Mentre dotti, medici e sapienti, in questi giorni e settimane, hanno suggerito di restare lontani dal dollaro, lui, mister Greenback, è tornato puntuale all’appuntamento decisivo con l’ultimo supporto, prima del grande volo…
Visto che gli amici di Machiavelli già sanno dove siamo diretti, facciamolo vedere anche agli altri…
Mister Draghi non ha alternative per tenere in piedi la Germania, la quale collasserà comunque in autunno quando Trump darà il via ai dazi sulle auto tedesche.
I dati di oggi, in Germania e in Europa, non sono brutti, sono semplicemente orrendi…
IHS Markit Germany Manufacturing PMI a caduto ulteriormente a 43,1, il più basso in 84 mesi ( data ultima recessione). Corrisponde all’indice generale ZEW tedesca che diventa negativo questo mese per la prima volta dal 2010.
I nuovi ordini dall’estero sono addirittura terrificanti…
Non solo, quello europeo è in lento ed inesorabile declino, erano 75 settimane che non si vedeva un simile risultato…
Nel frattempo tra un record e l’altro dei mercati, brutto davvero anche quello americano…
Solo un rapido accenno a quello che accade nell’economia reale, tanto ormai non importa più a nessuno, si tratta semplicemente di fake news o gossip, ciò che conta è cosa faranno in ritardo come sempre le banche centrali e come reagiranno i mercati alle terribili notizie in arrivo, bad news is good news!
E’ vero che le vendite di nuove abitazioni sono salite del 7 % ma le revisioni dei mesi precedenti sono assolutamente negative, una diminuzione del 6,9 % ad aprile e una del 7,8 % a maggio. Pensa che in Americano sono preoccupati per il continuo calo delle vendite di case esistenti, nessuno che si chiede come mai i prezzi hanno raggiunto un nuovo massimo storico ben al di la della crisi subprime, 285.700 dollari in media, oltre il 4 % di aumento rispetto al 2018 e ormai sono sette anni che i prezzi salgono dal 2012 e i salari sono sempre quelli.
Noi ci fermiamo qui, non sappiamo se super Mario riuscirà a non deludere i suoi mercati, c’è già il giochino dell’inflazione da raccontare domani…
… non sappiamo se sarà domani o nelle prossime settimane che avverrà la rottura del solido supporto nel cross euro/dollaro, sappiamo solo che i banchieri centrali sono in trappola e che la nuova era dei tassi negativi sta per arrivare, tutto il resto è puro contorno, come un eventuale finto accordo sul commercio globale o una soft Brexit per chi ancora ci spera.
Stay tuned, lo spettacolo sta per cominciare, domani la BCE, la prossima settimana la FED e falliranno, come sempre, lo suggerisce la storia. Non importa cosa inventeranno, una deflazione non la puoi combattere con le solite armi, non puoi usare le stesse armi con le quali hai fallito prima. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo, quando anche l’ultimo irriducibile giapponese su un’isola deserta si sarà convinto che il più spettacolare rally del mercato obbligazionario, è appena cominciato in America, Giappone e Europa, ormai sono perduti.
Dopo la Lagarde francese alle testa del Fondo Monetario Internazionale, Merkel e Macron vogliono far salire su quella poltrona mondiale l’olandeseJeroen Dijsselbloem, ex capo dell’Eurogruppo, un mediocre economista agrarioil cui unico titolo di merito è aver applicato le crudeli austerità alla Grecia secondo i dettami tedeschi.
Ambrose
Un altro europeo – scherziamo?, tuona Ambrose Evans-Pritchard (il miglior giornalista economico disponibile): “Se gli europei si ostinano a trattare il Fondo Monetario Internazionale come un feudo ereditario, distruggeranno l’istituzione. Gli asiatici prenderanno le cose nelle loro mani.Creeranno una struttura monetaria parallela, ancorata a un sistema finanziario cinese e estremo-asiatico, con il sostegno di nazioni come quelle di “BRICS” come il Brasile, l’India e il Sudafrica”.
Bisogna ricordare qui che il FMI, creato degli anglo-americani vincitori della seconda guerra mondiale, è retto con i regolamenti di un condominio: chi ha più quote ha più voti. Ovviamente i millesimi di maggioranza se li sono riservati Usa e Regno Unito. “ Gli europei controllano un terzo dei voti. La Cina ha 6.09pc. L’India ha 2,64 punti percentuali, meno del Benelux. Il Brasile ha 2.2 pc.”.
Quindi i nuovi colossi hanno tutti i motivi per uscirne. Dando più potere ancora a Pechino.
Per Evans Pritchard, è l’occasione per esporre un lucido, tagliente e imperdibile atto d’accusa della gestione europea di questo organismo mondialista:
“Gli europei hanno abusato della loro controllo del FMI. Hanno sequestrato il Fondo per salvare l’unione monetaria – nel momento in cui la zona euro non aveva alcun prestatore di ultima istanza – a causa della sua imprudenza e paralisi politica che vi impera – e aveva quindi esposto una serie di Stati sovrani alla bancarotta.
I salvataggi dell’Eurozona hanno assorbito l’80% del totale dei prestiti che il FMI ha elargito tra il 2011 e il 2014, anche se l’eurozona disponeva di ampi mezzi per prendersi cura di sé e aveva un rapporto debito / PIL inferiore a quello degli Stati Uniti, del Regno Unito e del Giappone. Grecia, Irlanda e Portogallo sono stati autorizzati a prendere in prestito fin al 2000% delle loro quote, triplicando il limite normale. Ciò significa che gli stati africani, poveri, sono stati in effetti costretti a salvare molti stati più ricchi in Europa.
Quando a trovarsi nei guai sono stati i paesi dell’Asia e dell’America Latina, “nessuna simile generosità è stata applicata. Il Fondo ha mal gestito la crisi dell’Asia orientale nel 1998, imponendo un regime unico per tutti di un’austera austerità fiscale che andava oltre la dose terapeutica e violava la scienza economica. Le conseguenze sono tossiche: le potenze emergenti dell’Asia hanno concluso che il FMI era impilato contro di loro, come in effetti lo è”.
Gli asiatici che hanno provato sulla loro pelle le cure del Fmi nel ’98, hanno fatto ogni sforzo per assicurarsi di non doversi trovare mai più alla mercé del Fondo in futuro. “Hanno cumulato riserve estere su così vasta scala che portarono all “ingorgo asiatico del risparmio”. Il capitale in eccesso ha frenato i tassi obbligazionari. Questo ha alimentato una ricerca mondiale di rendimento che ha incubato le bolle di attività subprime e Club Med, ed è una delle ragioni principali per cui il sistema finanziario globale rimane ancor oggi fuori controllo”.
E veniamo al salvataggio della Grecia. Evans Pritchard sibila:
“Il Fondo ha violato il proprio statuto: ha prestato ingenti somme a un paese che era già insolvente e aveva invece bisogno di ristrutturare il debito.
“I rappresentanti di India e Brasile, risulta dai verbali (segreti ma trapelati) delle sedute del consiglio d’amministrazione del FMI, all’epoca protestarono, dicendo [giustamente] che quello non era un salvataggio della Grecia, ma il salvataggio delle banche europee e dell’euro come progetto; cosa che il Fondo non ha nessun mandato a fare. Il suo mandato è salvare degli Stati, non una valuta, né i creditori”.
Tutti i non-europei hanno votato contro questo uso europeista del FMI. Ma gli Usa hanno gettato il loro peso a favore dell’euro, perché temevano una Lehman 2 “ così, “mentre le banche e i fondi esteri sono stati in grado di scaricare le loro esposizioni in Grecia con perdite minime, sempre più debito è stato aggravato sulle spalle nello stato greco in bancarotta. La Grecia deve generare un grosso avanzo primario per i decenni a venire allo scopo di pagare i creditori: qualcosa di non molto diverso dalle riparazioni di guerra imposte ai tedeschi a Versailles.
“L’economia ellenica è stata spinta in una violenta spirale al ribasso, culminata in sei anni di depressione, un crollo del PIL del 26% e una disoccupazione giovanile del 60%. Questo è stato controproducente anche per gli stessi intenti di tale crudele trattamento: i rapporti debito-pil sono aumentati ancora più velocemente, richiedendo ulteriori “salvataggi”.
Per il suo stesso statuto, “Lo FMI avrebbe dovuto tenersi fuori da questo crimine politico. Non è stato così, perché era diventato uno strumento delle élite politiche della zona euro sotto Dominique Strauss-Kahn e Christian Lagarde – entrambi ex ministri delle finanze francesi.
Solo successivamente, una analisi indipendente ordinata dalla Lagarde (dopo il disastro), ha puntato il dito sulla “coltura dell’autocompiacimento e noncuranza” imperante nel Fondo, sul “pensiero unico” (groupthink) che vi domina, sulle analisi economiche “superficiali e meccanicistiche”.
Carlo Cottarelli: “Superficiale e meccanicistico” a spese dei greci.
Analisi condotte allora, lo si deve ricordare da Carlo Cottarelli come “competente” del FMI. “Superficiali e meccaniche”.
In più e peggio, gli investigatori per l’analisi indipendente “non sono stati in grado di identificare le “task forces” create ad hoc, si sono visti rifiutare documentazione cruciale, non sono riusciti a sapere chi ha gestito allora questo organo potente, che ha una cassa di un trilione di dollari – e il potere di rovesciarle nazioni”.
Insomma la UE ha trasferito la sua opacità ed extralegalità, la sua propria gestione occulta e meccanicisticamente inefficace, nel Fondo Monetario. Lo ha reso a sua immagine e somiglianza.
Gli investigatori hanno denunciato “che il FMI è diventato il sostenitore ad oltranza dell’euro. Coloro che dall’interno dei pericoli intrinseci di una moneta incompleta, senza una tesoreria a sostenerla, erano azzittiti. Bisognava difendere il progetto “politico” euro. “ IMF non aveva piani B per affrontare una crisi sistemica dell’UEM perché aveva escluso ogni possibilità che potesse accadere. “Si pensava che la possibilità di una crisi della bilancia dei pagamenti in un’unione monetaria fosse quasi inesistente”. Alla radice c’era un fallimento nel cogliere un punto essenziale: una moneta condivisa, priva di un Tesoro è intrinsecamente vulnerabile alle crisi del debito. Gli stati che affrontano uno shock non dispongono più degli strumenti sovrani per difendersi. Quello che era rischio di svalutazione è stato trasformato in rischio di bancarotta – di uno stato”.
E nessuno ha pagato per questi errori che hanno praticamente ucciso la Grecia. “Il Fondo monetario internazionale opera al di fuori di qualsiasi normale catena di responsabilità: esattamente come le istituzioni europee, ovviamente”.
Jeroen Dijsselbloem
Ed ora la Lagarde, che ha presieduto a quel disastro, passa a dirigere la BCE, “continuerà ad operare come il gendarme per l’attuazione degli obbiettivi politici della zona euro, piuttosto che come banca centrale normale”. Il mantenimento ad ogni costo di una moneta sbagliata e non completa, per volontà tedesca.
La signora Lagarde non è un’economista. Lei è un avvocato politico a disposizione dei politici. Ciò significa che la BCE continuerà a operare in una zona grigia sotto il suo controllo come il gendarme per gli obiettivi politici della zona euro piuttosto che come una banca centrale convenzionale.
E come lo farà? Con la brutalità e gli strumenti di tortura che abbiamo già visto contro la Grecia e l’Italia.
“Minacciano i governi che si comportano male di distruzione finanziaria. Hanno tagliato il rifinanziamento e minacciato di uccidere il sistema bancario. Creano una crisi di ribaltamento nel mercato obbligazionario “.
“E’ quello che è successo in Italia nel 2011. La BCE ha ordinato cambiamenti radicali nel diritto interno italiano in una lettera segreta. Quando il governo Berlusconi ha esitato, la BCE lo ha costretto ad abbandonare il suo incarico aumentando e diminuendo gli acquisti obbligazionari da parte della banca centrale (il “gioco dello spread”). Nel 2015 a tagliare i fondi alle banche private greche, per piegare e mettere in ginocchio Siriza.
“Questa – dice il giornalista – si chiama tirannia della banca centrale, anche se pochi nel firmamento politico europeista se ne allarmano – il che è a sua volta rivelatore: il progetto giustifica tutti i mezzi. È l’ambiente ideologico della signora Lagarde. La mia ipotesi è che si dimostrerà altrettanto spietata come i suoi predecessori della BCE nell’uso di queste arti oscure”.
E adesso vogliono mettere lo stupido e spietato Jeroen Dijsselbloem alla testa del Fondo? L’unica ragione di scegliere lui è evidente: che “quando il progetto europeo si troverà di nuovo nelle peste, costui subordinerà di nuovo il Fondo Monetario alle esigenze di far sopravvivere il progetto-euro”
“Cosa diranno al resto del mondo e ai suoi possibili candidati alla poltrona, l’indiano Raghuram Rajan, o il re dei bond Mohamed El-Erian dall’Egitto, o il Tharman Shanmugaratnam di Singapore, o Hyun Song Shin della Corea? Quanto ci vorrà prima che si cominci a sentir parlare del Fondo monetario asiatico?”.
Naturalmente eclissando in modo definitivo l’egemonia anglo sul mondo finanziario globale, instaurata nel 1946. I fanatici ideologici dell’euro otterranno anche questo risultato?
E pensare che gli ideologi dell’euro hanno a disposizione un loro strumento: che però non usano. E’ la BEI, Banca Europea di Investimento, che ha a disposizione una cassa di 500 miliardi di euro (più del doppio della Banca Mondiale) , appunto, per rilanciare gli investimenti di cui la UE della tirchieria ha bisogno estremo: per rimodernare le infrastrutture, per finanziare la ricerca e sviluppo e vincere l’arretratezza a cui l’hanno condannata “gli europeisti”
Benvenuti “nello strano mondo della Banca europea per gli investimenti , un’enorme macchina di leva senza supervisione dei politici europei che ha padroneggiato l’arte di schivare il rischio”, ironizzava il Financial Times qualche giorno fa. In una Eurozona che condanna una intera generazione alla perdita:
Nella zona euro: Oltre il 30 per cento dei giovani lavoratori sono disoccupati in mercati del lavoro più deboli come l’Italia, la Spagna e la Grecia. La proporzione di lavoratori di età compresa tra 15 e 24 anni che sono disoccupati è di circa il 16%, il doppio di quella della popolazione generale. Ciò significa che circa 2,3 milioni sotto i 25 anni in tutto il continente sono inoccupati. E senza speranza di rovare altro che precarietà.
Hans-Werner Sinn è l’ex direttore dell’IFO, il primo istituto di ricerca economica tedesca vicino al governo, ed è ancora attualmente nel consiglio del ministero dell’Economia. Il 21 febbraio 2019, all’università di Buckingham, il professor Sinn ha tenuto una conferenza nel corso di un convegno intitolato “L’Economia delle Unioni Monetarie – Esperienze passate e l’Eurozona. Il suo intervento era centrato su “come ridurre i saldi Target”. Il Target 2 (la sigla sta per Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System) è il sistema di pagamento interbancario dei bonifici transfrontalieri fra i paesi che condividono la moneta euro.
Grosso modo: quando un italiano compra una BMW e la paga, appare “debito” di Bankitalia verso la Bundesbank, la banca centrale tedesca, che lo considera un “credito”. Siccome la Germania accumula surplus su surplus, il supposto “debito” italiano accumulato nel Target 2 è sui 500 miliardi, e la Spagna, 400 miliardi. Come recuperare questo immenso “credito”? o come ridurlo? Ciò assilla gli economisti tedeschi fino all’ossessione.
In realtà, come spiega in questo video Luca Fantacci, storico dell’economia dell’Università Bocconi,
I “crediti Target 2” non sono esigibili, perché sono spendibili: la Germania può spenderli immediatamente in beni e servizi. Allora perché ossessionano gli economisti tedeschi? Essi diventano di problematica convertibilità solo se qualcuno degli stati esce dall’euro. Adesso è diventato d’attualità il rischio che sia l’Italia ad uscire dall’euro – ma in realtà, questa ossessione degli economisti tedeschi da Sinn a Weidmann – come recuperare i mille miliardi di crediti Target 2 – va inteso come una proiezione freudiana: non avrebbero nessuna ragione di essere preoccupati, se non pensassero di uscire dall’euro. Invece ci pensano, ecco il punto, coltivano il progetto, sanno che ad un certo punto dovranno necessariamente uscirne loro. Solo così si spiega la loro ossessione per i Target 2. La conferenza di professor Sinn a Buckingham è tutta puntata, ossessivamente, sui modi per “ridurre” il Target 2, insomma rendere più piccola la cifra, e dunque il danno che subirebbero quando usciranno. Anzitutto, egli (come Weidmann) interpreta i 500 miliardi di “debito” verso la Germania che l’Italia ha cumulato nel Target 2, e i 400 della Spagna, come “enormi avanzi e disavanzi della bilancia dei pagamenti accumulati tra i paesi dell’euro” per colpa della “ Banca centrale europea (BCE) che ha consentito a questi paesi che incontrano difficoltà di bilancia dei pagamenti di risolvere i loro problemi aumentando in modo sproporzionato l’offerta di moneta nazionale. Il credito sostitutivo delle “tipografie” nazionali dell’Eurosistema, concesso ai sei paesi colpiti dalla crisi di Grecia, Cipro, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda, ammontava in tal modo a oltre 1.000 miliardi di euro nell’estate del 2012″…. Insomma i 500 miliardi sarebbero, per loro, i soldi in più che la Germania ha dato agli italiani per consentire loro di vivere al disopra dei propri mezzi (per esempio, comprando le loro BMW). E, aggiunge Sinn: “Mentre i politici hanno costantemente spregiato l’argomento, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha espresso le sue preoccupazioni in merito alle rivendicazioni Target della Bundesbank in una lettera al presidente della BCE Mario Draghi”. Sinn sente urgente di “ridurre” la misura di questi sbilanci, ancorché la loro riduzione abbia come diretta conseguenza il calo delle esportazioni tedesche verso i paesi debitori. Esamina otto di questi modi. Si tratta, nel complesso, di mettere un limite a quanto uno Stato “debitore” come Italia o Spagna possa ingrossare il suo “debito” Target 2. Si va dalla assegnazione di lotti fissi, alla fissazione di quote per le operazioni di politica monetaria; dall’imposizione al paese il cui cittadino compra una BMW, di presentare un collaterale sotto forma di obbligazioni pregiate, buoni del Tesoro coperti o garanzie delle banche centrali ; di eseguire i saldi in oro, come a prima di Bretton Woods; di imporre tassi d’interesse altissimi e punitivi al paese che ha uno sbilancio eccessivo sul target 2. L’ultimo, ottavo modo consigliato, nel video si legge: “DEXIT”, ossia uscita della Germania dall’euro. Altro che Italexit o Frexit o Brexit…. In realtà, anche i modi precedentemente elencati da Sinn configurano uscita dall’euro. Perché, come ha spiegato Mario Draghi nella conferenza stampa del 26 luglio 2018 a domanda di un giornalista (tedesco), chiunque voglia “mettere un tetto, un limite [al Target 2], imporre di versare un collaterale… non gli piace l’unione monetaria”. Un qualunque limite o tetto farebbe immediatamente sì che gli euro circolanti in Italia o Spagna varrebbero meno degli euro circolanti in Germania o Olanda. Lo Stato italiano dovrebbe immediatamente reagire alla fuga di capitali che avverrebbe istantaneamente, rimettendo in vigore il reato di esportazione dei capitali – sarebbe il primo passo versa la re- istituzione della propria moneta, per pura necessità.
Non essendo il vostro cronista un economista tedesco, non riesce a capire come Sinn e Weidmann abbiano risolto il problema seguente: ogni riduzione dello sbilancio del Target 2 significa un calo drammatico delle BMW (e WV) che italiani e spagnoli comprano dalla Germania, il che rovinerebbe l’industria tedesca. Ancor più il Dexit,ossia l’uscita della Germania e il suo ritorno al marco, che di colpo sarebbe rivalutato del 20-30%. Il vostro cronista però è sicuro che questi esimi economisti tedeschi ci hanno pensato e quindi abbiano già previsto come risolveranno il problema del crollo dell’export tedesco verso l’Italia, Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia – o forse pensano che noi compreremo le loro auto anche quando costeranno il 20% in più. Non so. Se non si preoccupano loro, vuol dire che hanno pensato e risolto. Pensano a tutto, al contrario di noi. Sarà il Dexit – e coglierà di sorpresa i nostri pro-euro Ma è certo che hanno pensato a tutto minuziosamente, preparandosi scrupolosamente alla Dexit. Da anni. Anche Yanis Varoufakis, nel 2013, mentre cercava di salvare la Grecia dallo stivale chiodato in cui la schiacciava la UE con la BCE, ha espresso il dubbio che “l’intransigenza della Bundesbank fosse la campagna surrettizia di mister Weidmann di restaurare il Marco Tedesco”; anzi il “grande” marco tedesco, dall’Olanda alla Polonia. Varoufakis citava come indizio dei suoi sospetti il ricorso che mr. Weidmann, il capo della Bundesbank, aveva fatto alla Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe contro gli acquisti a manetta di Mario Draghi per inondare le banche europee di liquidità allo scopo di salvare l’euro. Fra i quesiti che la Bundesbank ha posto alla Corte per sapere se il quantitative easing era un atto illegale, contrario alla Costituzione germanica, criminale, brilla la prima asserzione: “Non spetta a una banca centrale di garantire l’irreversibilità di una moneta”.
https://www.yanisvaroufakis.eu/2013/04/27/intransigent-bundesbank-mr-jens-weidmanns-surreptitious-campaign-to-bring-back-the-greater-deutsch-mark/ Di grazia, a chi spetterebbe questo compito, se non a una banca centrale?, si domanda Varoufakis. In base a quale inaudita dottrina economica il capo della Bundesbank ritiene questo? In quale università ha appreso che una banca centrale non ha il dovere di difendere e far durare la moneta che emette? Nessuna risposta. Da questa balzana frase di Weidmann, si ricava solo questa certezza: Weidmann, e la Germania dietro di lui, vogliono rendere reversibile l’euro. E pensare che i nostri media pro-euro accusano di essere “contro l’euro” Bagnai e Borghi….. “L’euro è irreversibile!” tuonano ripetendo le parole di Mario Draghi. Senza accorgersi mai – proprio mai – che è il capo della Bundesbank che lo ha dichiarato reversibile, sostenendo che non spetta a una banca centrale garantire la durata di una valuta. E adesso, Weidmnann diventa quasi sicuramente il nuovo capo della BCE. I più sorpresi di tutti saranno i nostri pro-euro, che credono di star lottando per la su “irreversibilità” combattendo il governo “sovranista”. Tutto “l’establishment italiano che sul concetto della teoria economica dell’Unione europea è pronto a sacrificare l’intera gioventù del paese”, come ha detto Edward Luttwak (è tutto dire: è più patriota della Bonino ) qualche giorno fa. Scopriranno come è sovranista la Germania. Infatti apprendiamo che: LA CORTE COSTITUZIONALE TEDESCA GIUDICHERA’ IL “QE” DI DRAGHI La Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe terrà una serie di sedute – a fine luglio prossimo – per valutare la legittimità del QEeffettuato dalla BCE di Mario Draghi a partire dal 2015, terminato nel 2018, e che ha portato all’acquisto di 2,7 miliardi di euro in titoli pubblici e privati. Queste sedute si terranno il 30 ed il 31 luglio 2019.
Scenari Economici, che dà la notizia, come Varoufakis ricorda la causa che Weidmann – non da privato, ma in quanto presidente della Banca centrale tedesca e come tale membro del consiglio BCE – intentò nel 2013 contro Mario Draghi per l’eccesso di “stampa” che Draghi attuò per salvare l’euro e le banche (non certo noi). Giunse a testimoniare contro Draghi presso la Corte…
“Recentemente il governatore della BuBa si è scusato con Draghi ed ha affermato di aver cambiato idea sulla materia, dichiarazione fatta anche in vista del prossimo rinnovo delle cariche dell’istituto centrale”.
Diversi intelligenti twitterologhi anti-euro si rallegrano che Weidmann salga alla poltrona di Draghi: vedrai, dicono, che ci caccerà dall’euro, ci segregherà dal Target 2, e così saremo obbligati a tornare alla lira, riguadagneremo competitività e sovranità -
Siamo Pronti? Speriamo….
Giova sperare. Ma non vorrei sottovalutassimo che i tedeschi sono preparati minuziosamente a quel momento, di cui noi ci limitiamo a chiacchierare e a litigare. Hanno pensato sicuramente a tutto, mentre noi non ci siamo preparati in niente. Fra le cose che avranno pensato, c’è sicuramente come recuperare il più possibile dei 500 miliardi che secondo loro gli dobbiamo.
Quando lo faranno, sarà di colpo. Di sorpresa. Stupirà i nostri pro-euro italioti, che hanno sbagliato nemico (credevano fosse Borghi, e invece era Weidmann). Ma secondo me saranno stupefatti anche gli anti-euro nostrani, che non hanno pensato al dopo, che mostrano in tv i loro mini-Bot finti, mentre i tedeschi hanno già preparato tutto.
Sarà una sorpresa tipo quella dell’8 Settembre. Quando Badoglio scappando informò l’esercito italiano che aveva cambiato alleati. Gli ufficiali italiani non s’erano preparati. I tedeschi sì, e come bene. Un’ora dopo il discorso di Badoglio, già rastrellavano e disarmavano i nostri soldatini inermi per deportarli in massa.
Da cui l’immortale battuta del capitano Alberto Sordi al telefono col suo comando: “Colonné, i tedeschi se so’ alleati co’ li americani!”.
Sono convinto che tutti i Colleghi che hanno meritoriamente approvato con me, all'unanimità, la mozione per i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese, anche con titoli di stato di piccolo taglio, ne conoscessero il contenuto. Interventi Fassina e Rizzetto
Non serve pensare ai mini-Bot per finanziare il pagamento dei debiti della P.a. A dirlo è il ministero dell'Economia dopo che nei giorni scorsi la Camera ha approvato all'unanimità (maggioranza e opposizioni) una mozione che impegna tra l'altro il governo proprio a studiare questi strumenti per accelerare i pagamenti. "Non c'e' - precisa il Mef - nessuna necessita' ne' sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio, per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane".
GIOVANNI TRIA
La mozione e' stata approvata dalla Camera il 28 maggio, con il parere positivo del governo, rappresentato in quella fase della seduta da Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche agricole. Il testo e' stato frutto di una mediazione tra opposizioni e maggioranza: il primo a presentare una mozione per accelerare i pagamenti dei debiti della P.a. era stato per Forza Italia Simone Baldelli, con un testo che prevedeva tra l'altro di rendere strutturale e di ampliare la compensazione debiti-crediti con la pubblica amministrazione. In seguito anche la maggioranza aveva presentato una sua mozione, che gia' conteneva l'indicazione di studiare i mini-Bot.
MINI BOT
Dopo una interruzione d'Aula, richiesta proprio da Baldelli per arrivare a una mozione unitaria, e' stato raggiunto un accordo sul testo che poi e' stato votato all'unanimita'. Quest'ultimo, sottoscritto anche dalle opposizioni, prevede la stabilizzazione e l'ampliamento della compensazione debiti-crediti, la modifica del codice appalti nelle parti non conformi alla direttiva Ue sui ritardi nei pagamenti, la possibilita' per le imprese di avere il Durc se dimostrano di avere crediti con la P.a. che giustificano i ritardi nel versamento dei contributi, specifiche misure di monitoraggio e adesione di tutte le amministrazioni alla piattaforma elettronica Siope e, infine, "la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio" tra gli strumenti per accelerare i pagamenti. Questo ultimo punto, e' stato "voluto e introdotto dalla maggioranza" nel testo della mozione, ha chiarito sempre Baldelli come si evince dai resoconti parlamentari, chiedendo di metterli in campo dopo avere verificato la loro "compatibilita' con gli equilibri di finanza pubblica". Alcuni dubbi sono stati espressi, in dichiarazioni di voto, anche da Walter Rizzetto di Fdi, mentre il Pd nell'annunciare il voto favorevole non si e' espresso su punto.
CON I MINIBOT L’ITALIA FA UN PASSO VERSO L’USCITA DALL’EURO
Luciano Capone per “il Foglio”
CLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDI
Martedì la Camera ha approvato all’unanimità – e con il parere favorevole dell’esecutivo – una mozione che impegna il governo a pagare i debiti della Pubblica amministrazione “anche attraverso titoli di stato di piccolo taglio”: i cosiddetti “minibot”. In pratica maggioranza e opposizione, chi in maniera consapevole e chi del tutto inconsapevolmente (e forse è questo l’aspetto più grave), hanno spinto l’Italia verso la porta d’uscita dall’euro. Parliamo pur sempre di una mozione, che al momento non ha alcuna efficacia, ma gli investitori hanno registrato il segnale – che arriva in un periodo di incertezza e forti attacchi alle regole europee – portando lo spread oltre i 290 punti.
MINI BOT
La tensione sui mercati ha costretto il ministero dell’Economia a smentire l’ipotesi minibot: “Non c’è nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di stato di piccolo taglio, per fare fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane”. Il problema è che il governo aveva espresso parere favorevole, ma a quanto pare – pur essendo materia di competenza del Tesoro – il ministero dei Rapporti con il Parlamento non aveva informato Via XX Settembre. Ma perché la questione è così delicata? Cosa sono i “minibot”? Se lo stato deve i suoi debiti pagare emettendo dei bond, perché non vende sul mercato normali Btp e paga i creditori con il ricavato in euro?
La peculiarità dei “minibot”, di cui si è occupata anche la Banca d’Italia per descrivere i limiti del quadro normativo, è che sono bond di piccolo taglio da scambiare come banconote, diventando così una sorta di moneta parallela.
DANIELE PESCO, GIOVANNI TRIA, CLAUDIO BORGHI
Secondo il suo ideatore, il responsabile economico della Lega Claudio Borghi, i “minibot” sono il primo passo verso l’Eurexit: “E’ un espediente per uscire in modo ordinato, una specie di ruota scorta – ha dichiarato in passato – Nel momento in cui si decide di uscire, il minibot diventerà il contante della nuova moneta”. Borghi presentò per la prima volta l’idea nel 2012, al convegno “Goofynomics” organizzato dal leghista No euro Alberto Bagnai, descrivendo i minibot come “una maniera subdola per introdurre fintamente un’altra moneta”.
CLAUDIO BORGHI
E più recentemente, nel 2017, ha ribadito il concetto al convegno “Oltre l’euro” alla presenza di Matteo Salvini: “Avremmo una moneta in circolazione che poi potrebbe diventare la nostra”. Naturalmente di questa operazione “subdola” se ne sono accorti i mercati, che ricordano un tentativo analogo da parte di Yanis Varoufakis per condurre la Grecia fuori dall’euro. Non se ne è invece resa conto l’opposizione. Silvia Fregolent, capogruppo dem in commissione Finanze, ribadisce la contrarietà del Pd ai minibot e ammette la leggerezza: “Mi assumo la responsabilità di avere sottovalutato il testo, volevamo approvare una mozione unitaria sui debiti della Pa – dice al Foglio – Ne parlerò con il capogruppo e, se ne vede la necessità, sono disposta a lasciare ad altri la guida in commissione”. Fonte: qui