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sabato 21 dicembre 2019

PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA I TITOLI DI ATENE SUPERANO QUELLI ITALIANI, E IL MESSAGGIO AL NOSTRO PAESE E' DA BRIVIDI.

I RATING DELL'ITALIA SONO APPENA SUPERIORI AL LIMITE CHE LA BCE ESIGE PER COMPRARE I TITOLI DI STATO
Franco Bruni* per “la Stampa”
*Senior Professor, Department of Economics, Bocconi University Vice President, Italian Institute for International Political Studies (ISPI)
SPREAD TITOLI DI STATO ITALIA GRECIA - IL SORPASSOSPREAD TITOLI DI STATO ITALIA GRECIA - IL SORPASSO
Mercoledì 18 lo spread fra i titoli di Stato greci e quelli italiani è stato negativo di quasi 6 punti base (ieri in riduzione): il rendimento dei titoli greci a 10 anni è sceso sotto l' 1.3% lasciando quello italiano lievemente sopra. Appena quattro anni fa, dopo la crisi dell' Eurozona con più di una ristrutturazione del debito della Grecia e il Paese a un passo dall' uscita dall' euro, era attorno ai 1700 punti.

troika greciaTROIKA GRECIA
Da tempo il costo del debito greco si stava avvicinando a quello italiano. Ma non è anomalo che sia meno caro indebitarsi per un Paese che, rispetto all' Italia, ha un grado di sviluppo economico-finanziario, tecnologico e commerciale molto inferiore, ha sofferto per anni una tragica crisi che ne ha precipitato il tenore di vita e la credibilità internazionale indebitandolo con le istituzioni internazionali? Proviamo a rispondere guardando a cinque fatti.
GRECIA TORNA AL BARATTOGRECIA TORNA AL BARATTO
Primo: i mercati premiano i dati macroeconomici che migliorano in Grecia e peggiorano in Italia. La crescita, nettamente superiore in Italia nel 2015-16, nel 2017 è stata di poco inferiore in Grecia dove dal 2018 è il 2% mentre in Italia è scesa sotto l' 1% e va verso zero. Quel che più conta è che per almeno cinque anni la Grecia è prevista crescere più di noi. L' altro successo della Grecia è anche la sua maggior pena, l'«austerità»: l' avanzo del bilancio pubblico al netto del costo del debito. Cresciuto rapidamente fino a più del 4%, è ora sopra il 3% e previsto rimanere sopra il 2% nel prossimo quinquennio. In Italia è meno dell' 1,5% e previsto scendere fino quasi ad annullarsi nel 2024.
tsipras e la merkel xxx028049aTSIPRAS E LA MERKEL XXX028049A
Dunque: per quanti danni abbia fatto l' austerità imposta dai creditori alla Grecia, non le impedisce di crescere molto più di noi e il doppio della media dell' area dell' euro. Il debito pubblico greco è ancora maggiore che in Italia (177% contro 133% del Pil) ma ciò diventa meno importante per i mercati: la maggior crescita e il maggior avanzo di bilancio ridurranno rapidamente la differenza.
grecia – olive e fetaGRECIA – OLIVE E FETA
Secondo: la Grecia è uscita dalla tutela della «troika» da più di un anno, riconquistando l' accesso ai mercati senza aver mai beneficiato degli acquisti di titoli della Bce che non l' ha ancora ammessa al «quantitative easing». Per l' ammissione dovrà migliorare i rating del suo debito che sono peggiori dei nostri. Ma i mercati sentono che ciò è possibile e probabile. I rating dell' Italia, che ha visto massicci acquisti di titoli dalla Bce, sono diminuiti negli anni, previsti con pessimismo e appena superiori al limite che la Bce esige per comprare i titoli. A tratti i mercati temono che possano scendere addirittura sotto tale limite.

greciaGRECIAreferendum in grecia acropolis cc2fe199REFERENDUM IN GRECIA ACROPOLIS CC2FE199
Terzo: non è escluso che i mercati stiano esagerando nel premiare la Grecia. Con l' eccesso di liquidità alla ricerca di sbocchi, le politiche monetarie espansive in tutto il mondo e i tassi di interesse molto bassi o negativi, la distinzione fra i rischi tende ad appannarsi e cresce la voglia di fare scommesse potenzialmente redditizie ma pericolose. Giocare speculativamente la Grecia contro l' Italia può essere una di queste scommesse.
GIUSEPPE CONTE GIOCA CON I CANIGIUSEPPE CONTE GIOCA CON I CANI
Quarto: l' instabilità politica, alta in entrambi i Paesi, in Italia soffre di accelerazioni improvvise ed è complessa da valutare per i comportamenti incoerenti e discontinui dei partiti.
referendum in grecia tsipras 79e81df4REFERENDUM IN GRECIA TSIPRAS 79E81DF4
Quinto: la Grecia ha corretto i suoi squilibri sotto la guida forzata e spietata delle istituzioni internazionali che rappresentano i suoi creditori. L' Italia esita a correggere e riformare. Per ora ha evitato l' assistenza dell' Ue e del Fmi e la loro etero-direzione. Per continuare a evitarla dovremmo però adottare spontaneamente piani pluriennali di aggiustamento e miglioramento strutturale incisivi e credibili: questo ci consentirebbe forse di avere dall' Ue forme di assistenza innovativa e non invasiva per finanziare investimenti, aiutare la gestione della disoccupazione, rinsaldare le banche. Fonte: qui

venerdì 15 novembre 2019

L’ITALIA È IL TERZO PAESE AL MONDO PER IL PESO DEL DEBITO PUBBLICO SUI CITTADINI: OGNUNO DI NOI HA UNA ZAVORRA DA 40.000 EURO!

IL RAPPORTO “UNO SGUARDO AL GOVERNO” DELL’OCSE PASSA AI RAGGI X LA GESTIONE PUBBLICA. E CI SONO PIÙ OMBRE CHE LUCI 
GLI ITALIANI HANNO SEMPRE MENO FIDUCIA NELLA DEMOCRAZIA E NELLA POLITICA: SOLO IL 10% PENSA CHE I SUOI BISOGNI INCIDANO SULLE DECISIONI DELLE ISTITUZIONI…
Giuliana Licini per www.ilsole24ore.com

DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
Conti pubblici in cattivo stato, investimenti in calo, disparità di genere, scarsa fiducia nel governo e insoddisfazione dei cittadini che si sentono tagliati fuori dalle decisioni delle istituzioni. Ma anche un sistema di controllo degli appalti pubblici tra i più avanzati, un netto miglioramento nella valutazione dell’impatto normativo e una discreta gestione delle risorse umane nella P.A. Ha più ombre che luci il ritratto del governo e dell’amministrazione pubblica dell’Italia che emerge dal rapporto «Uno Sguardo al Governo» dell’Ocse, che passa ai raggi X la gestione pubblica dei 36 Paesi che aderiscono all’organizzazione.

L’esame inizia dalle finanze statali e l’Italia si trova subito a mal partito, con il terzo maggior debito del mondo, pari al 152,9% nel 2017 e al 148% nel 2018 in base ai criteri Ocse (più ampi di quelli di Maastricht), dopo il Giappone (220%) e la Grecia, a fronte di una media dei Paesi industrializzati del 110% e con Estonia (13%) e Cile (30%) ai livelli minimi.
DEBITO PUBBLICO ITALIADEBITO PUBBLICO ITALIA

Terzi al mondo per peso del debito pubblico pro capite
Ma la Penisola è terza al mondo anche per il peso del debito pubblico pro capite con 62.667 dollari a parità di potere d’acquisto, dopo il Giappone (oltre 90mila dollari) e gli Usa (65mila circa), contro una media Ocse di 53.600 dollari. Nel 2007 il debito era di 37.411 dollari a testa e da allora ha segnato un aumento del 2,4% annuo. Il debito è composto per l’81% da titoli di debito. Il deficit dei conti pubblici nel 2017 era al 2,4%, un po’ sopra la media Ocse (2,2%), ma nel 2018 era sceso al 2,1%. La situazione finanziaria netta (differenza tra attività e passività) dell’Italia è negativa nella misura del 125% del Pil contro la media Ocse di -70%.

La Penisola è, in effetti, uno dei quattro Paesi Ocse, assieme alla Grecia (149%), al Giappone (124%) e al Portogallo ad avere una posizione netta negativa superiore al Pil, principalmente a causa dell’accumulo del debito post-crisi.
giuseppe conte a veneziaGIUSEPPE CONTE A VENEZIA

Sul fronte opposto la Norvegia, che ha una posizione finanziaria netta positiva pari al 308% del Pil, dall’alto del trilione di dollari di asset del Noewegian Wealth Fund gestito dalla Banca di Norvegia, seguita a grande distanza dalla Finlandia (+59%). Per i norvegesi si tratta di un «tesoretto» di quasi 200mila dollari a testa.

Entrate governative: Italia 15ª
Le entrate governative in Italia sono attorno al 47% del Pil contro la media Ocse del 38% (prima la Norvegia con il 55%), che si traducono in circa 20.000 dollari pro-capite, al quindicesimo posto nell’Ocse e sopra alla media che è di 17.500 (in aumento di 4.300 dollari dal 2007).
Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte al lavoro sul DefROBERTO GUALTIERI E GIUSEPPE CONTE AL LAVORO SUL DEF

Il Lussemburgo è al primo posto con quasi 48mila dollari, seguito dalla Norvegia con 34mila dollari. La spesa pubblica in Italia lo scorso anno ammontava poi al 48,6% del Pil (dal 48,9% del 2017) contro la media Ocse del 40,4%.

Nonostante l’aumento tra il 2017 e il 2018, la spesa pubblica annuale media pro capite in Italia è calata dello 0,4% tra il 2007 e il 2017 (a circa 21mila euro), contro un aumento medio dell’Ocse dell’1% a 18.500 euro. Solo la Grecia (-2,6%), oltre alla Penisola, registra una flessione. Il calo maggiore della spesa pubblica è stato a carico della scuola (-0,7%), seguita dai servizi pubblici generali (-0,4%), mentre la protezione sociale ha segnato l’aumento maggiore (+3,3%).Un altro capitolo dolente sono gli investimenti pubblici: nel 2018 sono stati pari al 2,1% del Pil, in calo dal 2,3% del 2017 e mettono l’Italia nel plotone di coda dei Paesi industrializzati, a fronte di media Ocse del 3,1%. Estonia e Norvegia sono ai primi posti con oltre il 5%, ma più o meno ai livelli italiani ci sono anche Belgio, Spagna e Germania.
ocseOCSE

Pubblico impiego: vale il 13,4% dell’occupazione
Passando al pubblico impiego, in base al rapporto dell'Ocse, in Italia è pari al 13,4% dell’occupazione totale, al di sotto della media Ocse che è del 17,7%, con una contrazione che ha raggiunto il 2% nel 2012 rispetto al 2007-9, per poi limitarsi al -1% circa.

In generale i dipendenti statali hanno condizioni lavorative migliori rispetto ai lavoratori del settore privati, sia come sicurezza del posto di lavoro che di trattamento previdenziale. L’Italia rientra poi nei canoni Ocse quanto ai regimi di performance dei dirigenti senior. Quasi il 60% dei pubblici dipendenti è donna, non lontano dalla media Ocse e decisamente al di sopra dei livelli dell’occupazione generale, dove le donne sono poco più del 40% (Ocse 46%).

Più donne in Parlamento
giuseppe conte roberto gualtieri 9GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI 
La rappresentanza femminile in Parlamento è pari al 35,7%, superiore alla media Ocse (30,1%), ma scende al 27,8% per le posizioni ministeriali (31% Ocse). Per il cosiddetto bilancio di genere (gender budgeting, cioè la pratica che mira ad assicurare che le considerazioni sulla parità di genere siano prese in considerazione sistematicamente nelle decisioni di bilancio), il punteggio dell’Italia è decisamente sotto la media, con un indice di 0,24 contro 0,53 Ocse (1 è il livello migliore).

gender pay gap 1GENDER PAY GAP 
È il punteggio minimo tra i 17 Paesi che lo hanno introdotto, anche se – va detto – nei restanti Paesi Ocse il «gender budgeting» resta uno sconosciuto. Negli appalti, l’Ocse sottolinea che l’Italia ha pratiche all’avanguardia per migliorarne la performance, essendo uno dei cinque Paesi che ha un sistema di misurazione per paragonare il risultato delle aste pubbliche rispetto agli obiettivi. La spesa pubblica tramite appalti, però è solo il 21% del totale contro il 29,1% Ocse.

Grandi passi avanti sul Ria
L’Italia, sottolinea poi l’Ocse, ha fatto grandi progressi nell’attuazione del Ria (il Regulatory Impact Assestment), cioè la valutazione dell’impatto normativo: il relativo indicatore è aumentato dall’1,69 del 2014 al 2,49 per la legislazione primaria e dall’1,45 al 2,30 per la normativa subordinata.
gender pay gap 4GENDER PAY GAP 4

Quanto al governo digitale, sono sotto la media le pratiche standardizzate di Ict, mentre rientrano nella media l’accessibilità e la disponibilità di dati. Restano elevate, nel Paese le disparità di reddito, anche se sono mitigate da tassazione e trasferimenti statali: l’indice Gini (che misura le disuguaglianze) è di 0,52 in Italia (0,47 Ocse, 1 è il livello di massima disparità) e scende a 0,33 post-intervento pubblico, contro lo 0,31 Ocse.  Le persone vulnerabili in Italia, tuttavia, sono meno della media Ocse: il 27% contro il 36%.

Fiducia degli italiani al lumicino
luigi di maio strappa le poltrone in piazza montecitorio flash mob m5s per il taglio dei parlamentariLUIGI DI MAIO STRAPPA LE POLTRONE IN PIAZZA MONTECITORIO FLASH MOB M5S PER IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI
Venendo al dunque dell'apprezzamento o meno dell'operato pubblico da parte dei cittadini, l'Italia ha decisamente posizioni di coda quanto alla fiducia nel governo nazionale, che è al 21% circa, il livello minimo dell’Ocse assieme alla Grecia, in base ai dati Gallup 2018, meno della metà della media Ocse che è del 45%, con un calo di 10 punti rispetto all’2007. La fiducia raggiunge invece il 70% in Lussemburgo e Norvegia ed è 60% circa in Germania, dove è aumentata negli ultimi 10 anni. È poi forte la correlazione in Italia tra la sfiducia e la percezione di corruzione.

Scarsa fiducia nella democrazia
La Penisola è all’ultimo posto per la percezione della reattività del governo alle necessità delle persone. Solo il 10% degli italiani ritiene che le sue opinioni e i suoi bisogni incidano sulle decisioni prese dalle istituzioni pubbliche, contro il 37% Ocse e, ad esempio, il 74% della Svizzera.
TRIBUNALETRIBUNALE

Una percezione, quella italiana, che si traduce, come nota l’Ocse, anche in una scarsa fiducia nella democrazia e nel Parlamento. Gli italiani sono meno soddisfatti o hanno meno fiducia dei concittadini Ocse nei principali servizi pubblici: solo il 45% è contento della sanità contro il 70% medio Ocse, il 58% apprezza il sistema di istruzione contro il 66% e il sistema giudiziario è promosso solo dal 31% contro il 56% medio Ocse. In tutti e tre i casi si tratta di livelli tra i più bassi dell’Ocse.

I tempi biblici della giustizia
Certo sul fronte della giustizia non aiutano i tempi biblici delle procedure: nelle cause civili senza contenzioso sono in media di 400 giorni contro, ad esempio, i 21 giorni della Danimarca. Se poi c’e’ un contenzioso tra parti, allora si va a oltre 500 giorni, cioè un anno e mezzo, anche se rispetto al 2016 c’e’ un miglioramento di 76 giorni. Armarsi poi di grande pazienza per i casi amministrativi, che hanno una durata media di 2 anni e mezzo. Solo la Grecia fa peggio.

Fonte: qui

venerdì 8 novembre 2019

ITALIA e GRECIA: rendimenti uguali! Rischio uguale?


Il ricordo è ancora fresco nella mia memoria. Qualche anno fa si continuava a fare un parallelismo e per certi versi ingiustificato.
“No, non fraintendete, l’Italia non è la Grecia e quindi sia ben chiaro, parliamo di due mondi MOLTO lontani”.
Era ovviamente il momento in cui la Grecia ha fatto default, quando il debito pubblico di Atene è stato rinegoziato e le banche greche sono saltate come tappi di champagne.
Ormai di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quei giorni, ma badate bene, per certi versi non sono cambiate molte cose. Anzi, se parliamo del nostro debito pubblico, la situazione è peggiorata mentre il quadro macroeconomico greco un po’ sì è migliorato. Ma MAI mi sarei immaginato già adesso questo evento.
(…) Giovedì 7 novembre, per qualche ora, il debito dell’Italia è stato considerato dai mercati più rischioso di quello della Grecia. Il rendimento dei titoli decennali greci a 10 anni, che sta calando rapidamente dalla vittoria del conservatore Kyriakos Mitsotakis alle elezioni, è infatti sceso fino a 1,1% mentre quello dei Btp italiani saliva all’1,16%. Lo spread tra titoli greci a dieci anni e Bund tedeschi si è così ridotto a meno di 150 punti, mentre quello Btp-Bund era poco sopra i 150. (…) Il sorpasso è stato subito notato dal Financial Times che sul suo sito ha titolato: “Italia più rischiosa della Grecia”, evidenziando come sia la prima volta dal 2008 che i bond ellenici rendono così poco. “I rendimenti di entrambi i paesi, che hanno avuto un picco durante la crisi del debito in euro, rimangono molto bassi per gli standard storici, ma la riabilitazione del mercato obbligazionario della Grecia è stata la più spettacolare”, commenta il quotidiano britannico. (…) [IFQ]
Ebbene si, per qualche istante il decennale greco ha reso meno di quello italiano. Il grafico qui sopra illustra il “close” dove tale gap si è nuovamente chiuso a favore di Roma. Intanto però a 5 anni, il titolo di Italia e Grecia ha pari rendimento.
Quindi, signori, ci siamo. Atene non è più così lontana. Al momento in merito ai rendimenti.
Fonte: qui

mercoledì 4 settembre 2019

"Soldi per niente e crescita gratis": l'olandese considera un fondo di crescita di 50 miliardi di € finanziato con un debito a tasso negativo

  • Secondo quanto riferito, il governo della coalizione olandese sta prendendo in considerazione un fondo di investimento di 50 miliardi di euro per sostenere la crescita economica, da finanziare prendendo a prestito a tassi negativi
  • Molti dettagli devono ancora essere determinati, ma i Paesi Bassi dovrebbero disporre di uno spazio fiscale sufficiente per finanziare ulteriori spese di investimento su questa scala negli anni a venire
  • Ciò rappresenta un notevole spostamento dal consenso politico avverso al debito nei Paesi Bassi e potrebbe aumentare la pressione sulla Germania affinché utilizzi la politica fiscale per sostenere la crescita.
La notizia è trapelata la scorsa settimana che il governo della coalizione olandese sta valutando la possibilità di istituire un fondo per investire nella crescita economica. I dettagli sono scarsi, ma i rapporti dei media suggeriscono un fondo fino a 50 miliardi di euro che verosimilmente verrebbero annunciati insieme al resto del bilancio olandese a metà settembre. Potrebbe essere finanziato prendendo in prestito dal mercato e speso in iniziative favorevoli alla crescita in settori quali infrastrutture, innovazione e istruzione. I politici sembrano desiderosi di capitalizzare tassi negativi lungo l'intera curva dei rendimenti dello stato olandese.
Nonostante potenziali nuovi prestiti, i livelli del debito pubblico olandese sarebbero ancora modesti rispetto ad altri paesi europei e al di sotto del limite del debito del Maastricht del 60%. Il grado in cui il fondo comporta effettivamente investimenti aggiuntivi e se ciò contribuirà alla crescita dipenderà dalla governance che lo circonda. Da una prospettiva internazionale, l'idea di un fondo di investimento pubblico potrebbe influire sul dibattito sul ruolo della politica fiscale nel sostenere la crescita, in particolare il ruolo speciale degli investimenti (in contrasto con la spesa per  voci ricorrenti). Con uno spazio limitato per ulteriori stimoli della BCE, la banca centrale ha invitato i paesi con spazio fiscale disponibile a utilizzare il proprio budget per sostenere la crescita. Le politiche della banca centrale hanno anche reso possibili rendimenti negativi, offrendo ai governi l'opportunità di finanziare tali politiche. I Paesi Bassi sono sempre stati visti esattamente nel campo avverso al debito, insieme alla Germania. Pertanto, questa iniziativa potrebbe aumentare la pressione sulla Germania affinché utilizzi la sua politica fiscale in modo più attivo, soprattutto perché la necessità di investimenti in infrastrutture e digitalizzazione è vista come più acuta lì
Fondo di investimento governativo: più domande che risposte
Il fondo di investimento è stato inizialmente segnalato dal quotidiano olandese De Telegraaf e successivamente confermato da altre fonti. La cifra principale di 50 miliardi di euro rimane indicativa. Mancano anche altri dettagli, probabilmente perché rimangono da elaborare. Ma l'idea principale è chiara: il governo dovrebbe utilizzare tassi di interesse negativi sui titoli di stato olandesi per investire in cose "come" le infrastrutture e l'innovazione. Apparentemente i contorni di un'idea sono stati discussi tra i partner della coalizione in vista del bilancio statale (che sarà pubblicato il 17 settembre) e sono stati accolti favorevolmente.
Da allora c'è stata una discussione diffusa sull'argomento nei media olandesi. La maggior parte delle risposte è stata di supporto, in base alla necessità di stimolare la crescita della produttività nei Paesi Bassi e l'opportunità di contrarre prestiti a tassi negativi. Ma c'erano anche critici che ritenevano che questa fosse una distrazione dal bisogno più immediato di spendere in politiche sul reddito per la classe media o che citavano precedenti esperienze insoddisfacenti con un fondo di investimento simile finanziato dal reddito del gas naturale. Tuttavia, se i rapporti fossero un pallone di prova per valutare il sostegno a tale piano, sembra che ci sia un ampio margine per il governo di esplorare ulteriormente l'idea. E in effetti, c'è ancora molto da elaborare e il modo in cui è progettato lo schema sarà cruciale per il suo impatto e successo. Le domande aperte includono i seguenti ...
A cosa serve il fondo?
Generalmente, le relazioni suggeriscono che l'obiettivo del fondo dovrebbe essere quello di sostenere il potenziale di crescita a lungo termine dell'economia. Questo è un obiettivo positivo, poiché la crescita della produttività è stata lenta nei paesi sviluppati in generale e nei Paesi Bassi in particolare (Figura 1).
Non è del tutto chiaro quali tipi di progetti sarebbero finanziati. Infrastruttura, innovazione, istruzione ed energia verde sono stati nominati. Da quando è stata riportata l'idea di un fondo, proposte come lo spostamento di Schiphol, l'aeroporto nazionale, nel Mare del Nord (per aggirare i vincoli di crescita spaziale e ambientale nella sua posizione attuale) e la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità a nord del paese.
Il fondo dovrebbe essere concentrato esclusivamente su investimenti a lungo termine o può anche svolgere un ruolo nello stimolare l'economia durante una recessione? Molte notizie di stampa hanno citato la possibilità di un'imminente recessione come motivazione per il fondo. Tuttavia, l'insieme di progetti che hanno un senso dal punto di vista dello stimolo ciclico - cose come i progetti infrastrutturali - è più piccolo dell'insieme che potrebbe supportare la crescita a lungo termine.
Come e quando sarà finanziato?
L'idea del fondo è nata poco dopo che l'intera curva dei rendimenti del governo olandese, compreso il tasso a 30 anni, è scesa sotto lo 0 percento (Figura 2). La possibilità di prendere in prestito denaro dal mercato e essere pagato per il privilegio ha catturato l'immaginazione del pubblico olandese e dei politici. Alcuni rapporti suggeriscono che il fondo potrebbe essere immediatamente rifornito prendendo a prestito dal mercato. Forse questo riflette la sensazione che questa opportunità di indebitarsi a tassi negativi sia una fugace aberrazione. Tuttavia, incaricare la DSTA di pre-finanziare questo veicolo sembra fantasioso. Innanzitutto, ciò minerebbe la politica di lunga data dello Stato olandese di essere un emittente stabile e affidabile. Inoltre, i tassi negativi sono un'arma a doppio taglio. Possono essere un sussidio efficace per i mutuatari, ma sono anche una penalità per coloro che desiderano investire in attività liquide. Pertanto, è più sensato raccogliere capitali man mano che i progetti richiedono finanziamenti.
Chi deciderà che il fondo investe?
Il "fondo" dovrebbe essere finanziato in movimento, quindi ci si potrebbe chiedere, qual è il punto? I governi olandesi potrebbero facilmente investire in progetti di crescita a lungo termine utilizzando il budget regolare. La creazione di un fondo separato dovrebbe probabilmente essere vista come un dispositivo di impegno per realizzare gli investimenti necessari, non solo per gli attuali governi ma anche per quelli futuri.
I Paesi Bassi hanno un'esperienza con una struttura simile e diversi economisti olandesi hanno citato questa esperienza come motivo per essere scettici su questa nuova idea. Le entrate del gas naturale avrebbero dovuto essere assegnate separatamente dal resto del bilancio agli investimenti che avrebbero "rafforzato la struttura economica" dei Paesi Bassi. Tuttavia, sembra che la spesa per investimenti del fondo abbia semplicemente sostituito gli investimenti fuori dal budget normale. Inoltre, parte del fondo è stata saccheggiata per finanziare spese statali regolari. Mancava anche un solido quadro strategico di investimento.
Senza regole chiare su ciò che il nuovo fondo può spendere i suoi soldi per chi decide ciò che conta come un investimento adeguato, sembra probabile una ripetizione di queste precedenti esperienze. Un'agenzia governativa indipendente con un mandato di spesa per investimenti sarebbe il modo più efficace per evitarlo, ma è tutt'altro che chiaro che sarà politicamente fattibile.
È improbabile che il fondo violi il budget
Indipendentemente dalla struttura esatta, è probabile che un fondo della scala proposta si adatti allo spazio fiscale del governo olandese. Prevediamo che le spese a titolo del fondo rientrino nelle regole di bilancio dell'UEM e che il governo olandese vorrebbe attenersi a esse. Tuttavia, secondo le stime ufficiali (CPB), l'eccedenza dell'UEM sarà pari all'1,2% del PIL quest'anno e il rapporto debito / PIL sarà del 49% del PIL. Una spesa per investimenti di 50 miliardi di euro, che rappresenta circa il 6% del PIL, potrebbe essere facilmente compensata se fosse spesa per diversi anni e vedrebbe ancora il debito rimanere al di sotto della soglia del 60% di Maastricht. Vista la domanda in corso di obbligazioni rifugio in linea con l'elevato livello di tensione geopolitica e con la BCE ampiamente prevista che presto si diffonderà e ridurrà ulteriormente l'offerta di fatto di tali obbligazioni, è improbabile che un programma di finanziamento incrementale per il veicolo di investimento proposto pesa sugli spread. Come detto, riteniamo che un pre-finanziamento del fondo basato sul mercato all'ingrosso, come ipotizzato in alcuni angoli della stampa, sembra essere una fuga di immaginazione.
L'effetto di crescita dipende da quanto saggiamente vengono spesi i soldi
La spesa per investimenti da parte di un fondo governativo come questo potrebbe avere un impatto sulla crescita sia a breve che a lungo termine.
A breve termine, la spesa per investimenti extra aumenterebbe la crescita del PIL direttamente e attraverso un effetto moltiplicatore attraverso la spesa del settore privato. La dimensione di questo effetto dipende dallo stato dell'economia. Attualmente, il governo ha difficoltà ad attuare i suoi piani di investimento esistenti a causa del ristretto mercato del lavoro. Tuttavia, poiché l'economia si indebolisce, prevediamo un aumento della disoccupazione e vi sarà più spazio per questo tipo di spesa. Un rallentamento dell'economia dovrebbe inoltre comportare un maggiore effetto moltiplicatore e ridurre il rischio di spiazzare gli investimenti del settore privato. In effetti, se molti dei rischi che l'economia olandese dovesse attualmente affrontare, la spesa aggiuntiva sarebbe uno stimolo positivo.
L'effetto a lungo termine sulla crescita (e quindi indirettamente sulla sostenibilità del debito) dipenderà da quanto saggiamente il governo investirà questi fondi. Gli investimenti in infrastrutture, ricerca e istruzione potrebbero tutti favorire la crescita economica a lungo termineTuttavia, ci sono anche validi casi da investire nell'ampliamento dell'offerta di alloggi e nel rendere la crescita più rispettosa del clima. I rendimenti sociali di tali investimenti giustificherebbero i loro costi di finanziamento (negativi), ma non si tradurrebbero in una maggiore crescita del PIL potenziale.
È questo che la BCE aveva in mente?
La BCE ha invitato i paesi della zona euro con spazio fiscale a fare di più per stimolare la crescita. La BCE potrebbe quindi accogliere con favore i piani dei Paesi Bassi. Tuttavia, non sembra che il governo olandese abbia in mente misure di stimolo classiche, che aumenterebbero la domanda aggregata a breve termine. Per non parlare del fatto che i Paesi Bassi sono troppo piccoli per influenzare il PIL complessivo dell'Eurozona abbastanza da tener conto nel calcolo della BCE da solo.
È anche dubbio che la richiesta della BCE di un maggiore sostegno fiscale all'economia abbia influenzato i politici olandesi. Piuttosto che considerare questa come una questione di coordinamento della politica fiscale-monetaria, un altro modo di esaminarla sarebbe vederlo come parte del canale di trasmissione della politica monetaria. La BCE ha contribuito a creare, inizialmente bassi e ora rendimenti negativi sui titoli di Stato olandesi attraverso il suo tasso di deposito negativo, i suoi acquisti di obbligazioni e alimentando le aspettative di un ulteriore allentamento a venire. A causa delle profonde preferenze politiche, il governo olandese non ha finora risposto molto a questi incentivi, ma i tassi sotto zero sono apparentemente un punto di svolta per i politici olandesi.
La pressione sulla Germania per investire di più potrebbe aumentare
Un fondo di investimento olandese di per sé non cambierebbe molto per il resto della zona euro. Potrebbe avere un'influenza, tuttavia, sul dibattito sulla politica fiscale tedesca. I Paesi Bassi e la Germania hanno sempre visto essere nello stesso club di paesi che sostengono la politica fiscale e monetaria conservatrice. Un fondo di investimento nei Paesi Bassi potrebbe aumentare la pressione di altri paesi dell'UE, la Commissione europea, la BCE e il FMI sulla Germania affinché facciano di più. Potrebbe anche svolgere un ruolo nel dibattito nella stessa Germania. Esistono già segnali che l'umore politico in Germania si sta spostando verso maggiori investimenti (e forse questo ha influenzato anche l'umore nei Paesi Bassi). Un fondo o programma di investimento a lungo termine sarebbe probabilmente anche più politicamente appetibile in Germania rispetto allo stimolo diretto. Sarebbe anche più gradito, dato il consenso sul fatto che la Germania è in ritardo nella digitalizzazione e necessita di maggiori investimenti in infrastrutture. Mentre dal punto di vista della BCE e dell'area dell'euro nel suo insieme, gli investimenti coordinati nell'unione monetaria, indirizzati a progetti con i più alti rendimenti potenziali nelle regioni con elevata disoccupazione, potrebbero essere considerati una politica ottimale. Ma ciò richiederebbe un cambiamento ancora più grande negli atteggiamenti nei confronti della politica fiscale.
Autore di Menno Middeldrop e team, da RaboBank Research

venerdì 30 agosto 2019

SAN MARINO-NON È PIU' POSSIBILE IL RICICLAGGIO E FINISCE LA PACCHIA

GLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA IMPOSTI DALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE HANNO OBBLIGATO DUE GENERAZIONI DI SANMARINESI CHE NON SANNO FAR ALTRO SE NON RIPULIRE DENARO SPORCO A TROVARSI UN LAVORO (CHE NON C'E') 
IL DEBITO PUBBLICO È TRIPLICATO E GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI STATISTICI ARRIVANO DALLA CARITAS…
Simona Pletto per ''Libero Quotidiano''

Anche sul Titano è finita la pacchia. In un anno il debito pubblico di San Marino è triplicato. La più vecchia Repubblica al mondo non è mai stata così in crisi. Negli ultimi tre anni sono saltate due banche, Asset Banca e recentemente Banca Cis. Il debito pubblico è passato da 262 milioni a 888. La popolazione teme che non ci siano i fondi per pagare le pensioni. Un incubo per uno Stato di soli 33mila abitanti. Questo tracollo è dovuto in parte alla copertura delle perdite della Cassa di Risparmio di San Marino, la banca dello Stato, che non è banca centrale.

L' ultima relazione della Commissione di Controllo della finanza pubblica, parla di «quadro molto preoccupante, con il degrado trasversale della posizione economica, finanziaria e patrimoniale che segna il decadimento del conto finanziario registrando un disavanzo di oltre cinque volte superiore a quello registrato negli esercizi pregressi e mantenutosi sostanzialmente stabile sin dal 2013. Il bilancio e il livello del debito pubblico sono altamente incerti, poiché dipendono dai costi finali della ricapitalizzazione delle banche».
MONTE TITANO - SAN MARINOMONTE TITANO - SAN MARINO
Il totale attivo del sistema bancario è passato da 11,5 miliardi di euro del 2008 a 4,6 miliardi a dicembre 2018 (-60%), a fronte del dimezzamento del numero di operatori da 12 agli attuali 5.

TROPPE PERDITE
Sempre tra il 2008 e dicembre 2018, il sistema bancario ha registrato perdite nette per complessivi 861 milioni di euro. Infatti, a fronte di utili registrati nel biennio 2008-2009 per 95 milioni complessivi, dal 2010 il sistema bancario ha rilevato risultati negativi per un totale di 956 milioni.

L' economia è stata al centro dell' ultima riunione settimanale del Congresso di Stato, il Consiglio dei ministri di San Marino che proprio ieri ha iniziato a lavorare sulla Legge di Bilancio 2020 dandosi come obiettivo il pareggio di bilancio.

La mancanza di lavoro, una separazione o un divorzio, affitti e mutui difficili da pagare. Sono queste, oggi, le principali cause di povertà nella piccola Repubblica. Il dato emerge da una ricerca del 2018, a cura di Orietta Ceccoli Orlandoni. Un report che ha come campione i numeri della Sums e della Caritas. Uno dei risultati che lo studio restituisce, è il numero di famiglie in difficoltà sul Titano: circa 300 non riescono a coprire le spese mensili (sugli oltre 14.200 nuclei totali). Analizzando il campione Sums, si nota che il 67,7% di chi si trova in difficoltà è sanmarinese. Stiamo comunque parlando di cittadini o residenti.

CASSA RISPARMIO SAN MARINOCASSA RISPARMIO SAN MARINO
Finita la favola 

E il numero dei poveri rischia di aumentare. «Io sono arrabbiata e delusa per come il governo ha gestito le cose», tuona Donna Burgagni, americana residente sul Titano, a capo da sette anni di un Comitato per le donne disoccupate. «Sono arrivata a San Marino nel 1975 e qui con la mia famiglia abbiamo aperto diversi negozi. Stavamo bene, c' era denaro che girava, turismo e siamo riusciti a comprare case e a vivere bene. Poi nel 2009 è arrivata la crisi, io ho venduto tutto e sono andata a lavorare in una azienda che ha chiuso. Da lì è iniziata la mia odissea perché non ho più trovato lavoro. San Marino non è più il posto da favola che era: ora se vai in ospedale ti curano ma mi sono trovata a pagarmi le garze con una disoccupazione da cento euro al mese...».

«L' attività bancaria e di intermediazione finanziaria, pure sostenute da un fisco compiacente», spiega lo scrittore Franco d' Emilio, «sono state a lungo fonte di finanziamento della Repubblica di San Marino, sostenendo l' interesse nazionale con la pratica del paradiso fiscale. Il recente passaggio alla trasparenza è difficile perché non supportato da un adeguato cambiamento culturale».

SAN MARINOSAN MARINO
Intanto da ieri anche la Repubblica di San Marino ha aperto la crisi di governo. La coalizione Adesso.sm potrebbe infatti perdere l' adesione del Movimento civico 10 (MC10). I consiglieri hanno approvato l' uscita dal governo, decisione che sarà ufficializzata la prossima settimana in Consiglio Grande e Generale, il parlamento sammarinese.

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