LA SCENA RACCONTATA DAL TITOLARE DEL DISTRIBUTORE: “IO MI ERO ALLONTANATO PER QUALCHE MINUTO. LUI HA DIMOSTRATO UNA PRONTEZZA INCREDIBILE, NON SO SE SI È RESO CONTO DEL GESTO CHE HA COMPIUTO. QUANDO SONO TORNATO MI SONO SPAVENTATO. ANGEL ERA…”
Lavora in quel distributore di benzina da due anni. Stamattina, come fa di solito, si stava occupando del lavaggio delle auto di alcuni clienti, poi è successo tutto. Il bimbo che, secondo una prima ricostruzione, è precipitato dal secondo piano di una palazzina a Casalmaiocco (Lodi) e lui, Angel Vargas, 20 anni, che è riuscito a prenderlo al volo evitando il peggio.
Il racconto
È il suo titolare, Alessandro Soleto, 36 anni, a ricostruire il gesto che ha portato il ragazzo agli onori delle cronache. «Io mi ero allontanato per qualche minuto, stavo andando a prendere l’auto di un cliente da lavare – racconta -, ma quando sono arrivato al distributore ho visto i soccorsi e mi sono spaventato. Più in là c’era Angel con il mento pieno di sangue e diverse ferite, sono riuscito a parlargli per qualche istante prima che lo portassero in ospedale, mentre gli mettevano il collare».
«Il ragazzo si è subito accorto che quella che aveva davanti agli occhi era un’emergenza - continua -, il bimbo chiedeva aiuto, era appeso al balcone di una palazzina di tre piani. È salito di istinto sul tetto di un furgone parcheggiato, che avevamo lavato poco prima. Voleva cercare di raggiungere il bimbo e metterlo in salvo ma non ci arrivava. Così si è lanciato dal furgone, ha attutito il colpo ed è riuscito ad afferrarlo al volo ma per il contraccolpo è caduto per terra e si è ferito anche lui».
AMBULANZA
Un gesto che ha colpito tutti. «Mentre parlo mi emoziono – racconta Soleto -. Sono orgoglioso di questo ragazzo. Ha dimostrato una prontezza incredibile, non oso pensare se non avesse agito in quel modo, o se non si fosse accorto di nulla. È un ragazzo splendido, lavora da me da due anni». Alessandro, invece, quel distributore lo gestisce da quasi dieci anni. Da ore continua a ripensare al momento in cui è arrivato con la sua auto, come fa tutti i giorni, e si è accorto di tutto. «Quando mi ha visto, Angel ha pronunciato queste parole: “Ho visto il bambino volare, mi sono lanciato nel vuoto”. Non so se si è reso conto del gesto che ha compiuto, l’orgoglio arriverà col tempo». Fonte: qui
Dopo la Lagarde francese alle testa del Fondo Monetario Internazionale, Merkel e Macron vogliono far salire su quella poltrona mondiale l’olandeseJeroen Dijsselbloem, ex capo dell’Eurogruppo, un mediocre economista agrarioil cui unico titolo di merito è aver applicato le crudeli austerità alla Grecia secondo i dettami tedeschi.
Ambrose
Un altro europeo – scherziamo?, tuona Ambrose Evans-Pritchard (il miglior giornalista economico disponibile): “Se gli europei si ostinano a trattare il Fondo Monetario Internazionale come un feudo ereditario, distruggeranno l’istituzione. Gli asiatici prenderanno le cose nelle loro mani.Creeranno una struttura monetaria parallela, ancorata a un sistema finanziario cinese e estremo-asiatico, con il sostegno di nazioni come quelle di “BRICS” come il Brasile, l’India e il Sudafrica”.
Bisogna ricordare qui che il FMI, creato degli anglo-americani vincitori della seconda guerra mondiale, è retto con i regolamenti di un condominio: chi ha più quote ha più voti. Ovviamente i millesimi di maggioranza se li sono riservati Usa e Regno Unito. “ Gli europei controllano un terzo dei voti. La Cina ha 6.09pc. L’India ha 2,64 punti percentuali, meno del Benelux. Il Brasile ha 2.2 pc.”.
Quindi i nuovi colossi hanno tutti i motivi per uscirne. Dando più potere ancora a Pechino.
Per Evans Pritchard, è l’occasione per esporre un lucido, tagliente e imperdibile atto d’accusa della gestione europea di questo organismo mondialista:
“Gli europei hanno abusato della loro controllo del FMI. Hanno sequestrato il Fondo per salvare l’unione monetaria – nel momento in cui la zona euro non aveva alcun prestatore di ultima istanza – a causa della sua imprudenza e paralisi politica che vi impera – e aveva quindi esposto una serie di Stati sovrani alla bancarotta.
I salvataggi dell’Eurozona hanno assorbito l’80% del totale dei prestiti che il FMI ha elargito tra il 2011 e il 2014, anche se l’eurozona disponeva di ampi mezzi per prendersi cura di sé e aveva un rapporto debito / PIL inferiore a quello degli Stati Uniti, del Regno Unito e del Giappone. Grecia, Irlanda e Portogallo sono stati autorizzati a prendere in prestito fin al 2000% delle loro quote, triplicando il limite normale. Ciò significa che gli stati africani, poveri, sono stati in effetti costretti a salvare molti stati più ricchi in Europa.
Quando a trovarsi nei guai sono stati i paesi dell’Asia e dell’America Latina, “nessuna simile generosità è stata applicata. Il Fondo ha mal gestito la crisi dell’Asia orientale nel 1998, imponendo un regime unico per tutti di un’austera austerità fiscale che andava oltre la dose terapeutica e violava la scienza economica. Le conseguenze sono tossiche: le potenze emergenti dell’Asia hanno concluso che il FMI era impilato contro di loro, come in effetti lo è”.
Gli asiatici che hanno provato sulla loro pelle le cure del Fmi nel ’98, hanno fatto ogni sforzo per assicurarsi di non doversi trovare mai più alla mercé del Fondo in futuro. “Hanno cumulato riserve estere su così vasta scala che portarono all “ingorgo asiatico del risparmio”. Il capitale in eccesso ha frenato i tassi obbligazionari. Questo ha alimentato una ricerca mondiale di rendimento che ha incubato le bolle di attività subprime e Club Med, ed è una delle ragioni principali per cui il sistema finanziario globale rimane ancor oggi fuori controllo”.
E veniamo al salvataggio della Grecia. Evans Pritchard sibila:
“Il Fondo ha violato il proprio statuto: ha prestato ingenti somme a un paese che era già insolvente e aveva invece bisogno di ristrutturare il debito.
“I rappresentanti di India e Brasile, risulta dai verbali (segreti ma trapelati) delle sedute del consiglio d’amministrazione del FMI, all’epoca protestarono, dicendo [giustamente] che quello non era un salvataggio della Grecia, ma il salvataggio delle banche europee e dell’euro come progetto; cosa che il Fondo non ha nessun mandato a fare. Il suo mandato è salvare degli Stati, non una valuta, né i creditori”.
Tutti i non-europei hanno votato contro questo uso europeista del FMI. Ma gli Usa hanno gettato il loro peso a favore dell’euro, perché temevano una Lehman 2 “ così, “mentre le banche e i fondi esteri sono stati in grado di scaricare le loro esposizioni in Grecia con perdite minime, sempre più debito è stato aggravato sulle spalle nello stato greco in bancarotta. La Grecia deve generare un grosso avanzo primario per i decenni a venire allo scopo di pagare i creditori: qualcosa di non molto diverso dalle riparazioni di guerra imposte ai tedeschi a Versailles.
“L’economia ellenica è stata spinta in una violenta spirale al ribasso, culminata in sei anni di depressione, un crollo del PIL del 26% e una disoccupazione giovanile del 60%. Questo è stato controproducente anche per gli stessi intenti di tale crudele trattamento: i rapporti debito-pil sono aumentati ancora più velocemente, richiedendo ulteriori “salvataggi”.
Per il suo stesso statuto, “Lo FMI avrebbe dovuto tenersi fuori da questo crimine politico. Non è stato così, perché era diventato uno strumento delle élite politiche della zona euro sotto Dominique Strauss-Kahn e Christian Lagarde – entrambi ex ministri delle finanze francesi.
Solo successivamente, una analisi indipendente ordinata dalla Lagarde (dopo il disastro), ha puntato il dito sulla “coltura dell’autocompiacimento e noncuranza” imperante nel Fondo, sul “pensiero unico” (groupthink) che vi domina, sulle analisi economiche “superficiali e meccanicistiche”.
Carlo Cottarelli: “Superficiale e meccanicistico” a spese dei greci.
Analisi condotte allora, lo si deve ricordare da Carlo Cottarelli come “competente” del FMI. “Superficiali e meccaniche”.
In più e peggio, gli investigatori per l’analisi indipendente “non sono stati in grado di identificare le “task forces” create ad hoc, si sono visti rifiutare documentazione cruciale, non sono riusciti a sapere chi ha gestito allora questo organo potente, che ha una cassa di un trilione di dollari – e il potere di rovesciarle nazioni”.
Insomma la UE ha trasferito la sua opacità ed extralegalità, la sua propria gestione occulta e meccanicisticamente inefficace, nel Fondo Monetario. Lo ha reso a sua immagine e somiglianza.
Gli investigatori hanno denunciato “che il FMI è diventato il sostenitore ad oltranza dell’euro. Coloro che dall’interno dei pericoli intrinseci di una moneta incompleta, senza una tesoreria a sostenerla, erano azzittiti. Bisognava difendere il progetto “politico” euro. “ IMF non aveva piani B per affrontare una crisi sistemica dell’UEM perché aveva escluso ogni possibilità che potesse accadere. “Si pensava che la possibilità di una crisi della bilancia dei pagamenti in un’unione monetaria fosse quasi inesistente”. Alla radice c’era un fallimento nel cogliere un punto essenziale: una moneta condivisa, priva di un Tesoro è intrinsecamente vulnerabile alle crisi del debito. Gli stati che affrontano uno shock non dispongono più degli strumenti sovrani per difendersi. Quello che era rischio di svalutazione è stato trasformato in rischio di bancarotta – di uno stato”.
E nessuno ha pagato per questi errori che hanno praticamente ucciso la Grecia. “Il Fondo monetario internazionale opera al di fuori di qualsiasi normale catena di responsabilità: esattamente come le istituzioni europee, ovviamente”.
Jeroen Dijsselbloem
Ed ora la Lagarde, che ha presieduto a quel disastro, passa a dirigere la BCE, “continuerà ad operare come il gendarme per l’attuazione degli obbiettivi politici della zona euro, piuttosto che come banca centrale normale”. Il mantenimento ad ogni costo di una moneta sbagliata e non completa, per volontà tedesca.
La signora Lagarde non è un’economista. Lei è un avvocato politico a disposizione dei politici. Ciò significa che la BCE continuerà a operare in una zona grigia sotto il suo controllo come il gendarme per gli obiettivi politici della zona euro piuttosto che come una banca centrale convenzionale.
E come lo farà? Con la brutalità e gli strumenti di tortura che abbiamo già visto contro la Grecia e l’Italia.
“Minacciano i governi che si comportano male di distruzione finanziaria. Hanno tagliato il rifinanziamento e minacciato di uccidere il sistema bancario. Creano una crisi di ribaltamento nel mercato obbligazionario “.
“E’ quello che è successo in Italia nel 2011. La BCE ha ordinato cambiamenti radicali nel diritto interno italiano in una lettera segreta. Quando il governo Berlusconi ha esitato, la BCE lo ha costretto ad abbandonare il suo incarico aumentando e diminuendo gli acquisti obbligazionari da parte della banca centrale (il “gioco dello spread”). Nel 2015 a tagliare i fondi alle banche private greche, per piegare e mettere in ginocchio Siriza.
“Questa – dice il giornalista – si chiama tirannia della banca centrale, anche se pochi nel firmamento politico europeista se ne allarmano – il che è a sua volta rivelatore: il progetto giustifica tutti i mezzi. È l’ambiente ideologico della signora Lagarde. La mia ipotesi è che si dimostrerà altrettanto spietata come i suoi predecessori della BCE nell’uso di queste arti oscure”.
E adesso vogliono mettere lo stupido e spietato Jeroen Dijsselbloem alla testa del Fondo? L’unica ragione di scegliere lui è evidente: che “quando il progetto europeo si troverà di nuovo nelle peste, costui subordinerà di nuovo il Fondo Monetario alle esigenze di far sopravvivere il progetto-euro”
“Cosa diranno al resto del mondo e ai suoi possibili candidati alla poltrona, l’indiano Raghuram Rajan, o il re dei bond Mohamed El-Erian dall’Egitto, o il Tharman Shanmugaratnam di Singapore, o Hyun Song Shin della Corea? Quanto ci vorrà prima che si cominci a sentir parlare del Fondo monetario asiatico?”.
Naturalmente eclissando in modo definitivo l’egemonia anglo sul mondo finanziario globale, instaurata nel 1946. I fanatici ideologici dell’euro otterranno anche questo risultato?
E pensare che gli ideologi dell’euro hanno a disposizione un loro strumento: che però non usano. E’ la BEI, Banca Europea di Investimento, che ha a disposizione una cassa di 500 miliardi di euro (più del doppio della Banca Mondiale) , appunto, per rilanciare gli investimenti di cui la UE della tirchieria ha bisogno estremo: per rimodernare le infrastrutture, per finanziare la ricerca e sviluppo e vincere l’arretratezza a cui l’hanno condannata “gli europeisti”
Benvenuti “nello strano mondo della Banca europea per gli investimenti , un’enorme macchina di leva senza supervisione dei politici europei che ha padroneggiato l’arte di schivare il rischio”, ironizzava il Financial Times qualche giorno fa. In una Eurozona che condanna una intera generazione alla perdita:
Nella zona euro: Oltre il 30 per cento dei giovani lavoratori sono disoccupati in mercati del lavoro più deboli come l’Italia, la Spagna e la Grecia. La proporzione di lavoratori di età compresa tra 15 e 24 anni che sono disoccupati è di circa il 16%, il doppio di quella della popolazione generale. Ciò significa che circa 2,3 milioni sotto i 25 anni in tutto il continente sono inoccupati. E senza speranza di rovare altro che precarietà.
UNA NUOVA RICOSTRUZIONE DEL "NEW YORK TIMES" INDICA UNA SERIE DI ERRORI DEI GUARDIANI CHE LA SERA DEL 15 APRILE HANNO PERMESSO ALLE FIAMME DI GUADAGNARE TERRENO PER 30 MINUTI
MACRON SI ERA RASSEGNATO A PERDERE LA CATTEDRALE. MIRACOLO DEI POMPIERI, MA IL PERICOLO NON È FINITO… - VIDEO
Tre mesi dopo l' incendio che ha fatto crollare la guglia di Notre-Dame, la cattedrale più celebre al mondo resta al centro delle attenzioni di politici, cittadini, media, esperti d’arte. Martedì il Parlamento ha adottato in via definitiva il progetto di legge che dovrebbe consentire di raggiungere il traguardo: riapertura entro 5 anni. Una nuova ricostruzione del New York Times indica una serie di errori che la sera del 15 aprile hanno permesso alle fiamme di guadagnare terreno per 30 cruciali minuti.
INCENDIO A NOTRE DAME
E mentre il rischio di un crollo totale non può essere scartato, una denuncia ha obbligato ieri il municipio di Parigi ad annunciare una «pulizia approfondita» delle scuole per fine luglio: asili nido, materne ed elementari della zona presentano tassi di piombo dieci volte superiori alla soglia consentita.
NOTRE DAME
La magistratura vuole appurare cosa abbia scatenato il rogo, la pista dolosa è scartata e si pensa a una sigaretta spenta male o a un corto circuito. Ma dopo le prime fiamme, c' è stato spazio per 30 minuti di errori. Il sistema anti-incendio è stato messo a punto in 6 anni da decine di esperti, ma quando alle 18 e 18 si è messo in funzione, l' agente della sicurezza davanti al monitor nel presbiterio non ha letto «fuoco» ma l' indicazione della sacrestia, il codice ZDA-110-3-15-1 (associato a uno dei 160 rilevatori di fumo) e infine il segnale che era scattato il meccanismo di aspirazione.
NOTRE DAME
L' agente era neo-assunto, al lavoro da soli tre giorni.Quattro minuti dopo il messaggio di allarme, ha telefonato a un' altra guardia di stanza nella chiesa chiedendogli di andare a controllare nella sagrestia, adiacente all' edificio principale. A 10 minuti dall' allerta, invece di avvertire i pompieri ha chiamato il capo, senza trovarlo. Venticinque minuti dopo, il capo ha richiamato e ha capito che l' incendio non era nella sagrestia, e ha detto alla guardia di tornare sotto la volta principale. Dopo aver salito 300 gradini l' uomo ha finalmente visto le fiamme nella «foresta», la struttura di legno di quercia che sostiene il tetto, e sono stati chiamati i pompieri.
LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME DOPO L'INCENDIO
L' incendio stava bruciando le travi da ormai mezzora, e questo ha posto i vigili del fuoco in una posizione di svantaggio quasi impossibile da recuperare.
Nel corso della serata i responsabili della sicurezza e le autorità hanno più volte detto di non essere certi di salvare la cattedrale, e qualche giorno dopo il presidente Macron ha detto in privato che a un certo punto si erano quasi rassegnati. È stato tentato il tutto per tutto, l' invio di pompieri nel cuore delle fiamme, con il rischio che non tornassero.
LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME DOPO L'INCENDIO
Se la torre Nord fosse crollata, come pareva imminente, ciò avrebbe comportato la caduta delle campane e probabilmente la fine di tutta la cattedrale.
INCENDIO A NOTRE DAME
Quando Macron ha convocato i vigili del fuoco per ringraziarli, non è stato un gesto formale. Quella squadra ha salvato Notre-Dame, e lo ha fatto rischiando di essere inghiottita dalle fiamme.
Adesso i parigini e i turisti si sono quasi abituati alla nuova situazione: la guglia di Notre-Dame non c' è più ma la struttura portante sembra avere resistito, l' ingresso è vietato e lo sarà per anni ma il panorama dell' Île de la Cité non è snaturato. Eppure l' emergenza, in modo subdolo, continua. Secondo Antoine-Marie Préaut, conservatore dei monumenti dell' Île-de-France, «il rischio di crollo esiste ancora, perché non siamo ancora in grado di giudicare lo stato delle volte». La guglia è crollata ma l' impalcatura che la circondava per il restauro è sempre lì e nei prossimi cinque o sei mesi andrà tolta, con gravi pericoli per la stabilità della cattedrale.
NOTRE DAME
Poi c' è la questione salute: 400 tonnellate di piombo sono cadute nella zona sotto forma di polveri, e il sagrato è ancora vietato all' accesso. Livelli anormali di piombo sono stati trovati sui pavimenti di classi, mense e cortili delle scuole vicine. Aurélien Rousseau (Agenzia regionale della Sanità), ieri ha convocato una conferenza stampa per dire che «tutti i dati raccolti mostrano che la salute della popolazione è stata preservata». Un' inchiesta di Mediapart indica il contrario, e nel dubbio il municipio di Parigi ha avviato un' operazione di pulizia per approfittare delle vacanze, e garantire ai bambini di rientrare a settembre in locali non pericolosi.
Dopo una maratona di oltre sei ore, il consiglio di amministrazione di Fs, con Mediobanca nel ruolo di advisor, ha scelto Atlantia come partner con il quale mettere a punto il piano industriale e la governance societaria, insieme ovviamente a Mef e Delta. Intorno a metà settembre, arriveranno le offerte vincolanti e saranno definite le quote della newco.
Al momento la certezza è che la maggioranza sarà pubblica, come ha ripetuto diverse volte il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, con Fs che dovrebbe avere tra il 35 e il 37% e il Mef il 15%, frutto della conversione in capitale degli interessi maturati con il prestito ponte da 900 milioni. Le quote dei partner privati, Atlantia e Delta, saranno fissate più avanti. Indicativamente la compagnia Usa dovrebbe avere tra il 15% e il 20% mentre la holding della famiglia Benetton circa il 30%. Escono dalla partita il gruppo Toto, il patron della compagnia sudamericana Avianca, German Efromovich e il presidente della Lazio, Claudio Lotito.
La proposta di Atlantia è stata ritenuta la più solida dal punto di vista finanziario e industriale da Fs e Mediobanca. Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato italiane, "valutate le conferme di interesse pervenute, ha individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al ministero dell'Economia e delle Finanze per l'operazione Alitalia". Fs Italiane "inizierà a lavorare quanto prima con i partners individuati per condividere un Piano industriale e gli altri elementi dell'eventuale offerta", ha spiegato il gruppo.
Soddisfazione è stata espressa da Di Maio secondo cui "oggi possiamo dire di avere posto le basi per il rilancio di Alitalia" per poi precisare che non ci sarà nessun passo indietro sulla revoca della concessione ad Autostrade. La questione del concessionario controllato da Atlantia si è intrecciata fin dal principio con il rilancio di Alitalia.
Il M5s, infatti, dopo il crollo del Ponte Morandi lo scorso 14 agosto ha sempre visto con sfavore l'intervento del gruppo Benetton nella nuova compagnia. Anche oggi Di Maio ha precisato che "erano arrivate altre offerte, ma hanno scelto Atlantia. Nessun pregiudizio, già lo avevo detto", ha quindi aggiunto, "anche perché lo Stato continuerà ad avere la maggioranza assoluta dell'azienda e quindi anche il controllo della newco. Era questo l'obiettivo che si era fissato il governo. Sia chiara una cosa però: niente e nessuno cancellerà i 43 morti del Ponte Morandi. Niente e nessuno cancellerà il dolore delle loro famiglie. Sulla revoca della concessione ad Autostrade non indietreggiamo di un solo centimetro!", ha concluso il vicepremier.
STASERA DI MAIO GLI CHIUDE LA MANO NELLA PORTA: ''ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO LE CARTE, CIOÈ FINCHÉ NON MANDANO UNA RICHIESTA FORMALE DI ENTRARE NELLA PARTITA''. IERI CASTELLUCCI HA FATTO IL PREZIOSO, MA LA TRATTATIVA VA AVANTI: OVVIAMENTE IN BALLO C'È LA CONCESSIONE DI AUTOSTRADE.
SE IL GOVERNO SMETTE DI FARE LA GUERRA (MEDIATICA) AI BENETTON, LORO APRONO IL PORTAFOGLIO PER IL CARROZZONE
ALITALIA: TONINELLI,NON VA MISCHIATA CON PONTE MORANDI
(ANSA) - "Dire che abbiamo cambiato atteggiamento su Atlantia non sta né in cielo nè in terra". Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, parlando a Radio 24 del possibile coinvolgimento della società della famiglia Benetton in Alitalia. "Abbiamo un vantaggio quello di non mischiare le cose: quando lo fai - sottolinea - sei ricattabile o devi fare compromessi al ribasso. La questione Alitalia è gestita dai Commissari e da Fs. Altro ambito è il Ponte Morandi, con la Commissione ad hoc al Mit. Sono due cose diverse, due dossier che vengono valutati singolarmente".
DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
"Gli investitori e i finanziatori ci sono, ne manca uno", ha proseguito il ministro, confermando le parole di Luigi Di Maio, secondo cui all'appello per il controllo della newco Alitalia mancherebbe un ultimo 15%, ancora da assegnare. "I Commissari e le Ferrovie ci stanno lavorando. Dateci tempo fiducia per chiudere un dossier che non è affatto semplice. Ci sono interlocuzioni e trattative importanti", ha insistito, ribadendo che al centro dell'attenzione del governo ci sono i dipendenti e l'immagine di Alitalia.
Alitalia, sì del Carroccio all' ingresso di Atlantia
I soci coperti di Di Maio
Giorgetti: «C' è una coerenza industriale» Ma Castellucci frena: «Troppi fronti aperti» Il ministro in tv annuncia che all' appello mancherebbe soltanto il 15% del capitale.
ALITALIA:DI MAIO, ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO CARTE
(ANSA) - "Ho letto anche io le dichiarazioni di Castellucci (l'a.d. di Atlantia, ndr) che diceva che non se lo potevano permettere, finché non leggo le carte, cioè finché non inviano i soggetti interessati una richiesta formale per me non sono a bordo. Poi leggeremo le carte. La situazione è complessa". Così il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo a Zapping, ha commentato la posizione dell'holding dei Benetton sulla partita per Alitalia.
TONINELLI RENZI DI MAIO AIR FORCE RENZI
Di Maio ha poi smentito che vengano ancora utilizzati soldi dei contribuenti per il salvataggio della compagnia aerea perché, ha spiegato "il Mef ce li aveva messi negli ultimi due anni, quindi converte i prestiti in azioni". Per il ministro, in ogni caso, "il personale va tutelato, per questo ho voluto che lo Stato ci fosse dentro senza soldi degli italiani".
La Lega rompe gli indugi su Alitalia ed apre ad Atlantia.
Si profila così un nuovo scenario politico più favorevole all' intervento del gruppo autostradale. Che però, dal canto suo, ieri ha ribadito la posizione già espressa durante l' ultima assemblea di «non voler aprire un altro fronte dopo i tanti già aperti». Molti però pensano che si tratti di una mossa tattica.
DI MAIO E TONINELLI DAVANTI ALL AIR FORCE RENZI
Tutto accade mentre filtra l' ipotesi che i commissari siano stati autorizzati dal Mise ad allungare al 15 (o al 31 maggio) il termine concesso alle Ferrovie per fare l' offerta. A complicare tutto ci ha pensato poi Luigi Di Maio che, intervistato su La7, ha delineato un nuovo scenario: «Ci sono Fs, Delta e ci sarà il Mef, ci sono tre soggetti, ne manca uno, ma non manca il 40%, bensì il 15%». Parole che hanno lasciato di stucco tutti i soggetti coinvolti. Siccome Mef e Delta hanno già deciso di rilevare un 15% a testa, l' unica chiave di lettura possibile è che Di Maio pensi a un portage di Fs o Tesoro: aumentare le loro quote salvo trovare un altro partner in seguito.
Una fonte ministeriale autorevole, interpellata dopo le parole di Di Maio, spiega: «Siamo ancora in una fase interlocutoria».
IL BUIO SULLE MOSSE
I commissari sono all' oscuro di tutto, compresa la nuova proroga, e questo contribuisce da un lato ad alimentare la tensione specie da parte sindacale per il timore possa rifarsi avanti Lufthansa, e dall' altra suona come ulteriore insipienza politica perché al di là delle enunciazioni, mancano i fatti concreti, benché Giuseppe Conte due settimane fa, avesse promesso l' apertura di un tavolo a Palazzo Chigi. Non se ne è saputo più nulla. Chi invece è venuto allo scoperto, come detto, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. «Atlantia», ha detto il primo maggio, «in quanto concessionario autostradale secondo me non dovrebbe entrare in Alitalia, ma Atlantia come proprietaria di Aeroporti di Roma ha un interesse concreto di tipo industriale».
CASTELLUCCI
Giorgetti ha rimarcato come, sulle vicende di Atlantia, anche dopo la tragedia di Genova, la Lega abbia sempre avuto un atteggiamento «presente e razionale», differenziandosi da M5S che invece ha preso di punta la società autostradale con una polemica che alla fine si sta rivelando deleteria anche per il rilancio della compagnia. L' esponente di governo ha ricordato che chi entra in Alitalia lo deve fare «con un obiettivo preciso non per barcamenarsi o permettere ad Alitalia di proseguire due anni soltanto.
Deve dare prospettive a lungo termine e una linea di galleggiamento per quanto riguarda reddito e utili e non perdite». E poi: «Dobbiamo essere ottimisti. Il lavoro va avanti, anche se parliamo di un business complicato - ha proseguito Giorgetti - Non credo che quello delle compagnie aeree sia un mondo dove si facciano utili. Ci sono tante difficoltà che influiscono sulla tipologia di business. L' Italia è un Paese che per il turismo, una sua compagnia aerea dovrebbe essere in grado di mantenerla».
Fin qui una parte della politica che con maggiore senso di realtà prova ad accelerare i tempi per il rilancio. Finora lo schema di lavoro prevede che Fs, Delta e Mef sottoscrivano fino al 60-65% della Newco, manca la quota residua ma non è facile trovare un soggetto idoneo. E Atlantia, che sarebbe pronta, deve tenere il punto anche rispetto alla legittimazione incassata dalla Lega. «Abbiamo tanti fronti aperti al momento che non possiamo pensare di impegnarci su un altro fronte così complesso come Alitalia», ha sottolineato sempre ieri l' ad Giovanni Castellucci. Il manager ha anche sottolineato che «Adr ha un appeal a livello globale e quindi il suo futuro non è cosi determinato dalle vicende di Alitalia».
CASTELLUCCI
Eppure continuano i contatti tra Atlantia, Fs e Mediobanca per rientrare nella gara regolata da una procedura tecnicamente interrotta martedì 30 aprile. Dal Mise ieri sera sarebbe trapelata l' indicazione si spostare i termini a metà o anche a fine maggio. Sembra che lo studio Laghi abbia predisposto la bozza di lettera da inviare a Fs con la quarta proroga. Prima però va sottoposta a Di Maio: due pagine in cui si dice è stato raggiunto l' accordo con Delta e sono in corso colloqui con investitori. Fs comunque continua a lavorare al progetto: ieri pomeriggio a Roma vertice con gli emissari legali di Delta arrivati da Atlanta, Mediobanca, Credit Suisse, EY, Kpmg, studi Cleary Gottlieb, BonelliErede.
Chi fa da sé, fa per tre. Dalla regola aurea che la Germania applica nei settori più svariati, dall' industria alla politica estera, ovviamente non poteva essere esente il comparto bancario. Quando c' è da introdurre nuove regole, o applicare alla lettera quelle già esistenti, Berlino è sempre in prima fila.
Nel momento in cui si tratta, invece, di lavare i panni sporchi in casa, Angela Merkel e soci hanno sempre pronto un valido escamotage per aggirare le norme esistenti. L' ultimo, recentissimo, esempio è rappresentato dal salvataggio di Norddeutsche landesbank girozentrale (più comunemente nota come Nordlb), una delle banche commerciali più grandi a livello nazionale.
NORDLB
Nordlb è una delle sette banche regionali tedesche (landensbanken), una particolare tipologia di istituto bancario che esiste solo in Germania, partecipato dallo Stato tramite i Lander (cioè i governi federali) e dalle associazioni regionali delle Casse di risparmio.
La maggioranza delle azioni della banca, attualmente, è di proprietà dello Stato federale della Bassa Sassonia (59,13%), mentre lo Stato della Sassonia Anhalt detiene poco più del 5% del pacchetto.
ANGELA MERKEL
I riflettori si erano accesi su Nordlb lo scorso novembre con la pubblicazione dei risultati degli stress test condotti dall' Eba, l' Autorità bancaria europea. Nell' occasione, l' istituto aveva conseguito il peggiore risultato sul piano nazionale. Fino a ora, la banca aveva retto all' urto della crisi, tuttavia sui bilanci hanno pesato oltre 7 miliardi di crediti deteriorati erogati alle imprese del settore navale.
Dopo la pubblicazione dei risultati degli stress test, nonostante le rassicurazioni dei dirigenti, è stato da subito chiaro che le cose si stavano mettendo per il verso sbagliato. Fallito il tentativo di fusione con un' altra banca locale, hanno iniziato a circolare con sempre più insistenza le voci che davano come probabile un dissesto, qualora entro febbraio non si fosse trovata una soluzione alternativa.
SEDE DELLA NORDLB HANNOVER 4
I fondi americani
Ma in Germania non si sono fatti prendere dal panico, e anziché invocare il tanto amato bail in (la procedura europea che regola la risoluzione degli istituti di credito) hanno pensato bene di giocare la partita in casa. Per prima cosa hanno rifiutato, cortesemente ma con decisione, le offerte di due fondi americani (Cerberus capital management e Centerbridge partners), riservandosi però la possibilità di vendere loro gli Npl.
Quindi, è stato orchestrato un vero e proprio salvataggio casalingo. Sul piatto, la ragguardevole cifra di 3,7 miliardi di euro: 1,2 miliardi sono stati messi a disposizione dall' associazione tedesca che riunisce le Casse di risparmio, mentre altri 1,5 li ha sganciati il governo della Bassa Sassonia. Quest' ultimo, poi, si è riservato di staccare un altro assegno da 1 miliardo di euro qualora si rendesse necessario.
SEDE DELLA NORDLB HANNOVER
Anche se consentirà di salvare la banca dal fallimento, l' operazione non sarà indolore. Come detto, i due fondi esteri faranno razzia di crediti deteriorati, verosimilmente con ampio margine. Gli analisti stimano che, a seguito delle perdite derivanti dalla cessione di Npl, l' anno prossimo il Cet1 ratio (l' indice che misura la stabilità patrimoniale degli istituti di credito) dovrebbe scendere sotto le soglie regolamentari, anche se solo temporaneamente.
SEDE DELLA NORDLB HANNOVER
Ma con questa piroetta finanziaria Nordlb si sgancia anche da un comparto industriale nel quale è attiva da sempre, quello navale appunto. L' allarme lanciato nelle ultime settimane dagli armatori tedeschi riguarda il rischio che questa vicenda incida negativamente su un settore già di per sé molto provato, rendendo ancora più debole la posizione della flotta mercantile di Berlino. Ma le critiche più imponenti, anche sul versante interno, riguardano la natura stessa del sistema bancario tedesco.
Nella sessione del Parlamento della Sassonia svoltasi ieri, verdi e liberaldemocratici hanno contestato aspramente la decisione di mettere in atto l' intervento statale che, sostengono i detrattori, produrrà inevitabili ricadute sui contribuenti. Le opposizioni denunciano anche il pericolo che l' Unione europea, finora anche fin troppo tollerante nei confronti della «manina» tedesca sulle banche, possa sollevare l' obiezione che l' operazione si configuri come aiuto di Stato.
ANGELA MERKEL
DISCREZIONALITÀ
Senza dubbio il nostro sistema bancario sconta un problema di capitalizzazione ma, come dimostrano i risultati economici del 2018 diffusi ieri da Intesa Sanpaolo, i nostri istituti sanno perfettamente come realizzare profitti. Viceversa, il modello tedesco non è affatto esente da limiti e difetti.
È singolare perciò parlare di unione bancaria quando uno dei suoi pilastri, il sistema di risoluzione delle banche, viene disatteso oppure applicato con tanta discrezionalità.Salvo poi, da parte degli stessi Paesi che lo aggirano con tanta facilità, esigerne la rigida applicazione altrove.