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venerdì 6 marzo 2020

GLI OSPEDALI NELLA ZONA ROSSA SONO AL COLLASSO: I POSTI LETTO DI RIANIMAZIONE NELLE REGIONI PIÙ ESPOSTE SONO UTILIZZATI AL 95% E I MALATI GRAVI CONTINUANO AD AUMENTARE.

SE CONTINUA COSÌ ENTRO UNA SETTIMANA NON CI SARANNO PIU POSTI 
E SI TRATTA DI REGIONI CON UNA SANITÀ BUONA. 
PENSATE COSA POTREBBE SUCCEDERE SE IL CONTAGIO ARRIVASSE AL SUD
Paolo Russo per “la Stampa”

GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZAGIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA
I contagi continuano a galoppare e con loro i ricoveri, sia quelli nei normali reparti, sia quelli in terapia intensiva. Così il ministro Speranza ordina: «Raddoppiate i posti letto nelle pneumologie e aumentateli del 50% in terapia intensiva e nei reparti di malattie infettive». Anche attingendo ai letti delle strutture sanitarie private e richiamando in servizio medici e infermieri oramai in pensione o spostando dal Sud al Nord il personale in questo momento meno sotto stress.
ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO

L' imperativo è comunque fare presto, perché gli ospedali del Nord che sono in prima linea nella battaglia contro il virus sono al limite del collasso. La situazione l' ha fotografata l' Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri. I posti letto di rianimazione nelle tre regioni più esposte, cioè Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono in tutto 1.800. Normalmente il 40% di questi resta vuoto per fronteggiare eventuali emergenze o maggiori flussi di pazienti.

ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO
In tempi di coronavirus il loro tasso di utilizzo è salito al 95%: detto diversamente solo 5 posti su 100 sono in questo momento liberi. E i malati gravi che hanno bisogno di macchine per respirare aumentano in proporzione. Erano 229 martedì e sono saliti a 295 solo 24 ore dopo. Con questi numeri secondo l' Anaao i posti in rianimazione sono già in esaurimento in Lombardia, lo saranno tra 5 giorni in Veneto ed entro una settimana in Emilia.

Il personale
codogno – panico coronavirus 3CODOGNO – PANICO CORONAVIRUS 3
Medici e infermieri nelle zone rosse lavorano oramai anche tre turni di fila senza riposo, perché sono pochi e il 10% di loro ricoverati con infezione da Covid-19 contratta proprio mentre tentavano di contrastarlo. «Da noi per ora siamo riusciti a ricoverarli in camere singole adatte all' isolamento, ma quelle a pressione negativa, che servono per non contaminare l' aria le abbiamo oramai esaurite e i posti in rianimazione sono occupati per molti giorni anche da persone di 40-50 anni con problemi respiratori seri», confida Stefano Magnone, chirurgo dell' ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che di ricoverati con coronavirus ne ha contato più di 130 solo ieri.
milano bloccata emergenza coronavirus 13MILANO BLOCCATA EMERGENZA CORONAVIRUS 

Per questo, il Ministero della Salute ha deciso di correre ai ripari rafforzando la dotazione di letti in
OSPEDALE DI CREMONA PRE TRIAGE DA CORONAVIRUSOSPEDALE DI CREMONA PRE TRIAGE DA CORONAVIRUS
pneumologia, infettivologie e terapie intensive. «Dimenticando però che in prima linea nella lotta al virus ci sono i reparti di medicina interna, che trattano i pazienti più fragili con più patologie», fanno sapere dalla Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri. Comunque la maggiore dotazione di letti non avverrà tirando su in pochi giorni nuovi ospedali come in Cina. Ma liberando posti nei reparti dove ci sono meno ricoverati.

un malato di coronavirus trasportato in ospedaleUN MALATO DI CORONAVIRUS TRASPORTATO IN OSPEDALEcoronavirus casi in italiaCORONAVIRUS CASI IN ITALIA
Magari anche trasferendo pazienti non gravi nelle strutture private, che solo in Lombardia di letti ne hanno 7.500, di cui 380 in rianimazione.  Le altre carenze poi servono anche le attrezzature per aiutare chi non ce la fa a respirare da solo, anche se non necessariamente deve occupare un posto in terapia intensiva. Per questo sempre in Lombardia si stanno acquistando delle specie di caschi, nome tecnico Cpap (Continuous positive airway pressure), nei quali i pazienti possono respirare più facilmente.
termoscanner aeroporto 6TERMOSCANNER AEROPORTO 6

OSPEDALE CODOGNO LODIOSPEDALE CODOGNO LODI
Ma l' emergenza non è da meno per il personale, che «verrà reclutato anche da altre aree del Paese», specifica la circolare. Mentre per i medici e infermieri provenienti da altri reparti è previsto «un percorso formativo rapido e qualificante per il supporto respiratorio nelle aree di terapia sub intensiva». «Per far si che la coperta non diventi troppo corta - rilancia il segretario nazionale dell' Anaao, Carlo Palermo - serve però assumere rapidamente personale a tempo determinato». Il sindacato boccia invece l' idea di richiamare in servizio i pensionati. «In quanto anziani sarebbero più esposti alla minaccia di contagio». Fonte: qui

SALE IL NUMERO DEI CONTAGI NEL SUD (CON IL PICCO DELLA CAMPANIA, 41 CASI) E CRESCE L’ALLARME: LA SANITÀ MERIDIONALE È MENO ATTREZZATA E SCARSEGGIANO I POSTI DISPONIBILI NELLE TERAPIE INTENSIVE 
COSA POTREBBE SUCCEDERE NEL CASO IL VIRUS DILAGHI OLTRE LA BARRIERA DI CAIANELLO? 
"IN PUGLIA E CAMPANIA FORSE POTREMMO FARCELA, E ANCHE IN SICILIA. MA IN CALABRIA NO. E NON PARLIAMO DEL MOLISE…”

ALLARME SUD
Paolo G. Brera per “la Repubblica”

ospedale cardarelli napoliOSPEDALE CARDARELLI NAPOLI
Il Tribunale di Napoli si è arreso: da stamattina, tutti a casa per epidemia. Il Covid-19 è arrivato pure lì, a bordo di un giudice che era stato in Lombardia. In tutta la Campania i positivi sono 45, più 14 in un solo giorno. Il virus pianta la corona pure al Sud, e corrergli dietro tra ospedali colmi e carenza di medici è un' impresa.

Siamo a 3.858 positivi totali in Italia ma "solo" 89 sotto il 42esimo parallelo. Dal Molise alla Campania fino a Puglia e Calabria, isole comprese, il coronavirus s' è affacciato da poco. Ma avanza giorno dopo giorno. Più 20 martedì, più 16 mercoledì, più 24 ieri.

Le autorità sanitarie rincorrono i possibili contatti di ognuno, fanno tamponi, impongono quarantene. La vera trincea è lì. Se il virus sfonda, metterà il Paese in ginocchio insieme ai suoi mali endemici, ai bilanci senza fondo e ai tagli senza senno che spingono ogni anno migliaia di persone a farsi visitare e operare altrove.
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD

«Se arranca la Lombardia, che non ha fatto tagli nei posti letto e ha il rapporto tra popolazione e ospedali maggiore d' Italia, figuriamoci cosa può succedere al Sud, dove abbiamo enormi svantaggi in termini di attrezzature e di personale », dice Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici.

«In Puglia e Campania forse potremmo farcela - dice Aneli - e anche in Sicilia potremmo riuscire a reggere come in Lombardia; ma in Calabria non credo proprio.
E non parliamo del Molise, dove la situazione in termini di personale e strutture è drammatica: serviranno ospedali da campo, dobbiamo utilizzare la sanità militare oltre a quella convenzionata».

Prima del coronavirus c' erano 1.582 posti in terapia intensiva negli ospedali pubblici delle sette regioni del Sud e delle Isole. In tutta Italia sono 5.395. Certo, i 24 nuovi contagiati di ieri sono un' inezia, rispetto ai 769 dell' intero Paese; ma la progressione e la diffusione fanno paura. Oltre ai 45 positivi campani siamo a 18 in Sicilia, a 14 in Puglia.
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD

«La situazione in Puglia è sotto controllo», ha detto ieri il capo della Protezione civile cercando di spegnere la miccia su quel funerale sciagurato, contagioso, su cui ora indaga persino la magistratura. «Diffusione di epidemia colposa», hanno scritto i giudici.

In Molise dove la mancanza di medici - tagliati dalla politica per contenere i costi - è un tale guaio che è raro persino riuscire a nascerci, siamo a sette contagiati: quattro in più, da ieri. Per fortuna non ci sono focolai, al Sud, e speriamo tutti che si chiuda la porta in tempo. Ma alcune decisioni drastiche, come chiudere le scuole e le università, paradossalmente nel Mezzogiorno rischiano di accelerare la corsa del coronavirus, riportando a casa tanti ragazzi e docenti che studiano e lavorano al Nord.


Intanto, ai medici al fronte «mancano mascherine, camici e visiere. Il ministro - dice Anelli - mi ha assicurato stamattina che la distribuzione alle Regioni è avvenuta, ma io continuo a ricevere segnalazioni da medici in tutta Italia ». Ma si può combattere così la guerra a un nemico che «ha già spedito un centinaio di medici generici in quarantena?».

LA MINACCIA AL SUD
Riccardo Pelliccetti per “il Giornale”

Particelle del coronavirus SarsCov2 sulla superficie di una cellulaPARTICELLE DEL CORONAVIRUS SARSCOV2 SULLA SUPERFICIE DI UNA CELLULA
Il coronavirus avanza inarrestabile e il contagio si diffonde anche in quelle regioni che, fino a pochi giorni fa, guardavano il Nord del Paese come se fosse un lazzaretto. Il Covid-19 non conosce confini e sta unendo l' Italia in un' emergenza senza precedenti. Bisogna tornare alla Seconda guerra mondiale, infatti, per ritrovare disposizioni come la chiusura delle scuole, delle università o degli stadi. Ma più il contagio discende il Belpaese e più cresce la preoccupazione, non solo dei cittadini ma anche delle autorità politiche e sanitarie. I numeri ufficiali parlano chiaro, nell' ultimo bollettino diffuso ieri i contagiati sono 3.858, i morti 148, i guariti 414.

E il Sud comincia a veder crescere il numero dei malati, con il picco della Campania che conta già 41 casi accertati. Le paure rilevate nei sondaggi si stanno concretizzando. Il recente rilevamento fatto dalla Nielsen Global Connect indicava infatti che sono gli abitanti del Meridione (23%) i più preoccupati dall' epidemia, seguiti da quelli del Centro (15%) e del Nord (14%).

coronavirusCORONAVIRUS
Il problema di questo virus, come ci hanno più volte ripetuto, è che cento volte più letale della normale influenza e «il 10% dei casi come ha spiegato nei giorni scorsi il professor Arnaldo Caruso, presidente della società italiana di Virologia hanno bisogno di terapia intensiva. La vera emergenza è legata ai posti letto negli ospedali che non basteranno a coprire tutte le richieste. E se questo è un problema al Nord, chissà cosa potrebbe succedere se l' epidemia dovesse estendersi anche all' Italia centro meridionale».

La sanità italiana, come hanno sottolineato sia l' Ocse sia l' Unione europea, subisce continui tagli da più di 10 anni e questa mancanza di risorse oltre che di personale fanno crescere la preoccupazione sulla nostra capacità di affrontare crisi improvvise, come quella del coronavirus.

E se questo vale in generale per l' Italia, ha ancora maggior peso nel Mezzogiorno, dove il sistema ospedaliero ha dimostrato carenze strutturali e di assistenza anche nel far fronte al lavoro ordinario. Non è una novità, infatti, che molti abitanti delle regioni meridionali vengano negli ospedali del Nord Italia per curarsi o sottoporsi a interventi chirurgici. Non è un problema di malasanità, ma piuttosto di mala amministrazione della sanità, che si è distinta negli sprechi e nella scarsa valorizzazione del personale medico e infermieristico.
PANDEMIA DI CORONAVIRUSPANDEMIA DI CORONAVIRUS

In Italia vi sono poco più di 5mila posti letto in terapia intensiva (e 1.100 in più per quella neonatale), in gran parte nelle aree urbane a più alta densità.
In Lombardia ci sono circa 900 posti letto (e ne stanno allestendo altri 150), in Lazio 550, in Veneto 500, in Emilia 440 e 250 in Piemonte. Di fatto queste cinque regioni da sole hanno quasi la metà dei posti letto dell' intero Paese. Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha affermato però che i posti «negli ospedali destinati alla terapia intensiva sono al 90% già occupati». Se, come sottolineano scienziati e ricercatori, circa il 10% dei malati necessita della terapia intensiva, allora la soglia critica del collasso è di 50mila contagiati(in realtà 25.000 perchè la maggior parte dei posti è già occupato per altre patologie!), a meno che non si corra urgentemente ai ripari aumentando i posti letto e assumendo nuovo personale sanitario. Ma dove trovare i soldi? Siamo in recessione oltre a essere il Paese più indebitato e questa epidemia non solo metterà a dura prova la resistenza del nostro sistema sanitario ma avrà anche ripercussioni economiche che peseranno nei mesi, se non gli anni, a venire.
CORONAVIRUS - SANIFICAZIONE DELLO STADIO SAN PAOLO DI NAPOLICORONAVIRUS - SANIFICAZIONE DELLO STADIO SAN PAOLO DI NAPOLI

Oltretutto, sembra che la nostra capacità diagnostica sia arrivata a un punto critico. Potremmo non essere in grado di conoscere l' estensione del contagio, non solo perché molte persone possono essere inconsapevoli di aver contratto il virus, magari giudicando il malessere un semplice raffreddore che non meriti degli accertamenti, ma soprattutto per la crescita lenta dei tamponi eseguiti. Mentre si allarga l' epidemia, di questi esami ne vengono fatti poco più di 2mila al giorno e per la maggior parte su malati sintomatici. I kit scarseggiano e gli esami costano. E quando toccherà alla sanità del Sud affrontare l' epidemia ed effettuare diagnosi, la scarsità di risorse e la carenza assistenziale verranno ancora una volta alla luce. Non ci resta che prestare ascolto alle disposizioni degli esperti per frenare il contagio: stare a più di un metro di distanza dalle altre persone, evitare i contatti fisici e i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani.

Fonte: qui

giovedì 9 febbraio 2017

Crisi in Grecia, i soldi sono finiti. La bomba è pronta ad esplodere

La morsa della crisi in Grecia non accenna a lasciare il paese e il momento peggiore deve ancora arrivare: si devono ripagare i debiti.

Ecco cosa succede nella nazione messa in ginocchio dall’Unione europea.

La crisi in Grecia arriva al punto di non ritorno, con un debito insostenibile e ancora una volta senza soldi per ripagare le vecchie trance di soldi prestati. Uno schema che si ripete ormai da anni e che non sembra essere cambiato per il 2017. 

La Grecia si trova così nella condizione di dover chiedere un prestito per poter ripagare i vecchi debiti.
Una situazione si ripropone uguale ogni anno che passa: la Grecia è indebitata, deve applicare delle nuove manovre di austerity, mentre il Fondo Monetario Internazionale riflette se concedere nuovi finanziamenti.
La Grecia non sembra intenzionata a prendere in mano la situazione e ad uscire dall’Euro.
Il punto di non ritorno è però arrivato ed è proprio in questo mese di febbraio 2017 che Tsipras potrebbe finalmente decidere di cambiare le carte in tavola. L’Euro e l’Unione europea hanno infatti soffocato la Grecia, che non può riprendersi senza pensare ad una ridenominazione del debito.

Uscendo dall’Euro e tornando alla moneta nazionale la Grecia potrebbe infatti operare una grossa svalutazione della moneta che a lungo raggio potrebbe portare dei giovamenti all’economia del paese.
Viene così lanciato l’allarme e si dovranno seriamente prendere in considerazione le richieste avanzate dalla Grecia e considerare un’alleggerimento del debito. Vediamo insieme qual è la situazione al momento e cosa potrebbe succedere il 20 febbraio 2017.

Crisi in Grecia: cosa sta succedendo e perché si parla di Grexit

A febbraio 2017 si torna così a parlare di Grexit e uscita del paese dalla moneta unica, dal momento che mancano i soldi per ripagare i debiti. Non solo questo però riporta in primo piano la crisi greca, ma anche il cambiamento degli scenari economici e politici del pianeta.
A mescolare le carte in tavola è il 45° Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
In queste settimane si valuterà infatti se concedere una nuova trance di finanziamenti, in caso la risposta non fosse positiva la Grecia andrebbe in default prima dell’estate 2017. 
Per accedere agli aiuti però si devono applicare le nuove manovre di austerity e di pesanti tagli alla spesa pubblica.
La question è però complessa, dal momento che la Grecia è già in ginocchio e non ci sono delle aree della spesa pubblica che potrebbero essere tagliate. La sanità è ridotta allo stremo, le pensioni sono a dir poco ridicole e il tasso di disoccupazione non accenna a diminuire.

Bruxelles però continua a chiedere i tagli e a imporre nuove manovre che porterebbero al collasso finale la nazione.
L’Europa non guarda alla situazione economica greca, che sembra più quella di un paese appena uscito da un conflitto:
  • -30% degli investimenti rispetto al periodo precedente alla crisi (2008);
  • reddito pro capite tagliata del 20% rispetto a quello del 2008;
  • crescita stimata per il 2016 -0,3%.
Nonostante i gravissimi problemi economici la Grecia ha comunque raccolto il 2,3% del Pil, con il quale dovrà pagare il tasso di interesse del prestito richiesto. Un’operazione a quanto pare inutile dal momento che la scure di Bruxelles potrebbe ben presto tornare ad abbattersi sulla Grecia.

Crisi in Grecia: cosa vuole l’Europa?

Sebbene la Grecia si sia impegnata, abbia cercato di rispettare gli accordi presi con Bruxelles e applicato le misure di austerity dovute, tutto ciò no è bastato. Adesso i creditori (ossia gli stati membri dell’UE) chiedono di più: pretendono nuovi tagli!
Gli stessi esperti del FMI mettono in guardia dalle richieste di Bruxelles, che non sono al momento applicabili se non riducendo in povertà un’intera nazione. Le richieste sono infatti un disavanzo primario del 3,5% per il 2018 e per gli anni a venire. 
Una richiesta che Tsipras non potrà accontentare neanche imponendo pesantissimi tagli a tutti i settori.
Per ottenere tale risultati si chiedono infatti
  • tagli alle pensioni statali, già pesantemente oppresse dalle sforbiciate;
  • taglio al tetto minimo per non pagare le tasse (5.000 euro l’anno di entrate).
L’unica soluzione sarebbe far ripartire il paese e puntare su un alleggerimento del debito, in modo da invertire la rotta e provare a far ripartire l’economia. In settimana si deciderà inoltre un altro importante elemento: la partecipazione del FMI.
Nel caso in cui il Fondo si tirasse indietro definitivamente la questione potrebbe essere ben più complicata.
In questo caso infatti si passerebbe a proporre la questione al Bundestag tedesco, dove in un momento di campagna politica come questo è facile capire che le richieste della Grecia verrebbero respinte.
La questione potrebbe così diventare molto complessa e l’uscita della Grecia dall’Unione europea sempre più vicina.

Fonte: qui