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giovedì 27 giugno 2019

Sarà la Germania che romperà l’euro. Si è preparata da anni. E noi?

Hans-Werner Sinn  è  l’ex direttore dell’IFO, il primo istituto di ricerca economica tedesca  vicino al governo, ed è ancora attualmente nel consiglio del ministero dell’Economia.  Il 21 febbraio 2019, all’università di Buckingham, il professor Sinn ha tenuto una conferenza nel corso di  un convegno intitolato “L’Economia delle Unioni Monetarie –  Esperienze passate e l’Eurozona. Il suo intervento  era centrato su “come ridurre i saldi Target”.  Il Target 2 (la sigla sta per Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System)  è il sistema di pagamento interbancario dei bonifici transfrontalieri fra i paesi che condividono la moneta euro.

Grosso modo: quando un italiano compra una BMW e la paga, appare “debito”  di Bankitalia verso la Bundesbank, la banca centrale tedesca, che  lo considera un “credito”.  Siccome la Germania accumula surplus su surplus,  il supposto “debito” italiano accumulato nel Target 2 è sui 500  miliardi, e la Spagna, 400 miliardi. Come recuperare questo immenso “credito”? o come ridurlo? Ciò assilla gli economisti tedeschi  fino all’ossessione.
In realtà, come spiega in questo video Luca Fantacci, storico dell’economia dell’Università Bocconi,
I “crediti Target 2” non sono esigibili, perché sono spendibili: la Germania può spenderli immediatamente in beni e  servizi.  Allora perché ossessionano  gli economisti tedeschi?  Essi diventano di problematica  convertibilità solo se qualcuno degli stati esce dall’euro.  Adesso è diventato d’attualità il rischio che sia l’Italia ad uscire dall’euro  – ma in realtà, questa ossessione degli economisti tedeschi da Sinn a Weidmann – come recuperare i mille miliardi di crediti Target 2 –   va inteso come una proiezione freudiana: non avrebbero nessuna ragione di essere preoccupati, se non pensassero di uscire dall’euro. Invece ci pensano, ecco il punto, coltivano il progetto, sanno che ad un certo punto  dovranno necessariamente uscirne loro. Solo così si spiega la loro ossessione per i Target 2.

La conferenza di professor Sinn a Buckingham è tutta puntata, ossessivamente,  sui modi per “ridurre” il Target 2, insomma rendere più piccola la cifra, e dunque il danno che subirebbero quando usciranno.

Anzitutto, egli (come Weidmann) interpreta i  500 miliardi di “debito”   verso la Germania che l’Italia ha cumulato nel Target 2, e i 400 della Spagna, come “enormi avanzi e disavanzi della bilancia dei pagamenti  accumulati tra i paesi dell’euro” per colpa della “ Banca centrale europea (BCE) che ha consentito a questi paesi  che incontrano difficoltà di bilancia dei pagamenti di  risolvere i loro problemi aumentando in modo sproporzionato l’offerta di moneta nazionale. Il credito sostitutivo delle “tipografie” nazionali dell’Eurosistema, concesso ai sei paesi colpiti dalla crisi di Grecia, Cipro, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda, ammontava in tal modo a oltre 1.000 miliardi di euro nell’estate del 2012″….
Insomma i 500 miliardi sarebbero, per loro, i soldi in più  che la Germania ha dato agli italiani per consentire loro di vivere  al  disopra dei propri mezzi  (per esempio, comprando le loro BMW). E, aggiunge Sinn: “Mentre  i politici hanno costantemente spregiato l’argomento,  il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha espresso le sue preoccupazioni in merito alle rivendicazioni Target della Bundesbank in una lettera al presidente della BCE Mario Draghi”.

Sinn  sente urgente di “ridurre” la misura di questi sbilanci,  ancorché la loro riduzione abbia  come diretta conseguenza il calo delle esportazioni tedesche verso i paesi debitori.  Esamina otto di questi modi. Si tratta, nel complesso, di mettere un limite a quanto uno Stato “debitore” come Italia o Spagna possa ingrossare il suo “debito” Target 2. Si va dalla assegnazione di lotti fissi, alla fissazione di quote per le operazioni di politica monetaria; dall’imposizione  al paese  il cui cittadino compra una BMW, di presentare un collaterale sotto forma di  obbligazioni pregiate, buoni del Tesoro coperti o garanzie delle banche centrali ; di eseguire i saldi in oro, come a  prima di Bretton Woods; di  imporre  tassi d’interesse altissimi e punitivi al paese che ha uno sbilancio eccessivo  sul target 2.

L’ultimo, ottavo modo consigliato, nel video si legge: “DEXIT”, ossia uscita della Germania dall’euro.  Altro che Italexit o Frexit o Brexit….

In realtà, anche i modi precedentemente elencati da Sinn configurano uscita dall’euro. Perché,  come  ha spiegato  Mario Draghi   nella conferenza stampa del 26 luglio 2018 a domanda di un giornalista (tedesco), chiunque voglia “mettere un tetto, un limite [al Target 2], imporre  di versare un collaterale… non gli piace l’unione monetaria”.

Un  qualunque limite o tetto  farebbe immediatamente sì che gli euro circolanti in Italia o Spagna varrebbero meno degli euro circolanti in Germania o Olanda.  Lo Stato italiano dovrebbe immediatamente reagire alla fuga di capitali che avverrebbe istantaneamente,  rimettendo in vigore il reato di  esportazione dei capitali – sarebbe il primo passo versa la re- istituzione della propria moneta,  per pura necessità.

https://www.ecb.europa.eu/press/pressconf/2018/html/ecb.is180726.en.htm


Non essendo il vostro cronista un economista tedesco, non riesce a capire come Sinn e Weidmann abbiano risolto il problema seguente: ogni riduzione dello sbilancio del Target 2  significa un calo drammatico delle BMW (e WV) che italiani e  spagnoli comprano dalla Germania, il che rovinerebbe  l’industria tedesca. Ancor più il Dexit, ossia l’uscita della Germania e il suo ritorno al marco, che di colpo sarebbe rivalutato del 20-30%. Il vostro cronista però è sicuro che  questi esimi economisti tedeschi ci  hanno pensato  e quindi  abbiano già previsto come risolveranno il problema del crollo dell’export tedesco verso l’Italia, Spagna, Portogallo, Cipro,  Grecia – o forse pensano che  noi compreremo le loro auto anche quando costeranno il 20% in più.  Non so.  Se non si preoccupano loro, vuol dire che hanno pensato e  risolto. Pensano a tutto, al contrario di noi.

Sarà il Dexit – e  coglierà di sorpresa i  nostri  pro-euro

Ma è certo che hanno  pensato a tutto minuziosamente, preparandosi scrupolosamente alla Dexit.  Da anni.  Anche  Yanis Varoufakis, nel 2013, mentre cercava di salvare la Grecia dallo stivale chiodato in cui la  schiacciava la UE con la BCE,  ha espresso il dubbio che “l’intransigenza della Bundesbank fosse la campagna surrettizia di mister Weidmann di restaurare il Marco Tedesco”; anzi il “grande” marco tedesco,  dall’Olanda alla Polonia.

Varoufakis citava  come indizio dei  suoi sospetti il ricorso che mr. Weidmann, il capo della Bundesbank, aveva fatto alla Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe  contro gli acquisti a manetta di Mario Draghi per inondare  le banche europee di liquidità  allo scopo di  salvare l’euro.

Fra i quesiti che la Bundesbank  ha posto alla Corte per sapere se il  quantitative easing era un atto illegale, contrario alla Costituzione germanica,  criminale, brilla la  prima asserzione:

Non  spetta a una banca centrale di garantire l’irreversibilità di una moneta”.

https://www.yanisvaroufakis.eu/2013/04/27/intransigent-bundesbank-mr-jens-weidmanns-surreptitious-campaign-to-bring-back-the-greater-deutsch-mark/

Di grazia, a  chi spetterebbe questo compito, se non a una banca centrale?, si domanda Varoufakis.  In base a quale inaudita dottrina economica il capo della Bundesbank ritiene  questo? In quale università ha appreso che una banca centrale non ha il dovere di difendere e  far durare la moneta che emette?

Nessuna risposta. Da questa balzana frase di Weidmann,  si ricava solo questa certezza:

Weidmann, e la Germania  dietro di lui, vogliono rendere reversibile l’euro.

E pensare che i  nostri media  pro-euro  accusano di essere “contro l’euro”  Bagnai e Borghi…..  “L’euro è irreversibile!” tuonano ripetendo le parole di Mario Draghi.  Senza accorgersi mai –  proprio mai – che è il capo della Bundesbank che lo ha dichiarato reversibile, sostenendo che non spetta a una banca centrale garantire la durata di una valuta.

E adesso, Weidmnann diventa quasi sicuramente il nuovo capo della BCE.  I più sorpresi  di tutti saranno i nostri pro-euro, che credono di star lottando per la su “irreversibilità” combattendo il governo “sovranista”. Tutto “l’establishment italiano che sul concetto della teoria economica dell’Unione europea è pronto a sacrificare l’intera gioventù del paese”, come ha detto  Edward Luttwak  (è tutto dire: è più patriota della Bonino ) qualche giorno fa.

Scopriranno come è sovranista la Germania.

Infatti  apprendiamo  che:

LA CORTE COSTITUZIONALE TEDESCA GIUDICHERA’ IL “QE” DI DRAGHI

La Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe terrà una serie di sedute  – a fine luglio prossimo  –   per valutare la legittimità del QEeffettuato dalla BCE di Mario Draghi a partire dal 2015, terminato nel 2018, e che ha portato all’acquisto di 2,7 miliardi di euro in titoli pubblici e privati. Queste sedute si terranno il 30 ed il 31 luglio 2019. 

Scenari Economici, che  dà  la notizia, come Varoufakis ricorda la causa che Weidmann  – non da privato, ma in quanto presidente della Banca centrale tedesca e come tale membro del consiglio BCE –  intentò nel 2013 contro Mario Draghi  per l’eccesso  di “stampa” che Draghi attuò per salvare l’euro e le banche (non certo noi). Giunse a testimoniare contro Draghi presso la Corte…
Recentemente il governatore della BuBa si è scusato con Draghi ed ha affermato di aver cambiato idea sulla materia, dichiarazione fatta anche in vista del prossimo rinnovo delle cariche dell’istituto centrale”.
Diversi intelligenti twitterologhi  anti-euro  si rallegrano  che Weidmann salga alla poltrona di Draghi: vedrai, dicono, che ci caccerà dall’euro, ci segregherà  dal Target 2, e così saremo  obbligati  a tornare alla lira, riguadagneremo competitività e sovranità  -

Siamo Pronti? Speriamo….

Giova sperare. Ma non vorrei sottovalutassimo che i tedeschi  sono preparati minuziosamente a quel  momento, di cui noi ci limitiamo a chiacchierare e a litigare.   Hanno pensato sicuramente a tutto,  mentre noi  non ci siamo preparati in niente. Fra le cose che  avranno pensato,  c’è sicuramente come recuperare il più possibile dei 500 miliardi che secondo  loro gli dobbiamo.
Quando lo faranno, sarà di colpo. Di sorpresa. Stupirà i nostri pro-euro  italioti, che hanno sbagliato nemico (credevano fosse Borghi, e invece era Weidmann). Ma secondo  me saranno stupefatti anche  gli anti-euro nostrani, che non hanno pensato al dopo,  che  mostrano in tv i loro mini-Bot  finti, mentre i tedeschi hanno già preparato tutto.
Sarà una  sorpresa tipo quella dell’8 Settembre. Quando Badoglio scappando informò l’esercito italiano che aveva cambiato alleati.   Gli ufficiali italiani non s’erano preparati. I tedeschi sì, e come bene. Un’ora dopo il discorso di Badoglio, già rastrellavano e disarmavano i nostri soldatini inermi per deportarli in massa.
Da cui l’immortale battuta del capitano Alberto Sordi al telefono col suo comando: “Colonné, i tedeschi se so’ alleati co’ li americani!”.

Sarà di nuovo così, vedrete.
Fonte: qui

domenica 30 dicembre 2018

2019: il mercato zombi prima della caduta

Non ho mai scritto sulla finanza da aprile di quest'anno, e viste le fluttuazioni recenti di ciò che la gente continua a chiamare nei mercati, forse è ora. Poi di nuovo, nulla è cambiato da quell'articolo di aprile intitolato  This Is Not A Market . Avevo ragione, e lo sono ancora.
[...] i mercati hanno bisogno di una scoperta dei prezzi tanto quanto la scoperta dei prezzi ha bisogno di mercati. Sono due facce della stessa medaglia. I mercati sono il meccanismo che rende possibile la scoperta dei prezzi e viceversa. Mercati funzionanti, cioè. Data l'interdipendenza tra i due, dobbiamo concludere che quando non c'è scoperta di prezzo, non ci sono mercati funzionanti. E un mercato che non funziona non è affatto un mercato.
[..] dobbiamo chiederci perché tutti nel mondo finanziario e nei media stiano ancora parlando di "mercati" (azioni, obbligazioni e altri) come se esistessero ancora. È perché pensano che ci sia ancora la scoperta dei prezzi? Oppure pensano che anche senza la scoperta dei prezzi, puoi ancora avere mercati funzionanti? O è la loro idea che un mercato è ancora un mercato anche se non funziona?
Ma forse questo è fonte di confusione e la confusione in sé e per sé non porta a una migliore comprensione. Quindi forse dovrei chiamare quello che c'è là fuori oggi 'mercati degli zombi'. Non fa davvero molta differenza. Quali mercati funzionanti assassinati è l'intervento delle banche centrali, in presunti tentativi di salvare quegli stessi mercati. Indica il tuo film horror preferito.
Ora Jerome Powell e la Fed che ha ereditato stanno apparentemente cercando di annullare la miseria Greenspan, Bernanke e Yellen prima di lui hanno operato sul sistema economico, e la gente, stecca Trump, combatte contro questo. Per tutto il tempo ancora consegnando alla Fed, alla BCE, alla BoJ, molto più potere di quanto dovrebbero mai essere stati concessi.
E non recupererai i mercati attuali finché quel potere non sarà risolto dalle loro fredde zombi morte. Anche allora, il danno sarà difficile da controllare, e ci vorranno decenni. I banchieri e gli investitori a cui sono stati concessi i loro trilioni gratuiti e facili andranno bene, grazie, ma tutti gli altri sicuramente non lo saranno.
Le banche centrali non servono le società, servono le banche. Fingono tutti, i politici in primo luogo, a credere che le società fanno automaticamente bene se solo le richieste delle banche vengono soddisfatte per prime e, ovviamente, come sembra ovvio, non si può sentire uno squittio di protesta. Soprattutto dai "partecipanti al mercato" che non hanno fatto nulla per la parte migliore di questo millennio, tranne il banchetto alla tintarella della grande strada.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto sia rally di mercato che scontri del 5% circa, e le persone hanno iniziato a rendersi conto che non è normale, e li spaventa. Quindi ottieni Tyler che pubblica Nicolas Colas di DataTrek dicendo che  "Healthy" Markets Do not Rally 1.086 Points On The Dow . Beh, ha ragione, ma non c'è stato un mercato sano tra 10 anni e lui ha perso quell'ultima parte. Come la maggior parte delle persone ha chi lavora in quei cosiddetti "mercati".
Ecco perché Colas ha ragione, ma non capisce perché. La scoperta dei prezzi è il rovescio della medaglia che è un mercato funzionale, perché consente alle persone di capire perché qualcosa è valutato al livello che è, da un grande (r) numero di partecipanti. Portalo via ed è ovvio che oscillazioni di prezzo violente possono iniziare a verificarsi non appena la tettarella dei soldi confortante balbetta, o anche solo minaccia di farlo; una voce è sufficiente.
In termini di fisica, la scoperta dei prezzi, e quindi i mercati stessi - purché siano "sani" e "funzionanti" - fornisce un feedback negativo al sistema, cioè inietta misure auto-correggenti. Sopprimere la scoperta dei prezzi, in altre parole uccidere il mercato e ottenere feedback positivi, dove i cambiamenti semplificati tendono a portare cambiamenti sempre più grandi fino a quando qualcosa non si rompe.
Inoltre, diversi mercati, come azioni, obbligazioni, abitazioni, manterranno un controllo l'uno sull'altro, quindi nulla raggiungerà valutazioni folle. Se tendono a, le persone smettono di comprare e spostano i loro soldi da qualche altra parte. Ma quando tutto ha un valore folle, come farebbero le persone a sapere cosa è più folle, e dove potrebbero spostarsi che non è pazzo?
Non importa molto per 'partecipanti al mercato', o 'investitori' come preferiscono etichettarsi, spostano trilioni su base giornaliera solo per giustificare i propri stipendi, ma per mamma e papà è tutta un'altra storia. Tra i due vi sono fondi pensione, il cui rapido trasferimento forzato dalle attività dell'AAA al rischio strangolerà i piani di vecchiaia di mamma e papà, qualunque cosa accada.
La gente parla inevitabilmente delle probabilità che si verifichi una recessione, ma forse dovrebbero prima chiedersi che cosa esattamente una recessione, o un mercato orso, è o significa quando si verifica in un mercato di zombi (o semplicemente morti).
Se i "valori" patrimoniali sono aumentati del 50% perché le banche centrali e le stesse società hanno acquistato azioni, sembrerebbe logico che una riduzione del 10% non abbia lo stesso significato che avrebbe in un mercato in cui tale manipolazione non ha avuto luogo. Forse un calo del 50% avrebbe più senso allora.
L'inevitabile futuro è che le persone si stancheranno di prendere in prestito non appena diventerà troppo costoso, quindi poco attraente, per farlo. Le banche centrali possono ancora fare più QE e mantenere i tassi bassi più a lungo, ma questo non è un infinito e oltre lo spostamento. E 'una semplice questione di quanto duri più a lungo sarà il prezzo che deve essere pagato. Ancora una, un'ultima, semplice domanda: chi pagherà? Lo sappiamo tutti, no?
Ecco dove si trova la Fed. Puoi lasciare che i tassi di interesse salgano, come Powell e altri stanno indicando che vogliono fare, ma ciò taglierà la crescita del debito, e poiché il debito è esclusivamente ciò che fa andare avanti l'economia, taglierà anche la crescita economica. Oppure è possibile mantenere bassi i tassi di interesse (e inferiori), ma le persone hanno sempre meno l'idea del valore reale delle attività, che possono, e alla fine necessariamente lo faranno, far sì che le persone fuggano da queste risorse.
Il programma di rialzi dei tassi di Powell sembra bello da un punto di vista normalizzante, e sa cosa è più normale, ma massacrerebbe i mercati di zombi creati dalla Fed stessa quando ha deciso di uccidere i mercati reali. Puoi tornare alla normalità, ma solo se la Fed si ritira nell'Eccles Building e rimane lì fino al 2050 circa (o viene abolita).
Non lo faranno, le banche di cui proteggono gli interessi saranno presto in gravi difficoltà, ei salvataggi sono diventati molto più difficili dal 2008. Ci vorrà molto tempo prima che i mercati funzionino di nuovo, e non lo faremo arrivare lì senza un mondo di dolore. Che sarà sentito da coloro che non hanno mai partecipato ai cosiddetti mercati per cominciare. Attenzione ai giubbotti gialli.
Per completare la perversità dei mercati di zombi, un'altra cosa. I mercati degli zombie creano sovraccapacità. Una delle cose migliori che la scoperta del prezzo porta in un'economia è che lascia morire gli zombi, che le aziende in bancarotta e le idee in bancarotta vanno a fare il dodo.
Questo, di nuovo, è un feedback negativo. Portalo via, come fanno le tariffe basse e il denaro gratuito, e finisci con un feedback positivo, che fa sembrare vivi gli zombi e distorce la valutazione di tutto.
La maggior parte di ciò che la stampa finanziaria "popolare" discute riguarda le scorte, ciò che Dow e S & P hanno fatto per quel giorno. Ma i mercati obbligazionari sono molto più grandi. Quindi, cosa dobbiamo pensare quando i due sono completamente fuori sincrono? E whack-?
Oh bene, quelli sono solo "i mercati", e sappiamo già che vivono morti. Dove ciò può essere meno ovvio, se non altro perché nessuno vuole che sia vero, è nei mercati immobiliari. Il che, sebbene vi stia trattenendo con molto impegno, è ciò che sta mantenendo intere le economie degli Stati Uniti e della maggior parte dell'Europa. E indovina cosa?
La Fed e Draghi hanno appena raggiunto il massimo sui prezzi delle case (check 2019 per il sequel). I prezzi sono diventati troppo alti, Jay Powell vuole tassi di interesse più alti, Draghi non può essere lasciato troppo indietro perché i soldi dell'Unione Europea sarebbero tutti destinati agli Stati Uniti, ed è tutto sulla buona strada verso l'inevitabilità.
E comunque, l'unica cosa che si ottiene con prezzi delle case sempre più alti è sempre più debito per le persone che li comprano, e chi sarà tutto preso all'amo se quei prezzi sono soggetti al feedback negativo, anche i mercati sani devono essere soggetti, o altro.
Le uniche parti che hanno approfittato dell'aumento dei prezzi delle case sono le banche che distribuiscono i mutui e l'economia zombi che fa affidamento su di loro creando la società monetaria che funziona su questa strada. Siamo tutti giunti a fare affidamento su un mucchio di zombi per tenerci lontani dalla schiavitù del debito, e no, gli zombi non sono realmente vivi. Né sono i mercati finanziari e le economie che li sostengono.
Tra le prime cose nel 2019, vedrete enormi quantità di debito spazzatura valutato sempre più - e più veloce - più basso, e il ritmo al quale sempre più debito che non è ancora spazzatura, declassato a spazzatura (reparti), accelerando. Sembra che gli zombi non possano mai totalmente prendere il sopravvento, ma questo è un po 'di conforto per quei collo profondamente indebitati, ancor prima che iniziamo a cadere.
E per quanto riguarda i "giocatori", il modello economico consentirà nuovamente a loro di spingere le perdite delle loro imprese di cervelli sul destino di coloro che hanno un lavoro sempre meno retribuito , che se sono abbastanza fortunati da essere abbastanza giovani, iniziano la loro carriera in quei lavori con debiti studenteschi sempre più alti.
Penseresti che a un certo punto dovrebbero essere felici di non essere mai sufficientemente degni di credito per permettersi una delle proprietà grossolanamente esagerate che sono oscillate come tante carote sotto i loro occhi, ma non è così che funziona il sistema. Il sistema troverà sempre un modo per continuare a spingerli più in profondità nella palude finanziaria in qualche modo.
L'ultima industria di crescita che le nostre società hanno lasciato è la disuguaglianza, ed è quello che le nostre banche centrali e i nostri governi stanno scommettendo per mantenere a galla il Flying Dutchman di Jack Sparrow ancora per un po '. Dove i poveri vengono schiacciati di più, l'1% o il 10% ha un aspetto un po 'più lungo.
Ma alla fine sono tutti zombi fino in fondo, come le tartarughe, e qualche equivalente dei giubbotti gialli comparirà in posti inaspettati. La mia previsione per il prossimo anno.
Non mi sembra che tra un anno vedremo il 2019 come un particolare anno pacifico, non del tutto come il 2018. L'ho chiamato da  Caos a Mayhem  prima, e mi sto attenendo a quello. Abbiamo finito di prendere in prestito dal futuro, è il momento di rimborsare quei prestiti da quel futuro.
E questo non succederà quando non ci saranno mercati funzionanti; dopo tutto, come fa qualcuno a sapere cosa restituire quando l'unica cosa che sanno è che tutto è sopravvalutato? Quanto posso sbagliare quando dico che i debiti saranno rimborsati solo al valore equo?
2019, ragazzi, grande anno.

L'arrivo della crisi del credito


Quelli di noi che seguono da vicino il ciclo del credito non dovrebbero essere sorpresi dall'attuale situazione dei mercati azionari. Stava per succedere lo stesso. I tempi erano diventati di recente evidenti, e all'inizio di agosto sono stato in grado di scrivere quanto segue:
"I tempi per l'inizio della crisi del credito sembrano essere in qualsiasi momento durante l'ultimo trimestre del 2018, a pochi mesi di distanza, entro e non oltre la metà del 2019".
La crisi sta arrivando al momento giusto e ci si può aspettare che si evolva in qualcosa di molto più cattivo nei prossimi mesi. I mercati delle obbligazioni societarie si sono bloccati, dandoci un segnale che è davvero arrivato. È giunto il momento di considerare come si svilupperà la crisi del credito. Comporta alcune congetture, quindi non possiamo farlo con precisione, ma possiamo estrapolare dalle basi conosciute per supportare alcune conclusioni importanti.
Se fosse stato solo in America senza ulteriori cicli di feed-back, ora possiamo suggerire che i seguenti sviluppi sono probabili per l'economia statunitense. Avvertimenti su un rallentamento economico stanno persuadendo la Fed ad ammorbidire la politica monetaria, un processo recentemente messo in moto e prefigurato dai rendimenti del Tesoro USA che si stanno attenuando. Tuttavia, l'inflazione dei prezzi, che viene temporaneamente soppressa dal calo dei prezzi del petrolio, inizierà probabilmente ad aumentare dal secondo trimestre del 2019. Ciò è dovuto alla combinazione dell'eredità della precedente espansione monetaria e alle conseguenze delle tariffe del Presidente Trump sui prezzi al consumo.
Dopo una breve pausa, indotta principalmente dalla minaccia di un inarrestabile crollo dei prezzi azionari, la Fed sarà costretta a continuare ad alzare i tassi di interesse per contrastare le pressioni inflazionistiche dei prezzi, che porteranno all'aumento del CPI fortemente soppresso verso e poi attraverso 4 %, probabilmente entro la metà dell'anno. Il recente sequestro nei mercati delle obbligazioni commerciali e il ritiro dei prestiti bancari ai fini del capitale circolante mettono in moto un classico svincolo dei disinvestimenti. La disoccupazione inizia ad aumentare drasticamente e la fiducia dei consumatori va in retromarcia.
I prezzi azionari continuano a scendere, poiché la liquidità viene drenata dai mercati finanziari da investitori preoccupati, ma l'inflazione dei prezzi rimane ostinatamente alta. Di conseguenza, i prezzi delle obbligazioni continuano a indebolirsi sotto una combinazione letale di dollari di proprietà straniera venduti, aumentando i deficit di bilancio e diminuendo la fiducia degli investitori nel futuro potere d'acquisto del dollaro.
Gli Stati Uniti entrano in una grave recessione, che ha un carattere simile al periodo 1930-1933. La differenza degna di nota è rappresentata da un dollaro a tasso fisso puro, che essendo costituito da depositi rigidi (attualmente il 67% del PIL rispetto al 36% del 2007), innesca un tentativo di inversione dell'accumulo di depositi. Il potere d'acquisto del dollaro diminuisce, anche perché oltre 4 trilioni di dollari di questi depositi sono di proprietà di stranieri attraverso banche corrispondenti.
Un po 'di buone notizie è che il sistema bancario statunitense è meglio capitalizzato rispetto all'ultima crisi ed è improbabile che venga colto di sorpresa tanto dalla crisi di Lehman. Di conseguenza, è probabile che le banche statunitensi agiscano più prontamente e in modo deciso per proteggere il loro capitale, portando l'economia non finanziaria in una recessione più rapida, ricorrendo a prestiti. L'inflazione dei prezzi non diminuirà, perché ciò richiede una contrazione del credito sufficiente a compensare la diminuzione della preferenza per detenere denaro rispetto alle merci. Qualsiasi contrazione del credito sarà scoraggiata dalla Fed, cercando di evitare un crollo più profondo seguendo i rimedi monetari stabiliti.
Il margine di manovra della Fed sarà severamente limitato dall'aumento dell'inflazione dei prezzi, che può solo combattere con tassi di interesse più elevati. I più alti tassi di interesse diventeranno una trappola del debito che si chiude saldamente sulle finanze pubbliche, costringendo la Fed ad acquistare titoli del Tesoro USA sotto la copertura di stimoli monetari. La vera ragione del QE sarà che con un deficit di bilancio in rapido aumento che supera 1.5 trilioni di dollari e oltre, la Fed vorrà sopprimere i costi di finanziamento rispetto a quello che il mercato richiederà. Le condizioni economiche saranno diagnosticate come un grave caso di stagflazione. In realtà, gli Stati Uniti saranno intrappolati in una trappola del debito dalla quale la linea di minor resistenza accelererà l'inflazione monetaria.
Risulterà difficile per i banchieri centrali neo-keynesiani capire l'apparente contraddizione che un'economia può subire nello stesso momento un crollo e un'escalation dell'inflazione dei prezzi. È, tuttavia, la condizione di tutte le fluttuazioni monetarie e iperinflazioni subite dalle economie con monete fiat indifferenti. La scelta sarà quella di riscrivere i libri di testo, scartando il pensiero di gruppo corrente o il soldato. Possiamo essere certi che i neo-keynesiani si eserciteranno, perché sono intellettualmente incapaci di riformare la politica monetaria esistente in un modo accettabile per loro.
Questo sarebbe il probabile risultato della crisi del credito in via di sviluppo se non fosse per fattori esterni. C'è un precedente per questo, e possiamo aspettarcelo da un'analisi puramente teorica. Sarebbe una crisi continua, peggiorando progressivamente, passando da sei mesi a un anno per svolgersi, seguita da un periodo di ripresa economica. Ma c'è un'enorme difficoltà con questa analisi per l'economia statunitense, e questa è la politica monetaria statunitense che è stata a lungo coordinata con le politiche monetarie di altre importanti banche centrali attraverso forum come la Banca per gli accordi internazionali, le riunioni del G20 e del G7.
L'elezione a sorpresa del presidente Trump ha sconvolto questo carrello delle mele con il suo inatteso stimolo di bilancio e lo scempio che sta scatenando nel commercio internazionale. Il risultato è che la Fed non è più sulla stessa pagina delle altre principali banche centrali, in particolare la Banca del Giappone e la Banca centrale europea. Pertanto, a differenza delle fasi di crisi dei precedenti cicli di credito, l'Eurozona lo inserisce con tassi di interesse negativi, così come il Giappone, che sta creando enormi tensioni monetarie e bancarie. Metteremo il Giappone da una parte nella nostra ricerca di effetti sistemici ed economici a cascata innescati dall'aumento dei tassi di interesse della FED, concentrandoci invece sull'Eurozona, il cuore dell'Unione europea.

L'Eurozona è irrimediabilmente fallita

È facile concludere che l'UE, e in particolare la zona euro, sia una bomba a orologeria finanziaria e sistemica che aspetta di accadere. La maggior parte dei commenti si è concentrata su problemi regolarmente sistemati, come la Grecia, l'Italia o il salvataggio imminente di Deutsche Bank. Questo è un errore. La banca centrale europea e la macchina dell'UE sono abili nell'affrontare problemi di questo tipo, soprattutto sforzandoli, mentre acquistano tutto. Come ha detto famoso Mario Draghi, qualunque cosa serva.
C'è un presupposto affinché questo gioco di parole funzioni. Il denaro deve continuare a fluire nel sistema finanziario più rapidamente di quanto la domanda per esso si espanda, perché il mantenimento dei valori degli asset è la chiave. E la BCE ha fatto proprio questo, con tassi di deposito negativi e il suo programma di acquisto di asset da 2,5 trilioni di euro. Quel programma termina questo mese, rendendolo il probabile punto di svolta, per cui tutto inizia a sbagliare.
La maggior parte del denaro della BCE è stato speso in titoli di stato per una ragione secondaria, e ciò per garantire che i governi dell'Eurozona restino nel sistema euro. Politici dissoluti nelle nazioni mediterranee sono presto disabituati dei loro desideri di tornare alle loro vecchie valute. Immaginate solo i tassi d'interesse che gli italiani dovrebbero pagare in lire per i loro 2,85 miliardi di euro di debito pubblico, dati una base imponibile del PIL del settore privato di soli 840 miliardi di euro, appena un terzo di quel debito pubblico.
Non ci vuole mai tempo per i politici italiani appena eletti a capire perché debbano rimanere nel sistema dell'euro, e che la BCE garantirà di mantenere i tassi di interesse significativamente più bassi di quanto non sarebbero altrimenti. Eppure la BCE sta ora rinunciando agli acquisti di asset, quindi non comprerà il debito italiano o altro per quella materia. Il rigging del mercato del debito sovrano dell'Eurozona è a un punto di svolta. La fine di questa fonte di finanziamento per i PIGS è davvero una questione molto seria.
Un effetto collaterale del programma di acquisto di attività della BCE è stata la riduzione dei prestiti bancari della zona euro al settore privato, che è stato affollato dall'attenzione al debito pubblico. Questo è illustrato nella seguente tabella.
In seguito alla crisi di Lehman, le banche sono state costrette ad aumentare i prestiti alle società del settore privato, il cui flusso di cassa aveva avuto un brutto colpo. All'inizio del 2012 questo ha iniziato a invertirsi, e oggi le attività bancarie non finanziarie totali sono persino inferiori a quelle che erano seguite alla crisi di Lehman. La pressione normativa è una grande parte della ragione di questa tendenza, perché secondo la versione europea delle regole del Comitato di Basilea, il debito pubblico in euro non richiede una ponderazione del rischio, mentre il debito commerciale lo fa. Quindi il nostro primo segno di pericolo è che il sistema bancario dell'Eurozona ha assicurato che le banche caricassero sul debito pubblico a spese dei mutuatari commerciali non finanziari.
Il fatto che le banche non servano il settore privato aiuta a spiegare perché il PIL nominale dell'Eurozona è rimasto stagnante, calando del 12% nelle sei maggiori economie dell'eurozona nei dieci anni fino al 2017. Nel frattempo, la moneta M3 dell'Eurozona è aumentata del 39,2%. Con entrambi i programmi di acquisto di attività della BCE e l'applicazione del nuovo credito bancario commerciale bypassando l'economia reale, non sorprende che i tassi di interesse siano ora in linea con quelli degli Stati Uniti, la cui economia è tornata alla piena occupazione sotto forti stimoli fiscali. Il risultato è stato che le banche possono indebitarsi sul mercato LIBOR in euro a tassi negativi, vendere euro per dollari e investire in buoni del tesoro del governo degli Stati Uniti per un guadagno di andata e ritorno compreso tra il 25% e il 30% quando è basato sul capitale di base della banca.
La politica monetaria della BCE è stata quella di ignorare questo arbitraggio sui tassi di interesse al fine di sostenere una sopravvalutazione eccessiva nell'intera gamma di obbligazioni denominate in euro. Non può andare avanti per sempre. Fortunatamente per Mario Draghi, la pressione per cambiare marcia è diminuita leggermente quando i segnali di un rallentamento economico degli Stati Uniti sembrano essere in aumento, e con esso, ulteriori aumenti del tasso di interesse del dollaro sono stati posticipati.

TARGET2

Il nostro secondo segnale di pericolo sono i massicci squilibri interbancari di TARGET2, che non hanno avuto importanza finché tutti hanno fiducia che non ha importanza. Questa fede è la colla che tiene insieme un gruppo eterogeneo di banche centrali nazionali. Di nuovo, si riduce al mantenimento dei valori delle attività, perché anche se le attività non sono formalmente designate come garanzie, i loro valori confermano la fiducia nel sistema TARGET2.
Grandi squilibri si sono accumulati tra le banche centrali intraregionali, come mostrato nel nostro prossimo grafico, a partire dal momento della crisi di Lehman.
La Bundesbank tedesca, con poco meno di 900 miliardi di euro, è la più dovuta, e l'Italia, a poco meno di 490 miliardi di euro, deve il massimo. Questi squilibri riflettono l'accumulo di squilibri commerciali tra stati membri e movimenti di capitale non commerciale, che riflettono la fuga di capitali. Inoltre, gli squilibri si verificano quando la BCE ordina a una banca centrale regionale di acquistare obbligazioni emesse dal suo governo e dalle entità locali. Ciò rappresenta un deficit di TARGET2 di 251 miliardi di euro alla BCE, e le eccedenze per bilanciare questo deficit sono diffuse tra le banche centrali regionali. Ciò compensa altri deficit, quindi la Banca d'Italia deve molto più alle altre banche regionali di quanto suggerisce il titolo da 490 miliardi di euro.
La fiducia nel sistema è cruciale per le banche centrali regionali dovute, principalmente Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Finlandia. Se si verifica un generale deterioramento dei valori della garanzia dell'Eurozona, gli squilibri di TARGET2 inizieranno a essere importanti per questi creditori.

Banche dell'Eurozona

Le banche commerciali dell'Eurozona affrontano una serie di problemi. Il modo migliore per illustrarli è tramite una breve lista:
  • I corsi azionari delle banche di rilevanza sistemica si sono comportati male dopo la crisi di Lehman. In Germania, Commerzbank e Deutsche Bank sono diminuite dell'85% dai massimi post-Lehman, Santander in Spagna del 66% e Unicredit in Italia dell'88%. I prezzi delle azioni nel settore bancario sono di solito un barometro affidabile dei rischi sistemici.
  • La funzione principale di una banca dell'Eurozona è sempre stata quella di garantire il finanziamento del debito pubblico rispettivo. Questo è diventato un problema sistemico particolarmente acuto nei PIGS.
  • Basilea II e gli imminenti regolamenti di Basilea III non impongono alle banche di assumere un taglio di rischio sul debito pubblico, incoraggiandoli quindi a sovrappesare il debito pubblico nei loro bilanci e sottopesare il debito societario equivalente. Le banche non servono più il settore privato, se non a malincuore.
  • Le banche dell'Eurozona tendono ad avere un gearing di bilancio superiore rispetto a quello di altre giurisdizioni. Un ribasso relativamente contenuto dei prezzi dei titoli di Stato mette alcuni di loro a rischio immediato e, se i prezzi delle obbligazioni declinano, sono le banche più deboli a far cadere tutto il sistema bancario.
  • Le banche dell'Eurozona sono collegate al sistema bancario globale attraverso l'esposizione interbancaria e mercati derivati, quindi i rischi sistemici nell'Eurozona sono trasmessi ad altri sistemi bancari.
Questo elenco non è esaustivo, ma si può facilmente vedere che un contesto di calo dei prezzi delle attività e maggiori rendimenti dei titoli in euro aumenta le minacce sistemiche all'intero sistema bancario. Come nel caso del fallimento dell'Austria-credito di Anstalt nel 1931, una caduta del domino nell'UE può facilmente far cadere il resto.

La stessa BCE è un rischio

Come affermato sopra, la BCE attraverso i suoi vari programmi di acquisto di attività ha causato l'accumulo di circa 2,5 trilioni di euro di debito, per lo più in titoli di stato. Le banche centrali del sistema euro hanno ora un totale di bilancio di 4,64 trilioni di euro, per il quale la BCE è il direttore del circo. La maggior parte di questo debito è parcheggiata nei bilanci delle BCN, riflesso negli squilibri di TARGET2.
Il capitale azionario sottoscritto della BCE è pari a 7,74 miliardi di euro e il suo totale di bilancio è pari a 414 miliardi di euro. Ciò dà un cambio operativo sul capitale di base di 53 volte. I titoli detenuti a fini monetari (la parte del debito pubblico acquistata in base a vari programmi di acquisto di attivi riportati a bilancio) sono esposti a 231 miliardi di euro (sarà ulteriormente aumentato nell'anno corrente). Ciò significa che una diminuzione del valore di questi titoli di appena il 3% cancellerà tutto il capitale della BCE.
Se la BCE vuole evitare una ricapitalizzazione imbarazzante quando, come ormai sembra sicuro, i rendimenti obbligazionari salgono, deve continuare a riguadagnare i mercati delle obbligazioni in euro . Pertanto, la reintroduzione dei suoi programmi di acquisto di attività per far cessare i rendimenti obbligazionari diventa l'ultima avventura dei dadi. La trappola del debito in cui si trovano i governi della zona euro è diventata anche una trappola per la BCE.

Conclusione

Possiamo vedere che la crisi del credito globale è stata ora innescata. Succede sempre ad un certo punto comunque. Gli inneschi immediati sono stati non monetari, essendo la combinazione della reflazione fiscale del presidente Trump in ritardo nel ciclo del credito e la sua imposizione di tariffe sulle merci importate. L'indebolimento di altre economie dalla guerra tariffaria di Trump è un ulteriore fattore che indebolisce le prospettive economiche globali.
Dati questi sviluppi di bilancio, la Fed non ha avuto altra scelta che cercare di normalizzare urgentemente i tassi di interesse, portando avanti la crisi del credito.
L'inazione da parte della Fed avrebbe indubbiamente visto accelerare l'inflazione dei prezzi, anche tenendo conto dei limiti di un indice dei prezzi al consumo fortemente soppresso. Il rallentamento dell'economia statunitense ha, almeno a breve termine, ridotti fattori di inflazione dei prezzi. Ma come discusso in questo articolo è improbabile che duri.
Questi sviluppi monetari sono giunti in un momento in cui due importanti banche centrali, la BCE e la Banca del Giappone applicano ancora tassi di interesse negativi. La disparità tra queste politiche e quella della Fed, oltre a creare tensioni monetarie e valutarie, porterà quasi certamente a rivedere le politiche monetarie. Solo questo mese, l'allentamento quantitativo nell'Eurozona cessa ei prezzi delle obbligazioni dovrebbero diminuire in modo significativo senza di esso. Seguirà sicuramente un aumento del tasso di deposito della BCE da meno 0,4%, ed è difficile vedere come si possa prevenire una crisi sistemica in atto nella regione.
Dalla crisi di Lehman, l'inflazione è stata per lo più imbottigliata nel settore finanziario, mentre è statisticamente soppressa nell'economia produttiva. Questo sta per cambiare, portando a un eccesso di depositi presso le banche che cercano di sfuggire alle conseguenze del loro dispiegamento principalmente per speculazioni finanziarie. Non darà una spinta al consumo, perché i consumatori sono al massimo e la disoccupazione sta aumentando. Semplicemente indebolirà il potere d'acquisto di una valuta fiat sempre più indesiderata e non voluta.