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domenica 24 novembre 2019

SCOPERTA IN CINA L'ORIGINE DELLA CALVIZIE: È NELLA MUTAZIONE GENETICA DI UNA PROTEINA

IN FUTURO SFRUTTANDO IL COSIDDETTO COPIA E INCOLLA DEL DNA, SI POTREBBE TROVARE UNA CURA PER L'ALOPECIA EREDITARIA CHE INTERESSA LA METÀ DEGLI UOMINI CON PIÙ DI CINQUANT'ANNI…
Francesco Malfetano per “il Messaggero”
Alla base della calvizie c'è una mutazione genetica. È la scoperta, in qualche modo rivoluzionaria, che potrebbe cambiare la vita di chi ha già perso i capelli o li sta perdendo. In futuro infatti, sfruttando il cosiddetto copia e incolla del Dna, si potrebbe trovare una cura per l'alopecia ereditaria che preoccupa centinaia di milioni di uomini nel mondo, arrivando a interessarne circa la metà di quelli con più di cinquant'anni. La chiave è nel gene che produce la proteina Map2, considerata un vero e proprio architetto dei capelli e che porta al loro diradamento e assottigliamento.
L'UNIVERSITÀ DI PECHINO
calvizie 7CALVIZIE 
A scoprirlo sono stati i ricercatori della China Agricultural University di Pechino all'interno di uno studio sui maiali pubblicato sulla rivista della Federazione delle società americane di biologia sperimentale (Faseb). La scelta dei maiali come modello animale della ricerca ovviamente non è stata casuale: la somiglianza biologica con l'essere umano infatti li rende soggetti all'alopecia, anche se solo in casi piuttosto rari in natura.
Nella prima fase dello studio iniziata diversi anni fa, i ricercatori di Pechino, guidati da Xiangdong Ding, hanno quindi selezionato esemplari adulti e neonati di maiali normali e con l'alopecia. Successivamente ne hanno esaminato le differenze soffermandosi su struttura e composizione biologica di follicoli piliferi e della pelle dei due gruppi. In questo modo i ricercatori cinesi sono riusciti a determinare soprattutto che la densità dei follicoli nei maiali normali era molto maggiore rispetto a quella degli animali privi di peli.
calvizie 6CALVIZIE 
Una evidenza che, una volta approfondite le differenze genetiche tra i due gruppi attraverso le tecniche di sequenziamento del Dna, ha permesso di individuare proprio la proteina Map2 come fattore chiave della calvizie. Non solo, dalle ricerche è anche emerso che la mutazione di questa proteina porta alla riduzione della densità dei follicoli durante lo sviluppo embrionale e a follicoli che non riescono a formarsi in modo normale.
LA TERAPIA
«Per quello che ne sappiamo - ha spiegato Ding - è la prima volta che questa proteina viene associata alla formazione dei follicoli. Con ulteriori studi si potrebbe arrivare a una possibile terapia per le malattie ereditarie dei capelli utilizzando l'editing genetico». La scoperta è «affascinante» e «imprevista» come ha spiegato Thoru Pederson, il ricercatore del Faseb che ha seguito la ricerca cinese fin dai primi passi.
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Pederson però, ha anche sottolineato come raggiungere una terapia genetica efficace contro la calvizie «potrebbe richiedere ancora molti anni». In pratica, almeno per il momento, chi è già rimasto senza capelli può solo sperare in alcuni promettenti test finora compiuti solo sui topi che hanno permesso di ottenere capelli cresciuti da follicoli piliferi coltivati in laboratorio oppure nella stampa 3D di follicoli ottenuti dalle cellule di alcuni donatori realizzata a gennaio scorso dalla Columbia University. Fonte: qui

sabato 16 novembre 2019

IL ROVER CURIOSITY HA SCOPERTO CHE NELL’ATMOSFERA DEL PIANETA ROSSO C’È OSSIGENO

SOLO CHE NON SI CAPISCE COSA LO PRODUCA

L’OSSIGENO MARZIANO SI COMPORTA MOLTO DIVERSAMENTE DA QUELLO TERRESTRE, AUMENTA DEL 30% SOLTANTO IN PRIMAVERA ED ESTATE, COSA CHE SPINGE GLI SCIENZIATI A IPOTIZZARE CHE… 

Andrea Cuomo per “il Giornale”
curiosity a spasso su marteCURIOSITY A SPASSO SU MARTE

Non finisce di sorprenderci Marte, il pianeta rosso, quanto di più simile alla Terra surfi nel sistema solare. I nostri vicini di pianerottolo galattico sono sempre stati considerati loro, i «marziani», ipotetici abitanti dell' unico pianeta che possiamo immaginare di raggiungere e visitare a parte il nostro piccolo satellite lunare, su cui abbiamo già fatto qualche capatina trovandolo però piuttosto scadente sul piano delle attrattive.
Marte invece è un' altra cosa, un vero pianeta quasi alla nostra portate, del quale ogni tanto scopriamo qualcosa che ce lo rende ancora più vicino. L' ultima novità del «Corriere Marziano» è che il pianeta rosso respira. Nel senso che in qualche modo ancora tutto da spiegare produce una piccola quantità di ossigeno che poi riassorbe.

marteMARTE

È stato il laboratorio marziano della Nasa Curiosity, misurando i cambiamenti stagionali dei gas che riempiono lo spazio sopra la superficie del cratere Gale, ad «annusare» per la prima volta dell' ossigeno, quel magico elemento chimico che qui da noi, nel grande condominio terreste, consente agli uomini e ad altre forme di vita di respirare. E questa scoperta naturalmente aumenta le possibilità che un giorno possiamo colonizzare.

Sushil AtreyaSUSHIL ATREYA
Chi a causa dell' ossigeno ha rischiato di perdere i sensi, invece, è Sushil Atreya, professoressa di Scienze climatiche e spaziali dell' Università del Michigan ad Ann Arbour e una dell' autrici dello studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research Planets: «La prima volta che l' abbiamo visto è stato strabiliante», ricorda.
il rover della nasa curiosity su marteIL ROVER DELLA NASA CURIOSITY SU MARTE

Il Sam (Sample Analysis at Mars) nel corso delle analisi dell' aria svolte nel corso di tre anni marziani, che corrispondono a quasi sei dei nostri annetti, visto che ogni anno lassù conta 687 giorni, ha concluso che il 95 per cento dell' atmosfera marziana in superficie è composto da anidride carbonica (CO2), il 2,6 per cento da azoto molecolare (N2), l' 1,9 per cento da argon (Ar), lo 0,16 per cento da ossigeno molecolare (O2) e lo 0,06 da monossido di carbonio (CO).

curiosity a spasso su marte 1CURIOSITY A SPASSO SU MARTE 

L' ossigeno marziano si comporta in modo piuttosto imprevedibile, aumentando del 30 per cento soltanto durante la primavera e l' estate. Uno schema che ha spinto gli scienziati a ipotizzare che qualcosa lo producesse e poi lo portasse via.

un tramonto marziano nel 1978UN TRAMONTO MARZIANO NEL 1978

Ma ancora non si capisce chi sia questo «creatore» di O2. «Stiamo lavorando per spiegarlo. Non deve avere a che fare con la dinamica atmosferica. Deve essere una fonte chimica e un pozzo che non possiamo ancora spiegare», spiega Melissa Trainer, scienziata presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, che guida la ricerca.

marte 2MARTE 

L' ossigeno su Marte potrebbe essere prodotto da una fonte biologica per esempio i microbi) sia più probabilmente abioticamente (dalla chimica relativa all' acqua e alle rocce). Una traccia possibile è data dall' apparente partnership che sembra esserci tra l' ossigeno e il metano scoperto recentemente all' interno del cratere Gale pur se in quantità infinitesimali (0,00000004 per cento in media).

marte 1MARTE 

L' ossigeno presente su Marte nella misura effettuata dalla Nasa è del tutto insufficiente per una eventuale vita umana, ma lascia aperta la possibilità di trovarne in futuro una fonte che potrebbe cambiare le carte in tavola, consentendo di rendere davvero Marte una succursale della Terra,
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Fonte: qui

domenica 1 settembre 2019

DORMIRE POCO FA MALE? NON A TUTTI!

I RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ DI SAN FRANCISCO HA SCOPERTO L’ESISTENZA DI UN GENE CHE PERMETTE DI FARE 2 ORE IN MENO DI SONNO EVITANDO I DANNI COLLATERALI COME L’INSORGENZA DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI O TUMORI 

LA SCOPERTA POTREBBE ESSERE APPLICATA NELLO SVILUPPO DI NUOVI FARMACI, MA…


sonno e risvegli 7SONNO E RISVEGLI 
Nella rivista Neuron è stato pubblicato il risultato di una ricerca sensazionale, condotta dai ricercatori dell'Università della California di San Francisco. L'equipe medica ha scoperto l'esistenza di un gene che permette di dormire meno della media, evitando i danni collaterali del poco sonno, quali le malattie cardiovascolari e i tumori.
la luce blu di smartphone e tablet causa disturbi del sonno 1LA LUCE BLU DI SMARTPHONE E TABLET CAUSA DISTURBI DEL SONNO
"E’ strano il fatto che sappiamo così poco del sonno, dato che una persona trascorre in media un terzo della propria vita a letto", afferma Louis Ptácek, neurologo e autore senior dell’articolo. "Questa ricerca rappresenta una nuova entusiasmante frontiera che ci permetterà di studiare la complessità dei circuiti nel cervello e i diversi tipi di neuroni che contribuiscono al sonno e alla veglia". I ricercatori hanno studiato la genetica del ritmo circadiano, di famiglie i cui membri sono tutti ‘scarsi dormitori’, e hanno individuato nel loro DNA il gene che permette loro di vivere tranquillamente, con solo 6 ore di sonno.
Louis PtacekLOUIS PTACEK
Per individuare il gene Adrb1, questo il nome, sono stati condotti degli studi di collegamento genetico e sequenziamento dell’intero esoma. Questo ha permesso di rivelare una variante nuova e molto rara. I ricercatori hanno quindi condotto una serie di esperimenti sui topi portatori di una versione mutata di questo gene.
I topi con questo gene dormivano in media 55 minuti meno di quelli normali, mentre nell'essere umano, i portatori del gene dormono in media 2 ore in meno. Ying-Hui Fu, genetista dell’Ucsf, ha spiegato che la scoperta potrebbe avere applicazione nello sviluppo di nuovi farmaci in grado di regolare il sonno e la veglia. "Il sonno è una delle cose più importanti che facciamo“, afferma. “Non dormire a sufficienza è legato a un aumento dell’incidenza di molte condizioni, tra cui il cancro, i disturbi autoimmuni, le malattie cardiovascolari e l’Alzheimer". 
Fonte: qui