Visualizzazione post con etichetta precarietà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta precarietà. Mostra tutti i post

lunedì 28 gennaio 2019

Un reddito a immagine di Di Maio

Supponete di essere un trentenne figlio della piccola borghesia del sud, quella che si arrangia per campare, quella che vive facendo e ricevendo piccoli favori. Supponete di aver scaldato i banchi di scuola senza brillare particolarmente. Supponete di essere “saltati” dalla provincia alla grande città per fare l’università e abbiate cominciato a rimanere indietro con gli esami e comunque per campare un po’ meglio abbiate fatto piccoli lavoretti, mai manuali, perché con le mani non avete mai lavorato. 

E ora supponete di essere diventati ministro del lavoro e di varare una legge sul medesimo. Che legge potreste riuscire a pensare? Quella che nasce dalla vostra esperienza naturalmente, dove il lavoro, quello vero, quello che genera plusvalore (direbbe Carletto Marx), non vi ha mai sfiorato né per esperienza di famiglia né per esperienza personale. Fareste una legge che “aiuta” e con tanti codicilli per prolungare “l’aiutino” come avreste voluto per voi se non foste diventato ministro del lavoro. Ecco in soldoni la storia di Di Maio, del reddito di cittadinanza. Il resto  è  fuffa elettorale per galleggiare alle prossime europee, perché questa legge piacerà molto ai suoi simili, ma scontenterà molti elettori leghisti del nord e allora ecco presi due piccioni con una fava. 

Nel merito è una legge rabberciata nell’impianto da un Carneade che insegna all’università dell’Ohio per quanto poi ancora se quello che ha consigliato è la sua unica farina? Si dice che la legge riguarderà CINQUE MILIONI di italiani che saranno seguiti da dei navigator e che essendo insufficienti gli 8.000 esistenti dipendenti dei centri per l’impiego  se ne assumeranno altri 5.000. il che fa un totale, massimo di 13.000 e quindi ognuno di questi novelli Cristofori (Colombi oppure santi, perché il santo omonimo faceva di mestiere il traghettatore) avranno da guidare 5.000.000 diviso 13.000 uguale 385 persone contemporaneamente. 

Follia, ma nessuno sinora ha fatto questi conti, che è poi la prova di come la matematica sia in odio al 99% degli italiani, e non in sé, ma perché, soprattutto quella spicciola ci terrebbe lontani da bufale e imbrogli. Ma andiamo avanti con la legge, nessuno dice quali saranno gli impieghi possibili e soprattutto chi li addestrerà. Le industrie chiedono personale specializzato, ma in Italia ormai nessuno specializza più se non a livello teorico. I lavori pratici, dal tubista, al montatore di razzi interstellari, non te li insegna nessuno.

Certo ci sono le scuole professionali, ma anche quelle ormai sono piene di professori di lettere, lingue e compagnia cantante e quindi non esce un saldatore pronto se non per caso o per passione personale. Perché ormai le scuole, tutte, sono fatte per dar lavoro ai professori, ai bidelli e alle imprese di pulizia e non per gli studenti. Difatti per ridurre l’abbandono scolastico si promuovono tutti, e da scuole si sono trasformate in luoghi di incontro, centri di socializzazione. Il divertente è che i soldi cominceranno ad essere distribuiti dall’inizio di aprile, giusto prima di andare a votare per le europee. 

Combinazione? Mah, a me che sono vecchio ricorda i pacchi di pasta e le scarpe destre che venivano date prima delle elezioni negli anni ‘50. Si farà tutto in grande spolvero e poi? Poi come si dice, chi rompe NON paga e neppure i cocci sono nostri.

Fonte: qui

La dignità a tempo determinato degli Industriali


Il Decreto Dignità di Di Maio non è piaciuto a nessuno. Mi sembra evidente.


Non è piaciuto a Confindustria che ha fatto sapere per voce del suo Direttore Generale Marcella Panucci, “così si disincentivano gli investimenti e si limita la crescita” senza però spiegarci in che modo un lavoratore che da 2 anni è confermato attraverso proroghe “flessibili” non abbia tutte le carte in regola per essere assunto regolarmente. Né tantomeno ci spiega per quale motivo – proprio lei che è a capo del più grande Centro di Divulgazione Comunicativa di Industria 4.0 e dintorni (più “dintorni”, direi) attraverso centinaia di Convegni autopromossi negli ultimi due anni – assimili ad una logica propedeutica i necessari investimenti di un’azienda per essere competitiva sui mercati di tutto il mondo con le altrettanto necessarie assunzioni di personale selezionato per rendere operativa tale competitività.

Non è piaciuto ad Assolavoro, l’Associazione delle Agenzie per il Lavoro presieduta dal Direttore di un’Agenzia per il Lavoro che, dopo anni di tavolate con tutti i Governi possibili, hanno goduto prima dell’abbrutimento della Legge Treu sul lavoro interinale abolendo a loro favore le 3 condizioni necessarie alla somministrazione (che permettevano sì un beneficio della flessibilità aziendale ma anche la tutela dei lavoratori), poi sono riusciti ad ottenere benefici straordinari (come l’assegno di ricollocazione nell’ordine dei 30.000 euro da spendere nelle APL) permettendo alle ex Agenzie interinali, divenute dei Centri di Consulenza a tutto tondo, di incrementare notevolmente la propria presenza nonché i fatturati.
Giusto per ricordarlo, queste erano le condizioni della prima legge sul lavoro interinale:
  • sostituzione di lavoratori assenti per qualsiasi ragione (compresa malattia o ferie) con l’esclusione dei lavoratori in sciopero, sospesi o con orario ridotto che hanno diritto al trattamento di integrazione salariale;
  • temporanea utilizzazione in qualifiche particolari non previste dai normali assetti produttivi dell’azienda;
  • motivazioni previste dal CCNL della categoria di appartenenza dell’impresa utilizzatrice, stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi.
Vietando l’abuso dell’utilizzo della flessibilità nelle aziende:
  • che sono state interessate, nei 12 mesi precedenti, da licenziamenti collettivi che abbiano interessato lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce la fornitura, salvo che la stessa non avvenga per sostituire lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto;
  • nelle quali sono in corso sospensioni dal lavoro o riduzioni d’orario con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce la fornitura;
  • che svolgono lavorazioni che richiedono una sorveglianza medica speciale o lavori particolarmente pericolosi in quanto comportano un rischio di grave infortunio (es.: manipolazione di materie esplodenti in attività di produzione, deposito e trasporto) o di tecnopatia grave derivante dall’esposizione ad agenti cancerogeni (amianto, cloruro di vinile monomero, ecc.).
Il Decreto Dignità non è piaciuto all’Associazione dei Direttori del Personale che, sebbene sempre attivi sul fronte del cambiamento, del welfare e dell’equilibrio fra vita professionale e lavoro, vedono di cattivo occhio questo cambiamento che prevede un sicuro miglioramento delle condizioni psicologiche dei loro dipendenti a tempo che avrebbero un sicuro impatto sull’equilibrio fra vita personale (non dovendo fare due o anche tre lavori per sbarcare il lunario) e professionale.

Non entro nel merito della proposta politica permettendomi un giudizio di merito sulla evidente impreparazione tecnica di Di Maio e Company (a loro sfavore), ma anche sulla evidente impreparazione politica (a loro favore) che in situazioni come queste li tiene lontani (a nostro favore) da lobby e tavoli di lavoro già apparecchiati per scambi di favore e opportunità che sono tali unilateralmente. 

Perché l’abolizione dell’Art 18, la legge Fornero, i contratti a tutele crescenti, i voucher utilizzati in un certo modo, Garanzia Giovani e altre meravigliose invenzioni la cui ingenuità applicativa non mi ha mai convinto, non sono stati di certo ideati a favore dei lavoratori.

Vorrei evitare di ripetere le dichiarazioni di Di Maio con cui non condivido alcuna appartenenza politica (se non per un’evidente delusione d’amore con l’area politica che una volta faceva leva su etica e valori. Una volta…), ma mi sembra evidente che ci sia un divario logico ed etico nelle velate minacce della DG di Confindustria nel dichiarare che le aziende non investiranno più, non comprendendo quale sia per un’azienda la differenza fra “usare un collaboratore in forma flessibile” e “assumere un dipendente in pianta stabile” se stiamo parlando della stessa persona che in quell’azienda sta lavorando ormai da un tempo troppo lungo per essere definito “di prova”, se sta ricoprendo un ruolo preciso all’interno di un organigramma aziendale e se in questa relazione sta vincendo solo una parte: la possibilità di lasciare a casa le persone con più leggerezza, non avendo vincoli contrattuali.

Non vorremmo pensare che il ruolo del Direttore delle Risorse Umane si sia trasformato da quella che dovrebbe essere la figura che in azienda garantisce continuità, crescita delle persone, sviluppo organizzativo ad un mero burocrate amministrativo che si misura con i suoi colleghi sui tagli del personale e sulle relazioni con i sindacati, eppure è allarmante se questi ritengono i vincoli ai contratti a tempo “non più attuali“, dando ad intendere che l’attualità coincida oggi con la necessità di contrattare a tempo in qualsiasi momento, per qualsiasi occasione e a favore di UNA SOLA DELLE PARTI.

Peggio ancora si giustifica la necessità di contratti a termine per “fronteggiare l’impossibilità di pianificare azioni a causa dell’imprevedibilità dei mercati” e in totale accordo con il tono di voce di Confindustria anche qui si paventano non ben precisate “ricadute su aziende e lavoratori” ma soprattutto “il favoreggiamento dell’emersione del lavoro nero“.

Se riguardo ai primi due oracoli può rispondere solo il tempo (alla faccia del cambiamento, dell’evoluzione e della trasformazione delle imprese!), riguardo alla terza ipotesi non mi è sembrato vedere dichiarazioni altrettanto sanguigne quando emerse il numero spropositato di voucher utilizzati in seguito alle modifiche di ben tre Governi (Sacconi, Fornero, Poletti). Governi abitualmente accondiscendenti nei confronti delle Associazioni di Categoria a fronte di dati che in maniera incontestabile dimostrarono l’emersione del lavoro nero a sei zeri.
In definitiva mi sembra che sotto certi aspetti si sia concordata da più parti una linea comunicativa che tende a minimizzare una modalità di intervenire che sicuramente è in pieno “stile 5 stelle”, ma dall’altra parte è molto più disruptive (termine che va molto di moda nelle aziende a patto che non le coinvolga direttamente, a quanto pare) di quanto non sembri proprio perché sposta i centri di controllo.

Di certo il Decreto non è perfetto ed è evidente una certa ingenuità nel trattare alcuni argomenti. È evidente, per esempio, che una deroga ai contratti collettivi di riferimento vada fatta (per esempio nel caso di aziende che vivono di flussi come il turismo) e che la reintroduzione dei voucher senza un elemento di controllo non andrà a risolvere quegli abusi che abbiamo già ampiamente visto.
D’altro canto mi viene da fare una riflessione molto critica nell’interpretazione imprenditoriale di questi Gruppi di Potere (nel senso puramente grammaticale del termine. Anche qui non vorrei dare adito a ipotesi errate di conformità politiche da parte dei retropensieristi più tenaci che sono arrivati fin qui e mi avranno già dato del “Grillino” almeno 10 volte).

Il rischio di impresa non può essere delegato a chi non partecipa alle imprese in quote societarie. Lo sanno bene i manager e gli imprenditori che oggi storcono la bocca di fronte ad una richiesta di presa di responsabilità in toto da parte delle aziende. Sono gli stessi manager che nelle lezioni delle business school amano ricordare Olivetti e i grandi imprenditori (fermi giustamente agli anni ’70, poiché di quelli non se n’è più visto nemmeno uno) che condividevano l’impresa ma se ne assumevano rischi e benefici.
La precarietà si combatte con la stabilità. Nonostante certi minestroni che ho visto in giro per la rete nel misero tentativo di fare squadra spostando l’attenzione come sempre su “qualcosa di più urgente” (che è poi l’anticamera dell’immobilismo), fin quando le banche, le istituzioni e le aziende stesse misurano la stabilità economica con un contratto di lavoro a tempo indeterminato per permettere alle Persone di costruirsi un futuro, non si può derogare da questo.

La sostenibilità di un’azienda si misura con l’attenzione alle Persone. Piani di welfare sbandierati a destra e sinistra, belle parole ai convegni, titoli incoerenti di Persone al Centro sulle slide delle convention non rendono un’azienda sostenibile. La sostenibilità inizia quando le Persone si sentono sostenute, non sospese.

La crescita di un’azienda avviene attraverso il senso di appartenenza. Non si può pensare di creare valore se la prima preoccupazione quando si assume una persona è sapere come la si potrà licenziare. Un collaboratore in prestito è un ostaggio che ha famiglia da mantenere e bollette da pagare. È naturale che, il giorno stesso in cui entrerà in azienda, starà già guardando fuori.

Riscuotere gli incentivi statali e poi produrre all’estero è scorretto. E per quanto mi riguarda è giustissimo che tali incentivi siano restituiti con gli interessi.

Gli imprenditori che conoscevano i propri dipendenti per nome e cognome non avevano i dati che abbiamo noi oggi a disposizione, le proiezioni e i sostegni informatici. Eppure riuscivano a pianificare. Quando sbagliavano la pianificazione, ci rimettevano di tasca propria. Appellarsi alla liquidità dei mercati è un’ammissione di incapacità manageriale e la conseguenza di un management impoverito da mancanza di formazione, stimoli e senso di appartenenza. 

Una piccola parentesi voglio aprirla, in merito ad un aspetto che all’interno del Decreto Dignità riguarda le società di gioco d’azzardo. Se siamo arrivati al punto in cui Confindustria ritiene necessario fare fronte all’emorragia di tessere che ormai da qualche anno stanno svuotando le casse dell’Associazione, sostenendo apertamente quella che è una vera e propria piaga sociale ormai conclamata, mi sembra che non ci sia più alcun dubbio che stiamo sostituendo i valori con gli interessi.

Credo sia arrivato il momento di smetterla di giocare con il lavoro e che ognuno si assuma le responsabilità e risponda del ruolo che ricopre al netto di qualsiasi parte politica, se siamo ancora capaci di pensare con la nostra testa e di immaginarci nei panni di chi genera valore per noi e per le nostre imprese.

Da Senzafiltro

Fonte: qui

domenica 30 dicembre 2018

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA… LA NOSTRA VITA!


Risultati immagini per piccola fiammiferaia icebergfinanza
Un appuntamento al quale non posso assolutamente mancare ogni anno,  la nostra piccola fiammiferaia, ogni anno cerco di dipingere nuove sfumature di questo racconto che ormai accompagna ogni Santo Natale del nostro lungo viaggio, di un’attualità impressionante questo racconto, come la storia che tanto amiamo, maestra di vita.
Piano, piano, anche quest’ anno si sta avvicinando alla fine, un anno intenso, molti cambiamenti all’orizzonte. La follia, ha portato via la vita di Antonio Megalizzi, un mio concittadino, come ha detto l’arcivescovo, “Un pezzo di cielo è sceso in terra e ora vi fa ritorno”.
. “Nella terra che ha dato i natali a uno dei Padri fondatori del sogno europeo – ha detto l’arcivescovo – Antonio ha immaginato un’Europa senza confini e senza pregiudizi, alla quale non vedeva alternative”.
I nostri giovani hanno diritto di sognare, è vero, non c’è alternativa alla pace, alla giustizia, alla fraternità, all’uguaglianza, l’alternativa è la guerra, ma questa Europa, sottolineo questa Europa, è stata fondata sul denaro, sulla moneta, sulle merci, sui mercati, prima che sul rispetto dei popoli, delle tradizioni, usi e costumi.
Chi mi conosce veramente, sa come la penso. Il peccato originale di questa unione è stato quello di aver cercato di costruire prima un’Europa dei capitali e delle monete, un’unione monetaria prima che politica e fiscale, prima di un’Europa dei popoli.  Dimostrare che questa unione non è sostenibile non significa essere contro il progetto europeo.
Oggi non abbiamo bisogno di ideologie o correnti di pensiero accademico, ma di uomini e donne pragmatici, di statisti che trovino una soluzione negoziale.
La necessaria integrazione europea non può essere minata dall’ostinazione in un progetto monetario che si è dimostrato fallimentare, ribadisco unione monetaria, euro e non la necessaria integrazione europea.
Per chi come noi da anni combatte contro la disinformazione, combatte per la consapevolezza, frenare la metastasi della finanza speculativa, strutturata e derivata, denunciare le associazioni a delinquere che operano nella politica e nella finanza è una mission, questo è ciò che mina il vero sogno europeo, il vero progetto europeo dei padri fondatori.
Se il cambiamento che avverrà alle prossime elezioni di maggio non corrisponderà a questo sogno, la nostra critica sarà altrettanto feroce nei confronti di chi sostituirà questi inutili burocrati europei, questa macchina da guerra che distrugge la pace sociale e il welfare, il sostegno ai più deboli.
Per tanti di Voi, questo è un ritorno alle origini, ritrovarsi davanti al caminetto dell’osteria del porto, visto che abbiamo ormeggiato, stare di nuovo insieme in attesa di ritrovarci tutti il prossimo anno, in occasione del decennale di Icebergfinanza. Per chi è appena salito a bordo, ma non solo, un’occasione di ripercorrere questo lungo anno, di riflettere insieme oltre alla dimensione puramente tecnica, economico, finanziaria.
Ho sempre detto che questa è e resterà principalmente una crisi…

ANTROPOLOGICA

…Siamo in emergenza antropologica! Chi vi racconta che è una crisi economico / finanziaria è solo un falso ipocrita, come sono falsi ipocriti, quelli che quotidianamente vi raccontano che la soluzione sono le riforme, le loro  riforme, quelle che servono al loro interesse.
Sia ben chiaro, siamo un Paese con mille difetti e mille problemi, il cambiamento prima deve venire dal Popolo che è lo specchio del Paese.
Falsi ipocriti sono anche gli ottimisti di maniera, quelli che quotidianamente vi suggeriscono che per ripartire bisogna sempre usare la stessa ricetta, più produzione, piu crescita, più riforme, più produttività, più flessibilità, più libero mercato e meno Stato, più consumo, più investimenti e così via.
A questi insolenti ignoranti andrebbe spiegato che i loro templi, le banche, sarebbero state rase al suolo senza l’intervento Statale, che il loro libero mercato è morto e sepolto da tempo senza gli stimoli monetarie e fiscali. Falsi ipocriti  ovunque!
Ideologie, su ideologie e ancora ideologie, in questa guerra non c’è spazio per gli uomini, per i sentimenti e per le emozioni, per la verità, per la giustizia, per l’ ETICA, per lo spirito, no, oggi ciò che conta è solo il denaro, il profitto, il budget, il prestigio.
La dimensione del caminetto nell’immaginario popolare richiama la Famiglia, si quella dimensione che in Italia è completamente dimenticata, lasciata alla deriva, fiscalmente sodomizzata. L’unica Famiglia che i Governi oggi hanno a cuore sono le banche, i mercati!
Sarà come sempre una lunga storia, come quelle che si raccontano davanti al caminetto.
Sembra di essere tornati indietro di un anno, alla fine dello scorso anno, di mille luci in fondo al tunnel nessuna traccia, immaginarie come la storia della nostra piccola fiammiferaia, che ormai accompagna ogni nostro Natale a bordo di Icebergfinanza.
O si certo, per i mercati, la luce è Donald, Donald Trump, si, luce del treno che sta per arrivare!
Per chi ha perso il lavoro, per chi non ha futuro, per le Famiglie, per i giovani e per chi vive nella precarieta’, per chi e’ stato ingannato e sfruttato, per gli emarginati, per gli ultimi, per tutti coloro che hanno perso la speranza in un futuro migliore.
Soprattutto nei teatri di guerra, nelle carneficine umane che la nostra indifferenza alimenta, ovunque dove impera il business delle armi, guerra, guerra e ancora guerra ovunque.
Noi siamo responsabili di quello che accade, come scrissi per la prima volta dieci anni fa, l’onda deflattiva dello sfruttamento del lavoro dei paesi emergenti, del terzo mondo, prima o poi sarebbe arrivato come uno tsunami a travolgere le nostre sicurezze.
L’hanno pure importata la guerra, giusto per dare una dimensione di fragilità e sicurezza.Ci sono esaltati criminali che girano liberi ovunque in Europa, ma non solo, liberi di compiere le loro stragi, lasciando pure sempre e ovunque un documento di identità, per poi venire a sapere, che erano tutti sotto controllo, che erano conosciuti.
Non dimentichiamoci di chi soffre per qualunque ingiustizia a casa nostra e in ogni angolo della terra, perchè alla sera della vita ciò che conta è avere amato, donato.
Inutile nascondercelo la crisi durerà più a lungo di quello che molti di noi sono disponibili a credere, più a lungo di quello che i pifferai magici vi raccontano da tempo. Ogni anno la luce in fondo al tunnel, ma nessuno che si incarichi veramente di accenderla questa luce, nessuno che abbia il coraggio di ricominciare dall’uomo, dall’umanità.
Nella vita, nonostante tutto, rimango ottimista ad oltranza, credo nel lato migliore di ogni uomo e donna, quello alle volte nascosto,quello che questo Paese sa offrire nelle difficoltà, come la storia insegna, quello della solidarietà e creatività, la fantasia, quello che è scritto nel nostro DNA , nella sua tradizione, usi e costumi, nel suo favoloso tessuto manifatturiero e industriale che quotidianamente viene smontato e trasferito altrove, nell’indifferenza totale della classe politica.
Ora tocca alla cooperazione, pezzo per pezzo smonteranno anche l’ultimo modello funzionante, l’unico che ha saputo attenuare gli effetti della crisi, creare occupazione nonostante tutto. E lo stanno smontando dall’interno, con la collaborazione interessata di chi corre dietro ad un modello fallito, banche troppo grandi per fallire, sai, non c’è alternativa, sono i tempi che cambiano bellezza!
Una crisi è anche sinonimo di opportunità, di riflessione, di cambiamento, di rinnovamento per tutti coloro che hanno il coraggio di ricominciare, il cambiamento che noto nelle singole persone, nelle singole comunità, non certo ad alto livello, nelle istituzioni, qualunque esse siano, troppo intente a preservare i loro privilegi.
Il cambiamento, lento ma inesorabile, sta venendo dalla gente di tutti i giorni, dai giovani in cui credo ciecamente, la maggior parte di loro sono una risorsa impressionante che questo Stato sta continuamente distruggendo. Poi se volete facciamo quattro chiacchiere sul ruolo della Famiglia nell’educazione dei figli, visto che è tutta colpa loro, vero?
Sant’Agostino ha scritto che la speranza ha due bei figli: la rabbia ed il coraggio, la rabbia nel vedere come vanno le cose, il coraggio nel  vedere come potrebbero andare.
Il cambiamento nasce dalla responsabilità individuale, il mio ottimismo e’ riposto nell’alternativa, in un mondo sommerso di progetti e sistemi economici che hanno come stella polare l’uomo e non solo il profitto, l’esaltazione personale.
Sono passati ormai dieci anni dal Natale 2008, ma per l’ennesima volta ho voluto ritornare a quel momento e riscoprire tutta la magia della “ Piccola Fiammiferaia” un post particolarmente a me caro, pieno di significato, un modo come un altro per abbracciarVi tutti e augurarVi un Sereno e Santo Natale illuminato dalla Luce di un Bimbo e un Anno nuovo pieno di Speranza e Gioia di Vivere, nonostante tutto!
” Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell’acqua, l’altra era stata portata via da un monello.
La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote…
Si una piccola e povera bimba, nata dall’immaginazione e dalla fantasia di Hans Christian Andersen, un fanciullo dall’infanzia triste, il papà morto giovane e la mamma alcolizzata, un grande scrittore universale, con i suoi racconti spesso tristi ma ricchi di umanità, di amore, testimonianza di attenzione verso gli ultimi, gli umili, i diseredati con quel carico di speranza che ogni sua favola porta con se.
Guardate fuori dalle Vostre finestre oggi loro sono nascosti nei Vostri vicini di casa che non hanno lavoro, famiglie distrutte dalla crisi, uomini e donne amici e conoscenti che al momento non riescono ad intravvedere l’orizzonte, da chi fugge dalla guerra e dalla miseria e cerca un’occasione di riscatto rispettando le leggi e le tradizioni.
Si la finanza e la politica, la corporatocrazia e le elites in questa immensa crisi antropologica, hanno sequestrato le nostre vite, il futuro dei nostri figli, in questo lungo inverno, che ha anestetizzato le coscienze, congelato l’indignazione, un inverno che preannuncia il freddo che verrà.
Apatia e tolleranza, ma soprattutto apatia sono le ultime virtù di una società morente diceva il buon Aristotele a aveva ragione.
Molte responsabilità sono anche nostre, in troppi si sono lasciati cullare da questa immensa illusione!
Camminiamo oggi con la testa e i piedi nudi, senza più pantofole, usate, abusate negli ultimi decenni, sformate, così sformate da una serie di eccessi, al punto tale da ritrovarci all’improvviso seduti in un angolo della strada, tra illusione e speranza, coperti dalla neve che cade candida e lieve, l’infanzia negata, il culto del breve termine, la fretta di ottenere tutto e subito, quello che la Vita regala nell’arco di un’esistenza.
Teneva nel suo vecchio grembiule, un gran numero di illusioni che era riuscita a vendere, perché le strade erano piene di sogni e di speranze, speranze spesso derise, speranze e sogni di pochi, la disperazione e il pianto di molti.
Per la piccola fiammiferai era stata una pessima giornata, un periodo da dimenticare e le sue tasche ora erano vuote, aveva molta fame, sete di liquidità e il freddo della mancanza di fiducia la assaliva. Dalle finestre delle case in festa, risplendeva la luce della leva infinita, si udivano le risate dell’azzardo morale , insieme al profumo inebriante dei profitti stellari…lei pensava ad altro.
Guardava il cielo e sognava candidi e soffici fiocchi, travestiti da ottanta euro, sufficienti a fare la spesa per due o tre settimane, come racconta la leggenda metropolitana pina, picierna e picciò.
Non osava ritornarsene a casa senza un centesimo, senza una trimestrale degna dei bei tempi, passati a creare ricchezza dal nulla, una ricchezza di carta, favorita dalle asimmetrie informative, dalle frodi e dalle manipolazioni, perché il padre le avrebbe tolto il bonus!
Per riscaldare l’intrinseca insolvenza, il credito congelato, la mancanza di fiducia, per allontanare lo spettro del fallimento, prese un fiammifero dalla scatola che le banche centrali le avevano lasciato.
Ai lati della strada l’araldo che portava il messaggio del Re, se non votate così o cosà, verrà la fine del mondo e le banche salteranno ovunque, i mercati collasseranno e sarà la fine, quindi votate come suggerisce il Re che tanto a cuore ha la Vostra esistenza.
All’improvviso una fiamma calda e brillante si sprigionò, un istante, un lungo ed interminabile istante, una nuova piccola illusione.
Una luce bizzarra, l’ennesima illusione, alla bambina sembrò di vedere la politica monetaria, la favola del quantitative easing, fiumi di liquidità, di champagne ovunque, ecstasy e droghe sintetiche, le banche centrali con le loro politiche espansive, che assecondano i mercati drogandoli, distruggendo i risparmi di un’esistenza, per mezzo della repressione finanziaria.
Piccoli mostri umani, avidi e assetati di potere e gloria che si nutrono del sangue subordinato, che ordinano di falsificare mifid o manipolare cervelli umani per ottenere una firma, la firma necessaria alla loro stessa sopravvivenza. Sai è questione di vita di morte … O LORO O NOI, non c’è alternativa.
Creano quella calda sensazione di un’improbabile ricchezza, sostenendola ogni qualvolta la favola riposa, ogni qualvolta la favola volge al termine, come una stufa di rame luccicante nella quale bruciare tutte le naturali recessioni, il naturale aggiustamento degli squilibri, allontanandone la realtà rifugiandosi in un mondo virtuale, dove assistere inerti e impotenti al più colossale trasferimento di ricchezza della storia, alla più colossale truffa politica mai perpetrata.
Avvicinò i suoi piedini al fuoco… ma la fiamma si spense e la stufa scomparve.
La bambina accese un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola grande come un fondo di salvataggio, ricoperta da una bianca tovaglia piena di euro i nostri, i Vostri, freschi di stampa che tornavano a casa nelle casseforti delle banche tedesche, francesi ed inglesi, tovaglia sulla quale era ricamato un Paese meraviglioso, dove tutti chiedevano più Europa e si impegnavano a rispettare il pareggio di bilancio scolpendolo nella Costituzione, la più colossale fesseria della storia, sottoscritta da un manipolo di mercanti e speculatori politici che hanno saccheggiato e devastato le istituzioni portando il Paese, i Paesi alla deriva, socializzando le perdite di un manipolo di psicopatici esaltati, che non hanno alcun senso di responsabilità.
Qui nessuno è responsabile, solo nelle dinamiche economico/finanziarie influenzate da subdole ideologie non ci sono responsabili, tutti liberi a festeggiare nelle loro dimore di lusso, mentre fuori tante piccole fiammiferaie muoiono di freddo, freddo economico, freddo morale, freddo spirituale.
E chi deve controllare,  chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole fa finta di nulla è connivente, immerso nel suo conflitto di interesse. E’ impressionante il cumulo di menzogne nel quale vive il sistema finanziario, frode, manipolazione, inganno, ma per fortuna non tutto è così, ci sono isole di giustizia e di speranza nella finanza cooperativa ed etica che Voi dovete sostenere con i Vostri risparmi.
In un angolo, il sorriso beffardo di Angela,Jean Claude e Jens che insieme ai due Mario, benedicevano austerità e svalutazione salariale, ridevano divertiti per aver salvato le proprie banche mentre altri saranno costretti a distruggere i risparmi dei propri cittadini, circondati da merletti flessibili e competitivi, mercati del lavoro e pensioni riformate o … deformate, graziosamente decorati, mentre spariva come d’incanto l’ombra terribile di un uno Stato sociale, welfare impuro e insostenibile sotto la minaccia di una fine ingloriosa, un debito insostenibile, la Grecia dietro l’angolo, il fallimento dell’Italia.
All'improvviso…
20 miliardi di euro apparvero davanti alla nostra piccola fiammiferaia, mai nella storia della Repubblica Italiana si sono trovati, nello spazio di un istante, 20 miliardi di euro di nuovo debito pubblico sottoscritti da centinaia di grassoni incollati alla loro poltrona in Parlamento concentrati sul loro unico obiettivo, raggiungere il vitalizio. La nostra cara bambina ingenuamente sognava, più sanità, più ricerca, più istruzione, più Famiglia, meno tasse per tutti, in fondo sono 20 miliardi mica noccioline.
Pensateci, i nostri governanti non hanno aperto bocca mentre l’Europa chiedeva lacrime e sangue, distruggeva pensioni, welfare, sanità e istruzione. Ora si sono svegliati tutti per le banche, solo per le banche, esclusivamente per le banche! 
Il passato per meno sarebbe scoppiata una rivoluzione!
Un “MarioDraghi ” arrosto annegato in un LiTRO di quello buono, le strizzò l’occhio e subito si diresse verso di lei, vedrai faremo qualunque cosa per salvarti, qualunque cosa e credimi sarà abbastanza…o forse no, chissà!
La bambina le tese le mani… ma la visione scomparve quando il piccolo fiammifero, si spense spazzato via dal freddo vento dell’est merkeliano, intriso di dumping sociale, voragini con le banche intorno e un Paese che per primo aveva dato il buon esempio non rispettando i parametri, le regole, la parola data.
Tutti a glorificare il Mario che prende un volo lowcost come un comune mortale, questa è l’Italia degli ignoranti.
Giunse così la notte.
“Ancora uno!” disse la bambina. Crac! Appena acceso, s’immaginò di essere vicina all’albero di Natale della ripresa, si quella della crescita infinita, abbagliata dalla visione di mille luci in fondo al tunnel!
Mille candeline brillavano sui suoi rami, illuminando giocattoli meravigliosi. Volle afferrarli… il fiammifero si spense… le fiammelle sembrarono salire in cielo… ma in realtà erano stelle.
Una di loro cadde, tracciando una lunga scia nella notte…la fine di un’illusione, la rinascita della Consapevolezza, il sogno di un nuovo sistema economico più “umano”, sostenibile, dove non conta solo la competizione ma soprattutto la cooperazione.
Ma proseguiamo con questa magica e allo stesso tempo tragica fiaba…
La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. La vecchia nonna le aveva detto spesso: Quando cade una stella, c’ è un’anima che sale in cielo”. La bambina prese un’altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.
– Nonna! – gridò la bambina tendendole le braccia, – portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l’oca arrostita e il bell’albero di Natale.
La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un’altra scatoletta, uno dopo l’altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno:
“Vieni!” disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia e volarono via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non fa freddo e non si soffre la fame! Al mattino del primo giorno dell’anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. Pensarono che la piccola avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto! … ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell’Anno Nuovo!
Non ho idea di quante scatole di fiammiferi dispongono i menestrelli di questo sistema, quello in cui credo sono i vostri valori e i vostri sogni , di uomini e donne di ogni giorno, che vivete semplicemente la vita rispettando il prossimo, che della verità e onesta ne fate un vessillo.
Una delle nostre luci lassù, la nostra Valentina direbbe… “Il piu’ grande bisogno del mondo e’ il bisogno di uomini; di uomini che NON SI POSSONO COMPRARE NE’ VENDERE; di uomini che sono fedeli ed onesti fin nell’intimo della loro anima; di uomini che non hanno paura di chiamare il male con il suo vero nome; di uomini la cui coscienza e’ fedele al dovere come l’ago magnetico lo e’ al polo; di uomini che staranno per la Giustizia anche se dovessero crollare i cieli
Quello che è certo è che li stanno accendendo rapidamente, uno dopo l’altro, cercando di diffondere una luce sempre più intensa, una finta sensazione di benessere.
La fame, il freddo, la sete , la mancanza di amore, l’indifferenza che caratterizza la storia della nostra piccola fiammiferaia è spesso la fotografia della nostra vita, della nostra società. Possiamo cercare di fuggire nell’immaginazione di ogni piccolo fiammifero che accendiamo, che qualcuno ci accende, ma non possiamo fuggire dalla realtà, pena la morte della nostra Essenza.
Abbiamo bisogno della luce dei nostri valori, delle nostre tradizioni, una luce capace di illuminare i nostri sogni, le nostre emozioni.
Commuove questa favola, una commozione, pulita, profonda che non deve far paura, da condividere, con figli e nipoti, senza alcuna vergogna, come le lacrime della nostra vita.
Non dimentichiamo mai quella piccola bimba, la piccola fiammiferaia, li fuori da sola nel freddo glaciale dell’indifferenza, ad un passo dalle nostre case, calde e riscaldate, testimonianza della disperazione, degli ultimi, dei diseredati, degli affamati oggi spesso Vostri parenti e amici.
In fondo siamo fortunati! Non dovremmo mai dimenticare il bimbo che è in Noi, la sua genuinità, la sua spontaneità, perché ogni anno ritorna ad annunciare la Luce, la Speranza, l’Alba di una nuova avventura.
Un abbraccio, Buon Natale e Buon Anno a Voi e alle Vostre famiglie. Andrea.
Fonte: qui