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mercoledì 29 gennaio 2020

PARIGI: LA POLIZIA DI MACRON MANGANELLA I POMPIERI

I VIGILI DEL FUOCO PROTESTANO CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI, MA ANCHE CONTRO LA MANCANZA DI PERSONALE E I CARICHI DI LAVORO 

GLI SCONTRI SONO SCOPPIATI VICINO A PLACE DE LA REPUBLIQUE, QUANDO I VIGILI DEL FUOCO HANNO TENTATO DI FORZARE UN PASSAGGIO E I POLIZIOTTI HANNO RISPOSTO CON LANCI DI GAS LACRIMOGENI

pompieri scontri con la poliziaPOMPIERI SCONTRI CON LA POLIZIA
Scontri tra vigili del fuoco e polizia a Parigi, dove è in corso la manifestazione dei pompieri francesi per ottenere migliori condizioni di lavoro. I sindacati hanno organizzato la protesta nella capitale francese convocando i pompieri di tutti il Paese per chiedere aumenti dell’organico, equipaggiamenti più moderni ed un aggiornamento dell’indennità di rischio, ferma dal 1990. Gli scontri, secondo Bfmtv, sono scoppiati vicino a Place de la Republique, quando i vigili del fuoco hanno tentato di forzare un passaggio e i poliziotti hanno risposto con lanci di gas lacrimogeni.

pompieri scontri con la poliziaPOMPIERI SCONTRI CON LA POLIZIA
Poco più di tre mesi dopo una protesta analoga a ottobre, quando bloccarono la circonvallazione della capitale francese, migliaia di pompieri hanno manifestato martedì nella zona est di Parigi. Le tensioni però sono cominciate con l’arrivo a Place de la Republique. I primi scontri con gli agenti già in mattinata, come ha segnalato la stessa prefettura parigina su Twitter: “Blocco non consentito da parte di alcuni vigili del fuoco che non rispettano il percorso dichiarato“.
pompieri scontri con la poliziaPOMPIERI SCONTRI CON LA POLIZIA

Alcuni manifestanti, come riporta Le Parisien, indossano i loro elmetti e le loro attrezzature antincendio. Nel pomeriggio sono poi scoppiate nuove tensioni all’angolo tra boulevard Voltaire e rue Léon Frot, dove i pompieri avrebbero tentato una deviazione. Per impedirla, non essendo stata autorizzata preventivamente dalla questura, la polizia ha montato una barriera che blocca il passaggio ed ha usato a più riprese gli idranti. Una cinquantina di vigili del fuoco hanno affrontato la polizia che ha risposto appunto con i gas lacrimogeni.

Fonte: qui

lunedì 20 gennaio 2020

LA MANO PESANTE DELLA POLIZIA FRANCESE DURANTE LO SCIOPERO GENERALE A PARIGI

GLI AGENTI MENANO UN MANIFESTANTE CON IL VOLTO INSANGUINATO MENTRE È A TERRA, ADDIRITTURA IN UN FILMATO SI VEDE UN POLIZIOTTO CHE COLPISCE UN’ANZIANA CON IL GILET GIALLO 
LE SEGNALAZIONI DI VIOLENZE SONO PIÙ DI 800, MA SOLO DUE AGENTI SONO ARRIVATI DAVANTI A UN GIUDICE

FRANCIA, LA POLIZIA PICCHIA I MANIFESTANTI A PARIGI






la polizia francese mena un manifestante a parigi 2LA POLIZIA FRANCESE MENA UN MANIFESTANTE A PARIGI 
Strattoni, spinte, ma anche manganellate. E poi, ancora, un agente che picchia un manifestante con il volto insanguinato mentre è a terra, incapace di difendersi. O, ancora, un poliziotto che colpisce una vecchia signora, anche lei in piazza con il gilet giallo. Sono le immagini choc che vengono dall’ultima giornata di scioperi in Francia, sabato 18 gennaio. I video, postati sui social, in poche ore hanno raccolto milioni di visualizzazioni, facendo il giro del mondo e indignando il web.

la polizia francese mena un manifestante a parigi 3LA POLIZIA FRANCESE MENA UN MANIFESTANTE A PARIGI
Comportamenti violenti quelli degli uomini in divisa che hanno spinto il premier Eduard Philippe a reagire, promettendo sanzioni a chi commette abusi sui manifestanti. In tutto, come riporta il quotidiano La Repubblica, sono oltre 800 le segnalazioni arrivate in questi mesi al ministro dell’Interno. Arrivare in giudizio però è difficile: dall’inizio delle manifestazioni solo due agenti sono arrivati davanti a un giudice. Le altre denunce, invece, si sono perse nei meandri della burocrazia.
la polizia francese mena un manifestante a parigi 1LA POLIZIA FRANCESE MENA UN MANIFESTANTE A PARIGI












Quest’ultimo sabato sono stati migliaia i manifestanti scesi in piazza per l’“atto 62” delle proteste dei gilet gialli e per opporsi alla riforma delle pensioni voluta da Emmanuel Macron. Diversi gli scontri con la polizia che ha fatto uso intenso di gas lacrimogeni. Trentadue le persone fermate prima della conclusione della manifestazione che era prevista alla gare de Lyon. Tra place de la Republique e la Bastiglia la polizia ha lanciato anche molte granate assordanti per disperdere la folla. Molti i giovani con i passamontagna che copriva il volto.

la polizia francese mena un manifestante a parigi 4LA POLIZIA FRANCESE MENA UN MANIFESTANTE A PARIGI 4
La rabbia contro il presidente Macron si è concretizzata venerdì nel raid alle Bouffes du Nord, il teatro dove il presidente e la premiere dame Brigitte erano andati per assistere alla piece “La mouche”. Intanto, dopo il faccia a faccia fra manifestanti che l’hanno bloccato e turisti furiosi per non poter entrare al museo, ha riaperto il Louvre.

Fonte: qui

venerdì 6 dicembre 2019

LACRIMOGENI, SCONTRI, DETONAZIONI: OGGI IN FRANCIA È IL GIORNO DELLO SCIOPERO GENERALE E I BLACK BLOC METTONO A FERRO E FUOCO LA CAPITALE CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI MACRON

LA MANIFESTAZIONE È DICHIARATA A OLTRANZA, IN TEORIA FINO A FAR CAPITOLARE IL GOVERNO COME SUCCESSE NEL 1995 
I LAVORATORI INCROCIANO LE BRACCIA IN TUTTO IL PAESE CHE È BLOCCATO

Anais Ginori per www.repubblica.it

 
Anais Ginori per www.repubblica.it

sciopero generale in francia 21SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Pioggia di lacrimogeni, scontri, detonazioni: cresce la tensione a margine del corteo parigino contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron. Un gruppo di black bloc composto da almeno 500 individui vestiti di nero si è appostato all'angolo del boulevard Magenta e Place de la République, nel cuore di Parigi, inscenando scontri e provocazioni con gli agenti di polizia costretti a replicare. Alcuni veicoli sono stati incendiati e decine di vetrine di negozi infranti. La Francia oggi si è fermata per uno sciopero nazionale che riguarda soprattutto i lavoratori di ferrovie e trasporti pubblici dove ci sono regimi previdenziali speciali che l'esecutivo vuole cambiare.
sciopero generale in francia 35SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Ma la contestazione che è stata già soprannominata il "muro del 5 dicembre", potrebbe far convergere altre lotte, dai lavoratori degli ospedali, già in agitazione da mesi, a studenti e insegnanti (oggi molte scuole sono chiuse), agli operai delle raffinerie e forse anche quel che resta dei gilet gialli.

sciopero generale in francia 20SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA
ALAIN JUPPE'ALAIN JUPPE'
Decine di migliaia di persone sono già in piazza ai quattro angoli della Francia. Parigi è blindata ma i lavoratori francesi, tra cui macchinisti, pompieri, insegnanti, avvocati, camici bianchi hanno già sfilato a Marsiglia, Rennes, Lione, Clermont-Ferrand, Tours, Perpignan, Saint-Nazaire, Besancon, Béziers, Nizza e tante altre città del Paese
Il precedente a cui tutti guardano è quello del dicembre 1995, quando la protesta contro l'allora riforma delle pensioni paralizzò la Francia e costrinse il governo di Alain Juppé a fare marcia indietro. Questa volta come andrà? Ma soprattutto: quanto durerà?
sciopero generale in francia 22SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 

Lo sciopero è dichiarato a oltranza, in teoria fino a far capitolare il governo come successe appunto nel 1995. In questa prima giornata il 90% dei treni ad alta velocità è stato annullato, così come due terzi dei mezzi pubblici nella capitale. E lo sciopero di Ratp (l'azienda di trasporto pubblico di Parigi) durerà fino a lunedì. Decisione presa da "quasi tutti i dipendenti in sciopero nelle assemblee generali" di questa mattina, dicono fonti sindacali.
sciopero generale in francia 34SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Il presidente francese, Emmanuel Macron, è "calmo e determinato" di fronte alla contestazione. L'"architettura generale" della riforma sarà annunciata entro la metà della prossima settimana dal premier Edouard Philippe. Lo rende noto l'Eliseo che sottolinea come il presidente sia "rispettoso del diritto di sciopero e dei francesi che hanno scelto di esprimere pacificamente la loro opposizione al progetto del governo"
sciopero generale in francia 23SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Disagi anche negli aeroporti a causa dello sciopero dei controllori di volo. La Tour Eiffel è chiusa. La gente si organizza con car sharing, telelavoro, biciclette e monopattini. È il trionfo della nuova mobilità. E per adesso c'è una certa popolarità della protesta nei sondaggi e il sostegno di quasi tutta l'opposizione a Macron, dai socialisti al Rassemblement National di Marine Le Pen.
sciopero generale in francia 27SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Le ferrovie francesi hanno già messo in conto uno sciopero su più giorni, chiudendo le prenotazione dei treni fino all'8 dicembre. Le compagnie aeree hanno avvertito i viaggiatori di ritardi e cancellazioni possibili fino al 7 dicembre. Il governo cerca intanto di rassicurare le varie categorie per rompere il fronte unitario.
sciopero generale in francia 33SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Più di 180mila persone sono scese nelle strade di una trentina di città francesi. Le autorità hanno contato 20mila persone a Montpellier, 19mila a Nantes, 15mila a Clermont-Ferrand, 10.500 a Tours, 10mila a Rennes. Non incluse la manifestazione di Lione, Marsiglia e Parigi

sciopero generale in francia 32SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA 
Il ministro dell'Interno ha scritto ai poliziotti per garantire che il loro trattamento previdenziale non sarà toccato. La riforma delle pensioni voluta da Macron è ancora vaga su molti aspetti: non si sa se sarà modificata l'età pensionabile (oggi a 62 anni) né come funzionerà esattamente il sistema a punti per il versamento dei contributi. Oltre alle adesioni e alla durata nel tempo, l'altro punto da valutare sarà la piazza. Nel pomeriggio è prevista la manifestazione a Parigi. Si capirà se la mobilitazione andrà oltre la base dei sindacati, creando un movimento più largo e partecipato.

Fonte: qui

sabato 30 novembre 2019

"A PARIGI CADAVERI LASCIATI IMPUTRIDIRE E DIVORARE DAI TOPI"

BUFERA SU UN CENTRO-DONAZIONE ORGANI 
MACRON HA SUBITO AVVIATO DELLE ISPEZIONI ALL’INTERNO DELLA STRUTTURA INCRIMINATA, AL FINE DI FARE LUCE SULLA VICENDA FINO AL TERMINE DELLE INDAGINI, IL CENTRO RESTERÀ CHIUSO...
Gerry Freda per www.ilgiornale.it

In Francia si è appena abbattuta una bufera mediatica su un centro parigino per la donazione degli organi.
centro donazione organi parigiCENTRO DONAZIONE ORGANI PARIGI

La struttura in questione, istituita presso l’università Descartes della capitale transalpina, è stata infatti accusata, riferisce la Bbc, di essersi trasformata, in più di un decennio, da centro di ricerca scientifica e di solidarietà a“cimitero di massa” nel cuore della metropoli.


In base a quanto riporta l’emittente britannica citando i media locali, all’interno del centro collegato all’università vi sarebbero migliaia di corpi senza vita “ammassati senza alcuna dignità e in condizioni igieniche spaventose”. Negli ultimi dieci anni, tale istituzione scientifica sarebbe appunto divenuta teatro di scene raccapriccianti, in quanto era possibile trovare lì cadaveri totalmente nudi abbandonati sulle barelle e “accatastati l’uno sull’altro”, nonché corpi e parti anatomiche lasciati "imputridire e divorare dai topi”.

centro donazione organi parigiCENTRO DONAZIONE ORGANI PARIGI
Oltre a non riconoscere alcuna dignità ai corpi e a non rispettare alcuna precauzione igienica, il centro universitario si sarebbe macchiato di altre “pratiche immorali”. L’ente incriminato, prosegue la Bbc, avrebbe infatti, nel medesimo lasso di tempo, anche “venduto a soggetti privati” le parti del corpo destinate in origine a essere donate a chi attendeva un trapianto. Molte salme custodite nel centro parigino, una volta finite nelle mani di privati, sarebbero state poi impiegate per “fini per niente etici”, ad esempio utilizzate per dei “crash test automobilistici”.

Sempre in base a quanto riporta il network britannico, il centro-donazioni avrebbe cercato di lucrare al massimo dalla vendita dei cadaveri e degli arti donatigli in nome della ricerca scientifica e dell’aiuto a chi aspetta un trapianto. Per un corpo intatto, la strutta universitaria sarebbe arrivata a chiedere ai privati 900 euro, mentre ne avrebbe invece abitualmente pretesi 400 per un arto.
macronMACRON

Il trattamento irrispettoso riversato ai corpi senza vita dal personale dell’istituzione in questione, precisa la Bbc, sarebbe stato denunciato dai media francesi sulla base di foto scoperte proprio in questi giorni. Le istantanee della vergogna, che immortalano cadaveri abbandonati in stanze piene di topi, sarebbero state infatti rinvenute dai quotidiani d’Oltralpe all’interno di un fascicolo, risalente al 2016, redatto dal professor Richard Douard, presidente dal 2014 al 2017 del centro finito nella bufera.

Lo scandalo appena esploso ha subito causato diverse reazioni. In primo luogo, l’università Descartes ha pubblicato, sul proprio sito web, un comunicato in cui ammette che, all’interno dell’istituzione preposta alla donazione di organi, hanno finora avuto luogo pratiche “lontane dalle richieste di rispetto e dignità provenienti dai cittadini”. La nota dell’ateneo prosegue rivolgendo, alle famiglie che hanno messo a disposizione della struttura i corpi senza vita dei loro cari, scuse ufficiali e assicurando di volere fare luce sulla sconvolgente vicenda.

Sull’argomento è intervenuta anche l’associazione Union Française pour une Médecine Libre, che, per bocca del suo presidente Jerome Marty, citato sempre dalla Bbc, ha presentato il primo come un grave colpo alla reputazione della categoria dei medici.

Le inchieste giornalistiche hanno alla fine indotto il governo Macron ad avviare delle ispezioni nella struttura incriminata, affidate al ministero dell’Istruzione superiore e della Ricerca. Fino al termine delle indagini, il centro-donazione organi dell’università Descartes resterà chiuso.

Fonte: qui

domenica 3 novembre 2019

NELLE BANLIEUE DI PARIGI SI ORGANIZZANO “CONCORSI SOCIAL” TRA BANDE PER LA MIGLIORE TRAPPOLA CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE: GLI AGENTI VENGONO CHIAMATI PER FINTE RICHIESTE D’INTERVENTO E DOPO VENGONO ACCERCHIATI E AGGREDITI DA GIOVANI CON SASSI, OGGETTI CONTUNDENTI E ADDIRITTURA TIRI DI MORTAIO

IN POCO MENO DI 20 GIORNI SONO STATI OTTO GLI ATTACCHI NELLA SOLA REGIONE DELL' ILE DE FRANCE E I SINDACI INSORGONO CONTRO IL GOVERNO…

Matteo Ghisalberti per "La Verità"
agguati alla polizia in francia 9AGGUATI ALLA POLIZIA IN FRANCIA 

La deriva delle banlieue francesi ha oltrepassato un nuovo limite.

Sui social, come racconta Le Parisien, vengono organizzati «concorsi» tra bande per stabilire chi organizzi la migliore trappola contro le forze dell' ordine o contro i servizi di soccorso.

Tra il 12 e il 31 ottobre, nella sola regione dell' Ile de France, sono stati registrati otto attacchi in alcuni dei quartieri più caldi delle cittadine della periferia parigina. Etampes, Grigny, Champigny sur Marne, sono i nomi di alcune di esse, ma con il passare dei giorni, anche altre città francesi sono state il teatro di attacchi e devastazioni.
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L' ultima in ordine di tempo è avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì a Béziers, dove una scuola materna e una media sono state date alle fiamme da una banda di teppisti. A Mantes la Jolie, invece, settimana scorsa i poliziotti hanno dovuto affrontare un centinaio di persone e sono stati costretti a utilizzare una settantina di granate anti accerchiamento e circa 50 proiettili di gomma.
agguati alla polizia in francia 6AGGUATI ALLA POLIZIA IN FRANCIA 

Diversi sindacati di polizia hanno lanciato l' allarme dopo questo aumento delle violenze, che si svolgono sempre secondo lo stesso piano d' azione: polizia, gendarmeria, pompieri (che in Francia non intervengono solo in caso d' incendio) o servizi d' ambulanza, ricevono delle richieste d' intervento. Quando gli agenti o i soccorritori arrivano nel luogo segnalato, si ritrovano accerchiati da bande di giovani o giovanissimi, che li prendono di mira con sassi, oggetti contundenti e addirittura tiri di mortaio, quelli usati per lanciare fuochi d' artificio.
agguati alla polizia in francia 5AGGUATI ALLA POLIZIA IN FRANCIA 

Ma chi sono gli autori di questi atti di violenza? Spesso il profilo dei teppisti corrisponde a quello di giovani disoccupati o descolarizzati, discendenti da famiglie immigrate, che vivacchiano nelle banlieue spacciando droga o facendo piccoli favori ai boss della malavita locale.

Un sottobosco dell' illegalità dove non è impossibile che la delinquenza comune dia una mano al terrorismo, come hanno dimostrato le indagini dopo gli attentati del 2015. Indagini che hanno portato, ad esempio, alla condanna del franco-marocchino Jawad Bendaoud che aveva fornito supporto logistico del commando del Bataclan.
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Per Linda Kebbab, segretario generale del sindacato Sgp Police, tra gli autori degli attacchi alle forze dell' ordine ci sono giovani abbandonati a sé stessi dalle proprie famiglie che spesso vivono nella miseria. Ma, avverte la sindacalista dalle colonne di Sputnik, «la povertà non giustifica questi fatti Essere poveri non giustifica l' abbandono dei propri figli» nelle mani di cattivi maestri che non sono altro che i boss della malavita locale. Criminali che vivono di spaccio di droga, rapine e altri reati.
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Questi padroni delle banlieue soffiano sul fuoco della mancata integrazione per manipolare i giovani al punto da arrivare a trovare anche dei giovanissimi tra gli aggressori. Ma, dice ancora Kebbab, «un ragazzino di 12 anni non può pretendere di essere vittima del sistema, del razzismo e della discriminazione nel mondo del lavoro».
Il sindacato France Police, policiers en colère è ancora più radicale nel commentare il fenomeno delle aggressioni nelle periferie transalpine.
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Sulla propria pagina Facebook, questa organizzazione sindacale sostiene che «tutti sanno ma nessuno fa niente perché gli spacciatori sono prima di tutto degli attori economici. I soldi non hanno odore.

Il colosso del cemento francese Lafarge, sotto inchiesta per complicità in crimini contro l' umanità per avere finanziato Daesh al fine di mantenere la propria attività in Siria, ne è l' esempio migliore». Per il sindacato inoltre l' attuale governo, che di fatto risponde a Emmanuel Macron, attacca ogni forma di dissenso come quella dei gilet gialli o dei pompieri, ma fa poco quando le banlieue si infiammano.
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«In nome del rispetto dell' ordine pubblico», scrive ancora France Police, policiers en colère, «il governo reprime sistematicamente i manifestanti ostili alla sua politica. Ma quando si tratta di insurrezioni nelle periferie, c' è il silenzio radio».

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Certo, proprio qualche giorno fa il premier Edouard Philippe ha annunciato un piano di rilancio economico per il dipartimento della Seine Saint Denis, a Nord di Parigi, ma nella gestione quotidiana delle banlieue lascia ad esempio che molti dei reati contro le forze di polizia restino impuniti. Cosi, è difficile credere alle parole del ministro dell' Interno, Christophe Castaner, che, dopo l' attacco a Mantes la Jolie, aveva scritto su Twitter che «la Repubblica non può tollerare che coloro che la proteggono, rischiando la propria vita, vengano attaccati».
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Non va dimenticato inoltre che l' attuale esecutivo transalpino si è speso per contrastare la violenza su Internet, ad esempio durante le proteste dei gilet gialli, ma di fronte agli attacchi nei quartieri difficili, di fatto lascia che gli aggressori delle forze dell' ordine si organizzino. Lo conferma alla Verità Jean Marie Godard, giornalista e autore di vari libri sui malesseri sociali francesi, in particolare dei poliziotti.
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«Questi fenomeni non sono nuovi», spiega il reporter, «ma sono più numerosi e violenti perché sono organizzati meglio. Inoltre sono amplificati dai social che offrono maggiore visibilità».

Fonte: qui

mercoledì 31 luglio 2019

SAVOINI: GLI INTERESSI DELL'EX PORTAVOCE DI SALVINI NON INIZIANO COI RUBLI. PRIMA DEL METROPOL C'È STATO LE MÉRIDIEN A PARIGI.

Thomas Mackinson e Luigi Franco per “il Fatto quotidiano

Gli interessi in valuta estera di Savoini non sono iniziati coi rubli. Prima dell' incontro al Metropol di Mosca, c' è stato quello a Le Méridien di Parigi. Prima di quella russa, una pista marocchina passata per la Francia e finita in una turca. Una storia dal copione molto simile che il Fatto rivela per la prima volta. Siamo nella primavera 2016, due anni prima del famoso incontro dell' hotel moscovita.

salvini savoiniSALVINI SAVOINI
Al centro c' è sempre l' ex portavoce e uomo di fiducia di Matteo Salvini oggi indagato per corruzione internazionale nell' inchiesta su rubli e petrolio. La scena, riferita da due fonti convergenti, è da film. Gianluca Savoini è seduto in un bistrot di boulevard Pereire, non lontano dall' Arc de Triomphe, con un' altra persona. A un certo punto i due si passano fugacemente un plico alto come un pacchetto di Marlboro, fasciato in fogli di giornale. Al suo interno ci sono 150mila euro in contanti. Savoini va in bagno a contare la sua parte, un altro cliente irrompe e le banconote nuove di zecca finiscono dritte nello scarico. Lui le ripesca dal fondo della turca e le pulisce una a una.

salvini savoiniSALVINI SAVOINI
Di nuovo al tavolo, i due italiani se la ridono di gusto. Incidente a parte, hanno fatto un ottimo affare. Mezz' ora prima - raccontano le fonti - nella sala de Le Méridien Etoile, a due passi dall' Ambasciata del Marocco, hanno ricevuto il prezioso plico dalle mani di Mohamed Khabbachi, ex direttore generale dell' agenzia di stampa nazionale Map, emissario di re Mohammed VI per le attività di lobby su scala europea, Italia compresa. Il suo profilo WhatsApp riporta tutt' ora una veduta della stazione centrale dal Pirellone, dove Savoini è stato capo ufficio stampa e oggi è vicepresidente Corecom. Qual era la contropartita di quel denaro?

Savoini era a Parigi per un affare privato o per conto della Lega? Raggiunto sul cellulare della moglie, l' ex portavoce di Salvini riattacca al primo accenno alla vicenda. Monsieur Khabbachi, che in Marocco ha fama di essere ufficiale di collegamento tra il mondo dei Servizi e la manipolazione dei media a fin di propaganda, nega: "Sono un giornalista, seguo cosa succede nel mondo, ma non dò soldi". Chiede poi di essere richiamato dopo un' ora, e invece non risponderà più al telefono e neppure alle domande inviate via WhatsApp che sicuramente ha letto, come dimostra la spunta blu sui messaggi. Cosa c' è dietro?

intervento del ministro salvini foto di bacco (3)INTERVENTO DEL MINISTRO SALVINI FOTO DI BACCO
"L' incontro all' hotel Le Méridien - spiega una fonte - era stato organizzato per definire una lista di aziende italiane da segnalare per futuri appalti in Marocco e per garantire una copertura di stampa favorevole al governo di Rabat". A spianare la strada è stata una missione leghista in Marocco di ottobre 2015, quando Salvini e Savoini vanno alla corte di Re Mohammed dove, tra gli altri, incontrano un magnate della tv e i ministri dell' immigrazione e dei lavori pubblici.

La delegazione ricorda l' armata Brancaleone: "Abbiamo incontrato ministri con due lauree prese negli Usa, Salvini non sapeva neanche parlare francese. I marocchini sembravamo noi", racconta Claudio Giordanengo, organizzatore del tour nonché dentista di Paesana (Cuneo) che si presentava come "responsabile esteri della Lega" e a marzo si è candidato a Saluzzo.

GIANLUCA SAVOINIGIANLUCA SAVOINI
Giordanengo conosce Savoini dal 1997 e ha un' antica amicizia con Mario Borghezio, che si è personalmente speso sul fronte marocchino per arginare l' attrazione dei leghisti della prima ora verso il fronte indipendentista e islamista del Polisario. Borghezio ricorda quella delegazione come "qualcosa di non esattamente ufficiale, di quelle che fanno i politici e qualche imprenditore a carattere non voglio dire turistico, ma quasi".

Nella delegazione ci sono anche due figure esterne al partito. Sono Massimo Gerbi, figlio dell' ex patron del Torino calcio Mario Gerbi, e Kamal Raihane, ex agente di leve calcistiche del Maghreb che in quel periodo faceva sfoggio di foto con Salvini e rivendicava: "Gli ho organizzato l' incontro con alcuni esponenti del mondo politico marocchino. S' è parlato di politica e non solo.

Un incontro costruttivo". Da fine 2017 Raihane è titolare di Eurafrica srl, una società di Torino da 10mila euro di capitale sociale, che si occupa di procacciamento di affari. Al Fatto non ha risposto sul suo ruolo nella comitiva leghista. Più loquace è Giordanengo: "L' iniziativa era nata con un intento provocatorio: la Lega che va a parlare di immigrati in Marocco". C' erano altri interessi?

HOTEL METROPOL MOSCA 1HOTEL METROPOL MOSCA
"C' era un interesse parallelo, credo legittimo, di unire alla missione politica anche la presentazione di aziende interessate a operare in Marocco. Se poi ci sono stati altri personaggi che hanno stabilito rapporti economici non lo so".

Salvini rimane soddisfatto delle missione, come folgorato dal Marocco. L' 1 novembre 2015 twitta "È una terra stupenda", e in un' intervista al Corriere afferma: "Qui in Marocco si deve investire". Qualcuno lo ha preso in parola. Nelle settimane successive i rapporti con gli emissari del governo di Rabat andranno avanti, suggellati da più visite di Khabbachi a Milano, fino all' appuntamento clou di Parigi, all' hotel Le Méridien Etoile. Ma qui, proprio come a Mosca, non fila tutto per il verso giusto. Khabbachi dà conto a Savoini e al compagno di un incidente che ostacola le operazioni di intermediazione per cui si erano spesi: i dossier delle imprese italiane erano da tempo sulla scrivanie delle autorità marocchine, già verificati.  
HOTEL METROPOL MOSCAHOTEL METROPOL MOSCA
I due italiani restano di sasso: non avevano ancora fornito alcun elenco. Qualcuno li ha battuti sul tempo. I sospetti ricadono subito sugli intermediari marocchini, ma poco importa. A ore torneranno via aereo in Italia con il premio di consolazione nascosto nella giacca, nei pantaloni e nelle scarpe. Dal fondo della turca, la parte di Savoini finirà nella cassetta di sicurezza di una banca. Fonte: qui







CHI HA FREGATO SAVOINI? 
È STATO UNO DEI TRE ITALIANI PRESENTI AL METROPOL A REGISTRARE L’AUDIO PUBBLICATO DA "BUZZFEED", CHE SAREBBE STATO DIFFUSO DAI RUSSI 
LA GUARDIA DI FINANZA VUOLE FAR LUCE ANCHE SULLA CENA DELLA SERA PRIMA, A CUI AVREBBERO PARTECIPATO SALVINI, SAVOINI, FERLENGHI E…


Cristiana Mangani per “il Messaggero”

Una foto del novembre 2016 tratta dal profilo Facebook di Claudio D’Amico con Salvini e SavoiniUNA FOTO DEL NOVEMBRE 2016 TRATTA DAL PROFILO FACEBOOK DI CLAUDIO D’AMICO CON SALVINI E SAVOINI
Sarebbe stato uno dei tre italiani presenti alla trattativa dello scorso 18 ottobre all'hotel Metropol a registrare l'audio al centro delle indagini della Procura di Milano sui presunti fondi russi alla Lega. Nel fascicolo sono indagati per corruzione internazionale Gianluca Savoini, il presidente leghista dell'Associazione Lombardia-Russia, l'avvocato Gianluca Meranda e l'ex consulente bancario Francesco Vannucci.

matteo salvini vladimir putin luigi di maioMATTEO SALVINI VLADIMIR PUTIN LUIGI DI MAIO








La ricostruzione sulla registrazione e la diffusione dell'audio, al momento, è solo un'ipotesi di lavoro, sulla quale stanno lavorando i pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta, che ieri hanno depositato alcuni atti dell'inchiesta - quanto necessario per dare un quadro generale di una indagine andata avanti per cinque mesi sotto traccia - in vista dell'udienza davanti al Tribunale del riesame, prevista per il 5 settembre, per discutere del ricorso presentato degli indagati contro i sequestri avvenuti un paio di settimane fa.
vladimir putin e gianluca savoiniVLADIMIR PUTIN E GIANLUCA SAVOINI

Qualora fosse vero che la conversazione su una fornitura di petrolio, che prevedeva una tangente per i burocrati di Mosca e fondi in nero per circa 65 milioni alla Lega, sia stata registrata da un italiano presente all'incontro - essendo la fonte segreta non si può escludere che la diffusione sia avvenuta per mano di un russo - il campo si restringe.

IL FILE AUDIO
l ipotesi di passaggio dei soldi dalla russia alla lega attraverso eniL IPOTESI DI PASSAGGIO DEI SOLDI DALLA RUSSIA ALLA LEGA ATTRAVERSO ENI










Tra gli atti messi a disposizione dei legali, ci sono le trascrizioni della registrazione su quell'affare legato alla compravendita di petrolio, ma anche una relazione sulle modalità con cui è stato acquisito quel file audio di cui i tecnici hanno verificato l'autenticità e l'assenza di manomissioni.

MATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014MATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014
Da quanto emerge dall'informativa, è stato convocato al quarto piano del Palazzo di Giustizia uno dei due giornalisti che per primi hanno scritto della vicenda e lo scorso 18 ottobre si trovavano nel grande albergo moscovita ma, come loro stessi hanno raccontato, a debita distanza dal meeting. Dall'analisi di quella conversazione, oltre all'ipotesi che a fare la registrazione con un cellulare possa essere stato uno dei partecipanti italiani alla trattativa, i pm sono certi che ci siano state altre riunioni precedenti.
matteo salvini gianluca savoini a moscaMATTEO SALVINI GIANLUCA SAVOINI A MOSCA


Inoltre hanno anche qualche indicazione su chi possano essere i tre russi, Andrey, Yuri e Jlia, presenti quella mattina nella hall dell'hotel. Se Jlia ritengono sia Jakunin, manager vicino a Vladimir Pligin, esponente di rilievo del partito di Putin Russia Unita, uno degli altri due è quasi certamente un funzionario pubblico.

LA ROGATORIA
GIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGINGIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGIN
In attesa che parta la rogatoria per la Russia, gli investigatori della Gdf stanno analizzando il materiale sequestrato durante le perquisizioni. Vogliono fare luce anche su un'altra cena che si sarebbe invece tenuta la sera prima, sempre a Mosca, alla quale avrebbero partecipato, tra gli altri, il vicepremier Matteo Salvini, lo stesso Savoini, il presidente di Confindustria Russia e manager Eni Ernesto Ferlenghi e Luca Picasso, direttore di Confindustria Russia, oltre a Claudio D'Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del leader della Lega. Ieri Salvini ha ironizzato su ulteriori fondi: «Non ho ancora finito di nascondere i rubli, dopo mi occupo del Marocco, buona caccia».

Fonte: qui