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giovedì 26 dicembre 2019

BERNA CHIUDE LA PRIMA CENTRALE. C'ENTRA UN REFERENDUM, MA I MOTIVI SONO SOPRATTUTTO ECONOMICI: GLI INVESTIMENTI NECESSARI ALLA SICUREZZA FUTURA SONO STATI RITENUTI TROPPO CARI.

PER SMANTELLARE L' IMPIANTO CI VORRANNO 15 ANNI. 
SEGUIRANNO LE ALTRE 4 CENTRALI DEL PAESE. 
E IL PROBLEMA DELLE SCORIE DIVENTA…
Paolo Berizzi per ''la Repubblica''

centrale nucleare di muhlebergCENTRALE NUCLEARE DI MUHLEBERG
Si respira l' aria umida del bosco intorno al bestione nucleare. L' hanno appena spento e l' estremità del camino si perde nel mantello di foschia che rende ovattato, quasi anonimo, l' ultimo giorno. Niente luci, non una sirena.

Nemmeno uno sbuffo di fumo si scorge più, che normalmente, dall' autostrada che porta a Berna, 14 chilometri a est, quelle colonne biancastre le vedevi salire là in fondo, tra il muro fittissimo di abeti che da sempre, da un lato e dall' altro, protegge la centrale separandola idealmente da Mühleberg e dalla vista (non dai pensieri) dei suoi 2974 abitanti. «Sono qui per curiosità», dice il pensionato Martin Gerber. «Se sono contento? Abbastanza. Con il nucleare non si può mai stare tranquilli».

Forse siamo già nel futuro. Forse. Con flemma cantonale Martin sorride appena. Qui, a parte la copertura dei media e i rituali incontri con la popolazione organizzati da Bkw (proprietario dell' impianto), non è che l' evento abbia smosso le masse. Eppure è epocale. La sepoltura di un reattore atomico: due bottoni rossi e tre secondi per chiudere la storia della centrale nucleare più vecchia della Svizzera. La più vecchia e anche la prima (di cinque) ad essere disattivata. Mühleberg, 47 anni di atomi e di energia, 3000 gigawattora di elettricità all' anno (il 5% della domanda nazionale). Centinaia di migliaia di franchi finiti nelle casse del Comune che la ospita, e convogliati - come sempre in questi casi di "indennizzo" per l' occupazione, diciamo, ingombrante nella manutenzione di strade e scuole.
centrale nucleare di muhleberg

Stop. Si chiude un' era. In tutti i sensi. Alle 12.30 di venerdì 20 gli addetti hanno premuto i pulsanti: il primo passaggio del fine-vita della centrale. Un processo iniziato la mattina presto con l' inserimento delle barre di controllo che hanno interrotto la fissione nucleare nel nocciolo del reattore. Normalmente le levette venivano azionate per le revisioni annuali: adesso è per sempre. Il colosso del Canton Berna progettato negli anni '60 (costo 302 milioni di franchi) è entrato in sonno eterno.

«Per la Svizzera è un passo storico - gioisce la deputata dei Verdi al Consiglio Nazionale Greta Gysin - . Seguiremo con estrema attenzione tutti i passaggi necessari per la disattivazione per lo smaltimento del materiale radioattivo ». La chiusura di Muhleberg era stata decisa da tempo. Non soltanto sulla scia - con riverbero su tutti gli impianti del mondo - dell' incidente di Fukushima (e prima ancora della catastrofe di Chernobyl). C' entra, certo, in primis, l' esito del referendum con cui nel 2017 gli svizzeri hanno detto addio al nucleare (con gradualità, entro il 2034).

Ma i motivi sono soprattutto economici: gli investimenti necessari alla sicurezza futura sono stati ritenuti troppo cari da Bkw. Che ha dunque deciso di fermare le macchine. Tecnicamente, non una cosa semplicissima. Per smantellare l' impianto ci vorranno 15 anni. Il problema sono soprattutto le 3000 tonnellate di scorie radioattive (pensate: meno del 2% della massa dell' intera costruzione di Mühleberg). Siccome nessuno in Svizzera sa ancora dove verrà scavata la tomba definitiva per questo materiale (ci vuole un deposito in strati geologici profondi; sono allo studio tre soluzioni-destinazioni: Giura orientale, Lagern nord e Zurigo nord-est), nel frattempo le scorie verranno trasportate nel deposito intermedio di Würenlingen, nel canton Argovia.

Dove saranno depotenziate. Le barre di combustibile di uranio se ne andranno da Mühleberg solo nel 2024; nel 2030 l' area dell' impianto sarà liberata da tutta la radioattività e quattro anni dopo, al posto della centrale, ci sarà un immenso prato verde. Così almeno hanno promesso. Il costo totale dell' operazione? 2,3 miliardi di franchi (di cui 611 milioni solo per disattivare il reattore). I soldi arrivano da un fondo pubblico (controllato dallo Stato) alimentato dai proprietari e i 200 lavoratori saranno impiegati. «In Svizzera vale il principio di causalità: paga chi è responsabile - ragiona Simon Banholzer, Fondazione elvetica per l' energia - . Lo smaltimento delle scorie deve essere garantito e pagato da chi le ha prodotte».

reattore nucleareREATTORE NUCLEARE
Andrà così anche per le altre 4 centrali della Confederazione, che oggi garantiscono un quinto del fabbisogno di elettricità. Saranno dismesse una dopo l' altra. Ecco perchè Mühleberg ha spianato la strada. «Si parlava di noi solo in occasione di qualche incidente in altri impianti - dice René Maire, sindaco del paese - . Gli abitanti non hanno mai avuto grosse precauzioni perchè Bkw è stata trasparente e ha mostrato i risultati dei controlli fatti dall' Ispettorato federale della sicurezza nucleare».

Già. E come poteva essere altrimenti? «Nel 1990 sono apparse crepe nel reattore - ricorda la storica attivista antinucleare Ursula Balmer- Schafroth - . Tiriamo un sospiro di sollievo. Ma lo spegnimento del reattore non eliminerà del tutto il rischio di incidenti».

Fonte: qui

sabato 7 dicembre 2019

L'ALTA SAVOIA È LA BASE DELLE SPIE RUSSE ATTIVE IN EUROPA: UNO SCOOP DI ''LE MONDE'' RIVELA IL CAMPO BASE DEGLI AGENTI SOVIETICI SPECIALIZZATI IN AZIONI CLANDESTINE IN EUROPA, TRA FRANCIA, SVIZZERA E ITALIA

È STATO L'ATTENTATO ALL'EX SPIA SKRIPAL VICINO LONDRA A METTERE I SERVIZI EUROPEI SULLE TRACCE DI QUESTE CELLULE
Manuela Gatti per www.ilgiornale.it

Le Alpi tra Francia, Svizzera e Italia come «base logistica» delle operazioni clandestine condotte dagli 007 russi in Europa.

rusian boshirov e alexander petrovRUSIAN BOSHIROV E ALEXANDER PETROV
Dai borghi dell'Alta Savoia sarebbero passati gli agenti del Gru, i servizi segreti militari di Mosca, responsabili dell'attacco al gas nervino contro Sergey Skripal a Salisbury, nel Regno Unito, ma anche gli autori di blitz nei Balcani e nell'ex Urss.

Lo scoop è del quotidiano francese Le Monde, che attraverso fonti dei servizi di intelligence francesi, britannici e svizzeri ha ricostruito gli spostamenti di un gruppo di quindici spie russe che tra il 2014 e il 2018 - l'ultimo passaggio è registrato nel settembre di quell'anno - si sono recate a più riprese nel dipartimento francese al confine con la Valle d'Aosta e la Svizzera, facendo delle Alpi un «campo base» da cui operare nel Vecchio continente.

salisbury avvelenamento sergei skripalSALISBURY AVVELENAMENTO SERGEI SKRIPAL
Gli uomini del controspionaggio di Londra, Parigi e Berna, coadiuvati dai partner statunitensi, si sarebbero messi sulle tracce della cellula proprio dopo l'attacco a Skripal (a sua volta ex agente segreto russo) del 4 marzo 2018, il primo caso di utilizzo di armi chimiche in Europa dai tempi della Guerra fredda.

La sostanza contaminante, a cui Skripal riuscì a sopravvivere, fece una vittima collaterale, la 44enne Dawn Sturgess, «colpevole» di aver raccolto la boccetta in cui era contenuto l'agente nervino. Per l'attacco di Salisbury sono stati individuati come presunti responsabili tre russi, Alexander Mishkin (alias Alexander Petrov), Anatoly Chepiga (noto come Rouslan Bachirov), e Denis Sergeev (sui documenti Sergei Fedotov). Almeno uno di loro farebbe parte della cellula «alpina» individuata dal controspionaggio europeo.
la bottiglietta di profumo che avrebbe contenuto l agente nervinoLA BOTTIGLIETTA DI PROFUMO CHE AVREBBE CONTENUTO L AGENTE NERVINO

Secondo Le Monde, i membri del gruppo - appartenenti tutti alla stessa unità del Gru, la 29155 - si sarebbero recati regolarmente sulle Alpi francesi nel corso dei quattro anni presi in esame. Tra i comuni in cui risiedevano ci sarebbero Annemasse, Evian e Chamonix, a cui le spie arrivavano in auto dopo essere atterrati a Parigi o a Lione (una volta anche a Nizza). Talvolta capitava che si fermassero lungo il tragitto, trascorrendo la notte in strutture a Cannes o Ginevra.

La loro scelta sarebbe ricaduta sull'Alta Savoia in quanto zona frontaliera, di facile accesso e adatta per passare inosservati data l'alta presenza di russi. Per non lasciare tracce, secondo quanto ricostruito da Le Monde, la cellula non avrebbe condotto alcuna operazione in Francia, né si sarebbe mai messa in contatto da lì con altre unità del Gru o con diplomatici del Cremlino, così come non sono state trovate armi sul posto.

 La base sarebbe servita invece per pianificare e condurre altri attacchi in Europa, non solo quello di Salisbury: al vaglio delle intelligence di Francia, Regno Unito e Svizzera c'è anche un altro tentativo di avvelenamento in Bulgaria nel 2015 e alcune azioni di destabilizzazione eseguite in Moldavia e in Montenegro.

skripal e la figliaSKRIPAL E LA FIGLIA
Il tema della presenza dei servizi segreti russi in Europa è tornato alla ribalta due giorni fa, dopo che la Germania ha annunciato l'espulsione dal Paese di due diplomatici di Mosca in relazione al caso dell'omicidio di un ex comandante ribelle ceceno, Zelimkhan Khangoshvili, ucciso in pieno giorno in un parco di Berlino il 23 agosto scorso. Secondo gli inquirenti tedeschi dietro la sua morte ci sarebbe il governo russo, colpevole agli occhi di Berlino anche di non aver collaborato alle indagini sul caso. Mercoledì la Germania ha dichiarato i due diplomatici «persone indesiderate con effetto immediato».

Fonte: qui

martedì 1 ottobre 2019

BATTUTE A GINEVRA LE 25 SUPERCAR CONFISCATE AL FIGLIO DEL PRESIDENTE DELLA GUINEA EDITORIALE, TEODORIN OBIANG

SETTE FERRARI, TRE LAMBORGHINI, CINQUE BENTLEY, UNA MASERATI E UNA MACLANER, PIÙ ALTRI PEZZI RARISSIMI DI MARCHE CONOSCIUTE SOLO DAI MANIACI DEL SETTORE: IL VALORE TOTALE? 27 MILIONI DI DOLLARI



Vincenzo Borgomeo per www.repubblica.it

teodorin obiangTEODORIN OBIANG
Non Lamborghini, Ferrari, Aston Martin "normali" (sempre che si possano considerare "normali" auto del genere). Ma solo pezzi rarissimi. Ossia la One77 dell'Aston, la Veneno spider della Lambo, la Tdf e LaFerrari della Ferrari. E così via via elencando fino ad arrivare a 25 capolavori dell'automobilismo mondiale.

Tutti nuovissimi e senza nessuna "intrusione" di auto d'epoca. Sono queste le auto collezionate ("arraffate" secondo i giudici) da Teodorin Obiang, figlio del presidente della Guinea Equatoriale, che gli sono state appena confiscate con l'accusa di riciclaggio.
la collezione di auto di teodorin obiang 8LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG

Sono appena andate all'asta in un golf club vicino a Ginevra, in Svizzera, fruttando complessivamente 27 milioni di dollari (circa 25 milioni di euro). Parte del denaro sarà destinata alla popolazione della Guinea equatoriale, sulla carta uno dei Paesi più ricchi dell' Africa perché ricco di petrolio ma dove sono presenti ampie sacche di povertà.
la collezione di auto di teodorin obiang 7LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 


Sono sette Ferrari, tre Lamborghini, cinque Bentley, una Maserati e una McLaren più alcuni altri pezzi rarissimi di marche conosciute solo ai maniaci del settore, dalle Koenigsegg alle Rimac. Per una stima d'asta - tenuta molto bassa per invogliare gli acquirenti - di 17 milioni di euro.
la collezione di auto di teodorin obiang 9LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 

"E' una vendita eccezionale, una collezione privata di supercar, con chilometraggio estremamente limitato, a volte praticamente in prima consegna", spiega Philip Kantor, direttore della divisione Automobiles Europe della Bonhams, la casa di aste britannica, che una cosa del genere non aveva mai visto in vita sua.

la collezione di auto di teodorin obiang 6LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 6











Già perché le macchine sono nuove e molte di queste sono proprio le hypercar svelate al Motor Show di Ginevra o ad altri saloni internazionali. Il fascino dell'evento per i collezionsti è enorme. Ma non manca un velo di profonda tristezza: la Guinea Equatoriale, com'è noto è un Paese dove gran parte della popolazione vive ancora in condizioni di povertà e dove il grado di corruzione è tra i più alti al mondo.
Fonte: qui

Teodoro Obiang Mangue jetTEODORO OBIANG MANGUE JET

C'È UNA SOCIETÀ ANONIMA SVIZZERA CHE LEGA LE INTERCETTAZIONI SULLA STRAGE DI ERBA AL PROCESSO PER GLI SPIONI DI TELECOM

COM'È POSSIBILE CHE UNA PROCURA AFFIDI COMPITI DELICATISSIMI A SOCIETÀ I CUI PROPRIETARI SONO IN PARTE COPERTI, CON UN BILANCIO DI POCHE MIGLIAIA DI EURO? 

BISOGNA TORNARE AL 2006 E ALLA MATTANZA IN CASA DI AZOUZ MARZOUK E RAFFAELLA CASTAGNA…

Felice Manti ed Edoardo Montolli per ''il Giornale'' 
C'è una società anonima svizzera che lega le intercettazioni sulla strage di Erba al processo per gli spioni di Telecom.
dopo la strage di erbaDOPO LA STRAGE DI ERBA
Una vicenda quasi surreale, ma che pure emerge dalla documentazione consultata da Il Giornale. Per capirci qualcosa, bisogna fare qualche passo indietro. Le intercettazioni sulla mattanza dell'11 dicembre 2006 furono svolte noleggiando le apparecchiature della società di intercettazioni Sio di Cantù, ma consegnate alla difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi da una seconda società di intercettazioni, la Waylog di Como.
la famiglia castagnaLA FAMIGLIA CASTAGNA
Mesi fa, una fonte, molto vicina a chi ha indagato, ci ha suggerito di fare una banale visura camerale proprio su Waylog: il risultato è sorprendente. E cioè: anche nel 2018 la Waylog ha ricevuto incarichi delicatissimi dalle Procure, soprattutto da Como, ma anche da Milano e altre città. Ma il 40% delle sue azioni è in mano alla Fenefin Ag, una fiduciaria svizzera di Chiasso, in corso San Gottardo 32, amministrata dal commercialista Renato Bullani.
 La prima domanda sorge spontanea: com'è possibile che una Procura affidi compiti delicatissimi a società i cui proprietari sono in parte coperti da una società anonima elvetica? La seconda domanda nasce dal giro d'affari della Waylog: nel 2018 ha fatturato 256.267 euro, con un utile di appena 1217 euro. L'anno prima l'utile era di 21.954 euro. Il patrimonio è di 139.792.
i morti della strage di erbaI MORTI DELLA STRAGE DI ERBA
E allora, che bisogno c'è di schermarsi dietro una fiduciaria svizzera? Sicuramente, chi lo ha fatto, non lo ha fatto per motivi economici. E allora, che motivo c'è? Si tratta forse di persone che non possono apparire? La risposta, per ovvie ragioni, non la sappiamo. Però c'è un secondo fatto inquietante. Un anno e mezzo prima della strage, emerse lo scandalo degli spioni di Telecom. E alcune delle operazioni di hacking di Fabio Ghioni vennero pagate da una Fenefin neozelandese: i pm di Milano scoprirono però che quella Fenefin altro non era che una società anonima svizzera con sede in corso San Gottardo 32 a Chiasso, amministrata dal commercialista Renato Bullani. La stessa di Waylog, dunque.
I pm Fabio Napoleone e Nicola Piacente (attuale procuratore capo di Como) nel sintetizzare l'interrogatorio di Ghioni, scrissero che «la Fenefin doveva essere una società di comodo che anche altre persone utilizzavano per fatturare» ma anche che, per lo stesso Ghioni «Fenefin non era un fornitore certificabile», tanto che un altro dei coinvolti dell'inchiesta, si era rifiutato di pagare. Di fatto, nel suo statuto elvetico, si attesta che Fenefin si occupa dell'amministrazione «di partecipazioni e patrimoni, sia per conto proprio sia per conto di terzi». Chi vuole entrare in una società e non vuole o non può apparire, lo fa insomma, affidandosi a lei.
INTERCETTAZIONIINTERCETTAZIONI
Poi c'è il giallo delle intercettazioni mancanti della strage di Erba, scoperto tra il 2010 e il 2011 dal settimanale Oggi e portate all'attenzione del ministero della Giustizia da Le Iene. Tra quelle finite al pool difensivo ne mancavano molte, tutte in date cruciali: da quelle dei primi giorni della coppia accusata, a quelle del testimone superstite Mario Frigerio. In particolare mancavano quelle riguardanti un suo colloquio coi carabinieri avvenuto la mattina di Natale e quelle dal 28 dicembre al 3 gennaio con il neurologo Claudio Cetti.
La difesa dei coniugi ha chiesto allora di accedere ai server originali, per capire cosa fosse successo a quegli audio: ma la Corte d'Assise ha respinto l'istanza per ragioni di riservatezza. Ma questa prudenza su questioni tanto importanti è stata presa sempre anche dalla Procura?
INTERCETTAZIONIINTERCETTAZIONI
E allora la domanda si ripete: chi non vuole o non può apparire in Waylog, una società che fa intercettazioni per conto delle Procure e che ricorre ad una schermatura svizzera per alcuni dei suoi soci?
Fonte: qui

martedì 16 luglio 2019

I LAGHI SVIZZERI, RIPULITI DALL'INQUINAMENTO, HANNO PERSO L'80% DEI LORO ''PESCI''

A FORZA DI RIMUOVERE MATERIALE FECALE, HANNO TOLTO L'ALIMENTAZIONE AI BATTERI, QUINDI AL PLANCTON, DUNQUE AI PESCI. QUESTO CICLO SI CHIAMA ''VITA'', MA L'ANSIA DELLA PULIZIA RISCHIA DI FARE PIÙ DANNI DEI RIFIUTI CHE ABBIAMO RIVERSATO NEI NOSTRI CORSI D'ACQUA

Riccardo Ruggeri per ''La Verità'' - Zafferano.news

lago lemano ginevraLAGO LEMANO GINEVRA
Trent' anni fa i laghi della Romandia (Svizzera), Lemano e Neuchâtel, secondo i «competenti» di allora erano molto inquinati, perché ricchi di scarti di prodotti chimici e di materiale fecale. Cantone e Comuni interessati misero a punto un piano pluriennale, fecero grandi investimenti, un largo uso di impianti di depurazione, ottenendo la pulizia dei laghi da ogni inquinante, in particolare furono eliminati tutti i fosfati nella liscivia e tutte le materie fecali.

Tutto bene, ma ora altri «competenti», su suggerimento dei pochi pescatori rimasti, ripreso in mano il dossier, si sono accorti che i pesci stanno praticamente scomparendo, siamo al 70-80% in meno rispetto ad allora. E hanno pure trovato la spiegazione scientifica. Conosciamo da sempre il ruolo assegnato dalla natura alla materia fecale: decomponendosi nelle acque, diventa cibo per i batteri, e i batteri, a loro volta, cibo del plancton, questi, infine, nutrimento per i pesci.
lago di neuchatel svizzeraLAGO DI NEUCHATEL SVIZZERA

Noi ci mangiamo i coregoni, gettiamo lische e nostri rifiuti fisici nel lago, e così via lungo l' intera catena alimentare, nei secoli dei secoli. Eravamo arrivati al punto di chiamare questo ciclo «vita». Claude Delley, non uno scienziato, ma un vecchio pescatore di Portalban, ha trovato, dopo l' operazione di candeggio tecnico dell' acqua, la sintesi scientifica: «Il lago è troppo pulito, i pesci non possono vivere in acque sterili». Secondo il Trono di spade sterile significa «morte», sarà mica non per eccesso di lerciume ma per eccesso di pulizia?

Un' altra «competente» come Audry Klein, segretaria generale del Cipel, la commissione internazionale per la protezione delle acque dei laghi, ne prende tranquillamente atto ma è perentoria: «L' acqua dei laghi serve a noi umani per bere e per lavarci».

lago di neuchatel svizzeraLAGO DI NEUCHATEL SVIZZERA
Non lo dice in modo esplicito, ma si capisce che non c' è posto per i pesci. Il dilemma acqua per uomini «sì», per pesci «no», mi pare oggetto da disputa filosofica. Preferisco sfilarmi. Una notazione a margine. Capisco che gli svizzeri decidano di non mangiare più gli eccellenti coregoni dei loro laghi visto che ormai i loro super impianti di depurazione stanno via via trasformando l' acqua in Amuchina, e a quel punto gli ultimi coregoni, sterili, scompariranno.

Però non mi è chiara l' alternativa.
lago lemano ginevraLAGO LEMANO GINEVRA
Infatti, il «mercato» ha sostituito sulle loro tavole i vecchi coregoni di lago con i gamberetti importati del Sudest asiatico. Cosa è saltato loro in mente? Come può una persona perbene consumare tali gamberetti , sapendo che per produrli si distruggono immense foreste di mangrovie e per ogni chilo prodotto vengono immessi nell' atmosfera 1.603 chilogrammi di Co2 (per la stessa quantità di carne rossa il Co2 è inferiore del 15%, sic!).

Cari svizzeri, ripensateci, non sarebbe meglio immettere, diciamo q.b. (quanto basta, nda) di materiale fecale (vostro, of course) nel lago, e così si riattiva la catena alimentare? Tornerebbero i coregoni e voi uscireste dalla sudditanza di orrendi cibi globalizzati come i gamberetti dell' orrendo Sudest asiatico. L' Amuchina spediamola in Oriente e i gamberetti plastificati, ad alta emissione di Co2, se li mangino i cinesi.

pesca sul lago lemanoPESCA SUL LAGO LEMANO
Altrimenti, se va avanti così, un giorno vivremo in un mondo dove acqua e Amuchina si confonderanno e noi, sterili, ce la batteremo con i coregoni, sterili, per una dubbia sopravvivenza.

Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

Non scherzare con gli svizzeri!

Una fortezza, travestita da paese
Morgarten, Svizzera - Qui, nel 1315, una forza di alpinisti svizzeri tese un'imboscata a una forza d'invasione di cavalieri feudali austriaci che erano venuti per riaffermare il dominio feudale asburgico sugli svizzeri ribelli.
I corpulenti contadini e boscaioli svizzeri dei cantoni della foresta Unterwalden, Uri e Schwytz si lanciarono contro i cavalieri austriaci e gli uomini armati, che usavano lunghe picche o asce mortali poligonali, e li massacrarono senza quartiere.
Due anni dopo, un secondo corpo di spedizione austriaco fu catturato dalla fanteria contadina svizzera vicino a Lucerna a Sempach e schiacciato.
Queste feroci battaglie furono la prima volta nella storia moderna che i soldati di fanteria avevano resistito a cavalieri armati pesantemente. Questi incontri epocali segnarono l'inizio della fine del feudalesimo europeo e l'ascesa degli eserciti di fanteria. Hanno anche liberato i cantoni forestali della Svizzera di dominio austriaco, creando il primo stato democratico indipendente dell'Europa, la Confederazione svizzera.
Il sempre astuto Machiavelli diceva dei guerrieri svizzeri: "Più pesantemente armato, più libero". Anzi, più libero fino ad oggi.
Coloro che pensano alla Svizzera come una terra pittoresca di orologi a cucù e cioccolato si sbagliano pesantemente. Per parafrasare il bon mot di Voltaire sulla Prussia, la Svizzera è una fortezza gigante, camuffata da paese.
Ho frequentato la scuola e l'università in Svizzera. Nel corso dei decenni, continuavo a sentire parlare di montagne che si aprivano per far cadere gli aerei da guerra, o scogliere costellate di artiglieria nascosta. Ma anche i miei amici svizzeri non sapevano molto di questi avvistamenti apparentemente fantastici.
Quindici anni fa, ero l'ospite del Corpo delle guardie della Fortezza Svizzera, un equipaggiamento militare top secret che gestisce le fortezze montane della Svizzera. Sono stato uno dei primi non svizzeri a mostrare i forti di montagna che custodiscono il cuore della Ridotta Alpina della nazione. Ciò che mi ha mostrato mi ha stupito e continua a farlo.
Verso la fine degli anni '30, quando una nazione europea dopo l'altra si inchinò alle richieste di Hitler, l'esercito svizzero e i suoi famosi club di fucili si unirono e decisero che la loro nazione non avrebbe piegato le ginocchia come cechi, olandesi, norvegesi, belgi e poi Il francese aveva fatto.
Un programma febbrile di costruzione della fortezza fu iniziato attraverso le Alpi. Sono stati mobilitati circa 900.000 soldati. Dal Gen. Henri Guisan escono gli ordini: "Lasciate le vostre famiglie alle spalle in pianura. Man i nostri forti di montagna. Non abbiamo posto né cibo per i civili in loro. Spara fino alla tua ultima cartuccia; e poi usa le tue baionette. Nessuna resa! '
Ogni strada e ogni ponte sono stati ritoccati; tutti i passi di montagna erano truccati con esplosivi. Soprattutto le linee ferroviarie e le gallerie che collegavano la Germania al suo ex alleato, l'Italia.
Hitler era furioso. Ha denunciato gli svizzeri come "pastori insolenti". Mussolini, l'alleato di Hitler, temeva giustamente di intrecciarsi con i duri alpinisti svizzeri che avevano devastato l'Italia durante il Rinascimento. Le guardie svizzere del Papa sono un ricordo dell'era di "Furia Helvetica".
Lavorando 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, gli ingegneri svizzeri hanno creato un labirinto di tunnel e posizioni di armi che proteggevano i principali punti di ingresso in Svizzera a St. Maurice, Gothard, Thun e Sargans. Questi forti erano dotati di cannoni da 75, 105 e 150 mm, mitragliatrici e mortai collocati sui fianchi delle montagne e mimetizzati in modo da renderli quasi invisibili.
All'interno dei forti ci sono caserme, sale macchine, quartier generale, cliniche, posti di osservazione ecc ecc. I forti nascosti intrecciano il loro fuoco e si sostengono a vicenda. A differenza della Maginot Line meno pesantemente armata, ogni forte era protetto da una speciale unità di fanteria all'esterno, collegata per telefono al presidio sotterraneo.
Inoltre, la Svizzera ha costruito rifugi antiaerei per la maggior parte della sua popolazione.
Gli svizzeri iniziarono a smantellare i loro forti solo negli anni '90 - dopo il crollo dell'Unione Sovietica. La Svizzera era un obiettivo primario dell'Armata Rossa sovietica. Avanzando dalla Cecoslovacchia, i sovietici pianificarono di correre attraverso l'Austria leggermente difesa nella Svizzera orientale.
Quindi, nella pianura svizzera su un asse Basilea-Neuchatel-Losanna fino a Ginevra. Da lì, le potenti divisioni corazzate del gruppo delle forze sovietiche esploderebbero nella valle del Rodano in Francia e andrebbero a nord verso i porti della Manica, portando le forze statunitensi e della NATO nelle retrovie e tagliando le linee di rifornimento. Nel 1940 sarebbe stata una replica della brillante offensiva tedesca delle Ardenne.
Ma i forti svizzeri e le solide truppe svizzere erano di ostacolo. I figli degli eroi di Sempach e Morgarten erano di guardia.
Quando gli alpinisti svizzeri votano, portano sempre fucili e spade come simbolo di come la loro libertà è stata raggiunta e preservata.

giovedì 30 maggio 2019

Bilderberg 2019, i dettagli della riunione

Il 67 ° Bilderberg Meeting si svolgerà dal 30 maggio al 2 giugno 2019 a Montreux, in Svizzera, il gruppo lo ha appena annunciato.
Si ritiene che l'annuncio sia stato fatto solo pochi giorni prima dell'incontro per rendere il più difficile possibile per i manifestanti e i giornalisti indipendenti di arrivare all'evento.
Ecco i dettagli.
L'annuale Bilderberg Meeting è un forum di tre giorni per discussioni informali, tra esperti interni. Ogni anno, circa 130 leader politici ed esperti dell'industria, della finanza, del lavoro, del mondo accademico e dei media costituiscono il gruppo. Circa i due terzi dei partecipanti provengono dall'Europa e il resto dall'America del Nord (ma l'Asia può venire all'ordine del giorno anche se i leader e gli esperti asiatici non sono invitati - vedi sotto).
Il primo incontro si è svolto presso l'Hotel De Bilderberg a Oosterbeek, Paesi Bassi, dal 29 maggio al 31 maggio 1954. Così, il nome.
Le riunioni si svolgono secondo la Chatham House Rule, che stabilisce che i partecipanti sono liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma né l'identità né l'affiliazione degli oratori o di altri partecipanti possono essere rivelate.
Secondo il gruppo, questo è l'ordine del giorno di quest'anno:
1. Un ordine strategico stabile
2. Cosa succederà per l'Europa?
3. Cambiamenti climatici e sostenibilità
4. Cina
5. Russia
6. Il futuro del capitalismo
7. Brexit
8. L'etica dell'intelligenza artificiale
9. La militarizzazione dei social media
10. L'importanza dello spazio
11. Cyber ​​minacce
Come si può vedere, i membri discuteranno (pianificando?) Riguardo alle questioni del giorno che sembrano muoversi in direzione opposta alla libertà.
Non hai argomenti come "La militarizzazione dei social media" e "Quale futuro per l'Europa?" a meno che tu non abbia, o cerchi, soluzioni ai "problemi", soluzioni che difficilmente si stanno muovendo nella direzione della libertà.
L'argomento principale, "Un ordine strategico stabile" è anche un racconto.
Il gruppo ha rilasciato questi nomi come partecipanti di quest'anno.

TAVOLA

Castries, Henri de (FRA),  presidente, comitato direttivo; Presidente, Institut Montaigne
Kravis, Marie-Josée (USA),  Presidente, American Friends of Bilderberg Inc .; Senior Fellow, Hudson Institute
Halberstadt, Victor (NLD),  Presidente Foundation Bilderberg Meetings; Professore di Economia, Leiden University
Achleitner, Paul M. (DEU),  Treasurer Foundation Bilderberg Meetings; Presidente Supervisory Board, Deutsche Bank AG

PARTECIPANTI

Abrams, Stacey (USA),  fondatore e presidente, Fair Fight
Adonis, Andrew (GBR),  membro della House of Lords
Albers, Isabel (BEL),  direttore editoriale, De Tijd / L'Echo
Altman, Roger C. (USA),  Fondatore e Senior Chairman, Evercore
Arbor, Louise (CAN),  Senior Counsel, Borden Ladner Gervais LLP
Arrimadas, Inés (ESP),  Leader del partito, Ciudadanos
Azoulay, Audrey (INT),  Direttore generale,
Baker UNESCO , James H. (USA ),  Direttore, ufficio di valutazione netta, ufficio del segretario alla Difesa
Balta, Evren (TUR),  professore associato di scienze politiche, Università Özyegin
Barbizet, Patricia (FRA), Presidente e Amministratore Delegato, Temaris & Associés
Barbot, Estela (PRT),  Membro del Comitato Direttivo e di Revisione, REN (Redes Energéticas Nacionais)
Barroso, José Manuel (PRT),  Presidente, Goldman Sachs International; Ex Presidente, Commissione europea
Barton, Dominic (CAN),  Senior Partner ed ex Global Managing Partner, McKinsey & Company
Beaune, Clément (FRA),  Adviser Europe e G20, Ufficio del Presidente della Repubblica di Francia
Boos, Hans-Christian ( DEU),  CEO e fondatore, Arago GmbH
Bostrom, Nick (Regno Unito), direttore,  Future of Humanity Institute, Oxford University
Botín, Ana P. (ESP),  presidente esecutivo del gruppo, Banco Santander
Brandtzæg, Svein Richard (NOR),  Presidente, Università norvegese delle scienze e della tecnologia
Brende, Børge (NOR),  Presidente, World Economic Forum
Buberl, Thomas (FRA),  CEO, AXA
Buitenweg, Kathalijne (NLD),  deputato, Green Party
Caine , Patrice (FRA),  Presidente e CEO, Thales Group
Carney, Mark J. (GBR),  Governatore, Bank of England
Casado, Pablo (ESP),  Presidente, Partido Popular
Ceviköz, Ahmet Ünal (TUR),  deputato, Partito popolare repubblicano (CHP)
Champagne, François Philippe (CAN),  ministro delle infrastrutture e Comunità
Cohen, Jared (USA),  fondatore e CEO, Jigsaw, Alfabeto Inc .
Croiset van Uchelen, Arnold (NLD),  Partner, Allen & Overy LLP
Daniels, Matthew (USA),  Nuovi progetti spaziali e tecnologici, Ufficio del Segretario della Difesa
Davignon, Etienne (BEL),  Ministro
Demiralp, Selva (TUR) ,  Professore di Economia, Koç University
Donohoe, Paschal (IRL),  Ministro delle Finanze, Spesa pubblica e Riforma
Döpfner, Mathias (DEU),  Presidente e CEO, Axel Springer SE
Ellis, James O. (USA),  Presidente, Consulente degli utenti Gruppo, Consiglio nazionale dello spazio
Feltri, Stefano (ITA),  vicedirettore capo, Il Fatto Quotidiano
Ferguson, Niall (USA), Milbank Family Senior Fellow, Hoover Institution, Stanford University
Findsen, Lars (DNK),  Direttore, Danish Defense Intelligence Service
Fleming, Jeremy (GBR),  Direttore, Quartier generale delle comunicazioni del governo britannico
Garton Ash, Timothy (GBR),  Professore di studi europei, Oxford Università
Gnodde, Richard J. (IRL),  CEO, Goldman Sachs International
Godement, François (FRA),  Consigliere senior per l'Asia, Institut Montaigne
Grant, Adam M. (USA),  Saul P. Steinberg Docente di Management, The Wharton School, Università della Pennsylvania
Gruber, Lilli (ITA),  redattore capo e Anchor "Otto e mezzo", La7 TV
Hanappi-Egger, Edeltraud (AUT), Rettore, Vienna University of Economics and Business
Hedegaard, Connie (DNK),  presidente, Fondazione KR; Ex commissario europeo
Henry, Mary Kay (USA),  Presidente internazionale, Dipendenti del servizio Unione internazionale
Hirayama, Martina (CHE),  Sottosegretario di Stato all'istruzione, ricerca e innovazione
Hobson, Mellody (USA),  Presidente, Ariel Investments LLC
Hoffman, Reid (USA ),  Co-fondatore, LinkedIn; Partner, Greylock Partners
Hoffmann, André (CHE),  Vicepresidente, Roche Holding Ltd.
Jordan, Jr., Vernon E. (USA),  Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Jost, Sonja (DEU),  CEO, DexLeChem
Kaag, Sigrid (NLD), Ministro per il commercio estero e la cooperazione allo sviluppo
Karp, Alex (USA), CEO,  Palantir Technologies
Kerameus, Niki K. (GRC),  MP; Partner, Kerameus & Partners
Kissinger, Henry A. (USA),  Presidente, Kissinger Associates Inc.
Koç, Ömer (TUR),  Presidente, Koç Holding AS . 
Kotkin, Stephen (USA),  professore di storia e affari internazionali, Università di Princeton
Kramp-Karrenbauer, Annegret (DEU),  leader, CDU
Krastev, Ivan (BUL),  presidente, Centro per le strategie liberali
Kravis, Henry R. (USA),  Co-Presidente e Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
Kristersson, Ulf (SWE),  Leader del Partito Moderato
Kudelski, André (CHE),  Presidente e CEO, Kudelski Group
Kushner, Jared (USA),  Consigliere senior del Presidente, The White House
Le Maire, Bruno (FRA),  Ministro delle finanze
Leyen, Ursula von der (DEU),  Federal Ministro della Difesa
Leysen, Thomas (BEL),  Presidente, KBC Group e Umicore
Liikanen, Erkki (FIN),  Presidente, Trustee dell'IFRS; Helsinki Graduate School of Economics
Lund, Helge (GBR),  Presidente, BP plc; Presidente, Novo Nordisk AS
Maurer, Ueli (CHE),  presidente della Federazione svizzera e consigliere federale delle finanze
Mazur, Sara (SWE),  direttore, investitore AB
McArdle, Megan (USA), Editorialista, The Washington Post
McCaskill, Claire (USA),  ex senatore; Analista, NBC News
Medina, Fernando (PRT),  sindaco di Lisbona
Micklethwait, John (USA),  redattore capo, Bloomberg LP
Minton Beddoes, Zanny (GBR),  redattore capo, The Economist
Monzón, Javier (ESP ),  Presidente, PRISA
Mundie, Craig J. (USA),  Presidente, Mundie & Associates
Nadella, Satya (USA),  CEO, Microsoft
Paesi Bassi, Sua Maestà il Re del (NLD) 
Nora, Dominique (FRA),  Managing Editor, L'Obs
O'Leary, Michael (IRL),  CEO, Ryanair DAC
Pagoulatos, George (GRC), Vicepresidente di ELIAMEP, professore; Atene University of Economics
Papalexopoulos, Dimitri (GRC),  CEO, TITAN Cement Company SA
Petraeus, David H. (USA),  Presidente, KKR Global Institute
Pienkowska, Jolanta (POL),  Anchor donna, giornalista
Pottinger, Matthew (USA),  Senior Direttore, Consiglio di sicurezza nazionale
Pouyanné, Patrick (FRA),  Presidente e CEO, Total SA
Ratas, Jüri (EST),  Primo Ministro
Renzi, Matteo (ITA),  ex Primo Ministro; Senatore della Repubblica italiana
Rockström, Johan (SWE),  direttore dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico
Rubin, Robert E. (USA), Copresidente emerito, consiglio per le relazioni estere; Ex Ministro del Tesoro
Rutte, Mark (NLD),  Primo Ministro
Sabia, Michael (CAN),  Presidente e CEO, Caisse de dépôt et placement du Québec
Sanger, David E. (USA),  corrispondente della sicurezza nazionale, The New York Times
Sarts, Janis (INT),  Direttore, Centro di eccellenza
StratCom NATO Sawers , John (GBR),  Presidente esecutivo, Newbridge Advisory
Schadlow, Nadia (USA),  Senior Fellow, Hudson Institute
Schmidt, Eric E. (USA),  Consulente tecnico, Alphabet Inc.
Scholten, Rudolf (AUT),  presidente, Bruno Kreisky Forum per il dialogo internazionale
Seres, Silvija (NOR), Investitore indipendente
Shafik, Minouche (GBR),  direttore, London School of Economics and Political Science
Sikorski, Radoslaw (POL),  deputato al Parlamento europeo
Singer, Peter Warren (USA),  Strategist, New America
Sitti, Metin (TUR),  Professore , Università di Koç; Direttore, Max Planck Institute for Intelligent Systems
Snyder, Timothy (USA),  Richard C. Levin Professore di storia, Yale University
Solhjell, Bård Vegar (NOR),  CEO, WWF - Norvegia
Stoltenberg, Jens (INT),  Segretario generale, NATO
Suleyman , Mustafa (GBR),  co-fondatore, Deepmind
Supino, Pietro (CHE),  editore e presidente, Tamedia Group
Teuteberg, Linda (DEU),  Segretario Generale, Partito Democratico Libero
Thiam, Tidjane (CHE),  CEO, Credit Suisse Group AG
Thiel, Peter (USA),  Presidente, Thiel Capital
Trzaskowski, Rafal (POL),  Sindaco di Varsavia
Tucker, Mark (GBR),  Presidente del Gruppo, HSBC Holding plc
Tugendhat, Tom (GBR),  MP, Partito conservatore
Turpin, Matthew (USA),  Direttore per la Cina, Consiglio di sicurezza nazionale
Uhl, Jessica (NLD), Direttore finanziario e Direttore esecutivo,  Royal Dutch Shell plc
Vestergaard Knudsen, Ulrik (DNK),  segretario generale aggiunto dell'OCSE
Walker, Darren (USA),  presidente, Fondazione Ford
Wallenberg, Marcus (SWE), Presidente, Skandinaviska Enskilda Bank AB
Wolf, Martin H. (GBR),  Chief Economic Commentator, Financial Times
Zeiler, Gerhard (AUT),  Chief Revenue Officer, WarnerMedia
Zetsche, Dieter (DEU),  ex presidente, Daimler AG

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Scritto da Robert Wenzel tramite Target Liberty

“IL GIORNALE” PUNGE STEFANO FELTRI E LA SUA PARTECIPAZIONE AL BILDERBERG: “TRA I TANTI BERSAGLI DEL “FATTO” CI SONO DA SEMPRE LOBBISTI, INTESI COME LOSCHI FACCENDIERI CHE TRAMANO NELL’OMBRA” 
“E LA LOBBY PER ECCELLENZA È IL CLUB BILDERBERG, L’ACCOLITA DI BURATTINAI CHE GUIDEREBBE DALL’OMBRA ECONOMIA E POLITICA E CHE QUEST’ANNO HA INVITATO IL VICEDIRETTORE DEL ''FATTO''. 
stefano feltriSTEFANO FELTRI

Tra i tanti bersagli del «Fatto quotidiano» ci sono da sempre i «lobbisti», intesi ovviamente come loschi faccendieri che tramano nell' ombra. Il Fatto Quotidiano vede lobby un po' ovunque: affari, politica, giornali, televisioni. Basta che due persone si incontrino per caso ed è subito lobby. Un' ossessione. Nel mondo dei complottisti però la lobby per eccellenza è una sola: il Club Bilderberg, il salotto che governerebbe le sorti del mondo, l' accolita di burattinai che guiderebbe dall' ombra economia e politica. Indovinate un po' chi hanno invitato quest' anno al super esclusivo Bilderberg? Stefano Feltri. Vicedirettore del Fatto. Sembra una lobby di Fatto. Fonte: qui