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mercoledì 8 luglio 2020

I BACI DEI BOSS SICILIANI CON I POLITICI DEL PD NON FANNO NOTIZIA

L'ARRESTO DI MARIANO ASARO, NOTO COME IL ''DENTISTA'' E L'INDAGINE SU PAOLO RUGGIRELLO, EX DEPUTATO DEM ALL'ASSEMBLEA REGIONALE. 

LE FOTO, I VIDEO E LE DICHIARAZIONI DEI DIRETTI INTERESSATI, ARRESTATI, CHE DIMOSTRANO IL LEGAME TRA LA MAFIA E IL POLITICO



Brunella Bolloli per ''Libero Quotidiano''

 

«Onorevole come siamo combinati?», chiedeva il boss all'amico Pd. E poi i baci, gli abbracci, gli accordi: tutto documentato e filmato dalle telecamere e contenuto negli atti dell'inchiesta della Dda di Palermo. L'indagine, condotta dai carabinieri di Trapani, è quella che l'altra notte ha portato in cella Mariano Asaro, noto come il "dentista" (perché aveva studiato da odontotecnico prima di darsi agli affari illeciti), e ha iscritto nel registro degli indagati Paolo Ruggirello, ex deputato dem all'Assemblea regionale siciliana.

PAOLO RUGGIRELLOPAOLO RUGGIRELLO

 

Asaro voleva davvero aprire un ambulatorio dentistico in quel di Paceco, nel Trapanese, solo che nel progetto rientrava anche la creazione di una società fittizia che doveva essere accreditata presso il sistema sanitario nazionale e quindi doveva ricevere del denaro pubblico. Qui entra in scena Ruggirello, per un decennio nel Parlamentino siciliano dove aveva ricoperto il ruolo chiave di deputato-questore, usufruiva di un mega ufficio nel palazzo che fu di Federico II e, soprattutto, maneggiava denaro come se piovesse. Ex lombardiano, da tesserato del Pd Ruggirello ha pure tentato la candidatura al Senato, fallita a causa dei guai giudiziari.

MARIANO ASAROMARIANO ASARO

 

Cosa c'entra questa storia con Silvio Berlusconi? In apparenza nulla, se non fosse che il leader di Forza Italia ciclicamente viene tirato in ballo da mafiosi che giurano di avere collaborato con lui, si accreditano in tal senso, ma non hanno alcuna vera prova al riguardo. È di due giorni fa l'ennesima rivelazione del boss Graviano, presa per buona nel processo sulle stragi 'ndranghetiste. Per non parlare delle presunte trattative, di Forza Italia nata con il favore della mafia, degli anni tra il '92 e il '94 quando l'allora imprenditore del nord avrebbe stretto chissà quali accordi con i capiclan per salire al potere: le pagine delle vicende giudiziarie da cui Berlusconi ha dovuto difendersi potrebbero riempire un'enciclopedia.

 

Nel caso dell'esponente dem ci sono, invece, le foto, i video e le stesse dichiarazioni dei diretti interessati, arrestati, che dimostrano il legame tra la mafia e il politico. Non solo. Il gip di Palermo, Claudia Rosini, delinea la figura di Ruggirello, in stretti e stabili rapporti con Carmelo Salerno, anche lui finito in manette e ritenuto il capoclan di Paceco: «Le stabili e continuative relazioni tra Ruggirello e esponenti di spicco della Cosa Nostra trapanese», scrivono i pm, «non possono che ritenersi come il frutto di una compenetrazione organica del primo con il tessuto organizzativo dell'associazione mafiosa».

 

PAOLO RUGGIRELLOPAOLO RUGGIRELLO

Dunque, il 54enne ex deputato siculo del Pd già arrestato a marzo del 2019 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e ora destinatario di un nuovo avviso di garanzia, avrebbe attivato le sue conoscenze affinché l'ambulatorio del boss di Castellammare del Golfo fosse convenzionato con il servizio sanitario. Anche stavolta, però, nessuna reazione dai manettari. Ah già, Berlusconi non c'entra...


Fonte: qui

giovedì 21 maggio 2020

DIECI ARRESTI A PALERMO PER CORRUZIONE NELLA SANITÀ: TRA QUESTI ANCHE IL COORDINATORE PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS ANTONINO CANDELA, CHE PER ANNI HA VISSUTO SOTTO SCORTA PER AVER DENUNCIATO AFFARI E MAZZETTE





ORA SAREBBE LUI AD AVER INCASSATO UNA TANGENTE DA 260 MILA EURO PER UN APPALTO

Salvo Palazzolo per www.repubblica.it

antonino candela 2 antonino candela 
Per anni ha vissuto sotto scorta, dopo aver denunciato affari e tangenti nella sanità siciliana, adesso è lui accusato di corruzione e stamattina è finito agli arresti domiciliari. Antonino Candela, l'ex manager dell'Asp 6 di Palermo e attuale coordinatore per l'emergenza coronavirus in Sicilia, è uno dei dieci arrestati di una maxi inchiesta della procura e del comando provinciale della Guardia di finanza di Palermo che ha svelato un sistema di mazzette attorno a quattro appalti della sanità siciliana.

Gare, per un valore di 600 milioni di euro, che sono state aggiudicate dal 2016 in poi dalla "Centrale unica di committenza della Regione" e dall'Asp 6, per la fornitura e la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e per servizi di pulizia. Candela è accusato di avere intascato in più trance una mazzetta da 260 mila euro dagli imprenditori che hanno gestito uno di quegli appalti. Sono intercettazioni choc quelle che lo hanno portato in manette. Diceva: "Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango". Il gip ricorda: "Si atteggiava a strenuo paladino della legalità", ma quello che è emerso invece dall'indagine è una "pessima personalità".

Un vero e proprio terremoto giudiziario, che secondo l'accusa avrebbe avuto due centri di potere: uno legato a Candela e all'imprenditore Giuseppe Taibbi, anche lui ai domiciliari per aver fatto da tramite con gli imprenditori per la consegna del denaro; l'altro, gestito da Fabio Damiani, ex responsabile della Centrale unica di committenza della Regione, oggi dirigente generale dell'Asp 9 di Trapani, che è invece finito in carcere, come il suo faccendiere di riferimento, l'imprenditore Salvatore Manganaro.
Palermo, la mazzetta del 5% sugli appalti della sanità: "Abbiamo cambiato la busta"

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L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Gianluca Angelini, coinvolge anche manager di aziende molto note del settore delle forniture sanitarie. Indagato a piede libero il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista "Idea Sicilia popolari Musumeci presidente", oggi è componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità: è accusato di turbativa d'asta, avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina.

TANGENTI SANITA' SICILIANA TANGENTI SANITA' SICILIANA
Ai domiciliari sono andati invece Francesco Zanzi, amministratore delegato di "Tecnologie sanitarie spa"; Roberto Satta, responsabile operativo della società; Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia di "Siram spa"; Crescenzo De Stasio, direttore Unità business centro sud di Siram; poi Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di "Pfe spa"; e il faccendiere Ivan Turola.

Il gip Claudia Rosini ha invece imposto il divieto di "esercitare attività professionali e imprenditoriali" a Giovanni Tranquillo, ritenuto referente occulto di alcune società e a Giuseppe Di Martino, componente di una commissione di gara.
Le accuse

L'inchiesta dei sostituti procuratori Giacomo Brandini e Giovanni Antoci contesta a vario titolo le accuse di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti. Le intercettazioni hanno sorpreso passaggi di denaro in contante, ma le mazzette sarebbero state mimetizzate anche attraverso complesse operazioni contabili instaurate fra le società aggiudicatarie degli appalti e una galassia di imprese riconducibili ai faccendieri ritenuti legati ai manager.

Dice il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo: "Le spregiudicate condotte illecite garantivano l'applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 per cento del valore della commessa aggiudicata". Probabilmente, l'inchiesta ha scoperchiato solo la punta di un iceberg: "Il quadro emerso è a dir poco allarmante - spiega il colonnello Angelini - la gestione degli appalti pubblici della sanità siciliana appare affetta da una corruzione sistemica con il coinvolgimento, con compiti e ruoli diversi di funzionari e dirigenti pubblici infedeli, faccendieri e imprenditori senza scrupoli disposti a tutto pur di aggiudicarsi appalti milionari".
Il sistema della spartizione
TANGENTI SANITA' SICILIANA TANGENTI SANITA' SICILIANA
Per gli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria, "gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società a livello nazionale, erano consapevoli e partecipi alle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti".

I gruppi di potere erano due, ma avrebbero avuto lo stesso schema illecito: era l'imprenditore interessato all'appalto ad avvicinare il faccendiere che faceva da interfaccia con i due manager; raggiunto l'accordo, la società faceva la sua offerta pilotata. Le intercettazioni raccontano di buste sostituite durante le gare, di punteggi attribuiti illegittimamente, di informazioni riservate che circolavano con troppa facilità.

Fonte: qui

UN'ALTRA ICONA ANTIMAFIA SICILIANA FINISCE MALE 

L'ARRESTO DI ANTONIO CANDELA, RAMPANTE MANAGER ANTIRACKET E PER 5 ANNI SOTTO SCORTA, DA DUE MESI ALLA GUIDA DELLA TASK FORCE ANTI-COVID, ACCUSATO DI CHIEDERE IL PIZZO SUGLI APPALTI DELLA SANITÀ 

UN POZZO NERO DA 600 MILIONI DI EURO PER FORNITURE E SERVIZI, COME SINTETIZZANO GLI INQUIRENTI CHE HANNO ARRESTATO ANCHE ALTRI NOVE PERSONAGGI TRA PRESUNTI FAMELICI SUPERBUROCRATI, FACCENDIERI E IMPRENDITORI DEL SETTORE

Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera

corruzione nella sanita l inchiesta corruzione nella sanita l inchiesta
Alla vigilia dell' anniversario di Capaci, mentre tutti parlano di legalità, l' ennesima inchiesta sulla corruzione pubblica scuote il mondo politico e la Regione Siciliana. Ma stavolta finisce agli arresti anche il paladino della trasparenza, Antonio Candela, un rampante manager antiracket per cinque anni sotto scorta come presidente dell' Azienda sanitaria di Palermo e da due mesi alla guida della task force chiamata a combattere il Covid nell' isola. Con acquisti e appalti adesso passati ai raggi X. Come ha fatto la Guardia di Finanza per gli affari di questa operazione avviata da due anni e chiamata con un pizzico di perfida ironia «Sorella Sanità».

Un pozzo nero da 600 milioni di euro per forniture e servizi, come sintetizzano gli inquirenti che hanno arrestato anche altri nove personaggi tra presunti famelici superburocrati, faccendieri e imprenditori del settore, tutti indicati come «la cricca del cinque per cento».
A Trapani è finito in carcere anche l' attuale manager dell' Azienda sanitaria provinciale Fabio Damiani, fino a non molto tempo fa responsabile della Centrale unica delle gare di appalto a livello regionale.

Indagine estesa a Milano con sette società sequestrate fra Sicilia e Lombardia, tangenti intascate da 160 mila euro, acconto di promesse fino a un milione e 800 mila euro, secondo l' accusa del procuratore Franco Lo Voi, dell' aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Mazzette consegnate a volte anche su borse griffate. Come si addice al look di Candela, sempre elegante, fiero della medaglia d' argento «al merito della Sanità pubblica», promossa dal ministero della Salute e consegnata al Quirinale. Ottenuta «per le circostanziate denunzie presentate alla Procura...».

D' altronde, nel paradosso di una storia che sembra ormai macchiata dall' impostura, Candela è stato considerato un esempio anche dalla magistratura contabile. Nel 2017 il procuratore generale della Corte dei conti lo ringraziò infatti pubblicamente «per avere segnalato diverse anomalie agli organi competenti». Encomi legati ai risparmi ottenuti nella gestione dell' azienda sanitaria dove era subentrato a un magistrato, Salvatore Cirignotta, a sua volta arrestato.

antonio candela l inchiesta in sicilia antonio candela l inchiesta in sicilia
Qualcosa di buono deve aver fatto, ma adesso campeggiano le intercettazioni diffuse dalle Fiamme Gialle con funzionari ignari delle microspie, come lo stesso Candela che si presentava così: «Sono il capocondomino della sanità». C' è anche la sua voce fra quelle impigliate nella rete delle cimici, parlando di gare truccate. «Una volta che poi l' hai vinta non ci vediamo più e mi mandi a dire Roberto "mi inizi a mandare i soldi, così mi tappi la bocca, mi compri con i soldi", facendomi vedere che rispetti gli impegni...Salvo fammi dire però che è il cinque netti dei contratti dei grandi impianti...».

antonio candela con mattarella e lorenzin antonio candela con mattarella e lorenzin
La scossa per il mondo politico è devastante, non solo perché fra i denunciati figura anche un deputato regionale, Carmelo Pullara, eletto nella lista «Autonomisti Musumeci presidente», ma perché lo stesso governatore e l' assessore alla Salute Ruggero Razza avevano presentato Candela come il fiore all' occhiello della battaglia anticovid. Adesso Razza parla di «quadro impietoso» e si dice «deluso per la condotta morale dei personaggi».

Turbato però anche dal presidente dell' Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, infuriato quando qualcuno mette in relazione il suo nome con quello di Fabio Damiani, il manager arrestato a Trapani, pronto al contrattacco: «Millantatori. Avvertii invece Musumeci su chi fosse Antonio Candela, nel giro di Montante-Lumia e Crocetta.

l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta
Lo sapevano tutti. Non mi diede ascolto». Sua la richiesta di una inchiesta parlamentare sulla sanità da avviare in commissione antimafia. Quella presieduta da Claudio Fava, disponibile: «Sanità, tragico bancomat a servizio della politica».
Base di partenza resterebbe la cricca descritta dal generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere e dal colonnello Gianluca Angelini come «un centro di potere». Lo stesso che Candela definiva il suo condominio.

Fonte: qui

venerdì 6 marzo 2020

GLI OSPEDALI NELLA ZONA ROSSA SONO AL COLLASSO: I POSTI LETTO DI RIANIMAZIONE NELLE REGIONI PIÙ ESPOSTE SONO UTILIZZATI AL 95% E I MALATI GRAVI CONTINUANO AD AUMENTARE.

SE CONTINUA COSÌ ENTRO UNA SETTIMANA NON CI SARANNO PIU POSTI 
E SI TRATTA DI REGIONI CON UNA SANITÀ BUONA. 
PENSATE COSA POTREBBE SUCCEDERE SE IL CONTAGIO ARRIVASSE AL SUD
Paolo Russo per “la Stampa”

GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZAGIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA
I contagi continuano a galoppare e con loro i ricoveri, sia quelli nei normali reparti, sia quelli in terapia intensiva. Così il ministro Speranza ordina: «Raddoppiate i posti letto nelle pneumologie e aumentateli del 50% in terapia intensiva e nei reparti di malattie infettive». Anche attingendo ai letti delle strutture sanitarie private e richiamando in servizio medici e infermieri oramai in pensione o spostando dal Sud al Nord il personale in questo momento meno sotto stress.
ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO

L' imperativo è comunque fare presto, perché gli ospedali del Nord che sono in prima linea nella battaglia contro il virus sono al limite del collasso. La situazione l' ha fotografata l' Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri. I posti letto di rianimazione nelle tre regioni più esposte, cioè Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono in tutto 1.800. Normalmente il 40% di questi resta vuoto per fronteggiare eventuali emergenze o maggiori flussi di pazienti.

ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO
In tempi di coronavirus il loro tasso di utilizzo è salito al 95%: detto diversamente solo 5 posti su 100 sono in questo momento liberi. E i malati gravi che hanno bisogno di macchine per respirare aumentano in proporzione. Erano 229 martedì e sono saliti a 295 solo 24 ore dopo. Con questi numeri secondo l' Anaao i posti in rianimazione sono già in esaurimento in Lombardia, lo saranno tra 5 giorni in Veneto ed entro una settimana in Emilia.

Il personale
codogno – panico coronavirus 3CODOGNO – PANICO CORONAVIRUS 3
Medici e infermieri nelle zone rosse lavorano oramai anche tre turni di fila senza riposo, perché sono pochi e il 10% di loro ricoverati con infezione da Covid-19 contratta proprio mentre tentavano di contrastarlo. «Da noi per ora siamo riusciti a ricoverarli in camere singole adatte all' isolamento, ma quelle a pressione negativa, che servono per non contaminare l' aria le abbiamo oramai esaurite e i posti in rianimazione sono occupati per molti giorni anche da persone di 40-50 anni con problemi respiratori seri», confida Stefano Magnone, chirurgo dell' ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che di ricoverati con coronavirus ne ha contato più di 130 solo ieri.
milano bloccata emergenza coronavirus 13MILANO BLOCCATA EMERGENZA CORONAVIRUS 

Per questo, il Ministero della Salute ha deciso di correre ai ripari rafforzando la dotazione di letti in
OSPEDALE DI CREMONA PRE TRIAGE DA CORONAVIRUSOSPEDALE DI CREMONA PRE TRIAGE DA CORONAVIRUS
pneumologia, infettivologie e terapie intensive. «Dimenticando però che in prima linea nella lotta al virus ci sono i reparti di medicina interna, che trattano i pazienti più fragili con più patologie», fanno sapere dalla Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri. Comunque la maggiore dotazione di letti non avverrà tirando su in pochi giorni nuovi ospedali come in Cina. Ma liberando posti nei reparti dove ci sono meno ricoverati.

un malato di coronavirus trasportato in ospedaleUN MALATO DI CORONAVIRUS TRASPORTATO IN OSPEDALEcoronavirus casi in italiaCORONAVIRUS CASI IN ITALIA
Magari anche trasferendo pazienti non gravi nelle strutture private, che solo in Lombardia di letti ne hanno 7.500, di cui 380 in rianimazione.  Le altre carenze poi servono anche le attrezzature per aiutare chi non ce la fa a respirare da solo, anche se non necessariamente deve occupare un posto in terapia intensiva. Per questo sempre in Lombardia si stanno acquistando delle specie di caschi, nome tecnico Cpap (Continuous positive airway pressure), nei quali i pazienti possono respirare più facilmente.
termoscanner aeroporto 6TERMOSCANNER AEROPORTO 6

OSPEDALE CODOGNO LODIOSPEDALE CODOGNO LODI
Ma l' emergenza non è da meno per il personale, che «verrà reclutato anche da altre aree del Paese», specifica la circolare. Mentre per i medici e infermieri provenienti da altri reparti è previsto «un percorso formativo rapido e qualificante per il supporto respiratorio nelle aree di terapia sub intensiva». «Per far si che la coperta non diventi troppo corta - rilancia il segretario nazionale dell' Anaao, Carlo Palermo - serve però assumere rapidamente personale a tempo determinato». Il sindacato boccia invece l' idea di richiamare in servizio i pensionati. «In quanto anziani sarebbero più esposti alla minaccia di contagio». Fonte: qui

SALE IL NUMERO DEI CONTAGI NEL SUD (CON IL PICCO DELLA CAMPANIA, 41 CASI) E CRESCE L’ALLARME: LA SANITÀ MERIDIONALE È MENO ATTREZZATA E SCARSEGGIANO I POSTI DISPONIBILI NELLE TERAPIE INTENSIVE 
COSA POTREBBE SUCCEDERE NEL CASO IL VIRUS DILAGHI OLTRE LA BARRIERA DI CAIANELLO? 
"IN PUGLIA E CAMPANIA FORSE POTREMMO FARCELA, E ANCHE IN SICILIA. MA IN CALABRIA NO. E NON PARLIAMO DEL MOLISE…”

ALLARME SUD
Paolo G. Brera per “la Repubblica”

ospedale cardarelli napoliOSPEDALE CARDARELLI NAPOLI
Il Tribunale di Napoli si è arreso: da stamattina, tutti a casa per epidemia. Il Covid-19 è arrivato pure lì, a bordo di un giudice che era stato in Lombardia. In tutta la Campania i positivi sono 45, più 14 in un solo giorno. Il virus pianta la corona pure al Sud, e corrergli dietro tra ospedali colmi e carenza di medici è un' impresa.

Siamo a 3.858 positivi totali in Italia ma "solo" 89 sotto il 42esimo parallelo. Dal Molise alla Campania fino a Puglia e Calabria, isole comprese, il coronavirus s' è affacciato da poco. Ma avanza giorno dopo giorno. Più 20 martedì, più 16 mercoledì, più 24 ieri.

Le autorità sanitarie rincorrono i possibili contatti di ognuno, fanno tamponi, impongono quarantene. La vera trincea è lì. Se il virus sfonda, metterà il Paese in ginocchio insieme ai suoi mali endemici, ai bilanci senza fondo e ai tagli senza senno che spingono ogni anno migliaia di persone a farsi visitare e operare altrove.
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD

«Se arranca la Lombardia, che non ha fatto tagli nei posti letto e ha il rapporto tra popolazione e ospedali maggiore d' Italia, figuriamoci cosa può succedere al Sud, dove abbiamo enormi svantaggi in termini di attrezzature e di personale », dice Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici.

«In Puglia e Campania forse potremmo farcela - dice Aneli - e anche in Sicilia potremmo riuscire a reggere come in Lombardia; ma in Calabria non credo proprio.
E non parliamo del Molise, dove la situazione in termini di personale e strutture è drammatica: serviranno ospedali da campo, dobbiamo utilizzare la sanità militare oltre a quella convenzionata».

Prima del coronavirus c' erano 1.582 posti in terapia intensiva negli ospedali pubblici delle sette regioni del Sud e delle Isole. In tutta Italia sono 5.395. Certo, i 24 nuovi contagiati di ieri sono un' inezia, rispetto ai 769 dell' intero Paese; ma la progressione e la diffusione fanno paura. Oltre ai 45 positivi campani siamo a 18 in Sicilia, a 14 in Puglia.
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD

«La situazione in Puglia è sotto controllo», ha detto ieri il capo della Protezione civile cercando di spegnere la miccia su quel funerale sciagurato, contagioso, su cui ora indaga persino la magistratura. «Diffusione di epidemia colposa», hanno scritto i giudici.

In Molise dove la mancanza di medici - tagliati dalla politica per contenere i costi - è un tale guaio che è raro persino riuscire a nascerci, siamo a sette contagiati: quattro in più, da ieri. Per fortuna non ci sono focolai, al Sud, e speriamo tutti che si chiuda la porta in tempo. Ma alcune decisioni drastiche, come chiudere le scuole e le università, paradossalmente nel Mezzogiorno rischiano di accelerare la corsa del coronavirus, riportando a casa tanti ragazzi e docenti che studiano e lavorano al Nord.


Intanto, ai medici al fronte «mancano mascherine, camici e visiere. Il ministro - dice Anelli - mi ha assicurato stamattina che la distribuzione alle Regioni è avvenuta, ma io continuo a ricevere segnalazioni da medici in tutta Italia ». Ma si può combattere così la guerra a un nemico che «ha già spedito un centinaio di medici generici in quarantena?».

LA MINACCIA AL SUD
Riccardo Pelliccetti per “il Giornale”

Particelle del coronavirus SarsCov2 sulla superficie di una cellulaPARTICELLE DEL CORONAVIRUS SARSCOV2 SULLA SUPERFICIE DI UNA CELLULA
Il coronavirus avanza inarrestabile e il contagio si diffonde anche in quelle regioni che, fino a pochi giorni fa, guardavano il Nord del Paese come se fosse un lazzaretto. Il Covid-19 non conosce confini e sta unendo l' Italia in un' emergenza senza precedenti. Bisogna tornare alla Seconda guerra mondiale, infatti, per ritrovare disposizioni come la chiusura delle scuole, delle università o degli stadi. Ma più il contagio discende il Belpaese e più cresce la preoccupazione, non solo dei cittadini ma anche delle autorità politiche e sanitarie. I numeri ufficiali parlano chiaro, nell' ultimo bollettino diffuso ieri i contagiati sono 3.858, i morti 148, i guariti 414.

E il Sud comincia a veder crescere il numero dei malati, con il picco della Campania che conta già 41 casi accertati. Le paure rilevate nei sondaggi si stanno concretizzando. Il recente rilevamento fatto dalla Nielsen Global Connect indicava infatti che sono gli abitanti del Meridione (23%) i più preoccupati dall' epidemia, seguiti da quelli del Centro (15%) e del Nord (14%).

coronavirusCORONAVIRUS
Il problema di questo virus, come ci hanno più volte ripetuto, è che cento volte più letale della normale influenza e «il 10% dei casi come ha spiegato nei giorni scorsi il professor Arnaldo Caruso, presidente della società italiana di Virologia hanno bisogno di terapia intensiva. La vera emergenza è legata ai posti letto negli ospedali che non basteranno a coprire tutte le richieste. E se questo è un problema al Nord, chissà cosa potrebbe succedere se l' epidemia dovesse estendersi anche all' Italia centro meridionale».

La sanità italiana, come hanno sottolineato sia l' Ocse sia l' Unione europea, subisce continui tagli da più di 10 anni e questa mancanza di risorse oltre che di personale fanno crescere la preoccupazione sulla nostra capacità di affrontare crisi improvvise, come quella del coronavirus.

E se questo vale in generale per l' Italia, ha ancora maggior peso nel Mezzogiorno, dove il sistema ospedaliero ha dimostrato carenze strutturali e di assistenza anche nel far fronte al lavoro ordinario. Non è una novità, infatti, che molti abitanti delle regioni meridionali vengano negli ospedali del Nord Italia per curarsi o sottoporsi a interventi chirurgici. Non è un problema di malasanità, ma piuttosto di mala amministrazione della sanità, che si è distinta negli sprechi e nella scarsa valorizzazione del personale medico e infermieristico.
PANDEMIA DI CORONAVIRUSPANDEMIA DI CORONAVIRUS

In Italia vi sono poco più di 5mila posti letto in terapia intensiva (e 1.100 in più per quella neonatale), in gran parte nelle aree urbane a più alta densità.
In Lombardia ci sono circa 900 posti letto (e ne stanno allestendo altri 150), in Lazio 550, in Veneto 500, in Emilia 440 e 250 in Piemonte. Di fatto queste cinque regioni da sole hanno quasi la metà dei posti letto dell' intero Paese. Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha affermato però che i posti «negli ospedali destinati alla terapia intensiva sono al 90% già occupati». Se, come sottolineano scienziati e ricercatori, circa il 10% dei malati necessita della terapia intensiva, allora la soglia critica del collasso è di 50mila contagiati(in realtà 25.000 perchè la maggior parte dei posti è già occupato per altre patologie!), a meno che non si corra urgentemente ai ripari aumentando i posti letto e assumendo nuovo personale sanitario. Ma dove trovare i soldi? Siamo in recessione oltre a essere il Paese più indebitato e questa epidemia non solo metterà a dura prova la resistenza del nostro sistema sanitario ma avrà anche ripercussioni economiche che peseranno nei mesi, se non gli anni, a venire.
CORONAVIRUS - SANIFICAZIONE DELLO STADIO SAN PAOLO DI NAPOLICORONAVIRUS - SANIFICAZIONE DELLO STADIO SAN PAOLO DI NAPOLI

Oltretutto, sembra che la nostra capacità diagnostica sia arrivata a un punto critico. Potremmo non essere in grado di conoscere l' estensione del contagio, non solo perché molte persone possono essere inconsapevoli di aver contratto il virus, magari giudicando il malessere un semplice raffreddore che non meriti degli accertamenti, ma soprattutto per la crescita lenta dei tamponi eseguiti. Mentre si allarga l' epidemia, di questi esami ne vengono fatti poco più di 2mila al giorno e per la maggior parte su malati sintomatici. I kit scarseggiano e gli esami costano. E quando toccherà alla sanità del Sud affrontare l' epidemia ed effettuare diagnosi, la scarsità di risorse e la carenza assistenziale verranno ancora una volta alla luce. Non ci resta che prestare ascolto alle disposizioni degli esperti per frenare il contagio: stare a più di un metro di distanza dalle altre persone, evitare i contatti fisici e i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani.

Fonte: qui

martedì 20 agosto 2019

Caporalato, viaggio tra i campi del Ragusano: migranti pagati 2,5 euro all’ora. Nelle serre anche ragazzini (che non vanno a scuola)

Marina di Acate, minuscolo borgo marinaro tra Vittoria e Gela, è una sorta di capitale del caporalato. Qui lavorano migliaia di persone, soprattutto di origine romena e magrebina: in quattro anni la Caritas ne ha censite circa duemila, ma i numeri sono probabilmente superiori. Secondo un report pubblicato nel 2018 dalla diocesi di Ragusa, nella piccola frazione marinara un'azienda agricola su due utilizza lavoratori in modo illegale e paga gli operai con paghe comprese tra i 2,5 e i 3 euro l’ora
Ha solo 15 anni ma non passerà un’estate come gli altri. Niente mare o serate con gli amici per Giulia (nome di fantasia), una ragazzina di origine rom che ogni giorno passa dieci ore nelle serre a raccogliere pomodori. Anzi ogni notte, visto che d’estate in Sicilia fa molto caldo: la raccolta, quindi si fa dopo il tramonto. In cambio riceverà una trentina di euro: meno di tre per ogni ora lavorata.
Lavoratori sfruttati da un’azienda su due – È una storia di miseria e sfruttamento quella che ogni giorno si ripete nei campi in provincia di Ragusa. Marina di Acate, minuscolo borgo marinaro tra Vittoria e Gela, è una sorta di capitale del caporalato. Qui lavorano migliaia di persone, soprattutto di origine romena e magrebina: in quattro anni la Caritas ne ha censite circa 2mila, ma i numeri sono probabilmente superiori. Secondo un report pubblicato nel 2018 dalla diocesi di Ragusa, nella piccola frazione marinara un’azienda agricola su due utilizza lavoratori in modo illegale e paga gli operai con paghe comprese tra i 2,5 e i 3 euro l’ora. Rispetto ad altre zone del Paese, dove il lavoro nelle campagne ha soprattutto caratteristiche stagionali, nel Ragusano il fenomeno del caporalato è più strutturale: ogni anno, infatti, nelle serre ci sono due o tre campagne produttive per le quali servono agricoltori attivi per almeno 250 giorni all’anno. È per questo motivo che da queste parti sono arrivati tantissime persone dalla Romania, dalla Tunisia e dal Marocco. Spesso hanno portato con loro l’intera famiglia: nonni, genitori, e figli.

Niente scuolabus: ragazzini restano in campagna – Anche a casa di Giulia sono in tanti: nove persone, tutte impiegate nelle serre, a parte la nonna e la mamma, che ha da poco avuto un bambino. I soldi in casa li gestisce il padre: quasi tutti se ne vanno per mantenere la famiglia, qualche spicciolo viene risparmiato per poter ritornare un giorno nel suo paese di origine. “Quando avrò 18 anni ritornerò ad inseguire i miei sogni e forse continuerò gli studi”, racconta Giulia. Che fino a poco tempo fa poteva permettersi il lusso di andare a scuola. Faceva parte di un gruppo di 15 ragazzini – tra i 6 e i 15 anni – che erano rientrati in un progetto di trasporto scolastico finanziato dalla Chiesa Valdese di Palermo. Avevano iniziato un percorso all’interno dell’Istituto Giovanni XXIII di Vittoria, partecipando alle attività scolastiche ed extrascolastiche, integrandosi perfettamente con gli altri bambini. Si parlava di allargare il servizio ad altri bambini, invece, nel luglio 2018 il progetto è terminato e di quei 15 ragazzini oggi solo in tre continuano ad andare a scuola. Il servizio di scuolabus, infatti, non copre le zone in cui abitano, così hanno dovuto interrompere gli studi. E adesso passano l’intera adolescenza tra i campi di pomodoro e le abitazioni fatiscenti .”Non mi rassegno al fatto che questi ragazzini hanno dovuto lasciare la scuola. Sto cercando di fare il possibile, ma serve una rete tra Istituti e Comuni”, dice la dirigente scolastica Vittoria Lombardo. “Abbiamo posto la questione alla Prefettura che si è sempre mostrata molto attenta e sensibile a questa tematica. Occorre potenziare i servizi, quei ragazzini hanno il diritto di vivere pienamente l’infanzia oggi negata”, spiega Domenico Leggio, direttore della Caritas di Ragusa.
Latrine affittate a caro prezzo, vestiti bruciati da prodotti chimici – Ed è proprio la Caritas a documentare quello che succede nelle campagne del Ragusano. Dove molte famiglie – a volte composte anche da più di dieci persone – vivono all’interno di catapecchie, con i bagni che generalmente si trovano all’esterno e sono delle vere e proprie latrine. Le case, che sono poi dei magazzini, vengono concesse in cambio di somme esorbitanti se paragonati allo stato in cui si trovano: alcuni arrivano a pagare anche 400 euro di affitto. Senza acqua e luce, confort che hanno un costo a parte, decurtato direttamente dal salario. I proprietari in questo caso giocano sul fatto che gli affittuari hanno bisogno di fissare in quei casolari la propria residenza, condizione fondamentale per i non comunitari per aver rinnovato il permesso di soggiorno. “In queste zone c’è un caporalato con delle caratteristiche più sfumate rispetto al resto d’Italia, nel senso che la gestione del lavoro in serra, con l’impiego di poche persone per un periodo di tempo ampio, fa sì che nei campi di lavoro vi siano anche i caporali, ma che assumono spesso il ruolo di caposquadra. Quindi i caporali lavorano con le stesse persone che reclutano. In passato abbiamo registrato anche forme di caporalato più pesanti soprattutto nei confronti dei rom che venivano reclutati in patria e privati dei documenti e, addirittura, anche della paga”, spiega Vincenzo La Monica, responsabile immigrazione della Caritas. Il direttore Leggio racconta anche altro: richieste continue di indumenti da parte dei migranti. Il motivo? “I prodotti chimici utilizzati in agricoltura bruciano letteralmente i vestiti, quindi ne hanno bisogno in gran quantità. A molti diamo poi anche le scarpe da lavoro, visto che entrano nelle serre con calzature non adatte e spesso il nostro medico ha riscontrato delle ferite ai piedi”.

Il caporalato dei trasporti – Al caporalato per lavorare in serra, si aggiunge poi quello “dei trasporti”: sono quelli che si fanno pagare a caro prezzo per portare i lavoratori da casa a lavoro e viceversa. I prezzi salgono poi quando occorre raggiungere il centro abitato per fare la spesa o altri luoghi, come ad esempio l’ospedale: per andare da Vittoria a Ragusa possono volerci anche 50 euro, un giorno e mezzo di lavoro. La Monica spiega poi come esiste un tariffario diverso a seconda dell’origine del lavoratore: ai rom spettano 30 euro al giorno, mentre negli ultimi anni si è registrato un aumento per magrebini e albanesi, che arrivano a prendere anche a 40-45 euro. “Ma siamo ancora lontani dalla paga sindacale di 57 euro”, dice l’esponente della Caritas. A dare una scossa all’ambiente sono state negli ultimi anni anche le tante operazioni delle forze dell’ordine culminate con decine di arresti per sfruttamento della manodopera e, a volte, proprio dei bambini costretti a lavorare per qualche spicciolo. E senza studiare.
Fonte: F.Q.