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sabato 22 febbraio 2020

Il mentore di Epstein Les Wexner lascia marchi L Brands, vende il 55% del capitale nel segreto di Victoria per $ 525 milioni

Les Wexner si dimette da presidente e CEO di L Brands mentre la società si prepara a vendere una quota del 55% del suo marchio di punta, Victoria's Secret, alla società di private equity Sycamore Partners per $ 525 milioni, secondo una coppia di rapporti di Bloomberg e WSJ .
Wexner
Il mese scorso, abbiamo riferito che Wexner, amico di lunga data, benefattore e mentore del pedofilo finanziere Jeffrey Epstein, si stava preparando a vendere la società che fondamentalmente aveva costruito e guidato per decenni.
Fonti che hanno familiarità con i colloqui hanno detto a WSJ al momento che era prevista una vendita totale o parziale di Victoria's Secret, poiché la società stava finalmente rinunciando a girare attorno al marchio della lingerie in difficoltà.
WSJ ha descritto che la decisione di rinunciare al controllo di Victoria's Secret è stata un riconoscimento del fatto che il miliardario Wexner di 82 anni "non ha potuto svelare le sorti di un marchio di lingerie travagliato che aveva costruito attorno ai centri commerciali e al sex appeal.
Altri tre membri del consiglio di amministrazione di L Brands si dimetteranno insieme a Wexner, anche se Abigail rimarrà nel consiglio di amministrazione. È già stato scelto un successore, per WSJ.
In una nota interna al personale, Wexner ha condiviso le notizie sull'accordo e sulla sua partenza. "Ho pensato a dove mi inserisco nella foto", ha scritto nell'e-mail. "In linea con lo stesso attento esame, ho deciso che ora è il momento giusto per passare le redini alla nuova leadership".
L Brands ha affermato di aver promosso uno dei suoi dirigenti di lunga data, Andrew Meslow, a subentrare come amministratore delegato e ad essere aggiunto al consiglio di amministrazione alla chiusura dell'accordo Sycamore. Meslow, che è entrato a far parte dell'azienda nel 2003, è direttore operativo della catena Bath & Body Works.
Tre membri del consiglio di lunga data, incluso il principale direttore indipendente di L Brand, si dimetteranno al prossimo incontro annuale. Altri due amministratori sono partiti l'anno scorso a causa delle pressioni di un investitore attivista. Wexner, che possiede una partecipazione del 17%, e sua moglie Abigail manterranno i posti nel consiglio di amministrazione.
L'accordo partirà da VS come una società separata con una valutazione del valore di $ 1,1 miliardi, solo una frazione della valutazione di $ 34 miliardi per Lululemon Athletica e altri concorrenti. Fonte: qui

giovedì 23 gennaio 2020

ARRESTATO ALFREDO MARANDO, PATRON DEL REAL SAN BASILIO, ACCUSATO DI ESSERE A CAPO DI UN'ASSOCIAZIONE FINALIZZATA AL TRAFFICO DI STUPEFACENTI

A INCASTRARLO LA SUA PASSIONE PER IL CALCIO: I CARABINIERI, INFATTI, SAPEVANO BENE CHE NON SI SAREBBE MAI ALLONTANATO NEL WEEKEND DA ROMA PERCHÉ NON POTEVA PERDERSI LA PARTITA CONTRO IL FIDENE…
Alessia Marani per "www.ilmessaggero.it"

alfredo marandoALFREDO MARANDO
«Abbiamo dimostrato chi siamo, sia nel campo che fuori dal campo», dice sicuro ai microfoni Alfredo Marando, patron del Real San Basilio, intervistato nel dopo partita. La sua squadra ha appena infilato un poker di goal al diretto avversario per il vertice della prima categoria, il Fidene.

È domenica pomeriggio, il questore per motivi di sicurezza aveva imposto di giocare il match sul terreno del Francesca Gianna e non ai Pionieri, nella tana del Real. Circostanza che non ha impedito agli ultras di dare il consueto buongiorno agli avversari: «Fidene trema. Davanti a te c'è San Basilio! Benvenuti all'inferno!», così lo striscione sugli spalti.
real san basilio 1REAL SAN BASILIO 

Alfredo Marando, giovane presidente arrivato dalla Locride e impiantato tra i lotti delle case popolari, pur non avendo un lavoro stabile, è riuscito nella scalata societaria: prima di Natale ha invitato squadra e staff alla cena per gli auguri, ha fatto acquisti e portato il team in cima alla classifica. Tutti lo rispettano e tutti gli sono devoti.

valerio del vecchio con il presidente marando ed il ds palmieriVALERIO DEL VECCHIO CON IL PRESIDENTE MARANDO ED IL DS PALMIERI
Passa qualche ora, giusto il tempo di brindare all'ennesima vittoria e incassare gli elogi dei tifosi, che i carabinieri, nella notte, bussano a casa sua e lo arrestano. Per gli investigatori del Nucleo Operativo della Compagnia Montesacro, coordinati dalla Dda, infatti, è lui, spalleggiato dal fratello Ciccio e dai cugini Domenico e Paolo Perre, a capeggiare un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ormai padrona incontrastata della piazza di San Basilio e in grado di rifornire di grossi quantitativi di droga gruppi ritenuti amici.

I militari erano sicuri che non si sarebbe allontanato da Roma nel week-end, perché non si sarebbe mai perso la sfida più importante del campionato.
carabinieri san basilio 1CARABINIERI SAN BASILIO

OSTIA E MONTESPACCATO
Non è la prima volta, del resto, che i clan emergenti individuano nel calcio uno straordinario veicolo di consenso attraverso cui accrescere il proprio prestigio personale, offrire protezione e farsi riconoscere rispetto. Il tutto nell'ambito di una precisa strategia di controllo del territorio.

real san basilio 2REAL SAN BASILIO 
Era finito nelle mani dei Gambacurta il Montespaccato Calcio ed era piombato nella sfera di influenza di epigoni della vecchia banda della Magliana, il Morandi di Ostia. Non solo questione di carisma e consenso. Attorno al mondo del calcio girano molti soldi, spesso al nero e le squadre possono rappresentare una lavatrice perfetta per soldi esentasse, compresi quelli provento di criminalità.

carabinieri san basilio 2CARABINIERI SAN BASILIO
E tra schiere di ragazzini appassionati e tifosi galvanizzati è probabilmente più facile reperire pusher e clienti. Tanto che nelle intercettazioni di Coffee Bean le dosi migliori di cocaina vengono indicate come capitani.

21 Gennaio 2020

Fonte: qui

mercoledì 15 gennaio 2020

UN MAGISTRATO IN SERVIZIO ALLA CORTE D'APPELLO DI CATANZARO, E DUE AVVOCATI, UNO DEL FORO DI CATANZARO E L'ALTRO DI LOCRI, SONO STATI ARRESTATI DALLA GUARDIA DI FINANZA SU DISPOSIZIONE DELLA DDA DI SALERNO PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI…



MANETTEMANETTE
(ANSA) - Un magistrato in servizio alla Corte d'Appello di Catanzaro, e due avvocati, uno del foro di Catanzaro e l'altro di Locri sono stati arrestati dalla Guardia di finanza su disposizione della Dda di Salerno per corruzione in atti giudiziari. I destinatari dei provvedimenti sono otto sette dei quali con custodia cautelare in carcere e uno ai domiciliari. Le indagini, avviate nel 2018 e coordinate dalla Dda di Salerno, hanno permesso di ricostruire "una sistematica attività corruttiva" nei confronti del magistrato. 

Fonte: qui


Arrestato magistrato: soldi per «aggiustare» le sentenze, sesso per diventare avvocate

Marco Petrini era il presidente di sezione della Corte d’appello e presidente della commissione provinciale tributaria. In manette anche due avvocati, un medico e altre quattro persone

CATANZARO - Prestazioni sessuali, soldi, vacanze. Tutto questo in cambio di sentenze favorevoli. Il magistrato Marco Petrini, presidente della II sezione della Corte d’appello di Catanzaro, nonché presidente della commissione provinciale tributaria è stato arrestato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari su ordine della procura di Salerno. Con lui sono finiti in manette altre sette persone, si tratta di Vincenzo Arcuri, Giuseppe Caligiuri, Marzia Tassone (avvocato del foro di Catanzaro), Luigi Falzetta, Emilio Santoro (ex dirigente dell’Azienda ospedaliera di Cosenza), Giuseppe Tursi Prato (ex consigliere regionale), Francesco Saraco (avvocato del foro di Locri, ai domiciliari). Nel corso della perquisizione in casa di Petrini i finanzieri hanno rinvenuto in una busta 7 mila euro in contanti.

L’inchiesta

L’inchiesta avviata nel 2018 dalla Procura di Catanzaro è poi passata, per competenza, alla procura di Salerno, proprio perché tra le persone indagate figurava il magistrato della Corte d’appello. Personaggio chiave dell’inchiesta era il medico che avrebbe avuto a libro paga il magistrato, a cui si rivolgeva per cambiare l’esito di sentenze che in primo grado si erano concluse con la condanna dell’imputato. Inoltre, Marco Petrini avrebbe fatto ottenere il vitalizio a un ex politico calabrese che nella quinta legislatura ricopriva la carica di consigliere regionale. Lo stesso esponente politico nel 2004 era stato condannato a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e per questo motivo non aveva diritto all’assegno vitalizio.

Sesso in cambio di favori

Il magistrato della Corte d’appello, ancora, si sarebbe prodigato per far passare al concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato alcuni candidati donne. Che ripagavano la raccomandazione con prestazioni sessuali. Nel ruolo di presidente della commissione provinciale tributaria, il magistrato Petrini avrebbe favorito, in cambio di danaro, molti contribuenti che si rivolgevano a lui per ribaltare l’esito della sentenza di primo grado. Tutta l’attività corruttiva del magistrato è stata documentata dalla Guardia di finanza con accertamenti bancari e riprese video. Fonte: qui


ARRESTATI OTTAVIO RIZZUTO, ATTUALE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO IN PROVINCIA DI CROTONE, ALFONSO SESTITO, CARDIOLOGO AL POLICLINICO GEMELLI DI ROMA E L'IMPRENDITORE ROSARIO LE ROSE: I TRE SONO FINITI IN MANETTE NELL'AMBITO DI UN'INCHIESTA SULLE INGERENZE DELLA COSCA DI 'NDRANGHETA “GRANDE ARACRI” SUL COMUNE DI CUTRO...

OTTAVIO RIZZUTOOTTAVIO RIZZUTO
(ANSA) - La Guardia di finanza di Crotone ha arrestato tre persone nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata "Thomas", sulle presunte ingerenze della cosca di 'ndrangheta Grande Aracri sulle attività del Comune di Cutro. Gli arrestati sono Ottavio Rizzuto, attuale Presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Credito cooperativo del Crotonese e già dirigente, dal 2007 al 2015, dell'Area tecnica del Comune di Cutro; Alfonso Sestito, medico cardiologo al Policlinico Gemelli di Roma e l'imprenditore Rosario Le Rose.

I tre arresti sono stati fatti in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta dei pm della Dda Paolo Sirleo e Domenico Guarascio su direttive del capo della Procura, Nicola Gratteri. La Guardia di finanza di Crotone, nel corso dell'indagine e dell'esecuzione degli arresti, si é avvalsa del concorso del Nucleo speciale Polizia valutaria.

ALFONSO SESTITOALFONSO SESTITO
Le persone coinvolte nell'operazione sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso e di estorsione, abuso d'ufficio, traffico di influenze illecite, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, reati questi ultimi tutti aggravati dalle modalità mafiose. "Le indagini consentono di asserire - é detto in una nota stampa della Dda di Catanzaro - come negli anni la cosca di 'ndrangheta capeggiata dal Nicola Grande Aracri abbia esercitato la sua influenza sul Comune di Cutro gestendo di fatto numerosissimi appalti e traendone diretto e cospicuo giovamento economico. Figura centrale di questa metastasi criminale era Ottavio Rizzato.

La Guardia di finanza, nell'ambito dell'operazione, ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede legale e nelle filiali di Cutro e di Isola di Capo Rizzuto della Banca di credito cooperativo del Crotonese. Il quadro probatorio acquisito ha consentito di far luce sulle agevolazioni ed i favoritismi che Rizzuto ha effettuato a vantaggio delle cosche di 'ndrangheta locali in ragione delle funzioni ricoperte nel tempo, con particolare riferimento all'imprenditore Rosario Le Rose. Quest'ultimo, attraverso l'attività commerciale Idro Impianti srl, è risultato essere affidatario di tutte le commesse del Comune di Cutro, dal 2007 al 2015, operando in sostanziale regime di monopolio". Fonte: qui

sabato 16 novembre 2019

USA: DEEP STATE VS TRUMP

RUDY GIULIANI È INDAGATO A NEW YORK PER L’UCRAINAGATE E L’EX AMBASCIATRICE USA A KIEV MARIE YOVANOVITCH, AL CONGRESSO, HA DETTO DI SENTIRSI MINACCIATA DALLA TELEFONATA CON ZELENSKY 
COME SE NON BASTASSE ROGER STONE, EX RESPONSABILE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE, È STATO DICHIARATO COLPEVOLE DI OSTRUZIONE DELLA GIUSTIZIA E FALSE DICHIARAZIONI SUL RUSSIAGATE…


rudy giulianiRUDY GIULIANI
L'avvocato di Donald Trump, Rudolph Giuliani, figura centrale nella vicenda dell'Ucrainagate, è indagato dalla giustizia federale nell'ambito di un'inchiesta su alcune sue operazioni finanziarie. Mentre l'ex ambasciatrice americana a Kiev, Marie Yovanovitch, testimonia al Congresso di essersi sentita minacciata dalle parole di Trump che, parlando con il presidente ucraino Voldymyr Zelensky, la descrisse come una bad news, e assicurò che presto se ne sarebbe andata. 'Nel leggere la trascrizione della telefonata ero scioccata e devastata', ha spiegato la diplomatica. Mentre lei testimoniava, il presidente Usa l'ha attaccata su Twitter: 'Ha fatta male ovunque e il nuovo presidente ucraino mi parlò male di lei. Un presidente ha tutto il diritto di nominare gli ambasciatori che vuole'.
marie yovanovitchMARIE YOVANOVITCH

marie yovanovitch al congresso 1MARIE YOVANOVITCH AL CONGRESSO 


















Ma è bufera sui tweet diffamatori postati da Trump mentre alla Camera testimoniava l'ex ambasciatrice Usa a Kiev. Lo sdegno per le intimidazioni è bipartisan, con il presidente della commissione Intelligence Adam Schiff, che coordina le indagini per l'impeachment, che ha detto a Yovanovitch: "Il presidente la sta attaccando in tempo reale e qui prendiamo molto sul serio le intimidazioni ai testimoni". Su Fox si parla addirittura di "punto di svolta", con l'intimidazione via Twitter di Trump che da sola potrà essere oggetto di uno degli articoli per l'impeachment.  "L'intimidazione è un reato", accusa su Twitter la candidata dem alle presidenziali Kamala Harris. Mentre anche la deputata repubblicana Elise Stefanik, membro della commissione intelligence, ha espresso forte disaccordo con i tweet di Trump.
tweet di trump contro marie yovanovitchTWEET DI TRUMP CONTRO MARIE YOVANOVITCH

trascrizione della chiamata trump zelenskyTRASCRIZIONE DELLA CHIAMATA TRUMP ZELENSKY
E novità arrivano anche dal Russiagate. Roger Stone, ex responsabile della campagna di Donald Trump e amico di vecchia data del tycoon, e' stato dichiarato colpevole di ostruzione della giustizia e false dichiarazioni al termine di un processo legato alle indagini del Russiagate. Stone viene accusato di aver mentito al Congresso sui suoi contatti con Wikileaks per tentare di avere materiale contro gli avversari del tycoon nel 2016. Fonte: qui

martedì 1 ottobre 2019

BATTUTE A GINEVRA LE 25 SUPERCAR CONFISCATE AL FIGLIO DEL PRESIDENTE DELLA GUINEA EDITORIALE, TEODORIN OBIANG

SETTE FERRARI, TRE LAMBORGHINI, CINQUE BENTLEY, UNA MASERATI E UNA MACLANER, PIÙ ALTRI PEZZI RARISSIMI DI MARCHE CONOSCIUTE SOLO DAI MANIACI DEL SETTORE: IL VALORE TOTALE? 27 MILIONI DI DOLLARI



Vincenzo Borgomeo per www.repubblica.it

teodorin obiangTEODORIN OBIANG
Non Lamborghini, Ferrari, Aston Martin "normali" (sempre che si possano considerare "normali" auto del genere). Ma solo pezzi rarissimi. Ossia la One77 dell'Aston, la Veneno spider della Lambo, la Tdf e LaFerrari della Ferrari. E così via via elencando fino ad arrivare a 25 capolavori dell'automobilismo mondiale.

Tutti nuovissimi e senza nessuna "intrusione" di auto d'epoca. Sono queste le auto collezionate ("arraffate" secondo i giudici) da Teodorin Obiang, figlio del presidente della Guinea Equatoriale, che gli sono state appena confiscate con l'accusa di riciclaggio.
la collezione di auto di teodorin obiang 8LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG

Sono appena andate all'asta in un golf club vicino a Ginevra, in Svizzera, fruttando complessivamente 27 milioni di dollari (circa 25 milioni di euro). Parte del denaro sarà destinata alla popolazione della Guinea equatoriale, sulla carta uno dei Paesi più ricchi dell' Africa perché ricco di petrolio ma dove sono presenti ampie sacche di povertà.
la collezione di auto di teodorin obiang 7LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 


Sono sette Ferrari, tre Lamborghini, cinque Bentley, una Maserati e una McLaren più alcuni altri pezzi rarissimi di marche conosciute solo ai maniaci del settore, dalle Koenigsegg alle Rimac. Per una stima d'asta - tenuta molto bassa per invogliare gli acquirenti - di 17 milioni di euro.
la collezione di auto di teodorin obiang 9LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 

"E' una vendita eccezionale, una collezione privata di supercar, con chilometraggio estremamente limitato, a volte praticamente in prima consegna", spiega Philip Kantor, direttore della divisione Automobiles Europe della Bonhams, la casa di aste britannica, che una cosa del genere non aveva mai visto in vita sua.

la collezione di auto di teodorin obiang 6LA COLLEZIONE DI AUTO DI TEODORIN OBIANG 6











Già perché le macchine sono nuove e molte di queste sono proprio le hypercar svelate al Motor Show di Ginevra o ad altri saloni internazionali. Il fascino dell'evento per i collezionsti è enorme. Ma non manca un velo di profonda tristezza: la Guinea Equatoriale, com'è noto è un Paese dove gran parte della popolazione vive ancora in condizioni di povertà e dove il grado di corruzione è tra i più alti al mondo.
Fonte: qui

Teodoro Obiang Mangue jetTEODORO OBIANG MANGUE JET

mercoledì 26 giugno 2019

NUOVO COLPO ALLA 'NDRANGHETA IN EMILIA, ARRESTATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PIACENZA GIUSEPPE CARUSO (FRATELLI D'ITALIA)

16 LE MISURE CAUTELARI EMESSE NEI CONFRONTI DI PRESUNTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA GRANDE ARACRI DI CUTRO: SALVINI: "AVANTI TUTTA CONTRO I CLAN"
Da ansa.it

giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Nuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: la polizia sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. Sono anche in corso un centinaio di perquisizione in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca. 
giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono impegnati oltre 300 agenti.
Tra i destinatari delle misure, anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Secondo gli investigatori della Polizia, sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, anche'essi arrestati a Brescello, nel Reggiano. 

sabato 13 aprile 2019

ARRESTI NEL PD, TREMA LA GIUNTA UMBRA!

AI DOMICILIARI IL SEGRETARIO REGIONALE GIAMPIERO BOCCI E L’ASSESSORE ALLA SANITÀ LUCA BARBERINI 
INDAGATA LA PRESIDENTE CATIUSCIA MARINI 
L’ACCUSA? AVER CREATO UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER TRUCCARE E CONDIZIONARE LE ASSUNZIONI NEGLI OSPEDALI 
ALMENO 8 I CONCORSI TAROCCATI 
LE INTERCETTAZIONI: "QUELLI CHE MI HAI DATO TE LI HO DATI TUTTI IL MASSIMO..." 
ZINGARETTI HA SUBITO COMMISSARIATO LA FEDERAZIONE LOCALE…
Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

Un'associazione a delinquere per truccare e condizionare le assunzioni negli ospedali, piegandole alle richieste dei politici locali. L'avevano messa in piedi, secondo l'accusa della Procura di Perugia, il direttore generale della Azienda ospedaliera umbra Emilio Duca, il direttore amministrativo Maurizio Valorosi e altri complici.
CATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCICATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCI

Ma dietro ci sarebbero state le pressioni della presidente della Regione Catiuscia Marini, dell' assessore alla Salute Luca Barberini e del segretario del Partito democratico umbro (nonché ex deputato e sottosegretario al ministero dell' Interno) Giampiero Bocci. Barberini e Bocci sono ora agli arresti domiciliari come Duca e Valorosi, mentre la presidente Marini è indagata per concorso in abuso d' ufficio, rivelazione di segreto e falso.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI

Un terremoto giudiziario che fa tremare il governo della Regione e la politica del Pd in Umbria. Ieri gli ufficiali della Guardia di finanza hanno perquisito gli uffici della presidente Marini che si è detta «tranquilla e fiduciosa nell' operato della magistratura».

Il neo-segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha già commissariato la federazione locale.
In attesa delle versioni degli inquisiti, le carte dell' accusa raccontano di un «efficiente e solido sistema clientelare», fondato su una «prolungata e abituale attività illecita» per pilotare i concorsi dell' azienda ospedaliera. Almeno 8 sono i concorsi manipolati individuati dagli investigatori delle Fiamme gialle e dai pm guidati dal procuratore Luigi De Ficchy, che grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali hanno seguito quasi in diretta le assegnazioni dei posti ai candidati indicati dai politici Bocci, Barberini e Marini. Grazie ai dirigenti ospedalieri che li informavano prima sul contenuto delle prove d' esame e poi aggiustavano i punteggi a loro favore.

«Gli porto su le domande, sennò come fa?», diceva, prima di andare in consiglio regionale, il direttore Duca. Al quale una componente della commissione d' esame confidava: «Quelli che mi hai dato te (i nomi dei candidati, ndr ) li ho dati tutti il massimo...».
nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

Dopodiché si giustificava con un primario dispiaciuto per il piazzamento di due infermiere: «Ma non te sto a dire... erano tanti da sistema'». Per l' assunzione di quattro assistenti contabili, Duca e Valorosi si sono trovati a dover assecondare le raccomandazioni dell' assessore Barberini e di Bocci, ma anche della nipote di un dirigente regionale del Pd e della presidente Marini.

Dalle intercettazioni del 9 maggio 2018, infatti, risulta che il direttore abbia promesso di consegnare le tracce della prova scritta al vicepresidente del consiglio regionale Alvaro Mirabassi e a Bocci, dopodiché incontra la presidente della Regione: «Qui ce so le domande, tra quelle lì... sta tranquilla», le dice, e secondo gli inquirenti «consegna un foglio al di lei segretario, Valentino Valentini, al quale viene affidato il compito di portarlo a una donna».

Era la favorita della governatrice, che assieme ai nomi dei segnalati dagli altri politici figurerà nelle prime quattro posizioni. Gli stessi aiuti vengono garantiti anche per le prove pratiche e orali, in particolari alla candidata di Bocci. «Era andato da Bocci per scrivergli un po' d' appunti per 'sta ragazza», dice Duca, mentre Valorosi riferisce: «Messaggio da Bocci: vuole gli orali, le domande orali». Alla presidente della commissione Duca raccomanda di «portare avanti le persone raccomandate da Bocci, Barberini e Marini, e dunque di "gonfiare" in particolare la valutazione di una delle candidate».

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Per un candidato meritevole ma «non segnalato» si riserva un posto futuro, mentre per la nomina del direttore della Struttura di anestesia vengono abbassati i punteggi di un «esterno» sperando che non si presenti (come avverrà), e alzati quelli del favorito da Bocci: «Ci puoi anche mettere mezzo punto in più per avvicinarlo a questo, che tanto non ci sarà, e dopo lo porti a 39!». Conclusione del giudice: «L' intera procedura verrà svuotata di ogni valenza in quanto gli indagati ne decideranno le sorti in maniera del tutto indipendente da ogni valutazione di merito».

Fonte: qui

ECCO COME VENIVANO TRUCCATI I CONCORSI NELLA SANITA’ IN UMBRIA 
UN SISTEMA DI PRESSIONI DI CURIA, MASSONI, POLITICI 
LO SCONTRO TRA LE DUE ANIME DEL PD LOCALE, IL TRUCCO DELLE COMMISSIONI “PILOTATE”, GLI AIUTINI AI SEGNALATI E ALLE AMANTI 
LA RITORSIONE CONTRO LA PEDIATRA CHE VOLEVA VEDERCI CHIARO: “A QUELLA DOBBIAMO DARE UNA BASTONATA…”
PERUGIA, LO SFOGO NELLE INTERCETTAZIONI: GIUNTA, CURIA E MASSONI NON MI MOLLANO
Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

Nel sistema delle assunzioni pilotate, anche chi alla prova d'esame faceva «scena muta» poteva avere delle chance . Il direttore amministrativo dell' Azienda ospedaliera perugina Maurizio Valorosi s'era messo a disposizione del politico che aveva raccomandato la candidata da respingere, Gianpiero Bocci.
CATIUSCIA MARINICATIUSCIA MARINI

«Gli ho detto "Gianpiero, io se tu dici che è una questione vitale... da quanto vedo c'ha delle difficoltà"», raccontava al direttore generale Emilio Duca. Ma Bocci non insisté: «Non è una questione di vita o di morte... Ho capito, insomma, che sì, interessava, però fino a un certo punto... e allora meglio prendere due buoni».

Ora che sono tutti agli arresti domiciliari (Duca, Valorosi, l'ormai ex segretario regionale del Pd Bocci e l' altrettanto ex assessore regionale alla Sanità Luca Barberini), emergono i retroscena delle trame per truccare i concorsi raccontati dagli stessi protagonisti. Che si arrabattavano per «contemperare l' onestà intellettuale, l' attenzione ai nostri amministratori, ma anche il funzionamento dell' azienda», confidava Duca.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Per il giudice che ha ordinato gli arresti è la dimostrazione di un «meccanismo clientelare diffusissimo», alimentato con «prassi illecite ben tollerate da tutto l' ambiente», del quale «gli stessi indagati sembrano essere dei semplici ingranaggi». Al punto che Duca quasi si lamentava di non riuscire a scrollarsi di dosso «le sollecitazioni dei massimi vertici di questa regione a tutti i livelli... ecclesiastici - omissis - ecumenici, politici, tecnici... Tra la massoneria, la giunta e la curia - omissis - non me danno tregua».

Secondo la Procura dietro il «sistema» c' era una vera e propria associazione a delinquere, ma il giudice delle indagini preliminari non la vede allo stesso modo. Perché, sostiene, «dovrebbe ricomprendere i referenti politici, che incidono pesantemente nelle procedure di selezione sia del personale infermieristico che medico». I pubblici ministeri, invece, per ora li hanno lasciati fuori dalla presunta «consorteria criminale».

Ma al di là dei reati contestati, l'indagine che scuote alle fondamenta la Giunta e il Partito democratico dell' Umbria ha scoperchiato un sistema di potere dentro il quale si specchiano due fazioni interne al Pd e al governo regionale, da sempre in lotta tra loro. Nel corso di Perugia se ne parla nei crocchi e ai tavolini dei bar. È come se la magistratura avesse gridato alla città che il re è nudo, e in questo caso la verità conosciuta da tutti ma da tutti taciuta è lo scontro intestino tra l'anima ex democristiana della Margherita (rappresentata da Bocci e Barberini) e quella ex comunista dei ds, di cui è espressione la presidente della Regione Catiuscia Marini.
CATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCICATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCI

Con Bocci si scontrò alle primarie, lo sconfitto si trasferì alla Camera e al sottogoverno nazionale (sottosegretario all' Interno), ma qui è rimasto saldamente agganciato a un pezzo di governo e di amministrazione del consenso. Quando nel 2016 la presidente nominò Duca alla guida dell'Azienda ospedaliera di Perugia, il suo fedelissimo Barberini si dimise dall' assessorato: lui e Bocci sponsorizzavano Valorosi, rimasto nella carica di direttore amministrativo. Poi la protesta rientrò, e dalle intercettazioni sembrerebbe che la convivenza proseguì grazie alla gestione clientelare delle assunzioni, con la spartizione dei posti da assegnare grazie ai concorsi truccati.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Quando s' è trattato di eleggere il segretario regionale, dopo la sconfitta alle elezioni politiche che ha contribuito a scolorire l'Umbria rendendola sempre meno rossa, Bocci s' è candidato alle primarie contro Walter Verini, il deputato scelto da Zingaretti per commissariare il partito dopo gli arresti.

«Io e Bocci non siamo la stessa cosa - dichiarò Verini all' epoca -, io non ho mai avuto un candidato per una Asl, e quando sento dire "i miei" penso ai familiari, non alle truppe nel partito». Nei gazebo vinse Bocci, quattro mesi dopo è lui a guidare il Pd, ma ancora una volta sono arrivati prima i magistrati.

«L' inchiesta farà il suo corso, però è chiaro che un sistema di governo che pure ha prodotto risultati positivi e importanti si mostra logoro, chiuso e autoreferenziale - dice Verini nella sede del partito dopo aver diretto la prima riunione di ciò che resta della segreteria -. Io credo che abbiamo gli anticorpi per risollevarci, ma se non lo facciamo in fretta lasceremo campo libero alla Lega, oltre che alla magistratura».

Catiuscia MariniCATIUSCIA MARINI
Salvini ha già chiesto elezioni anticipate per la Regione, ma la ministra 5 Stelle Giulia Grillo lo ha stoppato: «Nessun sciacallaggio». Il 26 maggio qui si voterà per il Parlamento europeo ma anche per il sindaco. Per provare a riprendersi la città ceduta cinque anni fa al candidato di Forza Italia Andrea Romizi, il Partito democratico ha evitato di dilaniarsi alle primarie scegliendo il giornalista tv Giuliano Giubilei, che ora per provare ad arrivare al ballottaggio dovrà saltare anche l' ostacolo di questa inchiesta giudiziaria.

Che rischia di avere conseguenze pure su altri confronti e conflitti di potere e sottopotere, dove gli sfidanti fanno capo sempre agli stessi schieramenti. Come nella imminente scelta del rettore dell' università; i due candidati con maggiori possibilità si portano addosso le rispettive sponsorizzazioni di Bocci e Marini. Anche se c' entrano nulla con l' indagine, entrambi temono di uscirne azzoppati. Perché a prescindere dai reati, è un sistema di potere a ritrovarsi sotto accusa.
GIANPIERO BOCCIGIANPIERO BOCCI

COSÌ SILURARONO LA PEDIATRA ONESTA «A QUELLA DAREMO UNA BASTONATA»
Luca Benedetti Michele Milletti per “il Messaggero”

Nell' inchiesta su sanità e favori che ha messo in ginocchio il Pd umbro e fatto vacillare la giunta regionale con arresti e indagati, c' erano i favoriti e i nemici. E i nemici sono quelli che si opponevano a quel sistema che per la Procura si basava su un «muro di omertà».
«Una bastonata, di quelle forti, che si fa male», è l'indicazione che il direttore amministrativo dell' azienda ospedaliera perugina, Maurizio Valorosi (ai domiciliari) chiede di dare alla professoressa Susanna Esposito, primario di Clinica Pediatrica. Lo chiede a Diamante Pacchiarini (direttore sanitario, indagato).

La Esposito nel maggio dell'anno scorso ha presentato un esposto in Procura per segnalare criticità e anomalie. L'anomalia era la presenza a reparto di un professore di geriatria medica parcheggiato a Pediatria dal 2015. Due anni dopo la scheda di valutazione firmata dalla Esposito è stata positiva, ma la professoressa ha spiegato in Procura che lo aveva fatto «solo perché pressata (anche con minacce di conseguenti provvedimenti disciplinari in caso contrario) dalla dirigenza amministrativa....».
Catiuscia MariniCATIUSCIA MARINI

In effetti l'Esposito viene bastonata: sospesa per quattro mesi e multata di 350 euro. «Tu controlla i tabulati orari...Diamà, fatti mandare i tabulati orari dell' ultimo anno e mezzo», dice il direttore generale Emilio Duca (da venerdì mattina ai domiciliari) perché la Esposito viene inchiodata alla sospensione e alla multa controllando al millimetro le presenze a reparto. Ma, scrive il gip, facendo anche scadere i termini perentori di 30 giorni per iniziare il provvedimento disciplinare.

IL TRUCCO DELLE COMMISSIONI
Il sistema prevedeva l' aiutino ai segnalati, agli amici e anche alle amanti. Per farlo funzionare c' era un passaggio chiave: la formazione delle commissioni dei concorsi. Per esempio per il concorso di dirigente sanitario biologico un primario segnala un membro «affidabile». Il dg Duca spiega che il terzo membro della commissione va sorteggiato. E l' unica strada per mettere un amico è fare in modo che al sorteggio pubblico non si presenti nessuno.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Ecco cosa ascolta da Duca la Finanza: «É stato detto che il giorno ultimo quando scade, presso i locali della Direzione del personale verrà praticato il sorteggio...di norma non viene nessuno...se non c' è nessuno e l'Ufficio personale se la sente dice: abbiamo sorteggiato...guarda caso è passato...». Anche un altro primario spinge per un membro di commissione amico. E Duca spiega: «Vediamo se io riesco, detto tra noi, a trovare una soluzione qua con l' estrattore».

TUTTI CHIEDEVANO PIACERI
Il dg Duca è l'uomo chiave dell' inchiesta. Per la Procura l'uomo del sistema e l'uomo che non può dire no al sistema. C'è da scegliere il primario di Gastroenterologia e lui, al telefono, si sfoga così per una impasse ancora irrisolta: «La gastro va chiusa...vanno rinchiusi in galera tutti (omissis)...non riesco a togliermi le sollecitazioni dei massimi vertici di questa regione a tutti i livelli...ecclesiastici(omissis) ecumenici, politici, tecnici. Se no a st' ora c' avevo messo le mani sulla gastro altro che disposizioni di servizio dell' altra volta; tra la massoneria, la curia e la giunta-omissis-non me danno tregua. E la Calabria Unita...(omissis)».

GIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINIGIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINI
Duca si sfoga, ma dice di aver capito quando Valorosi lo richiama all' ordine per far ricapitare le domande per gli orali di un concorso. Valorosi: «Messaggio da Bocci...vuole gli orali, le domande orali. Duca: «Ho capito». Gianpiero Bocci al momento dell' intercettazione, maggio 2018, sta passando le ultime ore al Viminale come sottosegretario all' Interno del governo Gentiloni. Ai domiciliari finirà da segretario regionale del Pd.

Fonte: qui

NELL’INCHIESTA SULLA SANITÀ IN UMBRIA SPUNTANO ANCHE RAPPORTI SESSUALI IN UFFICIO CON UNA CANDIDATA POI SELEZIONATA PER IL POSTO DA DIRIGENTE A TEMPO DETERMINATO PER IL SERVIZIO PROGRAMMAZIONE ECONOMICA-FINANZIARIA 
LA CONTESTAZIONE A EMILIO DUCA: “I DUE INTERLOCUTORI SI SCAMBIANO EFFUSIONI E HANNO UN RAPPORTO SESSUALE”

EMILIO DUCAEMILIO DUCA
«Il problema è che dico all’assessore. gli dico “guarda noi, io so’ riuscito a fa tutto sabato perché in verità mi sono dovuto anche prostituire perché, capisci anche l’imbarazzo visto dalla Mecocci (Patrizia, docente e direttore della Scuola di specializzazione in Geriatria, indagata) le ho detto “guarda è una persona dell’assessore… questa è quella che non è venuta gliè da da’ na mano».

Le raccomandazioni di “Concorsopoli” viaggiavano sempre sulla direttrice politico-amministrativa. Quando era l’assessore Luca Barberini, quando l’ex sottosegretario Gianpiero Bocci, quando, ancora la presidente della Regione, Catiuscia Marini a segnalare i nominativi e a chiedere le tracce delle prove d’esame. Tutti interessati – ma non solo loro – a piazzare i propri candidati ai primi posti dei concorsi pubblici dell’Umbria. Un “sistema” ormai collaudato, secondo la procura.

GIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINIGIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINI
È l’aprile del 2018 – nel pieno di un’indagine ancora top secret –: Emilio Duca, parlando con Maurizio Valorosi chiarisce di aver avuto i temi dalla dottoressa Mecocci «la quale gestiva personalmente e direttamente il concorso con il consenso del dottor Dottorini (Maurizio, presidente della Commissione di uno dei concorsi, anche lui indagato, ndr)».

Duca e Valorosi discutono addirittura – annota sempre il gip Valerio D’Andria – dell’esito della procedura, programmando quale debba essere l’ordine in modo da soddisfare tutte le esigenze in gioco: quelle della direttrice del Reparto, quelle dei medici interni che ambiscono a stabilizzare il loro rapporto di lavoro e quelle dei “raccomandati” dal politico”.
CATIUSCIA MARINICATIUSCIA MARINI

In particolare l’assessore alla sanità ha condizionato quattro procedure concorsuali, l’allora onorevole, nonché sottosegrerario del Pd, Bocci è intervenuto illecitamente in tre procedure. Un «abile sfruttamento di un efficiente e solido sistema clientelare».

Ma nell’inchiesta che ha provocato un terremoto politico senza precedenti spuntano anche rapporti sessuali in ufficio con una candidata poi selezionata per il posto da Dirigente a tempo determinato per il servizio programmazione Economica-finanziaria.

È il capo di imputazione 28: l’unico in cui la procura contesta a Emilio Duca il reato di corruzione per aver «compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio in cambio di utilità consistite in diversi rapporti sessuali. A fronte di questi ultimi Duca poneva in essere – è sempre il capo di imputazione – un’attività di intermediazione e di influenza presso i componenti della Commissione esaminatrice».

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Il riferimento è al caso di uno degli indagati che «incontra la candidata e le dà suggerimenti sia sul curriculum che sulle condotte da assumere dopo la nomina della commissione esaminatrice. Alla fine del secondo colloquio – scrive il gip – inoltre i due interlocutori si scambiano effusioni e hanno un rapporto sessuale». La circostanza si ripete anche in successive occasioni, riporta l’ordinanza: «Anche dopo la procedura i due si incontrano presso l’ufficio (...) consumando in ogni occasione un rapporto sessuale».

Il pm evidenzia come «i convegni amorosi si tengano proprio nel periodo in cui si svolge la procedura e senza che vi siano indici apparenti di una relazione sentimentale tra i due indagati» e ciò - sostiene - «indurrebbe a ritenere presente un vero e proprio accordo corruttivo fondato su uno scambio tra le prestazioni sessuali e la nomina». Fonte: qui