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domenica 29 dicembre 2019

VI RICORDATE IL CASO DOLLFUS, IL BARONE ARREMBANTE ACCUSATO DI AVER ARCHITETTATO UNA COMPLESSA STRUTTURA PER AGGIRARE IL FISCO?

IN SETTE PROCESSO TRA CUI ANCHE ANNA RITA ROVELLI E IL SUO EX MARITO FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE 
GLI ALTRI RINVIATI A GIUDIZIO SONO IL COMMERCIALISTA GABRIELE BRAVI (IL SOLO A RISPONDERE DI ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE E RICICLAGGIO), L’UOMO D’AFFARI GENOVESE FRANCO LAZZARINI, IL COSTRUTTORE MASSIMO PESSINA, L’ EX DIRIGENTE SPORTIVO  DAL CIN E FILIPPO ALEOTTI, IN PASSATO PARTNER DEL FONDO INVESTINDUSTRIAL

FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONEFRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE
Sette rinviati a giudizio, undici prosciolti. È la decisione del gup milanese Giusy Barbara, che ha mandato a processo alcuni dei “clienti italiani vip” del barone italo-svizzero Filippo Dolfuss e del commercialista Gabriele Bravi per aver aggirato il fisco tra il 2010 e il 2015. Dollfus e Bravi sono ritenuti gli artefici di una “complessa struttura operativa” composta da società con sede a Lugano e a Panama.

La notizia del rinvio a giudizio è di un paio di settimane fa, ma è stata resa nota in queste ore. Il dibattimento si aprirà il prossimo 12 febbraio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale, dove dovranno presentarsi – tra gli altri – Anna Rita Rovelli (la figlia del petroliere Nino, uno dei protagonisti del caso Imi Sir) e il suo ex marito Francesco Bellavista Caltagirone, già presidente del gruppo Acqua Marcia, ex socio di Cai, Compagnia Aerea Italiana ed ex componente del Consiglio d’amministrazione di Alitalia.

FRANCO DAL CINFRANCO DAL CIN
A processo anche lo stesso Bravi (che nel 2013 venne anche arrestato e ora è il solo a rispondere di associazione per delinquere e riciclaggio), l’uomo d’affari genovese Franco Lazzarini, il costruttore Massimo Pessina, l’imprenditore ed ex dirigente sportivo (è stato anche all’Inter e all’Udinese) Franco Dal Cin e Filippo Aleotti, in passato partner del fondo Investindustrial. I sei sono accusati a vario titolo o di omessa dichiarazione o di infedele dichiarazione dei redditi. Il gup, contestualmente, ha anche prosciolto 11 persone, mentre per altri 5 professionisti, 4 dei quali hanno chiesto di essere processati in abbreviato e uno ha chiesto di patteggiare, la sentenza è attesa per il prossimo 30 marzo. Filippo Dolfuss, invece, nel 2016 ha patteggiato una pena di un anno e 11 mesi. La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata il 28 settembre del 2018.
DAL CIN ZICODAL CIN ZICO

Tornando al proscioglimento delle 11 persone, alcune hanno fatto ricorso alla ‘voluntary disclosure’ e perciò non sono punibili. Per altre il giudice ha usato la formula perché il fatto non sussiste in quanto le difese hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse oppure che la cifra evasa era al di sotto della soglia di punibilità.

C’è da aggiungere che per Daniele Lorenzano, l’ex manager Mediaset condannato con Berlusconi nel processo sui diritti tv, il procedimento è sospeso in quanto si trova all’estero e risulta irreperibile. Durante l’udienza preliminare il gup Barbara ha anche respinto, ritenendola “manifestamente inammissibile“, la richiesta dei pm di sollevare alla Consulta la questione di illegittimità costituzionale di due norme introdotte con la legge del 2014 sulla ‘Voluntary disclosure‘, che – a sentire i magistrati – erano “in contrasto con i principi di solidarietà sociale e di uguaglianza” sanciti dalla Costituzione e hanno effetti simili ad un’amnistia o ad un indulto.
PESSINAPESSINA

massimo pessinaMASSIMO PESSINA













Il caso Dolfuss aveva suscitato grande clamore proprio per il coinvolgimento di esponenti del mondo dell’imprenditoria e della nobiltà più antiche d’Italia, oltre a noti manager. L’accusa per tutti è quella di aver aggirato il fisco seguendo lo schema della coppia Dolfuss-Bravi, i quali con una “complessa struttura operativa costituita” da società con sede a Lugano e a Panama avrebbe consentito loro, tra il 2010 e il 2015, di “trasferire all’estero ed occultare denaro e utilità nella gran parte dei casi provenienti dai delitti di evasione fiscale o riciclaggio” grazie anche off-shore “adibite a schermo“.

Fonte: qui

martedì 24 dicembre 2019

L'ITALIA È IL PAESE EUROPEO DOVE È PIÙ COMPLICATO PAGARE LE IMPOSTE: A UNA PICCOLA IMPRESA, OGNI ANNO, OCCORRONO 29,7 GIORNI LAVORATIVI SOLO PER RACCOGLIERE LE CARTE NECESSARIE

LA PRESSIONE FISCALE È AL 41,8% (SETTIMI NELL'UE), IL PASSAPORTO COSTA PIÙ CHE ALTROVE, IL PESO FISCALE SU UN LITRO DI CARBURANTE È IL PIÙ ALTO 

SIAMO AI PRIMISSIMI POSTI NELL'ECONOMIA SOMMERSA: 211 MILIARDI, IL 13% DEL PIL 

Milena Gabanelli e Luigi Offeddu per il “Corriere della Sera”
Il presidente della Repubblica e garante della Costituzione l' ha detto: «L' evasione fiscale è un fatto indecente, chi evade sfrutta ciò che altri pagano. Senza l' evasione ci sarebbero più soldi per stipendi e pensioni». Era il momento giusto per dirlo: il 31 dicembre scadrà il tempo per gli emendamenti al decreto fiscale e gli italiani sapranno con certezza quante imposte dovranno pagare nel 2020. Meno degli altri anni, assicura il governo, per la riduzione di 3 miliardi del cuneo fiscale.
È probabile che alla fine il carico totale sarà più pesante: si prevede un aumento del 3,5 per cento per i concessionari di servizi pubblici come porti e ferrovie e interventi su assicurazioni e autostrade, con inevitabile «ricarico» delle tariffe sui contribuenti. Intanto nel 2018, dicono Ocse e Cgia, la pressione reale ha superato già di oltre 6 punti quella ufficiale, toccando anche il 47,9%.
tasse sulla casa imu tariTASSE SULLA CASA IMU TARI
Torna la vecchia domanda: è vero che l' Italia è il Paese più tartassato d' Europa? Ecco la classifica Ue, anno 2018, sulla pressione fiscale totale in rapporto al Pil, elaborata dall' ufficio studi Cgia su dati Eurostat, e relativa alle imposte dirette, indirette, imposte su redditi da capitale, contributi sociali: l'Italia si piazza al settimo posto con il 41,8%, contro una media Ue del 40,2%.
In testa la Francia con il 48,4%, segue il Belgio con il 46,6%, Svezia, 44,3%, Austria, 42,5%; Grecia, 41,4%; Germania, 41,2%. Molto più pesanti invece i carichi sulle imprese. Dai dati di Banca Mondiale e Cgia in testa c'è la Francia: 60,7%, segue l' Italia con il 59, 1%, poi la Germania 48,8%, e l' Irlanda 23%. Poi ci sono imposte che variano a seconda delle regioni, delle dimensioni dell' impresa, del tipo di attività e dei componenti della famiglia: Imu, Tari, Tasi...
Per quel che riguarda le accise, il peso fiscale su un litro di carburante in Italia è il più alto: 1 euro e 003 centesimi di euro per ogni litro, ed è previsto un aumento nel 2020. La media europea è di 89,3 centesimi, scendendo nel dettaglio di Paesi comparabili al nostro troviamo la Francia, che chiede 65,9 centesimi, e la Germania 65,5.
auto tasseAUTO TASSE
Ci sono poi le micro imposte. In Italia continuiamo a pagare la marca da bollo da 2 a 16 euro (esiste dal 1863), anche se ormai è abolita in molti Paesi Ue. Il nostro passaporto è il più costoso: 116 euro, in Francia se ne pagano 86, in Grecia 84,4, in Austria 75,9, in Germania quasi te lo regalano: 37,5 euro. In compenso siamo il Paese che paga meno il canone tv: 90 euro, contro i 335 della Danimarca, i 215,7 della Germania e i 139 della Francia.
Con il Portogallo e la Bulgaria, l'Italia è il Paese europeo dove è più complicato pagare le imposte. L'analisi di Banca Mondiale dice che a una piccola impresa italiana, ogni anno, occorrono in media 29,7 giorni lavorativi solo per raccogliere le carte necessarie. La media Ue è di 18 giorni. In Francia ne bastano 17, in Spagna 18, in Germania 27. Secondo il «Financial complexity Index» condotto in 94 Paesi dal gruppo finanziario Tfm, i primi tre Paesi al mondo con il fisco più tortuoso sono nell' ordine: Turchia, Brasile, Italia.
Anche qui dunque siamo i primi in Europa. Secondo l' indice internazionale della competitività fiscale compilato dall' Ocse, su 36 Paesi, l' Italia è al 34esimo posto.
I motivi della lentezza italiana sono invece noti: eccessiva burocrazia, norme complicate che cambiano ogni anno, «ingorgo» delle controversie nelle commissioni tributarie.
In 10 anni, i giudici sono calati del 40,2% e l' anzianità media delle controversie pendenti è di 689 giorni, in leggero calo rispetto a 2 anni fa. Il cittadino paga le imposte e lo Stato in cambio offre i suoi servizi. Dai dati Ocse, l' Italia spende l' 8,9% del Pil per la sanità pubblica, la media europea è al 9,6%. La classifica è guidata dalla Francia (11,5%) e dalla Germania (11,3%). Nella spesa pro capite sanitaria l' Italia è all' undicesimo posto: 2.551 euro nel 2017 contro una media Ue di 2.773.
Da noi come ovunque, le tasse servono a coprire le spese di tutta la macchina pubblica: dagli ospedali alla scuola, dalle infrastrutture alla manutenzione delle strade, forze di polizia, tribunali, Protezione civile, trasporti, assistenza sociale, ricerca, e le costosissime cure contro il cancro, garantite gratuitamente a ogni malato.
Chi evade, scarica anche questo peso su tutti i concittadini. E i Paesi che impongono meno tasse lasciano poi «scoperti» i loro contribuenti: in Italia, la sanità pubblica assicura 47 protocolli di diagnosi prenatale estesa e obbligatoria per altrettante patologie rare, la sanità irlandese solo 8. E gli irlandesi vengono a curarsi qui. Siamo fra i Paesi europei che evadono di più.
La nota aggiuntiva al Documento 2019 sull'economia e la finanza certifica una differenza fra le entrate previste e quelle effettivamente pervenute di circa 109,7 miliardi di euro. L'imposta più evasa è l'Iva, dove secondo il «rapporto Murphy» presentato a luglio al Parlamento europeo l' Italia è prima nella lista Ue: ben il 25,9% del dovuto, ovvero circa 35 miliardi ogni anno. Siamo ai primissimi posti anche nell' economia sommersa. Il «nero» vale oggi 211 miliardi, il 13% del Pil.
Incrociando varie statistiche, si arriva alla stima sull' evasione pro capite: 3.182 euro in Italia, 3.070 nella florida Danimarca, Francia 1.760, Germania 1.522. Le percentuali di recupero dell' Agenzia delle Entrate: dai 20,1 miliardi nel 2017 siamo scesi a 19,2 nel 2018.
Lo Stato premia i Comuni che contribuiscono alle attività di recupero: nel 2018 il più attivo è stato San Giovanni in Persiceto (Bologna) che ha ricevuto da Roma 1.519.052 euro.
Fra gli strumenti antievasione, il primo è il contrasto all' uso del contante, la miniera che consente di produrre il sommerso. Dal primo luglio 2020 il tetto scenderà a 2.000 euro, per arrivare a 1.000 nel 2021. Dagli ultimi dati di Banca d' Italia, la media Ue dei pagamenti tracciabili pro capite è stata di 261.
In Italia siamo a quota 111, contro i 456 dei Paesi Bassi, 327 della Francia, 257 della Germania. Morale: dopo di noi c' è solo la Bulgaria e siamo a pari merito con la Grecia, che in 5 anni è passata da 27 operazioni a oltre 100.
evasione fiscale in italia 2EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Su questo fronte sta viaggiando molto velocemente grazie a leve strategiche e incentivi.
I Pos installati (obbligatori) sono 50.000 per milione di abitanti. È la più alta densità in Europa. Sono stati imposti limiti molto bassi ai prelievi e i pagamenti in contanti non possono superare i 500 euro. Le spese mediche fatte con i Pos sono tutte conteggiate per il calcolo dei crediti d' imposta. Dal 1 gennaio 2017, chi vuole godere di un credito d' imposta deve effettuare un valore minimo di pagamenti elettronici, calcolato sulla base del suo livello di reddito.
EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Anche l' Italia ci ha pensato, si chiama «Bonus Befana»: detrazione del 19% per chi paga con Bancomat o carta di credito i conti di bar, ristoranti, idraulici. Ma scatterà dalla Befana del 2021. Sanzioni per chi non usa il Pos obbligatorio: zero (finora). I piccoli commercianti chiedono che vengano abbassate le commissioni interbancarie: per ora nulla di fatto.
evasione fiscale in italia 4EVASIONE FISCALE IN ITALIA
evasione fiscale in italia 5EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Fonte: qui

mercoledì 11 dicembre 2019

I FURBETTI DELLE TASSE: NELL’ULTIMO ANNO SEQUESTRI DI OLTRE 6 MILIARDI PER REATI FISCALI

ECCO "L’ITALIA INDECENTE" CONTRO CUI HA PUNTATO IL DITO MATTARELLA: APERTI 16.807 FASCICOLI NELLE PROCURE CONTRO GLI EVASORI 
13.285 I SOGGETTI SCONOSCIUTI AL FISCO (EVASORI TOTALI), CHE HANNO EVASO 3,4 MILIARDI DI IVA. SENZA CONTARE I 8.032 DATORI DI LAVORO DENUNCIATI PER AVER IMPIEGATO 42.048 LAVORATORI IN NERO...

evasione fiscale in italiaEVASIONE FISCALE IN ITALIA
Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

Ci sono i cittadini totalmente sconosciuti al Fisco e quelli che frodano il Servizio sanitario nazionale con falsi requisiti. Ci sono gli evasori dell’Iva e quelli che percepiscono contributi dall’Inps pur non avendo titolo. Eccola l’Italia «indecente» contro la quale ha puntato il dito il capo dello Stato Sergio Mattarella quando ha evidenziato che «se io mi sottraggo al mio dovere di contribuire sto sfruttando quello che gli altri pagano, con le tasse che pagano».

evasione fiscale 1EVASIONE FISCALE 
La fotografia è nell’ultimo rapporto della Guardia di Finanza che dà conto dei risultati fino al giugno scorso, ma confermando come nel 2019 sia stata superata la soglia dei sei miliardi di euro di richieste di sequestro per reati fiscali. È stato lo stesso presidente della Repubblica a sottolineare «la possibilità di aumentare pensioni e stipendi e di abbassare le tasse per chi le paga» se non ci fossero «i 119 miliardi di evasione così com’era stata calcolata nell’ultimo documento ufficiale dell’anno passato». E i dettagli delle operazioni delle Fiamme Gialle individuano i settori di maggiore gravità.

Le false fatture
evasione fiscale in italia 2EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
Le ultime verifiche svolte dai finanzieri confermano il trend già evidenziato nel giugno scorso, quando fu dato conto dell’attività svolta tra il 1° gennaio 2018 e il 31 maggio 2019. In 18 mesi «sono stati riscontrati 15.976 reati fiscali (emissione e utilizzo di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento delle scritture contabili) e denunciati 18.148 soggetti». I fascicoli aperti nelle Procure di tutta Italia sono stati 16.807 per un totale di «proposte di sequestro avanzate pari a 9,3 miliardi di euro». Ebbene la stima che riguarda gli ultimi dodici mesi calcola proposte di sequestro per oltre 6 miliardi di euro con un aumento percentuale che allarma.

evasione fiscale in italia 3EVASIONE FISCALE IN ITALIA 
La linea imposta a tutti i reparti prevede infatti «il potenziamento dell’analisi di rischio mediante banche dati sempre più interoperabili tra loro sviluppata, a livello centrale, con le moderne tecnologie informatiche» e questo ha fatto scattare misure patrimoniali per 1,5 miliardi di euro con un aumento che appare costante anche rispetto agli anni precedenti. A questo si aggiungono i «13.285 soggetti sconosciuti al Fisco (evasori totali), che hanno evaso 3,4 miliardi di Iva» ma anche gli «8.032 datori di lavoro denunciati per aver impiegato 42.048 lavoratori in nero.

agenzia delle entrateAGENZIA DELLE ENTRATE
Sanità e pensioni
Il rapporto aggiornato ai primi sei mesi del 2019 ha dimostrato un aumento vertiginoso delle denunce pari all’88% per «indebita esenzione dal pagamento dei ticket sanitari» e del 34% per chi usufruiva senza averne i requisiti delle «prestazioni sociali agevolate». Un anno fa un’inchiesta della Procura di Termini Imerese aveva portato alla denuncia di otto persone che erano riuscite a sottrarre alle casse pubbliche quattro milioni e mezzo di euro. Le truffe su spesa previdenziale e sanitaria sono state di ben 108 milioni, ma si è riusciti a recuperare soltanto 15 milioni e anche questo serve a dare la misura di quanto sia complicata la lotta all’evasione. Non a caso la Finanza ha evidenziato come «le frodi più ingenti hanno interessato le indebite percezioni di rimborsi e pagamenti da parte del Servizio sanitario nazionale (29 milioni di euro) e la fraudolenta gestione di ricoveri e prestazioni da parte di strutture accreditate al Servizio sanitario nazionale per 15,9 milioni. Nota dolente rimane quella della previdenza.
evasione fiscale 3EVASIONE FISCALE

Il rapporto sulla spesa evidenzia come «le condotte fraudolente nel settore previdenziale e assistenziale, che si annidano soprattutto nelle frodi in danno dell’Inps, hanno consentito di captare indebite erogazioni per oltre 27,3 milioni, pari a circa il 59% delle condotte illecite accertate nel presente segmento operativo». Per questo si rimarca la «rilevanza strategica degli interventi per l’inclusione e la sostenibilità sociale e il rilancio degli investimenti pubblici, a livello nazionale e locale. Nel settore della spesa «ogni inefficienza o spreco incide in maniera diretta e immediata sulla vita dei singoli cittadini». 

Fonte: qui

giovedì 13 giugno 2019

RINVIATO A GIUDIZIO CORALLO; IL RE DELLE SLOT, CHE PER I PM ROMANI PAGAVA I TULLIANI (E DUNQUE FINI) PER I SUOI AFFARI MILIARDARI NEL SETTORE DEL GIOCO D'AZZARDO

I SOLDI RIPULITI FURONO USATI PER COMPRARE LA FAMIGERATA CASA DI MONTECARLO INTESTATA AL COGNATO DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA CAMERA, MA POI SI SCOPRÌ ANCHE UN FLUSSO DI DENARO DIRETTAMENTE VERSO I FAMILIARI

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Rinviato a giudizio per l’accusa di associazione a a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura. La posizione di Corallo era stata stralciata rispetto al processo principale che vede imputati, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. I difensori di Corallo avevo presentato una serie di eccezioni e i giudici della IV sezione collegiale, dove è in corso il processo principale, avevano mandato gli atti al gup. Il processo è stato fissato al prossimo 22 ottobre davanti ai giudici della II sezione.

fini tullianiFINI TULLIANI




Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI

I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani. Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti avevano riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani. L’appartamento monegasco, secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.

Il coinvolgimento di Fini, che ha sempre respinto le accuse, è legato proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Quest’ultimi, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia.
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. Fonte: qui

martedì 2 aprile 2019

IL 70% DELLE PENSIONI NON RAGGIUNGE I MILLE EURO DI IMPORTO

13 MILIONI DI ITALIANI NON PAGANO L’IRPEF E IL 5% DEI CONTRIBUENTI CON REDDITO OLTRE 50MILA EURO VERSA IL 40% DELL'IMPOSTA 

IL CONSUNTIVO DELL'INPS PER IL 2018: SU QUASI 18 MILIONI DI TRATTAMENTI TOTALI, QUATTRO SONO DI TIPO ASSISTENZIALE…

Michele Di Branco per “il Messaggero”

inps-3INPS
Il 70% delle pensioni non raggiunge i mille euro di importo, il 25% degli italiani ha redditi così bassi da non evitare le tasse, mentre il 45% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro l' anno. Le statistiche diffuse ieri da Inps e Ministero dell' Economia rimandano l' immagine plastica di un Paese piuttosto malconcio. Quanto meno sul piano della ricchezza personale. Anche se non va dimenticato, purtroppo, che la forte tendenza all' evasione fiscale falsa il quadro reale. Ad ogni modo, in tema previdenziale, è vero che su quasi 18 milioni di trattamenti pensionistici, esclusi quelli delle gestioni pubbliche, ci sono 12,6 milioni di assegni inferiori, appunto, a mille euro al mese.

Ma in molti casi i pensionati, ricorda, l' Inps sono titolari di più trattamenti. I numeri dicono che le pensioni previdenziali sono erogate soprattutto al Nord mentre al Sud prevalgono quelle assistenziali rispetto al resto del territorio. Su 17,8 milioni di pensioni, quasi quattro milioni sono trattamenti assistenziali (assegni sociali, pensioni agli invalidi civili, indennità di accompagnamento) e tra questi quali la metà (il 47,7%) è erogato in Regioni del Sud e nelle Isole.
pensionePENSIONE

La situazione si capovolge se si guarda alle pensioni di vecchiaia con 187,7 assegni ogni mille residenti al Nord e appena 100,7 al Sud (149,4 in Italia) dove è più basso il tasso di occupazione e quindi di pensionamento previdenziale. Nel Nord si erogano la maggioranza delle pensioni complessive (8,55 milioni a fronte di 3,2 milioni nel Centro e 5,47 nel Sud) con 308,2 prestazioni ogni mille abitanti a fronte delle 265,4 ogni mille abitanti del Sud.

Oltre la metà degli assegni sociali (456.167 su 818.776), le prestazioni erogate agli anziani in situazione di bisogno, sono erogate al Sud (il 55,7% del totale) mentre nel Nord ne arrivano meno di un quarto (il 24,6%). Nel 2018 sono state liquidate 1.135.294 nuove pensioni, la metà delle quali (567.934) di natura assistenziale.

PAESE SPACCATO
pensionePENSIONE
Intanto le statistiche Irpef rese note ieri dal Mef descrivono un Paese spaccato in due. Gli italiani, nel 2018, hanno dichiarato in media poco più di 20 mila euro (20.670), vale a dire l' 1,3% in meno di un anno precedente. Ma i 24 mila della Lombardia e i 14 mila della Calabria, i due opposti regionali, parlano di un divario irriducibile. I numeri dicono che il 5,3% dei contribuenti più facoltosi, con oltre 50 mila euro di reddito, versano il 40% delle tasse totali. Sull' altro fronte, quasi 13 milioni pagano zero imposte.

Oltre 10,5 milioni di soggetti sono contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni. Tuttavia, specifica il Mef, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus 80 euro, i soggetti che di fatto non versano l' Irpef salgono a circa 12,9 milioni.

pensionePENSIONE
E, a proposito degli 80 euro, in due milioni hanno dovuto restituire il bonus in quanto, tra il 2017 e il 2018, i loro redditi sono cresciuti. In tema di imposte locali, gli abitanti del Lazio risultano i più spremuti: l' addizionale regionale media raggiunge 610 contro i 410 di media nazionale. Quanto mercato del lavoro, il ministero evidenzia l' aumento del numero di lavoratori con contratti a tempo determinato (+14,7%), «presumibilmente a causa del venir meno della decontribuzione per le nuove assunzioni, previste per due anni dal Jobs act che ha determinato una ricomposizione delle assunzioni a favore di forme contrattuali temporanee».

Fonte: qui

L’ITALIA È IL PAESE IN EUROPA DOVE SI EVADONO PIÙ TASSE. MA ANCHE GERMANIA E FRANCIA NON SE LA CAVANO BENISSIMO 

LO STUDIO DELLA SOCIETÀ INGLESE “TAX RESEARCH LLP”: IL RAPPORTO TRA FISCO EVASO ED ENTRATE FISCALI È AL 23,28%, LO STATO NON INCASSA QUALCOSA COME 190 MILIARDI DI EURO 

MA ANCHE I TEDESCHI…


 


L’ITALIA È PRIMA PER EVASIONE FISCALE (MA GLI ALTRI STATI UE NON SONO MESSI MEGLIO)
EVASIONE FISCALE IN EUROPAEVASIONE FISCALE IN EUROPA

L'Italia è prima al mondo, ma non per una buona ragione. Secondo un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

E se ci si sposta in termini relativi, il tax gap dell’Italia, cioè il rapporto tra fisco evaso ed entrate fiscali dello Stato, si attesta al 23,28%. Ciò significa che per ogni euro riscosso dal fisco italiano, si perdono circa 23 centesimi in evasione fiscale. I numeri non sono confortanti, ma nel resto d'Europa, gli altri Stati non se la passano meglio.

QUANTO VALE L’EVASIONE FISCALE IN ITALIA E IN EUROPA?
Alessandro Leozappa per www.risparmiamocelo.it

Negli ultimi tempi, l’evasione fiscale è entrata prepotentemente all’interno del dibattito politico. Non si tratta però di un problema nuovo. I fenomeni di evasione fiscale esistono sin da quando i governanti impongono tasse ai loro cittadini.
EVASIONE FISCALEEVASIONE FISCALE

Chi ci segue inoltre su Facebook, avrà sicuramente notato l’infografica postata qualche giorno fa che ritraeva l’evasione fiscale in Europa. Stando ad un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

Per avere un’idea concreta del danno da evasione fiscale per la società, i mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità. Nella classifica dell’evasione fiscale in Europa, dietro all’Italia si piazzano in ordine Germania (125 miliardi), Francia (118 miliardi) e Regno Unito (87 miliardi). In totale, prendendo come riferimento l’anno fiscale 2015, l’evasione fiscale tra i Paesi Membri dell’Unione pesa 824 miliardi di euro. È più di sei volte la dimensione del bilancio annuale dell’UE.
evasione-fiscaleEVASIONE-FISCALE

È interessante anche notare come cambia questa classifica se consideriamo il peso che l’evasione fiscale ha sul gettito fiscale. Italia, Germania e Francia sono infatti le tre più grandi economie dell’eurozona e anche per questo motivo il valore assoluto delle tasse evase è molto elevato.

Se ci si sposta in termini relativi, il tax gap dell’Italia, cioè il rapporto tra fisco evaso ed entrate fiscali dello Stato, si attesta al 23,28%. Ciò significa che per ogni euro riscosso dal fisco italiano, si perdono circa 23 centesimi in evasione fiscale.

EVASIONE FISCALE IN EUROPAEVASIONE FISCALE IN EUROPA
Peggio di noi soltanto Romania (29,51%), Grecia (26,11%) e Lituania (24,36%). Il paese europeo con il tax gap più basso è invece il Lussemburgo, dove l’evasione fiscale pesa il 7,98% degli introiti statali.

Come abbiamo visto dai numeri, quello dell’evasione fiscale è un problema serio e ben radicato sia in Italia sia in Europa. Gli oltre 800 miliardi di euro che secondo le stime mancherebbero dalle casse degli stati europei, sarebbero risorse di grande beneficio per la ripresa economica in Europa. Ma al di là dell’aspetto economico, l’evasione fiscale genera ingiustizia sociale tra coloro che pagano e coloro che non pagano le tasse e pertanto va combattuta con ogni forma e mezzo.

Fonte: qui

venerdì 17 febbraio 2017

GIANFRANCO FINI S’E’ GIOCATO MEZZO PARTITO ALLE SLOT MACHINE


CORALLO HA FINANZIATO AMICI, SODALI E VECCHI CAMERATI 

E MARCO MILANESE CHIAMA IN CAUSA PURE L’EX SOTTOSEGRETARIO GIORGETTI 

LE MINACCE DI CHECCHINO PROIETTI

Giacomo Amadori per La Verità

LA PRIMA PAGINA DI LIBERO SU GIANFRANCO FINILA PRIMA PAGINA DI LIBERO SU GIANFRANCO FINI
L' inchiesta di Roma sull' imprenditore Francesco Corallo e sulle sue società (i reati vanno dall' associazione a delinquere al peculato all' evasione fiscale) sta facendo emergere una verità che sino a oggi era rimasta sullo sfondo. Il re delle slot machine non aveva bisogno di arricchire i Tulliani (indagati per riciclaggio) in quanto tali, ma per il loro collegamento con il potente di turno, in questo caso Gianfranco Fini, sotto inchiesta a sua volta. Per il giudice Simonetta D' Alessandro la prova è nel fatto che i rapporti con gli uomini di An e i flussi di denaro cominciano ben prima del 2008-2009, quando entrano in gioco i Tulliani.

Il 2004 è un anno cruciale per la Atlantis world di Corallo, per l' accusa «un' impresa eminentemente criminale». Infatti il governo Berlusconi decide di regolamentare il mercato degli apparecchi da divertimento e indice una gara. A inizio estate si spartiscono la concessione dieci concorrenti e Atlantis world diventa leader del settore. Dopo poche settimane Fini, l' ex moglie Daniela Di Sotto, l' allora segretario particolare del leader di An, Francesco Proietti Cosimi (con signora) e altri 10 amici sono ospiti di Corallo per due settimane da sogno ai Caraibi. Tutto a spese del re delle slot.
gianfranco finiGIANFRANCO FINI

Qui, secondo il rappresentate legale della Atlantis Amedeo Laboccetta (indagato nell' inchiesta romana) Fini e Corallo suggellano un' intesa «che è stata utile ad Atlantis/B plus nello svolgimento dei rapporti con l' amministrazione dei Monopoli». Infatti Atlantis inizialmente non riesce a collegare in rete le macchinette per consentire ai Monopoli di controllare gli introiti e i conseguenti versamenti spettanti allo Stato. Il 21 aprile del 2005 da Roma parte un ultimatum: o Atlantis risolve i problemi o le verrà notificato l' avvio del procedimento di revoca della concessione.

FRANCESCO PROIETTI COSIMIFRANCESCO PROIETTI COSIMI
Dopo pochi giorni la società avverte i Monopoli che ha deciso di ritirarsi. Proprio in quel periodo la procura di Potenza sta indagando sul gioco d' azzardo e sotto intercettazione c' è anche Proietti Cosimi, il segretario di Fini. Il giorno della notifica dei Monopoli ad Atlantis sul suo telefonino giunge la chiamata di Laboccetta, il quale lo aggiorna sui problemi di Atlantis e gli legge la lettera dei Monopoli.

Proietti Cosimi, dopo aver dato alcuni consigli a Laboccetta, conclude così: «Io domani parlo con Giorgio (Tino, presidente dei Monopoli, ndr) e me la vedo. Dai!». Anche grazie all' intervento dell' ex segretario di Fini le parti si incontrano e trovano una soluzione. In questo modo la società italocaraibica non lascia il mercato italiano e anzi accresce la sua quota di mercato.

LABOCCETTA jpegLABOCCETTA JPEG
Dalle Antille olandesi, quartier generale della Atlantis, iniziano ad arrivare bonifici in Italia. Nel marzo del 2006 l' azienda di Corallo invia 120.000 euro a una minuscola associazione culturale di Subiaco, il paese di Proietti Cosimi. Il presidente è Pierluigi Angelucci, un collaboratore dello stesso Proietti. In un mese e mezzo ritira circa 119.000 euro in contanti. Al cronista ha dichiarato: «Quell' operazione mi è stata chiesta direttamente da Checchino (Proietti Cosimi, ndr). I soldi li ho ritirati per lui. Mi sembra di averglieli portati a casa e in via della Scrofa». Successivamente la società di Corallo ha finanziato anche la Ke.is una azienda della famiglia di Proietti Cosimi sul cui fallimento è in corso un processo per bancarotta.
FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO

Per esempio tra il 2008 e il 2010 Atlantis invia 440.000 euro per la sponsorizzazione di alcuni musical allestiti dalla Ke.is. Oggi l' ex segretario particolare di Fini è imputato per finanziamento illecito proprio a causa di quei bonifici dai Caraibi. Contattato dalla Verità, Proietti Cosimi inizialmente è cordiale, quindi informato del fatto che intendiamo scrivere sul giornale dei finanziamenti di Atlantis perde la calma e si fa minaccioso: «Non scriva nulla. Le conviene».

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
Nel 2008 Proietti Cosimi e Laboccetta entrarono insieme in Parlamento con il Pdl in quota An. Ma entrambi giurano di non essersi interessati ai due fantomatici decreti favorevoli a Corallo di cui parla il giudice D' Alessandro. Grazie al cosiddetto decreto Abruzzo, il 39/2009, Corallo può installare ben 12.000 videolottery di nuovissima generazione a condizioni agevolate. Con il successivo provvedimento, il 78/2009, può impegnare i diritti sulle vtl e ottenere così un finanziamento per Atlantis/Bplus da 150 milioni di euro dalla Banca popolare di Milano, da investire nell' acquisto e nella diffusione delle stesse vtl.

FINI TULLIANIFINI TULLIANI
A novembre Sergio Tulliani, il suocero di Fini, considerato dai magistrati un lobbista non molto credibile incassa 2,4 milioni con la causale «liquidazione attività estere decreto 78/2009». Non è finita. Nel biennio 2008-2009 secondo il calcolo degli inquirenti arrivano sui conti dei figli Giancarlo ed Elisabetta Tulliani altri 5 milioni di euro provenienti da Corallo. Ma non sono certo loro ad aver perorato la causa in Parlamento.

MARCO MILANESEMARCO MILANESE
In parte quel ruolo viene svolto dallo stesso Corallo che venne ingaggiato da Laboccetta come assistente parlamentare e in parte da altri politici. Gli inquirenti citano lo stesso Laboccetta (all' epoca in commissione Finanze) e il sottosegretario all' Economia Marco Milanese che avrebbero mediato per far inserire in uno dei provvedimenti legislativi le istanze di un consulente di Atlantis. Milanese, però, indagato a Milano per la stessa vicenda, è stato archiviato. Gli chiediamo chi sia allora il responsabile delle leggi favorevoli a Corallo e la sua risposta è lapidaria: «Le norme arrivavano praticamente già pronte dai Monopoli e io non avevo nessuna delega ai rapporti con loro».

E chi la aveva? «Alberto Giorgetti». Di che partito era? «Anche lui proveniva da An».
ALBERTO GIORGETTI SOTTOSEGRETARIO ECONOMIAALBERTO GIORGETTI SOTTOSEGRETARIO ECONOMIA

Ci sono altri ex fedelissimi di Fini che sostennero l' affermazione dell' Atlantis in Italia. «Mettemmo a punto l' associazione temporanea d' imprese con Atlantis e Bit media nello studio romano dell' avvocato Giancarlo Lanna» ha ricordato a Panorama Remo Molinari, ex socio di Corallo con la sua Plp. Lanna nel 2007 fu tra i promotori della fondazione Farefuturo, il centro studi finiano che con gli attacchi al premier Silvio Berlusconi sarà tra le cause della spaccatura del Pdl. In ogni caso nel 2004, Corallo poteva contare sull' appoggio di altri esponenti di spicco dell' ex An. «Anche perché con alcuni di loro aveva militato nel Fronte della gioventù» ha dichiarato Molinari.

Fonte: qui

                              

FINI FU IL TRAMITE FRA CORALLO E I TULLIANI, LO SCRIVONO I PM ROMANI PER QUESTO E’ INDAGATO PER RICICLAGGIO 

VACANZE A SCROCCO AI CARAIBI PRIMA DI CONOSCERE ELISABETTA, PAGATE DAL RE DELLE SLOT MACHINE 

ED E’ SEMPRE LUI A FINANZIARE LA RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI MONTECARLO

Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
I soldi e i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza, per un valore di circa 5 milioni di euro, sono di Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani; rispettivamente moglie, cognato e suocero di Gianfranco Fini. Ma al centro dei rapporti considerati illeciti con il «re delle slot machine» Francesco Corallo (arrestato nel dicembre scorso alle Antille olandesi, dove ancora attende l' esito della richiesta di estradizione in Italia) c' è lui, l' ex leader di Alleanza nazionale, nonché ex esponente di punta del governo Berlusconi e poi presidente della Camera.

La conoscenza tra Fini e Corallo, infatti, è precedente all' entrata in scena dei Tulliani. Risale al 2004, quando l' ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta (arrestato anche lui a dicembre) portò l' allora vicepresidente del Consiglio in vacanza sull' isola di Saint Martin, con altre 14 persone, per due settimane. Ospiti dell' imprenditore dei videogiochi, titolare della società Atlantis.

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
VACANZA PAGATA
In quell' occasione - ha riferito lo stesso Laboccetta ai magistrati, prima di passare dal carcere di Regina Coeli agli arresti domiciliari - Fini «suggellò con Corallo un' intesa che è stata utile ad Atlantis nello svolgimento dei rapporti con l' Amministrazione dei Monopoli. Infatti lo stesso Laboccetta si rivolse al segretario di Fini, Proietti Cosimi, allorché, nell' aprile 2005, Atlantis ebbe problemi con l' Amministrazione che formulò contestazioni con diffida che avrebbero potuto condurre alla revoca della concessione». E Proietti Cosimi risolse il problema.

Francesco Proietti CosimiFRANCESCO PROIETTI COSIMI
Poi arrivarono i Tulliani e, sempre a detta di Laboccetta, Fini «cercò di far concludere un affare immobiliare a Giancarlo, fratello della compagna Elisabetta, presentandolo come intermediario per l' acquisto di una proprietà a Roma cui era interessata la società di Corallo». L' affare sfumò, ma le frequentazioni continuarono, tanto che alla festa per il compleanno della prima figlia di Gianfranco ed Elisabetta, nell' appartamento di Montecitorio dove Fini si era trasferito in quanto presidente della Camera, «parteciparono pochi parenti, qualche personaggio politico, compagni di partito nonché Francesco Corallo e la sua compagna».

AMEDEO LABOCCETTAAMEDEO LABOCCETTA
A parte le dichiarazioni dell' ex deputato indagato nella stessa inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e dal sostituto Barbara Sargenti - che ieri ha portato al decreto di sequestro e alle perquisizioni di uffici e appartamenti, tra cui quello in cui vivono i coniugi Fini -, sono i soldi inseguiti dagli investigatori della Finanza a rendere sospetti i rapporti tra Corallo e i Tulliani. Instaurati «per il tramite di Gianfranco Fini», specificano gli inquirenti.
GIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPOGIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPO

Prima c' è stato il progetto di farli entrare nell' Atlantis con il 10 per cento delle quote azionarie; poi sono arrivati i trasferimenti milionari attraverso società create appositamente, e conti bancari accesi a questo scopo.

VERSAMENTI SOSPETTI
Secondo il giudice Simonetta D' Alessandro, che ieri ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, «i Tulliani sicuramente capivano l' illiceità dei contegni cui si accingevano». Ed erano consapevoli dell' interesse di Corallo a tenere buoni rapporti con il governo attraverso un «esponente centrale» come Fini.

giancarlo e elisabetta tullianiGIANCARLO E ELISABETTA TULLIANI
Ai tre - padre e figlio difesi dagli avvocati Titta e Nicola Madia, la figlia assistita da Giulia Bongiorno - viene contestato il riciclaggio dei soldi di Corallo; accumulati illegalmente, secondo l' accusa, grazie a una sostanziale truffa ai danni dello Stato agevolata da appositi provvedimenti di legge tanto «abnormi» da garantirgli un «irragionevole privilegio». Adesso è indagato anche Fini, per concorso nello stesso reato. Lui commenta che è «un atto dovuto» e si dice fiducioso che la magistratura chiarisca tutto.
giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI

Per adesso, gli inquirenti ritengono di aver chiarito che il riciclaggio era «strettamente correlato» con le leggi fatte in favore di Corallo, che poi si sarebbe sdebitato attraverso i Tulliani. Oltre al denaro per finanziare l' acquisto della famosa casa di Montecarlo ereditata da Alleanza nazionale (comprata nel 2008, ristrutturata con altri soldi di Corallo e rivenduta nel 2015 a 1.360.000 euro), le Fiamme gialle hanno individuato un versamento a papà Tulliani di due milioni e 400 mila euro, effettuato dopo il varo di un decreto molto vantaggioso per l' affare dei videogiochi.
VILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA jpegVILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA JPEG

Successivamente metà di quel denaro è finito a Giancarlo per acquistare il villino bifamiliare dov' è ufficialmente domiciliato, anche se da dicembre s' è trasferito negli Emirati Arabi; un' altra parte (550 mila euro) è andata su un conto di Elisabetta che l' ha utilizzata per comprare una casa. Commenta il giudice D' Alessandro: «I contegni, basici, rispondono a bisogni primari: la casa per sé, la casa da affittare. Cessate le aspirazioni internazionali, si delinea la piccola delinquenza finanziaria routinière ».

Fonte: qui

 

LA LEGGE DEI TULLIANI: CHI STA CON ELISABETTA SI PRENDE TUTTA LA FAMIGLIA 

ERA GIÀ SUCCESSO A GAUCCI E ADESSO E’ CAPITATO A FINI, INGUAIATO PER LA CASA DI MONTECARLO 

L’EX PRESIDENTE DEL PERUGIA REGALO’ LA PORSCHE A GIANCARLO, LA BMW AL PADRE E POI TERRENI, L’ATTICO A VIA SARDEGNA E CASE A BOCCEA

Massimo Malpica per “il Giornale”

Quella dei Tullianos è la storia di una famiglia unita. Così tanto unita che esserlo di più è difficile anche solo da immaginare. Colpisce, per esempio, il modo in cui gli uomini di Elisabetta si ritrovino rapidamente a far parte - o a fare i conti - anche con la di lei famiglia. Tutti Tullianos d' adozione, almeno fino al prossimo giro, e tutti a collaborare alle fortune imprenditoriali della family.

gaucci, tullianiGAUCCI, TULLIANI
Il primo è stato Luciano Gaucci, fidanzato con la giovane Elisabetta dal 1997 al 2004, dopo che lei era entrata in casa come fiamma del figlio di Lucianone, salvo poi cambiare partner. E Gaucci, dopo la fine della relazione, non le ha certo mandate a dire. Lamentandosi dei beni, mobili e immobili - case, automobili, terreni e gioielli - finiti nel tesoro dei Tulliani anche se solo «prestati» per motivi fiscali. C'era persino una schedina vincente del Superenalotto che Gaucci e i suoi ex parenti acquisiti si litigavano.
GAUCCI, TULLIANIGAUCCI, TULLIANI

Di certo l' ex presidente del Perugia era stato generoso. Assumendo Elisabetta e il fratellino Giancarlo come dirigenti per le sue tante squadre di calcio. E, come raccontava lui stesso, «ho comprato la Porsche a Giancarlo, la Bmw al padre Sergio. Ho regalato loro terreni fuori Roma, a Capranica-Prenestina, Viterbo e Rieti. L' attico in via Sardegna e le case a Boccea dove Elisabetta vive con i genitori e il compagno».

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
Il compagno, cioè Gianfranco Fini. Che arriva e trova una famiglia certamente beneficata dal vulcanico Lucianone. Pazienza se l' ex finisce in Repubblica Dominicana spinto dai guai giudiziari: il vecchio va giù dal balcone come una lavatrice rotta a capodanno, il nuovo prestigioso compagno di Eli invece posa per una foto da famiglia reale con tutti i Tullianos in alta uniforme per il battesimo di Martina, una delle due bimbe nate dalla relazione con l' ex presidente della Camera.

gianfranco fini elisabetta tullianiGIANFRANCO FINI ELISABETTA TULLIANI
Fini si trasferisce nel quartier generale di famiglia, e difende Elisabetta, il cognato e tutti i suoi acquisiti quando scoppia lo scandalo della casa di Montecarlo. Ci va di mezzo lui, visto che come è noto quell'appartamento era di proprietà di An, dopo la donazione al partito «per la buona battaglia» della contessa Colleoni, militante missina e ammiratrice di Gianfranco. Come è finito il giovin Tulliani in quell'appartamento senza che Fini lo sappia?

Gianfry fa lo gnorri, e sposa acriticamente la posizione di famiglia: negare tutto. Una panzana clamorosa, smentita dall'inchiesta del Giornale e - anni dopo - dall'indagine sul gruppo di Corallo che rivela il castello di bugie costruito dai Tullianos e narrato da Fini intorno a quella storia.
GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANIGIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI

Si scopre anche che non solo l'appartamento nel Principato venne dato via a un prezzo irrisorio, ma che quei soldi non vennero nemmeno tirati fuori da Giancarlo, Sergio o Elisabetta. A pagare secondo la magistratura è stato Corallo. E l'uomo delle slot, storicamente vicino ad An, avrebbe anche foraggiato i conti correnti dei Tullianos con altri bonifici.

Tutto mentre Fini andava in tv a negare l'evidenza e, derubricato a traditore della causa dalla comunità della destra italiana, si avviava a un rapidissimo tramonto, scomparendo dall'orizzonte della politica. 

«Un coglione», ha detto di sé l'ex terza carica dello Stato di fronte alla prova che la procura a vendere il quartierino a Montecarlo era firmata da Elisabetta. All'oblio si è aggiunta l'ingiuria. E ora l'iscrizione nel registro degli indagati. Concorso per riciclaggio. L'ultimo legame, il più beffardo, del Fini sedotto ma non edotto con i suoi Tullianos.

Fonte: qui