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giovedì 21 maggio 2020

IL REDDITO DI LATITANZA

PIÙ DI 101 BOSS E GREGARI DELLE PRINCIPALI COSCHE DI 'NDRANGHETA CALABRESI HANNO RICHIESTO E RISCOSSO IL REDDITO DI CITTADINANZA: NELLE TASCHE DEI MEMBRI DEI CLAN SONO FINITI 516MILA EURO E L’EROGAZIONE DEL SUSSIDIO AVREBBE COMPORTATO UN ULTERIORE ESBORSO PER 470MILA EURO 
TRA I PERCETTORI ANCHE I FIGLI DI ROBERTO PANNUNZI, IL "PABLO ESCOBAR ITALIANO" DETTO "BEBÈ", CONSIDERATO UNO DEI PIÙ GRANDI BROKER MONDIALI DI COCAINA…

'NDRANGHETA: SCOVATI 101 BOSS CON REDDITO CITTADINANZA
Da "Ansa"

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Più di 101 boss e gregari delle principali cosche di 'ndrangheta calabresi hanno richiesto e riscosso il reddito di cittadinanza. E' quanto emerso dall'operazione "Mala civitas" condotta dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria che ha portato alla denuncia dei richiedenti e fruitori e di ulteriori 15 sottoscrittori delle richieste irregolari di sussidi di indigenza.

Nella rete dei finanzieri sono finiti elementi di spicco delle cosche di Gioia Tauro o delle 'ndrine reggine dei Tegano e Serraino ma anche capibastone della Locride appartenenti ai Commisso-Rumbo-Figliomeni di Siderno, Cordì di Locri, Manno-Maiolo di Caulonia e D'Agostino di Canolo.
mafiosi con il reddito di cittadinanzaMAFIOSI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA

Tutti sono stati segnalati all'Inps per l'avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti e il recupero di somme già elargite per circa 516 mila euro. L'erogazione del sussidio avrebbe comportato fino al termine del periodo di concessione previsto un ulteriore esborso per 470 mila euro.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Le indagini svolte dai finanzieri hanno inizialmente interessato una platea di oltre 500 soggetti gravati da pesanti condanne passate in giudicato, per reati riferibili ad associazione di stampo mafioso e hanno interessato le Procure di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania.

mafiosi con il reddito di cittadinanzaMAFIOSI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA
I boss e gregari individuati risultano essere organici alle maggiori cosche della provincia di Reggio Calabria con diramazioni anche in altre realtà del Paese e ruoli gerarchici diversificati all'interno delle loro consorterie.

'NDRANGHETA: TRA PERCETTORI REDDITO FIGLIO "ESCOBAR' ITALIANO
Da "Ansa"  

roberto pannunzi 2ROBERTO PANNUNZI 
Ci sono anche i figli di quello che è stato definito il "Pablo Escobar italiano", Roberto Pannunzi, detto "Bebè", unanimemente considerato dagli investigatori italiani e statunitensi come uno dei più grandi broker mondiali di cocaina, tra i 101, tra boss e gregari, individuati come indebiti percettori di reddito di cittadinanza e denunciati dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

roberto pannunzi 1ROBERTO PANNUNZI 
Pannunzi, legato alla 'ndrangheta calabrese, si faceva vanto di pesare i soldi anziché contarli. Uno dei suoi figli, Alessandro, il maggiore, oltre ad essere sposato con la figlia di uno dei maggiori produttori mondiali colombiani di cocaina, è stato anche condannato in via definitiva per l'importazione di svariati quintali di stupefacente in Italia.

Fonte: qui



UN PAESE CAPOVOLTO: DIAMO IL PANE AI CRIMINALI E LASCIAMO MORIRE GLI ONESTI 
IL REDDITO DI CITTADINANZA PER 101 BOSS DELLA ‘NDRANGHETA: TRA I BENEFICIARI CI SONO ANCHE I FIGLI DI QUELLO CHE È STATO DEFINITO IL "PABLO ESCOBAR ITALIANO", ROBERTO PANNUNZI, DETTO "BEBÈ", UNO DEI PIÙ GRANDI BROKER MONDIALI DI COCAINA. 
LE SOMME GIÀ ELARGITE AMMONTANO A 516 MILA EURO...

Bruno Palermo per “il Messaggero”

roberto pannunzi 1 roberto pannunzi 
Secondo i magistrati dei due distretti antimafia calabresi, la ndrangheta riesce a fatturare miliardi di euro all'anno, controllando anche il respiro. Ed evidentemente nel controllo di tutte le attività che muovono soldi è rientrato anche il reddito di cittadinanza. Per gli investigatori della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, 101 ndranghetisti, organici alle maggiori cosche della provincia, con ruoli gerarchici diversificati al loro interno, hanno comunque richiesto ed ottenuto indebitamente il sussidio.

Tra di loro, esponenti anche di spicco delle più note e importanti famiglie operanti nella piana di Gioia Tauro o delle potenti ndrine reggine dei Tegano e dei Serraino. Altri invece, sono capibastone delle maggiori cosche della Locride, tra le quali la ndrina Commisso-Rumbo-Figliomeni di Siderno, la ndrina Cordì di Locri, la ndrina Manno-Maiolo di Caulonia e la ndrina D'agostino di Canolo.

IL NUMERO UNO
Ma tra le 101 persone, tra boss e gregari, individuati come indebiti percettori di reddito di cittadinanza e denunciati dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione Mala Civitas, ci sono anche i figli di quello che è stato definito il Pablo Escobar italiano, Roberto Pannunzi, detto Bebè, unanimemente considerato dagli investigatori italiani e statunitensi come uno dei più grandi broker mondiali di cocaina.
Pannunzi, legato alla ndrangheta calabrese, si faceva vanto di pesare i soldi anziché contarli.
roberto pannunzi 1 roberto pannunzi 

Uno dei suoi figli, Alessandro, il maggiore, oltre ad essere sposato con la figlia di uno dei maggiori produttori mondiali colombiani di cocaina, è stato anche condannato in via definitiva per l'importazione di svariati quintali di stupefacente in Italia. Nonostante questo, però, i figli di Pannuzzi avevano comunque chiesto ed ottenuto il sussidio del reddito di cittadinanza.

Le indagini condotte dai finanzieri hanno inizialmente interessato una platea di oltre 500 soggetti gravati da pesanti condanne passate in giudicato, per reati riferibili ad associazione di stampo mafioso e si sono concluse con il deferimento all'Autorità Giudiziaria di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania di 101 soggetti richiedenti la percezione delle pubbliche provvidenze e di ulteriori 15 sottoscrittori delle richieste irregolari.

LE POLEMICHE
Tutte le persone coinvolte nell'operazione Mala Civitas, inoltre, sono state tutte segnalate all'Inps per l'avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti, con il conseguente recupero delle somme già elargite che ammontano a 516mila euro. Dopo il provvedimento dell'Autorità Giudiziaria sarà interrotta l'erogazione del sussidio che avrebbe comportato, fino al termine del periodo di erogazione della misura, un'ulteriore esborso e perdita di risorse pubbliche di oltre 470mila di euro.

Roberto Pannunzi Roberto Pannunzi
Sull'operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria non è mancato lo scontro politico. «Ndranghetisti pagati dallo Stato attraverso il reddito di cittadinanza. Vogliamo un'Italia e una Calabria pulite» ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, al quale ha fatto eco la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini che attacca il Movimento 5 Stelle: «A 101 boss della ndrangheta reddito di cittadinanza, a imprese e lavoratori onesti zero aiuti. È la doppia morale a 5 Stelle». Di altro tono le dichiarazioni della parlamentare dei 5 Stelle Federica Dieni che ringrazia la Guardia di Finanza e aggiunge: «L'operazione dimostra che l'avidità dei clan non conosce limiti» Per i deputati di Cambiamo!, Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini, Alessandro Sorte e Giorgio Silli, «il reddito di cittadinanza è finito nelle tasche di ogni sorta di malfattori compresi dei boss della ndrangheta».

Fonte: qui

sabato 22 febbraio 2020

COLPO DI SCENA NEL CASO LUCA SACCHI: ARRESTATA UNA DONNA, IN CASA AVEVA DOCUMENTI (FALSI) DI DE PROPRIS


LA PISTA CHE PORTA ALLA ‘NDRANGHETA: DALLE INDAGINI SONO EMERSI COLLEGAMENTI DELLA DONNA CON LA CRIMINALITÀ E IN PARTICOLARE CON LA FAMIGLIA PELLE DI SAN LUCA 
NELLA ABITAZIONE DI FRANCA GRANATA, ARRESTATA PER SPACCIO E ETORSIONE, ANCHE OTTO CHILI E MEZZO DI DROGA. USAVA UN’AUTO MEDICA PER VENDERE HASHISH

Otto chili e mezzo di droga in casa e documenti falsi tra cui uno intestato a Marcello De Propris, in carcere per l’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso davanti al John Cabot, pub in zona Appio, a Roma. Questo quanto hanno trovato i poliziotti del commissariato Primavalle in casa di Franca Granata, arrestata per droga ed estorsione.

FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 3FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI
La donna, secondo quanto si apprende, utilizzava l’auto medica per trasporto sangue per spacciare hashish. A denunciarla sono stati alcuni suoi colleghi che non volevano lavorare con lei.

Dalle indagini sono emersi collegamenti con la criminalità e in particolare con la famiglia Pelle di San Luca. Secondo quanto si apprende, gli investigatori invieranno un’informativa in procura per quanto riguarda il rinvenimento del documento di Marcello De Propris. Quest’ultimo è in carcere con l’accusa di concorso in omicidio per aver fornito l’arma del delitto a Valerio Del Grosso Paolo Pirino. Fonte: qui

sabato 25 gennaio 2020

L' INTERCETTAZIONE RISALE AL 2018, MA ORA TUTTI I CLAN CALABRESI SAREBBERO COALIZZATI CONTRO IL PROCURATORE


PRONTO UN ATTENTATO CONTRO IL MAGISTRATO NICOLA GRATTERI PROTAGONISTA DELLA LOTTA ALLA 'NDRANGHETA: PROTEZIONE RAFFORZATA. FINESTRE BLINDATE NEL SUO UFFICIO A CATANZARO E ANNULLATE TUTTE LE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE ALLE QUALI AVREBBE DOVUTO PARTECIPARE
Saveria Maria Gigliotti per Avvenire
gratteriGRATTERI

«Un morto che cammina » come lo erano Falcone e Borsellino. Questa la frase intercettata nel gennaio 2018 che già allora risuonava come una vera e propria minaccia nei confronti del procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri.

Parole che risuonano oggi e che sono filtrate ufficialmente, portando a un potenziamento del livello di protezione intorno al magistrato che ha ordinato l' ultimo grande blitz contro la 'ndrangheta.

La decisione sarebbe stata presa nel corso dell' ultima riunione del Comitato per l' ordine pubblico e la sicurezza svoltasi in prefettura a Catanzaro alla quale, tra gli altri, hanno preso parte il prefetto Francesca Ferrandino, il questore Amalia Di Ruocco e e le forze dell' ordine. Un incontro i cui contenuti sarebbero secretati ma che non lascerebbe dubbi circa la preoccupazione di un possibile attentato contro il procuratore che negli ultimi mesi ha inflitto duri colpi alla criminalità calabrese.

nicola gratteriNICOLA GRATTERI
Notizie, non confermate ufficialmente circolate in queste ore, infatti, vorrebbero i clan calabresi coalizzati contro il magistrato che da trent' anni vive sotto scorta. Una situazione che preoccupa non poco gli inquirenti, al punto che al termine del vertice in Prefettura si è deciso di potenziare i dispositivi di sicurezza per Gratteri, non solo aumentando i sistemi di sorveglianza ma rafforzandoli anche da un punto di vista logistico con l' invio da parte del ministero dell' Interno di nuove macchine blindate e corazzate in caso di attentati con bombe.

Inoltre, sarebbero state sostituite le 'normali' finestre dell' ufficio del procuratore con quelle blindate.

Contestualmente, sono state annullate tutte le iniziative pubbliche alle quali il magistrato avrebbe dovuto presenziare come fa da anni per smuovere le coscienze e sollecitare quello scatto di dignità che, in queste ultime settimane, dopo l' operazione 'Rinascita Scott', aveva portato in piazza prima a Vibo Valentia e poi a Catanzaro, davanti alla Procura, migliaia di persone.
gratteri da minoliGRATTERI DA MINOLI

È una battaglia che da un lato ha portato tantissimi attestati di solidarietà nei confronti di Gratteri, anche se non sono mancati attacchi portati a segno anche sui social, da parte di alcuni esponenti politici cui, nelle ore seguenti, si sono aggiunti rappresentanti della stessa magistratura catanzarese.

Un segnale che, probabilmente, le cosche hanno letto come un elemento di debolezza, di cui poter approfittare, al punto che avrebbero assoldato dei sicari fornendo loro armi da guerra ad alto potenziale. Così a poche ore dalla manifestazione di piazza durante la quale, sotto le finestre del suo ufficio, i calabresi, tra cui molti studenti, hanno voluto far sentire tutta la loro vicinanza al magistrato, si è reso necessario innalzare il livello di sicurezza.

GRATTERIGRATTERI
Quella dell' allarme per la vita di Gratteri e della sua scorta è una notizia che giunge a poche ore dall' apertura dei seggi. In Calabria, infatti, domenica si vota per il rinnovo del Consiglio regionale. Una questione, quella del controllo del voto da parte delle 'ndrine che Gratteri ha più volte denunciato, dicendo che negli ultimi vent' anni il rapporto si sarebbe capovolto: fino a 25 anni fa, secondo il procuratore di Catanzaro, erano gli 'ndranghetisti a contattare i politici, mentre oggi sarebbero i politici a chiamare gli 'ndranghetisti per avere pacchetti di voti in cambio di appalti.

Fonte: qui

mercoledì 15 gennaio 2020

ARRESTATI OTTAVIO RIZZUTO, ATTUALE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO IN PROVINCIA DI CROTONE, ALFONSO SESTITO, CARDIOLOGO AL POLICLINICO GEMELLI DI ROMA E L'IMPRENDITORE ROSARIO LE ROSE: I TRE SONO FINITI IN MANETTE NELL'AMBITO DI UN'INCHIESTA SULLE INGERENZE DELLA COSCA DI 'NDRANGHETA “GRANDE ARACRI” SUL COMUNE DI CUTRO...

OTTAVIO RIZZUTOOTTAVIO RIZZUTO
(ANSA) - La Guardia di finanza di Crotone ha arrestato tre persone nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata "Thomas", sulle presunte ingerenze della cosca di 'ndrangheta Grande Aracri sulle attività del Comune di Cutro. Gli arrestati sono Ottavio Rizzuto, attuale Presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Credito cooperativo del Crotonese e già dirigente, dal 2007 al 2015, dell'Area tecnica del Comune di Cutro; Alfonso Sestito, medico cardiologo al Policlinico Gemelli di Roma e l'imprenditore Rosario Le Rose.

I tre arresti sono stati fatti in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta dei pm della Dda Paolo Sirleo e Domenico Guarascio su direttive del capo della Procura, Nicola Gratteri. La Guardia di finanza di Crotone, nel corso dell'indagine e dell'esecuzione degli arresti, si é avvalsa del concorso del Nucleo speciale Polizia valutaria.

ALFONSO SESTITOALFONSO SESTITO
Le persone coinvolte nell'operazione sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso e di estorsione, abuso d'ufficio, traffico di influenze illecite, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, reati questi ultimi tutti aggravati dalle modalità mafiose. "Le indagini consentono di asserire - é detto in una nota stampa della Dda di Catanzaro - come negli anni la cosca di 'ndrangheta capeggiata dal Nicola Grande Aracri abbia esercitato la sua influenza sul Comune di Cutro gestendo di fatto numerosissimi appalti e traendone diretto e cospicuo giovamento economico. Figura centrale di questa metastasi criminale era Ottavio Rizzato.

La Guardia di finanza, nell'ambito dell'operazione, ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede legale e nelle filiali di Cutro e di Isola di Capo Rizzuto della Banca di credito cooperativo del Crotonese. Il quadro probatorio acquisito ha consentito di far luce sulle agevolazioni ed i favoritismi che Rizzuto ha effettuato a vantaggio delle cosche di 'ndrangheta locali in ragione delle funzioni ricoperte nel tempo, con particolare riferimento all'imprenditore Rosario Le Rose. Quest'ultimo, attraverso l'attività commerciale Idro Impianti srl, è risultato essere affidatario di tutte le commesse del Comune di Cutro, dal 2007 al 2015, operando in sostanziale regime di monopolio". Fonte: qui

venerdì 20 dicembre 2019

ARRESTATO L’ASSESSORE AI DIRITTI CIVILI DELLA REGIONE PIEMONTE, ROBERTO ROSSO

EX PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA E ORA IN FRATELLI D’ITALIA, E’ FINITO IN UN’INCHIESTA SULLA ‘NDRANGHETA PER VOTO DI SCAMBIO ALLE ULTIME ELEZIONI REGIONALI…

L'assessore della Regione, Roberto Rosso di Fdi si è dimesso. 'Secondo le indagini Rosso è sceso a patti con i mafiosi - dice il pg Saluzzo- e l'accordo ha avuto successo'


(ANSA) -  C'è anche Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all'inizio degli anni '90 é stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d'Italia, tra le persone arrestate questa mattina dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'inchiesta sulla 'ndrangheta che ipotizza anche il voto di scambio. 
Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali.

Dalle prime luci dell'alba, la guardia di finanza di Torino sta eseguendo otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia torinese, nonché sequestri di beni sul territorio nazionale, nei confronti di soggetti legati alla 'ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. Tra le condotte illecite, oltre all'associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fiscali per 16 milioni di euro, è stato contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso.

C'è anche Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all'inizio degli anni '90 é stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d'Italia, tra le persone arrestate questa mattina. Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali. L'assessore ha poi rassegnato le dimissioni dal suo incarico.Secondo quanto si apprende da ambienti politici, la lettera è stata firmata in carcere ed è già nelle mani del governatore Alberto Cirio.

"Roberto Rosso ha aderito a Fratelli d'Italia da poco più di un anno. Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l'accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco. Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d'Italia si costituirà parte civile nell'eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da FdI, afferma la leader di FdI Giorgia Meloni

"Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l'accordo ha avuto successo". Lo ha detto Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte, a proposito dell'operazione Fenice della guardia di finanza sulla 'ndrangheta nel Torinese. Gli investigatori hanno documentato - anche con immagini - diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino. Dalle indagini della guardia di finanza sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta nel Torinese, che hanno portato all'arresto per voto di scambio anche dell'assessore regionale Roberto Rosso, è emersa "la piena consapevolezza del politico e dei suoi intermediari circa la intraneità mafiosa dei loro interlocutori". Lo rende noto la guardia di finanza. Quindicimila euro in cambio della promesso di un 'pacchetto' di voti. E' questa l'accusa che ha portato in carcere l'assessore ai Diritti della Regione Piemonte, Roberto Rosso, nell'ambito di una inchiesta sulla 'ndrangheta in Piemonte che ipotizza tra i reati anche il voto di scambio. Secondo l'accusa la 'ndrangheta avrebbe esercitato la propria ingerenza in occasione delle elezioni dello scorso 26 maggio.

martedì 10 settembre 2019

NON SOLO COCA: DAL CANADA ALL'ITALIA, LE COSCHE CALABRESI SFIDANO MESSICANI E CINESI NEL BUSINESS DEL FENTANYL

LE FAMIGLIE DELLA LOCRIDE E DELLA COSTA TIRRENICA OTTENGONO 18 MILIONI € DA QUESTO MERCATO: ECCO LE RAGIONI CHE HANNO SPINTO LA ‘NDRANGHETA A PUNTARE SULLA NUOVA DROGA 

NEGLI ULTIMI TRE ANNI SOLO NEL PORTO DI GIOIA TAURO SONO STATE SEQUESTRATE CIRCA 50 MILIONI DI PASTIGLIE

Giuseppe Legato per la Stampa

«Ricordati che il mondo si divide in due: quello che è Calabria e quello che lo diventerà». Cosi un anziano boss della piana di Gioia Tauro spiegava a un giovane rampollo delle famiglie d' elite della costa Tirrenica lo spirito di conquista che anima la 'ndrangheta. Di territori e di mercati, di servizi e di business: quindi di droghe.
fentanylFENTANYL

Un' occupazione progressiva della torta criminale internazionale che si è tradotta nel tempo nella colonizzazione di aree inesplorate, a volte impensabili, ma utili a rigenerare la forza dell' organizzazione e le ambizioni di espansione.

I broker dei cartelli latinos 
Dopo aver conquistato l' Europa (Germania, Olanda e ora Est Europeo) la mafia più ricca e potente in Italia, con un fatturato di decine di miliardi di euro all' anno, cerca nuovi e più remunerativi spazi anche nel narcotraffico mondiale. Non abbandona la cocaina, business planetario ormai gestito in regime di semi-monopolio grazie a una sfilza di broker saldamente ancorati ai cartelli sudamericani, e punta dritta al traffico di droghe sintetiche che, per dirla coi numeri, sono un affare ancora più gigantesco (se possibile) della polvere bianca.

La parola magica è "Fentanyl" ed è in grado di mutare scenari e geopolitica del crimine organizzato. Spiega Antonio Nicaso, docente universitario di crimine organizzato in Nord America e autore di numerosi saggi sulla 'ndrangheta insieme al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri: «Un chilo di polvere di Fentanyl costa 10.500 euro. Lavorato con le attrezzature e le sostanze del caso può generare un milione di pillole. Ognuna di queste viene rivenduta sul mercato a 20 dollari».

Va da sé che la nuova frontiera del business sia questa.
fentanyl (2)FENTANYL
E i segnali che "i calabresi" stiano mettendo le mani sulla nuova gallina dalle uova d' oro del narcotraffico è nelle pieghe di una recente operazione delle autorità canadesi che ha portato in carcere gli eredi del boss Paolo Violi, emigrato in Nord America settant' anni fa e ucciso in una sanguinosa faida con la potente enclave mafiosa dei Rizzuto. Uno di loro è stato condannato un anno fa.

«Nelle more dell' indagine - racconta Nicaso - sono saltate fuori alcune conversazioni che hanno evidenziato un confronto tra famiglie calabresi sull' opportunità di entrare in questo mercato».

L' equilibrio dei dosaggi 
Ai dubbi espressi da alcuni vecchi, le giovani leve hanno risposto più o meno cosi: «Che te ne frega se muoiono tante persone? Anche nelle guerre si muore. Vuoi mettere il guadagno che facciamo col Fentanyl? Prima o poi troveremo un equilibrio dei dosaggi, intanto andiamo avanti». I morti sono i giovani americani e canadesi travolti dalla nuova emergenza sociale che questo oppiaceo sintetico potentissimo, nato come antidolorifico farmaceutico ma ben presto finito nello sconfinato mondo del deep web, ha creato negli ultimi anni in Usa. Ventotto mila morti solo nel 2017. Fonte: i Cdc statunitensi, cioè i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie.

fentanylFENTANYL
Il mese scorso il presidente Donald Trump ha detto all' agenzia Reuters che l' America sta «perdendo migliaia di persone a causa del Fentanyl», puntando il dito contro il mercato cinese. Ma non è tutto cinese, o almeno non più, il mercato che si sta sviluppando attorno a questa sostanza: «Dopo quella fase datata 2010, anche i cartelli messicani di Sinaloa e Jalisco Nueva Generacíon hanno cercato di entrare nel business e dal 2015 sono diventati produttori diretti - evidenzia Nicaso - . Dal 2017 la ndrangheta commercializza Fentanyl e ha iniziato in Canada a opera dei Violi. Centinaia di relazioni internazionali sottolineano l' interessamento delle grandi mafie verso questo mercato. La 'ndrangheta ha deciso di investire in maniera massiccia: si tratta delle famiglie della Locride e della costa Tirrenica».

Al netto di una forma di darwinismo criminale che l' ha sempre contraddistinta nelle capacità evolutive di intercettare nuove frontiere di business, è poi chiaro perché "i calabresi" spingano sulla nuova droga. «Al di là dei profitti, vi sono ragioni di opportunità-precisa Nicaso-. La produzione delle droghe sintetiche non è soggetta a travagli incidentali di natura geopolitica, come è accaduto ad esempio per l' eroina in Afghanistan quando scoppiò la guerra oppure come si registra quando le Farc di turno siglano accordi coi governi sudamericani limitando la produzione di foglie di coca». A questo concetto è collegato il vantaggio dell' indipendenza dal principio attivo che guida invece la produzione di cocaina ed eroina. E cioè il Fentanyl è una droga sintetica, potenzialmente producibile all' infinito, scollegata dal concetto di coltivazione della pianta base. Si realizzano le dosi in un seminterrato.
fentanyl 1FENTANYL 

Su Internet si trovano manuali "fai da te". In Italia, al momento, si contano i primi morti, «ma in due o tre anni l' emergenza sarà pienamente compresa anche nel nostro paese». Nel frattempo la 'ndrangheta avrà già fatto affari d' oro. Magari anche con il tramadolo, meglio conosciuto come "la droga del combattente", molto diffusa tra le truppe del Califfatoin territori di Jihad.

Negli ultimi tre anni solo nel porto di Gioia Tauro, scalo notoriamente "sfruttato" dalle 'ndrine, sono state sequestrate circa 50 milioni di pastiglie. I carichi provenivano dall' India ed erano diretti in Libia: «Il sospetto è che venisse utilizzato come merce di scambio in Africa- puntualizza Nicaso -. Non si capisce ancora di cosa, magari di servizi logistici per il traffico internazionale di droga».

fentanyl 2FENTANYL 
Miscele letali a basso costo Il dato medico è sconcertante. «Ciò che è in commercio negli Usa ed è all' origine della stragrande maggioranza delle overdose mortali da oppiacei sono i derivati del Fentanyl prodotti clandestinamente».

Il dottor Riccardo Gatti da oltre trent' anni si occupa di droga e dirige il dipartimento interaziendale Dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. «Il boom di decessi è iniziato quando i trafficanti di droga hanno cominciato a miscelare eroina, cocaina e metanfetamine con questi oppiacei sintetici»,afferma. Chi usa questi preparati «ne ricava sensazioni piacevoli ma anche, rapidamente, tolleranza (cioè necessità di aumentare nel tempo la dose per ottenere il medesimo effetto) e dipendenza grave». E, aggiunge Gatti, «data la "resa" diversa dei derivati del Fentanyl le preparazioni non hanno una "potenza" costante e il rischio di overdose è quindi molto alto».

Il Fentanyl fa piu morti della eroinaIL FENTANYL FA PIU' MORTI DELLA EROINA
Un grave problema è che i dati ufficiali sulle overdose letali non distinguono le morti causate da Fentanyl preparato in laboratori clandestini da quelle causate dal prodotto farmaceutico. In Italia l' eroina "di strada" è promossa a prezzi molto bassi, evidentemente si cercano nuovi clienti da fidelizzare, ma «circolano anche molte ricette contraffatte per i farmaci oppiacei». Sarebbe questo il segno che «c' è un certo numero di dipendenti da farmaci che potrebbero essere agganciati dal mercato dello spaccio: se questo avvenisse e se anche da noi circolassero preparati contenenti Fentanyl, la situazione potrebbe diventare rapidamente molto critica e le morti per overdose da oppiacei potrebbero avere un rapido incremento», avverte Gatti.

Fonte: qui

martedì 23 luglio 2019

Droga ed estorsione, blitz dei carabinieri: 25 arresti nel Soveratese

Dalle prime luci dell’alba, nella provincia di Catanzaro, oltre 200 Carabinieri della Compagnia di Soverato (CZ) e del Comando Provinciale di Catanzaro, stanno procedendo all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 persone, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore della Repubblica,  Nicola Gratteri. I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione.
Custodia cautelare in carcere.  Antonio Arena, Giuseppe Corapi, Carmine Procopio, Domenico Procopio, Sergio Schicchitano, Domenico Spadea, Romano ponzo, Ernesto Bertucci e Carmela Vono
Arresti domiciliari Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli, Matteo Arena, 26 anni di Montepaone, Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene, Francesco Grande, 24 anni di Montepaone, Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato, Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato, Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone, Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene.
Obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:  Stefano Longo, 30 anni di Soverato, Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene, Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene, Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro, Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina, Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle, Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle, Marco Verdiglione,  24 anni di Stilo.

Fonte: qui

Droga in provincia di Catanzaro nelle mani della cosca Procopio-Mongiardo: blitz con 17 arresti


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La droga in provincia di Catanzaro nelle mani della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene. Un traffico colpito oggi dai carabinieri di Catanzaro che hanno dato esecuzione all'operazione "Prisoner's tax" che ha portato a 25 ordinanze di custodia cautelare fra arresti e obblighi di dimora.
Impegnati oltre 200 uomini della compagnia di Soverato e del comando provinciale di Catanzaro per l'ordinanza emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore Nicola Gratteri.
A finire nel mirino degli investigatori una organizzazione specializzata nel traffico di droga con a capo Domenico e Carmine Procopio, referenti della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene.
Il gip ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di: Antonio Arena, 38 anni di Montepaone, Giuseppe Corapi, 36 anni di San Sostene, Carmine Procopio, 32 anni di San Sostene, Domenico Procopio, 55 anni di San Sostene, Sergio Scicchitano , 40 anni di Davoli, Domenico Spadea, 27 anni di Gasperina, Romano Ponzo, 48 anni di Soverato, Ernesto Bertucci, 39 anni di Soverato, Carmela Vono, 49 anni di Catanzaro.
Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno arrestato in flagranza Saverio Spadea e Carmela Vono. Arresti domiciliari nei confronti di Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli, Matteo Arena, 26 anni di Montepaone, Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene, Francesco Grande, 24 anni di Montepaone, Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato, Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato, Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone, Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene.
È stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:  Stefano Longo, 30 anni di Soverato, Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene, Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene, Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro, Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina, Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle, Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle, Marco Verdiglione,  24 anni di Stilo. ANTI-DROGA A CATANZARO, GRATTERI: "COSCA PROCOPIO STORICAMENTE IMPORTANTE"
I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. È stato, inoltre, accertato l’impiego di parte dei proventi illeciti per il sostentamento di detenuti per associazione di tipo mafioso, appartenenti alla cosca, reclusi in diversi istituti penitenziari del territorio nazionale.
Nel corso delle indagini, sono state tratte in arresto in flagranza di reato altre 2 persone e sequestrati oltre 7 chilogrammi di stupefacente di vario genere (cocaina, hashish e marijuana). Due arresti in flagranza sono stati eseguiti stamane. I due, nel corso di perquisizioni domiciliari, sono stati trovati in possesso di oltre 160 grammi di sostanze stupefacenti. Fonte: qui