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mercoledì 22 aprile 2020

PARLA LO PNEUMOLOGO CARLO LOMBARDI: "CIRCA UNA PERSONA SU CINQUE CHE OGGI SI AMMALA GRAVEMENTE DI COVID-19 PRESENTA DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE


VI SPIEGO PERCHE' SERVE L’OSSIGENOTERAPIA A DOMICILIO PER AIUTARE I PAZIENTI DOPO LA FASE ACUTA…"

Elisabetta Reguitti per il Fatto Quotidiano.it

ossigenoOSSIGENO
La strada da seguire è quella dell’ossigeno: una persona su 5 che si ammala gravemente di Covid-19 infatti presenta difficoltà respiratorie. Una volta superata la fase acuta e il recupero, con molta probabilità avrà bisogno di quella che viene definita “ossigeno long-term” in terapia domiciliare. “Serve dunque investire nelle previsioni”.
A parlare è Il dott. Carlo Lombardi Responsabile dell’unità di allergologia e pneumologia dell’Istituto ospedaliero fondazione Poliambulanza di Brescia.

1) Ossigeno terapia domiciliare come si inserisce in questo contesto?

ossigeno appelloOSSIGENO APPELLO
Partiamo con il dire che tutti i pazienti broncopneumopatici - anziani in particolare ma anche no - con più comorbidità, sono più a rischio se contraggono l’infezione da COVID-19. Secondo i numeri 1 persona su 5 che oggi si ammala gravemente presenta difficoltà respiratorie. Questa infezione ha come complicanza principale lo sviluppo di polmonite a focolai multipli che spesso esita in insufficienza respiratoria. Quindi oggi sappiamo che evita il contagio, chi segue la terapia farmacologica e quella con ossigeno long-term già prescritto per altre patologie, in qualche modo rischia meno.

2) Quindi l’ossigeno può essere un valido alleato?
Direi di sì. Nello specifico, quando si tratta insufficienza respiratoria o ipossiemia cronica stabile l’ossigeno terapia a lungo termine per un numero adeguato di ore (almeno 15-18, meglio se 24 ore al giorno) è considerata a tutti gli effetti una terapia fondamentale.

3)Varrebbe dunque la pena investire di più sulla ossigeno terapia domiciliare?
ossigeno ozono terapiaOSSIGENO OZONO TERAPIA
Sì.

4) Che rapporto e differenze sussistono tra ossigenoterapia domiciliare e terapie intensive entrate in crisi per questa pandemia.
L’ossigeno non è solo un elemento essenziale per la respirazione è stato infatti documentato (Nocturnal Oxygen Therapy Trial (NOTT) e Medical Research Council (MRC) il suo utilizzo come farmaco per quei pazienti che non sono in grado di scambiare adeguatamente l’ossigeno dall’aria alla circolazione sanguigna.

Si prende quindi in considerazione la sua prescrizione long-term domiciliare quando un paziente presenta stabilmente una ridotta tensione arteriosa di ossigeno, cioè una bassa saturazione di ossigeno e un’ altrettanto limitata pressione parziale di ossigeno.
ossigenoOSSIGENO

In terapia intensiva l’ossigenoterapia è invece impiegata in situazioni di insufficienza respiratoria acuta e quindi anche in pazienti che possono incorrere in un evento acuto polmonare e che prima potevano essere del tutto sani.
Fonte: qui

lunedì 16 marzo 2020

Coronavirus Milano, allerta casi sommersi: «Sono una marea, nessuno sa quanti»

Quanti saranno? Risposta del primo medico di base: «Una marea. Stanno male nelle loro case. Con le loro famiglie, che stanno infettando. Il numero vero non lo sapremo mai». Dunque, esiste un gran numero di pazienti Covid-19 «sconosciuti»? Risponde un secondo medico: «Se i pazienti non arrivano a una crisi respiratoria grave, non entrano ospedale. E così non saranno mai registrati. Ma hanno il coronavirus, questo è certo».
È l’opinione di due medici di base, con studio in zona San Siro e Lambrate. Non esprimono certezze epidemiologiche, non hanno in mano i risultati dei tamponi. Ma entrambi sostengono: «Sono certezze che vengono dall’esperienza. Là fuori, in città, esiste un numero enorme di malati di coronavirus che se la “sfangheranno” da soli. Noi li sentiamo al telefono, sono tanti».
Eccola, l’onda del Covid-19 che sta attraversando Milano. Con una proporzione che va ben oltre le statistiche ufficiali. E non perché si parli di pazienti «asintomatici». Ma perché il servizio sanitario è già saturo e dunque, secondo le linee guida diffuse ai medici di famiglia, con una decisione dettata dalla necessità, si sta scegliendo di tenere il più possibile i malati a casa. Sono i malati «sommersi». Per cercare di capire cosa stia accadendo, il Corriere ha sentito le voci di 8 medici di base.
I «sommersi» esistono perché il servizio sanitario, già stremato, non potrebbe occuparsene. Spiega una dottoressa: «Le indicazioni dell’Ats sono chiare. Se avete pazienti con sintomi da Covid-19, trattateli come tali, considerateli “positivi”, monitorateli, stiano isolati come da legge. Ma segnalateli solo se hanno avuto con certezza contatti con un contagiato. Ma molte persone non lo sanno neppure se hanno avuto un contatto “a rischio”, e dunque stanno passando giorni e giorni in casa con la febbre a 39, con il terrore di peggiorare. Questo sento nella loro voce, quando li chiamo ogni mattina, il terrore». Riflette Roberto Scarano, medico di base e chirurgo: «Può essere anche una scelta corretta, ma noi dovremmo avere la possibilità di andare a visitare questi pazienti per capire davvero quali siano le loro condizioni, e invece non abbiamo sistemi di protezione. Dunque non riusciamo a farlo». 
Risultato: i malati entrano in ospedale soltanto quando sono in condizioni gravi, «in alcuni casi vicini al punto di non ritorno — riflette un altro medico di zona Ripamonti —. A quel punto il sistema si attiva col massimo sforzo, ma ormai può essere troppo tardi». Un’altra dottoressa sta cercando un’alternativa per non arrivare al «punto di non ritorno»: «Ai miei sospetti, ma di fatto sicuri casi Covid-19, se hanno un “saturimetro” in casa chiedo di fare le scale o camminare sei minuti e poi verificare la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Se scende, vuol dire che il livello di rischio si sta alzando troppo».
La stessa dottoressa, con studio in centro, ha avuto anche la controprova che molti malati «sommersi» siano casi di coronavirus che il sistema non intercetterà mai: «Ho una dozzina di pazienti con sintomi identici, febbre alta e tosse. Cinque di loro prima del decreto di chiusura sono andati in Engadina e lì sono rimasti. Hanno chiesto di fare il tampone, in Svizzera pagando è possibile. Per tutti e cinque, l’esito è stato quel che per me era già scontato: “positivi».
Irven Mussi, altro medico di base, studio in via Palmanova, riflette: «I casi che emergono sono la punta dell’iceberg. Il tampone ora si fa praticamente solo a chi va in ospedale perché già grave. Ma noi medici di base sentiamo tanti pazienti con sintomi più sfumati, che potrebbero essere malati di Covid-19. I numeri dei malati quindi non sono reali. Senza contare i portatori sani. Già a gennaio avevamo notato uno strano aumento di polmoniti interstiziali, anche a Milano. Noi medici stiamo ancora aspettando una nuova fornitura mascherine e guanti. Mi ha appena chiamato un collega, che ha la polmonite e dovrà stare a casa». Le persone conteggiate in «isolamento domiciliare» sono solo quelle con un tampone «positivo», ma non in condizioni gravi. L’Ats si sta organizzando con un numero dedicato per contattarle periodicamente e monitorarne le condizioni, ma serve personale.
© Fornito da Corriere della Sera

Sulla massa (e la problematicità) dei malati «sommersi», conclude il professor Massimo Galli, responsabile Malattie infettive del «Sacco»: «Difficile dire quanti sono i positivi al virus non conteggiati. Se si tiene come riferimento il numero di morti in Lombardia e lo si confronta con quello di altri posti dove sono stati fatti tamponi a tappeto, ci immaginiamo che ci siano tante persone con infezione che non abbiamo registrato e che stanno contribuendo a diffondere il virus. Magari sono già stati malati e guariti. Il punto sarebbe poter ricostruire i contatti degli infetti almeno nelle zone ancora non sconvolte dall’epidemia, per cercare di circoscrivere il contagio. Penso alle altre Regioni, ma anche a Milano, per poter vincere la battaglia in città. Aprire più laboratori e fare più tamponi? Per Milano è un problema che va preso in considerazione».
Fonte: qui

lunedì 6 gennaio 2020

LA TRENTA NON SMOLLA LA CASA


NONOSTANTE LE POLEMICHE, L’EX MINISTRO DELLA DIFESA VIVE ANCORA NELLA CASA CHE LE ERA STATA ASSEGNATA QUANDO ERA MINISTRO, IN CAMBIO DI UN CANONE DI 141 EURO 

EPPURE IL 19 NOVEMBRE AVEVA ANNUNCIATO CHE IL MARITO AVEVA PRESENTATO ISTANZA DI RINUNCIA PER L’ALLOGGIO. CHE SUCCEDE? 

LA PROROGA È STATA POSSIBILE GRAZIE ALLA…

Fabio Amendolara e Giuseppe China per “la Verità”

la ministra elisabetta trenta col marito claudio passarelli (2)LA MINISTRA ELISABETTA TRENTA COL MARITO CLAUDIO PASSARELLI
Il cronista preme il campanello, convinto di non ottenere nessuna risposta, e, invece, dopo pochi secondi la porta si apre e compare quello che immaginiamo essere un fantasma: il maggiore Claudio Passarelli, noto alle cronache come il consorte dell' ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Alla vista di un viso sconosciuto l' ufficiale si inalbera: «Lei come è entrato? Questa è una caserma militare».

Ecco a voi il cinepanettone delle feste: Natale (Capodanno e, pure, Epifania) a casa Trenta. Infatti, nonostante i ripetuti annunci, l' ex ministro non ha ancora lasciato lo spazioso appartamento di via Amba Aradam a Roma. A novembre il Corriere della Sera aveva scoperto che l' alloggio di servizio che aveva occupato da ministro era stato assegnato a suo marito militare, un piccolo escamotage per tenersi una bella casa (con un canone simbolico di 141 euro al mese) e non tornare nel modesto trilocale di via Montecuccoli, in cui la coppia risiedeva prima del salto di qualità.

la casa di elisabetta trenta a san giovanniLA CASA DI ELISABETTA TRENTA A SAN GIOVANNI
«Da ministro», spiegò la Trenta sui social, «ho chiesto l' alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza». Poi, con Il Messaggero, aggiunse: «Lì c' erano problemi di controllo e di sicurezza, in quella zona si spaccia droga e la strada non ha vie d' uscita». E al Corriere, invece, spiegò: «La casa grande mi serve, ho una vita di relazioni, non posso andarmene».

elisabetta trenta e pippoELISABETTA TRENTA E PIPPO
Nonostante queste dichiarazioni, il 19 novembre, infine, la Trenta si arrese: «Mio marito, pur essendo tutto regolare e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia, ha presentato istanza di rinuncia per l' alloggio». Quindi aggiunse: «Lasceremo l' appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un' altra parte». Un mese e mezzo dopo quel tempo non è ancora trascorso, anche se la signora aveva detto che il termine ultimo per la sua uscita scadeva esattamente un mese fa: «Quando ho lasciato l' incarico, avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l' appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019, ndr)». Parole sue, affidate alla pagina Facebook ufficiale.

ELISABETTA TRENTA - LA CASA A SAN GIOVANNIELISABETTA TRENTA - LA CASA A SAN GIOVANNIGIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTAGIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTA
Il 5 gennaio alla vigilia della Befana, la nostra risiede ancora nei paraggi di piazza San Giovanni. La proroga è stata possibile grazie alla staffetta con il marito. Stando a quanto avrebbe ricostruito il ministero, il 5 settembre la Trenta decade. Lo stesso giorno, però, il marito assume l' incarico di aiutante di campo del segretario generale della Difesa. Sempre il 5 settembre, la Trenta riceve «apposito avviso di rilascio dell' appartamento»: termine ultimo inizio dicembre. Il 18 settembre Passarelli presenta la domanda per lo stesso alloggio in cui da qualche mese vive con la moglie, canone 141,76 euro oltre al prezzo per l' uso dei mobili (173,19 euro). Il 2 ottobre Passarelli ottiene l' appartamento.

ELISABETTA TRENTA E IL MARITO CLAUDIO PASSARELLIELISABETTA TRENTA E IL MARITO CLAUDIO PASSARELLIelisabetta trenta luigi di maioELISABETTA TRENTA LUIGI DI MAIO
La normativa prevede che questi immobili «non possano essere concessi a personale che sia proprietario di un' abitazione idonea, disponibile e abitabile nella circoscrizione dove presta servizio, fatta eccezione per i titolari di incarichi compresi nella prima fascia». E l' aiutante di campo del segretario generale è in prima fascia, quindi non è un problema se, insieme con la moglie, possiede un trilocale al Pigneto. Il 23 ottobre l' atto di concessione dell' alloggio viene ultimato: anche se il maggiore dichiara di possedere la casa romana e un' altra a Campobasso, non ci sono motivi ostativi.
ELISABETTA TRENTAELISABETTA TRENTA

Come, d' altra parte, sbandiera la Trenta ormai da un mese. Ieri abbiamo provato a insistere con la ex ministra per ottenere delle spiegazioni. E la professoressa si è limitata a scriverci: «Grazie del vostro interesse, ma non rispondo a giornalisti prima della conferenza stampa». Un appuntamento annunciato da circa un mese, ma ad oggi mai organizzato. «Non ho ancora fissato la data, aspettavo la fine delle festività». Quindi ci ha inviato «l' unico articolo, dopo tanto clamore basato sul nulla, che ha ripreso la risposta a un' interrogazione del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini». Una replica in cui il politico le conferma «stima e apprezzamento». Con noi l' ex ministro soggiunge: «Magari vi interessa sapere la verità» e accompagna la battuta con uno smiley e un augurio di buon anno nuovo.

elisabetta trenta lorenzo gueriniELISABETTA TRENTA LORENZO GUERINI
Quindi la Trenta non risponde più ad altre domande, lasciando suonare a vuoto il cellulare per il resto del pomeriggio. Una mossa per creare attesa su questa fantomatica conferenza stampa che, sembra, sarà incentrata sul suo siluramento a facilitatore del Movimento 5 stelle per l' area Sicurezza e difesa, una bocciatura che avrebbe appreso direttamente dal Blog delle Stelle. Sgarbo di cui si è subito lagnata: «Incredibilmente non è stata fornita alcuna spiegazione, e questo episodio conferma le perplessità su alcuni processi decisionali dei vertici del Movimento». Le ragioni sono rimaste ignote.
elisabetta trentaELISABETTA TRENTA

ELISABETTA TRENTA E PAOLO RAUDINOELISABETTA TRENTA E PAOLO RAUDINO












E quello che la donna aveva ribattezzato come il Team del futuro è rimasto un progetto non realizzato, nonostante una presentazione in pompa magna nella Sala stampa della Camera dei deputati. E da allora la Trenta ripete «di essere vittima di una trama agita (sic, ndr) da alcuni poteri forti». Ma quali? Forse ce lo rivelerà nella conferenza stampa più attesa del 2020. Intanto i due coniugi continuano a vivere nell' appartamento che tanto clamore ha suscitato. E, visto che non ci sono stati sfratti, né, pare, violazione di leggi, potenzialmente potrebbero rimanervi ancora a lungo, nonostante l' annuncio della disdetta. Ma come si sa in politica c' è anche la questione dell' opportunità, uno dei cavalli di battaglia dei 5 stelle. Il motivo per cui forse la Trenta, tradendo un certo imbarazzo, preferisce non rispondere alle nostre domande.

Fonte: qui

venerdì 29 novembre 2019

IL CANDIDATO GRILLINO ALLA PRESIDENZA DELLA CALABRIA HA LA CASA ABUSIVA!

TAR E CONSIGLIO DI STATO HANNO CONDANNATO IL PROFESSORE E SUO FRATELLO A DEMOLIRE UN PIANO DELL’ABITAZIONE, MA LA VILLETTA È ANCORA IN PIEDI 

LA STORIA RISALE ALLA FINE DEGLI ANNI OTTANTA, QUANDO I GENITORI DI AIELLO SI FECERO PRENDERE LA MANO DAL MATTONE SELVAGGIO…

Alessia Candito per www.repubblica.it

francesco aielloFRANCESCO AIELLO
Sciolta positivamente la riserva, il docente Unical Francesco Aiello è ufficialmente il candidato pentastellato alla presidenza della Regione Calabria. Ma alla campagna di trasparenza, tutela e rilancio del territorio promessa, potrebbe esserci un ostacolo grande quanto una casa. Per la precisione, la sua casa. La villetta di Aiello è stata dichiarata parzialmente abusiva e in parte da abbattere, ma svetta ancora orgogliosa a Carlopoli, in provincia di Catanzaro, nonostante Tar e Consiglio di Stato abbiano condannato il professore e il fratello a demolire un piano.

francesco aiello 6FRANCESCO AIELLO 
La storia ha radici antiche - siamo alla fine degli anni Ottanta - addirittura a quando mamma e papà Aiello hanno deciso di tirarla su. E si sono fatti prendere la mano, andando ben oltre la cubatura prevista. Quando l'anno dopo il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune, arrivato scortato dalle forze dell'ordine, ha certificato volumetrie più che doppie e una destinazione d'uso completamente diversa da quella prevista nel piano di lottizzazione, l'hanno ignorato.

Lo stesso hanno fatto negli anni successivi con l'ordinanza di demolizione e il verbale di inottemperanza notificato un anno e mezzo dopo. Risultato, la casa è per lo più abusiva - ci sono un piano interrato e il secondo in più e il corpo principale è grande quasi il doppio del previsto - ma è rimasta là. Solo dopo quattro anni - è il '99 e la questione si trascina da un decennio - in Comune si ricordano di quella pratica rimasta in sospeso.

francesco aiello 1FRANCESCO AIELLO 
L'amministrazione avvia la procedura per la revoca della concessione edilizia e improvvisamente anche in casa Aiello ci si ridesta. Non per mettere le cose a posto, ma per bloccare l'iniziativa del Comune con un ricorso al Tar. In attesa dell'esito della richiesta di condono, si spiega. Ma va male, malissimo, perché l'istanza viene respinta. E anche la richiesta di sanatoria viene accettata solo con lo sconto. Traduzione, il corpo principale viene "graziato" nonostante la palese obesità rispetto a quanto previsto, ma seminterrato e primo piano - dice la sentenza - devono essere demoliti.

francesco aiello 5FRANCESCO AIELLO 
L'ordinanza però rimane nuovamente lettera morta. L'amministrazione riesce solo a farsi pagare dagli Aiello gli oneri concessori per corpo principale e primo piano, sanati con un provvidenziale condono, ma il resto della costruzione abusiva rimane dov'è. Passano altri dieci anni e il Comune ci riprova a mettere un po' d'ordine nella giungla di cemento cittadino. Ai fratelli Domenico e Francesco Aiello, eredi della costruzione, viene notificata l'ennesima ordinanza di demolizione, inutilmente contestata dai due di fronte a Tar e Consiglio di Stato.

francesco aiello 4FRANCESCO AIELLO 
Non muovono un dito e l'amministrazione - ancora una volta - si dimentica della questione. Tocca ad un vicino di casa dei due fratelli sollecitare per l'ennesima volta la giustizia amministrativa per far rispettare la sentenza e ancora una volta gli Aiello si mettono di traverso. Ma perdono, di nuovo. L'unica cosa che riescono ad ottenere è che si butti giù "solo" il secondo piano e giusto perché smantellando il seminterrato verrebbe giù tutto l'edificio.  Così ha stabilito il perito, che su incarico dei giudici ha studiato il caso e depositato la propria relazione un anno fa. Ma nulla si è mosso, la villetta è ancora lì e nessuno si è disturbato a togliere neanche una tegola. "È l'uomo giusto" ha detto il coordinatore pentastellato per le regionali Paolo Parentela. "Guardiamo alla solidarietà, al lavoro, alla bellezza e ricchezza della natura e alle altre risorse della nostra terra, che recupereremo, valorizzeremo e proteggeremo dalla 'ndrangheta, dai colletti bianchi e dalla politica delle clientele, degli abusi, dei compari e dei comitati di affari". Ma magari dall'abusivismo edilizio no.

Fonte: qui

mercoledì 8 maggio 2019

LA RAGGI INSULTATA A CASAL BRUCIATO, DIFENDE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA ALLA FAMIGLIA ROM: “RESTANO, NE HANNO DIRITTO"

LA  RAGGI INSULTATA A CASAL BRUCIATO, DIFENDE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA ALLA FAMIGLIA ROM: “RESTANO, NE HANNO DIRITTO" 
DI MAIO IRRITATO PER L'INIZIATIVA DELLA SINDACA, CHE È ANDATA NEL QUARTIERE TEATRO DI TENSIONI DA GIORNI PER L'ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO POPOLARE A UNA FAMIGLIA BOSNIACA 
LA SINDACA COSTRETTA A USCIRE SCORTATA – VIDEO



raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO
"Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere". Sono le parole che ha pronunciato la sindaca uscendo dalla casa popolare assegnata alla famiglia nomade a Casal Bruciato dove è stata accolta da una raffica di insulti e offese sessiste da parte dei residenti che da  due giorni protestano contro l'assegnazione del Comune di un alloggio popolare a una famiglia bosniaca di 14 persone.

Momenti di tensione quando Raggi è stata letteralmente scortata da due cordoni del reparto mobile della polizia all'interno del piazzale condominiale dove si trova l'appartamento assegnato martedì scorso a una famiglia rom.  Insieme a lei, ci sono alcuni vicini di casa, il direttore della Caritas diocesana di Roma, don Benoni Ambarus, e un delegato del vicariato. L'iniziativa della sindaca è stata accolta con una certa
irritazione dal vicepremier Luigi Di Maio, a quanto apprende l'ANSA. Prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri, è il senso del ragionamento del leader M5S irritato - si apprende ancora - anche per la tempistica con cui la sindaca, in un giorno particolarmente importante per il M5S al governo, ha scelto di mettere in campo la sua iniziativa.
raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO

Raggi è stata contestata da circa una trentina di persone che hanno seguito il cordone di polizia che accompagnava la prima cittadina. I cittadini si erano radunati in strada poco prima per l'arrivo della presidente del municipio IV, Roberta della Casa. I cittadini urlano e chiedono principalmente legalità, rispetto e trasparenza nell'assegnazione delle case popolari. "Salvini, Salvini" ha urlato un gruppetto

Intanto sono al vaglio della Digos le immagini degli insulti alla donna nomade, tra cui la frase 'ti stupro', al suo ingresso ieri nella palazzina di Casal Bruciato a Roma scortata dalla polizia. Gli investigatori sono al lavoro per accertare con esattezza l'accaduto e stabilire eventuali responsabilità. "Purtroppo ancora oggi, in molti Paesi d'Europa - anche in Italia, nella stessa città di Roma - assistiamo a episodi di riprovevole violenza, che costituiscono il sintomo di un progressivo arretramento dei presidi di civiltà, di un drammatico affievolimento della sensibilità collettiva di fronte all'emersione di antiche e nuove forme di razzismo, spesso di matrice antisemita", ha detto il premier Giuseppe Conte incontrando 800 ragazzi russi, di origine ebraica, nel Tempio Maggiore di Roma.

raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO
"Quello che è successo ieri, di aver detto a quella signora rom, quello che tutti i giornali scrivono, ovvero che le avrei detto 'ti stupro', io non lo ho mai detto - si difende Daniele, il giovane cui è stata attribuita la frase - Gli ho detto tante altre brutte parole e mi scuso con lei per averle dette, il momento era quello che era, non si ragionava tanto bene. Io non appartengo a CasaPound, a nessun loro movimento, non sono iscritto, stavo lì da semplice cittadino. Ho preso parte a determinate iniziative con loro ma io non sono un militante di CasaPound, ma ho partecipato ad alcune loro iniziative" come dimostrano alcune immagini diffuse in Rete che lo ritrraggono col  giubbotto con i simboli di CasaPound e al fianco di esponenti del movimento di estrema destra.

"Le scene di ieri sono terribili, sentir gridare "vi impicchiamo" e soprattutto "ti stupriamo" rivolto ad una mamma con la bimba in braccio sono di una gravità incommensurabile. Ho certezza che la questura si muoverà oggi, il presidio sarà allontanato dal cortile", ha commentato l'assessore capitolino al Patrimonio Rosalba Castiglione intervistata da 'Radio In Blu'.

Non si placa la rabbia del quartiere. "Ho tre figli di 12, 10 e 3 anni e ho presentato la prima di quattro domande per un alloggio popolare nel 2007. Al Comune risulta che io abbia punteggio 0 perché sto con mio padre che ha lo sfratto esecutivo, come dovrei stare sapendo che una famiglia rom ha avuto casa dopo due soli due anni in lista?". Racconta Stefania Martelloni, residente di Casal Bruciato, all'Adnkronos. "Sono stata costretta a occupare, mi ci hanno portato, tra l'altro proprio in via Smith davanti al campo nomadi - conclude - Siamo circondati".
CASAL BRUCIATO - SENADA SEJDOVIC ASSEDIATA DALLA FOLLACASAL BRUCIATO - SENADA SEJDOVIC ASSEDIATA DALLA FOLLA

 "In questa situazione non reggiamo, così meglio tornare al campo o andare altrove". Queste le parole della famiglia rom di casal bruciato asserragliata nell'appartamento al secondo piano di via Satta. A riferirle è il direttore della Caritas: "Sono molto spaventati - riferisce don Ambarus - stanno cercando di capire cosa succederà. Sperano di poter resistere.
Ci hanno detto che speravano iniziasse finalmente una nuova vita per loro dopo 20 anni nei campi. L'invito a tutti è torniamo alla ragionevolezza", ha sottolineato il direttore della Caritas.

CASAL BRUCIATO - DONNE ITALIANE CONTRO I ROMCASAL BRUCIATO - DONNE ITALIANE CONTRO I ROM
Oggi pomeriggio è previsto un altro presidio. "A partire dalle 16, parteciperemo al presidio antifascista organizzato in via Satta", ha spiegato la Cgil di Roma e del Lazio. "Imed, Senada e la loro famiglia - continua il comunicato - hanno diritto, come tutti, a una casa così come a un lavoro e un'istruzione. L'emergenza abitativa e il clima di intolleranza che si respira in tutto il paese vanno affrontati quanto prima con l'obiettivo dell'inclusione e garantendo alle famiglie assegnatarie tutela dalle aggressioni neofasciste. È inaccettabile la possibilità d'azione che a questi gruppi viene concessa. Dovunque ci saranno episodi di intolleranza e aggressioni di stampo razzista e xenofobo saremo in piazza per difendere i valori di eguaglianza e inclusione sanciti nella nostra Costituzione". 'Gridate, insultate, minacciate una donna e la sua bambina. Roma è meglio di voi. I romani non sono questo schifo. Contro questa barbarie ci vediamo tutti oggi alle 16 a Casal Bruciato. Così su Twitter Matteo Orfini, deputato del Pd.

Fonte: qui