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venerdì 6 marzo 2020

GLI OSPEDALI NELLA ZONA ROSSA SONO AL COLLASSO: I POSTI LETTO DI RIANIMAZIONE NELLE REGIONI PIÙ ESPOSTE SONO UTILIZZATI AL 95% E I MALATI GRAVI CONTINUANO AD AUMENTARE.

SE CONTINUA COSÌ ENTRO UNA SETTIMANA NON CI SARANNO PIU POSTI 
E SI TRATTA DI REGIONI CON UNA SANITÀ BUONA. 
PENSATE COSA POTREBBE SUCCEDERE SE IL CONTAGIO ARRIVASSE AL SUD
Paolo Russo per “la Stampa”

GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZAGIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA
I contagi continuano a galoppare e con loro i ricoveri, sia quelli nei normali reparti, sia quelli in terapia intensiva. Così il ministro Speranza ordina: «Raddoppiate i posti letto nelle pneumologie e aumentateli del 50% in terapia intensiva e nei reparti di malattie infettive». Anche attingendo ai letti delle strutture sanitarie private e richiamando in servizio medici e infermieri oramai in pensione o spostando dal Sud al Nord il personale in questo momento meno sotto stress.
ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO

L' imperativo è comunque fare presto, perché gli ospedali del Nord che sono in prima linea nella battaglia contro il virus sono al limite del collasso. La situazione l' ha fotografata l' Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri. I posti letto di rianimazione nelle tre regioni più esposte, cioè Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono in tutto 1.800. Normalmente il 40% di questi resta vuoto per fronteggiare eventuali emergenze o maggiori flussi di pazienti.

ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO
In tempi di coronavirus il loro tasso di utilizzo è salito al 95%: detto diversamente solo 5 posti su 100 sono in questo momento liberi. E i malati gravi che hanno bisogno di macchine per respirare aumentano in proporzione. Erano 229 martedì e sono saliti a 295 solo 24 ore dopo. Con questi numeri secondo l' Anaao i posti in rianimazione sono già in esaurimento in Lombardia, lo saranno tra 5 giorni in Veneto ed entro una settimana in Emilia.

Il personale
codogno – panico coronavirus 3CODOGNO – PANICO CORONAVIRUS 3
Medici e infermieri nelle zone rosse lavorano oramai anche tre turni di fila senza riposo, perché sono pochi e il 10% di loro ricoverati con infezione da Covid-19 contratta proprio mentre tentavano di contrastarlo. «Da noi per ora siamo riusciti a ricoverarli in camere singole adatte all' isolamento, ma quelle a pressione negativa, che servono per non contaminare l' aria le abbiamo oramai esaurite e i posti in rianimazione sono occupati per molti giorni anche da persone di 40-50 anni con problemi respiratori seri», confida Stefano Magnone, chirurgo dell' ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che di ricoverati con coronavirus ne ha contato più di 130 solo ieri.
milano bloccata emergenza coronavirus 13MILANO BLOCCATA EMERGENZA CORONAVIRUS 

Per questo, il Ministero della Salute ha deciso di correre ai ripari rafforzando la dotazione di letti in
OSPEDALE DI CREMONA PRE TRIAGE DA CORONAVIRUSOSPEDALE DI CREMONA PRE TRIAGE DA CORONAVIRUS
pneumologia, infettivologie e terapie intensive. «Dimenticando però che in prima linea nella lotta al virus ci sono i reparti di medicina interna, che trattano i pazienti più fragili con più patologie», fanno sapere dalla Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri. Comunque la maggiore dotazione di letti non avverrà tirando su in pochi giorni nuovi ospedali come in Cina. Ma liberando posti nei reparti dove ci sono meno ricoverati.

un malato di coronavirus trasportato in ospedaleUN MALATO DI CORONAVIRUS TRASPORTATO IN OSPEDALEcoronavirus casi in italiaCORONAVIRUS CASI IN ITALIA
Magari anche trasferendo pazienti non gravi nelle strutture private, che solo in Lombardia di letti ne hanno 7.500, di cui 380 in rianimazione.  Le altre carenze poi servono anche le attrezzature per aiutare chi non ce la fa a respirare da solo, anche se non necessariamente deve occupare un posto in terapia intensiva. Per questo sempre in Lombardia si stanno acquistando delle specie di caschi, nome tecnico Cpap (Continuous positive airway pressure), nei quali i pazienti possono respirare più facilmente.
termoscanner aeroporto 6TERMOSCANNER AEROPORTO 6

OSPEDALE CODOGNO LODIOSPEDALE CODOGNO LODI
Ma l' emergenza non è da meno per il personale, che «verrà reclutato anche da altre aree del Paese», specifica la circolare. Mentre per i medici e infermieri provenienti da altri reparti è previsto «un percorso formativo rapido e qualificante per il supporto respiratorio nelle aree di terapia sub intensiva». «Per far si che la coperta non diventi troppo corta - rilancia il segretario nazionale dell' Anaao, Carlo Palermo - serve però assumere rapidamente personale a tempo determinato». Il sindacato boccia invece l' idea di richiamare in servizio i pensionati. «In quanto anziani sarebbero più esposti alla minaccia di contagio». Fonte: qui

SALE IL NUMERO DEI CONTAGI NEL SUD (CON IL PICCO DELLA CAMPANIA, 41 CASI) E CRESCE L’ALLARME: LA SANITÀ MERIDIONALE È MENO ATTREZZATA E SCARSEGGIANO I POSTI DISPONIBILI NELLE TERAPIE INTENSIVE 
COSA POTREBBE SUCCEDERE NEL CASO IL VIRUS DILAGHI OLTRE LA BARRIERA DI CAIANELLO? 
"IN PUGLIA E CAMPANIA FORSE POTREMMO FARCELA, E ANCHE IN SICILIA. MA IN CALABRIA NO. E NON PARLIAMO DEL MOLISE…”

ALLARME SUD
Paolo G. Brera per “la Repubblica”

ospedale cardarelli napoliOSPEDALE CARDARELLI NAPOLI
Il Tribunale di Napoli si è arreso: da stamattina, tutti a casa per epidemia. Il Covid-19 è arrivato pure lì, a bordo di un giudice che era stato in Lombardia. In tutta la Campania i positivi sono 45, più 14 in un solo giorno. Il virus pianta la corona pure al Sud, e corrergli dietro tra ospedali colmi e carenza di medici è un' impresa.

Siamo a 3.858 positivi totali in Italia ma "solo" 89 sotto il 42esimo parallelo. Dal Molise alla Campania fino a Puglia e Calabria, isole comprese, il coronavirus s' è affacciato da poco. Ma avanza giorno dopo giorno. Più 20 martedì, più 16 mercoledì, più 24 ieri.

Le autorità sanitarie rincorrono i possibili contatti di ognuno, fanno tamponi, impongono quarantene. La vera trincea è lì. Se il virus sfonda, metterà il Paese in ginocchio insieme ai suoi mali endemici, ai bilanci senza fondo e ai tagli senza senno che spingono ogni anno migliaia di persone a farsi visitare e operare altrove.
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD

«Se arranca la Lombardia, che non ha fatto tagli nei posti letto e ha il rapporto tra popolazione e ospedali maggiore d' Italia, figuriamoci cosa può succedere al Sud, dove abbiamo enormi svantaggi in termini di attrezzature e di personale », dice Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici.

«In Puglia e Campania forse potremmo farcela - dice Aneli - e anche in Sicilia potremmo riuscire a reggere come in Lombardia; ma in Calabria non credo proprio.
E non parliamo del Molise, dove la situazione in termini di personale e strutture è drammatica: serviranno ospedali da campo, dobbiamo utilizzare la sanità militare oltre a quella convenzionata».

Prima del coronavirus c' erano 1.582 posti in terapia intensiva negli ospedali pubblici delle sette regioni del Sud e delle Isole. In tutta Italia sono 5.395. Certo, i 24 nuovi contagiati di ieri sono un' inezia, rispetto ai 769 dell' intero Paese; ma la progressione e la diffusione fanno paura. Oltre ai 45 positivi campani siamo a 18 in Sicilia, a 14 in Puglia.
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD

«La situazione in Puglia è sotto controllo», ha detto ieri il capo della Protezione civile cercando di spegnere la miccia su quel funerale sciagurato, contagioso, su cui ora indaga persino la magistratura. «Diffusione di epidemia colposa», hanno scritto i giudici.

In Molise dove la mancanza di medici - tagliati dalla politica per contenere i costi - è un tale guaio che è raro persino riuscire a nascerci, siamo a sette contagiati: quattro in più, da ieri. Per fortuna non ci sono focolai, al Sud, e speriamo tutti che si chiuda la porta in tempo. Ma alcune decisioni drastiche, come chiudere le scuole e le università, paradossalmente nel Mezzogiorno rischiano di accelerare la corsa del coronavirus, riportando a casa tanti ragazzi e docenti che studiano e lavorano al Nord.


Intanto, ai medici al fronte «mancano mascherine, camici e visiere. Il ministro - dice Anelli - mi ha assicurato stamattina che la distribuzione alle Regioni è avvenuta, ma io continuo a ricevere segnalazioni da medici in tutta Italia ». Ma si può combattere così la guerra a un nemico che «ha già spedito un centinaio di medici generici in quarantena?».

LA MINACCIA AL SUD
Riccardo Pelliccetti per “il Giornale”

Particelle del coronavirus SarsCov2 sulla superficie di una cellulaPARTICELLE DEL CORONAVIRUS SARSCOV2 SULLA SUPERFICIE DI UNA CELLULA
Il coronavirus avanza inarrestabile e il contagio si diffonde anche in quelle regioni che, fino a pochi giorni fa, guardavano il Nord del Paese come se fosse un lazzaretto. Il Covid-19 non conosce confini e sta unendo l' Italia in un' emergenza senza precedenti. Bisogna tornare alla Seconda guerra mondiale, infatti, per ritrovare disposizioni come la chiusura delle scuole, delle università o degli stadi. Ma più il contagio discende il Belpaese e più cresce la preoccupazione, non solo dei cittadini ma anche delle autorità politiche e sanitarie. I numeri ufficiali parlano chiaro, nell' ultimo bollettino diffuso ieri i contagiati sono 3.858, i morti 148, i guariti 414.

E il Sud comincia a veder crescere il numero dei malati, con il picco della Campania che conta già 41 casi accertati. Le paure rilevate nei sondaggi si stanno concretizzando. Il recente rilevamento fatto dalla Nielsen Global Connect indicava infatti che sono gli abitanti del Meridione (23%) i più preoccupati dall' epidemia, seguiti da quelli del Centro (15%) e del Nord (14%).

coronavirusCORONAVIRUS
Il problema di questo virus, come ci hanno più volte ripetuto, è che cento volte più letale della normale influenza e «il 10% dei casi come ha spiegato nei giorni scorsi il professor Arnaldo Caruso, presidente della società italiana di Virologia hanno bisogno di terapia intensiva. La vera emergenza è legata ai posti letto negli ospedali che non basteranno a coprire tutte le richieste. E se questo è un problema al Nord, chissà cosa potrebbe succedere se l' epidemia dovesse estendersi anche all' Italia centro meridionale».

La sanità italiana, come hanno sottolineato sia l' Ocse sia l' Unione europea, subisce continui tagli da più di 10 anni e questa mancanza di risorse oltre che di personale fanno crescere la preoccupazione sulla nostra capacità di affrontare crisi improvvise, come quella del coronavirus.

E se questo vale in generale per l' Italia, ha ancora maggior peso nel Mezzogiorno, dove il sistema ospedaliero ha dimostrato carenze strutturali e di assistenza anche nel far fronte al lavoro ordinario. Non è una novità, infatti, che molti abitanti delle regioni meridionali vengano negli ospedali del Nord Italia per curarsi o sottoporsi a interventi chirurgici. Non è un problema di malasanità, ma piuttosto di mala amministrazione della sanità, che si è distinta negli sprechi e nella scarsa valorizzazione del personale medico e infermieristico.
PANDEMIA DI CORONAVIRUSPANDEMIA DI CORONAVIRUS

In Italia vi sono poco più di 5mila posti letto in terapia intensiva (e 1.100 in più per quella neonatale), in gran parte nelle aree urbane a più alta densità.
In Lombardia ci sono circa 900 posti letto (e ne stanno allestendo altri 150), in Lazio 550, in Veneto 500, in Emilia 440 e 250 in Piemonte. Di fatto queste cinque regioni da sole hanno quasi la metà dei posti letto dell' intero Paese. Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha affermato però che i posti «negli ospedali destinati alla terapia intensiva sono al 90% già occupati». Se, come sottolineano scienziati e ricercatori, circa il 10% dei malati necessita della terapia intensiva, allora la soglia critica del collasso è di 50mila contagiati(in realtà 25.000 perchè la maggior parte dei posti è già occupato per altre patologie!), a meno che non si corra urgentemente ai ripari aumentando i posti letto e assumendo nuovo personale sanitario. Ma dove trovare i soldi? Siamo in recessione oltre a essere il Paese più indebitato e questa epidemia non solo metterà a dura prova la resistenza del nostro sistema sanitario ma avrà anche ripercussioni economiche che peseranno nei mesi, se non gli anni, a venire.
CORONAVIRUS - SANIFICAZIONE DELLO STADIO SAN PAOLO DI NAPOLICORONAVIRUS - SANIFICAZIONE DELLO STADIO SAN PAOLO DI NAPOLI

Oltretutto, sembra che la nostra capacità diagnostica sia arrivata a un punto critico. Potremmo non essere in grado di conoscere l' estensione del contagio, non solo perché molte persone possono essere inconsapevoli di aver contratto il virus, magari giudicando il malessere un semplice raffreddore che non meriti degli accertamenti, ma soprattutto per la crescita lenta dei tamponi eseguiti. Mentre si allarga l' epidemia, di questi esami ne vengono fatti poco più di 2mila al giorno e per la maggior parte su malati sintomatici. I kit scarseggiano e gli esami costano. E quando toccherà alla sanità del Sud affrontare l' epidemia ed effettuare diagnosi, la scarsità di risorse e la carenza assistenziale verranno ancora una volta alla luce. Non ci resta che prestare ascolto alle disposizioni degli esperti per frenare il contagio: stare a più di un metro di distanza dalle altre persone, evitare i contatti fisici e i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani.

Fonte: qui

sabato 25 gennaio 2020

L' INTERCETTAZIONE RISALE AL 2018, MA ORA TUTTI I CLAN CALABRESI SAREBBERO COALIZZATI CONTRO IL PROCURATORE


PRONTO UN ATTENTATO CONTRO IL MAGISTRATO NICOLA GRATTERI PROTAGONISTA DELLA LOTTA ALLA 'NDRANGHETA: PROTEZIONE RAFFORZATA. FINESTRE BLINDATE NEL SUO UFFICIO A CATANZARO E ANNULLATE TUTTE LE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE ALLE QUALI AVREBBE DOVUTO PARTECIPARE
Saveria Maria Gigliotti per Avvenire
gratteriGRATTERI

«Un morto che cammina » come lo erano Falcone e Borsellino. Questa la frase intercettata nel gennaio 2018 che già allora risuonava come una vera e propria minaccia nei confronti del procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri.

Parole che risuonano oggi e che sono filtrate ufficialmente, portando a un potenziamento del livello di protezione intorno al magistrato che ha ordinato l' ultimo grande blitz contro la 'ndrangheta.

La decisione sarebbe stata presa nel corso dell' ultima riunione del Comitato per l' ordine pubblico e la sicurezza svoltasi in prefettura a Catanzaro alla quale, tra gli altri, hanno preso parte il prefetto Francesca Ferrandino, il questore Amalia Di Ruocco e e le forze dell' ordine. Un incontro i cui contenuti sarebbero secretati ma che non lascerebbe dubbi circa la preoccupazione di un possibile attentato contro il procuratore che negli ultimi mesi ha inflitto duri colpi alla criminalità calabrese.

nicola gratteriNICOLA GRATTERI
Notizie, non confermate ufficialmente circolate in queste ore, infatti, vorrebbero i clan calabresi coalizzati contro il magistrato che da trent' anni vive sotto scorta. Una situazione che preoccupa non poco gli inquirenti, al punto che al termine del vertice in Prefettura si è deciso di potenziare i dispositivi di sicurezza per Gratteri, non solo aumentando i sistemi di sorveglianza ma rafforzandoli anche da un punto di vista logistico con l' invio da parte del ministero dell' Interno di nuove macchine blindate e corazzate in caso di attentati con bombe.

Inoltre, sarebbero state sostituite le 'normali' finestre dell' ufficio del procuratore con quelle blindate.

Contestualmente, sono state annullate tutte le iniziative pubbliche alle quali il magistrato avrebbe dovuto presenziare come fa da anni per smuovere le coscienze e sollecitare quello scatto di dignità che, in queste ultime settimane, dopo l' operazione 'Rinascita Scott', aveva portato in piazza prima a Vibo Valentia e poi a Catanzaro, davanti alla Procura, migliaia di persone.
gratteri da minoliGRATTERI DA MINOLI

È una battaglia che da un lato ha portato tantissimi attestati di solidarietà nei confronti di Gratteri, anche se non sono mancati attacchi portati a segno anche sui social, da parte di alcuni esponenti politici cui, nelle ore seguenti, si sono aggiunti rappresentanti della stessa magistratura catanzarese.

Un segnale che, probabilmente, le cosche hanno letto come un elemento di debolezza, di cui poter approfittare, al punto che avrebbero assoldato dei sicari fornendo loro armi da guerra ad alto potenziale. Così a poche ore dalla manifestazione di piazza durante la quale, sotto le finestre del suo ufficio, i calabresi, tra cui molti studenti, hanno voluto far sentire tutta la loro vicinanza al magistrato, si è reso necessario innalzare il livello di sicurezza.

GRATTERIGRATTERI
Quella dell' allarme per la vita di Gratteri e della sua scorta è una notizia che giunge a poche ore dall' apertura dei seggi. In Calabria, infatti, domenica si vota per il rinnovo del Consiglio regionale. Una questione, quella del controllo del voto da parte delle 'ndrine che Gratteri ha più volte denunciato, dicendo che negli ultimi vent' anni il rapporto si sarebbe capovolto: fino a 25 anni fa, secondo il procuratore di Catanzaro, erano gli 'ndranghetisti a contattare i politici, mentre oggi sarebbero i politici a chiamare gli 'ndranghetisti per avere pacchetti di voti in cambio di appalti.

Fonte: qui

venerdì 29 novembre 2019

IL CANDIDATO GRILLINO ALLA PRESIDENZA DELLA CALABRIA HA LA CASA ABUSIVA!

TAR E CONSIGLIO DI STATO HANNO CONDANNATO IL PROFESSORE E SUO FRATELLO A DEMOLIRE UN PIANO DELL’ABITAZIONE, MA LA VILLETTA È ANCORA IN PIEDI 

LA STORIA RISALE ALLA FINE DEGLI ANNI OTTANTA, QUANDO I GENITORI DI AIELLO SI FECERO PRENDERE LA MANO DAL MATTONE SELVAGGIO…

Alessia Candito per www.repubblica.it

francesco aielloFRANCESCO AIELLO
Sciolta positivamente la riserva, il docente Unical Francesco Aiello è ufficialmente il candidato pentastellato alla presidenza della Regione Calabria. Ma alla campagna di trasparenza, tutela e rilancio del territorio promessa, potrebbe esserci un ostacolo grande quanto una casa. Per la precisione, la sua casa. La villetta di Aiello è stata dichiarata parzialmente abusiva e in parte da abbattere, ma svetta ancora orgogliosa a Carlopoli, in provincia di Catanzaro, nonostante Tar e Consiglio di Stato abbiano condannato il professore e il fratello a demolire un piano.

francesco aiello 6FRANCESCO AIELLO 
La storia ha radici antiche - siamo alla fine degli anni Ottanta - addirittura a quando mamma e papà Aiello hanno deciso di tirarla su. E si sono fatti prendere la mano, andando ben oltre la cubatura prevista. Quando l'anno dopo il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune, arrivato scortato dalle forze dell'ordine, ha certificato volumetrie più che doppie e una destinazione d'uso completamente diversa da quella prevista nel piano di lottizzazione, l'hanno ignorato.

Lo stesso hanno fatto negli anni successivi con l'ordinanza di demolizione e il verbale di inottemperanza notificato un anno e mezzo dopo. Risultato, la casa è per lo più abusiva - ci sono un piano interrato e il secondo in più e il corpo principale è grande quasi il doppio del previsto - ma è rimasta là. Solo dopo quattro anni - è il '99 e la questione si trascina da un decennio - in Comune si ricordano di quella pratica rimasta in sospeso.

francesco aiello 1FRANCESCO AIELLO 
L'amministrazione avvia la procedura per la revoca della concessione edilizia e improvvisamente anche in casa Aiello ci si ridesta. Non per mettere le cose a posto, ma per bloccare l'iniziativa del Comune con un ricorso al Tar. In attesa dell'esito della richiesta di condono, si spiega. Ma va male, malissimo, perché l'istanza viene respinta. E anche la richiesta di sanatoria viene accettata solo con lo sconto. Traduzione, il corpo principale viene "graziato" nonostante la palese obesità rispetto a quanto previsto, ma seminterrato e primo piano - dice la sentenza - devono essere demoliti.

francesco aiello 5FRANCESCO AIELLO 
L'ordinanza però rimane nuovamente lettera morta. L'amministrazione riesce solo a farsi pagare dagli Aiello gli oneri concessori per corpo principale e primo piano, sanati con un provvidenziale condono, ma il resto della costruzione abusiva rimane dov'è. Passano altri dieci anni e il Comune ci riprova a mettere un po' d'ordine nella giungla di cemento cittadino. Ai fratelli Domenico e Francesco Aiello, eredi della costruzione, viene notificata l'ennesima ordinanza di demolizione, inutilmente contestata dai due di fronte a Tar e Consiglio di Stato.

francesco aiello 4FRANCESCO AIELLO 
Non muovono un dito e l'amministrazione - ancora una volta - si dimentica della questione. Tocca ad un vicino di casa dei due fratelli sollecitare per l'ennesima volta la giustizia amministrativa per far rispettare la sentenza e ancora una volta gli Aiello si mettono di traverso. Ma perdono, di nuovo. L'unica cosa che riescono ad ottenere è che si butti giù "solo" il secondo piano e giusto perché smantellando il seminterrato verrebbe giù tutto l'edificio.  Così ha stabilito il perito, che su incarico dei giudici ha studiato il caso e depositato la propria relazione un anno fa. Ma nulla si è mosso, la villetta è ancora lì e nessuno si è disturbato a togliere neanche una tegola. "È l'uomo giusto" ha detto il coordinatore pentastellato per le regionali Paolo Parentela. "Guardiamo alla solidarietà, al lavoro, alla bellezza e ricchezza della natura e alle altre risorse della nostra terra, che recupereremo, valorizzeremo e proteggeremo dalla 'ndrangheta, dai colletti bianchi e dalla politica delle clientele, degli abusi, dei compari e dei comitati di affari". Ma magari dall'abusivismo edilizio no.

Fonte: qui

martedì 10 settembre 2019

NON SOLO COCA: DAL CANADA ALL'ITALIA, LE COSCHE CALABRESI SFIDANO MESSICANI E CINESI NEL BUSINESS DEL FENTANYL

LE FAMIGLIE DELLA LOCRIDE E DELLA COSTA TIRRENICA OTTENGONO 18 MILIONI € DA QUESTO MERCATO: ECCO LE RAGIONI CHE HANNO SPINTO LA ‘NDRANGHETA A PUNTARE SULLA NUOVA DROGA 

NEGLI ULTIMI TRE ANNI SOLO NEL PORTO DI GIOIA TAURO SONO STATE SEQUESTRATE CIRCA 50 MILIONI DI PASTIGLIE

Giuseppe Legato per la Stampa

«Ricordati che il mondo si divide in due: quello che è Calabria e quello che lo diventerà». Cosi un anziano boss della piana di Gioia Tauro spiegava a un giovane rampollo delle famiglie d' elite della costa Tirrenica lo spirito di conquista che anima la 'ndrangheta. Di territori e di mercati, di servizi e di business: quindi di droghe.
fentanylFENTANYL

Un' occupazione progressiva della torta criminale internazionale che si è tradotta nel tempo nella colonizzazione di aree inesplorate, a volte impensabili, ma utili a rigenerare la forza dell' organizzazione e le ambizioni di espansione.

I broker dei cartelli latinos 
Dopo aver conquistato l' Europa (Germania, Olanda e ora Est Europeo) la mafia più ricca e potente in Italia, con un fatturato di decine di miliardi di euro all' anno, cerca nuovi e più remunerativi spazi anche nel narcotraffico mondiale. Non abbandona la cocaina, business planetario ormai gestito in regime di semi-monopolio grazie a una sfilza di broker saldamente ancorati ai cartelli sudamericani, e punta dritta al traffico di droghe sintetiche che, per dirla coi numeri, sono un affare ancora più gigantesco (se possibile) della polvere bianca.

La parola magica è "Fentanyl" ed è in grado di mutare scenari e geopolitica del crimine organizzato. Spiega Antonio Nicaso, docente universitario di crimine organizzato in Nord America e autore di numerosi saggi sulla 'ndrangheta insieme al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri: «Un chilo di polvere di Fentanyl costa 10.500 euro. Lavorato con le attrezzature e le sostanze del caso può generare un milione di pillole. Ognuna di queste viene rivenduta sul mercato a 20 dollari».

Va da sé che la nuova frontiera del business sia questa.
fentanyl (2)FENTANYL
E i segnali che "i calabresi" stiano mettendo le mani sulla nuova gallina dalle uova d' oro del narcotraffico è nelle pieghe di una recente operazione delle autorità canadesi che ha portato in carcere gli eredi del boss Paolo Violi, emigrato in Nord America settant' anni fa e ucciso in una sanguinosa faida con la potente enclave mafiosa dei Rizzuto. Uno di loro è stato condannato un anno fa.

«Nelle more dell' indagine - racconta Nicaso - sono saltate fuori alcune conversazioni che hanno evidenziato un confronto tra famiglie calabresi sull' opportunità di entrare in questo mercato».

L' equilibrio dei dosaggi 
Ai dubbi espressi da alcuni vecchi, le giovani leve hanno risposto più o meno cosi: «Che te ne frega se muoiono tante persone? Anche nelle guerre si muore. Vuoi mettere il guadagno che facciamo col Fentanyl? Prima o poi troveremo un equilibrio dei dosaggi, intanto andiamo avanti». I morti sono i giovani americani e canadesi travolti dalla nuova emergenza sociale che questo oppiaceo sintetico potentissimo, nato come antidolorifico farmaceutico ma ben presto finito nello sconfinato mondo del deep web, ha creato negli ultimi anni in Usa. Ventotto mila morti solo nel 2017. Fonte: i Cdc statunitensi, cioè i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie.

fentanylFENTANYL
Il mese scorso il presidente Donald Trump ha detto all' agenzia Reuters che l' America sta «perdendo migliaia di persone a causa del Fentanyl», puntando il dito contro il mercato cinese. Ma non è tutto cinese, o almeno non più, il mercato che si sta sviluppando attorno a questa sostanza: «Dopo quella fase datata 2010, anche i cartelli messicani di Sinaloa e Jalisco Nueva Generacíon hanno cercato di entrare nel business e dal 2015 sono diventati produttori diretti - evidenzia Nicaso - . Dal 2017 la ndrangheta commercializza Fentanyl e ha iniziato in Canada a opera dei Violi. Centinaia di relazioni internazionali sottolineano l' interessamento delle grandi mafie verso questo mercato. La 'ndrangheta ha deciso di investire in maniera massiccia: si tratta delle famiglie della Locride e della costa Tirrenica».

Al netto di una forma di darwinismo criminale che l' ha sempre contraddistinta nelle capacità evolutive di intercettare nuove frontiere di business, è poi chiaro perché "i calabresi" spingano sulla nuova droga. «Al di là dei profitti, vi sono ragioni di opportunità-precisa Nicaso-. La produzione delle droghe sintetiche non è soggetta a travagli incidentali di natura geopolitica, come è accaduto ad esempio per l' eroina in Afghanistan quando scoppiò la guerra oppure come si registra quando le Farc di turno siglano accordi coi governi sudamericani limitando la produzione di foglie di coca». A questo concetto è collegato il vantaggio dell' indipendenza dal principio attivo che guida invece la produzione di cocaina ed eroina. E cioè il Fentanyl è una droga sintetica, potenzialmente producibile all' infinito, scollegata dal concetto di coltivazione della pianta base. Si realizzano le dosi in un seminterrato.
fentanyl 1FENTANYL 

Su Internet si trovano manuali "fai da te". In Italia, al momento, si contano i primi morti, «ma in due o tre anni l' emergenza sarà pienamente compresa anche nel nostro paese». Nel frattempo la 'ndrangheta avrà già fatto affari d' oro. Magari anche con il tramadolo, meglio conosciuto come "la droga del combattente", molto diffusa tra le truppe del Califfatoin territori di Jihad.

Negli ultimi tre anni solo nel porto di Gioia Tauro, scalo notoriamente "sfruttato" dalle 'ndrine, sono state sequestrate circa 50 milioni di pastiglie. I carichi provenivano dall' India ed erano diretti in Libia: «Il sospetto è che venisse utilizzato come merce di scambio in Africa- puntualizza Nicaso -. Non si capisce ancora di cosa, magari di servizi logistici per il traffico internazionale di droga».

fentanyl 2FENTANYL 
Miscele letali a basso costo Il dato medico è sconcertante. «Ciò che è in commercio negli Usa ed è all' origine della stragrande maggioranza delle overdose mortali da oppiacei sono i derivati del Fentanyl prodotti clandestinamente».

Il dottor Riccardo Gatti da oltre trent' anni si occupa di droga e dirige il dipartimento interaziendale Dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. «Il boom di decessi è iniziato quando i trafficanti di droga hanno cominciato a miscelare eroina, cocaina e metanfetamine con questi oppiacei sintetici»,afferma. Chi usa questi preparati «ne ricava sensazioni piacevoli ma anche, rapidamente, tolleranza (cioè necessità di aumentare nel tempo la dose per ottenere il medesimo effetto) e dipendenza grave». E, aggiunge Gatti, «data la "resa" diversa dei derivati del Fentanyl le preparazioni non hanno una "potenza" costante e il rischio di overdose è quindi molto alto».

Il Fentanyl fa piu morti della eroinaIL FENTANYL FA PIU' MORTI DELLA EROINA
Un grave problema è che i dati ufficiali sulle overdose letali non distinguono le morti causate da Fentanyl preparato in laboratori clandestini da quelle causate dal prodotto farmaceutico. In Italia l' eroina "di strada" è promossa a prezzi molto bassi, evidentemente si cercano nuovi clienti da fidelizzare, ma «circolano anche molte ricette contraffatte per i farmaci oppiacei». Sarebbe questo il segno che «c' è un certo numero di dipendenti da farmaci che potrebbero essere agganciati dal mercato dello spaccio: se questo avvenisse e se anche da noi circolassero preparati contenenti Fentanyl, la situazione potrebbe diventare rapidamente molto critica e le morti per overdose da oppiacei potrebbero avere un rapido incremento», avverte Gatti.

Fonte: qui