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lunedì 18 maggio 2020

I MISTERIOSI CASI DI COVID-LIKE CON POLMONITE E TAMPONE FALSO NEGATIVO


PAZIENTI SENZA SINTOMI O CON POCA FEBBRE HANNO IN REALTÀ LA POLMONITE INTERSTIZIALE 

UNO STUDIO CONFERMA…

Cristina Marrone per corriere.it

Li hanno chiamati casi Covid-like: si tratta di pazienti negativi al tampone e con sintomi sfumati, ma una Tac rivela polmoniti interstiziali del tutto analoghe a quelle dei pazienti Covid. «Questi pazienti sono del tutto simili a quelli di Covid, ma senza che il virus emerga dal tampone. Talvolta lo scoviamo solo nel liquido di lavaggio bronco-alveolare. Il virus è sceso, lo dobbiamo cercare più in profondità» segnala Mario Balzanelli, presidente nazionale della Sis 118 (Società italiana sistema 118) che opera su Taranto.

Lo studio che conferma
Le segnalazioni per la verità arrivano da qualche tempo da tutta Italia. Alcuni giorni fa è stato pubblicato su Radiology un articolo scritto dai radiologi di Codogno con i colleghi dell’Istituto Galeazzi di Milano che descrive la situazione anomala: persone sane, con tampone negativo ma con la polmonite interstiziale. Il coronavirus insomma sembra poter danneggiare i polmoni anche in maniera silenziosa in chi è asintomatico. Codogno è stata la prima zona rossa d’Italia dopo la scoperta del paziente 1 il 20 febbraio scorso. Dopo la fine del lockdown molti cittadini, preoccupati per la diffusione del virus si sono rivolti al centro diagnostico locale per sottoporsi a radiografia polmonare.

covid 19 
Nessuno di loro aveva sintomi evidenti di Covid-19, al massimo febbriciattola. Il centro radiologico ha eseguito 170 radiografie: 100 di queste, pari al 59% mostravano lesioni al polmone tipiche della malattia. I segni delle radiografie negli asintomatici non erano estesi come i sintomatici e l’ipotesi è che si trattasse di casi in via di risoluzione, persone che si trascinavano l’infezione da un po’. «La negatività di questi pazienti simil Covid al tampone - commenta Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano e co-autore dello studio - potrebbe essere legata al fatto che questo esame è stato fatto con troppo anticipo o alla presenza di falsi negativi. Ad ogni modo ogni sintomatologia che in qualche modo può ricordare Covid deve essere sorvegliata e indagata: abbiamo visto infatti che la strumentazione diagnostica può evidenziare anche seri problemi in pazienti che all’apparenza non hanno sintomi, o li hanno solo sfumati. Sono casi preoccupanti, perché possono sfuggire».
covid 

Un popolo che sfugge
Mario Balzanelli nella sua segnalazione descrive quello che sta succedendo a Taranto: «In queste settimane post lockdown abbiamo visto sempre meno pazienti positivi, invece questi casi simil-Covid sono aumentati, e sono tutti uguali. Un popolo che sfugge alle classifiche ma che, dal punto di vista clinico, è identico ai casi Covid. Mi diranno che non tutte le polmoniti interstiziali sono legate al coronavirus, ma in questo periodo fanno scattare un allarme».

Un caso clinico
Il presidente della Sis, intervistato dall’AdnKronos, ha citato l’ultimo caso trattato, che assomiglia a tanti altri dei giorni scorsi. Un uomo di 80 anni che chiama la Centrale operativa 118 di Taranto lamentando stipsi e febbricola (37.5°C), appena comparsa. Nega la presenza di tosse. Nega la presenza di affanno (dispnea). Nega la presenza di patologie respiratorie croniche polmonari. Anche se i sintomi sono sfumati e non chiaramente riconducibili a Covid 19 l’anziano viene accompagnato all’ospedale Giuseppe Moscati, Covid hub della provincia di Taranto dove si avvia il percorso diagnostico. Buona la saturazione arteriosa di ossigeno: 93% in aria ambiente (valori normale ‘minimo’ di 80 mmHg); viene effettuato il tampone naso-faringeo, con esito negativo.

covid test 
Poi viene prontamente eseguita l’emogasanalisi, metodica di indagine che consente attraverso il prelievo di sangue arterioso dall’arteria radiale di valutare, in modo preciso, l’efficacia della funzioni di ossigenazione e di ventilazione del polmone, e quindi le esatte concentrazioni nel sangue di ossigeno e di anidride carbonica. Qui la prima sorpresa. È presente una condizione di severa insufficienza respiratoria acuta, con pressione parziale di ossigeno di 57 mmHg (valore minimo di 60 mmHg). La Tac del torace rivela polmonite interstizio-alveolare Covid-like, ossia estremamente suggestiva di Covid-19. Fonte: qui

LO PNEUMOLOGO CARNESALLI: "IL VIRUS PUÒ COLPIRE TUTTI: I BAMBINI LO PORTANO MA NON LO DIFFONDONO, DAI GIOVANI IN SU TUTTI POSSONO ESSERE COLPITI. QUELLO CHE CONTA È COME LO SI PRENDE, SONO MORTI ANCHE 30ENNI, QUINDI NON È SOLTANTO UN FATTORE D'ETÀ. NON SI INTENDE SOLTANTO CHI È AVANTI CON GLI ANNI MA ANCHE IL 60ENNE FUMATORE DA TANTI ANNI, CHI MANGIA MALE, CHI HA UN LAVORO PESANTE, CHI HA UN FISICO INDEBOLITO DA ALTRI FATTORI. PER LE FORME PIÙ LEGGERE , LA TACHIPIRINA. NEI CASI PIÙ GRAVI, SI PUÒ USARE L'IDROSSICLOROCHINA. MA BISOGNA STARE ATTENTI, PERCHÉ…"

Alessandro Ferro per il Giornale

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Il Covid "visita" anche chi lo combatte in prima linea: in un'intervista esclusiva al Giornale.it abbiamo sentito il dott. Franco Carnesalli, Clinical Manager e Consulente Pneumologo presso l’Istituto Auxologico di Milano.

Anche lui è stato colpito dal virus, fortunatamente in forma non grave. Ci ha raccontato in che modo colpisce i polmoni, dalle forme più leggere a quelle più gravi e spesso in maniera subdola, di come radiografie e Tac possono "scoprirlo" e qual è l'unico farmaco che potrebbe, addirittura, prevenirlo.
Quali sono i danni che il virus fa all’apparato polmonare?
"Parlando di polmoni, particolarmente sensibile è la mucosa dei bronchi, dove spesso Covid si attacca provocando una reazione infiammatoria comune anche ad altri virus respiratori ma in questo caso molto più cospicua. L'entità della reazione infiammatoria può dar luogo a forme leggere di bronchite o broncopolminiti senza particolari complicanze respiratorie, oppure può portare a broncopolmoniti interstiziali, che colpiscono i "muri" dell'albero respiratorio".

A tal proposito, il virus Sars-Cov-2 provoca spesso queste polmoniti interstiziali. Cosa sono?
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"Immaginiamo di avere un albergo: l'ingresso è la trachea, i corridoi principali sono costituiti dai bronchi, i corridoi secondari sono i bronchi di primo e secondo livello. In fondo, abbiamo tanti piccoli corridoi che finiscono in mini 'appartamenti' con delle 'stanzette': la broncopolmonite, normalmente, colpisce queste stanzette, nel caso di quella interstiziale vengono colpite soprattutto le pareti, come se la tappezzeria si spogliasse ed il virus si infiltrasse fino a rompere questa parete. L'infiammazione, se molto forte, può portare anche ad un interessamento del circolo polmonare e dei piccoli vasi con le embolie polmonari, responsabili anche di alcuni decessi soprattutto in un fase iniziale in cui non si conosceva bene questo aspetto".

Quindi, Covid provoca anche le embolie polmonari?
"Le citochine sono delle proteine pro-infiammatorie che, quando sono prodotte in grossa quantità, oltre ad arrossamento e gonfiore sulla pelle, possono portare all'alterazione della coagulazione intravascolare. Si sono formano aggregati piastrinici che formano gli emboli, i quali si incastrano nei vasi periferici".

Quali sono i sintomi?
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"Dipendono dal livello di aggressione e gravità del virus: alcuni sono simil influenzali come febbre, mal di testa, dolori articolari o tosse secca e si risolvono in pochi giorni. Man mano che si va verso un aspetto un po' più grave può comparire la broncopolmonite, con febbre elevata, mancanza di respiro, cefalea e dolori diffusi e tosse ma senza catarro.

Ci sono dei pazienti che, in questi mesi, hanno avuto piccole influenze o raffreddori: a posteriori, si può immaginare che abbiano avuto il Covid. Se è vero che provoca broncopolmoniti, ha dato tutta una serie di manifestazioni simil influenzali, con le quali è stata confusa, che hanno colpito anche le alte vie respiratorie, come può essere il naso rispetto ai bronchi, che fanno parte delle basse vie respiratorie".

C’è una categoria di persone che colpisce maggiormente?
"Direi di no, il virus può colpire tutti: i bambini lo portano ma non lo diffondono, dai giovani in su tutti possono essere colpiti. Quello che conta è come lo si prende, sono morti anche 30enni, quindi non è soltanto un fattore d'età. Alcune fasce più a rischio possono essere costituite da portatori di handicap, epilettici, chi ha avuto la poliomelite. Sono un po' più fragili e potrebbero avere dei danni importanti così come per chi è anziano, non si intende soltanto chi è avanti con gli anni ma anche il 60enne fumatore da tanti anni. Ma anche chi mangia male, chi ha un lavoro pesante perché hanno un fisico indebolito da altri fattori".
Sappiamo essere l’organo preferito dal virus, qual è la percentuale di casi riscontrati?
"Ho preso Covid anche io, l'ho sperimentato sulla mia pelle, per fortuna in una forma non grave. Per quello che ho potuto constatare anche con i miei colleghi, nel 90% dei casi i sintomi erano essenzialmente respiratori, da quelli più leggeri simil influenzali, via vai fino ai bronchiali per arrivare a broncopolmoniti e polmoniti".
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C’è una terapia specifica per curare i polmoni?
"In tanti pazienti con le forme più leggere come febbre, cefalee, dolori articolari e tosse si curano con tachipirina e paracetamolo. Sono tanti, però, anche i pazienti che hanno la broncopolmonite: prima di tutto, è fondamentale individuarla magari con una radiografia o una tac. Nei casi più gravi, si può usare l'idrossiclorochina, un importante antifiammatorio reumatico che sembra aver anche effetti antivirali. Bisogna stare attenti, però, perché potrebbe avere implicazioni sul cuore e va monitorato con una certa attenzione. Nelle forme di broncopolmoniti più gravi, ai limiti del ricovero, ci sono terapie antibiotiche un po' più impegnative".

Ultimamente si parla dei casi Covid-like: pazienti negativi al tampone ma una tac rivela polmoniti intrerstiziali, cosa può dirci in merito?

"Uno studio pubblicato dai medici dell'Istituto Galeazzi di Milano mostra come, su 160 pazienti arrivati al pronto soccorso con sintomi come tosse e febbre, su 100 di loro c'era la presenza di broncopolmonite. Ciò significa che in molti casi non è stata diagnosticata, molti non lo sanno. In tanti soggetti studiati a posteriori, ormai guariti, con la Tac è stata evidenziata una broncopolmonite, nascosta dai quei sintomi leggeri. Anche se non c'è certezza che fossi Covid, si trattava sicuramente di broncopolminiti non diagnosticate. È sempre utile fare una Tac per vedere se è avvenuta o meno una completa guarigione".

Il danno polmonare che si vede con la Tac, è reversibile o permanente?
"È anche legato alle condizioni di partenza di un paziente, se è sano o deteriorato. E poi, dall'entità dell'infezione: se è leggera, normalmente sparisce; nei casi di rianimazione o di intubazione, quindi gravi broncopolmoniti, è difficile che sparisca tutto. Quei famosi danni alle pareti rimangono, radiologicamente si vedono esiti più o meno marcati. Molti pazienti devono fare una riabilitazione respiratoria per riparare l'apparato respiratorio che è stato danneggiato. E vanno seguiti nel tempo".

C’è un modo per prevenire le polmoniti?
"All'inizio non si sapeva nulla. Adesso si è detto che, nelle primissime fasi o addirittura come prevenzione, l'idrossiclorochina potrebbe essere utile, tenendo sempre ben presente gli effetti cardiologici. Non si può dare a tutta la popolazione ma bisogna identificare pazienti un po' a rischio dove si sospetta l'infezione, ed evitare i sintomi e l'infiammazione descritta prima. In ogni caso, il primo rimedio resta il distanziamento, non avere contatti con il virus. Prima cosa, non essere infettati. E poi, mica il farmaco si può prendere liberamente in farmacia, è il medico che lo decide o meno. Non è la tachipirina..."

Fonte: qui

lunedì 16 marzo 2020

Coronavirus Milano, allerta casi sommersi: «Sono una marea, nessuno sa quanti»

Quanti saranno? Risposta del primo medico di base: «Una marea. Stanno male nelle loro case. Con le loro famiglie, che stanno infettando. Il numero vero non lo sapremo mai». Dunque, esiste un gran numero di pazienti Covid-19 «sconosciuti»? Risponde un secondo medico: «Se i pazienti non arrivano a una crisi respiratoria grave, non entrano ospedale. E così non saranno mai registrati. Ma hanno il coronavirus, questo è certo».
È l’opinione di due medici di base, con studio in zona San Siro e Lambrate. Non esprimono certezze epidemiologiche, non hanno in mano i risultati dei tamponi. Ma entrambi sostengono: «Sono certezze che vengono dall’esperienza. Là fuori, in città, esiste un numero enorme di malati di coronavirus che se la “sfangheranno” da soli. Noi li sentiamo al telefono, sono tanti».
Eccola, l’onda del Covid-19 che sta attraversando Milano. Con una proporzione che va ben oltre le statistiche ufficiali. E non perché si parli di pazienti «asintomatici». Ma perché il servizio sanitario è già saturo e dunque, secondo le linee guida diffuse ai medici di famiglia, con una decisione dettata dalla necessità, si sta scegliendo di tenere il più possibile i malati a casa. Sono i malati «sommersi». Per cercare di capire cosa stia accadendo, il Corriere ha sentito le voci di 8 medici di base.
I «sommersi» esistono perché il servizio sanitario, già stremato, non potrebbe occuparsene. Spiega una dottoressa: «Le indicazioni dell’Ats sono chiare. Se avete pazienti con sintomi da Covid-19, trattateli come tali, considerateli “positivi”, monitorateli, stiano isolati come da legge. Ma segnalateli solo se hanno avuto con certezza contatti con un contagiato. Ma molte persone non lo sanno neppure se hanno avuto un contatto “a rischio”, e dunque stanno passando giorni e giorni in casa con la febbre a 39, con il terrore di peggiorare. Questo sento nella loro voce, quando li chiamo ogni mattina, il terrore». Riflette Roberto Scarano, medico di base e chirurgo: «Può essere anche una scelta corretta, ma noi dovremmo avere la possibilità di andare a visitare questi pazienti per capire davvero quali siano le loro condizioni, e invece non abbiamo sistemi di protezione. Dunque non riusciamo a farlo». 
Risultato: i malati entrano in ospedale soltanto quando sono in condizioni gravi, «in alcuni casi vicini al punto di non ritorno — riflette un altro medico di zona Ripamonti —. A quel punto il sistema si attiva col massimo sforzo, ma ormai può essere troppo tardi». Un’altra dottoressa sta cercando un’alternativa per non arrivare al «punto di non ritorno»: «Ai miei sospetti, ma di fatto sicuri casi Covid-19, se hanno un “saturimetro” in casa chiedo di fare le scale o camminare sei minuti e poi verificare la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Se scende, vuol dire che il livello di rischio si sta alzando troppo».
La stessa dottoressa, con studio in centro, ha avuto anche la controprova che molti malati «sommersi» siano casi di coronavirus che il sistema non intercetterà mai: «Ho una dozzina di pazienti con sintomi identici, febbre alta e tosse. Cinque di loro prima del decreto di chiusura sono andati in Engadina e lì sono rimasti. Hanno chiesto di fare il tampone, in Svizzera pagando è possibile. Per tutti e cinque, l’esito è stato quel che per me era già scontato: “positivi».
Irven Mussi, altro medico di base, studio in via Palmanova, riflette: «I casi che emergono sono la punta dell’iceberg. Il tampone ora si fa praticamente solo a chi va in ospedale perché già grave. Ma noi medici di base sentiamo tanti pazienti con sintomi più sfumati, che potrebbero essere malati di Covid-19. I numeri dei malati quindi non sono reali. Senza contare i portatori sani. Già a gennaio avevamo notato uno strano aumento di polmoniti interstiziali, anche a Milano. Noi medici stiamo ancora aspettando una nuova fornitura mascherine e guanti. Mi ha appena chiamato un collega, che ha la polmonite e dovrà stare a casa». Le persone conteggiate in «isolamento domiciliare» sono solo quelle con un tampone «positivo», ma non in condizioni gravi. L’Ats si sta organizzando con un numero dedicato per contattarle periodicamente e monitorarne le condizioni, ma serve personale.
© Fornito da Corriere della Sera

Sulla massa (e la problematicità) dei malati «sommersi», conclude il professor Massimo Galli, responsabile Malattie infettive del «Sacco»: «Difficile dire quanti sono i positivi al virus non conteggiati. Se si tiene come riferimento il numero di morti in Lombardia e lo si confronta con quello di altri posti dove sono stati fatti tamponi a tappeto, ci immaginiamo che ci siano tante persone con infezione che non abbiamo registrato e che stanno contribuendo a diffondere il virus. Magari sono già stati malati e guariti. Il punto sarebbe poter ricostruire i contatti degli infetti almeno nelle zone ancora non sconvolte dall’epidemia, per cercare di circoscrivere il contagio. Penso alle altre Regioni, ma anche a Milano, per poter vincere la battaglia in città. Aprire più laboratori e fare più tamponi? Per Milano è un problema che va preso in considerazione».
Fonte: qui

martedì 10 marzo 2020

Gli scienziati avvertono del pericoloso "punto di non ritorno" in cui Covid-19 passa da lieve a mortale


Mentre ricercatori, medici ed epidemiologi trascorrono più tempo a studiare il coronavirus al microscopio, così come nelle infezioni da 100k + che hanno prodotto risme di dati utili, è emersa una tendenza preoccupante: i ricercatori hanno identificato un "punto di svolta" a cui il virus va da pericoloso a mortale in pazienti estremamente sensibili.
Secondo la ricerca, mentre molti pazienti non manifestano altro che un lieve raffreddore, uno su sette sviluppa difficoltà respiratorie e altre complicazioni "gravi", mentre il 6% si ammala gravemente e richiede il ricovero in ospedale per stabilizzare le proprie condizioni, rischiando la morte se non può ricevere il massimo livello di assistenza.
I pazienti in queste situazioni potenzialmente letali in genere soffrono di guasti respiratori e di altri sistemi vitali, secondo il rapporto di un team di ricercatori dell'OMS consegnato il mese scorso. A volte, i malati possono persino sperimentare shock scettici.
Poiché circa il 10-15% dei pazienti da lievi a moderati progredisce verso il prossimo stato grave, è importante per gli ospedali e i medici capire quali pazienti sono maggiormente esposti al peggioramento di un'infezione in modo da poterlo includere nelle loro valutazioni del rischio e risorse dirette e attenzione di conseguenza. A causa di questi 10-15%, dal 15% al ​​20% di quel gruppo può progredire verso una fase di infezione grave che richiede il massimo livello di attenzione e cura per salvare una vita.
I pazienti a più alto rischio includono persone di età pari o superiore a 60 anni e persone con condizioni preesistenti come ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari.
Questo tipo di triage dovrebbe almeno essere familiare alla maggior parte dei medici poiché assomiglia al profilo di infezione dell'influenza stagionale, albiet con più pazienti che avanzano allo stadio più critico finale, ha affermato Jeffery K. Taubenberger.
Quando tutto va bene, i globuli bianchi attaccano il virus e bloccano l'infezione in pochi giorni.
L'infezione inizia generalmente nel naso. Una volta all'interno del corpo, il coronavirus invade le cellule epiteliali che rivestono e proteggono il tratto respiratorio, ha affermato Taubenberger, che dirige la sezione patogenesi virale e evoluzione dell'Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive a Bethesda, nel Maryland. Se è contenuto nelle vie aeree superiori, di solito provoca una malattia meno grave.
Ma se il virus percorre la trachea fino ai rami periferici dell'albero respiratorio e del tessuto polmonare, può innescare una fase più grave della malattia. Ciò è dovuto al danno che causa la polmonite inflitto direttamente dal virus più il danno secondario causato dalla risposta immunitaria del corpo all'infezione.
"Il tuo corpo sta immediatamente cercando di riparare il danno ai polmoni non appena sta accadendo", ha detto Taubenberger. Vari globuli bianchi che consumano agenti patogeni e aiutano a guarire i tessuti danneggiati agendo come primi soccorritori. "Normalmente, se va bene, puoi eliminare l'infezione in pochi giorni."
Ma se ciò non accade, se il virus persiste e continua ad attaccare il tessuto del naso e della gola, ad un certo punto, diventerà più difficile per il corpo combattere un'infezione batterica secondaria. Tali infezioni batteriche secondarie sono particolarmente pericolose perché possono danneggiare le cellule staminali nei polmoni, rendendo sostanzialmente impossibile la guarigione dei polmoni di un paziente.
Le infezioni batteriche secondarie rappresentano una minaccia particolarmente perniciosa perché possono uccidere le cellule staminali del tratto respiratorio che consentono al tessuto di ringiovanire. Senza di loro, "semplicemente non puoi riparare fisicamente i polmoni", ha detto Taubenberger. I polmoni danneggiati possono morire di fame organi vitali di ossigeno, compromettendo i reni, il fegato, il cervello e il cuore.
"Quando si ottiene un'infezione grave e travolgente, tutto inizia a sfaldarsi in una cascata", ha dichiarato David Morens, consulente scientifico senior del direttore dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive. "Passi il punto di svolta dove tutto sta andando in discesa e, ad un certo punto, non è possibile recuperarlo ".
Questo punto di svolta probabilmente si verifica anche prima nelle persone anziane, come accade negli esperimenti con topi più anziani, ha affermato Stanley Perlman, professore di microbiologia e immunologia all'Università dello Iowa a Iowa City, che ha studiato i coronavirus per 38 anni.
Ma questo non è l'unico modo in cui le cose possono andare storte. Anche i giovani adulti sani hanno ceduto al virus, tra cui il dottor Li Wenliang, l'oftalmologo 34enne che è stato uno dei primi a mettere in guardia sul coronavirus di Wuhan. È morto dopo aver ricevuto anticorpi, antivirali, antibiotici, ossigeno e aver pompato il sangue attraverso un polmone artificiale. Gli scienziati hanno teorizzato che alcune persone hanno più recettori proteici di forma distintiva nelle loro cellule epiteliali respiratorie che il virus prende di mira. Fonte: qui

Il coronavirus può rimanere in aria per 30 minuti, percorrendo due volte la "distanza di sicurezza" secondo lo studio


Il coronavirus aerosol può rimanere sospeso in aria per almeno 30 minuti e viaggiare fino a 14 piedi(4,25 m) - circa il doppio della "distanza di sicurezza" raccomandata dai funzionari sanitari, secondo SCMP .
Lo studio, condotto da un team di epidemiologi del governo cinese della provincia di Hunan, ha anche scoperto che il virus può sopravvivere per giorni su una superficie dove atterrano le goccioline respiratorie .
Il tempo di permanenza sulla superficie dipende da fattori quali la temperatura e il tipo di superficie, ad esempio a circa 37 ° C, può sopravvivere per due o tre giorni su vetro, tessuto, metallo, plastica o carta .
Questi risultati, provenienti da un gruppo di ricercatori ufficiali della provincia di Hunan che indagano su un caso a grappolo, mettono in discussione il consiglio delle autorità sanitarie di tutto il mondo secondo cui le persone dovrebbero rimanere separate a una "distanza di sicurezza" da uno a due metri (da tre a sei e mezzo piedi ). SCMP
I ricercatori hanno avvertito che il virus potrebbe sopravvivere per cinque giorni nelle feci umane o nei fluidi corporei e che potrebbe rimanere fluttuante nell'aria dopo che un vettore aveva lasciato un autobus pubblico . 
"Si può confermare che in un ambiente chiuso con aria condizionata, la distanza di trasmissione del nuovo coronavirus supererà la distanza di sicurezza comunemente riconosciuta", hanno scritto i ricercatori nel loro articolo, pubblicato sulla rivista peer-reviewed , Practical Preventive Medicine .
"Il nostro consiglio è di indossare una maschera per tutto il percorso [durante la corsa in autobus]", hanno raccomandato i ricercatori.
Hanno detto che lo studio dimostra l'importanza di lavarsi le mani e indossare maschere facciali in luoghi pubblici perché il virus può indugiare nell'aria attaccato a particelle di goccioline sottili.
...
Il loro lavoro si basava su un caso di epidemia locale il 22 gennaio durante l'alta stagione dei viaggi di Capodanno lunare. Un passeggero, noto come "A", salì a bordo di un pullman interurbano completamente prenotato e si sedette in seconda fila da dietro.
Il passeggero si era già sentito male a quel punto, ma era prima che la Cina avesse dichiarato lo scoppio del coronavirus una crisi nazionale, quindi "A" non indossava una maschera, né la maggior parte degli altri passeggeri o dell'autista sull'autobus a 48 posti. SCMP
Poiché la Cina richiede telecamere a circuito chiuso per registrare tutte le corse a lunga distanza, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire la diffusione del virus sull'autobus, che non aveva finestre aperte. 
L'autore principale Hu Shixiong ha affermato che il filmato della telecamera ha rivelato che il paziente "A" non ha interagito con nessuno per quattro ore, ma il virus ha infettato altri sette passeggeri quando l'autobus si è fermato nella città successiva. I passeggeri infetti includevano non solo coloro che si trovavano relativamente vicini allo "zero paziente", ma persone a sei file di distanza - o 4,5 metri (14,76 piedi ).
Tutti e sette sono risultati positivi, incluso un passeggero che non ha mostrato sintomi . Quindi, 30 minuti dopo, un altro gruppo di passeggeri salì sull'autobus, uno dei quali era seduto sul sedile anteriore quando si infettarono. Nel frattempo il paziente "A", salì su un altro minibus e infettò altri due passeggeri . 
Hu ha detto che il paziente, che non indossava una maschera, avrebbe probabilmente inalato aerosol, o minuscole particelle, espirato dai passeggeri infetti del gruppo precedente.
Gli aerosol sono particelle leggere che si formano da minuscole goccioline di fluidi corporei . SCMP
"La possibile ragione è che in uno spazio completamente chiuso, il flusso d'aria è principalmente guidato dall'aria calda generata dal condizionamento dell'aria. L'aumento dell'aria calda può trasportare le goccioline cariche di virus a una distanza maggiore", si legge nel documento.

"Quando si guida su mezzi pubblici più chiusi come metropolitane, automobili, aerei, ecc., È necessario indossare sempre una maschera e, allo stesso tempo, ridurre al minimo il contatto tra le mani e le aree pubbliche ed evitare di toccare il viso prima di pulirlo ".
In totale, si ritiene che il paziente "A" abbia infettato almeno 13 persone.
Leggi il resto del rapporto qui .
Fonte: qui

L'OMS ha inviato 25 esperti internazionali in Cina e qui sono i loro principali risultati dopo 9 giorni

L'OMS ha inviato un team di esperti internazionali in Cina per indagare sulla situazione, tra cui Clifford Lane, direttore clinico del National Institutes of Health. Ecco la conferenza stampa su Youtube e il rapporto finale della commissione in formato PDF dopo aver visitato Pechino, Wuhan, Shenzhen, Guangzhou e Chengdu. Ecco alcuni fatti interessanti su Covid che non ho ancora letto nei media:
  • Quando in Cina si è verificato un gruppo di diverse persone infette, il più delle volte (78-85%) è stato causato da un'infezione all'interno della famiglia da goccioline e altri portatori di infezione a stretto contatto con una persona infetta. La trasmissione di aerosol fini nell'aria su lunghe distanze non è una delle principali cause di diffusione. La maggior parte dei 2.055 lavoratori ospedalieri infetti sono stati infettati a casa o nella fase iniziale dell'epidemia a Wuhan, quando le misure di sicurezza dell'ospedale non erano ancora state sollevate.
  • Il 5% delle persone a cui è stata diagnosticata la Covid richiede respirazione artificiale . Un altro 15% ha bisogno di respirare ossigeno altamente concentrato- e non solo per pochi giorni. La durata dall'inizio della malattia fino al recupero è in media da 3 a 6 settimane per questi pazienti gravi e critici (rispetto a solo 2 settimane per i malati lievi). La massa e la durata dei trattamenti hanno sovraccaricato molte volte il sistema sanitario esistente a Wuhan. La provincia di Hubei, la cui capitale è Wuhan, finora ha avuto 65.596 persone infette. Un totale di 40.000 impiegati sono stati inviati a Hubei da altre province per aiutare a combattere l'epidemia. 45 ospedali di Wuhan si occupano di pazienti Covid, 6 dei quali per pazienti in condizioni critiche e 39 per pazienti gravemente malati e infetti di età superiore ai 65 anni. In breve tempo sono stati costruiti due ospedali improvvisati con 2.600 posti letto. L'80% degli infetti ha una malattia lieve,
  • La Cina può ora produrre 1,6 milioni di kit di test per il nuovo coronavirus alla settimana. Il test fornisce un risultato lo stesso giorno. In tutto il paese, chiunque si rechi dal medico con la febbre viene sottoposto a screening per il virus: nella provincia del Guangdong, lontano da Wuhan, sono state testate 320.000 persone e lo 0,14% di queste era positivo per il virus.
  • La stragrande maggioranza di quelli infetti prima o poi sviluppano sintomi. I casi di persone in cui è stato rilevato il virus e che in quel momento non presentano sintomi sono rari - e la maggior parte di loro si ammala nei prossimi giorni.
  • I sintomi più comuni sono febbre (88%) e tosse secca (68%). Esaurimento (38%), espettorazione di muco quando si tossisce (33%), respiro corto (18%), mal di gola (14%), mal di testa (14%), dolori muscolari (14%), brividi (11%) sono anche comune. Meno frequenti sono nausea e vomito (5%), naso chiuso (5%) e diarrea (4%). Esecuzione di naso non è un sintomo di Covid.
  • Un esame di 44.672 persone infette in Cina ha mostrato un tasso di mortalità del 3,4%. La mortalità è fortemente influenzata dall'età, dalle condizioni preesistenti, dal genere e in particolare dalla risposta del sistema sanitario. Tutte le cifre relative alla mortalità riflettono la situazione in Cina fino al 17 febbraio, e tutto potrebbe essere molto diverso in futuro altrove.
  • Sistema sanitario: il 20% delle persone infette in Cina ha bisogno di cure ospedaliere per settimane. La Cina ha letti ospedalieri per trattare contemporaneamente lo 0,4% della popolazione - altri paesi sviluppati hanno tra lo 0,1% e l'1,3% e la maggior parte di questi letti sono già occupati da persone che hanno altre malattie. Il tasso di mortalità è stato del 5,8% a Wuhan ma dello 0,7% in altre aree della Cina, che la Cina ha spiegato con la mancanza di letti di terapia intensiva a WuhanAl fine di mantenere basso il tasso di mortalità come al di fuori di Wuhan, altri paesi devono contenere in modo aggressivo la diffusione del virus al fine di mantenere basso il numero di pazienti Covid gravemente malati e aumentare il numero di letti di terapia intensiva fino a quando non è sufficiente per il gravemente malato. La Cina ha anche testato vari metodi di trattamento per la malattia sconosciuta e quelli di maggior successo sono stati implementati a livello nazionale. Grazie a questa risposta, il tasso di mortalità in Cina è ora inferiore a un mese fa.
  • Condizioni preesistenti: il tasso di mortalità per le persone infette da malattie cardiovascolari preesistenti in Cina era del 13,2%. Era del 9,2% per quelli infetti da alti livelli di zucchero nel sangue (diabete non controllato), 8,4% per ipertensione, 8% per malattie respiratorie croniche e 7,6% per cancro. Le persone infette senza una precedente malattia rilevante sono morte nell'1,4% dei casi.
  • Genere: le donne prendono la malattia con la stessa frequenza degli uomini. Ma solo il 2,8% delle donne cinesi che sono state infettate è morto a causa della malattia, mentre il 4,7% degli uomini infetti è morto. La malattia sembra non essere più grave nelle donne in gravidanza che in altre. In 9 nascite esaminate di donne infette, i bambini sono nati con taglio cesareo e sani senza essere infettati. Le donne sono state infettate nell'ultimo trimestre di gravidanza. Non è chiaro quale effetto abbia un embrione nel primo o secondo trimestre sugli embrioni poiché questi bambini non sono ancora nati.
  • Età: più sei giovane, meno è probabile che tu sia infetto e meno è probabile che ti ammali gravemente se ti infetti:
Età% della popolazione% di infettiFatalità
0-912,0%0,9%0 a partire da ora
10-1911,6%1,2%0,2%
20-2913,5%8,1%0,2%
30-3915,6%17,0%0,2%
40-4915,6%19,2%0,4%
50-5915,0%22,4%1,3%
60-6910,4%19,2%3,6%
70-794,7%8,8%8,0%
80+1,8%3,2%14,8%
Leggi: Tra tutte le persone che vivono in Cina, il 13,5% ha un'età compresa tra 20 e 29 anni. Di quelli che sono stati infettati in Cina, l'8,1% era in questa fascia di età (questo non significa che l'8,1% delle persone tra i 20 e i 29 anni fosse infetto). Ciò significa che la probabilità che qualcuno a questa età prenda l'infezione è leggermente inferiore rispetto alla media. E di quelli che hanno contratto l'infezione in questa fascia di età, lo 0,2% è deceduto.
  • Probabilità di morire: alcune persone appartenenti a una fascia di età leggono il tasso di mortalità e pensano che questa sia la loro probabilità personale che lo faranno se vengono infettati. No, perché si applicano anche tutti gli altri fattori di rischio. Gli uomini in questa fascia di età probabilmente moriranno rispetto alle donne, le persone con condizioni preesistenti più delle persone sane e le persone negli ospedali sovraffollati più di quelle negli ospedali dove ottengono le cure di cui hanno bisogno.
  • Il nuovo virus è geneticamente identico al 96% a un coronavirus noto nei pipistrelli e all'86-92% identico a un coronavirus nella pangolina. Pertanto, la trasmissione di un virus mutato dagli animali all'uomo è la causa più probabile della comparsa del nuovo virus.
  • Dalla fine di gennaio, il numero di nuove diagnosi di coronavirus in Cina è in costante calo ( mostrato qui come grafico ) con ora solo 329 nuove diagnosi nell'ultimo giorno - un mese fa era di circa 3.000 al giorno. "Questo calo dei casi COVID-19 in tutta la Cina è reale", afferma il rapporto. Gli autori concludono questo sulla base della loro esperienza sul posto, diminuendo le visite ospedaliere nelle regioni colpite, il numero crescente di letti ospedalieri non occupati e i problemi degli scienziati cinesi di reclutare abbastanza nuovi contagiati per gli studi clinici dei numerosi studi farmacologici. Ecco la parte rilevante della conferenza stampa sulla valutazione del declino .
  • Uno dei motivi importanti per contenere l'epidemia è che la Cina sta intervistando tutte le persone infette a livello nazionale sulle loro persone di contatto e quindi le verifica. Ci sono 1.800 squadre a Wuhan per farlo, ognuna con almeno 5 persone. Ma lo sforzo al di fuori di Wuhan è anche grande. A Shenzhen, ad esempio, gli infetti nominati 2.842 persone di contatto, tutti trovati, il test è ora completato per 2.240 e il 2,8% di quelli aveva contratto il virus. Nella provincia del Sichuan sono stati nominati 25.493 persone di contatto, 25.347 (99%) sono stati trovati, 23.178 sono già stati esaminati e lo 0,9% di essi sono stati infettati. Nella provincia del Guangdong sono stati nominati 9.939 contatti, tutti trovati, 7,765 già esaminati e il 4,8% di essi era infetto. Ciò significa: se si ha un contatto personale diretto con una persona infetta, la probabilità di infezione è compresa tra l'1% e il 5%.
Infine, alcune citazioni dirette dal rapporto:
"L'approccio coraggioso della Cina per contenere la rapida diffusione di questo nuovo patogeno respiratorio ha cambiato il corso di un'epidemia in rapida ascesa e mortale. Di fronte a un virus precedentemente sconosciuto, la Cina ha lanciato forse lo sforzo più ambizioso, agile e aggressivo di contenimento della malattia nella storia: l'uso rigoroso e rigoroso della Cina di misure non farmaceutiche per contenere la trasmissione del virus COVID-19 in molteplici contesti fornisce lezioni vitali per la risposta globale. Questa risposta di salute pubblica piuttosto unica e senza precedenti in Cina ha invertito i casi crescenti in entrambi gli Hubei , dove vi è stata una diffusa trasmissione comunitaria, e nelle province di importazione, dove i gruppi familiari sembrano aver guidato lo scoppio. "
"Gran parte della comunità globale non è ancora pronta, nella mentalità e materialmente, ad attuare le misure che sono state impiegate per contenere COVID-19 in Cina. Queste sono le uniche misure che attualmente sono state dimostrate per interrompere o minimizzare le catene di trasmissione negli esseri umani. Fondamentale per queste misure è la sorveglianza estremamente proattiva per rilevare immediatamente casi, diagnosi molto rapida e isolamento immediato dei casi, monitoraggio rigoroso e quarantena di contatti stretti e un livello eccezionalmente elevato di comprensione della popolazione e accettazione di tali misure. "
"COVID-19 si sta diffondendo con sorprendente velocità; gli scoppi di COVID-19 in qualsiasi contesto hanno conseguenze molto gravi; e ora ci sono prove evidenti che gli interventi non farmaceutici possono ridurre e persino interrompere la trasmissione. Preoccupatamente, la pianificazione della preparazione globale e nazionale è spesso ambivalente su tali interventi. Tuttavia, per ridurre la malattia e la morte di COVID-19, la pianificazione della prontezza a breve termine deve comprendere l'implementazione su larga scala di misure di sanità pubblica non farmaceutiche di alta qualità. Tali misure devono comprendere integralmente la rilevazione e l'isolamento immediati dei casi, tracciamento e monitoraggio / quarantena rigorosi a stretto contatto e impegno diretto della popolazione / comunità. "

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