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sabato 18 luglio 2020

EUROPA DA RECOVERY? NO, DA NEURO.

AL VERTICE UE E' UNA GUERRA TRA BANDE
: NON C’E’ INTESA SU NULLA, I PAESI "PARACULI" VOGLIONO TAGLIARE I FONDI

IL PREMIER OLANDESE RUTTO INSISTE PER OTTENERE IL DIRITTO DI VETO SUI PIANI DI RIFORME DEGLI ALTRI PAESI

GIUSEPPI CONTE: “INDICAZIONE OLANDESE IMPRATICABILE”

NO ANCHE AL PIANO MICHEL: “ABBIAMO AVANZATO UNA PROPOSTA ITALIANA ALTERNATIVA”

SI TRATTA SULLO 'SCONTO' AI NORDICI E SULL’AMMONTARE COMPLESSIVO DEL RECOVERY…


Francesca Basso per corriere.it

 

conte rutteGIUSEPPI CONTE & RUTTO

Si ricomincia a negoziare sabato alle 11 dai punti presentati in serata dal presidente Charles Michel ai 27 leader Ue riuniti dal mattino a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario (il primo di persona dopo il lockdown) per decidere sul pacchetto che deve aiutare i Paesi più colpiti dalla crisi economica scatenata dal Covid e sul prossimo bilancio Ue 2021-2027.

 

Alle 20 il premier ceco Andrej Babiš spiegava che non c’era intesa su niente, né sul volume complessivo di Next Generation Eu (il Recovery Fund come lo ha ribattezzato la Commissione Ue), né sulle regole di accesso ai fondi, né sui criteri di distribuzione. Alle 23.30 la riunione è stata aggiornata a oggi.

 

conte macronCONTE MACRON

 

Conte disegna la linea rossa: «Niente trucchi sull’uso dei soldi»

Nel dibattito in plenaria tutti hanno ribadito le rispettive posizioni. La cancelliera Angela Merkel, alla guida della presidenza di turno dell’Ue, e il presidente francese Emmanuel Macron hanno affiancato Michel nel tentativo di costruire un dibattito strutturato, che è stato sospeso alle 18 per consentire gli incontri bilaterali che sono durati tre ore.

 

merkel rutteMERKEL RUTTE

E che hanno permesso a Michel di costruire una nuova proposta negoziale nel tentativo di far procedere la trattativa sui criteri di allocazione e sulla governance del Recovery Fund. Sulle regole per l’accesso ai fondi c’è stato uno scontro totale con l’Olanda che ha continuato a insistere sul diritto di veto nei confronti dei piani nazionali di ripresa che devono presentare gli Stati membri per ottenere gli aiuti.

 

conte rutteCONTE RUTTE

Per sbloccare la situazione Michel ha proposto l’ipotesi di ricorrere a un «freno di emergenza» che consentirebbe a un governo di bloccare i pagamenti del Recovery Fund se non ci fosse «consenso» tra i governi. Il meccanismo interverrebbe sull’attuazione dei piani e non sul loro via libera. Ma l’Olanda non ci sta.

 

Altro nodo i «rebates», il sistema di sconti sul bilancio Ue di cui godono l’Austria, l’Olanda, la Svezia, la Danimarca e anche la Germania. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz è stato molto determinato nel difenderli.

 

E poi l’ammontare complessivo del Recovery Fund, 750 miliardi di cui 500 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 250 di prestiti. I nordici hanno mantenuto il no sul volume e sull’equilibrio aiuti-prestiti. Germania e Francia difendono i 500 miliardi e con loro Italia e Spagna. Per Austria (Kurz non vuole «una condivisione del debito a lungo termine»), Olanda, Svezia, Danimarca e Finlandia è troppo.

 

merkel anastasiadisMERKEL ANASTASIADIS

Il primo incontro di Michel è stato con Merkel, Macron e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Poi ha visto da solo l’olandese Mark Rutte. Ultimo il premier ungherese Viktor Orbán, che oppone resistenza sul legame tra aiuti e rispetto dello Stato di diritto. Insieme Merkel e Macron hanno incontrato altri leader Ue. Tutti dovranno sacrificare qualcosa. Tra le ipotesi ridurre i programmi diversi dalla Recovery and Resilience Facility (310 miliardi di trasferimenti): aiuti in cambio di riforme sulle priorità dell’Ue, per l’Italia circa 60 miliardi di sovvenzioni. Fonte: qui

giovedì 2 luglio 2020

SI SCRIVE ''PROFIT SHIFTING(SPOSTAMENTO DEI PROFITTI)'' SI LEGGE ELUSIONE FISCALE

L'ITALIA OGNI ANNO PERDE 6,5 MILIARDI IN TASSE ''GRAZIE'' AI PARADISI FISCALI CHE CI TROVIAMO DENTRO LA DIS-UNIONE EUROPEA.

MILENA GABANELLI SPIEGA COME FIAT, EXOR, CAMPARI, STM, FERRERO E GLI ALTRI SFRUTTANO IL DUMPING FISCALE DI OLANDA, LUSSEMBURGO, IRLANDA, MALTA ECC.

TI CREDO CHE L'OLANDA NON VUOLE DARCI SOLDI PER IL RECOVERY FUND: SI È IMPEGNATA COSÌ TANTO PER SOTTRARCELI!


Domenico Affinito e Milena Gabanelli per www.corriere.it

 

Profit shifting, ovvero lo spostamento dei profitti per pagare meno tasse. Molti dei protagonisti di questa pratica, che passa attraverso una politica fiscale «aggressiva» con regimi di tassazione agevolati, sono in Europa. Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Cipro, Belgio e Malta sono i sei campioni europei del paradiso fiscale. Quello che permettono tecnicamente è un’elusione fiscale, ma altro non è che un dumping fiscale contrario al principio di solidarietà tra i membri dell’Unione previsto dai trattati. Tutto dipende dalla direttiva madre-figlia, adottata per evitare che gli utili delle multinazionali potessero essere tassati due volte tra società madre e società figlia quando queste due appartengano a differenti Stati membri dell’Unione. Ma se io opero in Italia, mando gli utili in Olanda e l’Olanda non mi tassa, il gioco è fatto.

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Come eludere il fisco

Sono tre i meccanismi per pagare meno tasse.

1) Il primo è quello di stabilire la sede fiscale dove la tassazione è più bassa: basta dimostrare che la società è «residente» in quel Paese e, cioè, che i meeting del Consiglio di amministrazione si svolgono là.

 

2) Il secondo è quello del «transfer pricing», le transazioni economiche (spesso fittizie) all’interno di un gruppo multinazionale (come prestiti, cessione di marchi o brevetti, servizi assicurativi), il tutto gestito da una controllata che ha sede in un paradiso fiscale. Lo ha fatto Fiat con Fiat Finance & Trade, controllata lussemburghese di Fca che per 15 anni ha fornito servizi finanziari ad altre società del gruppo, una sorta di banca con tanto di utili che la Corte Europea ha condannato a pagare 23,1 milioni di euro di tasse arretrate al Lussemburgo, frutto di un vantaggio fiscale indebito grazie a un accordo ad hoc con il Granducato.

 

3) Il terzo è quello che adottano molte aziende digitali: fatturare tutto in un Paese estero con fiscalità agevolata. Come fanno Booking, Google e Uber, le cui sedi sono in Olanda e lì fatturano anche i servizi che vendono in Italia. I vantaggi fiscali passano spesso dal tax ruling, come fanno ad esempio i sei Paesi dell’Ue. Formalmente è un modo per le multinazionali di richiedere preventivamente chiarimenti alle autorità fiscali per evitare successive controversie, ma di fatto sono accordi privati su regimi di tassazione inferiori a quelli previsti per legge. Come lo scandalo LuxLeaks che ha coinvolto il Lussemburgo che per anni ha garantito sconti fiscali sui flussi finanziari attraverso accordi segreti a 300 società di tutto il mondo (31 erano italiane).

 

I campioni europei dell’elusione

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Olanda, Cipro, Malta, Lussemburgo, Belgio e Irlanda garantiscono diversi vantaggi alle società che vi hanno sede. Alle multinazionali è permesso definire trattamenti fiscali ad hoc attraverso i tax ruling come quelli, finiti sotto indagine da parte della Commissione Europea, di Starbucks in Olanda, Fca e Amazon in Lussemburgo e Apple in Irlanda. Sono garantiti anche forti deduzioni e detrazioni che riducono la base imponibile e le tasse. Secondo lo studio «Corporate Tax Haven Index 2019» del Tax Justice Network, le aliquote che ogni Paese dichiara in alcuni casi sono molto diverse da quelle realmente applicate. L’Italia, ad esempio, ha un’aliquota del 28% che scende, al massimo dello sconto, al 26,9%. Questo è quello che succede nella stragrande maggioranza dei Paesi dell’Ue. Ma non in Belgio (dove l’aliquota formale passa dal 30% al 3%), a Cipro (dal 13% allo 0%), in Irlanda (dal 13% allo 0%), in Lussemburgo (dal 26% allo 0,3%), a Malta (dal 35% al 5%) e in Olanda (dal 25% al 2,44%).

 

Questi paradisi fiscali europei garantiscono alle aziende una pressione fiscale che è inferiore al 5%, ma grazie alla mole dei profitti spostati, riescono a incassare, in proporzione, più dei paesi normali. Il gettito raccolta dalla tassazione del reddito di società è, secondo Eurostat, circa il 6% del Pil in Lussemburgo, il 5,5% a Malta e Cipro e il 4% circa in Belgio e Olanda. In Italia è il 2%. Ma ancora più impressionante è il volume degli investimenti diretti esteri in entrata in questi Paesi. In Lussemburgo rappresentano il 6.000% del Pil, a Malta il 1.500%, a Cipro il 1.000%, in Olanda il 550% e in Irlanda il 200%. Poi ci sono i casi di Bulgaria e Ungheria che garantiscono già di base aliquote del 10 e 9%.

 

Quanto vale il profit shifting

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I profitti spostati all’estero in tutto il mondo arrivano a 544 miliardi di euro: il 36,23% dei 1.500 miliardi di euro realizzati dalle multinazionali attraverso le controllate estere. Lo dice il paper scientifico «The missing profits of Nations» (I profitti perduti delle nazioni), pubblicato dal National bureau of economic research degli Stati Uniti, considerato il più autorevole centro di ricerca economica mondiale e firmato dallo studioso francese Gabriel Zucman, professore a Berkeley, insieme a Ludvig Wier e Thomas Torslov dell’università di Copenhagen. Di questi 257, il 47,24%, approdano in Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Belgio, Cipro e Malta. La percentuale sale, poi, al 52,29% se si considerano solo le aziende che operano nei paesi aderenti all’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: 207 miliardi su 395,85 di utili. La percentuale sale ancora se si considerano solo i Paesi europei: «Ogni cento euro di profitti spostati fuori da un singolo paese europeo — spiegano gli economisti — ottanta finiscono nei paradisi fiscali della stessa Ue».

 

Il caso Olanda

L’Olanda è tra le più agguerrite sia sul fronte dell’aggressività fiscale, sia su quello del no alla solidarietà nell’emergenza Covid. Un no verso quei Paesi le cui aziende fanno arricchire gli olandesi. La Fort Knox olandese è a Prins Bernhardplein 200, quattro chilometri dal centro di Amsterdam, dove lavorano i professionisti che gestiscono la società che cura gli interessi delle aziende domiciliatarie . Qui ha sede Intertrust, che si occupa degli affari di oltre 2.812 aziende europee e mondiali: assistenza legale, contabilità, amministrazione, transazioni finanziarie, proprietà intellettuale e tesoreria. Poco lontano ci sono le sedi di colossi come eBay (con due filiali), Uber (con ben 16 società), Google, Nike, Ikea, Starbucks.

 

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Incrociando le risorse (dipendenti, uffici) che queste società possiedono in Olanda, e gli utili che qui realizzano si scopre che ogni singolo dipendente olandese genera profitti per 530 mila euro l’anno, contro la media europea di 60mila (con Italia e Germania allineate intorno ai 42mila e Francia a 33mila). Il significativo risparmio fiscale è il tema centrale: l’Aja non tassa dividendi in entrata e uscita, plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni societarie, interessi e royalties. Rimane tutto, in maniera lecita, nelle tasche dei proprietari, facilitati poi a spostare i propri capitali in altri paradisi fiscali extra Ue. Inoltre la legge olandese, in tema di controllo societario, permette di mettersi al riparo dalle scalate dando la possibilità di esercitare un controllo totale sull’azienda anche con una quota di minoranza. Ad esempio Exor, la finanziaria di casa Agnelli che è emigrata in Olanda nel 2016, possiede il 28,98% di FCA ma ha il 42,11% dei voti, così come controlla il 26,89% di Cnh (Iveco) ma ha il 41,68% dei voti e il 22,91% di Ferrari ma ha il 32,75% dei voti. E lo stesso hanno fatto i Caltagirone con Cementir e i Berlusconi con Mediaset.

 

È un modo legale per tirarsi fuori dal mercato libero che ha fatto fiorire le società più o meno di comodo: almeno 15 mila, secondo un rapporto del ministero delle Finanze al Parlamento olandese del 2018, con un flusso di denaro, a livello di fatturato, che va dai 4.500 ai 5.000 miliardi di euro ogni anno. Di questa montagna di soldi solo 199 miliardi sono tassati. Solo dai Paesi membri dell’Ue, l’Olanda risucchia fino a 72 miliardi di euro di profitti aziendali, di cui oltre 3 dall’Italia, secondo le stime dell’economista Gabriel Zucman. Alla fine al fisco olandese vanno, secondo un rapporto del Parlamento europeo, 11,2 miliardi di euro(oltre il 40% del gettito totale sui profitti di impresa nel Paese dei tulipani) che sarebbe dovuto finire nelle casse di altri Stati. Per questo l’ong Tax Justice Network ha collocato l’Olanda al quarto posto tra i paesi del Corporate Tax Haven Index, che classifica i principali paradisi fiscali per le multinazionali, dopo le Isole Vergini Britanniche, Bermuda e Cayman.

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Il danno per l’Italia

Nel 2019 l’Italia avrebbe perso, secondo Zucman, quasi 24 miliardi di dollari di profitti (il 19% dei ricavi dalla tassazione delle multinazionali), 21 dei quali sarebbero andati a paesi Ue. In Belgio sono finiti 2 miliardi, 8 a Cipro, 5 in Irlanda, 9,6 in Lussemburgo, 0,7 a Malta e 3,4 in Olanda. Altri 3 sono finiti in paradisi fiscali extraeuropei, di cui 2,2 in Svizzera. Tutto questo si traduce in 6,6 miliardi di dollari di tasse in meno: quasi il 10% di quello che ci sono costati nel 2019 gli interessi sul debito pubblico. Ma siamo in buona compagnia: i profitti societari drenati all’estero ammontano a 48,4 per la Germania e 28,2 per la Francia, per un mancato gettito fiscale che vale 14,3 per Berlino e 9,44 miliardi per Parigi.

 

Chi scappa da casa nostra

Buona parte dei 6,5 miliardi di euro in tasse sottratti alle casse italiane tornano in tasche italiane: diversi protagonisti di questa pratica scorretta, infatti, arrivano da casa nostra.

Ferrero: la Holding Ferrero International S.A. ha sede legale e fiscale in Lussemburgo dal 1973, mentre Fedesa, la finanziaria che la controlla, vera cassaforte della famiglia Ferrero, è a Montecarlo.

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Exor: la finanziaria della famiglia Agnelli ha avuto per anni la sede fiscale in Lussemburgo e ora è in Olanda.

 

Fca e Cnh (Iveco): le due società che fanno capo a Exor hanno sede legale in Olanda e fiscale a Londra.

 

Ferrari: ha sede legale in Olanda e fiscale in Italia dove, però, dal 2018 ha un regime fiscale agevolato, grazie a un accordo con l’Agenzia delle entrate (patent box) di tassazione sui redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo di copyright.

 

Perfetti Van Melle: il colosso italo-olandese delle caramelle ha sede fiscale e legale in Olanda.

 

STMicroelectronics: il gruppo italo-francese produce in Italia, ha gli uffici operativi e Ginevra, ma è controllato da una società che ha sede fiscale in Olanda.

 

Campari: ha spostato da poco la sede legale in Olanda. Quella fiscale rimane in Italia, ma la finanziaria della famiglia Garavoglia che la controlla (la Lagfin) ha sede legale e fiscale in Lussemburgo.

 

Luxottica: dal 2006 ha sede in Lussemburgo la Holding Delfin, cassaforte della famiglia Del Vecchio che controlla il 32% del gruppo italo-francese EssiloLuxottica.

 

Tenaris SA: il colosso siderurgico della famiglia Rocca ha sede legale e fiscale in Lussemburgo ed è partecipato dalla Techint, la holding di famiglia, a sua volta partecipata dalla finanziaria San Faustin (sempre dei Rocca) che ha sede legale nelle Antille Olandesi. Nel 2017 ha risolto con 43 milioni di euro un contenzioso col fisco italiano che ne chiedeva 530.

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Poi ci sono le partecipate statali che hanno diverse consociate in Olanda e Lussemburgo che gestiscono i servizi finanziari dei gruppi (tesoreria, servizi generali e di supporto al business) e che usufruiscono della non tassazione su interessi e royalties. Enel ha la Enel Finance International ed Eni ha Eni Finance International SA, Banque Eni SA, Eni International BV, Eni Oil Holdings Bv ed Eni spa Netherlands.

 

Cosa fa e cosa dovrebbe fare l’Europa

Solo nell’ultimo ciclo istituzionale, poi, sono state finalizzate 26 proposte legislative per migliorare la lotta ai reati finanziari e alla pianificazione fiscale. Ma quelle dell’Europa sono armi spuntate perché, in materia fiscale, ogni Stato è sovrano. La soluzione più corretta sarebbe quella di una tassazione comune sul reddito consolidato dentro l’Unione Europea, la più semplice — spinta da Francia, Germania e Italia — sarebbe quella di una tassazione minima in sotto la quale non si possa andare. Ma per fare questo ci vuole l’unanimità dei voti. La Commissione ha avviato un dibattito nel gennaio 2019 per arrivare a un voto di maggioranza qualificata, almeno in alcuni settori della politica fiscale. Ma la road map, sempre che sia rispettata, si concluderà nel 2025.

 

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Fino ad allora l’unico strumento di contrasto ce l’ha la Commissione che può bollare come aiuti di Stato gli sconti fiscali, ma l’ha usato con parsimonia: ha condannato la Apple a ridare 13 miliardi di euro di imposte arretrate all’Irlanda, Starbucks 30 milioni ai Paesi Bassi, Amazon e Fiat a ridare rispettivamente 250 milioni e 21,3 al Lussemburgo. Ha aperto indagini su Ikea, McDonald’s e sulla società energetica francese Engie. Ma niente che riporti le tasse là dove sono state di fatto evase.

 

L’Europarlamento ha istituito una commissione speciale sui reati finanziari, l’evasione e l’elusione fiscale (TAX3) la cui conclusione è stata quella, per la prima volta, di puntare il dito verso alcune Paesi membri, colpevoli di fiscalità aggressiva. In questa fase di emergenza si sarebbe potuto usare lo strumento degli aiuti pubblici che Francia, Danimarca e Polonia ad esempio hanno deciso di non elargire alle società con sedi in paradisi fiscali. Ma Bruxelles ha puntualizzato che questa distinzione è contraria ai principi della libera circolazione dei capitali a cui sono improntati i trattati europei e che i piani di salvataggio pubblico adottati a causa dell’emergenza Covid non possono escludere chi ha la sede in un altro Stato.


VIDEO - DATAROOM DI MILENA GABANELLI SUL ''PROFIT SHIFTING'' QUI

lunedì 29 giugno 2020

RISPARMIATORI DI TUTTA ITALIA, SPENDETE!

AVETE MESSO DA PARTE UN GRUZZOLETTO GUADAGNATO ONESTAMENTE? SPENDETE TUTTO! METTETELI IN CIRCOLO, NEI CONSUMI REALI E FATE RIPARTIRE L’ITALIA!

TANTO TRA POCO, CON LA SCUSA DELLA RESPONSABILITÀ COMUNITARIA E PER SALVARE L’ITALIA IN NOME DEL RIGORE, QUEI SOLDI VE LI VERRANNO COMUNQUE A PRENDERE

Massimiliano Lenzi per “il Tempo”

 

toto' peppino e la malafemminaTOTO' PEPPINO E LA MALAFEMMINA

«Totò, Peppino e la Mala femmina» è un film del 1956 che oggi, con l' Italia alle prese con la crisi economica del dopo coronavirus, assume il sapore di una attualità comica ma amarissima al tempo stesso.

 

Totò, nella parte dell' Italia, Peppino nel ruolo dei patrioti rigorosi e fustigatori (in stile Mario Monti) dei conti all' italiana. E poi l' Europa, a fare la parte della malafemmina che fustiga tutti. Il dialogo è questo. Totò a Peppino, che si presenta con un gruzzolo di banconote in mano.

 

patrimonialePATRIMONIALE

«Mi sembri il cassiere della Banca d' Italia: conti, conti... Ma che conti? Animale! Questi soldi spendili, divertiti. La vita è breve, si può morire da un momento all' altro: fa come faccio io...».

 

Peppino a Totò. «Si può anche campare cent' anni». Totò «E con questo?». Peppino. «Ho detto tutto, ho detto. A proposito, tu mi devi 40mila lire della partita d' olio del mese scorso». Totò. «Ahh. Quella partita. Quella è partita». Peppino. «No, per me è restata».

 

CONTANTICONTANTI

Partita o restata, questo è - fuor di ogni Totò, e Peppino possibili - il dilemma italiano nell' estate del 2020. Un dilemma che oggi, con i consumi al palo e il futuro del lavoro - quindi dei guadagni e dei risparmi degli italiani da mettere in conto - che ha il sapore dell' incertezza.

 

Ebbene, noi questa incertezza non l' abbiamo e diciamo ai nostri cari concittadini: coglioni, i soldi guadagnati onestamente, che ancora non vi hanno fottuto con le tasse, metteteli sotto il materasso. Oppure spendeteli. Tutti. Tra poco, con la scusa della responsabilità comunitaria - che voi avete sempre avuto ma la politica no - ve li verranno a prendere, quei soldi.

toto' peppino e la malafemmina 2TOTO' PEPPINO E LA MALAFEMMINA

 

Ve li porteranno via in men che non si dica in nome di un fine più alto: salvare l' Italia in nome del rigore. A voi, che l' Italia l' avete sempre salvata con il vostro lavoro, la vostra onestà e i vostri sacrifici. Ed allora svegliatevi. Spendeteli quei vostri soldi, consumate, godete voi e fate godere i vostri figli, le persone care.

 

Godete voi. Perché sui conti correnti il rischio che ve li fottano è alle porte. Se vi piace, fatevi fottere. Altrimenti metteteli in circolo, nei consumi reali e provate a far ripartire questa nostra amata Italia ma soprattutto fate ripartire le vostre vite, confinate per troppo tempo in casa come esistenze da sorci, con la paura del coronavirus. E della morte. Perché come diceva il munifico Totò, all' avaro Peppino, in «Totò, Peppino e la malafemmina»: «Che colpa ne abbiamo noi, se il muro non ha retto all' urto?». Fonte: qui

patrimonialePATRIMONIALE

IL NONNO DI STATO: FINO A 1.200 EURO DI BONUS BABY SITTER AI NONNI CHE BADANO AI NIPOTINI. CERTO, MENTRE SI NEGA UN CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO PER 2,3 MILIONI DI PROFESSIONISTI O RICONOSCE UNA PENSIONE DA 310 EURO AI CIECHI TOTALI E 287 AI DISABILI CHE NON POSSONO LAVORARE, UNA SOMMA DEL GENERE FA UN PO' IMPRESSIONE

COTTARELLI: LO HANNO SEMPRE FATTO GRATIS, PERCHÉ BUTTARE SOLDI COSÌ?

PERCHE' SON SOLDI DEI COGLIONI, OVVERO DEI CONTRIBUENTI ITALIANI ...

 

Fausto Carioti per ''Libero Quotidiano''

 

nonni e nipoti si riabbracciano a milanoNONNI E NIPOTI SI RIABBRACCIANO A MILANO

Perché il governo che ha negato il contributo a fondo perduto a 2,3 milioni di professionisti inguaiati dall'epidemia, che passa un'umiliante pensione di 310 euro al mese ai ciechi totali ed è stato costretto dalla Corte Costituzionale a innalzare il micragnoso assegno di 287 euro per i disabili impossibilitati a lavorare, adesso dà sino a 1.200 euro ai nonni che si prendono cura dei nipotini, anche se lo farebbero gratis, e a chi gioca alla Playstation con i cuginetti? Incapacità a scrivere le leggi? Voglia di rendersi simpatico in vista delle elezioni? Nell'uno e nell'altro caso, non sarebbe la prima volta. Però la logica dietro a quest' ultima novità, ammesso che una logica ci sia, sfugge.

 

nonno e nipoteNONNO E NIPOTE

Di tutti i modi in cui si possono spendere adesso i pochi soldi pubblici a disposizione, l'unico davvero sensato è la difesa a oltranza dei posti di lavoro e delle attività economiche: chi esce dal mercato fa fatica a rientrarci e da contribuente netto diventa un assistito dallo Stato, col rischio di rimanerlo per anni. Eppure tanti italiani che producono e pagano le tasse sono abbandonati a se stessi, mentre dai provvedimenti dell'Inps spuntano fuori astrusità come quella scoperta ieri. La circolare dell'istituto di previdenza, in realtà, porta la data del 17 giugno.

 

nonni metalNONNI METAL

Nessuno, però, aveva capito cosa c'era scritto. La traduzione del testo è stata completata solo dopo dieci giorni. Quando il direttore generale dell'Inps, nel linguaggio arabescato tipico della pubblica amministrazione, scrive che «si chiarisce la non applicabilità del principio di carattere generale della presunzione di gratuità delle prestazioni di lavoro rese in ambito familiare, salvo si tratti di familiari conviventi con il richiedente», e che «in caso di convivenza i familiari sono esclusi dal novero dei soggetti ammessi a svolgere prestazioni di lavoro come baby-sitting remunerate mediante il bonus in argomento», intende dire, in realtà, che chi ha fatto assistere i figli a consanguinei non conviventi avrà diritto al buono per baby sitter previsto dal decreto Rilancio.

 

In italiano corrente significa che potranno ricevere un contributo del valore massimo di 1.200 euro (2.000 euro per gli operatori dei comparti sanità, difesa e soccorso pubblico impiegati nell'emergenza Covid), anche le famiglie che dichiarano di avere affidato i figli alle cure di nonni, zii e cugini nel periodo tra il 5 marzo, giorno in cui chiusero gli asili, e il 31 luglio 2020. Valgono le regole generali: i pargoli non debbono avere un'età inferiore ai 12 anni, mentre gli amorevoli parenti, oltre a vivere sotto un altro tetto, debbono essere titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità, oppure avere meno di 25 anni ed essere iscritti a un ciclo di studi, o altrimenti risultare disoccupati o ricevere assegni di sostegno dallo Stato.

NONNI E NIPOTINONNI E NIPOTI

 

Chi non ha almeno un familiare in una di queste condizioni? Tutto ciò tramite un'autocertificazione che può essere fatta online, telefonando all'Inps o rivolgendosi ai soliti enti di patronato. Accolta la domanda, il bonus sarà concesso tramite il "libretto famiglia", lo strumento che l'istituto utilizza per il pagamento di lavori saltuari. Per chi ha congiunti non conviventi e un minimo di dimestichezza con certe pratiche, insomma, è facile, anche a posteriori, bussare alla porta dell'Inps per chiedere il contributo.

 

Il pericolo è che siano in troppi a farlo, a maggior ragione ora che si è saputo che è possibile accordarsi con i propri familiari. L'istituto ha già fatto sapere che si regolerà in base al criterio cronologico: prenderà i soldi chi arriverà prima, e quando lo stanziamento del governo si esaurirà non ce ne sarà più per nessuno. Fonte: qui