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venerdì 31 gennaio 2020

PER IL QUINTO ANNO CONSECUTIVO “DEUTSCHE BANK” CHIUDE IL BILANCIO IN PROFONDO ROSSO: NONOSTANTE IL TENTATIVO DI RIPULIRSI DAI TITOLI TOSSICI (CHE LA ESPONGONO PER, REGGETEVI, 43 MILA MILIARDI DI DOLLARI) IL 2019 SI CHIUDE CON - 5,7 MILIARDI

IN DIECI ANNI IL TITOLO HA PERSO L’82% DEL VALORE E LA CREDIBILITÀ È AI MINIMI DOPO TUTTI GLI SCANDALI IN CUI È COINVOLTA: DAI PANAMA PAPERS AL RICICLAGGIO CON DANSKE BANK…
Fiorina Capozzi per “il Fatto quotidiano”

licenziamenti a deutsche bank 9LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK 
La Germania avrà anche i conti in ordine. Ma quanto a banche sta messa maluccio.
Per il quinto anno consecutivo Deutsche bank, chiude il bilancio in profondo rosso. Il primo istituto di credito del Paese archivia il 2019 con 5,7 miliardi di perdite, il secondo peggior risultato nella storia del gruppo. Il dato supera le previsioni più nefaste (5 miliardi), ma include buona parte (il 70%) dei costi di ristrutturazione previsti nel piano 2019-2022, presentato a giugno scorso.

christian sewing ceo deutsche bankCHRISTIAN SEWING CEO DEUTSCHE BANK
"La nostra strategia funziona", ha spiegato l' amministratore delegato, Christian Sewing, evidenziando come il risanamento non abbia richiesto sacrifici agli azionisti. Tuttavia negli ultimi cinque anni Deutsche bank ha perso 15 miliardi, cassando oltre 9 miliardi di utili realizzati nel quinquennio precedente. A pagare il conto degli errori di gestione sono soprattutto i dipendenti: nel 2019 l' istituto tedesco, che dà lavoro a 87.600 persone, ha tagliato altri 4.100 posti di lavoro e, a giugno, ha annunciato 18mila esuberi, di cui buona parte in Germania.
deutsche bank 5DEUTSCHE BANK 

Il giro d' affari non è più quello di una volta (-8% a 23,2 miliardi). E l' impressione è che la banca non riuscirà facilmente a buttarsi alle spalle un decennio in cui il titolo in Borsa ha perso l' 82% del suo valore. "Per noi resta un titolo sotto osservazione - ha spiegato in una nota JP Morgan - abbiamo bisogno di risultati nei prossimi trimestri che diano credito alla svolta sul giro d' affari".

deutsche bank commerzbankDEUTSCHE BANK COMMERZBANK
Anche perché intanto i rivali americani, con cui Deutsche bank avrebbe voluto competere, hanno ormai ampiamente recuperato dopo la crisi del 2008. Tutta colpa di derivati e crediti inesigibili che il colosso tedesco sta smaltendo a fatica.

deutsche boerse 2DEUTSCHE BOERSE
Titoli tossici che sono arrivati ad esporre la banca per l' incredibile cifra di 43 mila miliardi di dollari. Ma Deutsche bank, forte di 1500 miliardi di attivi, non è un istituto qualsiasi. È una di quelle banche che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, potrebbero far vacillare l' intero sistema finanziario. Di qui la corsa a rimettere ogni cosa al suo posto ipotizzando le nozze, poi sfumate, con la connazionale Commerzbank, e creando una bad bank con 74 miliardi di crediti a rischio, tagliando pesantemente i costi e cedendo 50 miliardi di crediti inesigibili alla statunitense Goldman Sachs.
licenziamenti a deutsche bankLICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK

deutsche bank 3DEUTSCHE BANK
Nonostante la pulizia di bilancio, l' istituto fatica a ritornare alla redditività. E la credibilità resta ai minimi storici dopo una serie di imbarazzanti scandali. Nel 2015 Db è coinvolta nelle indagini sulla manipolazione del tasso di riferimento sui mutui (il Libor) con tanto di multe e risarcimenti per due miliardi e mezzo. Nel 2018, la Federal reserve americana le contesta "ampie carenze" sui sistemi di controllo nelle filiali d' Oltreoceano.
terminale bloomberg su deutsche bankTERMINALE BLOOMBERG SU DEUTSCHE BANK

licenziamenti a deutsche bank 7LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK
E, infine, più recentemente l' istituto deve affrontare anche i guai giudiziari con i Panama Papers da cui emergono gli "aiutini" ai clienti per riciclare denaro attraverso società create nei paradisi fiscali. Per non parlare dell' inchiesta sui rapporti "sospetti" (230 miliardo di dollari di transazioni) con la Danske Bank, accusata di aver riciclato, attraverso la filiale estone, miliardi di dollari provenienti da attività illecite di operatori russi. Fonte: qui

domenica 29 dicembre 2019

VI RICORDATE IL CASO DOLLFUS, IL BARONE ARREMBANTE ACCUSATO DI AVER ARCHITETTATO UNA COMPLESSA STRUTTURA PER AGGIRARE IL FISCO?

IN SETTE PROCESSO TRA CUI ANCHE ANNA RITA ROVELLI E IL SUO EX MARITO FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE 
GLI ALTRI RINVIATI A GIUDIZIO SONO IL COMMERCIALISTA GABRIELE BRAVI (IL SOLO A RISPONDERE DI ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE E RICICLAGGIO), L’UOMO D’AFFARI GENOVESE FRANCO LAZZARINI, IL COSTRUTTORE MASSIMO PESSINA, L’ EX DIRIGENTE SPORTIVO  DAL CIN E FILIPPO ALEOTTI, IN PASSATO PARTNER DEL FONDO INVESTINDUSTRIAL

FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONEFRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE
Sette rinviati a giudizio, undici prosciolti. È la decisione del gup milanese Giusy Barbara, che ha mandato a processo alcuni dei “clienti italiani vip” del barone italo-svizzero Filippo Dolfuss e del commercialista Gabriele Bravi per aver aggirato il fisco tra il 2010 e il 2015. Dollfus e Bravi sono ritenuti gli artefici di una “complessa struttura operativa” composta da società con sede a Lugano e a Panama.

La notizia del rinvio a giudizio è di un paio di settimane fa, ma è stata resa nota in queste ore. Il dibattimento si aprirà il prossimo 12 febbraio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale, dove dovranno presentarsi – tra gli altri – Anna Rita Rovelli (la figlia del petroliere Nino, uno dei protagonisti del caso Imi Sir) e il suo ex marito Francesco Bellavista Caltagirone, già presidente del gruppo Acqua Marcia, ex socio di Cai, Compagnia Aerea Italiana ed ex componente del Consiglio d’amministrazione di Alitalia.

FRANCO DAL CINFRANCO DAL CIN
A processo anche lo stesso Bravi (che nel 2013 venne anche arrestato e ora è il solo a rispondere di associazione per delinquere e riciclaggio), l’uomo d’affari genovese Franco Lazzarini, il costruttore Massimo Pessina, l’imprenditore ed ex dirigente sportivo (è stato anche all’Inter e all’Udinese) Franco Dal Cin e Filippo Aleotti, in passato partner del fondo Investindustrial. I sei sono accusati a vario titolo o di omessa dichiarazione o di infedele dichiarazione dei redditi. Il gup, contestualmente, ha anche prosciolto 11 persone, mentre per altri 5 professionisti, 4 dei quali hanno chiesto di essere processati in abbreviato e uno ha chiesto di patteggiare, la sentenza è attesa per il prossimo 30 marzo. Filippo Dolfuss, invece, nel 2016 ha patteggiato una pena di un anno e 11 mesi. La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata il 28 settembre del 2018.
DAL CIN ZICODAL CIN ZICO

Tornando al proscioglimento delle 11 persone, alcune hanno fatto ricorso alla ‘voluntary disclosure’ e perciò non sono punibili. Per altre il giudice ha usato la formula perché il fatto non sussiste in quanto le difese hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse oppure che la cifra evasa era al di sotto della soglia di punibilità.

C’è da aggiungere che per Daniele Lorenzano, l’ex manager Mediaset condannato con Berlusconi nel processo sui diritti tv, il procedimento è sospeso in quanto si trova all’estero e risulta irreperibile. Durante l’udienza preliminare il gup Barbara ha anche respinto, ritenendola “manifestamente inammissibile“, la richiesta dei pm di sollevare alla Consulta la questione di illegittimità costituzionale di due norme introdotte con la legge del 2014 sulla ‘Voluntary disclosure‘, che – a sentire i magistrati – erano “in contrasto con i principi di solidarietà sociale e di uguaglianza” sanciti dalla Costituzione e hanno effetti simili ad un’amnistia o ad un indulto.
PESSINAPESSINA

massimo pessinaMASSIMO PESSINA













Il caso Dolfuss aveva suscitato grande clamore proprio per il coinvolgimento di esponenti del mondo dell’imprenditoria e della nobiltà più antiche d’Italia, oltre a noti manager. L’accusa per tutti è quella di aver aggirato il fisco seguendo lo schema della coppia Dolfuss-Bravi, i quali con una “complessa struttura operativa costituita” da società con sede a Lugano e a Panama avrebbe consentito loro, tra il 2010 e il 2015, di “trasferire all’estero ed occultare denaro e utilità nella gran parte dei casi provenienti dai delitti di evasione fiscale o riciclaggio” grazie anche off-shore “adibite a schermo“.

Fonte: qui

martedì 1 ottobre 2019

BATTUTE A GINEVRA LE 25 SUPERCAR CONFISCATE AL FIGLIO DEL PRESIDENTE DELLA GUINEA EDITORIALE, TEODORIN OBIANG

SETTE FERRARI, TRE LAMBORGHINI, CINQUE BENTLEY, UNA MASERATI E UNA MACLANER, PIÙ ALTRI PEZZI RARISSIMI DI MARCHE CONOSCIUTE SOLO DAI MANIACI DEL SETTORE: IL VALORE TOTALE? 27 MILIONI DI DOLLARI



Vincenzo Borgomeo per www.repubblica.it

teodorin obiangTEODORIN OBIANG
Non Lamborghini, Ferrari, Aston Martin "normali" (sempre che si possano considerare "normali" auto del genere). Ma solo pezzi rarissimi. Ossia la One77 dell'Aston, la Veneno spider della Lambo, la Tdf e LaFerrari della Ferrari. E così via via elencando fino ad arrivare a 25 capolavori dell'automobilismo mondiale.

Tutti nuovissimi e senza nessuna "intrusione" di auto d'epoca. Sono queste le auto collezionate ("arraffate" secondo i giudici) da Teodorin Obiang, figlio del presidente della Guinea Equatoriale, che gli sono state appena confiscate con l'accusa di riciclaggio.
la collezione di auto di teodorin obiang 8LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG

Sono appena andate all'asta in un golf club vicino a Ginevra, in Svizzera, fruttando complessivamente 27 milioni di dollari (circa 25 milioni di euro). Parte del denaro sarà destinata alla popolazione della Guinea equatoriale, sulla carta uno dei Paesi più ricchi dell' Africa perché ricco di petrolio ma dove sono presenti ampie sacche di povertà.
la collezione di auto di teodorin obiang 7LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 


Sono sette Ferrari, tre Lamborghini, cinque Bentley, una Maserati e una McLaren più alcuni altri pezzi rarissimi di marche conosciute solo ai maniaci del settore, dalle Koenigsegg alle Rimac. Per una stima d'asta - tenuta molto bassa per invogliare gli acquirenti - di 17 milioni di euro.
la collezione di auto di teodorin obiang 9LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 

"E' una vendita eccezionale, una collezione privata di supercar, con chilometraggio estremamente limitato, a volte praticamente in prima consegna", spiega Philip Kantor, direttore della divisione Automobiles Europe della Bonhams, la casa di aste britannica, che una cosa del genere non aveva mai visto in vita sua.

la collezione di auto di teodorin obiang 6LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 6











Già perché le macchine sono nuove e molte di queste sono proprio le hypercar svelate al Motor Show di Ginevra o ad altri saloni internazionali. Il fascino dell'evento per i collezionsti è enorme. Ma non manca un velo di profonda tristezza: la Guinea Equatoriale, com'è noto è un Paese dove gran parte della popolazione vive ancora in condizioni di povertà e dove il grado di corruzione è tra i più alti al mondo.
Fonte: qui

Teodoro Obiang Mangue jetTEODORO OBIANG MANGUE JET

venerdì 30 agosto 2019

SAN MARINO-NON È PIU' POSSIBILE IL RICICLAGGIO E FINISCE LA PACCHIA

GLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA IMPOSTI DALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE HANNO OBBLIGATO DUE GENERAZIONI DI SANMARINESI CHE NON SANNO FAR ALTRO SE NON RIPULIRE DENARO SPORCO A TROVARSI UN LAVORO (CHE NON C'E') 
IL DEBITO PUBBLICO È TRIPLICATO E GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI STATISTICI ARRIVANO DALLA CARITAS…
Simona Pletto per ''Libero Quotidiano''

Anche sul Titano è finita la pacchia. In un anno il debito pubblico di San Marino è triplicato. La più vecchia Repubblica al mondo non è mai stata così in crisi. Negli ultimi tre anni sono saltate due banche, Asset Banca e recentemente Banca Cis. Il debito pubblico è passato da 262 milioni a 888. La popolazione teme che non ci siano i fondi per pagare le pensioni. Un incubo per uno Stato di soli 33mila abitanti. Questo tracollo è dovuto in parte alla copertura delle perdite della Cassa di Risparmio di San Marino, la banca dello Stato, che non è banca centrale.

L' ultima relazione della Commissione di Controllo della finanza pubblica, parla di «quadro molto preoccupante, con il degrado trasversale della posizione economica, finanziaria e patrimoniale che segna il decadimento del conto finanziario registrando un disavanzo di oltre cinque volte superiore a quello registrato negli esercizi pregressi e mantenutosi sostanzialmente stabile sin dal 2013. Il bilancio e il livello del debito pubblico sono altamente incerti, poiché dipendono dai costi finali della ricapitalizzazione delle banche».
MONTE TITANO - SAN MARINOMONTE TITANO - SAN MARINO
Il totale attivo del sistema bancario è passato da 11,5 miliardi di euro del 2008 a 4,6 miliardi a dicembre 2018 (-60%), a fronte del dimezzamento del numero di operatori da 12 agli attuali 5.

TROPPE PERDITE
Sempre tra il 2008 e dicembre 2018, il sistema bancario ha registrato perdite nette per complessivi 861 milioni di euro. Infatti, a fronte di utili registrati nel biennio 2008-2009 per 95 milioni complessivi, dal 2010 il sistema bancario ha rilevato risultati negativi per un totale di 956 milioni.

L' economia è stata al centro dell' ultima riunione settimanale del Congresso di Stato, il Consiglio dei ministri di San Marino che proprio ieri ha iniziato a lavorare sulla Legge di Bilancio 2020 dandosi come obiettivo il pareggio di bilancio.

La mancanza di lavoro, una separazione o un divorzio, affitti e mutui difficili da pagare. Sono queste, oggi, le principali cause di povertà nella piccola Repubblica. Il dato emerge da una ricerca del 2018, a cura di Orietta Ceccoli Orlandoni. Un report che ha come campione i numeri della Sums e della Caritas. Uno dei risultati che lo studio restituisce, è il numero di famiglie in difficoltà sul Titano: circa 300 non riescono a coprire le spese mensili (sugli oltre 14.200 nuclei totali). Analizzando il campione Sums, si nota che il 67,7% di chi si trova in difficoltà è sanmarinese. Stiamo comunque parlando di cittadini o residenti.

CASSA RISPARMIO SAN MARINOCASSA RISPARMIO SAN MARINO
Finita la favola 

E il numero dei poveri rischia di aumentare. «Io sono arrabbiata e delusa per come il governo ha gestito le cose», tuona Donna Burgagni, americana residente sul Titano, a capo da sette anni di un Comitato per le donne disoccupate. «Sono arrivata a San Marino nel 1975 e qui con la mia famiglia abbiamo aperto diversi negozi. Stavamo bene, c' era denaro che girava, turismo e siamo riusciti a comprare case e a vivere bene. Poi nel 2009 è arrivata la crisi, io ho venduto tutto e sono andata a lavorare in una azienda che ha chiuso. Da lì è iniziata la mia odissea perché non ho più trovato lavoro. San Marino non è più il posto da favola che era: ora se vai in ospedale ti curano ma mi sono trovata a pagarmi le garze con una disoccupazione da cento euro al mese...».

«L' attività bancaria e di intermediazione finanziaria, pure sostenute da un fisco compiacente», spiega lo scrittore Franco d' Emilio, «sono state a lungo fonte di finanziamento della Repubblica di San Marino, sostenendo l' interesse nazionale con la pratica del paradiso fiscale. Il recente passaggio alla trasparenza è difficile perché non supportato da un adeguato cambiamento culturale».

SAN MARINOSAN MARINO
Intanto da ieri anche la Repubblica di San Marino ha aperto la crisi di governo. La coalizione Adesso.sm potrebbe infatti perdere l' adesione del Movimento civico 10 (MC10). I consiglieri hanno approvato l' uscita dal governo, decisione che sarà ufficializzata la prossima settimana in Consiglio Grande e Generale, il parlamento sammarinese.

Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

Si può rompere il monopolio cinese delle Terre Rare?

Un gruppo di diciassette elementi metallici il cui nome la maggior parte di noi non ha mai sentito di recente è entrato sotto i riflettori tra le  ultime escalation di tensione  tra Pechino e Washington. Terre rare, utilizzate in una miriade di prodotti da display elettronici a laser e auto elettriche, sono attualmente il dominio della Cina e si teme che possa decidere di armare questo dominio.
C'è un precedente.
Nel 2011, quando una disputa territoriale tra Cina e Giappone si fece dura, Pechino impose un embargo sulle esportazioni di terre rare sul suo vicino. Il risultato: prezzi altissimi, dato che tutti hanno iniziato ad accumulare scorte in caso le cose fossero diventate ancora più difficili fino all'intervento dell'Organizzazione mondiale del commercio e la Cina ha revocato l'embargo.
La Cina ospita l'  85% della  capacità produttiva mondiale delle terre rare e , a differenza di altri paesi, ha trascorso decenni a sviluppare le tecnologie più efficienti non solo per estrarle ma anche per elaborare questi diciassette metalli, come una recente analisi approfondita   del ha notato la situazione dal South China Morning Post. In breve, la Cina ha le risorse e il know-how per estrarle. In una guerra commerciale questo è un grande vantaggio.
Gli Stati Uniti hanno importato l'80 percento delle terre rare utilizzate tra il 2014 e il 2017, secondo quanto riferito daReuters  , poiché l'argomento ha attirato l'attenzione dei media. C'è solo una miniera di terre rare che opera nel paese in questo momento, il  Mountain Pass  in California, ed è stata operativa solo per due anni dopo che MP Materials - una società con il sostegno finanziario cinese - l'ha comprata da Molycorp, che è stata dismessa nel 2015 .
Secondo MP Materials, Mountain Pass produce un decimo della fornitura mondiale di terre rare ... ma sul sito non vi è alcuna capacità di raffinazione delle terre rare, quindi ogni prodotto estratto a Mountain Pass viene spedito in Cina per essere processato . Il paese ha 220.000 tonnellate di capacità annua di raffinazione delle terre rare. Questo è cinque volte la capacità di raffinazione combinata del resto del mondo.
Questo è ciò che può essere ragionevolmente chiamato dipendenza quasi completa.
Il problema di scrollarsi di dosso questa dipendenza è duplice .
Da un lato, il riciclaggio è fuori questione e rimarrà fuori questione semplicemente perché le terre rare sono utilizzate in quantità così piccole che non ce ne sono abbastanza da riciclare. Le aziende di riciclaggio non le recuperano affatto quando separano materiali da, ad esempio, dispositivi elettronici per il riciclaggio. Poche aziende le stanno raccogliendo per il riciclaggio e lavorando su una nuova tecnologia di riciclaggio specificamente mirata alle terre rare - ma ce ne sono alcune.
Apple, ad esempio, ha creato un robot chiamato Daisy in grado di recuperare 32 chilogrammi di terre rare per 100.000 iPhone riciclati. Le aziende in Asia stanno lanciando anche impianti di riciclaggio per terre rare, ma per ora su scala relativamente ridotta. Sembra che il mainstream riciclaggio delle terre rare dovrà con ogni probabilità aspettare.
Anche i materiali alternativi vengono ricercati con un certo successo, ma le terre rare restano la scelta dominante per l'elettronica e vari altri prodotti, proprio come le batterie agli ioni di litio continuano a dominare il settore delle batterie nonostante la moltitudine di potenziali sfidanti.
MP Materials dice che prevede di riaprire la struttura di raffinazione presso la miniera di Mountain Pass entro la fine del 2020. Questo sarebbe certamente un inizio per ridurre questa scomoda dipendenza dalla Cina. Eppure sarà solo questo, un inizio. Una società australiana, Lynas, all'inizio dell'anno ha siglato un accordo con la Blue Line Corporation in Texas per costruire congiuntamente un impianto di separazione di terre rare sul suolo statunitense. Questo è un altro passo.
Scuotere il dominio della Cina nelle terre rare richiederà anni, ma è necessario in quanto la domanda mondiale di quei diciassette elementi continuerà a crescere mentre continuiamo a dipendere sempre più da prodotti che non possono funzionare senza di essi.

giovedì 13 giugno 2019

RINVIATO A GIUDIZIO CORALLO; IL RE DELLE SLOT, CHE PER I PM ROMANI PAGAVA I TULLIANI (E DUNQUE FINI) PER I SUOI AFFARI MILIARDARI NEL SETTORE DEL GIOCO D'AZZARDO

I SOLDI RIPULITI FURONO USATI PER COMPRARE LA FAMIGERATA CASA DI MONTECARLO INTESTATA AL COGNATO DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA CAMERA, MA POI SI SCOPRÌ ANCHE UN FLUSSO DI DENARO DIRETTAMENTE VERSO I FAMILIARI

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Rinviato a giudizio per l’accusa di associazione a a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura. La posizione di Corallo era stata stralciata rispetto al processo principale che vede imputati, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. I difensori di Corallo avevo presentato una serie di eccezioni e i giudici della IV sezione collegiale, dove è in corso il processo principale, avevano mandato gli atti al gup. Il processo è stato fissato al prossimo 22 ottobre davanti ai giudici della II sezione.

fini tullianiFINI TULLIANI




Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI

I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani. Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti avevano riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani. L’appartamento monegasco, secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.

Il coinvolgimento di Fini, che ha sempre respinto le accuse, è legato proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Quest’ultimi, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia.
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. Fonte: qui