Visualizzazione post con etichetta Pensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pensioni. Mostra tutti i post

giovedì 30 gennaio 2020

Lavoro, oltre 3 milioni di precari: è record


La disoccupazione dei giovani resta al 28,9%

Ansa - L'Istat diffonde la stima provvisoria su occupati e disoccupati di dicembre 2019. I dipendenti a termine, ovvero i precaria dicembre aumentano di 17 mila unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni 123 mila. Lo rileva l'Istat. Si tratta di un nuovo massimo storico.
Resta invariato, rispetto al mese precedente, anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni), che si attesta al 28,9%. 
Il tasso di disoccupazione in Italia risulta stabile al 9,8%, lo stesso livello già registrato a novembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro segna un "lieve" aumento su base mensile (+2mila). Nel dettaglio, i disoccupati crescono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni.
Tornano a calare gli occupati, che a dicembre segnano una diminuzione di 75 mila unità, dopo due mesi di crescita. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta della contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016. A scendere, con un'inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), ovvero coloro che hanno il posto 'fisso'. Calano anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).
Il numero di lavoratori autonomi a dicembre scende di 16 mila unità su base mensile, con il totale che tocca il minimo storico dal 1977. Lo rileva l'Istat. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255 mila.
Ieri il Fondo Monetario Internazionale ha stimato la crescita per l'Italia a intorno allo 0,5% peril 2020, la più bassa tra tutti i Paesi dell'Unione europea.

Inps: boom di pensioni anticipate, +29%

Nel 2019 sono  535.573 i nuovi pensionati. Calo del 15,6% per quelle di vecchiaia

Nel 2019 l'Inps ha liquidato 535.573 nuove pensioni, un dato sostanzialmente in linea con il 2018 (537.160) ma ha registrato un aumento consistente dei trattamenti anticipati (+29,4%) a 196.857 unità anche grazie all'introduzione della cosiddetta Quota 100 e all'aumento di cinque mesi per l'età di vecchiaia che dall'inizio dell'anno scorso è accessibile a 67 anni. Per le pensioni di vecchiaia nel complesso si registra un calo del 15,6% a 121.495, un numero molto inferiore alle uscite anticipate.
 Sono solo 33.123 i dipendenti che nel 2019 hanno lasciato il lavoro a 67 anni con la pensione di vecchiaia mentre 126.107 sono andati in pensione anticipata quindi prima di questa età. E' quanto emerge dal monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento secondo il quale quindi tra le pensioni liquidate ai lavoratori dipendenti nell'anno il 20,8% ha riguardato le pensione di vecchiaia e il 79,2% quelle legate all'anzianità contributiva. Per le pensioni di vecchiaia si è registrato un calo del 29,81% rispetto al 2018 mentre per le pensioni di anzianità l'aumento è stato del 32,81%.
Inps boom di pensioni anticipate

mercoledì 29 gennaio 2020

PARIGI: LA POLIZIA DI MACRON MANGANELLA I POMPIERI

I VIGILI DEL FUOCO PROTESTANO CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI, MA ANCHE CONTRO LA MANCANZA DI PERSONALE E I CARICHI DI LAVORO 

GLI SCONTRI SONO SCOPPIATI VICINO A PLACE DE LA REPUBLIQUE, QUANDO I VIGILI DEL FUOCO HANNO TENTATO DI FORZARE UN PASSAGGIO E I POLIZIOTTI HANNO RISPOSTO CON LANCI DI GAS LACRIMOGENI

pompieri scontri con la poliziaPOMPIERI SCONTRI CON LA POLIZIA
Scontri tra vigili del fuoco e polizia a Parigi, dove è in corso la manifestazione dei pompieri francesi per ottenere migliori condizioni di lavoro. I sindacati hanno organizzato la protesta nella capitale francese convocando i pompieri di tutti il Paese per chiedere aumenti dell’organico, equipaggiamenti più moderni ed un aggiornamento dell’indennità di rischio, ferma dal 1990. Gli scontri, secondo Bfmtv, sono scoppiati vicino a Place de la Republique, quando i vigili del fuoco hanno tentato di forzare un passaggio e i poliziotti hanno risposto con lanci di gas lacrimogeni.

pompieri scontri con la poliziaPOMPIERI SCONTRI CON LA POLIZIA
Poco più di tre mesi dopo una protesta analoga a ottobre, quando bloccarono la circonvallazione della capitale francese, migliaia di pompieri hanno manifestato martedì nella zona est di Parigi. Le tensioni però sono cominciate con l’arrivo a Place de la Republique. I primi scontri con gli agenti già in mattinata, come ha segnalato la stessa prefettura parigina su Twitter: “Blocco non consentito da parte di alcuni vigili del fuoco che non rispettano il percorso dichiarato“.
pompieri scontri con la poliziaPOMPIERI SCONTRI CON LA POLIZIA

Alcuni manifestanti, come riporta Le Parisien, indossano i loro elmetti e le loro attrezzature antincendio. Nel pomeriggio sono poi scoppiate nuove tensioni all’angolo tra boulevard Voltaire e rue Léon Frot, dove i pompieri avrebbero tentato una deviazione. Per impedirla, non essendo stata autorizzata preventivamente dalla questura, la polizia ha montato una barriera che blocca il passaggio ed ha usato a più riprese gli idranti. Una cinquantina di vigili del fuoco hanno affrontato la polizia che ha risposto appunto con i gas lacrimogeni.

Fonte: qui

domenica 22 dicembre 2019

LO SCIOPERO CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI MACRON CONTINUA E METTE A RISCHIO I TRASPORTI PER NATALE

ANCHE I VOLI SONO A RISCHIO E LE STRADE RESTANO L’UNICA SOLUZIONE: CON CONSEGUENZE SUL TRAFFICO E SUI PREZZI DI BUS E “BLA-BLA CAR”

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”
sciopero in francia tredicesimo giorno 24SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO
È il momento più delicato nello scontro tra governo e sindacati: arriva Natale, e centinaia di migliaia di francesi non potranno raggiungere le famiglie. Mezzo milione di biglietti sono stati venduti da tempo, ma più della metà dei treni vengono cancellati per lo sciopero contro la riforma delle pensioni.
sciopero in francia tredicesimo giorno 18SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
Il premier Édouard Philippe parla di vaghi «progressi» nei negoziati ma non cede sull'«età perno» dei 64 anni (chi andrà in pensione prima prenderà meno, chi dopo di più) e annuncia nuove trattative a inizio anno. Per tutta risposta il capo dei sindacato Cgt Philippe Martinez annuncia un nuovo sciopero generale per il 9 gennaio. La tregua natalizia che molti invocavano non c' è stata, anzi. Secondo i sondaggi la protesta oggi è sostenuta da un francese su due e il caos natalizio potrebbe farle perdere popolarità, ma questo è un rischio che soprattutto i ferrovieri sembrano disposti a correre.
MACRON PHILIPPEMACRON PHILIPPE
Così, tra tanti disagi, le ferrovie Sncf hanno sospeso anche il servizio «Junior et compagnie» che di solito permette ai minori tra 4 e 14 anni di viaggiare da soli, in vagoni riservati, accompagnati da animatori che li consegnano a un famigliare all' arrivo. Seimila bambini, spesso figli di genitori separati, privati del Natale con il padre o la madre. «È uno scandalo - ha protestato Xavier Bertrand, influente presidente della regione Hauts-de-France e probabile candidato alle prossime presidenziali del 2022 -. Questo servizio dovrebbe essere la priorità per la Sncf, i bambini che dovevano usarlo non avevano certo scelto di fare il giro della Francia per divertimento».
sciopero in francia tredicesimo giorno 9SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
 Anche i 6.000 bambini diventano strumento di lotta politica. Per il leader sindacale Martinez «è una scelta scandalosa della Sncf, che per assecondare le promesse dei ministri sul numero di biglietti confermati preferiscono fare restare a piedi i bambini non accompagnati e garantire il posto agli adulti, che non a caso pagano il loro posto in treno molto più caro».
sciopero in francia tredicesimo giorno 8SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
Di fronte alla rabbia e alle proteste, in serata la Sncf ha annunciato di essere riuscita a organizzare 14 Tgv speciali che domenica eccezionalmente saranno dedicati a portare a destinazione i bambini «Junior et compagnie». Per i giorni della vigilia si temono disordini nelle stazioni, perché molti che avevano comprato il biglietto e hanno avuto il treno cancellato, non riuscendo a trovare posto nei treni superstiti, sono determinati a salire comunque e a viaggiare magari in piedi. Le ferrovie allora per scongiurare l' assalto ai treni ricordano che nessuno potrà salire senza il posto prenotato e annunciano che saranno rafforzati i controlli prima ancora dell' accesso al binario.
sciopero in francia tredicesimo giorno 19SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
In questo caos, con i voli a loro volta a rischio, l' autostrada resta l' unica soluzione. Ieri alle 17.30 si erano già formati 500 chilometri di ingorghi per la prima partenza delle vacanze. E che l' emergenza sia seria lo indica anche il fatto che il ministero dei Trasporti - con un decreto valido fino al 24 dicembre - ha autorizzato i conducenti dei pullman a lunga percorrenza come Flixbus e BlablaBus a guidare per due ore in più al giorno.

flixbus 2FLIXBUS 
In tempi normali per ragioni di sicurezza gli autisti non possono guidare più di 10 ore al giorno, e sono obbligati a fare una pausa di 45 minuti ogni quattro ore e mezza. «Ma lo sciopero perturba le condizioni di circolazione sulle strade e provoca un caso di emergenza», si legge del decreto. I prezzi dei viaggi in pullman aumentano, e il servizio di car-sharing a lunga percorrenza BlablaCar ha raddoppiato i clienti: «Nei prossimi 15 giorni ci saranno due milioni di posti a disposizione - dice il direttore generale Nicolas Brusson -. Molti automobilisti hanno deciso di aderire al servizio anche per spirito di solidarietà».
sciopero in francia tredicesimo giorno 27SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
Fonte: qui

martedì 17 dicembre 2019

NON BASTAVANO I 12 GIORNI DI SCIOPERI, AD INGUAIARE MACRON ARRIVANO ANCHE LE DIMISSIONI DI JEAN-PAUL DELEVOYE, ALFIERE DELLA RIFORME DELLE PENSIONI

IL CONFLITTO D'INTERESSI PER LE 14 CARICHE RICOPERTE E I COMPENSI DICHIARATI SEMPRE AL RIBASSO 
DELEVOYE È LA 16ESIMA TESSERA DEL MOSAICO DI GOVERNO A SALTARE IN DUE ANNI E MEZZO…
Francesco De Remigis per “il Giornale”

JEAN-PAUL DELEVOYE MACRON MASCHEREJEAN-PAUL DELEVOYE MACRON MASCHERE
Sotto il fuoco delle rivelazioni di stampa, cade l' alfiere della riforma delle pensioni voluta da Emmanuel Macron. Jean-Paul Delevoye, fedelissimo del presidente, si è dimesso «di sua spontanea volontà», si affretta a spiegare l' Eliseo. Ma con una Francia paralizzata da 12 giorni di scioperi, in preda al disagio sociale per la nuova manifestazione di oggi a Parigi, è chiaro che non si tratta soltanto di sostituire una casella governativa.

Urge far chiarezza sul ruolo che il 72enne svolgeva per conto del presidente della Repubblica: contemporaneamente alto commissario alla riforma delle pensioni e presidente di Parallaxe, think tank nel settore educazione, con uno stipendio di oltre 5mila euro al mese, e un cumulo di cariche solo in parte comunicate all' Autorità per la trasparenza della vita pubblica (Hatvp).
JEAN-PAUL DELEVOYEJEAN-PAUL DELEVOYE

Rispetto alle 3 dichiarate, sono già 14; emerse grazie a inchieste giornalistiche. In barba all' articolo 13 della Costituzione che lo vieterebbe, il «Signor Pensioni» si era per esempio «dimenticato» delle consulenze con le grandi assicurazioni. Almeno 10 «sviste» e compensi citati al ribasso: dichiara 40mila euro dal gruppo Igs nel 2017 (invece guadagnava 78.804 netti) e 64.420 da Parallaxe (invece sono 73.338). Ma oltre a incarichi retribuiti, o svolti per la maggior parte gratuitamente, è il presunto conflitto d' interessi a pesare sulla «terzietà» del padre della riforma che cancellerà i 42 regimi pensionistici con un sistema unico a punti di ispirazione svedese.

I fondi di assicurazione privati potrebbero trarre benefici dalla nuova legge che da due anni è nelle sue mani? Nel pieno delle trattative sulla riforma, e in un clima di accesa protesta, i francesi hanno scoperto dai giornali che il «Signor Pensioni» era «strettamente legato» a questo mondo, dando nuova linfa alle opposizioni destra-sinistra, con Marine Le Pen che da giorni chiede un referendum sul testo e l' uscita di scena del frontman delle pensioni.

macronMACRON
Il presidente Macron ha accettato ieri le sue dimissioni «con rammarico» e l' esecutivo è all' opera per far ripartire il treno riformista: «Sarà rimpiazzato nel più breve tempo possibile». Ma Delevoye è la 16esima tessera del mosaico di governo a saltare in due anni e mezzo e, pur impegnandosi a rimborsare oltre 123mila euro - cioè le somme guadagnate dopo la nomina a commissario per le pensioni nel settembre 2017, poi diventato anche ministro nel settembre scorso - ora rischia fino a 3 anni di reclusione e 45mila euro di multa.

Lui parla di «dimenticanze» quanto ai legami con il settore assicurativo nella dichiarazione pubblicata il 7 dicembre dall' Hatvp. Difficile sostenere questa linea per ciò che riguarda invece il mandato al Cese, che va dal 16 ottobre 2010 al 1 dicembre 2015, l' ultimo scovato dai media. È stato infatti anche presidente del Consiglio economico, sociale e ambientale (Cese). Non la presidenza onoraria di un think tank o di un istituto di formazione, ma un ruolo per cui ha ricevuto 6.330,32 netti al mese.

Nessuna menzione. Eppure la legge parla chiaro: «Vanno indicate le partecipazioni negli organi direttivi di un ente pubblico o privato o di una società alla data delle elezioni o della nomina e durante i cinque anni precedenti la data della dichiarazione». In altre parole: anche se rettificata nel fine settimana, la dichiarazione di Delevoye non è stata esaustiva.

L' ex ministro di Jacques Chirac ha quindi ceduto senza aspettare domani, quando l' Autorità per la trasparenza si pronuncerà sulle sue «dimenticanze».
I sindacati hanno intanto ritrovato unità: oggi 8 sigle in corteo e Francia ancora a rischio paralisi.
JEAN-PAUL DELEVOYEJEAN-PAUL DELEVOYE

A Parigi, già ieri, 620 km di code.
Oggi 8 linee della metro in stop e 1 Tgv su 4 attivo. Uno stress-test per governo e cittadini che rischia di protrarsi fino a Natale. Fonte: qui

domenica 15 dicembre 2019

LA GUARDIA DI FINANZIA A ROMA HA PIZZICATO 37 FURBETTI CHE CONTINUAVANO A PERCEPIRE LA PENSIONE DI NONNI E GENITORI, NONOSTANTE FOSSERO MORTI DA ANNI

GLI INDAGATI NON INCASSAVANO SOLAMENTE PENSIONI ORDINARIE, MA ANCHE ASSEGNI SOCIALI, INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO E, ADDIRITTURA, PENSIONI DI GUERRA 
IL BILANCIO DELLA TRUFFA AMMONTEREBBE A PIÙ DI…
Michela Allegri per “il Messaggero”

pensione parente morto 1PENSIONE PARENTE MORTO
Hanno continuato a percepire la pensione di nonni e genitori, nonostante fossero morti ormai da mesi. E ora sono finiti sotto inchiesta con l'accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche a seguito di dichiarazioni mendaci e di truffa aggravata ai danni dello Stato.

I casi sono decine: la nipote di una donna morta nel 1991 che fino al 2017 ha continuato a incassare la pensione della nonna, accumulando addirittura 300mila euro; un uomo che non aveva comunicato la morte del padre, avvenuta nel 1993, e fino al 2016 ha continuato a incassare dal ministero la pensione «di guerra» del genitore, per più di 267mila euro.
guardia di finanzaGUARDIA DI FINANZA

Sono trentasette i furbetti pizzicati dai Finanzieri del comando provinciale di Roma, denunciati all'autorità giudiziaria. Cifre che ora sono state sequestrate e che dovranno essere restituite.

IL RAGGIRO
Gli indagati non incassavano solamente pensioni ordinarie, ma anche assegni sociali, indennità di accompagnamento e, addirittura, pensioni «di guerra», appunto. Un escamotage che ha permesso loro di arrotondare lo stipendio ma che ora rischia di farli finire sul banco degli imputati.

inps 3INPS 
Anche perché il danno per le casse dello Stato non è di poco conto: secondo le Fiamme gialle, il buco nelle casse dell'Inps e per il ministero dell'Economia e delle finanze, cioè il bilancio della truffa, ammonterebbe a più di 3 milioni di euro.

Le indagini sono partite dagli accertamenti del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza. Da una serie di controlli, i militari si sono accorti che i conti non tornavano.
pensione parente morto 2PENSIONE PARENTE MORTO 

Così, hanno approfondito le verifiche. Hanno acquisito dall'Inps e dal ministero dell'Economia i nominativi di titolari di pensione e indennità di accompagnamento, avviando un monitoraggio «a tappeto».

I risultati sono stati incrociati con le informazioni contenute nelle banche dati disponibili, per verificare l'eventuale decesso dell'avente diritto al sussidio. E così sono emerse le anomalie: in decine di casi soggetti terzi, che non avevano diritto all'emolumento, percepivano i soldi.
inps 2INPS 

LA CAPITALE
L'inchiesta è stata avviata in tutta l'Italia e solo nella Capitale sono emersi 37 casi sospetti di indebita percezione di prestazioni previdenziali e assistenziali. I dati dell'Inps sono stati infatti incrociati con quelli forniti dalle sedi locali dell'istituto di previdenza e della Ragioneria Territoriale dello Stato di Roma, consentendo ai finanzieri di stilare una lista di furbetti che sono poi stati denunciati.

inps 1INPS 
In molti casi gli inquirenti hanno già disposto il sequestro delle somme incassate in modo irregolare, congelandole sui conti correnti degli indagati. Nel frattempo, l'Inps e la Ragioneria Territoriale dello Stato hanno subito sospeso l'erogazione dei trattamenti. Fonte: qui

venerdì 25 ottobre 2019

Inps: 8,7 milioni di pensioni con importo tra 500 e 1000 euro al mese

Le prestazioni previdenziali in Italia al 2018 sono pari a 22.785.711, per un ammontare complessivo annuo di 293.344 milioni di euro, che corrisponde a un importo medio per prestazione di 12.874 euro (Prospetto 1). Rispetto al 2017, il numero di prestazioni è diminuito dello 0,1% e il corrispondente importo complessivo annuo è aumentato del 2,2%.

Così l’Inps nel suo ultimo Osservatorio del casellario dei pensionati in cui emerge che se Sebbene le donne rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 52,2%), gli uomini percepiscono il 55,9% dei redditi pensionistici. L’importo medio dei trattamenti percepiti dalle donne è infatti inferiore rispetto a quello degli uomini del 28% (15.474 contro 21.450 euro).

In merito alla distribuzione delle pensioni per classe di importo, si osserva che il 76,2% delle pensioni ha importi inferiori a 1500 euro lordi mensili; la maggior parte di esse (8,7 milioni) ha importi compresi tra 500 e 1.000 euro mensili e rappresentano il 38% del totale delle pensioni. Le pensioni fino a 500 euro sono 5.473.545 e costituiscono il 24% del totale, mentre quelle tra 1.000 e 1.500 euro sono 3.230.552 pari al 14,2% del totale. 

Le restanti 5.414.902 pensioni, pari al 23,8% del totale, superano i 1.500 euro lordi mensili. I pensionati che percepiscono più di 2.000 euro al mese rappresentano il 24,7%, mentre le pensioni il 13,6%, con importi che pesano per il 38% sulla spesa pensionistica complessiva.

“Una vergogna!” commenta gli ultimi dati dell’Inps Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Specie se si considera che costano solo 6 mld e 520 milioni, mentre i pensionati d’oro, con redditi superiori a 5.000 euro al mese, pur essendo appena l’1,8% del totale, poco più di 285 mila pensionati, costano la bellezza di 23 mld e 316 milioni, ossia più di 3 volte e mezza le pensioni da fame”. “Una situazione che non può essere stata risolta dalla pensione di cittadinanza, visto che, anche se in quest’ultimo caso si fa riferimento al reddito familiare e non a quello pensionistico, secondo gli ultimi dati Inps sono solo 118 mila i percettori, contro 1 mln e 951,8 mila pensionati che prendono meno di 500 euro al mese, ossia il 6 per cento. Uno squilibrio difficilmente spiegabile” conclude Dona. Fonte: qui

giovedì 18 luglio 2019

NEL 2022 IL CONTO TOTALE DELLE USCITE A CARICO DELLO STATO SFONDERA' IL MURO DEI 900 MILIARDI DI EURO

A PESARE SUL BILANCIO PUBBLICO SARANNO LE PENSIONI (+28 MILIARDI IN TRE ANNI) E GLI INTERESSI SU BOT E BTP (+9 MILIARDI) 

LE PMI DI UNIMPRESA, DOPO LE PROMESSE DI TAGLI ALLE TASSE, ATTACCANO IL GOVERNO: ''PRESI IN GIRO, DA 40 ANNI SOLO INUTILI COMMISSIONI SULLA RIDUZIONE DELLA SPESA

(AGI) - La spesa pubblica sfondera' il muro dei 900 miliardi di euro nel 2022: a incidere in maniera significativa sull'incremento delle uscite a carico del bilancio statale saranno le pensioni (in crescita di quasi 28 miliardi rispetto al 2019), gli interessi da pagare sulle emissioni di bot e btp (in aumento di quasi 10 miliardi) e gli investimenti pubblici (in salita di oltre 9 miliardi). Le pensioni passeranno da 277 a 305 miliardi, l'esborso per il servizio del debito da 64 a 73 miliardi, le spese in conto capitale da 51 a 60 miliardi.
SPESA PUBBLICASPESA PUBBLICA

Questi i dati principali di un'analisi del Centro studi di Unimpresa sui conti pubblici, secondo la quale il totale della spesa pubblica crescera' di 59,4 miliardi di euro (+6,8%) nel triennio 2020-2022 rispetto al 2019, passando dagli 869,7 miliardi dello scorso anno ai 929,2 miliardi del 2020.

"La spending review e' una chimera, da anni ormai e' diventata solo una faccenda da campagna elettorale e un argomento utile per creare costose consessi di esperti che non cavano un ragno dal buco. La prima commissione fu creata quasi 40 anni fa, all'inizio degli anni 80, da allora la spesa e' solo cresciuta, mentre tagli e razionalizzazioni sono rimasti nel cassetto", commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

Secondo l'analisi dell'associazione - basata su rielaborazioni di dati della Corte dei conti, dell'Istat e del Tesoro - la spesa pubblica, complessivamente, crescera' di 59,4 miliardi di euro (+6,8%) nel triennio 2020-2022 rispetto al 2019, passando dagli 869,7 miliardi dello scorso anno ai 929,2 miliardi del 2020. Le spese correnti saliranno di 51,5 miliardi (+6,3%) da 812,6 miliardi a 864,1 miliardi. Nel dettaglio, saliranno di 2,3 miliardi (+1,3%) le uscite per gli stipendi dei dipendenti pubblici da 172,6 miliardi a 174,9 miliardi; gli acquisti di beni e servizi passeranno da 144,1 miliardi a 150,0 miliardi con un incremento di 5,9 miliardi (+4,1%).
luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni triaLUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI GIOVANNI TRIA

Le prestazioni sociali vedranno una crescita di 33,0 miliardi (+9,1%) da 364,1 miliardi a 397,1 miliardi e sull'incremento peseranno i 27,8 miliardi in piu' (+10,0%) di uscite per assegni pensionistici (da 277,4 miliardi a 305,2 miliardi) oltre ai 5,2 miliardi di maggior esborso per il comparto previdenza (+6,0%), che passera' da 86,7 miliardi a 91,9 miliardi. Le altre spese correnti rimarranno sostanzialmente stabili (da 67,8 miliardi a 68,5 miliardi), con un lieve incremento di 700 milioni (+1,0%). L'area delle spese correnti si chiude con gli interessi passivi, in salita, dal 2019 al 2022, di 9,7 miliardi (+15,2%) da 64,0 miliardi a 73,7 miliardi.
Quanto alle spese in conto capitale, si registrera' un aumento di 7,9 miliardi (+13,8%) da 57,1 miliardi a 65,0 miliardi: a incidere sulla crescita di questa voce saranno gli investimenti (infrastrutture e grandi opere pubbliche) che saliranno di 9,2 miliardi (+18,0%) da 51,2 miliardi a 60,4 miliardi, mentre le altre spese in conto capitale subiranno una contrazione di 1,3 miliardi (-22,0%) da 5,9 miliardi a 4,6 miliardi). La spesa primaria, ovvero il totale delle spese esclusa la voce per interessi passivi, salira' di 49,7 miliardi (+6,2%) da 805,7 miliardi a 955,4 miliardi; mentre il totale delle uscite dalle casse pubbliche si attestera', a fine 2020, a 929,1 miliardi con una crescita di 59,4 miliardi (+6,8%) rispetto agli 805,7 miliardi del 2019.
DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
Fonte: qui

lunedì 20 maggio 2019

UN PAESE PER VECCHI - IL 91ENNE PIERO ANGELA SPIEGA LA CRISI DEMOGRAFICA

“L'ITALIA E' L'UNICO PAESE CHE DA' PIU' AI PENSIONATI CHE ALLE MADRI...OGGI QUALUNQUE RAGAZZA CHE SI LAUREI NON VUOLE SUBITO DEDICARSI AI PANNOLINI, MA PIÙ LO SI RITARDA PIÙ DIVENTA DIFFICILE FARLO E QUANDO ARRIVA, CI SI FERMA A UNO" 
''ANCHE A ME PIACEREBBE ARRIVARE A 200 ANNI, MA SOLO SE IN MOTOCICLETTA E CON UNA BIONDA SUL SELLINO POSTERIORE, NON INEBETITO SU UNA SEDIA A ROTELLE"
Virginia Della Sala per “il Fatto quotidiano”

ITALIANI POCA GENTEITALIANI POCA GENTE
Piero Angela ha quasi 91 anni. "Lo dico con un pizzico di civetteria, ho un po' di ernia del disco ma la macchina funziona ancora. Farò il quarto Quark tra qualche mese!" spiega sorridendo quando lo incontriamo alla Società Geografica Italiana per parlare di demografia e del libro di Antonio Golini e Marco Valerio Lo Prete, Italiani poca gente (Luiss University Press) di cui Angela ha scritto la prefazione. Piero Angela, oggi presenta un libro sulla denatalità in Italia. Siamo sempre meno.

Come mai?
In generale, e nella nostra politica in particolare, non c'è una visione di lungo termine.
La crisi demografica è la conseguenza di programmi tarati solo sul consenso immediato. Cambiare politica è facile e veloce, cambiare la demografia no. C'è una bellissima metafora usata da Antonio Golini: in un orologio, le lancette dei secondi rappresentano la politica, quelle dei minuti l'economia, quelle delle ore la demografia. Ma sono quest'ultime a dirti che ora è. Sembrano ferme, ma segnano il tempo.

Perché siamo passati dalla media di 2,7 figli per donna del 1964 a poco più di uno?
Quando è nato mio padre, nel 1874 (era un contemporaneo di Garibaldi!) la società italiana era contadina, al 70% analfabeta, con una vita breve e grama. Poi, dall' analfabetismo di massa si è passati all' università di massa, il reddito è aumentato, la vita delle persone si è trasformata. Certo, non è stato merito della politica, che non è mai servita a nulla: la democrazia è frutto di innovazione, energia, educazione, valori, comunicazione. Se lei fosse nata all' epoca di mio padre, si sarebbe sposata a 16 anni. Invece quanti anni ha e quanti figli ha?

Trenta e niente figli.
Ecco. Sui registri matrimoniali dell'800, l' 80% delle spose firmava con la croce.
Cosa poteva fare una donna che firmava con la croce se non sposarsi e fare dei figli? A quei tempi, lei avrebbe già avuto cinque figli e starebbe badando alla casa in campagna. E io sarei con le scarpe piene di fango a governare le mucche.



E oggi?
A 25 anni neanche ci si pensa, giustamente. La società moderna è frutto di un processo di liberazione dell' uomo, ancor di più della donna. Le studentesse sono più degli studenti, si laureano prima e con voti migliori. La superiorità del maschio è stata smentita dall'accesso delle donne all' istruzione. Qualunque ragazza che si laurei non vuole subito dedicarsi ai pannolini, sa che con la routine familiare alcune attività le sarebbero precluse. Quindi ritarda l' arrivo di un figlio. Ma più lo si ritarda più diventa difficile farlo e quando arriva, ci si ferma a uno.

Come mai non se ne parla abbastanza?
PIERO ANGELAPIERO ANGELA
A nessuno importa del futuro. Nel Rapporto sui limiti dello sviluppo realizzato ormai 50 anni fa c'era una tabella che è ancora valida: tanti quadratini delineavano lo spazio e il tempo e in ognuno bisognava segnare con un punto l' interesse relativo al soggetto indicato. La prima casella era "Io e la mia famiglia oggi" ed era tutta piena di puntini. Man mano che si andava avanti, "il mio paese", la "cultura", "l' umanità", i puntini si diradavano. E ancora "domani", "fra un anno", "fra dieci", sempre meno. La casella "Il futuro dell' umanità" aveva un solo puntino. Ecco. Un figlio è visto sempre più come bene individuale della coppia e della donna, non della società. Ma il venir meno della sua valenza di bene collettivo si riverbera nell' assenza di interventi per sostenere lo sviluppo demografico.

Quanto conta la ricchezza?
PIERO ANGELAPIERO ANGELA
Si pensa sempre che siano i paesi poveri a fare più figli ed è vero. I figli sono considerati un investimento: in Africa sono una risorsa. Non serve una stanza in più, portarli a nuoto o a danza. A cinque anni già conducono le pecore al pascolo. Eppure anche in alcuni Paesi ricchi dell' Ue si fanno più figli, questo perché ci sono servizi e attenzione al tema. L'Italia è l' unico Paese che dà più ai pensionati che alle madri. Il sistema è rovesciato. Così, se non hai dove mettere il figlio mentre lavori, è un problema. O se lo hai, costa molto.

Se invece hai l' asilo nido, la possibilità di lavorare, due stipendi e aiuti forti, dalla detassazione ai contributi - non un bonus da 80 euro - allora è chiaro che fai più figli. Ci sono sondaggi, per quel che valgono, che dicono che le donne vogliono avere figli. E se si chiede loro quanti, rispondono "due". In Francia, ad esempio, tutti possono disporre di scuole materne, asili nido, sia nel quartiere che nelle aziende. E la media è di due figli per donna.

Perché non si investe su questo, allora?
CALO DELLA NATALITA jpegCALO DELLA NATALITA'
I pensionati votano, i neonati no. Investire sulle persone anziane dà un risultato visibile immediato mentre investire sulla natalità significa vedere i risultati a 20 anni di distanza. Nella vita sociale ci sono tre segmenti: lo studio, il lavoro e la pensione. Un tempo lo studio era poco, il tempo di lavoro lungo, la pensione breve perché si moriva subito. Era un sistema sostenibile. Oggi tutto è rovesciato, pochi figli dovranno mantenere molti anziani - oltretutto sempre più costosi - e pagare le loro pensioni. Una volta c' erano due figli per un genitore superstite, oggi due genitori superstiti per un figlio. Queste cose si pagano.
La demografia ci presenta un quadro inquietante.

Quale?
NATALITA NEL MONDONATALITA' NEL MONDO
Che società può essere una di soli vecchi? Oggi i centenari sono circa 117mila, nel 2050 si stima saranno 150mila. Anche a me piacerebbe arrivare a 200 anni, ma solo se in motocicletta e con una bionda sul sellino posteriore, non inebetito su una sedia a rotelle.

I migranti possono colmare il gap di natalità?
Andiamo verso una società tecnologica in cui occorrono specializzazioni e innovazione ma con gli ascensori sociali già bloccati: riusciremo a non lasciarli indietro e a integrare soprattutto le seconde generazioni? Se sì, bene, altrimenti rischiamo di diventare un paese di braccianti e tornare a una società dell' 800. Fonte: qui

martedì 2 aprile 2019

IL 70% DELLE PENSIONI NON RAGGIUNGE I MILLE EURO DI IMPORTO

13 MILIONI DI ITALIANI NON PAGANO L’IRPEF E IL 5% DEI CONTRIBUENTI CON REDDITO OLTRE 50MILA EURO VERSA IL 40% DELL'IMPOSTA 

IL CONSUNTIVO DELL'INPS PER IL 2018: SU QUASI 18 MILIONI DI TRATTAMENTI TOTALI, QUATTRO SONO DI TIPO ASSISTENZIALE…

Michele Di Branco per “il Messaggero”

inps-3INPS
Il 70% delle pensioni non raggiunge i mille euro di importo, il 25% degli italiani ha redditi così bassi da non evitare le tasse, mentre il 45% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro l' anno. Le statistiche diffuse ieri da Inps e Ministero dell' Economia rimandano l' immagine plastica di un Paese piuttosto malconcio. Quanto meno sul piano della ricchezza personale. Anche se non va dimenticato, purtroppo, che la forte tendenza all' evasione fiscale falsa il quadro reale. Ad ogni modo, in tema previdenziale, è vero che su quasi 18 milioni di trattamenti pensionistici, esclusi quelli delle gestioni pubbliche, ci sono 12,6 milioni di assegni inferiori, appunto, a mille euro al mese.

Ma in molti casi i pensionati, ricorda, l' Inps sono titolari di più trattamenti. I numeri dicono che le pensioni previdenziali sono erogate soprattutto al Nord mentre al Sud prevalgono quelle assistenziali rispetto al resto del territorio. Su 17,8 milioni di pensioni, quasi quattro milioni sono trattamenti assistenziali (assegni sociali, pensioni agli invalidi civili, indennità di accompagnamento) e tra questi quali la metà (il 47,7%) è erogato in Regioni del Sud e nelle Isole.
pensionePENSIONE

La situazione si capovolge se si guarda alle pensioni di vecchiaia con 187,7 assegni ogni mille residenti al Nord e appena 100,7 al Sud (149,4 in Italia) dove è più basso il tasso di occupazione e quindi di pensionamento previdenziale. Nel Nord si erogano la maggioranza delle pensioni complessive (8,55 milioni a fronte di 3,2 milioni nel Centro e 5,47 nel Sud) con 308,2 prestazioni ogni mille abitanti a fronte delle 265,4 ogni mille abitanti del Sud.

Oltre la metà degli assegni sociali (456.167 su 818.776), le prestazioni erogate agli anziani in situazione di bisogno, sono erogate al Sud (il 55,7% del totale) mentre nel Nord ne arrivano meno di un quarto (il 24,6%). Nel 2018 sono state liquidate 1.135.294 nuove pensioni, la metà delle quali (567.934) di natura assistenziale.

PAESE SPACCATO
pensionePENSIONE
Intanto le statistiche Irpef rese note ieri dal Mef descrivono un Paese spaccato in due. Gli italiani, nel 2018, hanno dichiarato in media poco più di 20 mila euro (20.670), vale a dire l' 1,3% in meno di un anno precedente. Ma i 24 mila della Lombardia e i 14 mila della Calabria, i due opposti regionali, parlano di un divario irriducibile. I numeri dicono che il 5,3% dei contribuenti più facoltosi, con oltre 50 mila euro di reddito, versano il 40% delle tasse totali. Sull' altro fronte, quasi 13 milioni pagano zero imposte.

Oltre 10,5 milioni di soggetti sono contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni. Tuttavia, specifica il Mef, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus 80 euro, i soggetti che di fatto non versano l' Irpef salgono a circa 12,9 milioni.

pensionePENSIONE
E, a proposito degli 80 euro, in due milioni hanno dovuto restituire il bonus in quanto, tra il 2017 e il 2018, i loro redditi sono cresciuti. In tema di imposte locali, gli abitanti del Lazio risultano i più spremuti: l' addizionale regionale media raggiunge 610 contro i 410 di media nazionale. Quanto mercato del lavoro, il ministero evidenzia l' aumento del numero di lavoratori con contratti a tempo determinato (+14,7%), «presumibilmente a causa del venir meno della decontribuzione per le nuove assunzioni, previste per due anni dal Jobs act che ha determinato una ricomposizione delle assunzioni a favore di forme contrattuali temporanee».

Fonte: qui

L’ITALIA È IL PAESE IN EUROPA DOVE SI EVADONO PIÙ TASSE. MA ANCHE GERMANIA E FRANCIA NON SE LA CAVANO BENISSIMO 

LO STUDIO DELLA SOCIETÀ INGLESE “TAX RESEARCH LLP”: IL RAPPORTO TRA FISCO EVASO ED ENTRATE FISCALI È AL 23,28%, LO STATO NON INCASSA QUALCOSA COME 190 MILIARDI DI EURO 

MA ANCHE I TEDESCHI…


 


L’ITALIA È PRIMA PER EVASIONE FISCALE (MA GLI ALTRI STATI UE NON SONO MESSI MEGLIO)
EVASIONE FISCALE IN EUROPAEVASIONE FISCALE IN EUROPA

L'Italia è prima al mondo, ma non per una buona ragione. Secondo un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

E se ci si sposta in termini relativi, il tax gap dell’Italia, cioè il rapporto tra fisco evaso ed entrate fiscali dello Stato, si attesta al 23,28%. Ciò significa che per ogni euro riscosso dal fisco italiano, si perdono circa 23 centesimi in evasione fiscale. I numeri non sono confortanti, ma nel resto d'Europa, gli altri Stati non se la passano meglio.

QUANTO VALE L’EVASIONE FISCALE IN ITALIA E IN EUROPA?
Alessandro Leozappa per www.risparmiamocelo.it

Negli ultimi tempi, l’evasione fiscale è entrata prepotentemente all’interno del dibattito politico. Non si tratta però di un problema nuovo. I fenomeni di evasione fiscale esistono sin da quando i governanti impongono tasse ai loro cittadini.
EVASIONE FISCALEEVASIONE FISCALE

Chi ci segue inoltre su Facebook, avrà sicuramente notato l’infografica postata qualche giorno fa che ritraeva l’evasione fiscale in Europa. Stando ad un recente studio condotto dalla società inglese Tax Research LLP emerge che l’Italia è il primo paese per evasione fiscale in Europa, con circa 190 miliardi di euro di tasse evase.

Per avere un’idea concreta del danno da evasione fiscale per la società, i mancati introiti per lo Stato italiano equivalgono a circa il doppio della spesa pubblica in sanità. Nella classifica dell’evasione fiscale in Europa, dietro all’Italia si piazzano in ordine Germania (125 miliardi), Francia (118 miliardi) e Regno Unito (87 miliardi). In totale, prendendo come riferimento l’anno fiscale 2015, l’evasione fiscale tra i Paesi Membri dell’Unione pesa 824 miliardi di euro. È più di sei volte la dimensione del bilancio annuale dell’UE.
evasione-fiscaleEVASIONE-FISCALE

È interessante anche notare come cambia questa classifica se consideriamo il peso che l’evasione fiscale ha sul gettito fiscale. Italia, Germania e Francia sono infatti le tre più grandi economie dell’eurozona e anche per questo motivo il valore assoluto delle tasse evase è molto elevato.

Se ci si sposta in termini relativi, il tax gap dell’Italia, cioè il rapporto tra fisco evaso ed entrate fiscali dello Stato, si attesta al 23,28%. Ciò significa che per ogni euro riscosso dal fisco italiano, si perdono circa 23 centesimi in evasione fiscale.

EVASIONE FISCALE IN EUROPAEVASIONE FISCALE IN EUROPA
Peggio di noi soltanto Romania (29,51%), Grecia (26,11%) e Lituania (24,36%). Il paese europeo con il tax gap più basso è invece il Lussemburgo, dove l’evasione fiscale pesa il 7,98% degli introiti statali.

Come abbiamo visto dai numeri, quello dell’evasione fiscale è un problema serio e ben radicato sia in Italia sia in Europa. Gli oltre 800 miliardi di euro che secondo le stime mancherebbero dalle casse degli stati europei, sarebbero risorse di grande beneficio per la ripresa economica in Europa. Ma al di là dell’aspetto economico, l’evasione fiscale genera ingiustizia sociale tra coloro che pagano e coloro che non pagano le tasse e pertanto va combattuta con ogni forma e mezzo.

Fonte: qui