Visualizzazione post con etichetta rom. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rom. Mostra tutti i post

lunedì 23 dicembre 2019

CI RIPULISCONO E CI SBEFFEGGIANO: PER I BORSEGGIATORI ROM L’ITALIA “È UN PAESE DI HANDICAPPATI”

LE INTERCETTAZIONI DI UNA BANDA DI MILANO DEDITA A FURTI E BORSEGGI, DOVE IL NOSTRO PAESE E' CONSIDERATO UN "PARADISO"(VISTO CHE FANNO QUEL CHE VOGLIONO) 

L’ESCAMOTAGE È SEMPRE LO STESSO, LE BORSEGGIATRICI FERMATE VENGONO RILASCIATE PERCHÉ INCINTE. E APPENA ESCONO RICOMINCIANO A RUBARE 


«L'ITALIA È IL PARADISO DEGLI ZINGARI». COSA PENSANO DI NOI I ROM BORSEGGIATORI
Lorenzo Gottardo per “Libero Quotidiano”
borseggiatrici rom in metroBORSEGGIATRICI ROM IN METRO
Per loro l' Italia era «un paradiso per gli zingari», ma anche «un Paese di handicappati»: così si legge in una delle intercettazioni realizzate dalla polizia di Stato. E come dargli torto? Grazie a una buona conoscenza della legge, la banda di nomadi riusciva in breve tempo a far liberare le proprie componenti anche quando venivano arrestate in flagranza per i borseggi compiuti in metropolitana.
L' escamotage era sempre lo stesso. Le donne risultavano essere in stato di gravidanza, oppure qualcuno si presentava dalle forze dell' ordine con un bambino in fasce che richiedeva le attenzioni della madre. Così, nella maggior parte dei casi, il giudice propendeva per il differimento della pena. Anche a fronte di reati ripetuti nel tempo, o di un cumulo rilevante di anni di condanna. Questo il sistema di cui si avvaleva la famiglia Omerovic, un clan nomade temuto e rispettato, capace di arricchirsi grazie ai furti con destrezza che i suoi membri compivano a danno di ignari turisti nelle principali città italiane.
muharem omerovicMUHAREM OMEROVIC
A interrompere il sodalizio criminale, che si muoveva da nord a sud seguendo i flussi di visitatori stranieri nel nostro Paese, è stata l' operazione, «Ieri, oggi, domani» - la scelta del nome è un voluto riferimento al famoso film del 1963 in cui Sophia Loren riusciva ogni volta a evitare il carcere grazie a una lunga serie di opportune maternità - realizzata dagli agenti della Squadra Mobile di Milano tra mercoledì 11 e giovedì 12 dicembre. In quei due giorni sei persone, tutte di cittadinanza bosniaca, sono finite in manette con l' accusa di associazione a delinquere, mentre altri due destinatari dell' ordinanza di custodia cautelare risultano ancora irreperibili.
campo rom con limousine a milanoCAMPO ROM CON LIMOUSINE A MILANO
Come ricostruito dagli inquirenti, il clan degli Omerovic aveva una struttura verticale con una suddivisione precisa dei compiti da eseguire. Ai tre uomini spettava l' organizzazione logistica dei colpi da mettere a segno (decidere in quale città spostarsi, individuare gli appartamenti dove risiedere, portare le complici sul posto e contattare gli avvocati in caso di arresto), mentre le donne si occupavano della loro realizzazione materiale.
Fino a 2500 euro al giorno, ovvero tra i 20 e i 30 mila euro al mese: tanto riuscivano a guadagnare le migliori ladre degli Omerovic prendendo di mira soprattutto comitive di turisti orientali, considerati prede più facili da avvicinare e con una maggiore disponibilità di denaro contante nel portafoglio. «Giapponesi, qua ci sono tanti giapponesi», è una delle frasi che si ripetono più di frequente nelle intercettazioni.
muharem omerovic 1MUHAREM OMEROVIC 
Ai vertici del clan c' era «Bimbo», il 38enne capofamiglia Muharem Omerovic che, insieme a figli e parenti, si godeva il frutto del quotidiano «lavoro» delle sue donne. I borseggi ripetuti, infatti, garantivano grosse cifre e una vita di lusso tra auto di grossa cilindrata - Porsche, Maserati e Bmw sono solo alcuni dei marchi che il gruppo si poteva permettere - e costose vacanze all' estero.
Per telefono, Rasid (alias «Leone»), figlio 26enne di Muharem, si vanta di un weekend trascorso a Montecarlo in occasione del gran premio di Formula Uno: «Una cosa da vip spendendo 1400 euro per i biglietti». Il padre «Bimbo», meno loquace, solo in poche occasioni parla del giro d' affari di famiglia.
borseggiatrici rom in metro 1BORSEGGIATRICI ROM IN METRO
Come accade con la moglie, durante una trasferta a Venezia, per lamentarsi dei magri guadagni: «Adrijana, questa settimana solo 2 mila», una cifra insufficiente persino per ripagare le spese.
Perché di spese la famiglia Omerovic ne aveva diverse. A cominciare da un singolare servizio di babysitter sudamericane, pagate con uno «stipendio» di circa 800 euro mensili, per prendersi cura dei bambini nati da poco. Senza la preoccupazione dei figli, infatti, le donne del clan potevano concentrarsi sui borseggi, mentre le babysitter si preoccupavano di recapitare i minori presso questura e carabinieri. Giusto in tempo per chiedere il differimento della pena.
borseggiatrici romBORSEGGIATRICI ROM
Ma i figli minori tornavano molto utili anche per impedire di farsi sfrattare dalle case popolari Aler in cui gli Omerovic abitavano (una in viale Famagosta e l' altra in via Bolla): il capofamiglia pagava subito tre mensilità tutte in anticipo, poi iniziava l' occupazione abusiva e allontanarlo diventava impossibile. A tradirli alla fine è stata, però, la loro stessa avidità e le minacce ripetute nei confronti di un loro parente alla lontana: gli avevano chiesto 20 mila euro in cambio del loro permesso per vivere a Milano, ma lui ha preferito rivolgersi alle forze dell' ordine.

SCIPPATRICI DA DUEMILA EURO AL GIORNO
le ville degli horvat nicoliniLE VILLE DEGLI HORVAT NICOLINI
L'Italia, per loro che vivono di furti e borseggi, è «un paradiso». Di più: «un paradiso per zingari». Il paese del «divertimento» e «degli affari». Una specie di Disneyland, per gli uomini e le donne della banda degli Omerovic, che dai loro covi nelle case popolari occupate abusivamente in via Bolla e viale Famagosta, partivano verso piazza del Duomo, verso le stazioni e le fermate della metropolitana.
E per dieci ore, ogni giorno, si dedicavano all' unica cosa che hanno sempre fatto nella vita, sin dalla tenera età: rubare portafogli e cellulari da borse, zaini e giacche dei turisti (soprattutto i giapponesi, considerati i più sprovveduti e carichi di contante).
Attività che arrivava a fruttare anche 30 mila euro al mese: fino a 1500 euro al giorno se una era particolarmente «brava». Un paese di «handicappati», l' Italia, per il clan famigliare capeggiato da Muharem Omerovic, detto Bimbo, 38 anni.
campo nomadi di via candoni alla muratella (roma) 5CAMPO NOMADI DI VIA CANDONI ALLA MURATELLA (ROMA)roma termini banda di rom tenta di rapinare i passanti e aggredisce un poliziotto 2ROMA TERMINI BANDA DI ROM TENTA DI RAPINARE I PASSANTI E AGGREDISCE UN POLIZIOTTO
Un gruppo smantellato dalla tenacia degli agenti della sezione criminalità straniera della Squadra Mobile, diretti da Vittorio La Torre, che hanno ricostruito la loro organizzazione, fatta di borseggiatrici in perenne stato di gravidanza, di uomini che le accompagnavano e che chiamavano gli avvocati in caso di guai, di babysitter sudamericane compiacenti, che portavano i bimbi piccoli in Questura per far schivare l' arresto alle madri, e in generale di una «buona conoscenza del sistema penale italiano».
le baby rom video ilmessaggero 8LE BABY ROM VIDEO ILMESSAGGERO 
L' ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Cristina Mannocci riguarda otto persone (due delle quali ancora attivamente ricercate), cinque uomini e tre donne, per reati di associazione a delinquere finalizzata al furto con destrezza. Cinque portano il cognome Omerovic, nomadi presenti anche in Spagna (a Barcellona, dove dispongono di ville e altri possedimenti immobiliari) e Portogallo, paesi nei quali sono stati rintracciati due indagati, grazie alla cooperazione europea tra forze di polizia.
CAMPO NOMADI CASTEL ROMANOCAMPO NOMADI CASTEL ROMANO
Sono di origine bosniaca, anche se alcuni sono nati a Roma, mentre altre due donne sono croate. Quasi tutti con un soprannome (Leone, Bodri, Lenka, Vava, Koka).
Il loro nomadismo è dettato dall' esigenza di andare a colpire nelle principali città turistiche, o ai grandi eventi come il Salone del Mobile.
campo nomadi castel romanoCAMPO NOMADI CASTEL ROMANO
E Milano, con il boom turistico degli ultimi anni, era diventata per loro territorio di «caccia» prediletto. Tanto per ribadire quanto fossero ritenuti «fessi» gli italiani, è emblematica una conversazione emersa a proposito dell' appartamento Aler in cui «Bimbo» si era sistemato, al numero 4 di viale Famagosta. Immobile dove ha «smesso di pagare l' affitto dopo qualche mese, ben sapendo che con i figli piccoli conviventi sarebbe stato cacciato difficilmente», mette in evidenza il gip nel suo provvedimento. «Lì Bimbo ha preso un appartamento, ha pagato due mesi poi niente. Sta lì, non devono uscire e deve venire il tribunale (...), si paga l' anticipo e poi non esci più, finché non ti mandano via», si dicono due indagati.
le baby rom video ilmessaggero 7LE BABY ROM VIDEO IL MESSAGGERO 
L' indagine nasce da una denuncia di estorsione presentata nei confronti di Bimbo, che però non ha trovato riscontri. Quello che è uscito dalle intercettazioni, invece, è la dedizione quotidiana al furto. Donne di 30 anni già madri di 7 o 8 figli, che stanno in strada tutto il giorno, o sulla metro, puntando le vittime («ho visto un buon giapponese»), e cercando di evitare la polizia («ci conoscono»). E gli uomini che prevalentemente si dedicano alla bella vita (biglietti da 1.400 euro al Gran Premio di Monaco: «Un weekend da milionario»).
«Mia moglie è una brava, lo fa da quando ha 12 anni, porta anche 2.000 euro al giorno, sennò mica tenevo la Porsche Panamera», afferma orgoglioso Bimbo, a proposito dell' abilità della coniuge. A volte, però, gli incassi non erano quelli sperati. Rasid, per esempio, si lamenta perché la moglie ha portato «solo 200 euro», e la invita a darsi da fare, perché vuole un' Audi R8 cabrio, da 85mila euro. Fonte: qui

mercoledì 25 settembre 2019

TRE ERGASTOLI AL CLAN DI OSTIA: PER LA CORTE D'ASSISE È UN'ASSOCIAZIONE MAFIOSA

CARCERE A VITA PER CARMINE, OTTAVIO E ROBERTO SPADA, QUEST'ULTIMO GIÀ CONDANNATO PER L'AGGRESSIONE CON UNA TESTATA AL GIORNALISTA RAI DANIELE PIERVINCENZI. 

Federica Angeli per Repubblica.it

lettura sentenza contro clan spadaLETTURA SENTENZA CONTRO CLAN SPADA
Tre ergastoli. Per Carmine, Roberto e Ottavio Spada, detto "Marco". E la sentenza di primo grado riconosce che il clan Spada, la potente famiglia sinti del litorale romano, è un'associazione mafiosa.

Dopo oltre nove ore di Camera di consiglio i giudici della Corte d'Assise hanno confermato i capi d'accusa, e quindi il 416bis agli oltre 20 imputati a processo per associazione a delinquere di stampo mafioso e videocollegati dai rispettivi carceri. L'inchiesta era partita dopo gli oltre 30 arresti del 25 gennaio 2018 con cui le forze dell'ordine hanno eseguito l'ordinanza per gli omicidi del 2011 di Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, considerati come l'inizio dell'ascesa degli Spada.

ROBERTO SPADAROBERTO SPADA
Gli imputati erano accusati a vario titolo di reati come l'associazione di stampo mafioso, l'omicidio, l'estorsione, l'usura, la detenzione e porto di armi e di esplosivi, incendio e danneggiamento aggravati, ed altri crimini contro la persona, oltre al traffico di stupefacenti, l'attribuzione fittizia di beni e l'acquisizione, in modo diretto e indiretto, della gestione e il controllo di attività economiche, e appalti legati a stabilimenti balneari, sale giochi e negozi. Dei 24 imputati, 17 sono stati condannati e sette escono assolti con formula piena.

I due pm che hanno istruito il processo, Ilaria Calò e Mario Palazzi, nel corso della requisitoria avevano chiesto duecentootto anni più tre ergastoli per associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti degli imputati che avevano scelto il rito ordinario nel maxi processo del clan. Le pene più alte erano state richieste per il boss Carmine Spada, detto Romoletto, il fratello Roberto Spada, noto alle cronache per la testata che fracassò il setto nasale al giornalista Daniele Piervincenzi nel novembre del 2018, e il nipote Ottavio Spada, detto Marco: per loro tre ergastoli. E sono stati confermati. Roberto Spada era già stato condannato a sei anni per la testata a Piervincenzi.
ROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZIROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZI
Oltre ai tre ergastoli, condannato a 16 anni di reclusione Ottavio Spada, detto "Maciste", a 9 anni Nando De Silvio, detto "Focanera" e a 10 anni a Ruben Alvez del Puerto, anche lui coinvolto nell'aggressione al giornalista Rai di Nemo. Assolti invece Armando Spada, Enrico Spada, Roberto Spada detto "Zibba", Francesco De Silvio, Samy Serour, Stefano De Dominicis e Roberto Sassi.

CARMINE SPADA DETTO ROMOLETTOCARMINE SPADA DETTO ROMOLETTO
"Sono indignato, è una follia vera", così il commento a caldo dell'avvocato Mario Girardi, difensore di Carmine Spada, che ha aggiunto: "Questa decisione è una vergogna, non condivisibile in alcun suo aspetto".

Nell'attesa della sentenza l'aula bunker si era riempita di cittadini di Ostia che volevano assistere alla lettura del verdetto. Era presente anche la sindaca Raggi che ha espresso "soddisfazione" per la sentenza e ha aggiunto: "Istituzioni e cittadini onesti se uniti vincono sempre. Continuerò #atestaalta la battaglia per la legalità".

In aula anche qualche familiare degli imputati, in netta minoranza rispetto al pubblico di residenti del X Municipio, accompagnati dal presidente dell'associazione antimafia Noi Massimiliano Vender, dal presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e da Giampiero Cioffredi presidente dell'Osservatorio sulla legalità della Regione Lazio. 

Fonte: qui


arresto roberto spadaARRESTO ROBERTO SPADAroberto spada aggredisce l inviato di nemo 5ROBERTO SPADA AGGREDISCE L'INVIATO DI NEMO

venerdì 5 luglio 2019

ALLA METRO DI ROMA MANCAVA SOLO L'ACIDO DAL SOFFITTO: UOMO USTIONATO ALLA STAZIONE DI PIAZZA DI SPAGNA, NEL CENTRO DELLA CAPITALE

SI SIEDE IN ATTESA DEL TRENO, MA IL SEDILE È ZUPPO DI UN LIQUIDO CAUSTICO: I PANTALONI SI SQUAGLIANO, LA PELLE INIZIA A BRUCIARE IN MODO TREMENDO. PERDE IL PORTAFOGLI DALLA TASCA, UNA RAGAZZA LO AIUTA A RACCOGLIERLO MA GLI FREGA I SOLDI. FINCHÉ IN OSPEDALE CESARE FAZIOLI NON SCOPRE CHE…
Alessia Marani per ''Il Messaggero''


L' EMERGENZA
cesare fazioli con la denunciaCESARE FAZIOLI CON LA DENUNCIA
Piove acido dal soffitto della metro A, ustionato un viaggiatore. Ieri sera i carabinieri del comando di San Lorenzo in Lucina hanno messo i sigilli alle sedute lungo la banchina direzione Battistini della centralissima fermata Spagna. Motivo? Un uomo, Cesare Fazioli, 62 anni, ex ristoratore e un passato come attore, nella mattinata, dopo essersi seduto su uno dei sedili rigidi in attesa del treno, ha denunciato di essersi bagnato con del liquido e di avere subito avvertito un «dolore atroce». Di scatto si è alzato dalla seduta e di istinto si è infilato nel convoglio in arrivo, «ma i glutei mi bruciavano in maniera fortissima, lancinante. Mi veniva da strapparmi di dosso i vestiti, sentivo la pelle che a contatto con i pantaloni del completo friggeva».

IL FURTO
Cesare ha avuto la lucidità di chiamare un amico e di dirgli di andarlo a prendere a Cornelia. Sceso dal treno, un' altra brutta sorpresa: sente scivolargli il portafoglio che era tenuto agganciato da una catenina alla tasca posteriore dei pantaloni ma che ormai non aveva più presa nella stoffa completamente lacerata.

«Mi cadono a terra carte di credito, documenti... Ero come stordito - racconta - ho visto una ragazzina dai tratti rom che si è chinata per aiutarmi, lì per lì l' ho pure ringraziata ma dopo mi sono accorto che mi erano spariti i contanti, circa 400 euro. Così più tardi ho pensato addirittura che quel liquido corrosivo, i pantaloni strappati, il portafoglio che casca, fosse il frutto di un pericolosissimo stratagemma escogitato per depredare turisti e pendolari sulla metro».
fermata metro spagnaFERMATA METRO SPAGNA

Fazioli torna dapprima a casa («mi vergognavo con i pantaloni in quel modo»), si rende conto che i suoi glutei sono arrossati e bruciati, poi torna a Spagna (la fermata non è distante dall' abitazione) «per controllare meglio». «Dopo un' ora e mezza c' era ancora del liquido, con attenzione l' ho pulito e ho prelevato un campione, quindi sono andato in ospedale e dai carabinieri per la denuncia». Al pronto soccorso del S.Spirito i medici sono stati categorici: «Se a contatto con quell' acido ci fosse stato un bambino, la sua pelle sottile sarebbe stata divorata fino all' osso».

LE INDAGINI
Il referto parla di «ustione nella regione glutea dopo contatto con sostanza caustica non nota», la prognosi è di 10 giorni e una sfilza di medicazioni in ambulatorio. «La mia mente è andata subito a quelle mamme che, di solito, per fare stare buoni i bambini aspettando il treno, li fanno sedere e ho rabbrividito», dice il 62enne. Ad attendere Cesare fuori il pronto soccorso c' erano anche la moglie Francesca, commerciante, e la figlia.
 
«È assurdo. Mio marito ha rischiato di rovinarsi perché c' è gente folle e criminale che va a gettare acido in stazione. Nessuno si è accorto di nulla, nessuno è intervenuto». In serata Fazioli ha accompagnato i carabinieri alla fermata, indicando la seduta incriminata e in corrispondenza della quale, i militari hanno effettivamente riscontrato uno scolo di una sostanza liquida «non definita» dall' alto. Stamani saranno ascoltati i tecnici dell' Atac per valutare di cosa si tratti e la reale correlazione con le ustioni riportate dal ristoratore. Sono stati anche sequestrati gli slip indossati dall' uomo e corrosi dalla sostanza sospetta. 

Fonte: qui

mercoledì 8 maggio 2019

LA RAGGI INSULTATA A CASAL BRUCIATO, DIFENDE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA ALLA FAMIGLIA ROM: “RESTANO, NE HANNO DIRITTO"

LA  RAGGI INSULTATA A CASAL BRUCIATO, DIFENDE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA ALLA FAMIGLIA ROM: “RESTANO, NE HANNO DIRITTO" 
DI MAIO IRRITATO PER L'INIZIATIVA DELLA SINDACA, CHE È ANDATA NEL QUARTIERE TEATRO DI TENSIONI DA GIORNI PER L'ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO POPOLARE A UNA FAMIGLIA BOSNIACA 
LA SINDACA COSTRETTA A USCIRE SCORTATA – VIDEO



raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO
"Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere". Sono le parole che ha pronunciato la sindaca uscendo dalla casa popolare assegnata alla famiglia nomade a Casal Bruciato dove è stata accolta da una raffica di insulti e offese sessiste da parte dei residenti che da  due giorni protestano contro l'assegnazione del Comune di un alloggio popolare a una famiglia bosniaca di 14 persone.

Momenti di tensione quando Raggi è stata letteralmente scortata da due cordoni del reparto mobile della polizia all'interno del piazzale condominiale dove si trova l'appartamento assegnato martedì scorso a una famiglia rom.  Insieme a lei, ci sono alcuni vicini di casa, il direttore della Caritas diocesana di Roma, don Benoni Ambarus, e un delegato del vicariato. L'iniziativa della sindaca è stata accolta con una certa
irritazione dal vicepremier Luigi Di Maio, a quanto apprende l'ANSA. Prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri, è il senso del ragionamento del leader M5S irritato - si apprende ancora - anche per la tempistica con cui la sindaca, in un giorno particolarmente importante per il M5S al governo, ha scelto di mettere in campo la sua iniziativa.
raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO

Raggi è stata contestata da circa una trentina di persone che hanno seguito il cordone di polizia che accompagnava la prima cittadina. I cittadini si erano radunati in strada poco prima per l'arrivo della presidente del municipio IV, Roberta della Casa. I cittadini urlano e chiedono principalmente legalità, rispetto e trasparenza nell'assegnazione delle case popolari. "Salvini, Salvini" ha urlato un gruppetto

Intanto sono al vaglio della Digos le immagini degli insulti alla donna nomade, tra cui la frase 'ti stupro', al suo ingresso ieri nella palazzina di Casal Bruciato a Roma scortata dalla polizia. Gli investigatori sono al lavoro per accertare con esattezza l'accaduto e stabilire eventuali responsabilità. "Purtroppo ancora oggi, in molti Paesi d'Europa - anche in Italia, nella stessa città di Roma - assistiamo a episodi di riprovevole violenza, che costituiscono il sintomo di un progressivo arretramento dei presidi di civiltà, di un drammatico affievolimento della sensibilità collettiva di fronte all'emersione di antiche e nuove forme di razzismo, spesso di matrice antisemita", ha detto il premier Giuseppe Conte incontrando 800 ragazzi russi, di origine ebraica, nel Tempio Maggiore di Roma.

raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO
"Quello che è successo ieri, di aver detto a quella signora rom, quello che tutti i giornali scrivono, ovvero che le avrei detto 'ti stupro', io non lo ho mai detto - si difende Daniele, il giovane cui è stata attribuita la frase - Gli ho detto tante altre brutte parole e mi scuso con lei per averle dette, il momento era quello che era, non si ragionava tanto bene. Io non appartengo a CasaPound, a nessun loro movimento, non sono iscritto, stavo lì da semplice cittadino. Ho preso parte a determinate iniziative con loro ma io non sono un militante di CasaPound, ma ho partecipato ad alcune loro iniziative" come dimostrano alcune immagini diffuse in Rete che lo ritrraggono col  giubbotto con i simboli di CasaPound e al fianco di esponenti del movimento di estrema destra.

"Le scene di ieri sono terribili, sentir gridare "vi impicchiamo" e soprattutto "ti stupriamo" rivolto ad una mamma con la bimba in braccio sono di una gravità incommensurabile. Ho certezza che la questura si muoverà oggi, il presidio sarà allontanato dal cortile", ha commentato l'assessore capitolino al Patrimonio Rosalba Castiglione intervistata da 'Radio In Blu'.

Non si placa la rabbia del quartiere. "Ho tre figli di 12, 10 e 3 anni e ho presentato la prima di quattro domande per un alloggio popolare nel 2007. Al Comune risulta che io abbia punteggio 0 perché sto con mio padre che ha lo sfratto esecutivo, come dovrei stare sapendo che una famiglia rom ha avuto casa dopo due soli due anni in lista?". Racconta Stefania Martelloni, residente di Casal Bruciato, all'Adnkronos. "Sono stata costretta a occupare, mi ci hanno portato, tra l'altro proprio in via Smith davanti al campo nomadi - conclude - Siamo circondati".
CASAL BRUCIATO - SENADA SEJDOVIC ASSEDIATA DALLA FOLLACASAL BRUCIATO - SENADA SEJDOVIC ASSEDIATA DALLA FOLLA

 "In questa situazione non reggiamo, così meglio tornare al campo o andare altrove". Queste le parole della famiglia rom di casal bruciato asserragliata nell'appartamento al secondo piano di via Satta. A riferirle è il direttore della Caritas: "Sono molto spaventati - riferisce don Ambarus - stanno cercando di capire cosa succederà. Sperano di poter resistere.
Ci hanno detto che speravano iniziasse finalmente una nuova vita per loro dopo 20 anni nei campi. L'invito a tutti è torniamo alla ragionevolezza", ha sottolineato il direttore della Caritas.

CASAL BRUCIATO - DONNE ITALIANE CONTRO I ROMCASAL BRUCIATO - DONNE ITALIANE CONTRO I ROM
Oggi pomeriggio è previsto un altro presidio. "A partire dalle 16, parteciperemo al presidio antifascista organizzato in via Satta", ha spiegato la Cgil di Roma e del Lazio. "Imed, Senada e la loro famiglia - continua il comunicato - hanno diritto, come tutti, a una casa così come a un lavoro e un'istruzione. L'emergenza abitativa e il clima di intolleranza che si respira in tutto il paese vanno affrontati quanto prima con l'obiettivo dell'inclusione e garantendo alle famiglie assegnatarie tutela dalle aggressioni neofasciste. È inaccettabile la possibilità d'azione che a questi gruppi viene concessa. Dovunque ci saranno episodi di intolleranza e aggressioni di stampo razzista e xenofobo saremo in piazza per difendere i valori di eguaglianza e inclusione sanciti nella nostra Costituzione". 'Gridate, insultate, minacciate una donna e la sua bambina. Roma è meglio di voi. I romani non sono questo schifo. Contro questa barbarie ci vediamo tutti oggi alle 16 a Casal Bruciato. Così su Twitter Matteo Orfini, deputato del Pd.

Fonte: qui

mercoledì 3 aprile 2019

A TORRE MAURA, ALLA PERIFERIA EST DI ROMA, ESPLODE LA RIVOLTA DEI RESIDENTI CONTRO L’ARRIVO DEI ROM: “DEVONO MORIRE DI FAME”




“QUI GLI ZINGARI NON LI VOGLIAMO” 

CALPESTATI I PANINI A LORO DESTINATI, UN'AUTO E DIVERSI CASSONETTI DATI ALLE FIAMME 

MOMENTI DI GRANDE TENSIONE TRA INSULTI E URLA: "VIA I ROM, FATE VENIRE I TERREMOTATI CHE STANNO SOTTO LA NEVE" - VIDEO

Luca Monaco per repubblica.it
torre maura 7TORRE MAURA
"Qui abbiamo tanti problemi, gli zingari non li vogliamo". Monta la rabbiosa protesta dei residenti di Torre Maura, estrema periferia Est del VI Municipio, che oggi pomeriggio si sono riversati in strada, di fronte all'ingresso dell'ex centro di riabilitazione in via dei Codirossoni, dove sono stati trasferiti cento rom "fragili". Sul posto sono subito arrivati alcuni dirigenti di CasaPound, pronti a cavalcare la rivolta dei residenti. Un gruppo di cittadini ha rovesciato e incendiato alcuni cassonetti per evitare l'ingresso dei rom, ha preso fuoco anche un'auto. Sono stati calpestati e distrutti i pasti a loro destinati - panini - e c'è chi ha urlato: "Devono morire di fame".

 "Qui prima c'erano gli africani, ora i rom. Basta! L'unica cosa da fare per liberarci del problema è dare fuoco alla struttura, e lo faremo", hanno urlato dopo aver impedito la consegna dei pasti ai rom. I cittadini si sono ammassati davanti all'ingresso dell'edificio continuando a urlare frasi come "andate via, fate venire i terremotati che stanno sotto la neve".

torre maura 5TORRE MAURA 
Forza Nuova annuncia: "Ci schieriamo con la gente di Torre Maura così come già fatto a Magliana, Montecucco, Massimina, Tiburtino III e Tor Bella Monaca. Siamo pronti a innalzare le bandiere nere e i tricolori dietro le barricate romane che resistono all'invasione e alla sostituzione etnica". Intanto in Campidoglio si valutano eventuali soluzioni alternative e mercoledi si dovrebbe svolgere un incontro con i residenti.

La polizia, che presidia il centro in assetto anti-sommossa, ha riportato la situazione alla calma solo parzialmente. Cento persone sono rimaste davanti all'ingresso principale. "Non ce ne andremo, noi qui non li vogliamo. Siamo pronti a qualunque cosa", si ascolta tra la rabbia generale.
torre maura 7TORRE MAURA

Non c'è stato nessun nuovo arrivò, tuttavia. Nonostante la propaganda dell'estrema destra, i numeri dei rom nel quadrante non sono affatto aumentati. Nel centro, un ex Sprar che ospitava migranti, ci sono 75 persone di cui 33 bambini, 22 donne delle quali tre in stato avanzato di gravidanza. Una di loro si sarebbe sentita male a causa dello stress provocato dalla manifestazione di protesta.

Si tratta di famiglie in stato di "fragilità sociale", che erano ospiti nel centro del Comune in via Toraldo a tre chilometri di distanza dalla struttura attuale. Sono stati spostati di soli tre chilometri perché il Comune ha dovuto restituire le mura dell'immobile in via Toraldo al proprietario e il centro in via dei Codirossoni è stato individuato in seguito a una gara europea indetta dal Campidoglio già nel 2015.

A fronte di un simile scenario, "capite bene che le proteste sono del tutto prive di fondamento", osserva la portavoce del Forum del Terzo settore del Lazio, Francesca Danese, "queste famiglie hanno gravi fragilità sociali. Sono integrate nel quartiere da anni e l'individuazione di quella struttura è utile a garantire la continuità dei cicli scolastici per i più piccoli. Gli uomini si rivolgono ai Caf di zona, insomma non c'è ragione alcuna per manifestare oggi: questi atti di intolleranza sono figli del clima di odio che certa cattiva politica sta alimentando nel Paese".
torre mauraTORRE MAURA

Maria Vittoria Molinari, dell'Unione sindacale di base (Asia-Usb), attacca il Campidoglio: "La vicenda è stata gestita male - dice -, il municipio non è stato affatto informato del trasferimento e non ha potuto interloquire con la cittadinanza, spiegare. Dal canto loro i cittadini protestano perché sono stufi delle decisioni dall'alto".

Davis, un libero professionista 41enne, è inferocito: "Urlo da oggi pomeriggio - esclama -, il nostro quartiere sta diventando una fogna con le carcasse delle macchine abbandonate, le strade piene di rifiuti e di buche. Le case popolari cadono a pezzi. Eravamo già pieni di rom, adesso i nostri non potranno più uscire di casa".

Angela Barone, la presidente del comitato inquilini Isveur Torre Maura, precisa: "Mi hanno contattata alle 15 , sono entrata nel centro a parlare con gli operatori c'erano solo poche persone in strada, poi con il tam tam la protesta è cresciuta. I residenti non sopportano che la zona venga trattata come la discarica di tutti i problemi cittadini". Fonte: qui

torre maura 1TORRE MAURA

TORRE MAURA IN RIVOLTA CONTRO I ROM, I PM INDAGANO PER “ODIO RAZZIALE” 
SUPPORTATI DA ALCUNI MILITANTI DI CASAPOUND, 200 ABITANTI SONO SCESI IN STRADA. ANCORA SPUTI E INSULTI CONTRO I NOMADI: “ANDATE VIA, LADRI” 
LA RAGGI: “SONO INTERVENUTA PER SALVARE I BIMBI CHE RISCHIAVANO LA VITA. C'ERA UN CLIMA MOLTO PESANTE, DI ODIO”



torre mauraTORRE MAURA
Dopo i roghi e la guerriglia a Torre Maura, a Roma, ecco l'inchiesta. La procura della capitale ha aperto un fascicolo di indagine in relazione agli scontri avvenuti nella tarda serata di ieri nella zona, dove circa 200 abitanti della zona, supportati anche da militanti di Casapound, sono scesi in strada per protestare contro il trasferimento di alcuni rom in un centro di accoglienza. A piazzale Clodio sono in attesa di una informativa dalle forze dell'ordine intervenute. I reati ipotizzati, al momento, sono di danneggiamento e minacce aggravate dall'odio razziale.

torre mauraTORRE MAURA
«Sono intervenuta per evitare che la situazione degenerasse. C'era un clima molto pesante, di odio». Così la sindaca di Roma, Virginia Raggi, parlando delle proteste a Torre Maura contro l'arrivo di un gruppo di nomadi in un centro di accoglienza della zona. «Sono intervenuta per tutelare i tanti cittadini onesti di quel quartiere e i 33 bambini (del gruppo dei nomadi, ndr) che rischiavano la vita e l'incolumità personale. Dovere dell'amministrazione è quello di tutelare la vita e l'incolumità delle persone», aggiunge in riferimento alla decisione di ricollocarli in altre strutture.

virginia raggiVIRGINIA RAGGI
«Andate via. Da qui non ce ne andiamo fino al loro trasferimento». Sono alcune delle urla indirizzate agli ospiti nomadi nel centro di accoglienza, rivolte da alcuni abitanti della zona di Torre Maura, alla periferia di Roma, dove ieri si sono verificati disordini contro il trasferimento dei nomadi nel centro. Davanti alla struttura, dove c'è un assembramento di alcune decine di persone, c'è ancora l'auto di alcuni operatori del centro che era stata incendiata ieri durante le proteste. Ad essere parzialmente danneggiato è anche un camper parcheggiato vicino, diventato bersaglio degli sputi di alcuni giovani: «È di quei rom di m... è qui da qualche giorno», spiegano.

Una donna rom, che aveva in braccio il suo figlioletto, è stata accerchiata da alcuni residenti di Torre Maura, nella periferie di Roma, che si trovavano a protestare davanti alla struttura dove nelle ultime ore sono stati trasferiti alcuni nomadi. «Vai via ladra, ti sei portata tuo figlio per proteggerti», hanno urlato alcuni contro la donna, che non è un ospite del centro, giunta sul posto per verificare lo stato del suo camper rimasto parzialmente bruciato dopo i disordini di ieri.
torre maura 7TORRE MAURA

Gli scontri di ieri sera, per scongiurare l'ingresso dei rom nel centro di accoglienza «Savi» in via dei Codirossoni, sono - per chi vive lì - il culmine di una violenza dettata dalla esasperazione. I residenti di Torre Maura denunciano una situazione insostenibile, con 15 dei 49 Sprar su tutta Roma proprio nel VI municipio. Era il 16 gennaio scorso quando 118 e 112 intervennero al centro di accoglienza tra via Paolo Savi e via dei Codirossoni per una rissa tra extracomunitari all'interno del centro. Si picchiarono con tazze e bottiglie di vetro rotte e un uomo finì in ospedale con una ferita lacero contusa al cranio.
raggiRAGGI

«Qui non abbiamo mai avuto problemi. Sono gli zingari, la gente non li vuole». Così un gambiano racconta all'Adnkronos gli scontri di ieri sera. «Sono ancora qui, ieri non si dormiva - spiega un altro -. Hanno paura che vanno a rubare». «Ieri sono tornato alle 21 - spiega un altro - c'era il delirio. I rom non hanno dato problemi a noi, ma i residenti del quartiere li vogliono fuori».
torre maura 7TORRE MAURA





«La notte scorsa è venuto qui il capo di Gabinetto, Castiglione, spiegandoci che nella prima mattina di oggi avrebbero portato via i rom. Non abbiamo dormito, presidiamo». Così uno dei tanti residenti di Torre Maura ancora davanti all'ingresso del centro di accoglienza protetto dai poliziotti del Reparto Mobile. La guerriglia della notte ha tolto la voce ai più che stamattina sono tornati in via dei Codirossoni, chi in ciabatte, chi con tute infilate in tutta fretta. «Ai pochi extracomunitari che ancora sono nella struttura, un tempo polo fisioterapico funzionante, si sono aggiunti almeno 75 rom. Che stanno ancora qui, anzi li abbiamo visti a fare colazione».

torre maura 5TORRE MAURA
Noi restiamo qui - incalza Rita, una residente - ci siamo dati il cambio con chi ha fatto la notte. Finché non li mandano via non molliamo. Gli hanno dato 7 giorni di tempo per andarsene, aspettiamo». «Finché resta in piedi, questa struttura sarà per noi sempre un problema - spiega Carlotta -. Dentro è uno schifo adesso, e pensare che è stata una casa degli studenti e poi una struttura ospedaliera che aiutava chi aveva problemi. Adesso hanno trovato il modo di farci i soldi, mettendoci gli extracomunitari prima e i rom poi».

Fonte: qui

RICOLFI: "IL SENTIMENTO CHE ANIMA LA PROTESTA DI TORRE MAURA CONTRO I ROM NON È L’ODIO MA UN FORTISSIMO, DISPERATO SENSO DI INGIUSTIZIA. CHI FATICA A SBARCARE IL LUNARIO NON RIESCE A CAPIRE PERCHÉ AD ALCUNI GRUPPI E MINORANZE (ROM E MIGRANTI INNANZITUTTO) È ACCORDATA UNA SPECIALE PRECEDENZA E ATTENZIONE, IL TUTTO SENZA CHE ALCUN MERITO, O FRAGILITÀ ESTREMA, GIUSTIFICHI UNA TALE DIFFERENZA DI TRATTAMENTO"

DIETROFRONT DELLA RAGGI E LA STOCCATA DI SALVINI ALLA SINDACA: "METODO SBAGLIATO"


Luca Ricolfi per www.ilmessaggero.it

torre mauraTORRE MAURA
Riassumiamo i fatti. L’altro ieri i residenti di Torre Maura (quartiere di Roma) hanno dato vita a una rivolta, con vari episodi di violenza e di intimidazione, quando si sono accorti che il Comune stava trasferendo 77 rom in un centro che, fino a poco prima, aveva ospitato alcune decine di migranti. Gli abitanti di Torre Maura, recentemente “liberati” della presenza dei migranti, non ci hanno visto più quando se li sono visti sostituire con i rom.

virginia raggiVIRGINIA RAGGI
L’operazione rientra nella cosiddetta “terza via” di Virginia Raggi: trovare un compromesso fra il buonismo “senza sé e senza ma” della sinistra e il cattivismo, anch’esso senza se e senza ma, della Lega e del suo leader Salvini. L’idea è (o meglio era) di sgomberare i campi rom, assicurando percorsi di reinserimento individuale (formazione, lavoro, alloggio, ritorno in Romania), ampiamente finanziati dalla mano pubblica. Una strategia già tentata senza grande successo l’estate scorsa con il campo rom di Prima Porta (Camping River). Oggi, forse scottata da quell’esperienza, la sindaca la riformula in modo un po’ più filosofeggiante: “Su migranti e campi rom sto portando avanti la ‘terza via’: inflessibili con i delinquenti, accoglienti con le persone fragili. Semplificare i temi complessi è sbagliato”.
SGOMBERO CAMPING RIVERSGOMBERO CAMPING RIVER

Giustissimo, ma più facile a dirsi che a farsi. Perché portare in blocco 70 rom in un quartiere degradato, che ha già enormi problemi, dallo stato penoso degli alloggi comunali ai roghi dei cassonetti, che cos’è se non un modo semplicistico di affrontare il problema? (e infatti l’Amministrazione comunale ha già fatto macchina indietro: i 70 rom, in massima parte donne e bambini, saranno portati tutti via entro una settimana).

torre mauraTORRE MAURA
Semplicistico, soprattutto, è prendersela con l’ira popolare senza comprenderne le ragioni. Ragioni che non giustificano in alcun modo gli atti violenti e le manifestazioni di odio (su cui già indaga la Procura) ma che hanno una loro macroscopica consistenza. Proviamo a riassumerle, una ad una.
Prima ragione. La gente non capisce perché si continui a parlare di periferie degradate, della necessità di riqualificarle, dell’urgenza di un ritorno della politica nei quartieri, e poi non riesce né a tener pulite le strade (che è il minimo sindacale per un’amministrazione), né a garantire la sicurezza (che è il minimo sindacale per uno Stato), e come se questa assenza non fosse già abbastanza colpevole scarica su un territorio già stremato i problemi di specifici gruppi sociali (migranti e rom), peraltro noti per un tasso di criminalità superiore alla media.

RAGGI BERGOGLIORAGGI BERGOGLIO
Seconda ragione. La gente non capisce perché un cittadino italiano ordinario, per vivere, debba sbattersi in cerca di un lavoro e di una casa, mentre alcuni gruppi sociali “speciali” paiono godere di una sorta di diritto a reddito e alloggio. E ancor meno capiscono che altre minoranze sventurate, questa volta costituite da cittadini italiani, non godano di altrettanti diritti e attenzioni (“andate via, fate venire i terremotati che stanno sotto la neve!” è una delle frasi che si sono ascoltate durante le proteste a Torre Maura).

torre maura 7TORRE MAURA 
Terza ragione. La gente non capisce la “terza via” perché sa perfettamente come andrà a finire: il lato buonista premierà le persone fragili (o presunte tali), il lato cattivista resterà lettera morta. Perché è facilissimo spendere soldi dei contribuenti o dell’Europa per gestire l’accoglienza, è praticamente impossibile arginare i comportamenti illegali (le periferie non sono sufficientemente presidiate dalle forze dell’ordine, intere porzioni del territorio sono in mano alla criminalità, chi infrange le leggi può tranquillamente essere arrestato e liberato decine di volte).

SGOMBERO CAMPING RIVERSGOMBERO CAMPING RIVER
La realtà, temo, è che la Terza via, attuata con tanta improvvisazione (pare che dell’operazione di trasferimento a Torre Maura non fosse stato informato neppure il presidente grillino del VI Municipio, di cui Torre Maura fa parte), non possa che rafforzare la reazione cui pretende di porre un freno. Certo, se si pensa che le reazioni rabbiose al trasferimento dei rom siano dovute alla rozzezza del volgo romano, o all’estrema destra che soffia sul fuoco, aizzando i peggiori istinti popolari, allora non c’è niente da fare: fascismo e razzismo avanzano tenendosi per mano, e tocca ai sinceri democratici resuscitare antifascismo e antirazzismo, i due grandi anticorpi alla disumanizzazione trionfante.

C’è però anche un altro modo di mettere le cose. A giudicare dai resoconti della protesta, dalle frasi e dagli slogan che si sono sentiti, il sentimento centrale che pare animare la protesta non è l’odio ma, forse più semplicemente e umanamente, un forte, fortissimo, disperato senso di ingiustizia. Chi fatica a sbarcare il lunario in un quartiere degradato, non riesce a capire perché i migranti non siano inviati in altri quartieri delle città (già: perché?), soprattutto in quelli del politicamente corretto i cui abitanti manifestano orgogliosamente in favore dell’accoglienza. Ma soprattutto non capisce un’altra cosa: perché, nella distribuzione delle risorse pubbliche, la maggior parte dei cittadini siano lasciati soli, a giocare la loro difficilissima battaglia individuale per la sopravvivenza, mentre ad alcuni gruppi e minoranze (rom e migranti innanzitutto) è accordata una speciale precedenza e attenzione, il tutto senza che alcun merito, o fragilità estrema, giustifichi una tale differenza di trattamento.
torre maura 5TORRE MAURA



SALVINI PUNGE RAGGI: «METODO SBAGLIATO». LEI: «COLPA DEGLI UFFICI»
Simone Canettieri e Lorenzo De Cicco per www.ilmessaggero.it

In pubblico, da parte di Matteo Salvini, c'è una stoccata netta nei confronti della sindaca e la conferma della linea dura contro i nomadi che delinquono: «È sbagliato spostare dalla sera alla mattina decine di persone da palazzo a palazzo, quartiere a quartiere, di periferia in periferia. Le cose vanno fatte alla luce del sole, in maniera trasparente. Se ci sono rom che si vogliono integrare sono i benvenuti: quelli che pensano al furto non meritano niente». In privato, invece, c'è una telefonata «cordiale» e dai toni più confidenziali che istituzionali. Obiettivo, capire come «affrontare la rivolta». A metà giornata la sindaca Virginia Raggi riesce a mettersi in contatto con Salvini. Il ministro dell'Interno si fa spiegare per filo e per segno chi sono i residenti che protestano, perché lo fanno, chi c'è dietro ai disordini. Per la grillina è l'occasione di uno sfogo, che esce lentamente durante la conversazione, mentre gli illustra il quadro della situazione che si è sviluppata nelle ultime ore.
paola tavernaPAOLA TAVERNA


«Un'escalation di violenza e intolleranza», la definisce il Campidoglio. Da parte di Salvini c'è un atteggiamento belligerante a metà. Davanti alle telecamere il titolare del Viminale esprime sì una serie di perplessità sul modus operandi utilizzato dal Comune, ma preferisce non affondare più di tanto il colpo durante la telefonata. La cautela del «Capitano» si può spiegare in diverse modi. Gli preme non aprire un altro fronte con il M5S, visto il clima di guerra totale che si respira in parlamento. Una precauzione che si incastra in uno scenario molto più complicato. D'altronde Lega e M5S sull'inclusione di migranti e rom e, più in generale, sull'approccio a queste tematiche, sono diametralmente all'opposto.
torre maura 1TORRE MAURA 

LE TELEFONATE
Nella catena di telefonate la prima a essere interpellata dal ministero dell'Interno è il prefetto della Capitale, Paola Basilone. Tocca a lei fare il punto a Salvini che vuole essere informato su una protesta che, da martedì sera, ha preso una piega pericolosa, con le auto incendiate, i tafferugli, i cassonetti scagliati in strada, a fare da argine alle forze dell'ordine. La rappresentante del governo chiama poi in Campidoglio, parla a lungo, per tutta la giornata, col delegato alla Sicurezza della sindaca, Marco Cardilli, l'unico rappresentante dell'amministrazione stellata a recarsi a Torre Maura, accolto dai fischi dei residenti. E così riparte il giro inverso, fino al contatto tra «Matteo» e «Virginia». I vertici M5S blindano la sindaca. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede le esprime «massimo sostegno» davanti a questi focolai di violenza e queste aggressioni di matrice estremista. Se si scava in profondità, in molti sono costretti anche tra i big pentastellati a barcamenarsi. Spiega Mattia Fantinati, sottosegretario alla Pubblica amministrazione: «La guerra fra poveri c'è perché la sinistra non poteva integrare altri soggetti fragili e ha scavato un gap ancora più grande fra ricchi e poveri. Oggi questa bomba sociale viene strumentalizzata dai neofascisti».
MATTEO SALVINI SELFIEMATTEO SALVINI SELFIE

Paola Taverna, vicepresidente del Senato in quota M5S, che nel VI Municipio di Roma ha anche una base elettorale forte, dice di «condividere l'esasperazione di chi, pur avendo sempre mostrato spirito di accoglienza, ritiene ingiusto sovraccaricare ulteriormente una piccola comunità». E se la prende con l'Ufficio Rom del Campidoglio, finito ora anche nel mirino di Raggi, con la rimozione della responsabile, Michela Micheli, e un'indagine interna. «La gestione degli uffici è stata inqualificabile», è convinta Raggi.

I LIMITI
torre maura 7TORRE MAURA 






La sindaca condivide con Salvini l'obiettivo finale, quello cioè di arrivare allo smantellamento progressivo dei campi rom. Ma la strategia per arrivarci è diversa. Raggi non crede nella ruspa amata dal leader del Carroccio. Nell'ultimo anno ha parlato spesso - lo ha fatto anche l'altro ieri, appena scoppiata la protesta, in tv - della «terza via» del M5S, a metà, dicono in Campidoglio, tra il «buonismo di certa sinistra» e la linea dura del Viminale. Insomma, «inflessibili con i delinquenti, accoglienti con le persone fragili, come i bambini».
Facile dirsi, molto complicato da mettere in pratica. Il piano Rom varato dal Campidoglio ormai quasi due anni fa, numeri alla mano, arranca. Per ora è stato smantellato solo il Camping River, con l'appoggio del Ministero dell'Interno, per mettere fine a una situazione di abbandono che aveva prodotto un'«emergenza sanitaria», come scrisse Raggi nell'ordinanza di chiusura. I rimpatri volontari in Romania non decollano, anzi: fino a oggi sono tornate nel paese d'origine appena 6 famiglie. Una goccia nel mare. Anche il bonus affitto, cioè l'assegno del Comune, fino a 800 euro al mese, per permettere ai nomadi di prendere casa lontano dalle baracche, finora, è stato un fiasco. Fonte: qui


CAMPING RIVERCAMPING RIVER