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domenica 7 giugno 2020

IL GOVERNO PROGETTA LA FASE 3 MA CI SONO 830MILA LAVORATORI ANCORA NELLA FASE 1: NON HANNO RICEVUTO UN EURO DALLA CASSA INTEGRAZIONE

PER NON PARLARE POI DI COME SONO STRUTTURATE LE NUOVE 9 SETTIMANE, DIVISE IN DUE PACCHETTI: LE PRIME 5 DA CONSUMARE ENTRO IL 31 AGOSTO E LE ULTIME 4 TRA L' 1 SETTEMBRE E IL 31 OTTOBRE. MOLTE AZIENDE HANNO GIÀ FINITO LE 5 SETTIMANE. 
E QUANDO SCADRÀ IL DIVIETO DI LICENZIAMENTO…
INSOMMA BAMBOLI NON C'E' UN EURO!

Valentina Conte per ''la Repubblica''
cassa integrazioneCASSA INTEGRAZIONE

Il governo progetta la fase tre. Ma ancora non riesce a mettere a terra gli aiuti della fase uno. Ci sono 830 mila lavoratori dipendenti del settore privato che aspettano l' assegno della cassa integrazione di marzo e aprile, finanziata dai 5 miliardi del Cura Italia: lo dicono i numeri Inps aggiornati al 4 giugno, frutto della differenza tra 7,6 milioni di lavoratori pagati su 8,4 milioni beneficiari potenziali.

La stessa Inps parla però di "soli" 420 mila lavoratori in attesa - senza spiegare come li calcola - la metà circa: gli unici di cui conosce le coordinate bancarie. Per gli altri si giustifica - citofonare alle imprese che non hanno inviato l' ormai mitico SR41: il documento con l' Iban dei lavoratori.

I conti non tornano
Ma anche considerando chi è in regola con l' SR41 i conti non tornano: solo 3,3 milioni di lavoratori sono stati pagati da Inps su 4,8 milioni. La differenza fa 1,4 milioni, escludendo le domande annullate (circa 110 mila). «Attenzione però, perché dentro questa cifra ci sono molti doppioni», avverte Marialuisa Gnecchi, vicepresidente dell' Inps.

 «Ogni azienda può avere inviato anche più di un SR41. Ad esempio, la regione Piemonte per la cassa in deroga ha obbligato le imprese a fare due domande per gli stessi lavoratori: una per le prime 5 settimane e una per le altre 4». Fosse anche così e considerando che gli esperti Inps calcolano in un 15% questi doppioni, si arriva a circa 1 milione di lavoratori senza Cig: ben più dei 420 mila segnalati dalla stessa Inps.

Il nodo risorse
cassa integrazioneCASSA INTEGRAZIONE
Un problema che si traduce in disagio per altrettante famiglie. Proprio ora che entriamo nella fase due della Cig. Il decreto Rilancio ha stanziato altri 16,4 miliardi che vanno a finanziare 9 settimane dopo le prime 9 del Cura Italia, così da coprire il periodo tra 23 febbraio e 31 ottobre, per un totale di 21,5 miliardi. Risorse che rischiano di non bastare, avverte l' Ufficio parlamentare di bilancio: «Le stime del governo sono molto incerte».

Nel mirino l' ipotesi di un utilizzo medio - il cosiddetto tiraggio - tra le 9 e 11 settimane su 18 totali e al 50% delle ore. Ottimistico, sembra dire l' Upb. Non tutte le imprese compresi i piccoli bar o esercenti con un solo dipendente - hanno riaperto. Molti l' hanno fatto, ma a tempo ridotto. E magari richiuderanno, quando la stagione estiva mostrerà la corda. Senza contare che il decreto Cura Italia porta già in dote un "buco" di circa 3 miliardi.

La Cig rapida
giuseppe conte roberto gualtieri 14GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI 
C' è poi un' altra questione. La fase due della Cig dovrebbe accelerare l' erogazione del sostegno: il 40% anticipato subito dall' Inps e - per la cassa in deroga - la possibilità di fare domanda direttamente all' Istituto di previdenza, senza passare per le Regioni che hanno molto pasticciato e rallentato l' iter nella fase uno. Le nuove domande però partono dal 19 giugno e l' anticipo non arriverà prima di luglio. Nel frattempo - per come è scritto il decreto Rilancio - chi può chiedere solo la Cig in deroga (come le piccolissime imprese) e ancora non ha esaurito le prime 9 settimane dovrà passare di nuovo dalle Regioni, senza alcuna semplificazione e senza anticipo.

Il buco estivo
Per non parlare poi di come sono strutturate le nuove 9 settimane, divise in due pacchetti: le prime 5 da consumare entro il 31 agosto e le ultime 4 tra l' 1 settembre e il 31 ottobre. Molte aziende hanno già finito le 5 settimane: se le hanno attaccate alle prime 9, il totale fa 14 settimane corrispondenti al periodo tra la fine di febbraio e metà giugno.

PASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFOPASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFO
Cosa faranno - se non ripartono - da metà giugno all' 1 settembre, pur considerando il periodo di ferie? Il divieto di licenziamento è uno scudo per i lavoratori (e un ostacolo per le imprese): dura fino al 17 agosto. E poi? Il governo scommette sul fondo europeo Sure: 20 miliardi da spendere per la Cig, anche retroattivamente. Ma disponibili da settembre. E nel frattempo? Non sarà un' estate come un' altra. I sindacati premono perché Cig e divieto di licenziamento abbiano un destino comune e siano estesi fino a fine anno.
Confindustria vorrebbe una Cig Covid speciale per due anni. E se possibile, nel frattempo, lo stop al divieto di licenziare. L' economia stenta, la domanda non riparte: è questo poi il vero nodo. Fonte: qui

domenica 5 aprile 2020

IL DECRETONE FA TUTTI CRETINI

IL BONUS DA 600 EURO PROMESSO DALL'INPS?

ANNUNCIATO TRE SETTIMANE FA, SI POTRÀ RICHIEDERE DAL 1 APRILE.

QUANDO ARRIVERÀ?
A FINE MESE?

INTANTO AZIENDE E OPERAI NON HANNO VISTO UN EURO 

NELLE PARTITE IVA C'È UN MARE DI PRECARI SENZA PARACADUTE, ASSUNTI CON LO STRATAGEMMA DELL'''AUTONOMO'' MA IN REALTÀ DIPENDENTI MASCHERATI

IL CURA ITALIA È TUTTO UN BLUFF AZIENDE E OPERAI SENZA SOLDI
Giuseppe Marino per “il Giornale

I soldi del decreto non arrivano alle imprese. Il segnale più chiaro che il Cura Italia non sta funzionando? Il ministero dell' Economia istituisce una task force e il Pd propone un comitato parlamentare.

«La situazione è imballata - conferma al Giornale il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti - la nostra pa è allenata a ragionare secondo vecchie logiche, non quelle imposte dal coronavirus. E i soldi non escono dalle banche».

Già, perché il decreto affronta la questione centrale, la liquidità a disposizione delle imprese, soprattutto quelle piccole, ma demanda la distribuzione delle risorse agli istituti di credito, fornendo la copertura attraverso il Fondo di garanzia per le Pmi la cui dotazione è stata incrementata. Il decreto prevede l' automatico prolungamento delle linee di credito già in essere fino a fine settembre e una garanzia statale dell' 80 per cento su nuove linee di credito fino a 500mila euro, oltre a un' erogazione immediata di 3.000 euro per le necessità di sopravvivenza del piccolo imprenditore senza verifica bancaria delle garanzie personali, sempre con garanzia pubblica. Ma è la teoria.

inpsINPS
«Nella pratica - spiega Gianluca Timpone, commercialista e docente di Politica economica all' Università europea di Roma - le banche avviano comunque l' istruttoria per verificare la solvibilità, nonostante la garanzia pubblica». Timpone segnala addirittura qualche caso di vero e proprio tradimento dello spirito del decreto, come è capitato a un imprenditore che ha chiesto di sospendere le rate di un mutuo da 3,2 milioni per sei mesi e si è visto calcolare gli interessi non solo sulle rate sospese da 20mila euro ciascuna, ma sull' intero importo residuo.

«Gli interessi pagati su quelle rate così lievitano a un tasso del 30%», denuncia Timpone.
Ma al di là di singoli comportamenti discutibili, le banche in questo momento sono in difficoltà sull' operatività concreta.

PASQUALE TRIDICOPASQUALE TRIDICO
Il Confidi di Confartigianato ha visto scendere la percentuale di pratiche accolte dall' 80 al 35%. «Al di là della buona volontà degli istituti di credito - spiega Merletti - le banche hanno le stesse difficoltà pratiche delle altre aziende. In più restano i dubbi sulle regole europee che impongono requisiti di solvibilità dei crediti concessi». La Bce ha riconosciuto la straordinarietà del momento, ma concretamente le banche sembrano non avere istruzioni chiare per muoversi. Servirebbero automatismi che al momento non ci sono, come denuncia il capogruppo di Fratelli d' Italia alla Camera Francesco Lollobrigida: «Va garantita liquidità a famiglie e imprese subito, poi vedremo se si tratta di prestito o donazione dello Stato».

A rischiare sono soprattutto le piccole imprese che, denuncia Confartigianato, rischiano di fare da bancomat per le grandi: l' associazione ha già raccolto segnalazioni di mancati pagamenti ai fornitori.

C' è poi il problema della cassa integrazione. Il decreto l' ha estesa, senza obbligo di accordo con i sindacati, alle aziende con meno di sei dipendenti. Ma ha centralizzato il meccanismo: tutte le istruttorie dovranno essere fatte dall' Inps.

conte gualtieriCONTE GUALTIERI
Molti dipendenti delle Pmi rischiano una Pasqua senza salario o peggio, se le imprese chiudono i battenti. Ecco perché l' istituto presieduto da Pasquale Tridico ha deciso di semplificare le procedure per l' accredito della pensione e di altre prestazioni: dal 10 aprile per ricevere l' assegno su conto corrente, libretti di risparmio e carte prepagate basterà affidarsi alla banca o alla società emittente della carta per presentare in automatico la richiesta. In questo modo gli sportelli Inps saranno meno affollati e ci si potrà concentrare sulle nuove priorità.

Servono soluzioni semplici.
Come il piano Bridge proposto da un gruppo di economisti guidato dall' ex alto funzionario del Mef Fabrizio Pagani: prestiti senza interessi garantiti dallo Stato subito. Senza aspettare task force e comitati.
PASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFOPASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFO


QUELL'ESERCITO DI PRECARI TRAVESTITI DA PARTITE IVA
Sergio Rizzo per “Affari & Finanza - la Repubblica

Difficile dire quanti siano esattamente. L' unica certezza è che saranno loro a pagare il prezzo più alto della pandemia. Sono i figli del dio minore, le partite Iva che non dovrebbero essere partite Iva. Ma che un mercato dell' occupazione elusivo e ipocrita costringe per poter lavorare a travestirsi da professionisti, se non addirittura da imprenditori, invece che accettare onestamente quel che sono: semplici lavoratori, precari e spesso sottopagati.

Un esempio? Gli ottantamila (o novantamila, o centomila, chi lo sa?) lavoratori dello spettacolo, assunti a partita Iva perché così si risparmia sui contributi. Tutti senza paracadute. I teatri sono sbarrati, gli spettacoli dal vivo cancellati, le tournée rimandate a data da destinarsi. E loro non hanno ammortizzatori sociali che ammortizzino l' emergenza. Per non parlare della crisi devastante del turismo, del suo indotto (in tutto, dicono le stime, 4,2 milioni di addetti) e dell' immenso settore della ristorazione: per eccellenza enormi serbatoi del precariato e del lavoro stagionale.

giuseppe conte roberto gualtieri mesGIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI MES
Milioni di persone che hanno bisogno di una risposta subito. Perché subito perdono il lavoro. E siccome le aziende e le ditte presso cui prestano la propria opera rischiano di fallire, il pericolo di ritrovarsi senza occupazione una volta che tutto questo sarà finito incombe pesantemente anche su di loro. Con tutte le conseguenze del caso in termini di occupazione e di conti pubblici, tenendo presente che il mondo del lavoro autonomo contribuisce per circa il 14 per cento alle imposte sui redditi.

Dice una ricerca della Cgia (gli artigiani) di Mestre che gli autonomi pagano mediamente più Irpef dei lavoratori dipendenti e dei pensionati (ma ci vuole davvero poco, in un Paese dove i salari sono fra i più bassi d' Europa e ci sono tantissime pensioni povere). E i loro numeri sono peraltro in continua crescita.

FABRIZIO PAGANIFABRIZIO PAGANI
L' introduzione da parte del governo Conte uno della flat tax per i lavoratori autonomi fino a 65 mila euro, fortemente voluta dalla Lega, ha avuto l' effetto di creare in un solo anno ben 545.700 nuove partite Iva. Che hanno più che compensato la cessazione di 403.818 posizioni. Con il risultato che nel 2019 il numero netto delle partite Iva è aumentato di circa 142 mila unità, al ritmo di 388 al giorno.
In questa prospettiva il bonus di 600 euro concesso agli autonomi non potrà di certo bastare a riparare i danni economici paurosi (e i drammi umani) che il Covid-19 avrà arrecato a tutte queste vite.

Senza contare le solite difficoltà burocratiche e le classiche incongruenze che in Italia accompagnano regolarmente questo genere di provvedimenti d' urgenza. Già le proteste sono fioccate, da parte di chi lamenta l' esclusione per determinate categorie di lavoro autonomo, come quelle che fanno capo alle casse previdenziali private.

Mercoledì 25 marzo l' associazione Univendita ha denunciato che il decreto Cura Italia (nemmeno questo si è sottratto alla inspiegabile e alquanto grottesca moda di battezzare con nomignoli propagandistici ogni provvedimento del governo) escluderebbe fra l' altro i 60 mila lavoratori della vendita a domicilio. Numero che comprende i 20.800 agenti di commercio nonché i 41.600 venditori con partita Iva. Il presidente di quell' associazione, Ciro Sinatra, si è nell' occasione premurato di far sapere che per quanto desueto possa sembrare nell' era di Amazon il suo settore fa girare pur sempre 3,6 miliardi l' anno con 520 mila addetti.

Chiaro che con la situazione che si sta profilando, nella più completa incertezza di quando il coronavirus verrà sconfitto, il Cura Italia non può essere che l' antipasto. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia «un nuovo decreto che possa potenziare e rafforzare le misure economiche già adottate, sia sul fronte della liquidità, della protezione sociale e del sostegno al reddito, per le imprese, per le famiglie e per i lavoratori in particolare autonomi».

decreto anticoronavirusDECRETO ANTICORONAVIRUS
Quello del lavoro autonomo è un mondo a due facce. La prima è quella che è sempre stata osservata con il pregiudizio dell' evasione fiscale molecolare. Pregiudizio spesso non proprio infondato, a giudicare dai dati delle dichiarazioni dei redditi di certe figure professionali o artigianali. La seconda è quella di chi, dicevamo, è costretto a ricorrere a un travestimento inaccettabile per poter lavorare: un' assurdità che nessuna riforma del mercato del lavoro ha mai voluto affrontare. E che è completamente (nonché colpevolmente) sfuggita a ogni dialettica sindacale degna di tal nome. Una platea di milioni di persone, almeno un paio secondo i dati delle partite Iva che non figurano iscritte a una cassa di previdenza professionale, non tutte giovani, senza garanzie, senza tutele, senza poter chiedere un mutuo, senza la speranza di una decente pensione futura.

Esposte a ogni rovescio della sorte, il fallimento del datore di lavoro, una crisi del mercato, perfino una malattia: in questo caso senza neppure essere malati.
Ecco allora un altro nodo che questa tragica esperienza della pandemia arrivata dalla Cina ha fatto venire brutalmente al pettine. Il Covid-19 lo ha messo sotto gli occhi anche di chi, nel Palazzo, ha sempre finto di non vederlo. O se l' ha guardato l' ha fatto di sfuggita, pensando sotto sotto che tutto sommato certe forme di precariato potevano essere anche un toccasana per l' economia. Meglio precari e sfruttati con partita Iva che disoccupati, è sempre stato il refrain.

Ebbene, una volta finita bisognerà rivedere tutto questo sistema. La discussione politica sul salario minimo, che lo scoppio dell' epidemia ha bruscamente interrotto facendola passare in secondo piano insieme a tutto il resto, già ci pare tremendamente anacronistica. Bisognerà andare oltre, parlare finalmente di garanzie, tutele e trasparenza. E chissà che tutto questo non ci faccia fare un altro passo avanti.

30 Marzo 2020

Fonte: qui

giovedì 6 febbraio 2020

A SIRACUSA MAXI INCHIESTA SUI FALSI INVALIDI CON 73 INDAGATI DI CUI 17 DOTTORI E 7 MISURE CAUTELARI PER MEDICI ASP E INPS

SEQUESTRATI BENI PER 600 MILA EURO 
SECONDO L'ACCUSA I MEDICI REDIGEVANO FALSI CERTIFICATI PER PENSIONI DI INVALIDITÀ E PER L'INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO…



(ANSA) - Due persone, compreso un neurologo dell'Asp, agli arresti domiciliari, due obblighi di dimora, sette divieti di esercitare la professione di medico, anche per due dell'Inps, 73 indagati, compresi 12 medici dell'Asp e 5 dell'Inps, e beni sequestrati per 600mila euro. E' il bilancio dell'inchiesta 'Ippocrate' contro falsi invalidi della Procura di Siracusa basata su indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria. Secondo l'accusa i medici redigevano falsi certificati per pensioni di invalidità e per l''accompagnamento'.

giovedì 30 gennaio 2020

Lavoro, oltre 3 milioni di precari: è record


La disoccupazione dei giovani resta al 28,9%

Ansa - L'Istat diffonde la stima provvisoria su occupati e disoccupati di dicembre 2019. I dipendenti a termine, ovvero i precaria dicembre aumentano di 17 mila unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni 123 mila. Lo rileva l'Istat. Si tratta di un nuovo massimo storico.
Resta invariato, rispetto al mese precedente, anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni), che si attesta al 28,9%. 
Il tasso di disoccupazione in Italia risulta stabile al 9,8%, lo stesso livello già registrato a novembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro segna un "lieve" aumento su base mensile (+2mila). Nel dettaglio, i disoccupati crescono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni.
Tornano a calare gli occupati, che a dicembre segnano una diminuzione di 75 mila unità, dopo due mesi di crescita. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta della contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016. A scendere, con un'inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), ovvero coloro che hanno il posto 'fisso'. Calano anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).
Il numero di lavoratori autonomi a dicembre scende di 16 mila unità su base mensile, con il totale che tocca il minimo storico dal 1977. Lo rileva l'Istat. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255 mila.
Ieri il Fondo Monetario Internazionale ha stimato la crescita per l'Italia a intorno allo 0,5% peril 2020, la più bassa tra tutti i Paesi dell'Unione europea.

Inps: boom di pensioni anticipate, +29%

Nel 2019 sono  535.573 i nuovi pensionati. Calo del 15,6% per quelle di vecchiaia

Nel 2019 l'Inps ha liquidato 535.573 nuove pensioni, un dato sostanzialmente in linea con il 2018 (537.160) ma ha registrato un aumento consistente dei trattamenti anticipati (+29,4%) a 196.857 unità anche grazie all'introduzione della cosiddetta Quota 100 e all'aumento di cinque mesi per l'età di vecchiaia che dall'inizio dell'anno scorso è accessibile a 67 anni. Per le pensioni di vecchiaia nel complesso si registra un calo del 15,6% a 121.495, un numero molto inferiore alle uscite anticipate.
 Sono solo 33.123 i dipendenti che nel 2019 hanno lasciato il lavoro a 67 anni con la pensione di vecchiaia mentre 126.107 sono andati in pensione anticipata quindi prima di questa età. E' quanto emerge dal monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento secondo il quale quindi tra le pensioni liquidate ai lavoratori dipendenti nell'anno il 20,8% ha riguardato le pensione di vecchiaia e il 79,2% quelle legate all'anzianità contributiva. Per le pensioni di vecchiaia si è registrato un calo del 29,81% rispetto al 2018 mentre per le pensioni di anzianità l'aumento è stato del 32,81%.
Inps boom di pensioni anticipate

domenica 15 dicembre 2019

LA GUARDIA DI FINANZIA A ROMA HA PIZZICATO 37 FURBETTI CHE CONTINUAVANO A PERCEPIRE LA PENSIONE DI NONNI E GENITORI, NONOSTANTE FOSSERO MORTI DA ANNI

GLI INDAGATI NON INCASSAVANO SOLAMENTE PENSIONI ORDINARIE, MA ANCHE ASSEGNI SOCIALI, INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO E, ADDIRITTURA, PENSIONI DI GUERRA 
IL BILANCIO DELLA TRUFFA AMMONTEREBBE A PIÙ DI…
Michela Allegri per “il Messaggero”

pensione parente morto 1PENSIONE PARENTE MORTO
Hanno continuato a percepire la pensione di nonni e genitori, nonostante fossero morti ormai da mesi. E ora sono finiti sotto inchiesta con l'accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche a seguito di dichiarazioni mendaci e di truffa aggravata ai danni dello Stato.

I casi sono decine: la nipote di una donna morta nel 1991 che fino al 2017 ha continuato a incassare la pensione della nonna, accumulando addirittura 300mila euro; un uomo che non aveva comunicato la morte del padre, avvenuta nel 1993, e fino al 2016 ha continuato a incassare dal ministero la pensione «di guerra» del genitore, per più di 267mila euro.
guardia di finanzaGUARDIA DI FINANZA

Sono trentasette i furbetti pizzicati dai Finanzieri del comando provinciale di Roma, denunciati all'autorità giudiziaria. Cifre che ora sono state sequestrate e che dovranno essere restituite.

IL RAGGIRO
Gli indagati non incassavano solamente pensioni ordinarie, ma anche assegni sociali, indennità di accompagnamento e, addirittura, pensioni «di guerra», appunto. Un escamotage che ha permesso loro di arrotondare lo stipendio ma che ora rischia di farli finire sul banco degli imputati.

inps 3INPS 
Anche perché il danno per le casse dello Stato non è di poco conto: secondo le Fiamme gialle, il buco nelle casse dell'Inps e per il ministero dell'Economia e delle finanze, cioè il bilancio della truffa, ammonterebbe a più di 3 milioni di euro.

Le indagini sono partite dagli accertamenti del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza. Da una serie di controlli, i militari si sono accorti che i conti non tornavano.
pensione parente morto 2PENSIONE PARENTE MORTO 

Così, hanno approfondito le verifiche. Hanno acquisito dall'Inps e dal ministero dell'Economia i nominativi di titolari di pensione e indennità di accompagnamento, avviando un monitoraggio «a tappeto».

I risultati sono stati incrociati con le informazioni contenute nelle banche dati disponibili, per verificare l'eventuale decesso dell'avente diritto al sussidio. E così sono emerse le anomalie: in decine di casi soggetti terzi, che non avevano diritto all'emolumento, percepivano i soldi.
inps 2INPS 

LA CAPITALE
L'inchiesta è stata avviata in tutta l'Italia e solo nella Capitale sono emersi 37 casi sospetti di indebita percezione di prestazioni previdenziali e assistenziali. I dati dell'Inps sono stati infatti incrociati con quelli forniti dalle sedi locali dell'istituto di previdenza e della Ragioneria Territoriale dello Stato di Roma, consentendo ai finanzieri di stilare una lista di furbetti che sono poi stati denunciati.

inps 1INPS 
In molti casi gli inquirenti hanno già disposto il sequestro delle somme incassate in modo irregolare, congelandole sui conti correnti degli indagati. Nel frattempo, l'Inps e la Ragioneria Territoriale dello Stato hanno subito sospeso l'erogazione dei trattamenti. Fonte: qui

venerdì 25 ottobre 2019

Inps: 8,7 milioni di pensioni con importo tra 500 e 1000 euro al mese

Le prestazioni previdenziali in Italia al 2018 sono pari a 22.785.711, per un ammontare complessivo annuo di 293.344 milioni di euro, che corrisponde a un importo medio per prestazione di 12.874 euro (Prospetto 1). Rispetto al 2017, il numero di prestazioni è diminuito dello 0,1% e il corrispondente importo complessivo annuo è aumentato del 2,2%.

Così l’Inps nel suo ultimo Osservatorio del casellario dei pensionati in cui emerge che se Sebbene le donne rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 52,2%), gli uomini percepiscono il 55,9% dei redditi pensionistici. L’importo medio dei trattamenti percepiti dalle donne è infatti inferiore rispetto a quello degli uomini del 28% (15.474 contro 21.450 euro).

In merito alla distribuzione delle pensioni per classe di importo, si osserva che il 76,2% delle pensioni ha importi inferiori a 1500 euro lordi mensili; la maggior parte di esse (8,7 milioni) ha importi compresi tra 500 e 1.000 euro mensili e rappresentano il 38% del totale delle pensioni. Le pensioni fino a 500 euro sono 5.473.545 e costituiscono il 24% del totale, mentre quelle tra 1.000 e 1.500 euro sono 3.230.552 pari al 14,2% del totale. 

Le restanti 5.414.902 pensioni, pari al 23,8% del totale, superano i 1.500 euro lordi mensili. I pensionati che percepiscono più di 2.000 euro al mese rappresentano il 24,7%, mentre le pensioni il 13,6%, con importi che pesano per il 38% sulla spesa pensionistica complessiva.

“Una vergogna!” commenta gli ultimi dati dell’Inps Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Specie se si considera che costano solo 6 mld e 520 milioni, mentre i pensionati d’oro, con redditi superiori a 5.000 euro al mese, pur essendo appena l’1,8% del totale, poco più di 285 mila pensionati, costano la bellezza di 23 mld e 316 milioni, ossia più di 3 volte e mezza le pensioni da fame”. “Una situazione che non può essere stata risolta dalla pensione di cittadinanza, visto che, anche se in quest’ultimo caso si fa riferimento al reddito familiare e non a quello pensionistico, secondo gli ultimi dati Inps sono solo 118 mila i percettori, contro 1 mln e 951,8 mila pensionati che prendono meno di 500 euro al mese, ossia il 6 per cento. Uno squilibrio difficilmente spiegabile” conclude Dona. Fonte: qui

sabato 14 settembre 2019

Scatta la prescrizione dei contributi degli statali


Mentre ci si trastulla su come sarà modificata quota 100 o se abolirla ed i pensionati già si sono mobilitati se non riceveranno assicurazioni su un pacchetto molto corposo, inesorabile scatta la prescrizione dei contributi per i dipendenti statali.
La prescrizione è un istituto giuridico antichissimo direzionato a stabilire la certezza del diritto con il trascorrere del tempo. In sintesi, un singolo, una istituzione ecc hanno un arco temporale predefinito per agire, trascorso il quale non può più farlo.
I diritti solitamente si prescrivono in dieci anni, con delle eccezioni, perchè il legislatore su singole fattispecie può modificare il termine riducendolo, aumentandolo o sospendendolo.
La legge n. 335/1995 riformando la disciplina dei trattamenti pensionistici, ha stabilito la riduzione del termine di prescrizione della contribuzione previdenziale da dieci a cinque anni, dopo di che la contribuzione prescritta non può essere più versata, mettendo a rischio il diritto a pensione degli incolpevoli dipendenti. Il termine dei 5 anni si applica anche alle contribuzioni dei dipendenti pubblici che prima della riforma Dini avevano una disciplina diversa. Poiché dal 1996 in poi non sono stati definite le posizione contributive di tutti i pubblici dipendenti, si decise di soprassedere per il momento, finchè l’Inps non decise unilateralmente di far decorrere la prescrizione dal 2017, poi spostata in avanti a seguito delle proteste, perché nel frattempo la relativa Banca dati non era per niente completa ( e a tutt’oggi non lo è). Tenendo conto di questa situazione, l’Articolo 19 del decreto-legge n. 4/2019, convertito dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, ha disciplinato il termine di prescrizione dei contributi dovuti dalle amministrazioni pubbliche per i propri dipendenti, rinviando al 31 dicembre 2021 l’applicazione di questo termine.
L’Inps con la circolare n. 122 del 6 settembre 2019 ha fornito alle amministrazioni le relative disposizioni operative.
La sospensione dei termini di prescrizione si applica alle sole amministrazioni pubbliche di cui la circolare fornisce un dettagliato elenco che quelli che  devono versare la contribuzione alla Cassa per le pensioni dei dipendenti degli enti locali (CPDEL), alla Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI), alla Cassa per le pensioni dei sanitari (CPS), alla Cassa per gli ufficiali giudiziari (CPUG), alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti civili e militari dello Stato (CTPS).
Sono escluse dalla sospensione dei termini di prescrizione le contribuzioni pertinenti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), ai fondi esonerativi e sostitutivi della Assicurazione generale obbligatoria, ai fondi per l’erogazione dei trattamenti di previdenza (TFR/TFS) ai dipendenti pubblici (fondo ex INADEL ed ex ENPAS). La sospensione dei termini non opera sugli effetti dei provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato.
la contribuzione dovuta alle casse pensionistiche sopra individuate, relativa ai periodi retributivi fino al 31 dicembre 2014, può essere versata fino al 31 dicembre 2021.
La contribuzione relativa ai periodi retributivi che decorrono dal 1° gennaio 2015, esclusa dall’ambito di applicazione della norma, è soggetta agli ordinari termini prescrizionali e i versamenti devono essere effettuati entro il 2020, fatta eccezione per quelli relativi a dicembre 2015, che potranno essere effettuati secondo gli ordinari termini di prescrizione, entro il 18 gennaio 2021.
Con la circolare n. 169 del 15 novembre 2017, era stato posto a carico dei datori di lavoro iscritti alla Gestione pubblica il pagamento della contribuzione non effettuata da calcolarsi sulla base dei criteri della rendita vitalizia ( art 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338). Per i dipendenti iscritti alla Cassa insegnanti, i periodi  non coperti da contribuzione era subordinata al pagamento dell’onere della rendita vitalizia ( a carico degli interessati). Ai sensi della sospensione dei termini le PA potranno regolarizzare la contribuzione dovuta, compresa la Cassa insegnanti, entro il termine del 31 dicembre 2021, per i periodi retributivi fino al 31 dicembre 2014 e, entro i termini di prescrizione quinquennale, per i periodi retributivi  dal 1° gennaio 2015.
Camillo Linguella
Fonte: qui

domenica 28 luglio 2019

Reddito di cittadinanza, finora lo percepisce solo un disoccupato su tre

Incrociando i dati Inps sulle richieste di reddito di cittadinanza e quelli Istat sulla disoccupazione, emerge che solo il 32,5% dei disoccupati riceve il sussidio

Foto Cecilia Fabiano – LaPresse
Solo il 32,5% dei disoccupati o, se si preferisce, uno su tre. Questa la quota di persone che, al 15 luglio hanno chiesto ed ottenuto il reddito di cittadinanza. Per calcolarlo, Wired ha incrociato i dati relativi a questa misura forniti dall’Inps con quelli sulla disoccupazione raccolti dall’Istat.
Il risultato è che appunto poco più del 30% dei disoccupati percepisce questa misura di sostegno al reddito. Non solo: appena il 50,8% di chi cerca un lavoro ma non lo trova ha fatto richiesta per il sussidio introdotto dal governo Lega-Movimento 5 Stelle. E poco meno del 64% delle domande presentate è stata accolta dall’Istituto nazionale per la previdenza sociale.
Ora, che il numero di domande sia inferiore alle aspettative è ormai assodato. Così come il fatto che i soldi risparmiati hanno permesso al governo di chiudere il contenzioso con l’Unione europea sul debito. I numeri di Inps ed Istat permettono però di effettuare una valutazione anche su base provinciale.
La mappa mostra la percentuale di senza lavoro che hanno chiesto il reddito di cittadinanza, calcolata incrociando il numero di disoccupati su base provinciale nel 2018 censito da Istat con quello relativo alle domande presentate al 15 luglio 2019 reso noto dall’Inps. I territori in arancione sono quelli con un risultato superiore alla media nazionale del 50,85%.
Come si può notare dalla mappa, non è vero che il reddito di cittadinanza è una misura che sta interessando soprattutto il Sud. Ben quattro province lombarde hanno una percentuale di richieste superiore alla media nazionale. Tra queste c’è anche Milano, dove il 52,25% di chi non ha un lavoro ha chiesto il sussidio. Su un ipotetico podio restano però tre città del Mezzogiorno, ovvero Vibo Valentia (79,31%), Palermo (78,2%) e Caltanissetta (77,82%), subito seguite da Livorno (77,7%).
Resta invece decisamente sbilanciata a Sud la percentuale di domande accolte sul totale di quelle presentate. A livello nazionale si tratta del 63,89%. Ma, con poche eccezioni, è nel Mezzogiorno che si registra la più alta percentuale di riscontri positivi da parte dell’Inps.
Ovviamente, i numeri forniti dall’Inps non permettono di spiegare per quali ragioni il tasso di accoglimento delle domande sia più elevato nelle regioni meridionali. Dicono solo che ad Enna tre richieste su quattro sono state accolte (74,46%), mentre a Pordenone meno della metà (46,41%).
Resta da definire l’impatto reale del provvedimento. Ovvero la percentuale di disoccupati che, al 15 luglio, hanno vista accolta la domanda di reddito di cittadinanza. E quindi ricevono, o riceveranno dal mese prossimo, il sussidio. A livello nazionale, come detto, si tratta del 32,49%.
La mappa è molto simile a quella che dava conto della percentuale di disoccupati che hanno presentato domanda. Per quanto risenta del fatto che il tasso di accoglimento delle istanze sia maggiore nelle regioni del Sud. Per fare un esempio: il 67,91% dei disoccupati che vivono in provincia di Reggio Emilia ha chiesto il reddito di cittadinanza. Ma i funzionari Inps di questo territorio hanno accolto meno della metà delle domande, così che solo il 32,64% di chi non ha lavoro in questa zona percepisce il sussidio.
Un dato comunque superiore alla media nazionale. E che ovviamente non spiega come mai il provvedimento simbolo di quell’abolizione della povertà annunciata dal vicepremier Luigi Di Maio dal balcone di Palazzo Chigi stia in realtà aiutando solo un disoccupato su tre.
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giovedì 6 giugno 2019

QUOTA CENTO: CALANO LE DOMANDE PER I NUOVI PENSIONAMENTI. SOLO 15MILA NELL'ULTIMO MESE.

LA MAGGIOR PARTE DELLE RICHIESTE ARRIVA DA LAVORATORI DIPENDENTI (51.644), A SEGUIRE QUELLI PUBBLICI (46.099), GLI ARTIGIANI (12.408), I COMMERCIANTI (11.965), GLI ISCRITTI AI FONDI SPECIALI (7.036) I COLTIVATORI DIRETTI (2.883)

INPS QUOTA 100INPS QUOTA 100
Sono poco più di 142mila le domande presentate al 3 giugno all’Inps per quota 100, l’uscita anticipata dal lavoro con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Nell’ultimo mese ne sono arrivate circa 15mila. Rispetto a febbraio, il primo mese in cui furono presentate un quarto del totale delle domande attese (circa 77mila su un totale di 290mila previste per il 2019) il rallentamento è evidente. Se a marzo - mettendo sotto la lente i “bollettini” dell’Inps su quota 100 - risultano presentate circa 33mila domande, le richieste sono drasticamente calate ad aprile (circa 18mila) e poi a maggio (circa 15mila, come detto in precedenza).

La maggior parte delle richieste arriva da lavoratori dipendenti (51.644), a seguire quelli pubblici (46.099), gli artigiani (12.408), i commercianti (11.965), gli iscritti ai fondi speciali (7.036) i coltivatori diretti (2.883) e in misura più marginale iscritti alla gestione separata e lavoratori dello spettacolo e sport.

Sono 50.164 le domande arrivate da persone con meno di 63 anni e 63.578 le richieste di persone tra i 63 e i 65 anni.
pasquale tridico 1PASQUALE TRIDICO 


Si conferma poi la prevalenza di richieste da parte di uomini con il 74% delle domande rispetto al 26% di quelle inviate da lavoratrici.

Sul territorio le province che hanno registrato il maggior numero di domande, in valore assoluto, sono Roma (10.784), Milano (6.444), Napoli (5.968), Torino (4.999), Palermo (3.458). All’opposto troviamo Vibo Valentia (354), Isernia (321), Aosta (307), Fermo (300) e Sondrio (283). Fonte: qui

mercoledì 15 maggio 2019

DELUSIONE TRA I BENEFICIARI DEL REDDITO DI CITTADINANZA: IN MOLTI HANNO TROVATO SOLTANTO 40 O 50 EURO CARICATI NELLA CARD E ORA PENSANO DI RESTITUIRLA

I PALETTI PER AVERE LA CIFRA TONDA DI 780 EURO SONO TROPPO STRINGENTI. 

E IN VENETO CHI LO RICEVE SI VERGOGNA A MOSTRARLO E QUINDI NON LO USA…

Michela Nicolussi Moro per www.corriere.it

reddito di cittadinanza alle posteREDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
È stato caricato sulla «RDC card» di Poste Italiane il reddito di cittadinanza per le prime 500 famiglie venete sulle 3064 che l’avevano richiesto attraverso i Caf della Cgil. La maggioranza delle domande, accolte dopo il controllo dei requisiti da parte di Agenzia delle Entrate e Inps, arriva da Padova: 733. Seguono Treviso con 652, Rovigo con 486, Verona con 386, Vicenza con 372, Venezia con 359 e Belluno con 76.
DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO





Valanga di pratiche
«Altre 3mila pratiche devono ancora essere processate — spiega Claudio Zaccarin, responsabile regionale dei Caf Cgil — e di queste, stando alla media di accoglimento del 60% finora registrata, andranno a buon fine circa 1800. Le assegnazioni iniziali, erogate a partire dallo scorso 27 aprile, hanno un valore compreso tra 100 e 370 euro, ma ce ne sono anche da 40 e 50 euro. Tutte hanno suscitato una certa delusione, perché gli aventi diritto erano convinti di ricevere i 780 euro di massimale sul quale era stata impostata la campagna elettorale del M5S».

Troppe variabili
il sito per il reddito di cittadinanza 5IL SITO PER IL REDDITO DI CITTADINANZA




E invece la cifra cambia a seconda di molte variabili, non solo dei diktat di base, cioè: essere cittadini italiani, europei o risiedere in questo Paese da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativamente; avere un Isee inferiore ai 9.360 euro, un patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) non superiore ai 30mila euro e un patrimonio finanziario non maggiore ai 6mila (20mila per i disabili). «Se una persona gode già di una misura di sostegno, il reddito di cittadinanza diminuisce — avverte Alfio Calvagna, presidente del Comitato Inps Veneto — in certi casi può invece essere detratto, in altri sommato all’altro assegno. Insomma è tutto molto soggettivo e complicato anche se l’intento del governo di tendere una mano a chi è in condizioni economiche disperate è condivisibile».
meme su di maio e la card per il reddito di cittadinanza 2MEME SU DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA 2

La vergogna di spenderlo: fenomeno «veneto»
Chi l’ha ricevuto, usa il reddito di cittadinanza per pagare le bollette, le rate del mutuo, le spese condominiali, l’affitto. «Ma non la spesa al supermercato o le medicine — rivela Zaccarin — perché si vergognano a esibire al supermercato o in farmacia la tesserina gialla, la vivono come una certificazione di povertà». «Posso trovare gente che conosco, non è dignitoso — ha confessato una casalinga trevigiana di mezza età, marito disoccupato e due figli studenti —. E poi i 370 euro che ci hanno dato bastano appena per le bollette». Un senso della dignità che ha finora spinto il 10% dei destinatari di una cifra irrisoria, come i 40 euro, a rifiutarla. «E’ vero, molti l’hanno respinta ed è un fenomeno tipicamente veneto — sottolinea Calvagna —. Questa regione è fatta di piccole comunità, ci si conosce tutti, è difficile ammettere di non farcela da soli, di avere bisogno di aiuto». Al punto che pure gli anziani respingono la pensione di cittadinanza, diramazione dello stesso provvedimento. Un’ottantenne veneziana a riposo dalla pubblica amministrazione e un coetaneo padovano in quiescenza dal privato, entrambi con pensione minima di 600 euro al mese, hanno detto «no grazie» ai 200-300 euro prospettati. «Un contributo così risicato è offensivo — la motivazione — invece di darci la carità, lo Stato ci passi una pensione adeguata».
giuseppe conte luigi di maio e la card per il reddito di cittadinanzaGIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

Navigator fermi
C’è un altro problema: il reddito di cittadinanza prevede anche un inserimento lavorativo per uno dei componenti disoccupati della famiglia del richiedente, non necessariamente per lui. Ma i «navigator», cioè i tutor incaricati dal governo di facilitare accesso e pratiche ai Centri per l’impiego, non sono ancora scesi in campo, perché il bando per il loro reclutamento è uscito nemmeno un mese fa. E poi l’accordo Stato-Regioni prevede un potenziamento del personale dei Centri per l’impiego, che è in divenire. «In più molti assegnatari della misura di sostegno non vogliono lavorare, magari perchè già lo fanno in nero — aggiunge il responsabile Cgil —. Ma al terzo no (nei primi 12 mesi si riceve un’offerta di lavoro nel raggio di 100 chilometri dalla residenza, seguita da una seconda che coprirà un raggio di 250 chilometri e da un’ultima in arrivo da qualsiasi regione, ndr), perderà l’assegno». Tuttavia in questo momento sembra il problema minore. «Il lavoro lo procuri se c’è ma se non esiste, come al Sud, che fai?», chiude il presidente del Comitato Inps.

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PERCHÉ LE DOMANDE PER IL REDDITO DI CITTADINANZA SONO AL DI SOTTO DELLE ATTESE? 

LE CAUSE SONO LEGATE AL FATTO CHE UN QUARTO DELL’OLTRE UN MILIONE DI DOMANDE PRESENTATE È STATO RIGETTATO DALL’INPS “PER LA MANCANZA DI UNO O PIÙ REQUISITI” RITENUTI
“TROPPO STRINGENTI PER LA RICHIESTA DEL BENEFICIO”
Alberto Ferrigolo per www.agi.it

Si potrebbe definirle come “lettere dalla povertà”. O la testimonianza che anche un piccolo aiuto può esser utile a non farci sentire ai margini. O a uscire da una situazione di difficoltà. Non solo economica. Ma personale. Nei confronti di terzi. Una comunità, la famiglia, una moglie, un figlio, una figlia. “Per una volta non mi sono sentito un fallito per aver pagato la comunione di mia figlia” ha scritto, tra gli altri, Giorgio.

LUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINOLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Oppure, “Sono una donna sola con una bambina, sono in affitto e senza lavoro. Ora posso migliorare la mia situazione e garantire a mia figlia qualcosa da mangiare in più e un tetto. Ho già pagato una bolletta”, scrive Eleonora77 dalla Sicilia. “Per la prima volta grazie al Rdc, mi sento di essere aiutato e considerato dal mio Stato. Sono riuscito a pagare le bollette e gli altri soldi li ho utilizzati per fare la spesa” dice Raffaello dalla Toscana. Anche perché “difficilmente chi non ha difficoltà a comprare del cibo può capire cosa si prova”.

Sono alcune delle lettere arrivate sulla mail spesa di 'spesadicittadinanza@gmail.com' che Il Fatto ha sollecitato a inviare per raccontare come viene speso il Reddito di cittadinanza e che il quotidiano pubblica oggi in due pagine, che riassumono anche i dati delle domande finora presentate per ottenerlo 1.016.977), le domande arrivate ai Caf (748.742), il  tasso delle domande rifiutate (25%). Oltre al numero delle domande pervenute finora all’Inps, che è pari al 57% delle famiglie in povertà assoluta, con una descrizione percentuale delle differenze regionali che sono notevoli.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
In Sardegna, ad esempio, sono state presentate 46.335 domande a fronte di 35.011 famiglie povere (il 132%), mentre in Trentino Alto Adige la sovrapposizione è solo del 23%. Anche in Abruzzo il numero di domande per il reddito di cittadinanza supera la povertà (103%) e tassi elevati si registrano in Campania (85%, pari a 172.175 individui) e Toscana (84%). Tra i valori inferiori alla media prevalgono le regioni del centro-nord, con l’eccezione di Calabria e Molise (entrambe 43%). Percentuali che rivelano come il rapporto tra domande di Reddito di cittadinanza e i poveri assoluti, nelle regioni più povere è più alto.

PERCHÉ IL REDDITO NON DECOLLA?
Il tema di cui si discute in questi giorni è infatti legato al numero delle domande pervenute, che si è rivelato per l’Inps “al di sotto delle attese” si legge nell’analisi che accompagna la pubblicazione delle testimonianze arrivate al giornale via email e ci fa interrogare sul perché il Reddito di cittadinanza non decolla? E tra le spiegazioni più in voga che si possono leggere qua e là, c’è quella secondo la quale, “siccome molti lavorano in nero, preferiscono non chiedere il sussidio per evitare controlli fiscali e sanzioni penali”.
reddito di cittadinanza alle poste 3REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE

Ciò che fa tirare le somme per dire che alla fin fine “in Italia non c’è poi tutta la povertà che pensavamo”. Ma “le famiglie povere – secondo l’Istat 1,8 milioni (5 milioni di individui) – sono quelle che spendono in maniera insufficiente per il sostentamento, a prescindere dalla fonte dei loro magri redditi. Magari questi poveri lavorano in nero, ma hanno comunque dei consumi da poveri” analizza l’articolista.

Secondo chi analizza le cause, invece, il Rdc non decolla “sono altri”.  Ad esempio sono legate al fatto che un quarto dell’oltre un milione di domande presentate è stato rigettato dalla stessa Inps “per la mancanza di uno o più requisiti” ritenuti “troppo stringenti per la richiesta del beneficio”.

reddito di cittadinanza alle poste 1REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
E ciò che pesa di più in favore di questa “mancata corrispondenza” tra reddito di cittadinanza e povertà sarebbe da attribuire proprio ai “criteri di calcolo della scala di equivalenza del reddito che penalizzano le famiglie numerose” come lo possono essere il tetto a 6.000 euro sul conto in banca soprattutto per l’integrazione della pensione di cittadinanza oppure il requisito della residenza e dell’attestazione del patrimonio che impedisce a molti dei 500 mila nuclei di stranieri poveri (il 28% del totale) di accedere al beneficio.

LA CAUSA DELLA DISPARITÀ TERRITORIALE
Così come il motivo della disparità territoriale sarebbe da ricercare nel “diverso tasso di accettazione delle domande, con un numero di rifiuti maggiore laddove la percentuale è più alta, ma potrebbe anche risiedere nella misura statistica”. L’articolo conclude con questa riflessione: “Poiché l’obiettivo del reddito di cittadinanza è il contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale e le regole rischiano di penalizzare alcune categorie di indigenti, è già chiaro che serve qualche aggiustamento”. In che modo? Forse proprio “grazie ai risparmi sullo stanziamento inizialmente previsto, che andrebbero destinati ad ampliare la platea dei beneficiari, con correttivi che permettano di raggiungere il maggior numero di poveri”.
reddito di cittadinanza alle poste 2REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE

E stando sempre in tema di povertà, lo scorso lunedì 6 maggio il Sole24Ore ha fatto un po’ di conti in tasca alla middle class, rilevando che dal 2008 ha perso il 12% del proprio reddito, con un calo che nel decennio nella fascia reddituale che sta tra i 26 mila e i 55 mila euro.

Tanto che il 43% degli italiani non riesce ad arrivare ai 15 mila euro di reddito annuo. E i più ricchi sono una quota che non supera il 5% dei contribuenti. Confronti possibili? Anche l’area Ocse non è affatto messa bene. A guardare a fondo si scopre che “il numero delle famiglie con un reddito medio è calato quasi ovunque negli ultimi trent’anni: Spagna -9,4%, Germania -5,8, Olanda -5, Italia -3,9”.
luigi di maio reddito di cittadinanzaLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA

Ma in questi giorni, oltre che di povertà, sui giornali si è parlato anche molto di ricchezza. In particolare sul Sole24Ore e su Libero, che secondo dati Bankitalia-Istat “dopo tre anni di calo nel 2017 la richezza netta delle famiglie italiane e tornata a crescere (98 miliardi in piu in termini fair value; +1%) ed e arrivata a 9.743 miliardi, otto volte il loro reddito” si può leggere sul quotidiano confindustriale. “Mentre quella delle societa non finanziarie s’e ridotta a 1.053 miliardi (23 miliardi in meno sul 2016; -2,1%). Ciò che fa titolare a Libero così l’apertura della prima pagina del 10 maggio: “Ecco la verità sulla ricchezza degli italiani”. Ovvero, “siamo nababbi: superati addirittura dai tedeschi”. La verità? Forse, o come sempre, sta nel mezzo, come per i famosi polli di Trilussa… 

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