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venerdì 31 gennaio 2020
domenica 29 dicembre 2019
VI RICORDATE IL CASO DOLLFUS, IL BARONE ARREMBANTE ACCUSATO DI AVER ARCHITETTATO UNA COMPLESSA STRUTTURA PER AGGIRARE IL FISCO?

IN SETTE PROCESSO TRA CUI ANCHE ANNA RITA ROVELLI E IL SUO EX MARITO FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE
GLI ALTRI RINVIATI A GIUDIZIO SONO IL COMMERCIALISTA GABRIELE BRAVI (IL SOLO A RISPONDERE DI ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE E RICICLAGGIO), L’UOMO D’AFFARI GENOVESE FRANCO LAZZARINI, IL COSTRUTTORE MASSIMO PESSINA, L’ EX DIRIGENTE SPORTIVO DAL CIN E FILIPPO ALEOTTI, IN PASSATO PARTNER DEL FONDO INVESTINDUSTRIAL
Sette rinviati a giudizio, undici prosciolti. È la decisione del gup milanese Giusy Barbara, che ha mandato a processo alcuni dei “clienti italiani vip” del barone italo-svizzero Filippo Dolfuss e del commercialista Gabriele Bravi per aver aggirato il fisco tra il 2010 e il 2015. Dollfus e Bravi sono ritenuti gli artefici di una “complessa struttura operativa” composta da società con sede a Lugano e a Panama.
La notizia del rinvio a giudizio è di un paio di settimane fa, ma è stata resa nota in queste ore. Il dibattimento si aprirà il prossimo 12 febbraio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale, dove dovranno presentarsi – tra gli altri – Anna Rita Rovelli (la figlia del petroliere Nino, uno dei protagonisti del caso Imi Sir) e il suo ex marito Francesco Bellavista Caltagirone, già presidente del gruppo Acqua Marcia, ex socio di Cai, Compagnia Aerea Italiana ed ex componente del Consiglio d’amministrazione di Alitalia.
A processo anche lo stesso Bravi (che nel 2013 venne anche arrestato e ora è il solo a rispondere di associazione per delinquere e riciclaggio), l’uomo d’affari genovese Franco Lazzarini, il costruttore Massimo Pessina, l’imprenditore ed ex dirigente sportivo (è stato anche all’Inter e all’Udinese) Franco Dal Cin e Filippo Aleotti, in passato partner del fondo Investindustrial. I sei sono accusati a vario titolo o di omessa dichiarazione o di infedele dichiarazione dei redditi. Il gup, contestualmente, ha anche prosciolto 11 persone, mentre per altri 5 professionisti, 4 dei quali hanno chiesto di essere processati in abbreviato e uno ha chiesto di patteggiare, la sentenza è attesa per il prossimo 30 marzo. Filippo Dolfuss, invece, nel 2016 ha patteggiato una pena di un anno e 11 mesi. La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata il 28 settembre del 2018.
Tornando al proscioglimento delle 11 persone, alcune hanno fatto ricorso alla ‘voluntary disclosure’ e perciò non sono punibili. Per altre il giudice ha usato la formula perché il fatto non sussiste in quanto le difese hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse oppure che la cifra evasa era al di sotto della soglia di punibilità.
C’è da aggiungere che per Daniele Lorenzano, l’ex manager Mediaset condannato con Berlusconi nel processo sui diritti tv, il procedimento è sospeso in quanto si trova all’estero e risulta irreperibile. Durante l’udienza preliminare il gup Barbara ha anche respinto, ritenendola “manifestamente inammissibile“, la richiesta dei pm di sollevare alla Consulta la questione di illegittimità costituzionale di due norme introdotte con la legge del 2014 sulla ‘Voluntary disclosure‘, che – a sentire i magistrati – erano “in contrasto con i principi di solidarietà sociale e di uguaglianza” sanciti dalla Costituzione e hanno effetti simili ad un’amnistia o ad un indulto.
Il caso Dolfuss aveva suscitato grande clamore proprio per il coinvolgimento di esponenti del mondo dell’imprenditoria e della nobiltà più antiche d’Italia, oltre a noti manager. L’accusa per tutti è quella di aver aggirato il fisco seguendo lo schema della coppia Dolfuss-Bravi, i quali con una “complessa struttura operativa costituita” da società con sede a Lugano e a Panama avrebbe consentito loro, tra il 2010 e il 2015, di “trasferire all’estero ed occultare denaro e utilità nella gran parte dei casi provenienti dai delitti di evasione fiscale o riciclaggio” grazie anche off-shore “adibite a schermo“.
Fonte: qui
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martedì 1 ottobre 2019
BATTUTE A GINEVRA LE 25 SUPERCAR CONFISCATE AL FIGLIO DEL PRESIDENTE DELLA GUINEA EDITORIALE, TEODORIN OBIANG

SETTE FERRARI, TRE LAMBORGHINI, CINQUE BENTLEY, UNA MASERATI E UNA MACLANER, PIÙ ALTRI PEZZI RARISSIMI DI MARCHE CONOSCIUTE SOLO DAI MANIACI DEL SETTORE: IL VALORE TOTALE? 27 MILIONI DI DOLLARI
Vincenzo Borgomeo per www.repubblica.it
Non Lamborghini, Ferrari, Aston Martin "normali" (sempre che si possano considerare "normali" auto del genere). Ma solo pezzi rarissimi. Ossia la One77 dell'Aston, la Veneno spider della Lambo, la Tdf e LaFerrari della Ferrari. E così via via elencando fino ad arrivare a 25 capolavori dell'automobilismo mondiale.
Tutti nuovissimi e senza nessuna "intrusione" di auto d'epoca. Sono queste le auto collezionate ("arraffate" secondo i giudici) da Teodorin Obiang, figlio del presidente della Guinea Equatoriale, che gli sono state appena confiscate con l'accusa di riciclaggio.
Sono appena andate all'asta in un golf club vicino a Ginevra, in Svizzera, fruttando complessivamente 27 milioni di dollari (circa 25 milioni di euro). Parte del denaro sarà destinata alla popolazione della Guinea equatoriale, sulla carta uno dei Paesi più ricchi dell' Africa perché ricco di petrolio ma dove sono presenti ampie sacche di povertà.
Sono sette Ferrari, tre Lamborghini, cinque Bentley, una Maserati e una McLaren più alcuni altri pezzi rarissimi di marche conosciute solo ai maniaci del settore, dalle Koenigsegg alle Rimac. Per una stima d'asta - tenuta molto bassa per invogliare gli acquirenti - di 17 milioni di euro.
"E' una vendita eccezionale, una collezione privata di supercar, con chilometraggio estremamente limitato, a volte praticamente in prima consegna", spiega Philip Kantor, direttore della divisione Automobiles Europe della Bonhams, la casa di aste britannica, che una cosa del genere non aveva mai visto in vita sua.
Già perché le macchine sono nuove e molte di queste sono proprio le hypercar svelate al Motor Show di Ginevra o ad altri saloni internazionali. Il fascino dell'evento per i collezionsti è enorme. Ma non manca un velo di profonda tristezza: la Guinea Equatoriale, com'è noto è un Paese dove gran parte della popolazione vive ancora in condizioni di povertà e dove il grado di corruzione è tra i più alti al mondo.
Fonte: qui
venerdì 30 agosto 2019
SAN MARINO-NON È PIU' POSSIBILE IL RICICLAGGIO E FINISCE LA PACCHIA

GLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA IMPOSTI DALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE HANNO OBBLIGATO DUE GENERAZIONI DI SANMARINESI CHE NON SANNO FAR ALTRO SE NON RIPULIRE DENARO SPORCO A TROVARSI UN LAVORO (CHE NON C'E')
IL DEBITO PUBBLICO È TRIPLICATO E GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI STATISTICI ARRIVANO DALLA CARITAS…
Simona Pletto per ''Libero Quotidiano''
Anche sul Titano è finita la pacchia. In un anno il debito pubblico di San Marino è triplicato. La più vecchia Repubblica al mondo non è mai stata così in crisi. Negli ultimi tre anni sono saltate due banche, Asset Banca e recentemente Banca Cis. Il debito pubblico è passato da 262 milioni a 888. La popolazione teme che non ci siano i fondi per pagare le pensioni. Un incubo per uno Stato di soli 33mila abitanti. Questo tracollo è dovuto in parte alla copertura delle perdite della Cassa di Risparmio di San Marino, la banca dello Stato, che non è banca centrale.
L' ultima relazione della Commissione di Controllo della finanza pubblica, parla di «quadro molto preoccupante, con il degrado trasversale della posizione economica, finanziaria e patrimoniale che segna il decadimento del conto finanziario registrando un disavanzo di oltre cinque volte superiore a quello registrato negli esercizi pregressi e mantenutosi sostanzialmente stabile sin dal 2013. Il bilancio e il livello del debito pubblico sono altamente incerti, poiché dipendono dai costi finali della ricapitalizzazione delle banche».
Il totale attivo del sistema bancario è passato da 11,5 miliardi di euro del 2008 a 4,6 miliardi a dicembre 2018 (-60%), a fronte del dimezzamento del numero di operatori da 12 agli attuali 5.
TROPPE PERDITE
Sempre tra il 2008 e dicembre 2018, il sistema bancario ha registrato perdite nette per complessivi 861 milioni di euro. Infatti, a fronte di utili registrati nel biennio 2008-2009 per 95 milioni complessivi, dal 2010 il sistema bancario ha rilevato risultati negativi per un totale di 956 milioni.
L' economia è stata al centro dell' ultima riunione settimanale del Congresso di Stato, il Consiglio dei ministri di San Marino che proprio ieri ha iniziato a lavorare sulla Legge di Bilancio 2020 dandosi come obiettivo il pareggio di bilancio.
La mancanza di lavoro, una separazione o un divorzio, affitti e mutui difficili da pagare. Sono queste, oggi, le principali cause di povertà nella piccola Repubblica. Il dato emerge da una ricerca del 2018, a cura di Orietta Ceccoli Orlandoni. Un report che ha come campione i numeri della Sums e della Caritas. Uno dei risultati che lo studio restituisce, è il numero di famiglie in difficoltà sul Titano: circa 300 non riescono a coprire le spese mensili (sugli oltre 14.200 nuclei totali). Analizzando il campione Sums, si nota che il 67,7% di chi si trova in difficoltà è sanmarinese. Stiamo comunque parlando di cittadini o residenti.
Finita la favola
E il numero dei poveri rischia di aumentare. «Io sono arrabbiata e delusa per come il governo ha gestito le cose», tuona Donna Burgagni, americana residente sul Titano, a capo da sette anni di un Comitato per le donne disoccupate. «Sono arrivata a San Marino nel 1975 e qui con la mia famiglia abbiamo aperto diversi negozi. Stavamo bene, c' era denaro che girava, turismo e siamo riusciti a comprare case e a vivere bene. Poi nel 2009 è arrivata la crisi, io ho venduto tutto e sono andata a lavorare in una azienda che ha chiuso. Da lì è iniziata la mia odissea perché non ho più trovato lavoro. San Marino non è più il posto da favola che era: ora se vai in ospedale ti curano ma mi sono trovata a pagarmi le garze con una disoccupazione da cento euro al mese...».
«L' attività bancaria e di intermediazione finanziaria, pure sostenute da un fisco compiacente», spiega lo scrittore Franco d' Emilio, «sono state a lungo fonte di finanziamento della Repubblica di San Marino, sostenendo l' interesse nazionale con la pratica del paradiso fiscale. Il recente passaggio alla trasparenza è difficile perché non supportato da un adeguato cambiamento culturale».
Intanto da ieri anche la Repubblica di San Marino ha aperto la crisi di governo. La coalizione Adesso.sm potrebbe infatti perdere l' adesione del Movimento civico 10 (MC10). I consiglieri hanno approvato l' uscita dal governo, decisione che sarà ufficializzata la prossima settimana in Consiglio Grande e Generale, il parlamento sammarinese.
Fonte: qui
mercoledì 10 luglio 2019
Si può rompere il monopolio cinese delle Terre Rare?
Un gruppo di diciassette elementi metallici il cui nome la maggior parte di noi non ha mai sentito di recente è entrato sotto i riflettori tra le ultime escalation di tensione tra Pechino e Washington. Terre rare, utilizzate in una miriade di prodotti da display elettronici a laser e auto elettriche, sono attualmente il dominio della Cina e si teme che possa decidere di armare questo dominio.
C'è un precedente.
Nel 2011, quando una disputa territoriale tra Cina e Giappone si fece dura, Pechino impose un embargo sulle esportazioni di terre rare sul suo vicino. Il risultato: prezzi altissimi, dato che tutti hanno iniziato ad accumulare scorte in caso le cose fossero diventate ancora più difficili fino all'intervento dell'Organizzazione mondiale del commercio e la Cina ha revocato l'embargo.
La Cina ospita l' 85% della capacità produttiva mondiale delle terre rare e , a differenza di altri paesi, ha trascorso decenni a sviluppare le tecnologie più efficienti non solo per estrarle ma anche per elaborare questi diciassette metalli, come una recente analisi approfondita del ha notato la situazione dal South China Morning Post. In breve, la Cina ha le risorse e il know-how per estrarle. In una guerra commerciale questo è un grande vantaggio.
Gli Stati Uniti hanno importato l'80 percento delle terre rare utilizzate tra il 2014 e il 2017, secondo quanto riferito daReuters , poiché l'argomento ha attirato l'attenzione dei media. C'è solo una miniera di terre rare che opera nel paese in questo momento, il Mountain Pass in California, ed è stata operativa solo per due anni dopo che MP Materials - una società con il sostegno finanziario cinese - l'ha comprata da Molycorp, che è stata dismessa nel 2015 .
Secondo MP Materials, Mountain Pass produce un decimo della fornitura mondiale di terre rare ... ma sul sito non vi è alcuna capacità di raffinazione delle terre rare, quindi ogni prodotto estratto a Mountain Pass viene spedito in Cina per essere processato . Il paese ha 220.000 tonnellate di capacità annua di raffinazione delle terre rare. Questo è cinque volte la capacità di raffinazione combinata del resto del mondo.
Questo è ciò che può essere ragionevolmente chiamato dipendenza quasi completa.
Il problema di scrollarsi di dosso questa dipendenza è duplice .
Da un lato, il riciclaggio è fuori questione e rimarrà fuori questione semplicemente perché le terre rare sono utilizzate in quantità così piccole che non ce ne sono abbastanza da riciclare. Le aziende di riciclaggio non le recuperano affatto quando separano materiali da, ad esempio, dispositivi elettronici per il riciclaggio. Poche aziende le stanno raccogliendo per il riciclaggio e lavorando su una nuova tecnologia di riciclaggio specificamente mirata alle terre rare - ma ce ne sono alcune.
Apple, ad esempio, ha creato un robot chiamato Daisy in grado di recuperare 32 chilogrammi di terre rare per 100.000 iPhone riciclati. Le aziende in Asia stanno lanciando anche impianti di riciclaggio per terre rare, ma per ora su scala relativamente ridotta. Sembra che il mainstream riciclaggio delle terre rare dovrà con ogni probabilità aspettare.
Anche i materiali alternativi vengono ricercati con un certo successo, ma le terre rare restano la scelta dominante per l'elettronica e vari altri prodotti, proprio come le batterie agli ioni di litio continuano a dominare il settore delle batterie nonostante la moltitudine di potenziali sfidanti.
MP Materials dice che prevede di riaprire la struttura di raffinazione presso la miniera di Mountain Pass entro la fine del 2020. Questo sarebbe certamente un inizio per ridurre questa scomoda dipendenza dalla Cina. Eppure sarà solo questo, un inizio. Una società australiana, Lynas, all'inizio dell'anno ha siglato un accordo con la Blue Line Corporation in Texas per costruire congiuntamente un impianto di separazione di terre rare sul suolo statunitense. Questo è un altro passo.
Scuotere il dominio della Cina nelle terre rare richiederà anni, ma è necessario in quanto la domanda mondiale di quei diciassette elementi continuerà a crescere mentre continuiamo a dipendere sempre più da prodotti che non possono funzionare senza di essi.
giovedì 13 giugno 2019
RINVIATO A GIUDIZIO CORALLO; IL RE DELLE SLOT, CHE PER I PM ROMANI PAGAVA I TULLIANI (E DUNQUE FINI) PER I SUOI AFFARI MILIARDARI NEL SETTORE DEL GIOCO D'AZZARDO

I SOLDI RIPULITI FURONO USATI PER COMPRARE LA FAMIGERATA CASA DI MONTECARLO INTESTATA AL COGNATO DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA CAMERA, MA POI SI SCOPRÌ ANCHE UN FLUSSO DI DENARO DIRETTAMENTE VERSO I FAMILIARI
Rinviato a giudizio per l’accusa di associazione a a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura. La posizione di Corallo era stata stralciata rispetto al processo principale che vede imputati, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. I difensori di Corallo avevo presentato una serie di eccezioni e i giudici della IV sezione collegiale, dove è in corso il processo principale, avevano mandato gli atti al gup. Il processo è stato fissato al prossimo 22 ottobre davanti ai giudici della II sezione.
Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani. Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti avevano riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani. L’appartamento monegasco, secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.
Il coinvolgimento di Fini, che ha sempre respinto le accuse, è legato proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Quest’ultimi, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia.
Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. Fonte: qui
Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
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