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sabato 16 novembre 2019

IL ROVER CURIOSITY HA SCOPERTO CHE NELL’ATMOSFERA DEL PIANETA ROSSO C’È OSSIGENO

SOLO CHE NON SI CAPISCE COSA LO PRODUCA

L’OSSIGENO MARZIANO SI COMPORTA MOLTO DIVERSAMENTE DA QUELLO TERRESTRE, AUMENTA DEL 30% SOLTANTO IN PRIMAVERA ED ESTATE, COSA CHE SPINGE GLI SCIENZIATI A IPOTIZZARE CHE… 

Andrea Cuomo per “il Giornale”
curiosity a spasso su marteCURIOSITY A SPASSO SU MARTE

Non finisce di sorprenderci Marte, il pianeta rosso, quanto di più simile alla Terra surfi nel sistema solare. I nostri vicini di pianerottolo galattico sono sempre stati considerati loro, i «marziani», ipotetici abitanti dell' unico pianeta che possiamo immaginare di raggiungere e visitare a parte il nostro piccolo satellite lunare, su cui abbiamo già fatto qualche capatina trovandolo però piuttosto scadente sul piano delle attrattive.
Marte invece è un' altra cosa, un vero pianeta quasi alla nostra portate, del quale ogni tanto scopriamo qualcosa che ce lo rende ancora più vicino. L' ultima novità del «Corriere Marziano» è che il pianeta rosso respira. Nel senso che in qualche modo ancora tutto da spiegare produce una piccola quantità di ossigeno che poi riassorbe.

marteMARTE

È stato il laboratorio marziano della Nasa Curiosity, misurando i cambiamenti stagionali dei gas che riempiono lo spazio sopra la superficie del cratere Gale, ad «annusare» per la prima volta dell' ossigeno, quel magico elemento chimico che qui da noi, nel grande condominio terreste, consente agli uomini e ad altre forme di vita di respirare. E questa scoperta naturalmente aumenta le possibilità che un giorno possiamo colonizzare.

Sushil AtreyaSUSHIL ATREYA
Chi a causa dell' ossigeno ha rischiato di perdere i sensi, invece, è Sushil Atreya, professoressa di Scienze climatiche e spaziali dell' Università del Michigan ad Ann Arbour e una dell' autrici dello studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research Planets: «La prima volta che l' abbiamo visto è stato strabiliante», ricorda.
il rover della nasa curiosity su marteIL ROVER DELLA NASA CURIOSITY SU MARTE

Il Sam (Sample Analysis at Mars) nel corso delle analisi dell' aria svolte nel corso di tre anni marziani, che corrispondono a quasi sei dei nostri annetti, visto che ogni anno lassù conta 687 giorni, ha concluso che il 95 per cento dell' atmosfera marziana in superficie è composto da anidride carbonica (CO2), il 2,6 per cento da azoto molecolare (N2), l' 1,9 per cento da argon (Ar), lo 0,16 per cento da ossigeno molecolare (O2) e lo 0,06 da monossido di carbonio (CO).

curiosity a spasso su marte 1CURIOSITY A SPASSO SU MARTE 

L' ossigeno marziano si comporta in modo piuttosto imprevedibile, aumentando del 30 per cento soltanto durante la primavera e l' estate. Uno schema che ha spinto gli scienziati a ipotizzare che qualcosa lo producesse e poi lo portasse via.

un tramonto marziano nel 1978UN TRAMONTO MARZIANO NEL 1978

Ma ancora non si capisce chi sia questo «creatore» di O2. «Stiamo lavorando per spiegarlo. Non deve avere a che fare con la dinamica atmosferica. Deve essere una fonte chimica e un pozzo che non possiamo ancora spiegare», spiega Melissa Trainer, scienziata presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, che guida la ricerca.

marte 2MARTE 

L' ossigeno su Marte potrebbe essere prodotto da una fonte biologica per esempio i microbi) sia più probabilmente abioticamente (dalla chimica relativa all' acqua e alle rocce). Una traccia possibile è data dall' apparente partnership che sembra esserci tra l' ossigeno e il metano scoperto recentemente all' interno del cratere Gale pur se in quantità infinitesimali (0,00000004 per cento in media).

marte 1MARTE 

L' ossigeno presente su Marte nella misura effettuata dalla Nasa è del tutto insufficiente per una eventuale vita umana, ma lascia aperta la possibilità di trovarne in futuro una fonte che potrebbe cambiare le carte in tavola, consentendo di rendere davvero Marte una succursale della Terra,
curiosityCURIOSITYmarte 1MARTE 1marte 2MARTEopportunity 1OPPORTUNITY opportunity 2OPPORTUNITY opportunity 3marte 10marte 8marte 6MARTE marte 7MARTE 7marte 9MARTE 

Fonte: qui

sabato 12 ottobre 2019

LA NASA HA LANCIATO ICON, UN VEICOLO SPAZIALE PROGETTATO PER STUDIARE I CAMBIAMENTI NELLA IONOSFERA TERRESTRE, LA ZONA CHE OSPITA I SATELLITI E DOVE SI RISCONTRA UNA ELEVATA CONCENTRAZIONE DI ELETTRONI E IONI

GLI SCIENZIATI SPERANO DI STUDIARE IN CHE MODO LA FISICA INFLUENZI LE COMUNICAZIONI RADIO E DEI SATELLITI…



Salvo Privitera per "tech.everyeye.it"

satellite icon 6SATELLITE ICON 
La NASA ha recentemente lanciato ICON, un satellite pianificato e progettato per studiare i cambiamenti nella ionosfera terrestre. La ionosfera è una fascia dell'atmosfera dove si riscontra una elevata concentrazione di elettroni e ioni, prodotti dalla ionizzazione dell’aria da parte dei raggi che provengono dal Sole.

Il nuovo satellite orbiterà attorno alla Terra quindi, e studierà cosa succede quando il tempo spaziale e quello terrestre interagiscono insieme nell'ionosfera, una zona che si estende fra i 90-200 chilometri di altitudine.
ionosfera 3IONOSFERA 

Questa zona ospita anche diversi satelliti utilizzati per i segnali GPS e di comunicazione. L'idea, è quella di cercare di capire al meglio in che modo l'interazione tra Sole e Terra guidi le varie turbolenze che si verificano nell'atmosfera superiore.

satellite icon 3SATELLITE ICON 
Gli scienziati sperano di studiare in che modo la fisica di questa regione influenzi le comunicazioni radio e dei satelliti, nonché in che modo possa essere disturbata la salute degli astronauti. Ciò potrebbe portare a nuove soluzioni per queste tecnologie, sopratutto per i satelliti GPS.

ICON è una missione ripetutamente rinviata. Inizialmente il viaggio doveva essere attuato a dicembre del 2017, successivamente nell'ottobre del 2018, poi novembre, ed è stato rinviato un paio di volte durante il 2019. Questa volta però, sembra essere partito davvero. Finalmente. 

Fonte: qui

satellite icon 5SATELLITE ICON ionosfera5IONOSFERA

giovedì 29 agosto 2019

ECCO L’AEREO SPAZIALE DELLA AERONAUTICA AMERICANA X-37B, PROGETTATO DALLA BOEING SU UN DISEGNO MOLTO SIMILE A QUELLO DEGLI SHUTTLE UTILIZZATI DALLA NASA


aereo spaziale x 37b 9AEREO SPAZIALE X 37B 
La foto dell'U.S. Air Force inquadra lo "spazioplano" X-37B. Il velivolo è in missione da 720 giorni, girando sopra i cieli senza un apparentemente motivo. Anzi, senza una spiegazione ufficiale. Lo scopo della missione di questo aereo senza pilota, che vola a energia solare, è quello di orbitare attorno alla terra. Oltre a battere tutti i record precedenti (l'Orbital Test Vehicle 4 volò per 717 giorni, 20 ore e 42 minuti) non ci sono motivazioni ufficiali dietro questa operazione.
aereo spaziale x 37b 7AEREO SPAZIALE X 37B 
L'X-37B è stato progettato dalla Boeing su un disegno molto simile a quello degli Shuttle utilizzati dalla Nasa. Sulla pagina ufficiale dell'Air Force ci sono alcuni dati che però non risolvono i dubbi degli appassionati: L'X-37B Orbital Test Vehicle, o OTV, è un test sperimantale della U.S. Air Force.
aereo spaziale x 37b 6AEREO SPAZIALE X 37B 
L'obiettivo primario è quello di testare nuove tecnologie di veicoli spaziali riutilizzabili per il futuro dell'America nello spazio e per attuare esperimenti operativi nello Spazio da poter poi riesaminare sulla Terra»
aereo spaziale x 37b 1AEREO SPAZIALE X 37B aereo spaziale x 37b 3AEREO SPAZIALE X 37B aereo spaziale x 37b 2AEREO SPAZIALE X 37B 

martedì 27 agosto 2019

Amazzonia, la mappa del monossido di carbonio dei roghi


Da satellite Aqua della Nasa. Per esperti, gas pesa su qualità aria e clima


Ansa - Dopo le foto del fumo degli incendi in l'Amazzonia, scattate dai satelliti Sentinel 3 del programma europeo Copernicus, e Suomi della Nasa, arriva sempre dall'agenzia spaziale americana la mappa del monossido di carbonio liberato dai roghi nella foresta pluviale. La Nasa ha realizzato un'animazione, grazie alle immagini satellitari catturate a partire dal 22 agosto dallo strumento all'infrarosso Airs (Atmospheric Infrared Sounder) a bordo del satellite Aqua, gestito dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa.

La progressiva diffusione del monossido di carbonio dei roghi dell'Amazzonia, nelle mappe della Nasa (fonte: NASA)


L'animazione mostra la progressiva estensione e diffusione nell'atmosfera, a una quota di circa 5.500 metri, del monossido di carbonio sprigionato dai vasti incendi in Amazzonia, che tante preoccupazioni stanno suscitando in queste ore per la salute del Pianeta. Dal verde al rosso, passando per il giallo, crescono le concentrazioni in atmosfera del monossido di carbonio, che passano da circa 100 parti per miliardo di volume delle aree in verde, a 120 di quelle in giallo fino ai picchi di 160 in quelle rosse. "Il monossido di carbonio - spiega la Nasa - è un gas inquinante che può essere trasportato a grandi distanze e rimanere in atmosfera anche per un mese. Alle elevate altitudini mappate in queste immagini - chiariscono gli esperti - il gas ha un impatto ridotto sull'aria che respiriamo. Ma i venti potrebbero portarlo anche a quote più basse", aggiunge la Nasa.
    Che ricorda, infatti, come il monossido di carbonio "possa giocare un ruolo importante sia nell'inquinamento dell'aria che nel cambiamento del clima". 

sabato 10 agosto 2019

SECONDO L'AGENZIA SPAZIALE AMERICANA IL PONTE MORANDI HA INIZIATO A DEFORMARSI IN MODO SIGNIFICATIVO DAL 2015 E NEGLI ULTIMI MESI DI VITA IL MOVIMENTO È AUMENTATO

STUDIANDO LA STRUTTURA, LA NASA HA ELABORATO LE INFORMAZIONI DEL SATELLITE CON UNA METODOLOGIA INNOVATIVA IN GRADO DI COGLIERE SPOSTAMENTI ANCHE MINIMI: IN POCHE PAROLE CON QUESTI DATI SAREBBE STATO EVITATO IL DISASTRO…



Andrea Pasqualetto per "Corriere della Sera"
In queste settimane, mentre accusa e difesa affilano le armi in vista della battaglia sul ponte Morandi, dalla Nasa è arrivato qualcosa di sorprendente. Si tratta di uno studio del Jet propulsion laboratory (Jpl) di Pasadena che conclude così: la struttura ha iniziato a deformarsi in modo significativo dal 2015 e negli ultimi mesi di vita il movimento è aumentato.
«È stato scoperto il precursore deformativo del ponte Morandi, riguarda in particolare la pila crollata che aveva subito una torsione. Abbiamo anche dimostrato che dal 1992 al 2011 il ponte non si è invece mai mosso», spiega Carlo Terranova, geologo del ministero dell' Ambiente che ha partecipato al gruppo di lavoro mettendo a disposizione i dati storici rilevati dal satellite radar Cosmo-SkyMed.
La Nasa ha cioè studiato il ponte Morandi elaborando le informazioni del satellite con una metodologia innovativa in grado di cogliere spostamenti anche minimi di qualsiasi struttura. In sostanza, secondo l' agenzia spaziale americana quei dati avrebbero potuto forse evitare il disastro, se solo fossero stati elaborati e sfruttati per lanciare un alert all' amministrazione competente e intervenire. Perché, dunque, se davvero si trattava di numeri allarmanti, non si è mosso nessuno?
NASA 1
«Non essendoci una filiera, l' analisi si fa solo a posteriori, è difficile prevenire», ha aggiunto amaramente Alessandro Coletta, capo dell' unità di osservazione della Terra dell' Agenzia spaziale italiana (Asi), uno dei sei scienziati che hanno contribuito allo studio di Pasadena.
E mentre si discute delle conclusioni di questo report pubblicato dal Jpl si scopre che la procura di Genova aveva già chiesto all' agenzia governativa italiana Asi le serie storiche dei dati satellitari. Informazioni che sono state consegnate sotto forma di quattro studi autonomi ai quali hanno partecipato anche il Cnr, una nota università e due imprese private nazionali.
«Documenti interessanti», hanno commentato gli inquirenti aggiungendo solo che gli studi sono stati girati a suo tempo ai consulenti dell' accusa, impegnati in questo periodo a capire le cause del crollo. Nelle carte l' analisi è asettica, nessun commento, nessun giudizio, diversamente da quanto ha invece pubblicato la Nasa, che ha comunque basato il proprio lavoro sullo stesso archivio.
In questa vicenda c' è un delicato retroscena. Anche se ufficialmente non è ancora emerso nulla, pare che la pubblicazione della Nasa abbia agitato un po' le acque all' Asi e negli ambienti ministeriali, già coinvolti dall' indagine penale che vede indagati, fra gli altri, vari dirigenti delle Infrastrutture per la questione della vigilanza. Non tutti infatti concordano con le conclusioni dei laboratori americani, ritenendo che le rilevazioni sfornate dal satellite non siano indicative di una situazione di allarme e che le deformazioni del ponte vadano considerate fisiologiche.
La questione verrà probabilmente chiarita nei prossimi giorni. Nel frattempo il geologo Terranova sembra non avere dubbi: «Il ponte è andato in stress e se ci fosse stata la struttura di cui si discute, la grande tragedia sarebbe forse stata evitata. Stiamo continuando a parlare di disastri al passato, mi sembra terribile».
E conclude con una considerazione personale e un auspicio: «Il ponte poggiava su un terreno che potrebbe essersi mosso negli anni. Il satellite è in grado di vedere anche queste variazioni. E allora basta, usiamolo per prevenire».
Fonte: qui

domenica 7 luglio 2019

La NASA volerà su un quadricottero sulla più grande luna di Saturno in cerca di segni di vita


Giovedì, la NASA ha annunciato che la sua prossima missione spaziale era inviare un quadricottero chiamato Dragonfly alla più grande luna di Saturno, chiamata Titano, in cerca di segni di vita. Il Dragonfly verrà lanciato nel 2026 e atterrerà su Titano nel 2034.
BIG NEWS: The next @NASASolarSystem mission is… – a rotorcraft lander mission to Saturn’s largest moon Titan. This ocean world is the only moon in our solar system with a dense atmosphere & we’re so excited to see what Dragonfly discovers:
https:// BdGYARXvdYGX 
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Il quadricottero sarà alla ricerca di processi chimici prebiotici comuni sia su Titano che sulla Terra. Con Dragonfly sarà la prima volta che la NASA gestisce un veicolo multi-rotore per l'esplorazione dello spazio su un altro pianeta; è classificato come velivolo ad ala rotante, ha otto rotori e vola come un drone. Volare sarà difficile e userà molta energia. Questo perché l'atmosfera di Titano è quattro volte più spessa di quella terrestre.
La NASA dice che la luna è paragonabile alla Terra nella sua giovinezza, può fornire prove su come la vita si è evoluta nel corso di milioni di anni.
Dragonfly opererà su Titano per tre anni, esplorerà diversi ambienti della luna. Ha diversi sensori che studieranno fino a che punto la chimica prebiotica potrebbe essere progredita.
"Con la missione Dragonfly, la NASA farà ancora una volta ciò che nessun altro può fare", ha detto l'amministratore della NASA Jim Bridenstine.
"Visitare questo misterioso mondo oceanico potrebbe rivoluzionare ciò che sappiamo della vita nell'universo, una missione all'avanguardia che sarebbe stata impensabile anche solo pochi anni fa, ma ora siamo pronti per il volo fantastico di Dragonfly."
I ricercatori hanno utilizzato i dati dalla navicella Cassini-Huygens che ha iniziato la sua missione nel 2004 e hanno usato i sensori per scrutare attraverso la foschia della luna. Cassini è stato in grado di rilevare nubi di metano e varie superfici geologiche con soli pochi crateri impatto.
La NASA ha detto che l'atmosfera di Titano è "il più chimicamente complesso nel sistema solare".
A un certo punto nel 2034, Dragonfly atterrerà nei campi di dune equatoriali "Shangri-La", che sono simili alle dune in Namibia nell'Africa meridionale. Per i prossimi tre anni, Dragonfly esplorerà la luna, 5 miglia alla volta. Alla fine della sua missione, raggiungerà il cratere da impatto di Selk, dove potrebbero esserci prove di acqua e vita possibile.
Titano ha un'atmosfera basata sull'azoto simile alla Terra. Tuttavia, Titano ha nuvole e pioggie di metano. Il tempo e i processi superficiali della luna potrebbero avere avuto abbastanza per creare la vita.
"Svelare Titano è come leggere un romanzo giallo", ha detto il dott. Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory della NASA e capo squadra dello strumento radar su Cassini. "Ogni volta che capovolgi la pagina impari qualcosa di nuovo, ma non conosci l'intera storia finché non hai letto l'intero libro. La storia di Titano si sta svolgendo proprio davanti ai nostri occhi, e quello che stiamo vedendo è intrigante."

Mentre tutti sono concentrati su Marte e la Luna - sembra che intorno alla metà degli anni '30 - gli esseri umani avranno una visione dettagliata di una delle 62 lune confermate di Saturno.
Fonte: qui