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mercoledì 22 aprile 2020

PARLA LO PNEUMOLOGO CARLO LOMBARDI: "CIRCA UNA PERSONA SU CINQUE CHE OGGI SI AMMALA GRAVEMENTE DI COVID-19 PRESENTA DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE


VI SPIEGO PERCHE' SERVE L’OSSIGENOTERAPIA A DOMICILIO PER AIUTARE I PAZIENTI DOPO LA FASE ACUTA…"

Elisabetta Reguitti per il Fatto Quotidiano.it

ossigenoOSSIGENO
La strada da seguire è quella dell’ossigeno: una persona su 5 che si ammala gravemente di Covid-19 infatti presenta difficoltà respiratorie. Una volta superata la fase acuta e il recupero, con molta probabilità avrà bisogno di quella che viene definita “ossigeno long-term” in terapia domiciliare. “Serve dunque investire nelle previsioni”.
A parlare è Il dott. Carlo Lombardi Responsabile dell’unità di allergologia e pneumologia dell’Istituto ospedaliero fondazione Poliambulanza di Brescia.

1) Ossigeno terapia domiciliare come si inserisce in questo contesto?

ossigeno appelloOSSIGENO APPELLO
Partiamo con il dire che tutti i pazienti broncopneumopatici - anziani in particolare ma anche no - con più comorbidità, sono più a rischio se contraggono l’infezione da COVID-19. Secondo i numeri 1 persona su 5 che oggi si ammala gravemente presenta difficoltà respiratorie. Questa infezione ha come complicanza principale lo sviluppo di polmonite a focolai multipli che spesso esita in insufficienza respiratoria. Quindi oggi sappiamo che evita il contagio, chi segue la terapia farmacologica e quella con ossigeno long-term già prescritto per altre patologie, in qualche modo rischia meno.

2) Quindi l’ossigeno può essere un valido alleato?
Direi di sì. Nello specifico, quando si tratta insufficienza respiratoria o ipossiemia cronica stabile l’ossigeno terapia a lungo termine per un numero adeguato di ore (almeno 15-18, meglio se 24 ore al giorno) è considerata a tutti gli effetti una terapia fondamentale.

3)Varrebbe dunque la pena investire di più sulla ossigeno terapia domiciliare?
ossigeno ozono terapiaOSSIGENO OZONO TERAPIA
Sì.

4) Che rapporto e differenze sussistono tra ossigenoterapia domiciliare e terapie intensive entrate in crisi per questa pandemia.
L’ossigeno non è solo un elemento essenziale per la respirazione è stato infatti documentato (Nocturnal Oxygen Therapy Trial (NOTT) e Medical Research Council (MRC) il suo utilizzo come farmaco per quei pazienti che non sono in grado di scambiare adeguatamente l’ossigeno dall’aria alla circolazione sanguigna.

Si prende quindi in considerazione la sua prescrizione long-term domiciliare quando un paziente presenta stabilmente una ridotta tensione arteriosa di ossigeno, cioè una bassa saturazione di ossigeno e un’ altrettanto limitata pressione parziale di ossigeno.
ossigenoOSSIGENO

In terapia intensiva l’ossigenoterapia è invece impiegata in situazioni di insufficienza respiratoria acuta e quindi anche in pazienti che possono incorrere in un evento acuto polmonare e che prima potevano essere del tutto sani.
Fonte: qui

sabato 16 novembre 2019

IL ROVER CURIOSITY HA SCOPERTO CHE NELL’ATMOSFERA DEL PIANETA ROSSO C’È OSSIGENO

SOLO CHE NON SI CAPISCE COSA LO PRODUCA

L’OSSIGENO MARZIANO SI COMPORTA MOLTO DIVERSAMENTE DA QUELLO TERRESTRE, AUMENTA DEL 30% SOLTANTO IN PRIMAVERA ED ESTATE, COSA CHE SPINGE GLI SCIENZIATI A IPOTIZZARE CHE… 

Andrea Cuomo per “il Giornale”
curiosity a spasso su marteCURIOSITY A SPASSO SU MARTE

Non finisce di sorprenderci Marte, il pianeta rosso, quanto di più simile alla Terra surfi nel sistema solare. I nostri vicini di pianerottolo galattico sono sempre stati considerati loro, i «marziani», ipotetici abitanti dell' unico pianeta che possiamo immaginare di raggiungere e visitare a parte il nostro piccolo satellite lunare, su cui abbiamo già fatto qualche capatina trovandolo però piuttosto scadente sul piano delle attrattive.
Marte invece è un' altra cosa, un vero pianeta quasi alla nostra portate, del quale ogni tanto scopriamo qualcosa che ce lo rende ancora più vicino. L' ultima novità del «Corriere Marziano» è che il pianeta rosso respira. Nel senso che in qualche modo ancora tutto da spiegare produce una piccola quantità di ossigeno che poi riassorbe.

marteMARTE

È stato il laboratorio marziano della Nasa Curiosity, misurando i cambiamenti stagionali dei gas che riempiono lo spazio sopra la superficie del cratere Gale, ad «annusare» per la prima volta dell' ossigeno, quel magico elemento chimico che qui da noi, nel grande condominio terreste, consente agli uomini e ad altre forme di vita di respirare. E questa scoperta naturalmente aumenta le possibilità che un giorno possiamo colonizzare.

Sushil AtreyaSUSHIL ATREYA
Chi a causa dell' ossigeno ha rischiato di perdere i sensi, invece, è Sushil Atreya, professoressa di Scienze climatiche e spaziali dell' Università del Michigan ad Ann Arbour e una dell' autrici dello studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research Planets: «La prima volta che l' abbiamo visto è stato strabiliante», ricorda.
il rover della nasa curiosity su marteIL ROVER DELLA NASA CURIOSITY SU MARTE

Il Sam (Sample Analysis at Mars) nel corso delle analisi dell' aria svolte nel corso di tre anni marziani, che corrispondono a quasi sei dei nostri annetti, visto che ogni anno lassù conta 687 giorni, ha concluso che il 95 per cento dell' atmosfera marziana in superficie è composto da anidride carbonica (CO2), il 2,6 per cento da azoto molecolare (N2), l' 1,9 per cento da argon (Ar), lo 0,16 per cento da ossigeno molecolare (O2) e lo 0,06 da monossido di carbonio (CO).

curiosity a spasso su marte 1CURIOSITY A SPASSO SU MARTE 

L' ossigeno marziano si comporta in modo piuttosto imprevedibile, aumentando del 30 per cento soltanto durante la primavera e l' estate. Uno schema che ha spinto gli scienziati a ipotizzare che qualcosa lo producesse e poi lo portasse via.

un tramonto marziano nel 1978UN TRAMONTO MARZIANO NEL 1978

Ma ancora non si capisce chi sia questo «creatore» di O2. «Stiamo lavorando per spiegarlo. Non deve avere a che fare con la dinamica atmosferica. Deve essere una fonte chimica e un pozzo che non possiamo ancora spiegare», spiega Melissa Trainer, scienziata presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, che guida la ricerca.

marte 2MARTE 

L' ossigeno su Marte potrebbe essere prodotto da una fonte biologica per esempio i microbi) sia più probabilmente abioticamente (dalla chimica relativa all' acqua e alle rocce). Una traccia possibile è data dall' apparente partnership che sembra esserci tra l' ossigeno e il metano scoperto recentemente all' interno del cratere Gale pur se in quantità infinitesimali (0,00000004 per cento in media).

marte 1MARTE 

L' ossigeno presente su Marte nella misura effettuata dalla Nasa è del tutto insufficiente per una eventuale vita umana, ma lascia aperta la possibilità di trovarne in futuro una fonte che potrebbe cambiare le carte in tavola, consentendo di rendere davvero Marte una succursale della Terra,
curiosityCURIOSITYmarte 1MARTE 1marte 2MARTEopportunity 1OPPORTUNITY opportunity 2OPPORTUNITY opportunity 3marte 10marte 8marte 6MARTE marte 7MARTE 7marte 9MARTE 

Fonte: qui

lunedì 7 ottobre 2019

WILLIAN KAILIN, PETER RADCLIFFE E GRESS SEMENZA HANNO VINTO IL NOBEL PER LA MEDICINA 2019 PER LA SCOPERTA DEL MODO IN CUI LE CELLULE UTILIZZANO L'OSSIGENO

QUESTO MECCANISMO HA UN'IMPORTANZA CRUCIALE PER MANTENERE LE CELLULE IN BUONA SALUTE E AVERLO SCOPERTO HA APERTO LA STRADA ALLA COMPRENSIONE DI MOLTE MALATTIE, PRIME FRA ANEMIA E TUMORI


NOBEL MEDICINA ALL'USO DELL'OSSIGENO NELLE CELLULE
 (ANSA) - Willian Kailin, Peter Radcliffe e Gress Semenza hanno vinto il Nobel per la Medicina 2019 per la scoperta del modo in cui le cellule utilizzano l'ossigeno. Questo meccanismo ha un'importanza cruciale per mantenere le cellule in buona salute e averlo scoperto ha aperto la strada alla comprensione di molte malattie, prime fra anemia e tumori.

Il merito di Kaelin, Ratcliffe e Semenza è nell'avere scoperto il meccanismo molecolare che, all'interno delle cellule, regola l'attività dei geni in risposta al variare dei livelli di ossigeno. Il loro è stato un traguardo inseguito per decenni. La posta in gioco era infatti altissima perché l'ossigeno è l'elemento fondamentale che permette a ogni essere vivente di convertire il cibo in energia, e che è alla base di processi fisiologici fondamentali, dallo sviluppo embrionale alle difese immunitarie.
NOBEL MEDICINA 2019 Kailin, Ratcliffe e SemenzaNOBEL MEDICINA 2019 KAILIN, RATCLIFFE E SEMENZA

E' infatti nella capacità delle cellule di 'dialogare' con l'ambiente uno dei segreti della loro capacità di adattarsi, regolando il loro metabolismo e ogni loro funzione fisiologica. Il primo passo in questa direzione risale a 88 anni fa, quando il fisiologo tedesco Otto Warburg dimostrò che la conversione dell'ossigeno in energia dipende da un processo enzimatico, aggiudicandosi il Nobel per la Medicina nel 1931. Un altro passo in avanti è stato fatto dal fisiologo belga Corneille Heymans, Nobel per la Medicina nel 1938, con la scoperta che nella carotide esistono cellule che si comportano come sensori dell'ossigeno.

Le ricerche sono andate avanti negli anni, finché Semenza non ha individuato un altro sensore dei livelli di ossigeno nel gene chiamato Epo e ha dimostrato il suo legame con la carenza di questo elemento (ipossia) con esperimenti su topi geneticamente modificati. Parallelamente il gruppo di Ratcliffe studiava i meccanismi che regolano l'attività del gene Epo ed entrambe le linee di ricerca hanno finito per dimostrare che il gene è presente in tutti i tessuti dell'organismo. E' cominciata così la caccia agli altri protagonisti che aiutano le cellule ad adattarsi a diversi livelli di ossigeno e, nel 1995, studiando le cellule del fegato, Semenza ha scoperto il fattore che induce l'ipossia (Hif).

CELLULE TUMORALI SOTTO ATTACCO CHIMICOCELLULE TUMORALI SOTTO ATTACCO CHIMICO
A trovare una risposta ulteriore è stato William Kaelin, che studiando una malattia ereditaria ha scoperto il ruolo di un altro gene, chiamato Vhl, capace di aiutare le cellule tumorali a superare l'ipossia. Ricerche successive hanno permesso di ricostruire l'intero processo che regola la risposta delle cellule all'ossigeno, e contemporaneamente hanno lasciato intravedere l'importanza che poter controllare questo meccanismo può avere per capire molti processi fisiologici, come metabolismo, sistema immunitario, sviluppo embrionale, respirazione e adattamento all'alta quota, e per affrontare molte malattie, come anemia, tumori, infarto, ictus, riparazione delle ferite.

NOBEL MEDICINA: CHI SONO I VINCITORI
 (ANSA) - Sono due americani e un inglese i vincitori del Nobel per la Medicina 2019. Il più anziano, Sir Peter J. Ratcliffe, ha 65 anni, nato in Gran Bretagna, a Lancashire nel 1954, ha studiato a Cambridge e poi si è specializzato in nefrologia a Oxford. In questa università ha dato vita a un gruppo di ricerca ed ha avuto una cattedra nel 1996. Attualmente dirige il Centro per la ricerca clinica dell'Istituto Francis Crick di Londra ed è membro dell'Istituto Ludwig per la ricerca sul cancro.

 L'americano Gregg L. Semenza, 63 anni, è nato a New York nel 1956 e ha studiato biologia ad Harvard e poi nell'Università della Pennsylvania. Si è specializzato in pediatria nella Duke University e dal 1999 insegna nella Johns Hopkins University, dove dal 2003 dirige il programma sulla ricerca vascolare. William G. Kaelin, 62 anni, è nato a New York nel 1957 e, dopo gli studi nelle Duke University, si è specializzato in Medicina interna e oncologia nella Johns Hopkins University. Dal 2002 insegna a Harvard. Fonte: qui

LA SCOPERTA DEL SENSORE DELL’OSSIGENO, CHE E' VALSO IL NOBEL PER LA MEDICINA AL TRIO KAELIN-SEMENZA-RATCLIFFE, PUO' ESSERE DECISIVA PER LE FUTURE CURE CONTRO CANCRO, ICTUS, ANEMIA E INFARTI 
BASTI PENSARE CHE LE CELLULE DEI TUMORI SFRUTTANO LA CARENZA DI OSSIGENO SIA PER CREARE NUOVI VASI SANGUIGNI CHE PER CORROMPERE QUELLE CELLULE DEL SISTEMA IMMUNITARIO CHE…


Elena Dusi per “la Repubblica”

NOBEL MEDICINA 2019 Kailin, Ratcliffe e SemenzaNOBEL MEDICINA 2019 KAILIN, RATCLIFFE E SEMENZA
Anche le cellule a volte hanno il fiatone. E quando questo accade - quando cioè non ricevono abbastanza ossigeno per sopravvivere - nell' organismo si innesca un effetto a catena, fatto di geni che si accendono e proteine che si assemblano.

Se le cellule affannate appartengono ad esempio a uno scalatore sull' Everest o a un maratoneta, il risultato sarà la creazione di più globuli rossi (meccanismo sfruttato anche dagli sportivi sleali, con il doping a base di eritropoietina). Se la fame di ossigeno colpisce invece le cellule di un tumore in rapida crescita, il tessuto comincerà a costruire vasi sanguigni in quantità, per risucchiare più ossigeno possibile attraverso il sangue.
william kaelin 2WILLIAM KAELIN 

In un caso e nell' altro, i tre vincitori del Nobel per la Medicina hanno scoperto un tasto cruciale della nostra biologia. Gli studi degli americani William Kaelin e Gregg Semenza e dell' inglese Sir Peter Ratcliffe rappresentano «uno dei meccanismi più ancestrali degli esseri viventi, diffuso dai batteri agli uomini, fin da quando il primo pesce mise il muso fuori dall' acqua» spiega Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell' area della ricerca all' Istituto Europeo di Oncologia. «È un meccanismo efficientissimo, in grado di produrre effetti nel giro di pochi secondi».
gregg semenza 2GREGG SEMENZA 

Non è un caso che le cellule del cancro - le entità della biologia forse più astute e perfezionate che esistano - se ne siano appropriate piegandolo ai loro bisogni. «Un tumore è circondato da un ambiente con bassi livelli di ossigeno» spiega Alberto Mantovani, uno dei più importanti immunologi italiani, direttore scientifico dell' Istituto Humanitas a Milano.

«Ed essendo formato da cellule praticamente immortali, selezionate per sopravvivere in condizioni difficilissime, il cancro sfrutta la carenza di ossigeno sia per creare nuovi vasi sanguigni che per corrompere quelle cellule del sistema immunitario che avrebbero il compito di attaccarle. Ma che invece finiscono per aiutarle».
peter ratcliffe 2PETER RATCLIFFE 

Il "sensore dell' ossigeno" scoperto negli anni '90 dai tre Nobel ha dunque implicazioni che vanno dall' adattamento degli alpinisti agli studi sul cancro, dalle tecniche che le cellule usano per sopravvivere a ictus o infarti, fino alla riparazione delle ferite (e il cancro è stato descritto anche come "una ferita che non si rimargina mai").
william kaelin 1WILLIAM KAELIN 

L' Accademia dei Nobel di Stoccolma che ha scelto i vincitori ha sottolineato che ci sono alcuni farmaci allo studio basati sui loro risultati. Ma a parte un trattamento approvato in Cina contro l' anemia (un' altra forma di "fame di ossigeno"), non si può dire che il Premio di quest' anno sia andato a una scoperta che ha rivoluzionato le cure delle malattie. «È normale, siamo nel campo della ricerca di base» sottolinea Mantovani.
gregg semenza 1GREGG SEMENZA 

«A volte i Nobel sono andati a scopritori di farmaci. Questa volta no. Intaccare il meccanismo dei sensori di ossigeno con un medicinale è tutt' altro che facile ». In passato c' era stato grande entusiasmo per la ricerca di farmaci anti- angiogenetici: capaci cioè di bloccare la formazione di nuovi vasi sanguigni nei tumori. Ma anche questo filone dell a ricerca si è un po' ridimensionato negli anni.
peter ratcliffe 1PETER RATCLIFFE 

I vincitori intanto si divideranno gli 830 mila euro di premio e andranno avanti nel loro lavoro. «Il problema dei Nobel è che viene assegnato a scienziati anziani» ha commentato Semenza, 63 anni. «Questo dà l' impressione che la scienza sia fatta da vecchi.
nobel medicinaNOBEL MEDICINA






Ma non è vero. Eravamo giovani quando abbiamo fatto le nostre scoperte». Ratcliffe, 65 anni, è stato raggiunto dalla telefonata da Stoccolma durante una riunione: «La segretaria aveva una certa aria di urgenza ». Kaelin invece, 62 anni, dormiva a Boston. «Ma quando sei uno scienziato e alle 5 del mattino ricevi una chiamata con molte cifre, il cuore inizia a batterti come un pazzo». Fonte: qui