Visualizzazione post con etichetta TASSE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TASSE. Mostra tutti i post

lunedì 1 giugno 2020

LA DURISSIMA INTERVISTA A LUCA RICOLFI: “TEMO CHE L’ITALIA FALLIRÀ. QUESTO GOVERNO STA PRENDENDO SOLDI CHE NON HA, E PRIMA O POI I MERCATI CI CHIEDERANNO IL CONTO


“CONTE NON E’ LA PERSONA GIUSTA, AL GOVERNO MEGLIO UN CONTADINO CHE HA FATTO IL CLASSICO” 

“QUANDO LA PAURA SPARIRÀ, ESPLODERÀ LA RABBIA SOCIALE 

BISOGNA FARE COME IN IRLANDA: NIENTE BUROCRAZIA E IMPOSTA SOCIETARIA NON OLTRE IL 12.5% 

SALVINI HA DIMOSTRATO DI NON AVERE LINGUAGGIO E L'ORGANIZZAZIONE MENTALE PER FARE IL PREMIER 

SE AVESSERO FATTO GESTIRE L'EPIDEMIA AD ANDREA CRISANTI AVREMMO AVUTO DIECIMILA MORTI IN MENO 

LA LOMBARDIA HA FATTO ERRORI ENORMI”

Pietro Senaldi per “Libero quotidiano”

È tutto sbagliato, è tutto da rifare. Il copyright della frase è di Gino Bartali, naso triste da italiano in gita, come lo definì in una bellissima canzone Paolo Conte. Il concetto però è sovrapponibile al pensiero di Luca Ricolfi, naso molto sensibile di italiano alquanto perplesso. Editorialista per svariati quotidiani, attualmente in forza al Messaggero, il professore torinese ha fondato l'osservatorio del Nord-Ovest ed è ora responsabile scientifico della fondazione David Hume, che ha creato con il vecchio direttore del Corriere della Sera, Piero Ostellino.

In parole semplici, Ricolfi è il più grande sociologo italiano. Nessuno come lui sa annusare gli umori della nostra società, della quale ha una visione lucida e imparziale. In questa intervista dispensa mazzate per tutti, destra e sinistra.

Crocifigge il governo per la gestione dell' emergenza Covid-19 e per l' assenza di preparazione della ripartenza. Bastona Conte e i suoi governi gialloverde e giallorosso per la loro politica esclusivamente assistenzialista. Suggerisce nella ricetta ultraliberista e di defiscalizzazione selvaggia l' unica via di salvezza per il Paese. E ne ha pure per gli italiani, che si sono fatti rubare la democrazia senza reagire.

Professor Ricolfi, Conte compie due anni a Palazzo Chigi: com' è cambiata l' Italia sotto l' avvocato?
«La cultura politica dell' Italia era già da avvocati prima: attenzione ossessiva alle procedure e pochissima concretezza. Non so se Conte abbia peggiorato la situazione, certo non è la persona giusta per imprimere una svolta. Dipendesse da me, vedrei bene a capo del governo un contadino che ha fatto il classico».

Come valuta i due anni di governo grillino, che è poi la grande novità della politica?
«Valuto male entrambi i governi, perché la cifra di entrambi è stata l' assistenzialismo. Salvini ha un bel dire che è stato costretto a digerire il reddito di cittadinanza, visto che quota 100 è stata la sua bandiera. Quanto alla politica fiscale del governo gialloverde, l'intervento sulle partire Iva è stato di entità irrisoria (meno di un miliardo), e l' ennesimo condono fiscale non è certo ciò di cui l' economia aveva bisogno».

Che futuro vede per M5S?
«Non ne ho la minima idea. Se solo esistesse un' alternativa credibile, lo vedrei spacciato; ma se l' alternativa sono le forze attualmente in campo, forse il Movimento può pensare di sopravvivere a tutte le sciocchezze che ci infligge».

Pd-M5S: sono nozze fattibili?
«Certo. Anche nella vita reale i matrimoni sono spesso di interesse. In politica il matrimonio d'amore è l'eccezione, non la regola».
Gualtieri Conte Gualtieri Conte

Cosa sta accadendo nel centrodestra?
«Nulla. Mi pare la risposta più adeguata. Ed è questo il problema del nostro sistema politico: la sinistra rinasce continuamente proprio perché è un camaleonte senza vergogna di sé, la destra resta al palo perché non riesce a cambiare».

Il calo di Salvini nei sondaggi è temporaneo?
«Penso che il calo di Salvini sia difficilmente reversibile, perché ha dimostrato di non avere né il linguaggio né l' organizzazione mentale necessari al ruolo di premier».
ANTONIO TAJANI GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI ANTONIO TAJANI GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI

E la crescita della Meloni la stupisce?
«Io la vedevo veleggiare verso il 20% già quando era ancora sotto il 10%. La Meloni è una politica di razza, se fosse un uomo sarebbe già da un pezzo alla guida del centro-destra».

Il Covid-19 che Italia lascia?
«Di per sé, il Covid ci avrebbe lasciato più poveri di prima. Il Covid in salsa giallorossa però ci lascerà molto più poveri di prima, e soprattutto sempre più lontani dagli altri paesi avanzati».

Ha allargato le differenze tra Nord e Sud?
conte gualtieri conte gualtieri
«No, direi che per certi versi potrebbe anche finire per accorciarle. Per la sua composizione, il Pil del Nord è più vulnerabile al tracollo degli scambi di quanto possa esserlo quello del Sud, specie nel caso in cui i flussi turistici dovessero riprendere o essere sostituiti dal turismo interno. C'è poi un aspetto molto importante: la società parassita di massa che ci stanno accuratamente predisponendo. Quando la base industriale del Paese si sarà ridotta del 20-25%, la domanda di sussidi e di assistenza del Sud non potrà che esplodere, accentuando il modello "sussidi + lavoro nero" già molto diffuso oggi».

Perché la pandemia ci ha trovato impreparati?
«Per un mucchio di motivi, ma i più importanti mi paiono due. Il primo è che la politica ha deciso di costituire comitati tecnico-scientifici scegliendo in base al livello della carica ricoperta (manager e burocrati della sanità) e non in base alla competenza; se avessero fatto gestire l'epidemia ad Andrea Crisanti, la chiusura totale sarebbe partita due settimane prima, il modello veneto (tamponi di massa) sarebbe stato incoraggiato anziché stigmatizzato, e avremmo avuto (almeno) diecimila morti in meno. Il secondo motivo è che nei passaggi cruciali (fine febbraio e fine aprile) destra e sinistra, salvo modeste eccezioni, si sono ritrovate dalla medesima parte della barricata, schierate con il partito della riapertura, che poi fondamentalmente è il partito del Pil».

Quali sono state le maggiori criticità?
«In ordine di importanza: due mesi di ostilità ai tamponi di massa, un ritardo incredibile nell' indagine sierologica nazionale e nel tracciamento, le oscillazioni sull' utilità delle mascherine».

La sensazione è che il governo non ci abbia preparato alla ripartenza, lei cosa ne pensa?
«Lei la chiama una sensazione? A me pare un' evidenza».

Quali pericoli ravvisa?
«Nessuno ci informa su quali misure si stiano prendendo per neutralizzare i rischi dell' aria condizionata, dei treni e degli aerei. E nessuno ci dice con chiarezza se riapriamo perché l' epidemia è sconfitta o per ragioni economiche. La mancanza di trasparenza e verità ha un grande prezzo, perché le persone restano incoscienti dei reali pericoli. C' è stata ideologia all' inizio, nel non voler mettere in quarantena chi arrivava dalla Cina, e c' è oggi, nel riaprire tutti insieme in condizioni diverse».
giuseppe conte roberto gualtieri mes giuseppe conte roberto gualtieri mes

Pensa che saremmo pronti ad affrontare una seconda ondata?
«No, non lo penso».

Lo Stato centrale ha avuto molti problemi nei rapporti con le Regioni, che sono diventate nel bene e nel male le protagoniste della lotta al Covid-19: come mai è successo?
«Credo sia stata una ammuina utile al ceto di governo, non saprei dirle se intenzionale o no. Alla fine, quando arriverà la magistratura e saranno istituite le solite commissioni di inchiesta, lo scaricabarile reciproco sarà un gioco da ragazzi».

FONTANA GALLERA FONTANA GALLERA
Ritiene che le Regioni e le spinte autonomiste escano rafforzate da questa esperienza?
«Non ne ho la minima idea, perché davvero non saprei se - in generale - abbiano fatto peggio lo Stato centrale o le Regioni. Quel che posso dire è che alcune Regioni (innanzitutto quelle del Triveneto, che sono le più autonomiste), si sono comportate meglio di altre. Fossi veneto mi batterei per l' autonomia; essendo piemontese, e avendo visto da vicino che cosa (non) ha fatto la Regione Piemonte in questi mesi, ne avrei il terrore».

Perché si è levato un attacco così duro contro la Lombardia?
«Perché ha fatto errori enormi, a partire dallo scoraggiamento dei tamponi e dalle scelte in materia di assistenza domiciliare».

Tutti temono l' esplosione della rabbia sociale: anche lei?
«Sì, perché quando la paura sparirà, o ci saremo abituati a tollerarla, molti si troveranno senza lavoro, con poco reddito, bassi consumi, molta disperazione».

Il danno economico è enorme: l' Italia rischia di fallire?
«Sì, lo temo. Questo governo sta prendendo con molta allegria soldi che non ha, e prima o poi i mercati, ancor più delle autorità europee, ci chiederanno il conto».

Ha una ricetta da suggerire per uscirne?
renzi zingaretti renzi zingaretti
«Fare come in Irlanda: niente burocrazia e imposta societaria non oltre il 12.5%. E magari restituirci il voto, così almeno potremo incolpare noi stessi quando sceglieremo l' ennesimo governo di mediocri».

La ricetta irlandese è ultraliberista, ma la sensazione è che il governo applichi per lo più ricette di sinistra: cosa ne pensa?
«Più che ricette di sinistra, il governo sta usando ricette irresponsabili. È quel che succede quando la sinistra, che ha anche una componente riformista e responsabile, per amore del potere si allea con le forze più demagogiche e anti-mercato. Che poi questa piroetta parlamentare sia orchestrata dalla sinistra riformista stessa (Renzi), dice solo a che cosa si è ridotta la sinistra. Per uno come me, che negli anni '70 ha lavorato con la mitica FLM (Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici), e ha potuto vedere tutta la parabola che da Lama e Berlinguer ci ha portati all' attuale ceto politico progressista, lo spettacolo odierno è un film dell' orrore».

LAGARDE - MERKEL - VON DER LEYEN LAGARDE - MERKEL - VON DER LEYEN
L'Europa è intervenuta con lentezza e pochi soldi: non si poteva fare di meglio, non ha capito o che altro?
«L' Europa è quel che è, una macchina burocratica lenta, guidata da un' oligarchia priva di ogni slancio ideale».

Giustizia e istruzione, i due ambiti del pubblico, non ripartono, le aziende sì: come se lo spiega?
«Scuola e giustizia non stanno sul mercato. Non hanno la necessità di riaprire per sopravvivere».

Perché il governo non si è preoccupato della scuola, davvero conta così poco?

«Qualcosa è stato fatto, in realtà, ma in direzione assistenziale: nuove assunzioni, tanto per cambiare, in una situazione in cui le statistiche internazionali ci dicono che abbiamo troppo personale, e accurate ricerche nazionali documentano la vergogna dell' edilizia scolastica».

Lo scandalo delle intercettazioni della magistratura è destinato ad avere effetti o si spegnerà?
«Non mi sembra che il grande pubblico se ne curi, tendo a pensare che metteranno qualche toppa e la gente penserà presto ad altro».
barbara carfagna sabino cassese  
barbara carfagna sabino cassese

Tutti dicevano che dopo il Covid-19 ogni cosa cambierà in meglio: una favola o condivide, e cosa muterà?
«Molto cambierà, ma che cosa e quanto dipenderà dal fatto che l' arrivo autunnale di virus micidiali diventi una costante oppure no».

Nel bene e nel male, che giudizio dà degli italiani durante la quarantena?
«Gli italiani mi hanno sorpreso per la loro docilità e il loro scarso amore per libertà e democrazia. Abbiamo bevuto tutto ciò che le autorità ci dicevano, senza pretendere l' unica cosa che dovevamo pretendere: serietà e trasparenza. Possiamo lamentarci fin che vogliamo del governo Conte e della sua "acostituzionalità" (così lo ha qualificato un giurista eminente come Sabino Cassese), ma resta il fatto che lo abbiamo digerito più che bene, come cittadini e come mass media: in democrazia, ogni popolo ha i governanti (e i giornalisti) che si merita». Fonte: qui

venerdì 17 aprile 2020

ECCO COME L’OLANDA RUBA MILIARDI DI TASSE ALL’ITALIA GRAZIE ALLA UE.

SE NEGLI ULTIMI 15 ANNI L’ITALIA HA DOVUTO DIMEZZARE I NUMERI DI POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA, LE RESPONSABILITÀ SONO CERTAMENTE DELLA POLITICA, LA MANCANZA DI FONDI ANCHE COLPA DELL’OLANDA CHE OGGI DICE NO AGLI EUROBOND
Giuliano Balestreri  per it.businessinsider.com

rutteRUTTE
Ogni volta che pagate un caffè da Starbucks in Italia state, indirettamente, mandando dei soldi a una finanziaria in Olanda. Succede la stessa cosa con le prenotazioni via Booking e con decine di multinazionale americane che lavorano in Europa: il gioco è piuttosto semplice per ogni frappuccino – o stanza d’albergo – venduto; la filiale italiane deve versare alla società olandese un royalty per l’utilizzo del marchio.

Il risultato è immediato: gli utili in Italia si riducono, quelli in Olanda crescono. E ogni anno, in questo modo, i Paesi Bassi sottraggono all’Italia 1,5 miliardi di dollari di imposte, solo grazie alle multinazionali americane che sono ben felici di versare a nord delle Alpi appena 300 milioni di dollari. Già anziché pagare 5 dollari di tasse dove vengono generati gli utili, le società americane riescono a versare un dollaro nelle casse di Amsterdam. Un giochino che drena ai Paesi europei almeno 10 miliardi di dollari l’anno e ne porta 2,2 in Olanda. Un beneficio che senza l’Unione europea gli olandesi non avrebbero, eppure sono gli stessi a non muoversi di un millimetro nei confronti degli Eurobond.
starbucksSTARBUCKS

E se da un lato è comprensibile che gli alleati europei non si fidino dell’Italia e temano che eventuali prestiti agevolati aumentino gli sprechi di un Paese incapace anche di utilizzare i fondi strutturali (per non parlare l’assoluta mancanza di progettualità che ha contraddistinto gli ultimi anni della politica economica tricolore); dall’altro è pazzesco che a farsi paladino della giustizia sia uno Stato che figura al quarto posto tra i paradisi fiscali in tutte le classifiche del mondo. Gli esperti di Tax Justice hanno calcolato che solo considerando il trasferimento dei profitti europei delle multinazionali americane verso i Paesi Bassi, al Vecchio continente manchino almeno 10 miliardi di dollari l’anno: 1,5 solo all’Italia.
MERKEL RUTTEMERKEL RUTTE

Considerando che il meccanismo è molto diffuso anche tra le aziende italiane è chiaro che il danno per l’erario perpetrato dagli intransigenti olandesi è molto più ampio. Anche perché la strategia aggressiva del governo dell’Aja ha innescato una corsa al ribasso sul fronte del trattamento fiscale delle imprese all’interno della Ue: una sorta di dumping fiscale che “ha accelerato la corsa al ribasso delle aliquote sulle imposte per le società in Europa che sono diminuite di circa dieci punti negli ultimi dieci anni”

booking 4BOOKING 

Il paradosso è che l’intera Unione europea rischia ora di collassare per l’intransigenza di uno dei Paesi che maggiormente beneficia del meccanismo comunitario giocando sulla libera circolazione dei capitali e – di conseguenza – sulla possibilità per le multinazionali di spostare gli utili dove meglio credono. “Nel caso delle società americane – si legge sullo studio di Tax Justice – a fronte di 70 miliardi di utili le tasse pagate nel paese ammontano a 3,4 miliardi. Motivo per cui i profitti in Olanda, pari all’8% del Pil del Paese, superano tutti quelli registrati all’interno della Ue. Senza questo atteggiamento, gli olandesi incasserebbero un decimo delle imposte che ottengono mentre i vicini europei raddoppierebbero o triplicherebbero gli introiti”.

RutteRUTTE
L’Olanda quindi è riuscita a creare un vero e proprio modello di business grazie alla competizione fiscale grazie alla lotta della Ue nei confronti dei paradisi fiscali extracomunitari. E così offrendo condizioni vantaggiose minano i sistemi fiscali degli altri Paesi membri, gli stessi a cui oggi rifiutano il via libera agli Eurobond.

Un ampio trattato sulla doppia tassazione che diversi paesi che permette di ridurre in maniera sostanziale le ritenute su dividendi, interessi e royalty;
Tax ruling, ovvero la possibilità di firmare accordi segreti con il governo per definire il livello di imposizione fiscale (d’altra parte i Paesi Bassi sono lo stato membro più riservato della Ue secondo 2020 Financial Secrecy Index);

Offrono diversi incentivi fiscali e permettono di evitare le tasse statunitensi.
mark rutte giuseppe conteMARK RUTTE GIUSEPPE CONTE
Non è un caso dunque che il 91% delle maggiori multinazionali del mondo abbia una finanziaria nei Paesi Bassi. Tuttavia, se l’Olanda non fosse un Paese comunitario, gran parte dell’elusione fiscale sarebbe impossibile. Il gioco è piuttosto semplice: “Per ogni caffè venduto da Starbucks Italia – spiega Tax Justice -, viene effettuato un pagamento a Starbucks Paesi Bassi per l’utilizzo del marchio. Un meccanismo che riduce i profitti della filiale italiana aumentando quelli della società olandese. Il pagamento infragruppo, però, non può essere tassato in base a una direttiva del 2003”. Come a dire che senza la Ue il trasferimento di utili verso la minor aliquota sarebbe impossibile.

Un meccanismo che usano tantissime multinazionale, da Startbucks a Booking e che ogni anno erode la base imponibile italiana. In termini di sanità, 1,5 miliardi di dollari sono oltre il doppio del costo di gestione di un ospedale come il San Raffaele. Insomma, se negli ultimi 15 anni l’Italia ha dovuto dimezzare i numeri di posti letto in terapia intensiva, le responsabilità sono certamente della politica, la mancanza di fondi anche colpa dell’Olanda che oggi dice no agli Eurobond. 

Fonte: qui

martedì 24 dicembre 2019

L'ITALIA È IL PAESE EUROPEO DOVE È PIÙ COMPLICATO PAGARE LE IMPOSTE: A UNA PICCOLA IMPRESA, OGNI ANNO, OCCORRONO 29,7 GIORNI LAVORATIVI SOLO PER RACCOGLIERE LE CARTE NECESSARIE

LA PRESSIONE FISCALE È AL 41,8% (SETTIMI NELL'UE), IL PASSAPORTO COSTA PIÙ CHE ALTROVE, IL PESO FISCALE SU UN LITRO DI CARBURANTE È IL PIÙ ALTO 

SIAMO AI PRIMISSIMI POSTI NELL'ECONOMIA SOMMERSA: 211 MILIARDI, IL 13% DEL PIL 

Milena Gabanelli e Luigi Offeddu per il “Corriere della Sera”
Il presidente della Repubblica e garante della Costituzione l' ha detto: «L' evasione fiscale è un fatto indecente, chi evade sfrutta ciò che altri pagano. Senza l' evasione ci sarebbero più soldi per stipendi e pensioni». Era il momento giusto per dirlo: il 31 dicembre scadrà il tempo per gli emendamenti al decreto fiscale e gli italiani sapranno con certezza quante imposte dovranno pagare nel 2020. Meno degli altri anni, assicura il governo, per la riduzione di 3 miliardi del cuneo fiscale.
È probabile che alla fine il carico totale sarà più pesante: si prevede un aumento del 3,5 per cento per i concessionari di servizi pubblici come porti e ferrovie e interventi su assicurazioni e autostrade, con inevitabile «ricarico» delle tariffe sui contribuenti. Intanto nel 2018, dicono Ocse e Cgia, la pressione reale ha superato già di oltre 6 punti quella ufficiale, toccando anche il 47,9%.
tasse sulla casa imu tariTASSE SULLA CASA IMU TARI
Torna la vecchia domanda: è vero che l' Italia è il Paese più tartassato d' Europa? Ecco la classifica Ue, anno 2018, sulla pressione fiscale totale in rapporto al Pil, elaborata dall' ufficio studi Cgia su dati Eurostat, e relativa alle imposte dirette, indirette, imposte su redditi da capitale, contributi sociali: l'Italia si piazza al settimo posto con il 41,8%, contro una media Ue del 40,2%.
In testa la Francia con il 48,4%, segue il Belgio con il 46,6%, Svezia, 44,3%, Austria, 42,5%; Grecia, 41,4%; Germania, 41,2%. Molto più pesanti invece i carichi sulle imprese. Dai dati di Banca Mondiale e Cgia in testa c'è la Francia: 60,7%, segue l' Italia con il 59, 1%, poi la Germania 48,8%, e l' Irlanda 23%. Poi ci sono imposte che variano a seconda delle regioni, delle dimensioni dell' impresa, del tipo di attività e dei componenti della famiglia: Imu, Tari, Tasi...
Per quel che riguarda le accise, il peso fiscale su un litro di carburante in Italia è il più alto: 1 euro e 003 centesimi di euro per ogni litro, ed è previsto un aumento nel 2020. La media europea è di 89,3 centesimi, scendendo nel dettaglio di Paesi comparabili al nostro troviamo la Francia, che chiede 65,9 centesimi, e la Germania 65,5.
auto tasseAUTO TASSE
Ci sono poi le micro imposte. In Italia continuiamo a pagare la marca da bollo da 2 a 16 euro (esiste dal 1863), anche se ormai è abolita in molti Paesi Ue. Il nostro passaporto è il più costoso: 116 euro, in Francia se ne pagano 86, in Grecia 84,4, in Austria 75,9, in Germania quasi te lo regalano: 37,5 euro. In compenso siamo il Paese che paga meno il canone tv: 90 euro, contro i 335 della Danimarca, i 215,7 della Germania e i 139 della Francia.
Con il Portogallo e la Bulgaria, l'Italia è il Paese europeo dove è più complicato pagare le imposte. L'analisi di Banca Mondiale dice che a una piccola impresa italiana, ogni anno, occorrono in media 29,7 giorni lavorativi solo per raccogliere le carte necessarie. La media Ue è di 18 giorni. In Francia ne bastano 17, in Spagna 18, in Germania 27. Secondo il «Financial complexity Index» condotto in 94 Paesi dal gruppo finanziario Tfm, i primi tre Paesi al mondo con il fisco più tortuoso sono nell' ordine: Turchia, Brasile, Italia.
Anche qui dunque siamo i primi in Europa. Secondo l' indice internazionale della competitività fiscale compilato dall' Ocse, su 36 Paesi, l' Italia è al 34esimo posto.
I motivi della lentezza italiana sono invece noti: eccessiva burocrazia, norme complicate che cambiano ogni anno, «ingorgo» delle controversie nelle commissioni tributarie.
In 10 anni, i giudici sono calati del 40,2% e l' anzianità media delle controversie pendenti è di 689 giorni, in leggero calo rispetto a 2 anni fa. Il cittadino paga le imposte e lo Stato in cambio offre i suoi servizi. Dai dati Ocse, l' Italia spende l' 8,9% del Pil per la sanità pubblica, la media europea è al 9,6%. La classifica è guidata dalla Francia (11,5%) e dalla Germania (11,3%). Nella spesa pro capite sanitaria l' Italia è all' undicesimo posto: 2.551 euro nel 2017 contro una media Ue di 2.773.
Da noi come ovunque, le tasse servono a coprire le spese di tutta la macchina pubblica: dagli ospedali alla scuola, dalle infrastrutture alla manutenzione delle strade, forze di polizia, tribunali, Protezione civile, trasporti, assistenza sociale, ricerca, e le costosissime cure contro il cancro, garantite gratuitamente a ogni malato.
Chi evade, scarica anche questo peso su tutti i concittadini. E i Paesi che impongono meno tasse lasciano poi «scoperti» i loro contribuenti: in Italia, la sanità pubblica assicura 47 protocolli di diagnosi prenatale estesa e obbligatoria per altrettante patologie rare, la sanità irlandese solo 8. E gli irlandesi vengono a curarsi qui. Siamo fra i Paesi europei che evadono di più.
La nota aggiuntiva al Documento 2019 sull'economia e la finanza certifica una differenza fra le entrate previste e quelle effettivamente pervenute di circa 109,7 miliardi di euro. L'imposta più evasa è l'Iva, dove secondo il «rapporto Murphy» presentato a luglio al Parlamento europeo l' Italia è prima nella lista Ue: ben il 25,9% del dovuto, ovvero circa 35 miliardi ogni anno. Siamo ai primissimi posti anche nell' economia sommersa. Il «nero» vale oggi 211 miliardi, il 13% del Pil.
Incrociando varie statistiche, si arriva alla stima sull' evasione pro capite: 3.182 euro in Italia, 3.070 nella florida Danimarca, Francia 1.760, Germania 1.522. Le percentuali di recupero dell' Agenzia delle Entrate: dai 20,1 miliardi nel 2017 siamo scesi a 19,2 nel 2018.
Lo Stato premia i Comuni che contribuiscono alle attività di recupero: nel 2018 il più attivo è stato San Giovanni in Persiceto (Bologna) che ha ricevuto da Roma 1.519.052 euro.
Fra gli strumenti antievasione, il primo è il contrasto all' uso del contante, la miniera che consente di produrre il sommerso. Dal primo luglio 2020 il tetto scenderà a 2.000 euro, per arrivare a 1.000 nel 2021. Dagli ultimi dati di Banca d' Italia, la media Ue dei pagamenti tracciabili pro capite è stata di 261.
In Italia siamo a quota 111, contro i 456 dei Paesi Bassi, 327 della Francia, 257 della Germania. Morale: dopo di noi c' è solo la Bulgaria e siamo a pari merito con la Grecia, che in 5 anni è passata da 27 operazioni a oltre 100.
evasione fiscale in italia 2EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Su questo fronte sta viaggiando molto velocemente grazie a leve strategiche e incentivi.
I Pos installati (obbligatori) sono 50.000 per milione di abitanti. È la più alta densità in Europa. Sono stati imposti limiti molto bassi ai prelievi e i pagamenti in contanti non possono superare i 500 euro. Le spese mediche fatte con i Pos sono tutte conteggiate per il calcolo dei crediti d' imposta. Dal 1 gennaio 2017, chi vuole godere di un credito d' imposta deve effettuare un valore minimo di pagamenti elettronici, calcolato sulla base del suo livello di reddito.
EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Anche l' Italia ci ha pensato, si chiama «Bonus Befana»: detrazione del 19% per chi paga con Bancomat o carta di credito i conti di bar, ristoranti, idraulici. Ma scatterà dalla Befana del 2021. Sanzioni per chi non usa il Pos obbligatorio: zero (finora). I piccoli commercianti chiedono che vengano abbassate le commissioni interbancarie: per ora nulla di fatto.
evasione fiscale in italia 4EVASIONE FISCALE IN ITALIA
evasione fiscale in italia 5EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Fonte: qui

mercoledì 11 dicembre 2019

I FURBETTI DELLE TASSE: NELL’ULTIMO ANNO SEQUESTRI DI OLTRE 6 MILIARDI PER REATI FISCALI

ECCO "L’ITALIA INDECENTE" CONTRO CUI HA PUNTATO IL DITO MATTARELLA: APERTI 16.807 FASCICOLI NELLE PROCURE CONTRO GLI EVASORI 
13.285 I SOGGETTI SCONOSCIUTI AL FISCO (EVASORI TOTALI), CHE HANNO EVASO 3,4 MILIARDI DI IVA. SENZA CONTARE I 8.032 DATORI DI LAVORO DENUNCIATI PER AVER IMPIEGATO 42.048 LAVORATORI IN NERO...

evasione fiscale in italiaEVASIONE FISCALE IN ITALIA
Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

Ci sono i cittadini totalmente sconosciuti al Fisco e quelli che frodano il Servizio sanitario nazionale con falsi requisiti. Ci sono gli evasori dell’Iva e quelli che percepiscono contributi dall’Inps pur non avendo titolo. Eccola l’Italia «indecente» contro la quale ha puntato il dito il capo dello Stato Sergio Mattarella quando ha evidenziato che «se io mi sottraggo al mio dovere di contribuire sto sfruttando quello che gli altri pagano, con le tasse che pagano».

evasione fiscale 1EVASIONE FISCALE 
La fotografia è nell’ultimo rapporto della Guardia di Finanza che dà conto dei risultati fino al giugno scorso, ma confermando come nel 2019 sia stata superata la soglia dei sei miliardi di euro di richieste di sequestro per reati fiscali. È stato lo stesso presidente della Repubblica a sottolineare «la possibilità di aumentare pensioni e stipendi e di abbassare le tasse per chi le paga» se non ci fossero «i 119 miliardi di evasione così com’era stata calcolata nell’ultimo documento ufficiale dell’anno passato». E i dettagli delle operazioni delle Fiamme Gialle individuano i settori di maggiore gravità.

Le false fatture
evasione fiscale in italia 2EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Le ultime verifiche svolte dai finanzieri confermano il trend già evidenziato nel giugno scorso, quando fu dato conto dell’attività svolta tra il 1° gennaio 2018 e il 31 maggio 2019. In 18 mesi «sono stati riscontrati 15.976 reati fiscali (emissione e utilizzo di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento delle scritture contabili) e denunciati 18.148 soggetti». I fascicoli aperti nelle Procure di tutta Italia sono stati 16.807 per un totale di «proposte di sequestro avanzate pari a 9,3 miliardi di euro». Ebbene la stima che riguarda gli ultimi dodici mesi calcola proposte di sequestro per oltre 6 miliardi di euro con un aumento percentuale che allarma.

evasione fiscale in italia 3EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
La linea imposta a tutti i reparti prevede infatti «il potenziamento dell’analisi di rischio mediante banche dati sempre più interoperabili tra loro sviluppata, a livello centrale, con le moderne tecnologie informatiche» e questo ha fatto scattare misure patrimoniali per 1,5 miliardi di euro con un aumento che appare costante anche rispetto agli anni precedenti. A questo si aggiungono i «13.285 soggetti sconosciuti al Fisco (evasori totali), che hanno evaso 3,4 miliardi di Iva» ma anche gli «8.032 datori di lavoro denunciati per aver impiegato 42.048 lavoratori in nero.

agenzia delle entrateAGENZIA DELLE ENTRATE
Sanità e pensioni
Il rapporto aggiornato ai primi sei mesi del 2019 ha dimostrato un aumento vertiginoso delle denunce pari all’88% per «indebita esenzione dal pagamento dei ticket sanitari» e del 34% per chi usufruiva senza averne i requisiti delle «prestazioni sociali agevolate». Un anno fa un’inchiesta della Procura di Termini Imerese aveva portato alla denuncia di otto persone che erano riuscite a sottrarre alle casse pubbliche quattro milioni e mezzo di euro. Le truffe su spesa previdenziale e sanitaria sono state di ben 108 milioni, ma si è riusciti a recuperare soltanto 15 milioni e anche questo serve a dare la misura di quanto sia complicata la lotta all’evasione. Non a caso la Finanza ha evidenziato come «le frodi più ingenti hanno interessato le indebite percezioni di rimborsi e pagamenti da parte del Servizio sanitario nazionale (29 milioni di euro) e la fraudolenta gestione di ricoveri e prestazioni da parte di strutture accreditate al Servizio sanitario nazionale per 15,9 milioni. Nota dolente rimane quella della previdenza.
evasione fiscale 3EVASIONE FISCALE

Il rapporto sulla spesa evidenzia come «le condotte fraudolente nel settore previdenziale e assistenziale, che si annidano soprattutto nelle frodi in danno dell’Inps, hanno consentito di captare indebite erogazioni per oltre 27,3 milioni, pari a circa il 59% delle condotte illecite accertate nel presente segmento operativo». Per questo si rimarca la «rilevanza strategica degli interventi per l’inclusione e la sostenibilità sociale e il rilancio degli investimenti pubblici, a livello nazionale e locale. Nel settore della spesa «ogni inefficienza o spreco incide in maniera diretta e immediata sulla vita dei singoli cittadini». 

Fonte: qui

martedì 1 ottobre 2019

Cosa significa "giustizia climatica"

Secondo gli organizzatori dello sciopero climatico globale - il più grande della storia - venerdì più di quattro milioni di persone sono  scese in piazza  per chiedere un'azione più drastica nella lotta contro il riscaldamento globale. 250.000 hanno protestato solo a New York City, 330.000 in Australia, e forse più sorprendentemente, ben 1,4 milioni in Germania. Se non fosse prima, l'attivismo ambientale, guidato dalla studentessa svedese Greta Thunberg di 16 anni, è diventato un movimento di massa globale. In tutto l'Occidente, anche l '" onda verde " ha preso piede politicamente, con i New Green Deal in programma su entrambe le sponde dell'Atlantico  e le parti ambientaliste che si stanno  espandendo ulteriormente nei sondaggi.
Con così tante persone che si dirigono in piazza e così tante persone preoccupate per le imminenti crisi climatiche, sembra essere solo una questione di tempo prima che i politici reagiscano, temendo una massiccia perdita di elettori. in Germania, lo hanno fatto venerdì, quando il governo di Angela Merkel ha presentato il suo  pacchetto sul clima, Klimapaket . Sotto pressione, il governo ha deciso di agire - e, come previsto, non era carino per i contribuenti di ogni genere, anche se in particolare per i lavoratori a basso reddito.



Il piano

Per riassumere rapidamente, verrà introdotta una tassa sul carbonio per il gas, a partire da € 10 per tonnellata di CO2 nel 2021, ma aumentando a € 35 nel 2025. Questo non è necessariamente elevato quando si guarda al dibattito più ampio su quanto alto è il carbonio la tassa potrebbe essere, e tuttavia, avrà un effetto per i proprietari di auto, che alla fine dovranno pagare 12 centesimi al litro in più, aumentando i prezzi del gas che sono già 3-4 volte più alti che negli Stati Uniti. Inoltre, la tassa sulle auto verrà aumentata per le auto che inquinano in modo significativo e i voli nazionali - o come vengono anche chiamati "voli in dumping" - costeranno almeno € 30 in più. La compagnia ferroviaria a gestione quasi statale, che è nota per il suo notoriamente cattivo servizio e ritardi e viene superata anche dai servizi di autobus privati ​​a questo punto (per non parlare  delle compagnie ferroviarie private nei paesi vicini), otterrà alcuni sussidi aggiuntivi.
Naturalmente, il governo tedesco ha fatto del suo meglio per far sembrare che questo pacchetto di riforme non significasse solo costi più elevati. Le indennità per pendolarismo aumenterebbero a partire da un pendolarismo di 21 chilometri (13 miglia), il che significa una sospensione fiscale per coloro che viaggiano in un modo più lungo per andare al lavoro (parlando di impostare incentivi sbagliati "per l'ambiente"). Quasi il 75 percento  dei tedeschi ha un pendolarismo inferiore a 21 km, tuttavia, il che significa che la detrazione fiscale è utile solo per una minoranza. Allo stesso tempo, i prezzi dell'elettricità dovrebbero essere ridotti di circa € 30 all'anno, ma è difficile vederlo come qualcosa di diverso da una piccola e piacevole modifica dei  prezzi dell'elettricità orrendamente elevati  che sono nati a causa di altri attivismo ambientale mal concepito da parte del governo.
Mentre queste "riforme" avrebbero potuto essere, siamo sinceri su questo, molto peggio, le reazioni a loro degli scioperanti del clima sono molto più interessanti e mostrano quanti di loro hanno lasciato il regno del dibattito politico razionale molto tempo fa. Il governo tedesco, a loro avviso, ovviamente non è andato  abbastanza lontano In effetti, c'è stato detto, il governo ha dimostrato di essere semplici traditori del mondo, pieno di - come il presidente del partito dei Verdi  ha messo  - “inorridito” “freddezza” di cui era completamente.

Cosa significa "giustizia climatica"

Ciò che gli apostoli climatici di oggi vogliono invece va molto più lontano. Vogliono ottenere la  giustizia climatica , qualcosa che sembra simile a un altro famoso termine donnola, vale a dire  giustizia sociale , e in effetti è persino più simile di quanto si pensi all'inizio.
Come ha dimostrato Robert Colvile, direttore del British Center for Policy Studies,  raggiungere questo obiettivo include un completo abbandono dell'energia nucleare e dei combustibili fossili entro il 2030, uno sforzo a dir poco costoso. Gli obiettivi climatici richiedono anche il rifiuto di nuove tecnologie come la geoingegneria e la cattura e lo stoccaggio del carbonio. La "giustizia" richiede ingenti trasferimenti finanziari dal mondo industrializzato a quello in via di sviluppo. "Giustizia" richiede sovranità alimentare ("mercati alimentari culturalmente appropriati") e "agro-ecologia", che significa "un focus esplicito sulle dimensioni sociali ed economiche del sistema alimentare", nonché "una forte attenzione ai diritti delle donne, giovani e popolazioni indigene. "
Peggio ancora, gli "approcci non di mercato" sono gli unici ritenuti degni di essere presi in considerazione. In effetti, l'economia di mercato stessa deve essere abolita per fermare il riscaldamento globale. Come afferma Colvile, "le idee alla base del movimento per gli scioperi climatici sono fondamentalmente illiberali".
Fortunatamente, però, l' ambientalismo non deve essere socialista. Non c'è nulla di sbagliato nel voler proteggere le meraviglie naturali e cercare di alleviare i processi climatici che distruggerebbero queste meraviglie e il sostentamento di milioni, se non miliardi di persone. È comprensibile che Greta e altri vogliano proteggere questo mondo.
Per questo, tuttavia, dovrebbero forse  considerare l'economia di mercato , il proprio nemico dichiarato, come la scialuppa di salvataggio del mondo. Non solo possiamo combattere il degrado ambientale mentre possiamo mantenere in vita il nostro sistema capitalista (per quanto esiste ancora). Questo sistema capitalista può effettivamente essere d'aiuto in quella stessa lotta. E in contrasto con la "giustizia climatica" incaricata dal governo, l'innovazione e il progresso tecnologico grazie agli imprenditori non porterebbero con sé disoccupazione di massa e gravi difficoltà economiche, ma maggiore prosperità.
Autore di Kai Weiss tramite The Mises Institute

MASSIMO CACCIARI: “LE QUESTIONI AMBIENTALISTE NASCONO IN PAESI REI DI AVER INQUINATO FINO AL MINUTO PRIMA D'INTIMARE AGLI ALTRI DI NON FARLO E POI MI PARE CHE ANCORA MANCHI UNA VISIONE D'INSIEME, QUALI SONO LE VIE D'USCITA DALLA DISTRUZIONE DEL PIANETA? 
QUANTO COSTANO? 
QUANTI POSTI DI LAVORO SACRIFICHERANNO?”
Francesca Paci per “la Stampa”

A Massimo Cacciari l' identità europea importa eccome. Tanto che prima di ragionarne ci tiene a ricordare, senza falsa modestia, di aver scritto tre o quattro libri sulla metafora del vecchio continente come arcipelago di diversità quando l'idea era al di là da venire.

cacciariCACCIARI
Sostiene il filosofo francese Finkielkraut su La Stampa che l'identità europea si indebolisce se rinuncia ad imporsi sui nuovi venuti. Cos'è l' identità europea?
«Se esiste un'identità europea sta nella considerazione della complessità del reale, nell'unità di realtà diverse e distinte. L’identità europea è l'arcipelago, non esiste nessuna possibile identità riducibile all'uno. La lezione della razionalità europea è far conoscere la complessità, è l'odio per le semplificazioni e per chi cerca di interrare l' arcipelago nella pianura. L'Europa è federale nella sua essenza: il logos europeo è la negazione del pensiero unico, è così che è diventata il centro del mondo e la sua cultura è diventata dominante».

alain finkielkraut 2ALAIN FINKIELKRAUT 2
Eppure, come dice Yascha Mounk a questo giornale, con l'identità giriamo un po' intorno al tema dei migranti. Non è che l' Europa cerca di ritagliarsi un'identità in modo difensivo, Noi diversi da Loro?
«L'Europa è andata avanti accogliendo i diversi, anche talvolta in modo violento, con le guerre. L'Europa nasce con colossali fenomeni migratori, un meticciato continuo, un'idea profondamente romana, nel senso che mentre la polis greca si basa sull'identità della terra e del sangue la città romana deriva dal suo opposto».

Ha l' impressione che l'egemonia culturale sia passata a destra, parlano secondo le categorie del Novecento?
greta thunberg 3GRETA THUNBERG
«Ci sono sempre state correnti che nelle fase critiche dell'Europa hanno serrato i ranghi e si sono inventate identità senza alcun logos. È inevitabile. Il problema è se dall'altra parte c'è una cultura in grado di rispondere in modo dialettico. E non c'è. È tremendo. L'Europa invecchia laddove invece il logos europeo era quello di un continente che cresceva, città giovani, curiose, aperte. L'egemonia culturale nel segno dell'identitarismo è il sintomo di questo invecchiamento economico e culturale, l'Europa non è più il centro del mondo e non si mescola più».

Esistono faglie politiche nuove, l'ecologia o la magari addirittura la religione, su cui ricostruire questa dialettica tramontata con le idee "old-fashion" di destra e sinistra?
massimo cacciari (3)MASSIMO CACCIARI (3)
«È possibile che questa idea di arcipelago rinasca. I temi ecologici hanno due aspetti. Da un lato sollecitano la rinascita di quella dialettica perduta invitano per esempio un consumo limitato, dall'altro però non si può nascondere che nascono in Paesi rei di aver inquinato fino al minuto prima d'intimare agli altri di non farlo».

I Verdi, nuovamente vittoriosi in Austria, possono essere un'alternativa ai populismi?
«II movimento verde ha in sé quel logos europeo originario, l'idea di trasgredire sistemi esistenti. Ma c'è anche l'altro, l'auto-assoluzione. E poi mi pare che ancora manchi una visione d'insieme, quali sono le vie d'uscita dalla distruzione del pianeta? Quanto costano? Quanti posti di lavoro sacrificheranno?».
greta macronGRETA MACRON

Su Greta Thunberg gli europei sono tutti d'accordo, da Macron a Orban. Quando è profonda su tutto il resto la distanza tra l' Europa occidentale e quella centro-orientale?
«Basta parlare di Greta! Lei è il sintomo di un possibile tema ma il suo messaggio è nettamente semplificato, come quello di Salvini sui migranti. Con i Paesi dell' ex blocco sovietico c' è un problema reale perché si portano dietro immagini ultra-semplificate, sono i figli di una dittatura votata alla riduzione all' uno, conoscono solo il bianco e il nero».

Non offre molte speranze. La socialdemocrazia è morta, la liberaldemocrazia annaspa, e l'Europa, quanta vita ha ancora davanti?
«Cerchiamo una exit strategy. La mia idea è che l'Europa debba essere coerente con il suo passato considerando che l'invecchiamento è inarrestabile: o troviamo un'unità politica o saremo presto piccole province litigiose».

PIKETTY ALLA CAMERA DEI DEPUTATIPIKETTY ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Parla di unità politica ma in questo momento per gli elettori suona come burocratichese. Come si esce dalla tenaglia tra burocrazia centralizzata o sovranismo?
«Innanzitutto restituiamo dignità alla tecnica e alla burocrazia, servono grandi piani strutturali per l'unità politica. Poi bisogna darsi un assetto federale che rappresenti i popoli, combinare i due aspetti, anziché contrapporli come burocrazia vs politica della gente».

Immagina una repubblica europea, come propongono alcuni intellettuali tra cui Ulrike Guerot e Piketty?
«Si ma una repubblica europea federale, l'opposto del centralismo».

Fonte: qui