRIA NON SBATTE NULLA: ''È A 7MILA MIGLIA DI DISTANZA, PERCHÉ DOVREI MANDARE I MIEI UOMINI A DIFENDERE IL NOSTRO NEMICO ASSAD? LA TURCHIA POSSIAMO ANNIENTARLA ECONOMICAMENTE''

E PARTONO SUBITO DAZI E SANZIONI 
REPUBBLICANI INTERVENTISTI DISPERATI: ''COSÌ RINASCE L'ISIS'' 
L'ACCORDO PUTIN-ERDOGAN PER TOGLIERE DI MEZZO GLI USA E SPARTIRSI LA SIRIA
SIRIA: PENCE ANDRÀ IN TURCHIA SU RICHIESTA TRUMP
trump erdoganTRUMP ERDOGAN
 (ANSA) - Il vicepresidente americano Mike Pence andrà in Turchia su richiesta del presidente Donald Trump. Pence guiderà una delegazione insieme al consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O'Brien. L'obiettivo della missione è quello di avviare trattative per un cessate il fuoco. "Trump ha detto chiaramente" ad Erdogan che gli Stati Uniti "vogliono che la Turchia cessi l'invasione, attui un immediato cessate il fuoco e inizi a negoziare con le forze curde in Siria per mettere fine alla violenza", dice Pence.

TRUMP, BENE CHIUNQUE DIFENDA CURDI, ANCHE BONAPARTE
 (ANSA) - "Dopo aver sconfitto l'Isis, ho fondamentalmente portato le nostre truppe fuori dalla Siria. Lasciamo che la Siria e Assad proteggano i curdi e combattano la Turchia per la loro terra. Ho detto ai miei generali, perchè dovremmo combattere per la Siria e per Assad per proteggere la terra del nostro nemico? Chiunque voglia aiutare la Siria a proteggere i curdi va bene per me, che sia la Russia, la Cina o Napoleone Bonaparte. Spero che tutti facciano bene, noi siamo a 7000 miglia di distanza": lo ha twittato Donald Trump.
TRUMP E PENCETRUMP E PENCE

SIRIA: MCCONNELL RITIRO USA CAUSERÀ RINASCITA ISIS
 (ANSA) - Dura presa di posizione del leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell contro le mosse di Donald Trump in Siria: "abbandonare questa battaglia ora e ritirare le forze Usa dalla Siria ricreerà le condizioni per la cui eliminazione abbiamo lavorato duro e causerà la rinascita dell'Isis", ha detto.

SANZIONI USA AL GOVERNO TURCO E DAZI SU ACCIAIO
 (ANSA) - Donald Trump ha annunciato su Twitter che a breve firmerà un ordine esecutivo "per imporre sanzioni contro dirigenti ed ex dirigenti del governo turco e qualsiasi persona che contribuisca alle azioni destabilizzanti della Turchia nel nordest della Siria". Saranno inoltre aumentati i dazi sull'acciaio sino al 50% e fermati i negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari.

TRUMP, SONO PRONTO A DISTRUGGERE L'ECONOMIA TURCA
 (ANSA) - "Sono totalmente pronto a distruggere rapidamente l'economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva": lo twitta Donald Trump in merito alla Siria.
ERDOGAN TRUMPERDOGAN TRUMP


«LIBERIAMOCI DI TRUMP», PUTIN-ERDOGAN E L'ACCORDO SEGRETO PER SPARTIRSI IL PAESE
Marco Ventura per “il Messaggero

Si ridisegna rapidamente il quadro del Medio Oriente da una parte con l'avanzata turca nel Rojava, la regione finora controllata dalle milizie curde nel Nord-Est della Siria, dall'altra con quella (non contrastata dai curdi che lottano ormai per la sopravvivenza) dell'esercito siriano di Assad che ieri sera sarebbe entrato a Manbij, e col disimpegno dei marines in una gimkana concordata via telefono tra gli Stati maggiori della Difesa russo, turco e americano per non restare intrappolati nei combattimenti.

LE POSIZIONI UE
Sullo sfondo, le altisonanti dichiarazioni dell'Unione europea che in ordine sparso sta bloccando le future forniture di armi ad Ankara (facilmente rimpiazzate dalla Russia che ha già consegnato alla Turchia i suoi missili S-400). All'origine dei nuovi sviluppi starebbe il patto tra il russo Putin e il turco Erdogan per la spartizione della Siria, con il risultato anzitutto del ritiro americano, militare e peggio politico e morale, dai suoi capisaldi a protezione dell'YPG, la forza curdo-siriana che sognava l'indipendenza di uno Stato curdo ritagliato col sangue nel confronto con il Califfato. E che ora deve invece lottare per non sparire, e sperare in un'autonomia sotto l'ombrello di Damasco/Assad.
putin erdoganPUTIN ERDOGAN

«Liberiamoci di Trump», potrebbe essere il titolo di accordi maturati in questi mesi tra Mosca e Ankara, ma con la complicità dello stesso presidente USA che considera le «ridicole infinite guerre» del Medio Oriente lontane dagli interessi strategici americani. È significativo che subito dopo l'offensiva turca Fonte di pace, Mosca si sia precipitata a negare che vi fosse un accordo con la Turchia.

Ma ieri è stato Erdogan a dichiarare pubblicamente che l'attacco si sarebbe esteso alla strategica città di Kobane, smentendo che la Russia avesse favorito una sorta di alleanza tra Assad e le milizie curde in chiave anti-turca. «Ci sono troppe chiacchiere in giro ha detto -. Al momento non sembra ci sia alcun problema con la Russia rispetto al nostro avvicinamento a Kobane». L'approccio di Mosca? «Positivo».
PUTIN ERDOGANPUTIN ERDOGAN

E in effetti, blande sono le reazioni dal Cremlino all'avanzata turca. Il portavoce Dmitri Peskov ammette che c'è «un canale di comunicazione tra i nostri militari» e che non esiste come opzione un «coinvolgimento« della Russia nel conflitto. Timido anche il commento del consigliere per gli Affari esteri del Cremlino Yuri Ushakov, per il quale gli sviluppi in Siria «non riflettono del tutto la posizione della Russia a favore del mantenimento dell'integrità territoriale del Paese«. Ma nulla più di questo. Una sorta di avvertimento. Non un altolà. Del resto, sia Mosca sia Ankara confermano colloqui diretti tra i supremi capi militari russo e turco, Valery Gerasimov e Yasar Guler.

PUTIN A RIAD
Intanto Putin vola a Riad per quella che il ministro degli Esteri Serghei Lavrov definisce «una visita storica, alla luce anche della visita dell'anno scorso di Sua Maestà il re Salman in Russia». Putin e il principe Muhammed bin Salman si trovano d'accordo sulla lotta al terrorismo, sul rilascio di visti ai cittadini dei due Paesi, ma soprattutto sulla stabilizzazione del mercato dell'energia e sui rapporti commerciali. Il primo jet supersonico prodotto congiuntamente da Russia e sauditi potrebbe essere pronto entro il 2027.
ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD

E in un'intervista ai media arabi, Putin annuncia la realizzazione di missili capaci di sfondare qualsiasi sistema di difesa, e di sistemi di difesa missilistici «che nessuno al mondo ha». Il linguaggio della forza è efficace in tutto il Medio Oriente. Israele osserva, e saggia la disponibilità di Putin chiedendogli di graziare una cittadina israelo-americana, Naama Issachar, condannata a 7 anni e mezzo di prigione per traffico di stupefacenti. Facile immaginare come si concluderà la vicenda.

Fonte: qui

ASSAD CONTRO ERDOGAN, UNA FAIDA CHE VIENE DA LONTANO 
LO SCONTRO TRA SIRIA E TURCHIA RISALE AL 1998, QUANDO AL POTERE C’ERA HAFEZ ASSAD 
PER CONTRASTARE LE AMBIZIONI NEO-OTTOMANE DI ANKARA, DAMASCO AVEVA DATO APPOGGIO AL PARTITO CURDO DEI LAVORATORI OFFRENDO OSPITALITÀ AL SUO LEADER, ABDULLAH OCALAN 
NELL'OTTOBRE DEL 1998 I DUE PAESI ERANO A UN PASSO DALLA GUERRA…


Gio. Sta. per “la Stampa”

ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD
Nell' ottobre del 1998 Recep Tayyip Erdogan era sindaco di Istanbul da quattro anni e Bashar al-Assad faceva ancora l' oculista a Londra. Il padre Hafez si era scontrato con il potere turco dal 1980, quando aveva deciso di contrastare le mire «neo-ottomane» di Ankara con l' appoggio al Partito curdo dei lavoratori, il Pkk, e aveva dato ospitalità al suo leader, Abdullah Ocalan.

Ma nell'ottobre del 1998 i due Paesi erano a un passo dalla guerra, Damasco aveva inviato un mezza dozzina di divisioni nel Nord e installato 36 batterie di missili Scud vicino alla frontiera, nel timore di una invasione imminente. Dovettero intervenire gli Stati Uniti, e la Russia, per evitare il peggio. Il 20 ottobre si arrivò all' accordo di Adana. Assad padre cessava di sostenere il Pkk e accettava di consegnare Ocalan, che alla fine sarebbe arrivato in una prigione turca dopo una lunga crisi internazionale.
ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD

L'accordo di Adana segnò anche l'inizio di un lungo inverno per i curdi siriani, che Assad aveva lasciato si organizzassero nel Pyd, il gemello siriano del Pkk. Il tradimento del raiss ha lasciato un segno duraturo. Ma anche i decenni di collaborazione stretta. Assad figlio si è così ritrovato nelle mani le carte buone e cattive che gli aveva lasciato il padre.

E di fronte un avversario implacabile come Erdogan. Quando la rivolta degli arabo-sunniti ha cominciato a travolgerlo, alla fine del 2012, ha lasciato i curdi, che avevano costituito le loro Unità di difesa popolare, le Ypg, a sorvegliare i territori a Nord-Est, per spostare tutte le truppe ad Aleppo e Damasco. Per sette anni i curdi hanno lottato per costruire la loro regione autonoma, il Rojava. Il regime era un avversario, la Turchia, e ancor più le milizie jihadiste sostenute da Ankara, il nemico vero e mortale. Fino all' avvento dell'Isis e all'intervento degli Stati Uniti nel Nord-Est della Siria.
ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD

Nel frattempo Erdogan creava un' armata ribelle, incentrata attorno al gruppo Ahrar al-Sham, per abbattere Assad. Nell' estate del 2015 il raiss è al lumicino, con i colpi di mortaio che cadono nel giardino del palazzo presidenziale. Arriva Vladimir Putin a salvarlo con l'aviazione russa, sfiora la guerra con la Turchia dopo che un caccia Su-24 viene abbattuto da un F-16 turco.

Lo scontro Assad-Erdogan è al culmine. Il leader turco accusa il presidente siriano di essere un «macellaio» di avere le «mani sporche del sangue di mezzo milione di persone». Per Assad l'avversario è un «Sultano», un «complice dell' Isis», un estremista islamico che vuole restaurare «l' impero ottomano e ridurre la Siria di nuovo in schiavitù». Il fallito golpe del luglio 2016 cambia però ancora lo scenario. Erdogan si sente tradito dagli Stati Uniti si riavvicina alla Russia e accetta un compromesso anche sulla Siria.

ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD
Il cambio di regime non è più una priorità, a patto che la Turchia ottenga una «fascia di sicurezza» lungo la frontiera. Una cosa però Erdogan mette in chiaro con Putin: «Non stringerà mai la mano ad Assad». ll leader siriano è dello stesso parere. Ringrazia Putin ma ribadisce che si «riprenderà ogni centimetro quadrato di territorio».

La lotta ai ribelli sostenuti da Ankara è implacabile. Damasco va all'assalto di Idlib, si rischia un bagno di sangue terrificante, interviene di nuovo il Cremlino a mediare. I rapporti con i curdi continuano sottotraccia, nonostante la rabbia del raiss per la loro alleanza con l'America. Assad, nell'ottobre del 2018, li avverte: «Alla fine gli americani vi tradiranno, ve ne pentirete, soltanto l'esercito siriano difenderà il popolo siriano». Un anno dopo Trump scarica i curdi e Erdogan scatena la caccia ai guerriglieri delle Ypg. Il duello Assad-Erdogan continua. E questa volta, come nel 1998, siamo a un passo dallo scontro armato diretto.

Fonte: qui

sabato 12 ottobre 2019

LE TRUPPE DI ERDOGAN ATTACCANO (PER ERRORE) LE FORZE SPECIALI USA VICINO KOBANE.

UNA SITUAZIONE PARADOSSALE SE SI PENSA CHE UN MEMBRO DELLA NATO, LA TURCHIA, HA RISCHIATO DI ELIMINARE ALTRI SOLDATI DELL’ALLEANZA 
CENTINAIA DI VITTIME NEI RAID IN SIRIA, CIVILI IN FUGA 
TRUMP MINACCIA SANZIONI: “FERMATEVI”. MA IL SULTANO DI ANKARA RISPONDE PICCHE 
ATTENTATO A QAMISHLI RIVENDICATO DALL'ISIS
Matteo Carnelietto per https://it.insideover.com

la turchia bombarda i curdi in siria 3LA TURCHIA BOMBARDA I CURDI IN SIRIA 3
Una base delle forze speciali americane nei pressi di Kobane è stata colpita dall’artiglieria turca. Lo annuncia Newsweek, citando un alto funzionario curdo. Nella notte la notizia è stata più volte confermata e poi smentita, fino a quando il Pentagono ha spiegato che sì, l’attacco c’è stato, ma “per errore”, e che non sono stati registrati morti. Ciò che colpisce è che, secondo ha riferito il portavoce della Marina americana Brook DeWalt, “l’esplosione è avvenuta a poche centinaia di metri da una location fuori dalla zona del meccanismo di sicurezza in un’area dove i turchi sanno che sono presenti forze Usa”. Lo stesso portavoce ha poi avvertito la Turchia: errori simili non verranno più tollerati in quanto “potrebbero comportare un’azione immediata da parte degli Stati Uniti”.
erdogan felice mentre bombarda i curdiERDOGAN FELICE MENTRE BOMBARDA I CURDI

Una situazione paradossale se si pensa che un membro della Nato, la Turchia, ha rischiato di eliminare altri soldati dell’Alleanza. Ma tant’è. Del resto, nonostante una prima apertura di Donald Trump, ora i rapporti tra Ankara e Washington sono sempre più complessi. Proprio ieri l’amministrazione americana aveva chiesto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan a terminare subito l’operazione “Fonte di pace” – questo il nome dell’avanzata turca nel nord dell Siria – per evitare “sanzioni significative che spegneranno, se serve, l’economia turca”. Richiesta spedita al mittente dal Sultano, che ha subito fatto sapere: “Non mi fermo, nonostante le minacce”. Le milizie filo turche, in testa l’Esercito siriano libero, stanno continuando a penetrare nei territori controllati dai curdi, anche grazie ai bombardamenti degli F-16 di Ankara. Attualmente, Erdogan è riuscito a strappare 11 villaggi ai curdi.
carri armati turchiCARRI ARMATI TURCHI

L’offensiva turca è iniziata lo scorso 9 ottobre, prima con colpi di artiglieria e con raid dell’aviazione, per poi proseguire con una vera e propria offensiva di terra, quando le truppe che fanno riferimento ad Ankara hanno sfondato i valichi di Tel Abyad e Ras al Ayn. I curdi si trovano in una vera e propria morsa di fuoco, ben descritta dall’Agi: “Da ovest verso est il fronte parte da Tel Abyad, bersagliata oltre confine da Akcakale, Ras al Ayn, colpita da Ceylanpinari, mentre Kobane è sotto attacco da Suruc e Qamishli, estremità est del fronte turco, è bombardata da Nusaybin”. Proprio a Qamishli, ieri si è registrato un attentato, apparentemente compiuto dall’Isis, che ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di nove civili.


LA GRANDE FUGA DEI CIVILI DAI RAID DI ERDOGAN
Marco Ansaldo per la Repubblica

la turchia bombarda i curdi in siriaLA TURCHIA BOMBARDA I CURDI IN SIRIA

«Calling Kobane, calling Kobane». Mustafa parla dentro il suo cellulare, ma dall' altra parte del confine la sua amata Hulya non risponde. Nessuno risponde ormai più da Kobane.
Linea tagliata. «Sto continuando a chiamare», dice Mustafa. Da giorni, inutilmente. Si siede, come tutti in queste ore a Suruc, sul ciglio della carrozzabile, e sconsolato guarda a dieci chilometri più in su il fumo che sale, mentre nel cielo chiaro di queste giornate afose scorrono i caccia turchi che sganciano gli ordigni, e il rumore dei mortai finisce per rimbombare in testa come una ferita lacerante.

l'offensiva turca contro i curdi in siria 4L'OFFENSIVA TURCA CONTRO I CURDI IN SIRIA
Suruc e Kobane, l' una turca e l' altra siriana, sono città sorelle. Curde entrambe, però. Divise da un confine, oggi ancora più sigillato dopo l' invasione turca della Siria. Mustafa ha 18 anni, la testa nascosta da una felpa e sneaker ai piedi. Potrebbe essere un ragazzo di una qualsiasi città d' Europa. Sullo smartphone, quasi scarico, mostra la foto di Hulya, 17 anni, bionda. È incredibile quante donne dai capelli chiari si incontrino in questa regione.

"Sbooom". Il suono degli obici arriva con un' ondata di polvere e vento. Oggi pomeriggio sono morte due persone a Suruc, 9 in totale in questa parte di Turchia. Ma oltre la frontiera sono quasi 400 le vittime ammesse dalle autorità di Ankara, riferite ufficialmente "ai terroristi neutralizzati". Di civili uccisi parlano solo le organizzazioni umanitarie. Centomila è la cifra di profughi in fuga citata dall' Onu. Famiglie che scappano verso Sud, verso il nulla. In Turchia non possono certo arrivare, visto che Erdogan vuole già riversare sulla Siria i 3,6 milioni di rifugiati ospitati in questi anni.

combattenti curdeCOMBATTENTI CURDE
Kobane in fiamme è tristemente gemellata con Suruc. Era la città simbolo della resistenza curda, capace di sconfiggere e ricacciare i jihadisti ai quali per anni il governo di Recep Tayyip Erdogan ha permesso di scorrazzare in lungo e in largo. A Suruc, qualche anno fa, 32 persone, per lo più giovani, saltarono in aria al Centro Culturale Amara, dove la Federazione delle associazioni della Gioventù socialista si era riunita per portare materiali nella Kobane da ricostruire: giocattoli, libri, documentari. Un massacro incomprensibile.

Suruc è la città del melograno, e nella piazza centrale il monumento è una mano di pietra che solleva il frutto verso il cielo. La piccola folla di residenti assiepati sul bordo della strada tiene lo sguardo dritto sulla città sorella, mitragliata di continuo, come le vicine Ras al-Ayn (dove l' esercito è penetrato per 4 chilometri) e Tall Abyad (8 km). La tv di Ankara, grondante retorica, dà la notizia dei primi due soldati turchi uccisi.

la turchia bombarda i curdi in siria 5LA TURCHIA BOMBARDA I CURDI IN SIRIA
La lezione di giornalismo impartita dal Sultano è stata ben assimilata dai capo redattori dei quotidiani di Istanbul. Con fare grave, il ministro dell' Interno, Suleyman Soylu, può ora annunciare l' arresto di 121 cittadini: sono accusati di "favorire la propaganda al terrorismo" per avere inviato sui social media messaggi critici con l' operazione militare. Nulla sfugge all' occhio del censore. Le persone sotto inchiesta, aggiunge il ministro, sono "quasi 500".

Dentro le case di Suruc, con il fronte militare davanti, le notizie reali arrivano per assurdo dalle padelle satellitari sistemate sui balconi. Il Pentagono americano, in un soprassalto di lucidità, manda il suo "forte" invito alla Turchia affinché interrompa l' operazione "Fonte di pace". Donald Trump ventila, forse, «severe sanzioni». Ma solo, spiegano i suoi consiglieri, «se necessario ». Un Erdogan sarcastico risponde subito picche a quelle che definisce "minacce": «Qualunque cosa dicano, non faremo passi indietro».

la turchia bombarda i curdi in siria 4LA TURCHIA BOMBARDA I CURDI IN SIRIA
Davanti a lui, ieri mattina il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, quasi balbettava: «L' esclusione della Turchia dalla Nato è sicuramente fuori discussione. Sono fiducioso che l' intervento in corso sia proporzionato».

Una tale sbornia di fiducia non sembra condivisa a Qamishli, località della Siria del Nord, la regione curda detta Rojava, dove un' autobomba rivendicata dall' Isis ha ucciso 6 persone. E dove almeno 5 jihadisti risultano in fuga dopo che l' artiglieria turca ha bombardato e distrutto la prigione in cui curdi e americani avevano assicurato i terroristi veri, quelli del cosiddetto Stato Islamico.

Intuizione condivisa persino da Vladimir Putin, il quale avverte che l' offensiva turca rischia di ridare slancio ai miliziani dell' Isis che "potrebbero fuggire": «Non sono sicuro che Ankara possa prendere il controllo della situazione. Dove andranno?
l'offensiva turca contro i curdi in siriaL'OFFENSIVA TURCA CONTRO I CURDI IN SIRIA
Passeranno dal territorio turco o da altre zone?».

Il caos regna sovrano nel territorio a cavallo fra Turchia e Siria. Dove non esistono certezze. A meno di non prendere per buone le penose esibizioni dei diplomatici turchi, mandati a difendere l' indifendibile in conferenze stampa surreali. Come quando, ieri a Roma, assicuravano che «le cose sono più complesse di come le presenta la stampa» e che «la situazione non è bianca e nera come la presentano i giornali». Vogliamo apprenderlo dalla libera stampa di Erdogan, ridotta tutta all' esilio o alla prigione? A Suruc e a Kobane oggi si spremono melograni e vite. Sarà la Storia, più prima che poi, a giudicare gli attori di tanto dolore.

Fonte: qui

martedì 8 gennaio 2019

UN GEOLOGO ITALIANO DI 53 ANNI, PADRE DI DUE FIGLI, CON UN LAVORO NEL SETTORE PETROLIFERO, MUORE IN SIRIA PER COMBATTARE L’ISIS


SI CHIAMAVA GIOVANNI FRANCESCO ASPERTI, NOME DI BATTAGLIA “HIWA BOSCO”, SI ERA “ARRUOLATO” NELLE MILIZIE CURDE DOPO L’ESTATE SCORSA.

Marta Serafini per il “Corriere della Sera”

Geologo, un lavoro nel settore petrolifero. Giovanni Francesco Asperti, 53 anni, non era il primo italiano ad essersi unito alle forze curde impegnate nel nord della Siria per combattere l' Isis e per la creazione di uno stato autonomo. Hiwa Bosco - questo il suo nome di battaglia - però è il primo «combattente» italiano morto.

A darne notizia ieri in un comunicato lo Ypg, le milizie curde, che parlano «di uno sfortunato incidente» nella zona di Derik, vicino al triangolo al confine tra la Siria, la Turchia e l' Iraq. Il decesso, confermato dalla Farnesina che è in contatto con la famiglia e con il consolato di Erbil nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, sarebbe avvenuto almeno un mese fa.

curdi a RaqqaCURDI A RAQQA
Difficile però stabilire ancora con esattezza la dinamica della morte, se sia per il momento possibile recuperare il corpo e se Asperti avesse lasciato indicazioni al momento dell' arruolamento, come è prassi per i combattenti stranieri. Difficoltà che aumentano anche dato il quadro nella regione, a pochi giorni dall' annuncio del presidente Trump sul ritiro delle truppe Usa e a poche ore dalla visita in Israele e in Turchia del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, che ha ribadito sì il disimpegno, ma che ha corretto il tiro dando garanzia che le forze turche non attaccheranno i curdi, alleati degli americani nella campagna contro l' Isis.

unita femminile curdaUNITA FEMMINILE CURDA
Originario di Ponteranica, alle porte di Bergamo, sposato e padre di due figli (un ragazzino di 13 e una ragazzina di 14 anni), Asperti era partito per il Medio Oriente alla fine dell' estate scorsa. Una decisione presa in segreto, tanto che a Ponteranica quasi nessuno sapeva del suo interesse per la Siria. «Vado in Kuwait», aveva detto.

Ma dati i suoi frequenti viaggi in Medio Oriente per lavoro nessuno si era allarmato più di tanto. In paese Asperti era noto anche per la sua storia familiare. Al padre Piero, morto nel 2004, è dedicata la piazza principale. Un medico condotto, ex Dc passato al Pci, che per anni aveva collaborato con la Cgil nelle prime battaglie per la salute sui luoghi di lavoro e che con Lucio Magri era stato tra i fondatori del Manifesto .

peshmerga curdi combattono isis in iraqPESHMERGA CURDI COMBATTONO ISIS IN IRAQ
La madre, Vittoria Chiarante, è invece la sorella di Giuseppe Chiarante, deputato del Pci di Berlinguer, senatore ed ex vice presidente del Consiglio nazionale del ministero per i Beni Culturali e Ambientali. A piangere per la morte di Hiwa Bosco anche gli altri italiani «combattenti» dello Ypg. «Non lo conoscevo, e ha un profilo diverso rispetto a quello degli altri, soprattutto per l' età», spiega Claudio Locatelli, 30enne, anche lui bergamasco e anche lui passato in Siria per combattere l' Isis a Raqqa.

Una battaglia in cui, in questi anni, sono morti al fianco dei siriani e dei curdi decine di giovani europei. Insieme a Locatelli sono infatti altri 17, comprese due donne, gli italiani considerati in forza allo Ypg (in curdo Yekîneyên Parastina Gel , ovvero Unità di Protezione Popolare). Profili che da qualche mese sono nel mirino.

curdiCURDI
Se è infatti del gennaio 2015 il decreto con cui l' allora ministro dell' Interno Angelino Alfano ha inteso contrastare le partenze dei foreign fighters e che prevede fino a 10 anni di carcere per chi si auto addestra e va all' estero a sostenere una causa, è solo dal 2018 che gli italiani arruolati coi curdi sono stati perseguiti, pur avendo profili diversi dai miliziani partiti per unirsi all' Isis.

Per cinque di loro, militanti No Tav e del centro sociale Askatasuna, la pm torinese Emanuela Pedrotta ha chiesto la sorveglianza speciale. La conferma è attesa per il 23 gennaio.

Fonte: qui

giovedì 2 febbraio 2017

LA FINE DEL “SOLDATO RYAN LOCK”

I GUERRIGLIERI CURDI HANNO SVELATO LA FINE DI RYAN LOCK, IL RAGAZZO BRITANNICO CHE E’ ANDATO IN SIRIA A COMBATTERE L’ISIS 

INTRAPPOLATO NELLA ZONA DI RAQQA CON ALTRI SOLDATI, SI È UCCISO PER NON CADERE NELLE MANI DEI JIHADISTI

Michela Farina per il “Corriere della Sera”

RYAN LOCKRYAN LOCK
Aveva vent' anni, un sorriso perenne. E un nome di battaglia, Berxwedan Givara, che in curdo vuole dire «Resistenza Guevara». Prima di partire volontario per combattere l'Isis, questo strano appassionato di Che Guevara aveva fatto lo chef in un ristorante di Chichester, nella sua verde Inghilterra.

Un giorno alla famiglia aveva detto che andava in vacanza in Turchia. Poi aveva scritto per chiedere scusa della bugia. Come altri stranieri, era entrato nelle file dell' YPG, le forze curde che combattono nel nord della Siria. Il suo vero nome era Ryan Lock. A gennaio è arrivata la notizia della sua morte in combattimento. Ieri, fonti curde hanno raccontato alla Bbc com' è morto davvero il Che di Chichester.
RYAN LOCKRYAN LOCK

Non è stato ucciso dai miliziani del Califfato. Il 21 dicembre 2016, nel villaggio di Jabar, Ryan e altri quattro combattenti curdi si sono trovati in trappola non lontano da Raqqa, la «capitale» dell' Isis. Il giovane cuoco britannico era arrivato ad agosto. Dieci giorni di addestramento, per un ragazzo senza nessuna esperienza militare. E poi al fronte mobile. Dove, nel giro di poche settimane, Lock si era ritrovato veterano, con il sollievo e il senso di colpa che accompagna i sopravvissuti.
RYAN LOCKRYAN LOCK

Il 24 novembre ad Arima aveva visto i suoi compagni decimati dalle bombe dei jet turchi, in un fazzoletto di terra dove chi combatte lo fa con più nemici. Lui stesso aveva raccontato attraverso Internet l' attacco turco, mostrando il suo volto ferito. Il bilancio: tredici morti, compresi «i miei amici Anton Leschek e Michael Israel», un tedesco e un americano. Un mese dopo, altro fronte, altri avversari. Guerra via terra: il plotone di Ryan si trova ad affrontare i miliziani dell' Isis che hanno il sopravvento.

RYAN LOCKRYAN LOCK
L' autopsia ha rivelato come dev' essere stato l' ultimo istante dei suoi 20 anni. Non un sorriso, ma i denti stretti in una morsa. Il segno di un' arma appoggiata sotto il mento vuole dire suicidio. Certo il Califfato avrebbe pagato per un prigioniero britannico da ammazzare live in qualche video. Mark Cambell, attivista della causa curda, ha detto che Ryan Lock ha avuto un coraggio straordinario nel premere il grilletto.

Il cadavere del giovane inglese, merce meno pregiata della sua vita, è stato per settimane nelle casse del Califfato. E' probabile che sia stato comunque oggetto di macabro scambio, di baratto o di riscatto, prima di essere consegnato martedì alle forze curde in Iraq. E' il terzo civile britannico a morire nelle file del YPG. Per quel che si sa, Ryan Lock non ha mai rivelato il motivo che l' ha spinto a unirsi alla resistenza curda. Lo chef che venerava Che Guevara sarà rimpatriato nei prossimi giorni. Il padre Jon ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno permesso il suo ritorno.

Fonte : qui
RYAN LOCKRYAN LOCK

giovedì 29 dicembre 2016

PUTIN E ERDOGAN TROVANO UN ACCORDO PER LA TREGUA IN SIRIA E SPARTIRSI IL PAESE

ASSAD RESTERÀ PER QUALCHE ANNO AL COMANDO MA GIÀ SI PARLA DI UN PERMESSO DI USCITA PER LUI E LA FAMIGLIA, E DI ALMENO UN PAIO DI NOMI PER LA SUCCESSIONE 

AMERICANI E SAUDITI TAGLIATI FUORI DAI GIOCHI

Marco Ansaldo per “la Repubblica”

Una tregua. E poi un piano di spartizione del Paese. Senza i sauditi, e con gli americani fuori gioco. 

Questo è il progetto che tre grandi potenze - Russia, Turchia e Iran - decise a proporsi come vincitrici della guerra in Siria, si preparano ora a siglare su Damasco.

Potrebbe essere questione di giorni, per il cessate il fuoco, se non di ore. Ma l'accordo fra i tre Paesi, con gli americani tenuti a distanza nel momento del passaggio di poteri fra Obama e Trump, e con l' opposizione dell' Arabia Saudita che non vuole la permanenza di Assad, sancisce il tentativo di un nuovo ordine regionale e soprattutto la forza di Vladimir Putin nell' imporre una "pax" russa.
vladimir putinVLADIMIR PUTIN

Il punto di frizione -superabile però - è proprio la presenza del Presidente siriano. Tuttavia le obiezioni della Turchia, nemica acerrima di Assad, sono destinate a cadere di fronte alla concessione piena che Mosca farà ad Ankara: mano libera nel fermare militarmente i curdi nel nord della Siria e, punto ancora più rilevante, il permesso di controllare e gestire l'intero nord del Paese, dove le truppe di Ankara sono già presenti per bloccare la nascita del Rojava, cioè il Kurdistan dell' Ovest.

Con il nord assegnato alla Turchia, e la permanenza di Assad per qualche anno a Damasco (ma già si parla di un permesso di uscita per lui e la famiglia, e di almeno un paio di nomi per succedergli fra i leader come lui alawiti), Russia e Iran resterebbero come i grandi protettori di Damasco.

ALEPPO COMBATTENTI PRO ASSAD FESTEGGIANOALEPPO COMBATTENTI PRO ASSAD FESTEGGIANO
Inoltre con l'Iraq lasciato agli Usa (qui vincitori), e la Siria nelle mani di Mosca, l'Iran otterrebbe il vantaggio di mantenere un Presidente alawita a Damasco, più vicino dunque agli sciiti, senza far cadere la capitale siriana in mani sunnite, oltre a tenere aperto il corridoio che collega Teheran a Beirut permettendo così il passaggio di armi agli Hezbollah nel Libano. Uno scenario figlio di eventi nati negli ultimi giorni, secondo alcuni autorevoli analisti come ad esempio Olivier Roy.

Per il politologo e orientalista francese, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan infatti, già campione dell' Islam sunnita, è ora divenuto l'alleato di una coalizione russo-iraniana favorevole agli sciiti. Un cambio di alleanza - spiega - che arriva crudelmente dopo l'omicidio dell' ambasciatore russo ad Ankara del 19 dicembre scorso ad opera di un misterioso poliziotto in congedo.
assad putinASSAD PUTIN

Il cessate il fuoco, sostiene la Turchia, dovrebbe escludere tutti "i gruppi terroristici".
Quelli tenuti fuori dal prossimo importante vertice che definirà la pace in Siria, ad Astana, in Kazakistan, a metà gennaio. Proprio l' individuazione delle formazioni armate sarà uno dei nodi da sciogliere.

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martedì 29 novembre 2016

ASSAD - L’ESERCITO SIRIANO, GRAZIE ALL’AVIAZIONE RUSSA, STA PER RIPRENDERSI ALEPPO DA ANNI IN MANO AI RIBELLI

GLI STATI UNITI SONO CONCENTRATI SULLA TRANSIZIONE, L’EUROPA ANNEGA NELLE BEGHE POLITICHE E PUTIN CONTINUA INDISTURBATO NELLA SUA CAMPAGNA DI SIRIA

Alberto Stabile per “la Repubblica”

putin assadPUTIN ASSAD
La battaglia di Aleppo sembra avvicinarsi all' epilogo, dopo che l' esercito siriano e i suoi alleati, le milizie sciite libanesi e irachene, con il sostegno dei pasdaran iraniani e dell' aviazione russa, hanno conquistato un terzo della zona orientale della città da anni in mano ai ribelli.

Mentre gli insorti, costretti ad abbandonare alcuni quartieri-chiave, cercano di riposizionarsi nell' estremo tentativo di reggere l' urto del nemico, migliaia di civili fuggono dalle incursioni di terra e dai bombardamenti aerei, cercando rifugio chi nelle borgate sotto il controllo governativo, chi nei rioni ancora dominati dai ribelli ma lontani dal fronte, chi nell' enclave curda di Sheik Maqsud.

ASSAD PUTINASSAD PUTIN
L'improvvisa accelerazione si è avuta al culmine di un ciclo di pesanti bombardamenti scatenati da metà novembre che hanno indebolito le resistenze degli insorti, cui venerdì sera e per l' intero fine-settimana si sono aggiunte alcune efficaci incursioni da parte delle truppe di terra siriane e di quelle a loro alleate. Già sabato, uno dopo l' altro, sono caduti i quartieri residenziali di Hanano e Masaken Hanano. L' offensiva è proseguita poi in direzione di Sakhour, Haydaryeh, Sheikh Khodr e Bustan al Basta.

militari russi posano con foto di putin e assadMILITARI RUSSI POSANO CON FOTO DI PUTIN E ASSAD
Qui, le forze fedeli ad Assad, hanno potuto completare l' accerchiamento dei ribelli, ricongiungendosi con le milizie curde del Ypg, le Unità di Protezione del popolo curdo, che hanno combattuto vittoriosamente contro l' Isis a Kobane e che ad Aleppo Est controllano la zona chiamata Sheikh Maqsud. Appoggiati dagli americani, i curdi del Ypg, pur non dichiarando nessuna alleanza formale con il regime di Damasco, ad Aleppo Est si sono opposti ai ribelli. A questo punto le milizie in guerra contro il Governo siriano hanno dovuto ritirarsi.
Una sorta di ritirata strategica secondo il portavoce di Jabah Sharmya, «per poter difendere e rafforzare la linea del fronte».

Ma per un commentatore non certo imputabile di simpatie verso il regime, come Rami Abdulrahman, fondatore dell' Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Ondus) con sede a Londra, quel che è successo tra sabato e domenica nella battaglia per Aleppo è «la più grossa sconfitta patita dall' opposizione dal 2012», da quando, cioè, una coalizione di insorti in gran parte provenienti dalle campagne e di foreign fighters conquistò mezza città.
Naturalmente è presto per dire se le sorti della battaglia si sono chiuse e sigillate in questi ultimi tre giorni.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
Le notizie trapelate oltre l' assedio parlano di duri bombardamenti che continuano, facendo ulteriormente lievitare un bilancio che è già assai grave (225 morti fra i civili fra cui 27 bambini negli ultimi 13 giorni). Sono stati questi bombardamenti, secondo il gruppo ribelle "Nuralddin al Zinki", a dare alle forze di Damasco un vantaggio tattico decisivo: «La pressione su di noi non è mai stata così forte. É una lotta squilibrata.
Noi combattiamo contro la Russia e l' Iran che hanno armamenti spaventosi e loro distruggono tutto, metodicamente, zona per zona...».

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
In queste condizioni pensare ad una tregua non sembra realistico, anche per mancanza di sponsor internazionali: gli Stati Uniti sono concentrati sulla transizione; gli europei hanno le loro grandi e piccole beghe politiche; tutto congiura perché Putin continui indisturbato nella sua avventura siriana. Cosa che a Trump non dovrebbe dispiacere.

Le foto che giungono dalle zone "liberate" mostrano ufficiali in tuta mimetica che ispezionano strade dissestate dalle esplosioni e scheletri di palazzi. Tra i successi vantati, dai momentanei vincitori, la presa del viale Hollok e del quartiere di Bustan al Basta, vicinissimo alla zona occidentale. Ma forse, il colpo migliore messo a segno dalle forze governative è la riconquista della centrale idrica di Suleiman al Alabi. Per anni, la mancanza d' acqua, è stata tra le durezze imposte dalla guerra ai quartieri occidentali sotto controllo del regime.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
Ma dall' altra non solo l' acqua, ma anche il cibo, i medicinali, la benzina sono diventati introvabili. E l' esodo è diventato inevitabile. In tre giorni, diecimila civili hanno lasciato le loro case nel tentativo di trovare rifugio altrove. Oltre 200 mila, secondo le stime dell' Onu, rimangono tuttavia prigionieri.

Ma cosa vuol dire quel che sta succedendo ad Aleppo per il Governo di Damasco? Se Assad dovesse riprendere sotto il suo controllo tutta la città, la più grande e ricca della Siria, sarebbe una svolta nel conflitto non solo sul piano militare, spiega Fabrice Balanche del Washington Insitute, «perché il regime ne uscirebbe rafforzato anche nei confronti dei Paesi che hanno sostenuto i ribelli: Arabia Saudita, Turchia e Qatar», innanzitutto.

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