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giovedì 21 maggio 2020

IL REDDITO DI LATITANZA

PIÙ DI 101 BOSS E GREGARI DELLE PRINCIPALI COSCHE DI 'NDRANGHETA CALABRESI HANNO RICHIESTO E RISCOSSO IL REDDITO DI CITTADINANZA: NELLE TASCHE DEI MEMBRI DEI CLAN SONO FINITI 516MILA EURO E L’EROGAZIONE DEL SUSSIDIO AVREBBE COMPORTATO UN ULTERIORE ESBORSO PER 470MILA EURO 
TRA I PERCETTORI ANCHE I FIGLI DI ROBERTO PANNUNZI, IL "PABLO ESCOBAR ITALIANO" DETTO "BEBÈ", CONSIDERATO UNO DEI PIÙ GRANDI BROKER MONDIALI DI COCAINA…

'NDRANGHETA: SCOVATI 101 BOSS CON REDDITO CITTADINANZA
Da "Ansa"

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Più di 101 boss e gregari delle principali cosche di 'ndrangheta calabresi hanno richiesto e riscosso il reddito di cittadinanza. E' quanto emerso dall'operazione "Mala civitas" condotta dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria che ha portato alla denuncia dei richiedenti e fruitori e di ulteriori 15 sottoscrittori delle richieste irregolari di sussidi di indigenza.

Nella rete dei finanzieri sono finiti elementi di spicco delle cosche di Gioia Tauro o delle 'ndrine reggine dei Tegano e Serraino ma anche capibastone della Locride appartenenti ai Commisso-Rumbo-Figliomeni di Siderno, Cordì di Locri, Manno-Maiolo di Caulonia e D'Agostino di Canolo.
mafiosi con il reddito di cittadinanzaMAFIOSI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA

Tutti sono stati segnalati all'Inps per l'avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti e il recupero di somme già elargite per circa 516 mila euro. L'erogazione del sussidio avrebbe comportato fino al termine del periodo di concessione previsto un ulteriore esborso per 470 mila euro.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Le indagini svolte dai finanzieri hanno inizialmente interessato una platea di oltre 500 soggetti gravati da pesanti condanne passate in giudicato, per reati riferibili ad associazione di stampo mafioso e hanno interessato le Procure di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania.

mafiosi con il reddito di cittadinanzaMAFIOSI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA
I boss e gregari individuati risultano essere organici alle maggiori cosche della provincia di Reggio Calabria con diramazioni anche in altre realtà del Paese e ruoli gerarchici diversificati all'interno delle loro consorterie.

'NDRANGHETA: TRA PERCETTORI REDDITO FIGLIO "ESCOBAR' ITALIANO
Da "Ansa"  

roberto pannunzi 2ROBERTO PANNUNZI 
Ci sono anche i figli di quello che è stato definito il "Pablo Escobar italiano", Roberto Pannunzi, detto "Bebè", unanimemente considerato dagli investigatori italiani e statunitensi come uno dei più grandi broker mondiali di cocaina, tra i 101, tra boss e gregari, individuati come indebiti percettori di reddito di cittadinanza e denunciati dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

roberto pannunzi 1ROBERTO PANNUNZI 
Pannunzi, legato alla 'ndrangheta calabrese, si faceva vanto di pesare i soldi anziché contarli. Uno dei suoi figli, Alessandro, il maggiore, oltre ad essere sposato con la figlia di uno dei maggiori produttori mondiali colombiani di cocaina, è stato anche condannato in via definitiva per l'importazione di svariati quintali di stupefacente in Italia.

Fonte: qui



UN PAESE CAPOVOLTO: DIAMO IL PANE AI CRIMINALI E LASCIAMO MORIRE GLI ONESTI 
IL REDDITO DI CITTADINANZA PER 101 BOSS DELLA ‘NDRANGHETA: TRA I BENEFICIARI CI SONO ANCHE I FIGLI DI QUELLO CHE È STATO DEFINITO IL "PABLO ESCOBAR ITALIANO", ROBERTO PANNUNZI, DETTO "BEBÈ", UNO DEI PIÙ GRANDI BROKER MONDIALI DI COCAINA. 
LE SOMME GIÀ ELARGITE AMMONTANO A 516 MILA EURO...

Bruno Palermo per “il Messaggero”

roberto pannunzi 1 roberto pannunzi 
Secondo i magistrati dei due distretti antimafia calabresi, la ndrangheta riesce a fatturare miliardi di euro all'anno, controllando anche il respiro. Ed evidentemente nel controllo di tutte le attività che muovono soldi è rientrato anche il reddito di cittadinanza. Per gli investigatori della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, 101 ndranghetisti, organici alle maggiori cosche della provincia, con ruoli gerarchici diversificati al loro interno, hanno comunque richiesto ed ottenuto indebitamente il sussidio.

Tra di loro, esponenti anche di spicco delle più note e importanti famiglie operanti nella piana di Gioia Tauro o delle potenti ndrine reggine dei Tegano e dei Serraino. Altri invece, sono capibastone delle maggiori cosche della Locride, tra le quali la ndrina Commisso-Rumbo-Figliomeni di Siderno, la ndrina Cordì di Locri, la ndrina Manno-Maiolo di Caulonia e la ndrina D'agostino di Canolo.

IL NUMERO UNO
Ma tra le 101 persone, tra boss e gregari, individuati come indebiti percettori di reddito di cittadinanza e denunciati dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione Mala Civitas, ci sono anche i figli di quello che è stato definito il Pablo Escobar italiano, Roberto Pannunzi, detto Bebè, unanimemente considerato dagli investigatori italiani e statunitensi come uno dei più grandi broker mondiali di cocaina.
Pannunzi, legato alla ndrangheta calabrese, si faceva vanto di pesare i soldi anziché contarli.
roberto pannunzi 1 roberto pannunzi 

Uno dei suoi figli, Alessandro, il maggiore, oltre ad essere sposato con la figlia di uno dei maggiori produttori mondiali colombiani di cocaina, è stato anche condannato in via definitiva per l'importazione di svariati quintali di stupefacente in Italia. Nonostante questo, però, i figli di Pannuzzi avevano comunque chiesto ed ottenuto il sussidio del reddito di cittadinanza.

Le indagini condotte dai finanzieri hanno inizialmente interessato una platea di oltre 500 soggetti gravati da pesanti condanne passate in giudicato, per reati riferibili ad associazione di stampo mafioso e si sono concluse con il deferimento all'Autorità Giudiziaria di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania di 101 soggetti richiedenti la percezione delle pubbliche provvidenze e di ulteriori 15 sottoscrittori delle richieste irregolari.

LE POLEMICHE
Tutte le persone coinvolte nell'operazione Mala Civitas, inoltre, sono state tutte segnalate all'Inps per l'avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti, con il conseguente recupero delle somme già elargite che ammontano a 516mila euro. Dopo il provvedimento dell'Autorità Giudiziaria sarà interrotta l'erogazione del sussidio che avrebbe comportato, fino al termine del periodo di erogazione della misura, un'ulteriore esborso e perdita di risorse pubbliche di oltre 470mila di euro.

Roberto Pannunzi Roberto Pannunzi
Sull'operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria non è mancato lo scontro politico. «Ndranghetisti pagati dallo Stato attraverso il reddito di cittadinanza. Vogliamo un'Italia e una Calabria pulite» ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, al quale ha fatto eco la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini che attacca il Movimento 5 Stelle: «A 101 boss della ndrangheta reddito di cittadinanza, a imprese e lavoratori onesti zero aiuti. È la doppia morale a 5 Stelle». Di altro tono le dichiarazioni della parlamentare dei 5 Stelle Federica Dieni che ringrazia la Guardia di Finanza e aggiunge: «L'operazione dimostra che l'avidità dei clan non conosce limiti» Per i deputati di Cambiamo!, Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini, Alessandro Sorte e Giorgio Silli, «il reddito di cittadinanza è finito nelle tasche di ogni sorta di malfattori compresi dei boss della ndrangheta».

Fonte: qui

mercoledì 6 maggio 2020

ECCO LA LISTA RISERVATA DEI 376 BOSS MANDATI AI DOMICILIARI CHE ALLARMA LE PROCURE. C’E’ ANCHE ANTONINO SACCO, L'EREDE DEI FRATELLI GRAVIANO





DAL 41 BIS SONO USCITI SOLO IN TRE: IL CAMORRISTA PASQUALE ZAGARIA, IL PALERMITANO FRANCESCO BONURA E LO 'NDRANGHETISTA VINCENZO IANNAZZO. 

L'ELENCO INVIATO SOLO UNA SETTIMANA FA ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA...


Salvo Palazzolo per “la Repubblica”

antonino sacco
antonino sacco

Ogni giorno, per le forze dell' ordine, è un lavoro complicato controllarli tutti nelle loro abitazioni.

Più volte, anche di notte. Sono 376 fra mafiosi e trafficanti di droga. A Palermo, 61. A Napoli, 67. A Roma, 44.

A Catanzaro, 41. A Milano, 38. A Torino, 16. Tutti mandati ai domiciliari per motivi di salute e rischio Covid, nell' ultimo mese e mezzo. Una lista riservata che il Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria ha inviato solo mercoledì scorso alla commissione parlamentare antimafia, che l' aveva sollecitata più volte al capo del Dap Francesco Basentini, che alla fine si è dimesso, travolto dalle polemiche per le scarcerazioni.

Una lista che preoccupa anche i magistrati delle procure distrettuali antimafia, dalla Sicilia alla Lombardia, che continuano ad opporsi al ritorno dei boss nelle loro abitazioni, sollecitando piuttosto il trasferimento in centri medici penitenziari, che peraltro sono strutture di eccellenza della nostra sanità. «Il diritto alla salute è sacrosanto - hanno ribadito nei giorni scorsi i pm di Palermo in un' udienza in cui si discuteva dell' ennesima richiesta di scarcerazione - ma i domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità». Perché resta forte il rischio che i mafiosi continuino a comunicare con il clan. Soprattutto quando così tanti, all' improvviso, si ritrovano nei propri territori.
pasquale zagaria pasquale zagaria

Ecco perché i controlli delle forze dell' ordine continuano senza sosta, come disposto dal ministro dell' Interno Luciana Lamorgese.

L' elenco Le cinque pagine della lista riservata del Dap svelano che adesso si trova ai domiciliari uno dei boss più pericolosi di Palermo: Antonino Sacco, l' erede dei fratelli Graviano, gli uomini delle stragi del 1992-1993, per i magistrati faceva parte del triumvirato che ha retto di recente il potente mandamento di Brancaccio. Ai domiciliari è tornato anche Gino Bontempo, uno dei padrini della mafia dei pascoli che fino a gennaio dettava legge sui Nebrodi: dopo aver finito di scontare un' altra condanna aveva messo in piedi una rete di insospettabili professionisti per una maxi truffa all' Unione Europea, così ha razziato finanziamenti per milioni di euro.

pasquale zagaria pasquale zagaria
Ai domiciliari, per motivi di salute, è tornato anche Francesco Ventrici, uno dei principali broker del traffico internazionale di cocaina, che trattava direttamente con i narcos colombiani. Come un altro manager a servizio della 'Ndrangheta, Fabio Costantino, della famiglia Mancuso di Limbadi. L' elenco del Dap è ordinato per carcere e per giorno in cui è stato emesso il provvedimento del giudice. Dall' inizio di marzo a qualche giorno fa. Alcuni detenuti stanno scontando una condanna definitiva, dunque la decisione è stata dei tribunali di sorveglianza.

Altri sono ancora in attesa di giudizio, su questi il ministero della Giustizia non ha alcuna competenza, tutte le valutazioni spettano a gip, tribunali e corti di d' appello. Ma sono i numeri a fare impressione. Anche se dal 41 bis sono usciti solo in tre: il camorrista Pasquale Zagaria, il palermitano Francesco Bonura e lo 'ndranghetista Vincenzo Iannazzo.

Tutti gli altri erano però inseriti nei reparti della cosiddetta "Alta sicurezza 3", il circuito che ospita l' esercito di mafie e gang della droga, 9.000 detenuti in totale. Fra loro, i "colonnelli" che secondo le procure e le forze dell' ordine hanno in mano gli affari e i segreti dei clan.

La circolare La lista arrivata alla commissione parlamentare antimafia svela anche un altro numero destinato ad alimentare le polemiche di questi giorni: per 63 detenuti dell' Alta sicurezza sono stati i direttori degli istituti penitenziari a sollecitare la magistratura ad adottare provvedimenti, così come disponeva la circolare del Dap del 21 marzo, quella che voleva preservare i detenuti con alcune patologie dal rischio Covid. E in assenza di un piano di trasferimenti predisposto dal Dap nei centri medici penitenziari i giudici non hanno potuto far altro che disporre i domiciliari per tutti. E, ora, resta quell' elenco dei 376.
basentini
Basentini
 

Dietro ogni nome, le storie di uomini e donne con problemi di salute e il loro diritto a essere curati.

Ma anche le storie di uomini e donne che hanno segnato le pagine più drammatiche delle nostre città. Storie che spesso si intrecciano con quelle di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi alle mafie.

Ciro Quindici, del clan Mazzarella di Napoli, anche lui adesso ai domiciliari, fu denunciato da un ambulante del rione Forcella, stanco di pagare il pizzo. Anche Emilio Pisano, il cognato del boss di Arena ora tornato in Calabria, venne denunciato da un cittadino coraggioso: un imprenditore che non voleva pagare la tassa mafiosa del 5 per cento sull' appalto che si era aggiudicato. A Reggio Emilia, un commerciante aveva invece denunciato gli esattori del clan Grande Aracri, fra loro c' era Marcello Muto, un altro nome segnalato dal Dap.

Nella lista adesso al vaglio dell' Antimafia ci sono soprattutto i nomi di chi continua a conservare tanti segreti. Giosuè Fioretto era uno dei cassieri dei Casalesi. Rosalia Di Trapani non era solo la moglie del boss della Cupola Salvatore Lo Piccolo, era la sua consigliera. Nicola Capriati era un manager della droga inviato in missione dalla Sacra Corona Unita a Verona. Vito D' Angelo è uno degli anziani della nuova Cosa nostra dell' imprendibile Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993.
alfonso bonafede francesco basentini 1 alfonso bonafede francesco basentini 

Eccola, la preoccupazione più grande di magistrati e investigatori. Ognuno di questi uomini tornati a casa conserva un pezzo di segreto. Più o meno grande. Su patrimoni mai trovati, su relazioni mai scoperte. I segreti che potrebbero diventare il terreno della riorganizzazione delle mafie.
Fonte: qui