Viaggiava in auto con moglie e un figlio minorenne, ma trasportava anche 7,5 chili di cocaina: un agente di polizia è stato così arrestato dai carabinieri della Compagnia di Locri. I militari, nel corso di controlli alla circolazione, hanno fermato un’auto con alla guida un 40enne, B.C., residente in Sicilia, appartenente alla Polizia di Stato in servizio nel reggino.
L’uomo, dopo aver esibito una fotocopia del tesserino di riconoscimento, si è mostrato agitato ed insofferente al controllo, destando così il sospetto che potesse avere qualcosa da nascondere.
CONTROLLI CARABINIERI
I carabinieri hanno quindi perquisito l’auto insieme ad operatori della Polizia di Stato opportunamente avvisati, e, nascosti all’interno di un doppio fondo ricavato dietro il vano portaoggetti, hanno trovato 7 confezioni plastificate da circa 1 kg ciascuna, che contenevano complessivamente 7,5 kg di cocaina. Dichiarato in stato di arresto, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’agente è stato portato in carcere in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice di Locri.
Minneapolis brucia ancora. E ad ardere c'è perfino un commissariato. Gli 800 poliziotti in campo non bastano a mantenere la calma. Il governatore democratico Tim Walz ha mobilitato pure la guardia nazionale: 500 uomini schierati, per ora, a difesa di banche, farmacie e supermercati: facendo pure da scorta ai vigili del fuoco.
Si fa sempre più violenta la protesta per la morte di George Floyd, afroamericano di 46 anni, soffocato lunedì dall'agente che lo aveva preso in custodia, dopo averlo fatto scendere dalla sua auto perché "sembrava drogato". Insensibile ai suoi lamenti, l'agente Derek Chauvin, 44 anni e già protagonista di numerosi altri episodi razzisti e violenti, ha continuato a premergli il ginocchio sul collo per 9 terribili minuti. Tentando poi di farlo passare per un "problema medico".
ROGO ALLA STAZIONE DI POLIZIA
Ieri è stato arrestato, dopo che video girato con un cellulare dove si vede l'agonia di George, mandato a loop da giorni su tutte le televisioni, aveva già smentito la sua ricostruzione. E' stato proprio quel video a far esplodere la rabbia di Purple City, la città dove nacque (e morì) la star del rock Prince, secondo un copione già visto a Ferguson nel 2014, dopo la morte del diciottenne Michael Brown, l'atroce morte che ispirò il movimento Black Lives Matter.
CAOS A MINNEAPOLIS PER LA MORTE DI GEORGE FLOYD
L'episodio più grave di stanotte è sicuramente quello accaduto al terzo distretto di polizia. Gli agenti avevano eretto una recinzione intorno alla loro sede, ma è stata abbattuta dalla folla. A quel punto il capo della polizia Medaria Arradondo - che aveva subito reagito dicendosi "disgustato" dalla gestione tragica dell'arresto di Floyd - ha fatto evacuare l'edificio "nell'interesse della sicurezza personale". Una scelta approvata anche dal sindaco della città Jacob Frey: "La distruzione di calcio e malta non è grave quanto distruggere una vita umana".
ROGO ALLA STAZIONE DI POLIZIA
Alcuni manifestanti sono dunque riusciti a entrare, appiccando diversi incendi pure all'interno. E ora si teme per certe armi ed esplosivi che erano dentro e potrebbero essere stati portati via. I loro compagni fuori intanto gridavano: "No Justice, No Peace", nessuna pace senza giustizia. Perché certo, i quattro poliziotti che hanno gestito l'arresto finito in tragedia sono stati subito licenziati. Ma sono ancora a piede libero mentre nei loro confronti si sta conducendo un'inchiesta. E sono in tanti a chiedersi il perché.
La protesta intanto si estende a tutti gli Stati Uniti con arresti, proteste e spari in strada: da Los Angeles, a New York, a Denver. Fino a Louisville, Kentucky, dove ci si è decisi a chiedere giustizia pure per Breonna Taylor, infermiera afroamericana uccisa pochi giorni fa dalla polizia nel suo stesso appartamento dove avevano fatto irruzione per errore.
CAOS A MINNEAPOLIS PER LA MORTE DI GEORGE FLOYD
Donald Trump è furioso. Nel pieno della pandemia e con l'economia a rotoli gli mancava solo la protesta antirazzista. E invece di cercare di placare gli animi, attacca tutti: i manifestanti, già bollati come "criminali". E pure il sindaco Frey: "Meglio che riporti al più presto la calma o farò intervenire l'esercito. "Quando iniziano i saccheggi iniziano gli spari", minaccia con un tweet, subito "segnalato" dal social in quanto divisivo, ma oscurato solo parzialmente "perché di pubblico interesse".
PROTESTE A NEW YORK
Anche perché sparare sulla folla, nel caos dell'America, in questo momento, sarebbe davvero molto grave. Il governatore Walz promette un'inchiesta "piena e veloce" per l'uccisione di Floyd e, rivolgendosi ai cittadini aggiunge: "La vostra pena è vera, questo è uno dei capitoli più bui della storia" dello Stato.
Anche Barack Obama fa sentire la sua voce: "Tutto ciò non dovrebbe essere normale nell'America del 2020", ha detto l'ex presidente che lancia un appello perché nel Paese si possa creare una "nuova normalità dove l'intolleranza e il trattamento diseguale tra cittadini non infettino più le nostre istituzioni e i nostri cuori".
OMICIDIO DI GEORGE FLOYD
Intanto, la morte di Floyd rischia di avere serie ripercussioni pure sulla scelta della numero due di Joe Biden. Sul podio delle papabili c'era infatti la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, ex procuratrice distrettuale dell'area. Ebbene nel 2006 aveva affrontato un caso che riguardava proprio Derek Chauvin, l'uomo che ha soffocato il quarantenne afroamericano. All'epoca era nel team di poliziotti che spararono e uccisero Wayne Reyes: un uomo che aveva appena pugnalato la fidanzata e minacciava con un'arma gli agenti. All'epoca Klobuchar non lo incriminò: in fondo si trattava di un intervento in un brutto caso di violenza domestica. Ma ora l'ombra di quella scelta rischia seriamente di metterla fuori dai giochi per la Casa Bianca.
LA POLIZIA PERDE LA TESTA E A MINNEAPOLIS ARRESTA IN DIRETTA TV IL GIORNALISTA DELLA CNN OMAR JIMENEZ E LA SUA TROUPE: IL REPORTER RACCONTAVA LE RIVOLTE ESPLOSE DOPO L’OMICIDIO DI GEORGE FLOYD QUANDO È STATO AMMANETTATO E PORTATO VIA DAGLI AGENTI
LA SCENA HA FATTO IL GIRO DEL MONDO COSTRINGENDO IL GOVERNATORE DEL MINNESOTA A SCUSARSI
LE PROTESTE DILAGANO IN TUTTA AMERICA, A MINNEAPOLIS È STATA MOBILITATA LA GUARDIA NAZIONALE
Dilaga la rivolta negli Stati Uniti a seguito delle proteste per la morte di George Floyd, l'afroamericano di 46 anni arrestato dalla polizia. Centri commerciali devastati, auto in fiamme, strade invase dai lacrimogeni, collegamenti pubblici sospesi a Minneapolis.
GIORNALISTA CNN ARRESTATO A MINNEAPOLIS
La Guardia nazionale del Minnesota ha annunciato su Twitter la mobilitazione delle sue unità mentre «Abbiamo attivato più di 500 soldati per Saint Paul, Minneapolis e le comunità limitrofe - si legge - La nostra missione è proteggere le vite, tutelare le proprietà e il diritto a manifestare in modo pacifico».
La gente è scesa in piazza anche in altre città degli Stati Uniti, da Memphis a Los Angeles, da Denver a New York. I procuratori hanno promesso un'indagine «rapida» pur di allentare la tensione. Su tutti i notiziari anche sono passate le immagini sconvolgenti dell'arresto, avvenuto lunedì sera: si vede uno dei quattro agenti, identificato come Derek Chavin, 44 anni, tenere bloccato a terra Floyd, premendo il ginocchio sul collo, mentre l'uomo continua a ripetere «non respiro, amico, non respiro, sento male dappertutto, io resto fermo, ma non farmi morire». Il poliziotto continua a premere il ginocchio per alcuni minuti e a dire «rilassati».
GIORNALISTA CNN ARRESTATO A MINNEAPOLIS
L'afroamericano, sospettato di truffa ma risultato innocente, si era sentito male. Ricoverato in ospedale, era morto dopo un'ora. Il dipartimento di polizia aveva classificato il caso come «incidente medico», ma il video di un testimone che ha ripreso le fasi dell'arresto è finito in rete, portando alla luce il caso. I quattro agenti sono stati subito licenziati, ma alla gente non basta. Vogliono l'arresto.
Il presidente Donald Trump ha definito il video in cui George Floyd viene soffocato fino alla morte «uno spettacolo scioccante». Il capo della Casa Bianca ha lanciato un appello perché finiscano gli scontri. Appello caduto nel vuoto. Nella notte un incendio è esploso all'esterno del commissariato degli ex agenti coinvolti nella morte di George Floyd e l'edificio, assediato dai manifestanti, è stato abbandonato. Un corteo ha marciato verso il centro della città chiedendo giustizia e scandendo slogan contro la polizia e Donald Trump.
GIORNALISTA CNN ARRESTATO A MINNEAPOLIS
Non distante dal luogo in cui Floyd è stato soffocato, un gruppo di facinorosi ha tentato di assaltare un mall ma è stato respinto dai gas lacrimogeni della polizia. I media locali riportano come i manifestanti sono riusciti ad entrare nel commissariato frantumando i vetri delle finestre, vandalizzando gli uffici e dando alle fiamme parte dell'edificio. Quest'ultimo è stato evacuato per sicurezza, dopo che gli agenti hanno esploso alcuni proiettili di gomma contro i dimostranti. Altri edifici della zona sono stati distrutti appiccando dei fuochi.
GIORNALISTA CNN ARRESTATO A MINNEAPOLIS
A Denver, in Colorado, è scattato il lockdown dello State Capitol, l'assemblea statale, dopo che alcuni colpi di arma da fuoco sono stati sparati mentre era in corso una manifestazione per protestare contro la morte di George Folyd, a Minneapolis, per mano della polizia. E proteste anche a New York dove almeno 30 persone sono state arrestate durate una manifestazione di protesta.
Momenti di tensione attorno a City Hall, la sede del municipio, dove c'è stato un lancio di bottiglie e di altri oggetti verso gli agenti. Un manifestante è stato arrestato per possesso di armi, altri per aver gettato in strada i secchi dell'immondizia e aver bloccato la circolazione.
Sale la tensione negli Stati Uniti in seguito alla morte di George Floyd, il 46enne afroamericano soffocato da alcuni agenti di polizia durante un controllo nei giorni scorsi. Il giornalista della Cnn Omar Jimenez e tutta la troupe sono stati arrestati in diretta tv mentre raccontavano le proteste scoppiate a Minneapolis, Minnesota. La vicenda è stata immediatamente riportata sui social media, con decine di colleghi del reporter che hanno rilanciato la notizia su Twitter.
Dopo le proteste, i giornalisti sono stati rilasciati. Lo ha annunciato la stessa Cnn spiegando che Jimenez, insieme ai colleghi Bill Kirkos e al fotoreporter Leonel Mendez, sono stati rilasciati dalla struttura di pubblica sicurezza della contea di Hennepin, nel centro di Minneapolis.
Al momento non è ancora chiaro il motivo del fermo. Stando alle prime informazioni disponibili, gli agenti avrebbero chiesto all'uomo di spostarsi e al suo rifiuto lo avrebbero bloccato. "Non riesco a credere a ciò a cui ho appena assistito – ha scritto Cindi Avila -. Stavano facendo solo il loro lavoro ed improvvisamente sono stati ammanettati".
SCONTRI A MINNEAPOLIS
"Jimenez è stato preso in custodia dalla polizia durante una trasmissione in diretta delle proteste a Minneapolis, dopo essersi chiaramente identificato con gli ufficiali", si legge in una nota dell'emittente statunitense sul proprio sito web, che aggiunge: "Anche la sua troupe, tra cui un produttore e un operatore di macchina da presa, è stata arrestata". Il giornalista si trovava a Minneapolis per raccontare le proteste dopo la morte di George Floyd.
"Scene drammatiche a Minneapolis dopo che la polizia è arrivata sulla scena e ci sono stati scontri con i manifestanti – aveva detto poco prima dell'arresto -. Gli agenti, alcuni in tenuta antisommossa, si sono immediatamente messi in azione, usando spray al peperoncino e manganelli per disperdere la folla vicino alla stazione di polizia. Sono anche stati visti spingere almeno una persona, mentre i manifestanti hanno risposto lanciando proiettili contro gli ufficiali".
Governatore del Minnesota: "Arresti inaccettabili, mi scuso"
SCONTRI A MINNEAPOLIS
Il governatore del Minnesota si è scusato per l'arresto della troupe della CNN a Minneapolis. Lo ha rivelato la stessa emittente statunitense spiegando che il presidente CNN Jeff Zucker ha parlato al telefono con il governatore dello stato, Tim Walz, in seguito all'arresto.
Walz si sarebbe scusato "profondamente" per quello che è successo e avrebbe assicurato di essere al lavoro per far rilasciare immediatamente i giornalisti. Lo stesso governatore ha descritto gli arresti come "inaccettabili", ribadendo che la troupe aveva chiaramente il diritto di essere lì.
George Floyd, le rivolte in tutti gli Stati Uniti
SCONTRI A MINNEAPOLIS
Da lunedì scorso, giorno della morte di George Floyd, le proteste a Minneapolis si stanno lentamente trasformando in vere e proprie rivolte. L'uomo, afroamericano di 46 anni, è stato ucciso il 26 maggio durante un fermo di polizia e dopo che un poliziotto bianco gli aveva premuto con violenza per diversi minuti il ginocchio sul collo quando era disarmato e immobilizzato, tra le proteste dei passanti e mentre lui stesso urlava: "Non riesco a respirare".
Nelle scorse ore manifestanti hanno anche dato alle fiamme il commissariato di polizia, dopo che gli agenti avevano eretto della barricate che sono state poi abbattute dalla folla. Per far tornare sotto controllo la situazione è arrivata anche la Guardia Nazionale, ma non è bastato a placare gli animi. Intanto, la protesta si sta estendendo a macchia d'olio in tutti gli States, con la gente che è scesa in piazza anche in altre città, da Memphis a Los Angeles, da Denver a New York.
Per
anni ha vissuto sotto scorta, dopo aver denunciato affari e tangenti
nella sanità siciliana, adesso è lui accusato di corruzione e stamattina
è finito agli arresti domiciliari. Antonino Candela, l'ex manager
dell'Asp 6 di Palermo e attuale coordinatore per l'emergenza coronavirus
in Sicilia, è uno dei dieci arrestati di una maxi inchiesta della
procura e del comando provinciale della Guardia di finanza di Palermo
che ha svelato un sistema di mazzette attorno a quattro appalti della
sanità siciliana.
Gare,
per un valore di 600 milioni di euro, che sono state aggiudicate dal
2016 in poi dalla "Centrale unica di committenza della Regione" e
dall'Asp 6, per la fornitura e la manutenzione di apparecchiature
elettromedicali e per servizi di pulizia. Candela è accusato di avere
intascato in più trance una mazzetta da 260 mila euro dagli imprenditori
che hanno gestito uno di quegli appalti. Sono intercettazioni choc
quelle che lo hanno portato in manette. Diceva: "Ricordati che la sanità
è un condominio, io sempre capo condominio rimango". Il gip ricorda:
"Si atteggiava a strenuo paladino della legalità", ma quello che è
emerso invece dall'indagine è una "pessima personalità".
Un
vero e proprio terremoto giudiziario, che secondo l'accusa avrebbe
avuto due centri di potere: uno legato a Candela e all'imprenditore
Giuseppe Taibbi, anche lui ai domiciliari per aver fatto da tramite con
gli imprenditori per la consegna del denaro; l'altro, gestito da Fabio
Damiani, ex responsabile della Centrale unica di committenza della
Regione, oggi dirigente generale dell'Asp 9 di Trapani, che è invece
finito in carcere, come il suo faccendiere di riferimento,
l'imprenditore Salvatore Manganaro.
Palermo, la mazzetta del 5% sugli appalti della sanità: "Abbiamo cambiato la busta"
antonino candela
L'inchiesta,
coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dal
nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Gianluca
Angelini, coinvolge anche manager di aziende molto note del settore
delle forniture sanitarie. Indagato a piede libero il deputato regionale
Carmelo Pullara, eletto nella lista "Idea Sicilia popolari Musumeci
presidente", oggi è componente della commissione regionale antimafia e
vice presidente della commissione sanità: è accusato di turbativa
d'asta, avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il
manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina.
TANGENTI SANITA' SICILIANA
Ai
domiciliari sono andati invece Francesco Zanzi, amministratore delegato
di "Tecnologie sanitarie spa"; Roberto Satta, responsabile operativo
della società; Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia
di "Siram spa"; Crescenzo De Stasio, direttore Unità business centro sud
di Siram; poi Salvatore Navarra, presidente del consiglio di
amministrazione di "Pfe spa"; e il faccendiere Ivan Turola.
Il
gip Claudia Rosini ha invece imposto il divieto di "esercitare attività
professionali e imprenditoriali" a Giovanni Tranquillo, ritenuto
referente occulto di alcune società e a Giuseppe Di Martino, componente
di una commissione di gara.
Le accuse
L'inchiesta
dei sostituti procuratori Giacomo Brandini e Giovanni Antoci contesta a
vario titolo le accuse di corruzione per atto contrario ai doveri di
ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione
alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà
degli incanti. Le intercettazioni hanno sorpreso passaggi di denaro in
contante, ma le mazzette sarebbero state mimetizzate anche attraverso
complesse operazioni contabili instaurate fra le società aggiudicatarie
degli appalti e una galassia di imprese riconducibili ai faccendieri
ritenuti legati ai manager.
Dice
il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della
Guardia di finanza di Palermo: "Le spregiudicate condotte illecite
garantivano l'applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5
per cento del valore della commessa aggiudicata". Probabilmente,
l'inchiesta ha scoperchiato solo la punta di un iceberg: "Il quadro
emerso è a dir poco allarmante - spiega il colonnello Angelini - la
gestione degli appalti pubblici della sanità siciliana appare affetta da
una corruzione sistemica con il coinvolgimento, con compiti e ruoli
diversi di funzionari e dirigenti pubblici infedeli, faccendieri e
imprenditori senza scrupoli disposti a tutto pur di aggiudicarsi appalti
milionari".
Il sistema della spartizione
TANGENTI SANITA' SICILIANA
Per
gli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela spesa pubblica del
nucleo di polizia economico finanziaria, "gli operatori economici
vincitori delle gare, importanti società a livello nazionale, erano
consapevoli e partecipi alle dinamiche criminali, dalle quali traevano
un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle
tangenti".
I
gruppi di potere erano due, ma avrebbero avuto lo stesso schema
illecito: era l'imprenditore interessato all'appalto ad avvicinare il
faccendiere che faceva da interfaccia con i due manager; raggiunto
l'accordo, la società faceva la sua offerta pilotata. Le intercettazioni
raccontano di buste sostituite durante le gare, di punteggi attribuiti
illegittimamente, di informazioni riservate che circolavano con troppa
facilità.
L'ARRESTO DI ANTONIO CANDELA, RAMPANTE MANAGER ANTIRACKET E PER 5
ANNI SOTTO SCORTA, DA DUE MESI ALLA GUIDA DELLA TASK FORCE ANTI-COVID,
ACCUSATO DI CHIEDERE IL PIZZO SUGLI APPALTI DELLA SANITÀ
UN POZZO NERO
DA 600 MILIONI DI EURO PER FORNITURE E SERVIZI, COME SINTETIZZANO GLI
INQUIRENTI CHE HANNO ARRESTATO ANCHE ALTRI NOVE PERSONAGGI TRA PRESUNTI
FAMELICI SUPERBUROCRATI, FACCENDIERI E IMPRENDITORI DEL SETTORE
Alla
vigilia dell' anniversario di Capaci, mentre tutti parlano di legalità,
l' ennesima inchiesta sulla corruzione pubblica scuote il mondo
politico e la Regione Siciliana. Ma stavolta finisce agli arresti anche
il paladino della trasparenza, Antonio Candela, un rampante manager
antiracket per cinque anni sotto scorta come presidente dell' Azienda
sanitaria di Palermo e da due mesi alla guida della task force chiamata a
combattere il Covid nell' isola. Con acquisti e appalti adesso passati
ai raggi X. Come ha fatto la Guardia di Finanza per gli affari di questa
operazione avviata da due anni e chiamata con un pizzico di perfida
ironia «Sorella Sanità».
Un
pozzo nero da 600 milioni di euro per forniture e servizi, come
sintetizzano gli inquirenti che hanno arrestato anche altri nove
personaggi tra presunti famelici superburocrati, faccendieri e
imprenditori del settore, tutti indicati come «la cricca del cinque per
cento».
A Trapani è finito in carcere anche l'
attuale manager dell' Azienda sanitaria provinciale Fabio Damiani, fino
a non molto tempo fa responsabile della Centrale unica delle gare di
appalto a livello regionale.
Indagine
estesa a Milano con sette società sequestrate fra Sicilia e Lombardia,
tangenti intascate da 160 mila euro, acconto di promesse fino a un
milione e 800 mila euro, secondo l' accusa del procuratore Franco Lo
Voi, dell' aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giovanni Antoci e
Giacomo Brandini. Mazzette consegnate a volte anche su borse griffate.
Come si addice al look di Candela, sempre elegante, fiero della medaglia
d' argento «al merito della Sanità pubblica», promossa dal ministero
della Salute e consegnata al Quirinale. Ottenuta «per le circostanziate
denunzie presentate alla Procura...».
D'
altronde, nel paradosso di una storia che sembra ormai macchiata dall'
impostura, Candela è stato considerato un esempio anche dalla
magistratura contabile. Nel 2017 il procuratore generale della Corte dei
conti lo ringraziò infatti pubblicamente «per avere segnalato diverse
anomalie agli organi competenti». Encomi legati ai risparmi ottenuti
nella gestione dell' azienda sanitaria dove era subentrato a un
magistrato, Salvatore Cirignotta, a sua volta arrestato.
antonio candela l inchiesta in sicilia
Qualcosa
di buono deve aver fatto, ma adesso campeggiano le intercettazioni
diffuse dalle Fiamme Gialle con funzionari ignari delle microspie, come
lo stesso Candela che si presentava così: «Sono il capocondomino della
sanità». C' è anche la sua voce fra quelle impigliate nella rete delle
cimici, parlando di gare truccate. «Una volta che poi l' hai vinta non
ci vediamo più e mi mandi a dire Roberto "mi inizi a mandare i soldi,
così mi tappi la bocca, mi compri con i soldi", facendomi vedere che
rispetti gli impegni...Salvo fammi dire però che è il cinque netti dei
contratti dei grandi impianti...».
antonio candela con mattarella e lorenzin
La
scossa per il mondo politico è devastante, non solo perché fra i
denunciati figura anche un deputato regionale, Carmelo Pullara, eletto
nella lista «Autonomisti Musumeci presidente», ma perché lo stesso
governatore e l' assessore alla Salute Ruggero Razza avevano presentato
Candela come il fiore all' occhiello della battaglia anticovid. Adesso
Razza parla di «quadro impietoso» e si dice «deluso per la condotta
morale dei personaggi».
Turbato
però anche dal presidente dell' Assemblea regionale siciliana
Gianfranco Micciché, infuriato quando qualcuno mette in relazione il suo
nome con quello di Fabio Damiani, il manager arrestato a Trapani,
pronto al contrattacco: «Millantatori. Avvertii invece Musumeci su chi
fosse Antonio Candela, nel giro di Montante-Lumia e Crocetta.
l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta
Lo
sapevano tutti. Non mi diede ascolto». Sua la richiesta di una
inchiesta parlamentare sulla sanità da avviare in commissione antimafia.
Quella presieduta da Claudio Fava, disponibile: «Sanità, tragico
bancomat a servizio della politica».
Base di
partenza resterebbe la cricca descritta dal generale Antonio Nicola
Quintavalle Cecere e dal colonnello Gianluca Angelini come «un centro di
potere». Lo stesso che Candela definiva il suo condominio.
C'È SEMPRE TRANI DI MEZZO: AVREBBE CHIESTO A UNA GIOVANE PM DELLA CITTÀ
PUGLIESE (DOVE ERA STATO PROCURATORE), ORA IN SERVIZIO A BARI, DI
CAMBIARE IL CORSO DI UN PROCEDIMENTO.
MA LA ''BAMBINA MIA'', COME LA
CHIAMAVA, LO HA DENUNCIATO, NONOSTANTE IL RISCHIO DI RITORSIONI VERSO IL
MARITO, ANCHE LUI MAGISTRATO A TARANTO
Francesco Loscalzo per l'ANSA
Induzione
indebita a promettere o dare utilità: è l'accusa contro il procuratore
della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, agli arresti
domiciliari nell'ambito di un'inchiesta sulla corruzione coordinata
dalla Procura di Potenza, competente sui magistrati jonici. Capristo
avrebbe cercato, secondo l'accusa, di indurre una giovane pm di Trani
(dove era stato Procuratore), Silvia Curione, ora in servizio a Bari, ad
aggiustare un processo.
carlo maria capristo
Però
il sostituto - che Capristo definiva la "bambina mia" - non solo si
oppose, ma denunciò tutto, senza alcun timore delle eventuali ritorsioni
nei confronti del marito, anche lui magistrato, all'epoca in servizio
proprio nella Procura di Taranto. Insieme a Capristo - che respinge ogni
accusa - sono finiti ai domiciliari l'ispettore di Polizia Michele
Scivittaro, in servizio presso la Procura di Taranto e uomo di fiducia
del Procuratore fin dai tempi di Trani, e gli imprenditori baresi
Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo, mandanti secondo l'accusa
dell'induzione indebita.
E'
indagato anche l'ex procuratore della Repubblica di Trani, Antonino Di
Maio, accusato di favoreggiamento e abuso d'ufficio perché con le sue
azioni avrebbe provato a "procurare l'impunità" di Capristo. A Trani -
sempre secondo l'accusa - Capristo avrebbe creato negli anni un suo
"club di fedelissimi": per il gip di Potenza, Antonello Amodeo, tale
legame sarebbe anche "di natura 'affaristica', ossia orientato a
privilegiare gli interessi personali dei suoi componenti".
Dalle
indagini, cominciate circa un anno fa e che fanno riferimento ad
episodi accaduti tra l'aprile 2017 e l'aprile 2019, è emerso che i
cinque uomini arrestati, "in concorso", avrebbero cercato di convincere
la pm Curione a perseguire per usura una persona, così gli imprenditori
avrebbero potuto ottenere indebitamente i vantaggi economici e i
benefici di legge per le persone "usurate". Scivittaro si presentò
nell'ufficio della pm Curione "a nome e per conto" di Capristo per
chiedere di portare avanti il processo.
La
giovane pm però si rifiutò e inviò una relazione di servizio al
procuratore Di Maio, che decise allora di trattare direttamente il
procedimento contro Capristo, chiedendone l'archiviazione. Ma "in
ragione dell'infondatezza della richiesta", la Procura generale di Bari
avocò a sé l'inchiesta e la trasmise per competenza alla Procura di
Potenza. Capristo e Scivittaro, inoltre, sono accusati di truffa ai
danni dello Stato e falso ideologico: gli investigatori hanno scoperto
che in alcune centinaia di casi l'ispettore risultava presente in
ufficio e percepiva gli straordinari, ma in realtà stava a casa e
svolgeva "incombenze" per conto del procuratore.
carlo maria capristo
Attraverso
il suo legale, l'avvocato Angela Pignatari, Capristo ha negato
"recisamente ogni addebito" e ha "rivendicato la legalità, la dignità e
il rispetto della funzione da sempre esercitati nel suo ruolo
professionale e nella sua vita privata". Stamani sono stati perquisiti
anche gli uffici della procura di Taranto: "Si tratta di fatti - ha
specificato il procuratore aggiunto, Maurizio Carbone - che non
riguardano l'attività del nostro ufficio, che continua il suo operato
con il massimo impegno e con la serenità di sempre". Fonte: qui
È DIVENTATA DEFINITIVA UNA CONDANNA INFLITTA DAL TRIBUNALE DI MILANO PER IL CRAC DI “FINARTE E CORBELLI”: DEVE SCONTARE QUATTRO ANNI E UN MESE DI DETENZIONE MA IL SUO LEGALE PUNTA AD OTTENERE A BREVE UNA REVISIONE DEL REGIME CARCERARIO…
GIORGIO CORBELLI
(ANSA) - L'ex patron di Telemarket e presidente del Napoli calcio, Giorgio Corbelli è stato arrestato ed è in carcere. Lo riporta stamani il Giornale di Brescia. È diventata definitiva una condanna inflitta dal tribunale di Milano per il crac di Finarte e Corbelli, che sta scontando ai domiciliari un'altra condanna, è stato prelevato nella sua casa di Brescia dai carabinieri e portato nel carcere della città dove vive da sempre. Complessivamente Corbelli deve scontare quattro anni e un mese di detenzione ma il suo legale punta ad ottenere a breve una revisione del regime carcerario. Fonte: qui
A INCASTRARLO LA SUA PASSIONE PER IL CALCIO: I CARABINIERI, INFATTI, SAPEVANO BENE CHE NON SI SAREBBE MAI ALLONTANATO NEL WEEKEND DA ROMA PERCHÉ NON POTEVA PERDERSI LA PARTITA CONTRO IL FIDENE…
«Abbiamo dimostrato chi siamo, sia nel campo che fuori dal campo», dice sicuro ai microfoni Alfredo Marando, patron del Real San Basilio, intervistato nel dopo partita. La sua squadra ha appena infilato un poker di goal al diretto avversario per il vertice della prima categoria, il Fidene.
È domenica pomeriggio, il questore per motivi di sicurezza aveva imposto di giocare il match sul terreno del Francesca Gianna e non ai Pionieri, nella tana del Real. Circostanza che non ha impedito agli ultras di dare il consueto buongiorno agli avversari: «Fidene trema. Davanti a te c'è San Basilio! Benvenuti all'inferno!», così lo striscione sugli spalti.
REAL SAN BASILIO
Alfredo Marando, giovane presidente arrivato dalla Locride e impiantato tra i lotti delle case popolari, pur non avendo un lavoro stabile, è riuscito nella scalata societaria: prima di Natale ha invitato squadra e staff alla cena per gli auguri, ha fatto acquisti e portato il team in cima alla classifica. Tutti lo rispettano e tutti gli sono devoti.
VALERIO DEL VECCHIO CON IL PRESIDENTE MARANDO ED IL DS PALMIERI
Passa qualche ora, giusto il tempo di brindare all'ennesima vittoria e incassare gli elogi dei tifosi, che i carabinieri, nella notte, bussano a casa sua e lo arrestano. Per gli investigatori del Nucleo Operativo della Compagnia Montesacro, coordinati dalla Dda, infatti, è lui, spalleggiato dal fratello Ciccio e dai cugini Domenico e Paolo Perre, a capeggiare un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ormai padrona incontrastata della piazza di San Basilio e in grado di rifornire di grossi quantitativi di droga gruppi ritenuti amici.
I militari erano sicuri che non si sarebbe allontanato da Roma nel week-end, perché non si sarebbe mai perso la sfida più importante del campionato.
CARABINIERI SAN BASILIO
OSTIA E MONTESPACCATO
Non è la prima volta, del resto, che i clan emergenti individuano nel calcio uno straordinario veicolo di consenso attraverso cui accrescere il proprio prestigio personale, offrire protezione e farsi riconoscere rispetto. Il tutto nell'ambito di una precisa strategia di controllo del territorio.
REAL SAN BASILIO
Era finito nelle mani dei Gambacurta il Montespaccato Calcio ed era piombato nella sfera di influenza di epigoni della vecchia banda della Magliana, il Morandi di Ostia. Non solo questione di carisma e consenso. Attorno al mondo del calcio girano molti soldi, spesso al nero e le squadre possono rappresentare una lavatrice perfetta per soldi esentasse, compresi quelli provento di criminalità.
CARABINIERI SAN BASILIO
E tra schiere di ragazzini appassionati e tifosi galvanizzati è probabilmente più facile reperire pusher e clienti. Tanto che nelle intercettazioni di Coffee Bean le dosi migliori di cocaina vengono indicate come capitani.