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sabato 9 maggio 2020

E' COLPA DI UN “GENE” CHE NON VI PERMETTERE DI BRUCIARE CALORIE


LA CONFERMA ARRIVA DAI RICERCATORI DELLA WASHINGTON UNIVERSITY SCHOOL OF MEDICINE DI ST. LOUIS CHE HANNO “DISINNESCATO” UN GENE IN SPECIFICHE CELLULE DEI TOPI, IMPEDENDO AI RODITORI DI DIVENTARE OBESI ANCHE DOPO ESSERE STATI ALIMENTATI CON UNA DIETA RICCA DI GRASSI…

DAGONEWS

obesita'OBESITA'
I ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno “disinnescato” un gene in specifiche cellule di topo, impedendo ai roditori di diventare obesi anche dopo essere stati alimentati con una dieta ricca di grassi.

I macrofagi, cellule infiammatorie vitali che sono responsabili di rilevare e distruggere i patogeni, sono stati bloccati dagli scienziati. Poiché l'obesità è correlata all'infiammazione cronica, i ricercatori hanno testato se ridurre l'infiammazione potrebbe aiutare a controllare l'aumento di peso e l'obesità.

TOPI 2TOPI 
Lo studio è stato pubblicato il 20 aprile 2020 sul Journal of Clinical Investigation. Secondo il ricercatore Steven L. Teitelbaum, lo studio dà prova del fatto che è possibile regolare l'aumento di peso modulando l'attività delle cellule infiammatorie .

Calorie nei topi
Nella ricerca del Touro College di New York si evidenzia che le persone obese bruciano meno calorie di quelle che non lo sono. Lo stesso vale anche per i topi. Tuttavia, secondo questo studio,  i topi obesi bruciano calorie allo stesso modo di coloro che non lo sono. E questo è successo per la prima volta dopo che il team ha disinnescato il gene ASXL2 nei macrofagi dei topi obesi.
obesita'OBESITA'

A quel punto, indipendentemente dal fatto di essere alimentati con diete ricche di grassi, i topi hanno bruciato il 45% in più di calorie rispetto ai topi obesi con un gene attivo nei macrofagi.

bambini obesi 8BAMBINI OBESI 
Malattia del fegato grasso
Con questo studio si è dimostrato che anche i topi che consumano diete ricche di grassi non avevano problemi di fegato grasso dopo aver abbattuto lo stato infiammatorio dei loro macrofagi.

domenica 1 settembre 2019

DORMIRE POCO FA MALE? NON A TUTTI!

I RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ DI SAN FRANCISCO HA SCOPERTO L’ESISTENZA DI UN GENE CHE PERMETTE DI FARE 2 ORE IN MENO DI SONNO EVITANDO I DANNI COLLATERALI COME L’INSORGENZA DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI O TUMORI 

LA SCOPERTA POTREBBE ESSERE APPLICATA NELLO SVILUPPO DI NUOVI FARMACI, MA…


sonno e risvegli 7SONNO E RISVEGLI 
Nella rivista Neuron è stato pubblicato il risultato di una ricerca sensazionale, condotta dai ricercatori dell'Università della California di San Francisco. L'equipe medica ha scoperto l'esistenza di un gene che permette di dormire meno della media, evitando i danni collaterali del poco sonno, quali le malattie cardiovascolari e i tumori.
la luce blu di smartphone e tablet causa disturbi del sonno 1LA LUCE BLU DI SMARTPHONE E TABLET CAUSA DISTURBI DEL SONNO
"E’ strano il fatto che sappiamo così poco del sonno, dato che una persona trascorre in media un terzo della propria vita a letto", afferma Louis Ptácek, neurologo e autore senior dell’articolo. "Questa ricerca rappresenta una nuova entusiasmante frontiera che ci permetterà di studiare la complessità dei circuiti nel cervello e i diversi tipi di neuroni che contribuiscono al sonno e alla veglia". I ricercatori hanno studiato la genetica del ritmo circadiano, di famiglie i cui membri sono tutti ‘scarsi dormitori’, e hanno individuato nel loro DNA il gene che permette loro di vivere tranquillamente, con solo 6 ore di sonno.
Louis PtacekLOUIS PTACEK
Per individuare il gene Adrb1, questo il nome, sono stati condotti degli studi di collegamento genetico e sequenziamento dell’intero esoma. Questo ha permesso di rivelare una variante nuova e molto rara. I ricercatori hanno quindi condotto una serie di esperimenti sui topi portatori di una versione mutata di questo gene.
I topi con questo gene dormivano in media 55 minuti meno di quelli normali, mentre nell'essere umano, i portatori del gene dormono in media 2 ore in meno. Ying-Hui Fu, genetista dell’Ucsf, ha spiegato che la scoperta potrebbe avere applicazione nello sviluppo di nuovi farmaci in grado di regolare il sonno e la veglia. "Il sonno è una delle cose più importanti che facciamo“, afferma. “Non dormire a sufficienza è legato a un aumento dell’incidenza di molte condizioni, tra cui il cancro, i disturbi autoimmuni, le malattie cardiovascolari e l’Alzheimer". 
Fonte: qui