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martedì 28 gennaio 2020

SARONNO, MORTI IN CORSIA: L’EX VICEPRIMARIO LEONARDO CAZZANIGA CONDANNATO ALL’ERGASTOLO


ACCUSATO DI 15 OMICIDI (12 PAZIENTI E TRE PARENTI DELLA SUA EX AMANTE, L'INFERMIERA LAURA TARONI) È STATO CONDANNATO PER TUTTI I CASI. INSIEME A LUI CONDANNATI ANCHE QUATTRO MEDICI DELLA STRUTTURA, ASSOLTO L'ONCOLOGO GIUSEPPE DI LUCCA

Pino Vaccaro per ilfattoquotidiano.it

LEONARDO CAZZANIGA SARONNOLEONARDO CAZZANIGA SARONNO
Ergastolo per l'ex vice primario del Pronto Soccorso di Saronno (in provincia di Varese), Leonardo Cazzaniga,  con isolamento diurno per tre anni, interdizione perpetua dei pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena, libertà vigilata per un tempo non inferiore a tre anni. È stata questa la sentenza pronunciata nel tardo pomeriggio di oggi, lunedì 27 gennaio, dalla Corte D’assise di Busto Arsizio, presieduta dal giudice Renata Peragallo, contro la figura chiave dell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Il massimo della pena per Leonardo Cazzaniga, accusato di 15 omicidi volontari, condanne più lievi per altri quattro medici. Il dispositivo è stato letto poco dopo le 17: Cazzaniga è stato condannato per 12 casi e assolto per altri tre, cioé quello di Antonino Isgrò, quello di Maria Rita Clerici e quello di Domenico Brasca.

La Corte, inoltre, ha condannato i componenti della commissione medica interna d’inchiesta che aveva giudicato l’operato del medico. Condannato a 2 anni e 6 mesi il primario del pronto soccorso Nicola Scoppetta, 2 anni e 6 mesi per il direttore dei presidi Paolo Valentini, per il direttore sanitario dell’azienda sanitaria Roberto Cosentina e per il medico legale Maria Luisa Pennuto. È stato assolto invece l’oncologo Giuseppe Di Lucca. Cazzaniga doveva rispondere in aula dell’omicidio volontario di 12 pazienti e di 3 persone in ambito familiare.

LEONARDO cazzaniga laura taroniLEONARDO CAZZANIGA LAURA TARONI
Giudicato colpevole dell’omicidio volontario di Giuseppe Vergani, Luigia Lattuada, Angelo Lauria, Virginia Moneta, Antonietta Balzarotti, Pierfrancesco Leone Ferrazzi, Giovanni Borghi, Mario Volonté, Federico Mascazzini, Pietro Oliva. Pazienti terminali ai quali secondo la Procura di Busto aveva somministrato un sovradosaggio di farmaci con la chiara intenzione di uccidere. Un mix letale.


La tesi difensiva, viceversa, ha sempre respinto questa ricostruzione: per gli avvocati di Brescia, Andrea Pezzangora e Ennio Buffoli, infatti, il medico, colmando una lacuna dell’ospedale, praticava in situazione di emergenza medicina palliativa tentando con la somministrazione di farmaci di lenire le sofferenze dei pazienti. Ma non c’era alcuna intenzione omicida. Linea respinta dalla Corte D’Assise che lo ha condannato.

Oltre alle morti in corsia, Cazzaniga doveva rispondere del decesso di tre persone in ambito familiare, Massimo Guerra, Luciano Guerra e Maria Rita Clerici, rispettivamente marito, suocero e madre della sua ex amante, l’infermiera Laura Taroni, già condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione con rito abbreviato. La donna è stata ritenuta responsabile, in concorso, della morte della madre e del marito. Era stata invece assolta per l’omicidio del suocero Luciano Guerra.

LEONARDO cazzanigaLEONARDO CAZZANIGA
In mattinata, prima della lettura del dispositivo, Leonardo Cazzaniga aveva letto un messaggio nel quale aveva ringraziato diverse persone che gli sono state vicino, a partire dai propri avvocati e aveva ribadito la propria innocenza rispetto agli omicidi volontari contestati: “Ringrazio i miei due angeli custodi, i miei arcangeli guerrieri, per aver intrapreso un percorso titanico, per aver elaborato un’immensa quantità di dati con straordinaria arguzia, intelligenza, certosina pazienza.

Hanno creduto in me autenticamente, nella verità del mio agito. Il mio vivere, in toto, non è stato improntato al somministrare, indurre la morte, bensì il tentativo umanamente imperfetto di curare. Quando non ho più potuto far risplendere la vita mi sono attestato nel compito gravoso di intraprendere un cammino di vicinanza al morire, nel tentativo di rendere dignitosa la morte”. Il legale di Cazzaniga ha annunciato il ricorso in appello. 
Fonte: qui

mercoledì 25 settembre 2019

TRE ERGASTOLI AL CLAN DI OSTIA: PER LA CORTE D'ASSISE È UN'ASSOCIAZIONE MAFIOSA

CARCERE A VITA PER CARMINE, OTTAVIO E ROBERTO SPADA, QUEST'ULTIMO GIÀ CONDANNATO PER L'AGGRESSIONE CON UNA TESTATA AL GIORNALISTA RAI DANIELE PIERVINCENZI. 

Federica Angeli per Repubblica.it

lettura sentenza contro clan spadaLETTURA SENTENZA CONTRO CLAN SPADA
Tre ergastoli. Per Carmine, Roberto e Ottavio Spada, detto "Marco". E la sentenza di primo grado riconosce che il clan Spada, la potente famiglia sinti del litorale romano, è un'associazione mafiosa.

Dopo oltre nove ore di Camera di consiglio i giudici della Corte d'Assise hanno confermato i capi d'accusa, e quindi il 416bis agli oltre 20 imputati a processo per associazione a delinquere di stampo mafioso e videocollegati dai rispettivi carceri. L'inchiesta era partita dopo gli oltre 30 arresti del 25 gennaio 2018 con cui le forze dell'ordine hanno eseguito l'ordinanza per gli omicidi del 2011 di Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, considerati come l'inizio dell'ascesa degli Spada.

ROBERTO SPADAROBERTO SPADA
Gli imputati erano accusati a vario titolo di reati come l'associazione di stampo mafioso, l'omicidio, l'estorsione, l'usura, la detenzione e porto di armi e di esplosivi, incendio e danneggiamento aggravati, ed altri crimini contro la persona, oltre al traffico di stupefacenti, l'attribuzione fittizia di beni e l'acquisizione, in modo diretto e indiretto, della gestione e il controllo di attività economiche, e appalti legati a stabilimenti balneari, sale giochi e negozi. Dei 24 imputati, 17 sono stati condannati e sette escono assolti con formula piena.

I due pm che hanno istruito il processo, Ilaria Calò e Mario Palazzi, nel corso della requisitoria avevano chiesto duecentootto anni più tre ergastoli per associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti degli imputati che avevano scelto il rito ordinario nel maxi processo del clan. Le pene più alte erano state richieste per il boss Carmine Spada, detto Romoletto, il fratello Roberto Spada, noto alle cronache per la testata che fracassò il setto nasale al giornalista Daniele Piervincenzi nel novembre del 2018, e il nipote Ottavio Spada, detto Marco: per loro tre ergastoli. E sono stati confermati. Roberto Spada era già stato condannato a sei anni per la testata a Piervincenzi.
ROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZIROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZI
Oltre ai tre ergastoli, condannato a 16 anni di reclusione Ottavio Spada, detto "Maciste", a 9 anni Nando De Silvio, detto "Focanera" e a 10 anni a Ruben Alvez del Puerto, anche lui coinvolto nell'aggressione al giornalista Rai di Nemo. Assolti invece Armando Spada, Enrico Spada, Roberto Spada detto "Zibba", Francesco De Silvio, Samy Serour, Stefano De Dominicis e Roberto Sassi.

CARMINE SPADA DETTO ROMOLETTOCARMINE SPADA DETTO ROMOLETTO
"Sono indignato, è una follia vera", così il commento a caldo dell'avvocato Mario Girardi, difensore di Carmine Spada, che ha aggiunto: "Questa decisione è una vergogna, non condivisibile in alcun suo aspetto".

Nell'attesa della sentenza l'aula bunker si era riempita di cittadini di Ostia che volevano assistere alla lettura del verdetto. Era presente anche la sindaca Raggi che ha espresso "soddisfazione" per la sentenza e ha aggiunto: "Istituzioni e cittadini onesti se uniti vincono sempre. Continuerò #atestaalta la battaglia per la legalità".

In aula anche qualche familiare degli imputati, in netta minoranza rispetto al pubblico di residenti del X Municipio, accompagnati dal presidente dell'associazione antimafia Noi Massimiliano Vender, dal presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e da Giampiero Cioffredi presidente dell'Osservatorio sulla legalità della Regione Lazio. 

Fonte: qui


arresto roberto spadaARRESTO ROBERTO SPADAroberto spada aggredisce l inviato di nemo 5ROBERTO SPADA AGGREDISCE L'INVIATO DI NEMO

giovedì 30 maggio 2019

Pamela, Oseghale condannato all'ergastolo e a 18 mesi di isolamento


© enrico.polselli Innocent Oseghale, 30enne pusher nigeriano (LaPresse)
Ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi per Innocent Oseghale, il 30enne pusher nigeriano condannato per omicidio, occultamento di cadavere - mentre la violenza sessuale è stata assorbita dalle aggravanti - per la morte di Pamela Mastropietro, 18 anni, romana, il cui cadavere fatto a pezzi fu trovato in due trolley sul ciglio della strada a Pollenza il 31 gennaio 2018. E' la sentenza emessa dai giudici della Corte d'Assise di Macerata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio.
La madre di Pamela Mastropietro: "Mia figlia non si è mai bucata e odiava le siringhe" (Corriere TV)
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
Alla lettura della sentenza, tra il pubblico dei parenti e degli amici della ragazza è partito un applauso. Il presidente della Corte ha subito richiamato al  silenzio i presenti per proseguire la lettura del dispositivo. I genitori di Pamela si sono abbracciati.
"Giustizia è stata fatta, intanto fuori uno, ora tocca agli altri". Così la mamma di Pamela Mastropietro ha commentato la condanna. Secondo la madre della 18enne infatti Oseghale non ha fatto tutto da solo.

Come conseguenza dell'ergastolo per l'omicidio di Pamela Mastropietro, la Corte d'assise di Macerata ha dichiarato per Innocent Oseghale, padre di due bimbi piccoli avuti da una compagna italiana, come pene accessorie la decadenza dalla potestà genitoriale e l'interdizione da pubblici uffici. Fonte: qui

martedì 26 marzo 2019

IGOR IL RUSSO È STATO CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

IL CRIMINALE E’ STATO PROCESSATO A BOLOGNA PER GLI OMICIDI DEL BARISTA DAVIDE FABBRI E DEL VOLONTARIO VALERIO VERRI (E PER UNA SERIE DI ALTRI REATI) 

DOPO UNA LATITANZA DI OTTO MESI, IL KILLER (ALL’ANAGRAFE NORBERT FEHER) È STATO ARRESTATO IN SPAGNA A DICEMBRE 2017 E DA ALLORA È IN CARCERE A SARAGOZZA…

IGOR IL RUSSO CONDANNATO ALL'ERGASTOLO
(ANSA) - Igor il russo è stato condannato all'ergastolo. Il gup Alberto Ziroldi ha deciso il massimo della pena per il killer serbo, al secolo Norbert Feher, processato a Bologna in abbreviato per gli omicidi del barista Davide Fabbri e del volontario Valerio Verri e per altri reati. Feher, dopo una latitanza di otto mesi, è stato arrestato in Spagna a dicembre 2017 e da allora è in carcere a Saragozza.

IGOR: VEDOVA FABBRI, MIO MARITO UCCISO DALLO STATO
igor il russoIGOR IL RUSSO
(ANSA) - "Chi lo ha ammazzato non è stato Igor, ma è stato lo Stato, perché questa persona non doveva essere qui in Italia". Sono le parole di Maria Sirica, vedova di Davide Fabbri, oggi per la prima volta in aula nel processo all'uomo accusato dell'omicidio del marito, il killer Norbert Feher alias Igor Vaclavic. Il riferimento è al fatto che il serbo in precedenza aveva avuto un'espulsione.

"Non è giusto che una persona viene nel locale e può ammazzare le persone. Non è giusto. Mi ha lasciato un trauma. Io non ce la faccio più", ha aggiunto Sirica, affiancata dal suo avvocato Giorgio Bacchelli. Che effetto le ha fatto vedere per la prima volta, dopo l'assalto nel suo bar di Budrio, l'imputato collegato in video? "Lo volevo vedere da vicino per dirgli un po' delle mie cose che ho dentro. Perché non è giusto che una persona viene a fare una rapina e deve ammazzare le persone. Qui siamo in Italia e tutto è permesso", ha detto la vedova al termine dell'udienza in tribunale a Bologna.
IGOR IL RUSSOIGOR IL RUSSO

IGOR: LE VITTIME CHIEDONO DANNI PER OLTRE 4,5 MILIONI
(ANSA) - Le vittime di Igor il russo hanno chiesto risarcimenti danni per circa 4,7 milioni complessivi, nelle loro arringhe durante il processo in abbreviato al killer serbo. Il difensore dei familiari di Davide Fabbri, avvocato Giorgio Bacchelli, ha chiesto infatti un milione per la vedova di Davide Fabbri, e cinquecentomila euro per il padre della vittima, Franco Fabbri, ucciso l'1 aprile 2017 nel bar 'Il Gallo' di Riccardina di Budrio.
igor vaclavic prima dell arrestoIGOR VACLAVIC PRIMA DELL ARRESTO

L'avvocato Fabio Anselmo ha chiesto 2,1 milioni per la famiglia di Valerio Verri, mentre l'avvocato Denis Lovison ha chiesto un milione per Marco Ravaglia, agente provinciale ferito nell'agguato in cui morì Verri, l'8 aprile 2017 a Portomaggiore. E' infine di 50mila euro la richiesta della provincia di Ferrara, rappresentata dall'avvocato Alberto Bova. Il difensore di Norbert Feher, avvocato Gianluca Belluomini, ha chiesto l'assoluzione da alcuni capi di imputazione, l'esclusione delle aggravanti e una pena che non sia l'ergastolo. Sentenza prevista intorno alle 14.30.

Fonte: qui

mercoledì 30 gennaio 2019

GIUSEPPE GULOTTA CHIEDE 66 MILIONI DI EURO PER AVER PASSATO 22 ANNI IN CARCERE DA INNOCENTE


CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO DI DUE CARABINIERI QUANDO AVEVA 18 ANNI, VENNE ASSOLTO DOPO UNA LUNGA E TRAVAGLIATA VICENDA GIUDIZIARIA 

GLI È GIÀ STATO RICONOSCIUTO UN RISARCIMENTO DI 6,5 MILIONI, MA…

Chiara Moretti per www.adnkronos.com

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Oltre 66 milioni di euro per aver scontato anni di carcere da innocente. E' il risarcimento, chiesto da Giuseppe Gulotta, vittima di un errore giudiziario per l'omicidio di due giovani carabinieri della caserma di Alcamo Marina del 26 gennaio del 1976. Arrestato e condannato all'ergastolo, quando aveva 18 anni, venne assolto dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria, dopo una lunga serie di processi e 22 anni passati dietro le sbarre.
CARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTACARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTA

"I giudici stabilirono che la confessione venne estorta e gli venne riconosciuto un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro" dice all'Adnkronos l'avvocato Baldassare Lauria, spiegando che il ragionamento della Corte è che "possono liquidare soltanto l'indennizzo per i giorni che Gulotta ha espiato in maniera indebita".

"A ben vedere il giudice se gli portano un verbale falso sbaglia ma non è colpa sua. Compie un errore solo perché altri hanno fatto qualcosa che non dovevano". "Per quanto riguarda l'atto illecito, compiuto dai carabinieri, sosteneva la Corte di Reggio - spiega il legale -, non può essere la magistratura: il loro errore è legato a condotte illecite di altri".
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

C'è, poi, un secondo pilastro che è l'azione risarcitoria. "L'Italia nel 1984 firmò la convenzione di New York per la prevenzione della tortura in cui si impegnava a codificare il reato e, quindi, a predisporre una serie di strumenti per prevenirla.

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Ma è stato codificato soltanto nel 2016, cioè, a una distanza siderale rispetto all'84 - denuncia l'avvocato -. Nelle more è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell'uomo in merito ai fatti di Genova, condannando l'Italia per non aver previsto strumenti di prevenzione e il reato di tortura".
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

L'azione ha, quindi, due destinatari. Da un lato, conclude l'avvocato, "l'Arma e dall'altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto rappresentante dello Stato che ha omesso di adempiere agli ordini internazionali".

Fonte: qui

GIUSTIZIATO DALLA GIUSTIZIA 


PARLA GIUSEPPE GULOTTA, L’UOMO CHE HA SCONTATO IN CARCERE 22 ANNI DA INNOCENTE: “NON SO QUANTO VALGA UNA VITA ROVINATA DA 18 A 55 ANNI. SE ARRIVERÀ DEVOLVERÒ IL RISARCIMENTO ALLA FONDAZIONE CHE HO COSTITUITO” 
“FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA? LA FERITA È SEMPRE APERTA. PURTROPPO SOTTO TORTURA HO DETTO CHE SONO STATO IO, POI LA SVOLTA È ARRIVATA NEL 2007”

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Ha scontato in carcere 22 anni da innocente. Adesso chiede allo Stato un risarcimento di oltre 66 milioni di euro. Protagonista della storia è Giuseppe Gulotta, ex muratore di Certaldo (Firenze), vittima di un errore giudiziario. Venne arrestato nel gennaio del 1976 per l’omicidio di due carabinieri della stazione di Alcamo Marina (Trapani), Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Allora diciottenne, venne condannato all’ergastolo, ma dopo nove processi e 22 anni di carcere ingiusto, nel marzo 2012 fu assolto dalla corte d’appello di Reggio Calabria che stabilì come la confessione venne estorta con sevizie e torture da parte dei militari dell’Arma dei carabinieri.

Giuseppe Gulotta è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

“Qualcuno ancora è convinto della mia colpevolezza, malgrado ci sia una sentenza che parla chiaro: un’assoluzione per non aver commesso il fatto –ha affermato Gulotta-. Purtroppo sono stato condannato per una dichiarazione falsa rilasciata ai carabinieri sotto tortura. La condanna si è basata solo sulla confessione.

Purtroppo sotto tortura ho detto che sono stato io. La svolta è arrivata nel 2007 in una trasmissione televisiva, è stato detto che i presunti colpevoli erano stati tutti assolti, quando in realtà io ero ancora in carcere. Una persona, tramite internet, ha scritto che era disposto a dire la verità. Era un ex carabiniere, che fu interrogato dalla procura di Trapani e raccontò le stesse cose che raccontai io su quella vicenda. La speranza non si era mai spenta, avevo attorno a me la mia famiglia, avevo la fede e mi reggevo sulla consapevolezza della mia innocenza. Le sentenze purtroppo, giuste o sbagliate, bisogna accettarle, io ho scelto la via del carcere, altri invece se ne sono andati e sono rimasti latitanti.
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

Adesso ho 61 anni. Ho una famiglia che ho ritrovato quando sono uscito dal carcere. Io sono stato dichiarato innocente quando ormai la pena l’avevo scontata tutta, perché mi era stata concessa la libertà condizionata, ma io lotto comunque per la giustizia perché voglio che vengano trovati i responsabili di questo omicidio.

Risarcimento di 66 milioni? La richiesta sicuramente verrà fatta. Io non so quanto valga una vita rovinata da 18 a 55 anni. Io ho ricevuto una somma dallo Stato per ingiustizia detenzione, il risarcimento è un’altra cosa. Se arriverà lo devolverò alla fondazione che ho costituito con i miei legali che ha l’obiettivo di aiutare chi è rimasto vittima di casi di malagiustizia. Fiducia nella giustizia? La ferita è sempre aperta, però mi consola il fatto che se dei giudici hanno condannato indotti dagli errori nelle indagini, altri giudici mi hanno assolto. Non ce l’ho con le istituzioni e con le forze dell’ordine”.

Fonte: qui