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giovedì 30 gennaio 2020

Lavoro, oltre 3 milioni di precari: è record


La disoccupazione dei giovani resta al 28,9%

Ansa - L'Istat diffonde la stima provvisoria su occupati e disoccupati di dicembre 2019. I dipendenti a termine, ovvero i precaria dicembre aumentano di 17 mila unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni 123 mila. Lo rileva l'Istat. Si tratta di un nuovo massimo storico.
Resta invariato, rispetto al mese precedente, anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni), che si attesta al 28,9%. 
Il tasso di disoccupazione in Italia risulta stabile al 9,8%, lo stesso livello già registrato a novembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro segna un "lieve" aumento su base mensile (+2mila). Nel dettaglio, i disoccupati crescono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni.
Tornano a calare gli occupati, che a dicembre segnano una diminuzione di 75 mila unità, dopo due mesi di crescita. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta della contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016. A scendere, con un'inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), ovvero coloro che hanno il posto 'fisso'. Calano anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).
Il numero di lavoratori autonomi a dicembre scende di 16 mila unità su base mensile, con il totale che tocca il minimo storico dal 1977. Lo rileva l'Istat. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255 mila.
Ieri il Fondo Monetario Internazionale ha stimato la crescita per l'Italia a intorno allo 0,5% peril 2020, la più bassa tra tutti i Paesi dell'Unione europea.

Inps: boom di pensioni anticipate, +29%

Nel 2019 sono  535.573 i nuovi pensionati. Calo del 15,6% per quelle di vecchiaia

Nel 2019 l'Inps ha liquidato 535.573 nuove pensioni, un dato sostanzialmente in linea con il 2018 (537.160) ma ha registrato un aumento consistente dei trattamenti anticipati (+29,4%) a 196.857 unità anche grazie all'introduzione della cosiddetta Quota 100 e all'aumento di cinque mesi per l'età di vecchiaia che dall'inizio dell'anno scorso è accessibile a 67 anni. Per le pensioni di vecchiaia nel complesso si registra un calo del 15,6% a 121.495, un numero molto inferiore alle uscite anticipate.
 Sono solo 33.123 i dipendenti che nel 2019 hanno lasciato il lavoro a 67 anni con la pensione di vecchiaia mentre 126.107 sono andati in pensione anticipata quindi prima di questa età. E' quanto emerge dal monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento secondo il quale quindi tra le pensioni liquidate ai lavoratori dipendenti nell'anno il 20,8% ha riguardato le pensione di vecchiaia e il 79,2% quelle legate all'anzianità contributiva. Per le pensioni di vecchiaia si è registrato un calo del 29,81% rispetto al 2018 mentre per le pensioni di anzianità l'aumento è stato del 32,81%.
Inps boom di pensioni anticipate

lunedì 28 gennaio 2019

Un reddito a immagine di Di Maio

Supponete di essere un trentenne figlio della piccola borghesia del sud, quella che si arrangia per campare, quella che vive facendo e ricevendo piccoli favori. Supponete di aver scaldato i banchi di scuola senza brillare particolarmente. Supponete di essere “saltati” dalla provincia alla grande città per fare l’università e abbiate cominciato a rimanere indietro con gli esami e comunque per campare un po’ meglio abbiate fatto piccoli lavoretti, mai manuali, perché con le mani non avete mai lavorato. 

E ora supponete di essere diventati ministro del lavoro e di varare una legge sul medesimo. Che legge potreste riuscire a pensare? Quella che nasce dalla vostra esperienza naturalmente, dove il lavoro, quello vero, quello che genera plusvalore (direbbe Carletto Marx), non vi ha mai sfiorato né per esperienza di famiglia né per esperienza personale. Fareste una legge che “aiuta” e con tanti codicilli per prolungare “l’aiutino” come avreste voluto per voi se non foste diventato ministro del lavoro. Ecco in soldoni la storia di Di Maio, del reddito di cittadinanza. Il resto  è  fuffa elettorale per galleggiare alle prossime europee, perché questa legge piacerà molto ai suoi simili, ma scontenterà molti elettori leghisti del nord e allora ecco presi due piccioni con una fava. 

Nel merito è una legge rabberciata nell’impianto da un Carneade che insegna all’università dell’Ohio per quanto poi ancora se quello che ha consigliato è la sua unica farina? Si dice che la legge riguarderà CINQUE MILIONI di italiani che saranno seguiti da dei navigator e che essendo insufficienti gli 8.000 esistenti dipendenti dei centri per l’impiego  se ne assumeranno altri 5.000. il che fa un totale, massimo di 13.000 e quindi ognuno di questi novelli Cristofori (Colombi oppure santi, perché il santo omonimo faceva di mestiere il traghettatore) avranno da guidare 5.000.000 diviso 13.000 uguale 385 persone contemporaneamente. 

Follia, ma nessuno sinora ha fatto questi conti, che è poi la prova di come la matematica sia in odio al 99% degli italiani, e non in sé, ma perché, soprattutto quella spicciola ci terrebbe lontani da bufale e imbrogli. Ma andiamo avanti con la legge, nessuno dice quali saranno gli impieghi possibili e soprattutto chi li addestrerà. Le industrie chiedono personale specializzato, ma in Italia ormai nessuno specializza più se non a livello teorico. I lavori pratici, dal tubista, al montatore di razzi interstellari, non te li insegna nessuno.

Certo ci sono le scuole professionali, ma anche quelle ormai sono piene di professori di lettere, lingue e compagnia cantante e quindi non esce un saldatore pronto se non per caso o per passione personale. Perché ormai le scuole, tutte, sono fatte per dar lavoro ai professori, ai bidelli e alle imprese di pulizia e non per gli studenti. Difatti per ridurre l’abbandono scolastico si promuovono tutti, e da scuole si sono trasformate in luoghi di incontro, centri di socializzazione. Il divertente è che i soldi cominceranno ad essere distribuiti dall’inizio di aprile, giusto prima di andare a votare per le europee. 

Combinazione? Mah, a me che sono vecchio ricorda i pacchi di pasta e le scarpe destre che venivano date prima delle elezioni negli anni ‘50. Si farà tutto in grande spolvero e poi? Poi come si dice, chi rompe NON paga e neppure i cocci sono nostri.

Fonte: qui

La dignità a tempo determinato degli Industriali


Il Decreto Dignità di Di Maio non è piaciuto a nessuno. Mi sembra evidente.


Non è piaciuto a Confindustria che ha fatto sapere per voce del suo Direttore Generale Marcella Panucci, “così si disincentivano gli investimenti e si limita la crescita” senza però spiegarci in che modo un lavoratore che da 2 anni è confermato attraverso proroghe “flessibili” non abbia tutte le carte in regola per essere assunto regolarmente. Né tantomeno ci spiega per quale motivo – proprio lei che è a capo del più grande Centro di Divulgazione Comunicativa di Industria 4.0 e dintorni (più “dintorni”, direi) attraverso centinaia di Convegni autopromossi negli ultimi due anni – assimili ad una logica propedeutica i necessari investimenti di un’azienda per essere competitiva sui mercati di tutto il mondo con le altrettanto necessarie assunzioni di personale selezionato per rendere operativa tale competitività.

Non è piaciuto ad Assolavoro, l’Associazione delle Agenzie per il Lavoro presieduta dal Direttore di un’Agenzia per il Lavoro che, dopo anni di tavolate con tutti i Governi possibili, hanno goduto prima dell’abbrutimento della Legge Treu sul lavoro interinale abolendo a loro favore le 3 condizioni necessarie alla somministrazione (che permettevano sì un beneficio della flessibilità aziendale ma anche la tutela dei lavoratori), poi sono riusciti ad ottenere benefici straordinari (come l’assegno di ricollocazione nell’ordine dei 30.000 euro da spendere nelle APL) permettendo alle ex Agenzie interinali, divenute dei Centri di Consulenza a tutto tondo, di incrementare notevolmente la propria presenza nonché i fatturati.
Giusto per ricordarlo, queste erano le condizioni della prima legge sul lavoro interinale:
  • sostituzione di lavoratori assenti per qualsiasi ragione (compresa malattia o ferie) con l’esclusione dei lavoratori in sciopero, sospesi o con orario ridotto che hanno diritto al trattamento di integrazione salariale;
  • temporanea utilizzazione in qualifiche particolari non previste dai normali assetti produttivi dell’azienda;
  • motivazioni previste dal CCNL della categoria di appartenenza dell’impresa utilizzatrice, stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi.
Vietando l’abuso dell’utilizzo della flessibilità nelle aziende:
  • che sono state interessate, nei 12 mesi precedenti, da licenziamenti collettivi che abbiano interessato lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce la fornitura, salvo che la stessa non avvenga per sostituire lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto;
  • nelle quali sono in corso sospensioni dal lavoro o riduzioni d’orario con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce la fornitura;
  • che svolgono lavorazioni che richiedono una sorveglianza medica speciale o lavori particolarmente pericolosi in quanto comportano un rischio di grave infortunio (es.: manipolazione di materie esplodenti in attività di produzione, deposito e trasporto) o di tecnopatia grave derivante dall’esposizione ad agenti cancerogeni (amianto, cloruro di vinile monomero, ecc.).
Il Decreto Dignità non è piaciuto all’Associazione dei Direttori del Personale che, sebbene sempre attivi sul fronte del cambiamento, del welfare e dell’equilibrio fra vita professionale e lavoro, vedono di cattivo occhio questo cambiamento che prevede un sicuro miglioramento delle condizioni psicologiche dei loro dipendenti a tempo che avrebbero un sicuro impatto sull’equilibrio fra vita personale (non dovendo fare due o anche tre lavori per sbarcare il lunario) e professionale.

Non entro nel merito della proposta politica permettendomi un giudizio di merito sulla evidente impreparazione tecnica di Di Maio e Company (a loro sfavore), ma anche sulla evidente impreparazione politica (a loro favore) che in situazioni come queste li tiene lontani (a nostro favore) da lobby e tavoli di lavoro già apparecchiati per scambi di favore e opportunità che sono tali unilateralmente. 

Perché l’abolizione dell’Art 18, la legge Fornero, i contratti a tutele crescenti, i voucher utilizzati in un certo modo, Garanzia Giovani e altre meravigliose invenzioni la cui ingenuità applicativa non mi ha mai convinto, non sono stati di certo ideati a favore dei lavoratori.

Vorrei evitare di ripetere le dichiarazioni di Di Maio con cui non condivido alcuna appartenenza politica (se non per un’evidente delusione d’amore con l’area politica che una volta faceva leva su etica e valori. Una volta…), ma mi sembra evidente che ci sia un divario logico ed etico nelle velate minacce della DG di Confindustria nel dichiarare che le aziende non investiranno più, non comprendendo quale sia per un’azienda la differenza fra “usare un collaboratore in forma flessibile” e “assumere un dipendente in pianta stabile” se stiamo parlando della stessa persona che in quell’azienda sta lavorando ormai da un tempo troppo lungo per essere definito “di prova”, se sta ricoprendo un ruolo preciso all’interno di un organigramma aziendale e se in questa relazione sta vincendo solo una parte: la possibilità di lasciare a casa le persone con più leggerezza, non avendo vincoli contrattuali.

Non vorremmo pensare che il ruolo del Direttore delle Risorse Umane si sia trasformato da quella che dovrebbe essere la figura che in azienda garantisce continuità, crescita delle persone, sviluppo organizzativo ad un mero burocrate amministrativo che si misura con i suoi colleghi sui tagli del personale e sulle relazioni con i sindacati, eppure è allarmante se questi ritengono i vincoli ai contratti a tempo “non più attuali“, dando ad intendere che l’attualità coincida oggi con la necessità di contrattare a tempo in qualsiasi momento, per qualsiasi occasione e a favore di UNA SOLA DELLE PARTI.

Peggio ancora si giustifica la necessità di contratti a termine per “fronteggiare l’impossibilità di pianificare azioni a causa dell’imprevedibilità dei mercati” e in totale accordo con il tono di voce di Confindustria anche qui si paventano non ben precisate “ricadute su aziende e lavoratori” ma soprattutto “il favoreggiamento dell’emersione del lavoro nero“.

Se riguardo ai primi due oracoli può rispondere solo il tempo (alla faccia del cambiamento, dell’evoluzione e della trasformazione delle imprese!), riguardo alla terza ipotesi non mi è sembrato vedere dichiarazioni altrettanto sanguigne quando emerse il numero spropositato di voucher utilizzati in seguito alle modifiche di ben tre Governi (Sacconi, Fornero, Poletti). Governi abitualmente accondiscendenti nei confronti delle Associazioni di Categoria a fronte di dati che in maniera incontestabile dimostrarono l’emersione del lavoro nero a sei zeri.
In definitiva mi sembra che sotto certi aspetti si sia concordata da più parti una linea comunicativa che tende a minimizzare una modalità di intervenire che sicuramente è in pieno “stile 5 stelle”, ma dall’altra parte è molto più disruptive (termine che va molto di moda nelle aziende a patto che non le coinvolga direttamente, a quanto pare) di quanto non sembri proprio perché sposta i centri di controllo.

Di certo il Decreto non è perfetto ed è evidente una certa ingenuità nel trattare alcuni argomenti. È evidente, per esempio, che una deroga ai contratti collettivi di riferimento vada fatta (per esempio nel caso di aziende che vivono di flussi come il turismo) e che la reintroduzione dei voucher senza un elemento di controllo non andrà a risolvere quegli abusi che abbiamo già ampiamente visto.
D’altro canto mi viene da fare una riflessione molto critica nell’interpretazione imprenditoriale di questi Gruppi di Potere (nel senso puramente grammaticale del termine. Anche qui non vorrei dare adito a ipotesi errate di conformità politiche da parte dei retropensieristi più tenaci che sono arrivati fin qui e mi avranno già dato del “Grillino” almeno 10 volte).

Il rischio di impresa non può essere delegato a chi non partecipa alle imprese in quote societarie. Lo sanno bene i manager e gli imprenditori che oggi storcono la bocca di fronte ad una richiesta di presa di responsabilità in toto da parte delle aziende. Sono gli stessi manager che nelle lezioni delle business school amano ricordare Olivetti e i grandi imprenditori (fermi giustamente agli anni ’70, poiché di quelli non se n’è più visto nemmeno uno) che condividevano l’impresa ma se ne assumevano rischi e benefici.
La precarietà si combatte con la stabilità. Nonostante certi minestroni che ho visto in giro per la rete nel misero tentativo di fare squadra spostando l’attenzione come sempre su “qualcosa di più urgente” (che è poi l’anticamera dell’immobilismo), fin quando le banche, le istituzioni e le aziende stesse misurano la stabilità economica con un contratto di lavoro a tempo indeterminato per permettere alle Persone di costruirsi un futuro, non si può derogare da questo.

La sostenibilità di un’azienda si misura con l’attenzione alle Persone. Piani di welfare sbandierati a destra e sinistra, belle parole ai convegni, titoli incoerenti di Persone al Centro sulle slide delle convention non rendono un’azienda sostenibile. La sostenibilità inizia quando le Persone si sentono sostenute, non sospese.

La crescita di un’azienda avviene attraverso il senso di appartenenza. Non si può pensare di creare valore se la prima preoccupazione quando si assume una persona è sapere come la si potrà licenziare. Un collaboratore in prestito è un ostaggio che ha famiglia da mantenere e bollette da pagare. È naturale che, il giorno stesso in cui entrerà in azienda, starà già guardando fuori.

Riscuotere gli incentivi statali e poi produrre all’estero è scorretto. E per quanto mi riguarda è giustissimo che tali incentivi siano restituiti con gli interessi.

Gli imprenditori che conoscevano i propri dipendenti per nome e cognome non avevano i dati che abbiamo noi oggi a disposizione, le proiezioni e i sostegni informatici. Eppure riuscivano a pianificare. Quando sbagliavano la pianificazione, ci rimettevano di tasca propria. Appellarsi alla liquidità dei mercati è un’ammissione di incapacità manageriale e la conseguenza di un management impoverito da mancanza di formazione, stimoli e senso di appartenenza. 

Una piccola parentesi voglio aprirla, in merito ad un aspetto che all’interno del Decreto Dignità riguarda le società di gioco d’azzardo. Se siamo arrivati al punto in cui Confindustria ritiene necessario fare fronte all’emorragia di tessere che ormai da qualche anno stanno svuotando le casse dell’Associazione, sostenendo apertamente quella che è una vera e propria piaga sociale ormai conclamata, mi sembra che non ci sia più alcun dubbio che stiamo sostituendo i valori con gli interessi.

Credo sia arrivato il momento di smetterla di giocare con il lavoro e che ognuno si assuma le responsabilità e risponda del ruolo che ricopre al netto di qualsiasi parte politica, se siamo ancora capaci di pensare con la nostra testa e di immaginarci nei panni di chi genera valore per noi e per le nostre imprese.

Da Senzafiltro

Fonte: qui

venerdì 3 febbraio 2017

Ma quanta gente c'è in Italia che non ha un nulla da fare tutto il giorno? 38 milioni su 60 milioni...









Come al solito nell'enciclopedia da 3.700 post / 8 anni di "storico" del mio BLOG
vi anticipai anche questa devastante realtà fallitaGliana nel mitico post del 2015 che ritrovate per intero al fondo

Ma quanta gente c'è in Italia che non ha un caxxo da fare tutto il giorno??
da leggere anche i due successivi "aggiornamenti" con ulteriori dati grafici e conferme

Bene...ecco qui un'ulteriore conferma di quanto già vi anticipai "spannometricamente".

Eh sì... mi dispiace...anch'essa può essere interpretata come un'ulteriore conferma
che il Default dell'Italia è solo questione di "quando" e non di "se"...



Dunque al di là dell'euro della Troika della dittatura della Cermania (?) dell'austerity (che non c'è) della bankokrazia della finanza internazionale del Bilderberg della cavallette e dei Rettiliani
diciamo che IN OGNI CASO mantenere questo esercito di 38 milioni di "fancazzisti" risulta strutturalmente ormai INSOSTENIBILE
(nota gli over65 oggi sono ca. il 30% rispetto alla popolazione nella fascia 15-65 anni e tra 35 anni saranno circa il 60%... fate voi...).
Ed in questo caso non citiamo nemmeno la variabile "produttività" di quei 22ml che lavorano...e quanti di essi lavorino nel vero senso della parola... ;-)
(sarcasmo mode ON) A meno che naturalmente non si recuperi la "sovranità" e non si inizi a stampare dal nulla "moneta del popolo" a manetta facendo deficit spending a go-go...a quel punto sarebbe sostenibile che anche solo uno lavorasse per mantenere i restanti 60milioni 440mila...e per mantenere senza problemi tutto il super-welfare-pubblico italiano che i 4/5 del Mondo si sognano...



La Realtà che si vuole continuare a negare è una sola
ormai l'Italia è FALLITA/in Declino sia dentro che fuori dall'euro
semplicemente perchè sta raccogliendo gli amari frutti di 35 anni di scelte sbagliate/di immobilismo che configurano un contesto complesso e multi-causale di Declino Strutturale.
Solo il Declino Cognitivo oggi imperante permette a semplificazioni mono-causali di prendere piede
e dunque di trasmettere soluzioni illusorie di Replica di un Passato la cui configurazione oggi non è più replicabile in nessun modo (è stato un unicum assai ben delimitato "nel tempo e nello spazio").
Tutto questo aumenta il livello di dissociazione dalla Realtà di una maggioranza di Italopitechi.
La Soluzione dunque ormai è solo PERSONALE (scelta di nicchie ad alto valore aggiunto o che cavalchino i nuovi trend, delocalizzazione etc)
oppure è una RICETTA tanto scontata quanto dunque impossibile da attuare nel contesto attuale a maggioranza italopiteca ad altissima inerzia perchè ancora clientes con rendite di Stato (fallito) e/o con comfort zone derivante dalla ricchezza della generazioni precedenti
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Due terzi dei residenti non ha un’occupazione e 10,4 milioni di persone rifiutano di lavorare
I residenti in Italia sono 60 milioni e 441mila. Ma solo una piccola parte di questi lavora, esattamente il 37,2%. 
La maggioranza non lo fa. 
Ecco i numeri.



Quanti sono gli italiani al lavoro
Il grafico sopra mostra il totale della popolazione residente a confronto con quanti hanno un lavoro. Su 60 milioni e 441mila nel 2016 gli italiani al lavoro erano 22 milioni e 465mila, cioè, in termini percentuali, il 37,2%. 
Di questi, 16 milioni e 988mila persone sono dipendenti (pari al 28,1% della popolazione italiana) 
mentre 5 milioni 477mila (cioè il 9,1% degli italiani) sono indipendenti. (N.d.R. per questa minoranza produttiva del Paese NESSUNA SPERANZA visto che politicamente non contano una mazza...).
Ora concentriamoci solo sui dipendenti.
Il grafico sopra divide gli italiani al lavoro e che sono dipendenti in base al tipo di contratto che hanno.............................................
.



Si scopre che appena il 19,8% del totale degli italiani ha un classico contratto da lavoratore a tempo pieno e indeterminato: si tratta, cioè, di solo di 11 milioni e 973mila persone. 
Tutti gli altri occupati hanno contratti diversi: 2 milioni e 632 mila sono a tempo parziale (4,4%); 1 milione 669mila lo hanno a tempo pieno, ma a termine (2,8%); altri 714mila ce l’hanno a termine e a tempo parziale (1,2%).

Perché non lavorano
Ora vediamo i motivi per i quali 37 milioni e 976mila italiani, pari al 62,8% del totale dei residenti, non lavorano.
La maggior parte non lo fanno perché o sono troppo giovani, cioè hanno meno di 15 anni (8 milioni 371mila) oppure perché sono in pensione con più di 64 anni (12 milioni 534mila). 
Queste persone sono quindi inattive (cioè non cercano un posto di lavoro) per motivi d’età.






Poi ci sono coloro che sono inattivi ma avrebbero l’età per lavorare: sono 14 milioni e 38mila italiani pari al 23,2% della popolazione residente. 
Queste persone, in pratica, non hanno una occupazione e nemmeno la cercano. 
Infine ci sono i disoccupati veri e propri, cioè coloro che non hanno un lavoro ma lo cercano: sono una assoluta minoranza: 3 milioni e 33mila pari al 5% dei residenti.



Chi vuole un posto e chi no




L’ultimo grafico, qui sotto, considera solo le persone inattive: quante sarebbero disponibili a lavorare, ma non cercano un’occupazione magari perché sfiduciate, e quante, invece, non lo cercano perché non lo vogliono?
Il risultato è sconfortante: su un totale di 14 milioni e 380mila persone inattive quelle che sarebbero disposte a lavorare, e sono quindi una forza lavoro potenziale, sono la minoranza: appena 3 milioni 554mila. 
La stragrande maggioranza, cioè 10 milioni e 484mila italiani non vogliono proprio lavorare pur essendo nell’età per poterlo fare. 
In altre parole, sono coloro che, anche se gli venisse offerto, lo rifiuterebbero.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Istat



23Maggio 2015



 Ieri sono rimasto veramente allucinato...

Stavo vivendo una giornata di fuoco (più o meno come tutte)...
Ed eccone il resoconto:

....Mi sveglio come al solito alle 7, accompagno di corsa mia figlia a scuola...intanto rispondo a due e-mail di lavoro, corro alla mia postazione, leggo una decina di articoli e news per orientarmi sulla giornata, butto giù un post,  faccio due telefonate per organizzare Gruppi Italialtrove,
mando altre due-mail di lavoro per il Gruppo di acquisto a Berlino
ed inizio a leggermi il report ed i parametri di un'offerta immobiliare per alcuni potenziali clienti...
Poi mi devo interrompere per accompagnare mia moglie in centro città (mi capita raramente di passarci) dove espone per una "due giorni" le sue sculture in una primaria via del centro diventata pedonale (segui LINK)

Nota: allo stesso tempo mia moglie fa anche l'architetto e la "mamma"... 

Sono le 10.40 del mattino...di venerdì...e rimango allucinato: 
è pieno di gente che fa il classico passeggio della domenica, calmi, rilassati,
con bambini, senza bambini, con cagnolini e senza cagnolini,
vecchi, mezza età, giovani ed anche persone "indefinibili" che sfuggono ad una normale categorizzazione...
Insomma un po' di tutto...sono talmente tanti che dovendo spostare due sculture (faccio anche quello mentre butto un okkio su euro/usd...) da una parte all'altra della via pedonale 
devo stare attento a non urtare nessuno e che ci sia una pausa del passeggio...
del passeggio di venerdì alle 10,40 del mattino!!!
Tutti calmi...tranquilli...mentre io ero stra-affannato per tornare a finire le attività lavorative in sospeso...sulle quali sento il peso della mia responsabilità.


MA TUTTA QUESTA GENTE NON HA UN CAXXO DA FARE NELLA VITA?
Ma QUANTI CAXXO DI INOCCUPATI, DISOCCUPATI, PENSIONATI BABY, STUDENTI, STUDENTI FUORI CORSO, MALATI CRONICI, PARASSITI, MANTENUTI, RENTIERS, MAMME A TEMPO PIENO, BAMBINI, PARASSITI CORPORATIVI A BUSINESS PROTETTO,STATALI, POLITICI ED INATTIVI DI VARIO GENERE....;-) CI SONO IN ITALIA....???
70%-80% del TOTALE della Popolazione? 
E non sto sparando a caso (purtroppo)....



Ecco il tasso di "occupazione" italiano trai i 15 ed i 64 anni (dati ISTAT): 55% circa di "occupati"...

Considerate dunque TUTTI quelli sotto ai 15 e quelli sopra a 64...
e fatevi voi quattro calcoli su quante persone REALMENTE in FallitaGlia contribuiscano a CREARE VERAMENTE Ricchezza...
FONDAMENTALMENTE 4 GATTI....IPER TASSATI ED IPER AFFANNATI...
Inoltre la VERA parte PRODUTTIVA del Paese è veramente ESIGUA rispetto alle "palle al piede" (in senso meramente "economico-funzionale"....non come giudizio di valore e senza considerare altre importanti funzioni...perchè la "creazione di ricchezza" non è certamente limitabile solo ad una dimensione economica...però diciamo che "il totale dei soldini prodotti" alla fin fine non è che sia proprio una variabile trascurabile per "far tornare i conti"...)
Ed ancora:


Pertanto, al di là della Crisi, 
non soprendiamoci di QUESTO:


E non sorprendiamoci se poi le ns. socio-economie AVANZATE, ANZIANE&DECADENTI
sono in DECLINO rispetto ai cosiddetti Paesi Emergenti.... ;-)



Quando giro a Berlino alla stessa ora dello stesso giorno...non trovo nessuno in giro nelle vie pedonali da cazzeggio domenicale od al massimo vedo gente indaffarata...oppure tante mamme giovanissime con bambini perchè lì sono "coperte" da un super Welfare per poterlo fare (ed è giusto così)...
Quando giro a Bangkok alla stessa ora stesso giorno sembra di vedere un FORMICAIO di attività....tutto un indaffararsi...tutto il giorno ed anche di notte....
Che vi posso dire? 
Sarò sfigato io...saranno sfigati in Germania ed in SE Asia.... ;-)
QUI invece "evidentemente" possiamo permettercelo... ;-)




Beata questa massa di fancazzisti da passeggio pedonale alle 10,40 del mattino di un giorno lavorativo! Si vede che loro possono permetterselo ....e FallitaGLia pure...
forse anche GRAZIE A ME ed A QUALCUNO dei "4 gatti" COME ME...
Ed io la vita me la godo eccome, appena posso....e mi organizzo per farlo il più possibile...
ma il cazzeggio-passeggio alle 10.40 del mattino di un venerdì ancora non mi era riuscito di ottenerlo...anche con il massimo dell'ottimizzazione... ;-)
Ed adesso a lavorare per altre 4 ore minimo (a breve conference call con avvocato-commercialista Thai per il progetto SE Asia...)
e domani che è Sabato al lavoro almeno altre 4 ore per recuperare il tempo perso oggi in varie faccende aggiuntive alla tabella di marcia classica!
Del resto quel 70% di fancazzisti qualcuno deve pur mantenerlo...;-)
Almeno fino a quando non sarò DEL TUTTO IN #ITALIALTROVE...
lontano da questa FallitaGlia!



Del resto...con il 70% di Pressione Fiscale REALE è assolutamente normale che sempre più persone non facciano un caxxo....




Perché INFATTI dovrebbero farsi il CULO
se 7 su 10 va ad uno Stato Fallito 
che ruba, spreca e ricambia con servizi da Uganda???
Come sempre anticipai anche questo nel mio BLOG-Enciclopedia....
Supercazzola Geniale&Rivoluzionaria: in questa Italia...Fare al Meglio il Nostro Minimo

E LAFFER semplicemente sta facendo il suo corso NATURALE....;-)



Fonte: qui