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mercoledì 8 luglio 2020

I BACI DEI BOSS SICILIANI CON I POLITICI DEL PD NON FANNO NOTIZIA

L'ARRESTO DI MARIANO ASARO, NOTO COME IL ''DENTISTA'' E L'INDAGINE SU PAOLO RUGGIRELLO, EX DEPUTATO DEM ALL'ASSEMBLEA REGIONALE. 

LE FOTO, I VIDEO E LE DICHIARAZIONI DEI DIRETTI INTERESSATI, ARRESTATI, CHE DIMOSTRANO IL LEGAME TRA LA MAFIA E IL POLITICO



Brunella Bolloli per ''Libero Quotidiano''

 

«Onorevole come siamo combinati?», chiedeva il boss all'amico Pd. E poi i baci, gli abbracci, gli accordi: tutto documentato e filmato dalle telecamere e contenuto negli atti dell'inchiesta della Dda di Palermo. L'indagine, condotta dai carabinieri di Trapani, è quella che l'altra notte ha portato in cella Mariano Asaro, noto come il "dentista" (perché aveva studiato da odontotecnico prima di darsi agli affari illeciti), e ha iscritto nel registro degli indagati Paolo Ruggirello, ex deputato dem all'Assemblea regionale siciliana.

PAOLO RUGGIRELLOPAOLO RUGGIRELLO

 

Asaro voleva davvero aprire un ambulatorio dentistico in quel di Paceco, nel Trapanese, solo che nel progetto rientrava anche la creazione di una società fittizia che doveva essere accreditata presso il sistema sanitario nazionale e quindi doveva ricevere del denaro pubblico. Qui entra in scena Ruggirello, per un decennio nel Parlamentino siciliano dove aveva ricoperto il ruolo chiave di deputato-questore, usufruiva di un mega ufficio nel palazzo che fu di Federico II e, soprattutto, maneggiava denaro come se piovesse. Ex lombardiano, da tesserato del Pd Ruggirello ha pure tentato la candidatura al Senato, fallita a causa dei guai giudiziari.

MARIANO ASAROMARIANO ASARO

 

Cosa c'entra questa storia con Silvio Berlusconi? In apparenza nulla, se non fosse che il leader di Forza Italia ciclicamente viene tirato in ballo da mafiosi che giurano di avere collaborato con lui, si accreditano in tal senso, ma non hanno alcuna vera prova al riguardo. È di due giorni fa l'ennesima rivelazione del boss Graviano, presa per buona nel processo sulle stragi 'ndranghetiste. Per non parlare delle presunte trattative, di Forza Italia nata con il favore della mafia, degli anni tra il '92 e il '94 quando l'allora imprenditore del nord avrebbe stretto chissà quali accordi con i capiclan per salire al potere: le pagine delle vicende giudiziarie da cui Berlusconi ha dovuto difendersi potrebbero riempire un'enciclopedia.

 

Nel caso dell'esponente dem ci sono, invece, le foto, i video e le stesse dichiarazioni dei diretti interessati, arrestati, che dimostrano il legame tra la mafia e il politico. Non solo. Il gip di Palermo, Claudia Rosini, delinea la figura di Ruggirello, in stretti e stabili rapporti con Carmelo Salerno, anche lui finito in manette e ritenuto il capoclan di Paceco: «Le stabili e continuative relazioni tra Ruggirello e esponenti di spicco della Cosa Nostra trapanese», scrivono i pm, «non possono che ritenersi come il frutto di una compenetrazione organica del primo con il tessuto organizzativo dell'associazione mafiosa».

 

PAOLO RUGGIRELLOPAOLO RUGGIRELLO

Dunque, il 54enne ex deputato siculo del Pd già arrestato a marzo del 2019 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e ora destinatario di un nuovo avviso di garanzia, avrebbe attivato le sue conoscenze affinché l'ambulatorio del boss di Castellammare del Golfo fosse convenzionato con il servizio sanitario. Anche stavolta, però, nessuna reazione dai manettari. Ah già, Berlusconi non c'entra...


Fonte: qui

martedì 7 luglio 2020

IN MANETTE ANCHE IL FRATELLO DELLA SENATRICE PD, MONICA CIRINNA’

SMANTELLATO IL CLAN CAMORRISTICO SENESE: 28 ARRESTI PER ESTORSIONE, USURA E RICICLAGGIO

A LUI, CLAUDIO CIRINNA', E AL FIGLIO RICCARDO SONO CONTESTATI EPISODI DI USURA.

LA PARLAMENTARE PD: "DOLORE PER MIO FRATELLO, MI AUGURO CHE CHIARISCA TUTTO"

PER TUTTI L’AGGRAVANTE DI AVER AGITO CON METODO MAFIOSO AGEVOLANDO LA GALASSIA CRIMINALE DELLA CAMORRA CAMPANA…

EDOARDO IZZO per lastampa.it

 

clan seneseCLAN SENESE

Maxi operazione di polizia e guardia di finanza contro il clan camorristico dei Senese. Questa mattina i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e gli agenti della Squadra Mobile stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Roma, nei confronti di 28 esponenti della famiglia Senese, ritenuti responsabili di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana.

 

 

clan seneseCLAN SENESE

Contestualmente le forze dell'ordine stanno eseguendo un provvedimento di sequestro preventivo di beni e aziende per circa 15 milioni di euro. Nel blitz - coordinato dal procuratore Michele Prestipino e dall'aggiunto alla Direzione Distrettuale Antimafia Ilaria Calò - sono impegnati circa 200 tra finanzieri e poliziotti, con l’esecuzione anche di perquisizioni, nelle province di Roma, Napoli, Verona, Frosinone, L'Aquila.

 

Tra le persone destinatarie di ordinanza cautelare, oltre al boss Michele Senese, detto "'o pazz", anche suo figlio Vincenzo, 43 anni, che al momento dell' arresto si trovava in una struttura da cinquemila euro a settimana della marina di Ugento.

 

clan seneseCLAN SENESE

Vincenzo Senese, che secondo gli inquirenti, ‘curava’ gli interessi della famiglia  a Roma e non solo, spendeva migliaia di euro a settimana in strutture stellate e ristoranti dove non pagava utilizzando il cognome della famiglia. Inoltre, nell'inchiesta è coinvolto anche Claudio Cirinna', 54 anni, fratello della parlamentare del Pd, Monica Cirinna' (estranea all'indagine). Secondo quanto si apprende, gli inquirenti hanno spiegato che Cirinna' e' stato coinvolto in uno degli affari per reinvestire il capitale illecito del clan.


Fonte: qui


SI SCRIVE MICHELE SENESE, SI LEGGE CAMORRA A ROMA: “ANCHE DAL CARCERE COMANDA SEMPRE LUI”

NEL BLITZ CHE HA SMANTELLATO IL CLAN COINVOLTO IL FRATELLO DELLA SENATRICE CIRINNÀ, LEI: “AMAREZZA E DOLORE, MA SO POCO DI LUI”

IL BOSS E LA RIVALITÀ CON DIABOLIK: “IL LAZIALOTTO DEVE RESTARE FUORI DALL'AFFARE”

IN BALLO L'ACQUISIZIONE DI UN RISTORANTE

L’OMICIDIO DI GIUSEPPE CARLINO, LA DROGA, L’USURA, I SOLDI TRASFERITI IN SVIZZERA…

GIUSEPPE SCARPA PER IL MESSAGGERO

michele seneseMICHELE SENESE

 

Si scrive Michele Senese. Si legge camorra a Roma. Michele o pazzo gestiva il suo network criminale da dietro alle sbarre. E la mala romana ne era ben conscia, tanto da conferirgli la corona di capo dei capi. «Cioè, qui stiamo parlando, che è il capo di Roma! Il boss della camorra romana! Comanda tutto lui!».

 

Lo descrive così Alessandro Presutti, coinvolto anche in altre inchieste con i Casamonica, in una intercettazione telefonica del marzo 2014. Un regno la cui parola fine è stata scritta ieri dal valutario della guardia di finanza e dalla squadra mobile.

 

Estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti con l'aggravante di aver agito con metodo mafioso sono i reati per i quali sono stati arrestati ventotto esponenti della famiglia Senese. I beni sequestrati tra quote societarie, appartamenti e locali sfiorano i 15 milioni di euro. O pazzo era in carcere dal 2014.

michele seneseMICHELE SENESE

 

Sul boss pende una sentenza all'ergastolo per omicidio. Fu il mandante dell'assassinio di Giuseppe Carlino, il 10 settembre del 2001. Carlino, a sua volta, era coinvolto nell'omicidio del fratello di Michele Senese avvenuto il 16 settembre del 1997, sempre a Roma. Città in cui i Senese si erano rifugiati a metà anni Ottanta, inviati dal clan Moccia di Afragola in piena guerra di camorra contro gli storici nemici capeggiati dalla Nco di Raffaele Cutolo. E nella Capitale Senese ha piantato radici.

 

clan seneseCLAN SENESE

O meglio ha fatto entrare tonnellate di droga: «Ogni viaggio (per rifornire i Senese, ndr) erano 30 - 40 chili di cocaina e 500, 1000 chili di hashish», ha riferito un collaboratore di giustizia nel 2014 al pm Francesco Minisci, titolare della maxi inchiesta. Il cordone con la Campania, tuttavia, non è mai stato tagliato. E per mandare messaggi ai Moccia, Senese faceva affidamento sulla moglie Raffaella Gaglione (da ieri in carcere). «Gli devi dire che non ha paura quello sa morire». Un messaggio in codice che tradotto significa, «che Michele Senese - si legge nell'ordinanza - nonostante la condanna in giudicato non si dissocia». Una rassicurazione insomma.

giuseppe carlinoGIUSEPPE CARLINO

 

A tenere le redini della famiglia era il figlio Vincenzo. Il primogenito, plenipotenziario del padre. O pazzo tracciava comunque la direzione. Le indicazioni venivano date anche con dei pizzini infilati dentro le scarpe. Padre e figlio se le scambiavano. In una foto gli inquirenti immortalano la scena. Vincenzo entra con le scarpe marroni dentro il penitenziario di Oristano ed esce con ai piedi quelle nere del padre, il 23 marzo del 2017.

 

raffaele cutolo 2RAFFAELE CUTOLO

RIPULIRE IL DANARO

Il grande problema della famiglia era ripulire il volume di denaro sporco ricavato con il business della droga e dell'usura. Da un lato i metodi tradizionali, murare il denaro dentro intercapedini e fare un uso costante del contante. Dall'altro i canali di investimento che il clan utilizzava per «ripulire» e far «fruttare» i soldi erano il commercio all'ingrosso di abbigliamento a Frosinone e Verona.

 

cirinnàCIRINNÀ











I capitali sono stati trasferiti in Svizzera e poi impiegati per finanziare attività imprenditoriali di una società milanese. Il fratello del boss, Angelo è riuscito a fare confluire investimenti per 230 mila euro in attività di ristorazione a Roma, tra le quali «Da Baffo» e «Da Baffo 2». Tra le persone arrestate figura anche Claudio Cirinnà, 54 anni, fratello della parlamentare del Pd, Monica Cirinnà.

gay pride 2019 monica cirinnaGAY PRIDE 2019 MONICA CIRINNA

 

L'uomo è accusato di usura, estorsione, auto riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Cirinnà non aveva legami diretti con il clan Senese ma, sostanzialmente, prestava somme di denaro a soggetti che, a loro volta, erano vittime di usura del clan. «Apprendo con amarezza e dolore che mio fratello sarebbe coinvolto in un'inchiesta giudiziaria - dice la senatrice del Pd - So pochissimo della sua vita travagliata».

 

clan seneseCLAN SENESE

 

IN UNA DISCUSSIONE CON I FEDELISSIMI IN BALLO L'ACQUISIZIONE DI UN RISTORANTE

Da Il Messaggero

 

IL CASO «Lazialotto». Così con disprezzo era chiamato Fabrizio Piscitelli, capo ultras della curva Nord, neofascista e narcotrafficante. L'epiteto è coniato da Vincenzo Senese, il figlio di Michele.

 

Il primogenito del boss ha pochi dubbi con Diabolik, non vuole concludere nessun affare: «Daniele (Caroccia, ndr) una cosa ti volevo dire, la cosa la dobbiamo fare io e te». Insomma il lazialotto è fuori. La conversazione è del giugno 2017. L'affare in questione è l'apertura di un ristorante. Caroccia gli replica così: «ci volevo andare a parlare (con Piscitelli, ndr) perché lui conosce qualcuno che ha i negozi là, solo per quello».

 

Insomma con La Strega altro soprannome di Piscitelli, morto assassinato lo scorso 7 agosto, i Senese non volevano più fare affari. Eppure el Diablo era cresciuto nella mala sotto l'ala protettiva di Michele o pazzo. Sotto la sua benedizione, con una batteria di picchiatori albanesi gestiva lo spaccio a Ponte Milvio.

senese carminatiSENESE CARMINATI

 

Ad ogni modo se i Senese potevano permettersi di fare i prepotenti con l'ultras della Lazio, di ben altra natura erano i rapporti intessuti con altre famiglie del grande crimine. «I Senese - scrive il gip nell'ordinanza - si rapportavano con due esponenti di spicco di ambienti delinquenziali della Capitale, Roberto De Santis e Franco Gambacurta, operanti in zone distanti e diverse tra loro».

 

PONTE MILVIO Insomma il clan aveva la sua fetta della Capitale. La zona intorno a Cinecittà, antico feudo di o Pazzo. Come, d'altro canto, Ponte Milvio. Nell'ordinanza emerge un particolare inquietante. Il gestore del locale la Champagneria Lady decide di mettersi sotto la protezione dei Senese.

clan seneseCLAN SENESE

 

Si offre di pagare il pizzo per essere protetto. È il 21 novembre del 2018 e dalle intercettazioni della mobile e della finanza emerge questo quadro: «La stessa proprietà - annotano gli investigatori - avrebbe manifestato la propria intenzione di essere partner del clan Senese». «Il proprietario - spiega Vincenzo Senese alla moglie - vuole stare vicino a noi». E per vantarsi dell'amicizia protettiva del clan paga mille euro al mese.

angelo seneseANGELO SENESE

 

I LOCALI In generale, comunque, i Senese difficilmente pagavano quando si trattava di andare a mangiare nei ristoranti. A Ostia per esempio. Ma il fatto di non versare un euro per il conto, non impediva a Vincenzo Senese di criticare aspramente la cucina del locale. E così quando a settembre del 2018 non gli viene servito un piatto con i gamberi rossi, si arrabbia: «Gli ho detto (al ristoratore, ndr ) portami i gamberi rossi. La prossima volta che mi porti un altro tipo di gamberi.... ».

 

L'interlocutore cerca di calmarlo. Ma Vincenzo Senese giura di non volerci più andare nonostante non abbia pagato il conto. E spiega di voler andare da un'altra parte in una successiva occasione: «la Bussola a me, ci tratta da alto bordo, i Francia Corta, l'altra volta la tavolata da 15, tu non mi devi dare i soldi ...ci fa tante attenzioni». Serviti come i re della mala nei locali di Roma e temuti dagli avversari. «Se appartiene a Michele Senese - spiega Modestino Pellino, luogotenente del clan Moccia ad un suo interlocutore - devono lasciare perdere là». Giu. Sca


Fonte: qui

mercoledì 6 maggio 2020

ECCO LA LISTA RISERVATA DEI 376 BOSS MANDATI AI DOMICILIARI CHE ALLARMA LE PROCURE. C’E’ ANCHE ANTONINO SACCO, L'EREDE DEI FRATELLI GRAVIANO





DAL 41 BIS SONO USCITI SOLO IN TRE: IL CAMORRISTA PASQUALE ZAGARIA, IL PALERMITANO FRANCESCO BONURA E LO 'NDRANGHETISTA VINCENZO IANNAZZO. 

L'ELENCO INVIATO SOLO UNA SETTIMANA FA ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA...


Salvo Palazzolo per “la Repubblica”

antonino sacco
antonino sacco

Ogni giorno, per le forze dell' ordine, è un lavoro complicato controllarli tutti nelle loro abitazioni.

Più volte, anche di notte. Sono 376 fra mafiosi e trafficanti di droga. A Palermo, 61. A Napoli, 67. A Roma, 44.

A Catanzaro, 41. A Milano, 38. A Torino, 16. Tutti mandati ai domiciliari per motivi di salute e rischio Covid, nell' ultimo mese e mezzo. Una lista riservata che il Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria ha inviato solo mercoledì scorso alla commissione parlamentare antimafia, che l' aveva sollecitata più volte al capo del Dap Francesco Basentini, che alla fine si è dimesso, travolto dalle polemiche per le scarcerazioni.

Una lista che preoccupa anche i magistrati delle procure distrettuali antimafia, dalla Sicilia alla Lombardia, che continuano ad opporsi al ritorno dei boss nelle loro abitazioni, sollecitando piuttosto il trasferimento in centri medici penitenziari, che peraltro sono strutture di eccellenza della nostra sanità. «Il diritto alla salute è sacrosanto - hanno ribadito nei giorni scorsi i pm di Palermo in un' udienza in cui si discuteva dell' ennesima richiesta di scarcerazione - ma i domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità». Perché resta forte il rischio che i mafiosi continuino a comunicare con il clan. Soprattutto quando così tanti, all' improvviso, si ritrovano nei propri territori.
pasquale zagaria pasquale zagaria

Ecco perché i controlli delle forze dell' ordine continuano senza sosta, come disposto dal ministro dell' Interno Luciana Lamorgese.

L' elenco Le cinque pagine della lista riservata del Dap svelano che adesso si trova ai domiciliari uno dei boss più pericolosi di Palermo: Antonino Sacco, l' erede dei fratelli Graviano, gli uomini delle stragi del 1992-1993, per i magistrati faceva parte del triumvirato che ha retto di recente il potente mandamento di Brancaccio. Ai domiciliari è tornato anche Gino Bontempo, uno dei padrini della mafia dei pascoli che fino a gennaio dettava legge sui Nebrodi: dopo aver finito di scontare un' altra condanna aveva messo in piedi una rete di insospettabili professionisti per una maxi truffa all' Unione Europea, così ha razziato finanziamenti per milioni di euro.

pasquale zagaria pasquale zagaria
Ai domiciliari, per motivi di salute, è tornato anche Francesco Ventrici, uno dei principali broker del traffico internazionale di cocaina, che trattava direttamente con i narcos colombiani. Come un altro manager a servizio della 'Ndrangheta, Fabio Costantino, della famiglia Mancuso di Limbadi. L' elenco del Dap è ordinato per carcere e per giorno in cui è stato emesso il provvedimento del giudice. Dall' inizio di marzo a qualche giorno fa. Alcuni detenuti stanno scontando una condanna definitiva, dunque la decisione è stata dei tribunali di sorveglianza.

Altri sono ancora in attesa di giudizio, su questi il ministero della Giustizia non ha alcuna competenza, tutte le valutazioni spettano a gip, tribunali e corti di d' appello. Ma sono i numeri a fare impressione. Anche se dal 41 bis sono usciti solo in tre: il camorrista Pasquale Zagaria, il palermitano Francesco Bonura e lo 'ndranghetista Vincenzo Iannazzo.

Tutti gli altri erano però inseriti nei reparti della cosiddetta "Alta sicurezza 3", il circuito che ospita l' esercito di mafie e gang della droga, 9.000 detenuti in totale. Fra loro, i "colonnelli" che secondo le procure e le forze dell' ordine hanno in mano gli affari e i segreti dei clan.

La circolare La lista arrivata alla commissione parlamentare antimafia svela anche un altro numero destinato ad alimentare le polemiche di questi giorni: per 63 detenuti dell' Alta sicurezza sono stati i direttori degli istituti penitenziari a sollecitare la magistratura ad adottare provvedimenti, così come disponeva la circolare del Dap del 21 marzo, quella che voleva preservare i detenuti con alcune patologie dal rischio Covid. E in assenza di un piano di trasferimenti predisposto dal Dap nei centri medici penitenziari i giudici non hanno potuto far altro che disporre i domiciliari per tutti. E, ora, resta quell' elenco dei 376.
basentini
Basentini
 

Dietro ogni nome, le storie di uomini e donne con problemi di salute e il loro diritto a essere curati.

Ma anche le storie di uomini e donne che hanno segnato le pagine più drammatiche delle nostre città. Storie che spesso si intrecciano con quelle di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi alle mafie.

Ciro Quindici, del clan Mazzarella di Napoli, anche lui adesso ai domiciliari, fu denunciato da un ambulante del rione Forcella, stanco di pagare il pizzo. Anche Emilio Pisano, il cognato del boss di Arena ora tornato in Calabria, venne denunciato da un cittadino coraggioso: un imprenditore che non voleva pagare la tassa mafiosa del 5 per cento sull' appalto che si era aggiudicato. A Reggio Emilia, un commerciante aveva invece denunciato gli esattori del clan Grande Aracri, fra loro c' era Marcello Muto, un altro nome segnalato dal Dap.

Nella lista adesso al vaglio dell' Antimafia ci sono soprattutto i nomi di chi continua a conservare tanti segreti. Giosuè Fioretto era uno dei cassieri dei Casalesi. Rosalia Di Trapani non era solo la moglie del boss della Cupola Salvatore Lo Piccolo, era la sua consigliera. Nicola Capriati era un manager della droga inviato in missione dalla Sacra Corona Unita a Verona. Vito D' Angelo è uno degli anziani della nuova Cosa nostra dell' imprendibile Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993.
alfonso bonafede francesco basentini 1 alfonso bonafede francesco basentini 

Eccola, la preoccupazione più grande di magistrati e investigatori. Ognuno di questi uomini tornati a casa conserva un pezzo di segreto. Più o meno grande. Su patrimoni mai trovati, su relazioni mai scoperte. I segreti che potrebbero diventare il terreno della riorganizzazione delle mafie.
Fonte: qui

domenica 12 aprile 2020

La mafia italiana distribuisce cibo alle famiglie a basso reddito in quarantena

Mentre gran parte l'Italia rimane sotto blocco a causa della COVID-19 pandemia, i video sono emersi nelle ultime settimane di note bande mafiose che distribuiscono cibo gratis alle famiglie povere in quarantena che sono a corto di denaro contante, e governi locali non mi piace in base alle The Guardian (che assume la posizione predefinita che c'è un problema).
Un cartello su un edificio occupato da dozzine di famiglie di senzatetto a Roma recita: 'Andrà tutto bene. Con entrate e case per tutti ". Fotografia: Simona Granati / Corbis via Getty Images
Nelle ultime settimane sono emersi video di bande di mafia conosciute che consegnano beni essenziali agli italiani colpiti duramente dall'emergenza del coronavirus nelle regioni meridionali più povere di Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, mentre le tensioni aumentano in tutto il paese. The Guardian
"Per oltre un mese, negozi, caffetterie, ristoranti e pub sono stati chiusi", ha detto Nicola Gratteri, capo della procura di Catanzaro e investigatore antimafia. "Milioni di persone lavorano nell'economia sommersa, il che significa che non hanno ricevuto alcun reddito da più di un mese e non hanno idea di quando potrebbero tornare al lavoro . Il governo sta emettendo i cosiddetti buoni acquisto per sostenere le persone. Se lo stato non interverrà presto per aiutare queste famiglie, la mafia fornirà i suoi servizi, imponendo il loro controllo sulla vita delle persone " .
Attualmente ci sono circa 3,3 milioni di persone in Italia che lavorano senza libri, di cui oltre 1 milione si trovano nella regione meridionale del paese, secondo l'associazione di piccole imprese con sede a Venezia, GCIA Mestre.
E mentre i video degli italiani che cantano e suonano musica dai loro balconi sono diventati virali sui social media nelle prime fasi della pandemia, settimane dopo non c'è più il canto mentre i disordini sociali aumentano .
"Ora le persone hanno più paura - non tanto del virus, ma della povertà. Molti sono senza lavoro e affamati. Ora ci sono lunghe file nelle banche del cibo ", ha detto un sacerdote della Caritas Diocesana di Napoli, un'organizzazione benefica gestita dalla chiesa a Napoli.
Le tensioni si stanno sviluppando nelle regioni meridionali più povere di Campania, Calabria, Sicilia e Puglia mentre le persone finiscono per cibo e denaro . Sono stati segnalati casi in cui i proprietari di piccoli negozi sono stati spinti a fornire cibo gratuitamente, mentre la polizia pattuglia i supermercati in alcune aree per fermare i furti. I lavoratori autonomi o coloro che lavorano con contratti che non garantiscono prestazioni sociali hanno perso gli stipendi e molte piccole imprese potrebbero non riaprire mai. The Guardian
"Ho una moglie e due figli e stiamo vivendo dei nostri risparmi. Ma non so quanto dureranno. Ho chiesto alla mia banca di rimandare le rate di pagamento - hanno detto di no. Questa situazione ci sta mettendo in ginocchio ", ha detto il cameriere siciliano Paride Ezzine, che afferma di non ricevere più uno stipendio. "Ovviamente, a causa del blocco, il ristorante ha chiuso."
Man mano che crescono i disordini sociali, il ministro degli interni italiano, Luciana Lamorgese ha avvertito che "la mafia potrebbe approfittare della crescente povertà, precipitando per reclutare persone nella sua organizzazione".
In risposta ai volantini della mafia, la polizia di Napoli ha rafforzato la loro presenza nelle regioni più povere della città, dove i membri della mafia napoletana hanno organizzato la consegna a domicilio di pacchi alimentari, mentre i magistrati hanno iniziato a indagare su un gruppo di persone che sono state interrogate mentre consegnavano cibo a gente del posto.
Quando il fratello di un boss di Costra Nostra è stato chiamato per la distribuzione di cibo ai bisognosi in un quartiere di Palermo, ha risposto al fuoco su Facebook - sostenendo che stava solo facendo un lavoro di beneficenza .
"Le mafie non sono solo organizzazioni criminali", ha affermato Federico Varese, professore di criminologia all'Università di Oxford. "Sono organizzazioni che aspirano a governare territori e mercati. I commentatori spesso si concentrano sull'aspetto finanziario delle mafie ma tendono a dimenticare che la loro forza deriva dall'avere una base locale da cui operare."
"Questi volantini delle mafie non sono doni. La mafia non fa nulla per il suo gentile cuore. Sono favori che tutti dovranno ripagare in un modo o nell'altro, aiutando e favorendo un fuggitivo, tenendo in mano una pistola, trattando droghe e simili ", ha continuato Varse.
La questione della distribuzione di pacchi alimentari è una tattica antica quanto la mafia stessa, dove nel sud dell'Italia i capi si sono abitualmente presentati alla gente come benefattori e agenti di potere locali, inizialmente senza chiedere nulla in cambio .
"I boss della mafia considerano le loro città come il loro feudo ", ha detto Gratteri. “I capi sanno benissimo che per governare devono prendersi cura delle persone nel loro territorio. E lo fanno sfruttando la situazione a proprio vantaggio. Agli occhi della gente, un capo che bussa alla porta offrendo cibo gratis è un eroe. E il capo sa che può contare sul sostegno di queste famiglie quando necessario, quando, ad esempio, la mafia sponsorizza un politico per le elezioni che promuoverà i loro interessi criminali ".
Dozzine di indagini nel sud hanno portato agli arresti di politici che hanno aiutato e favorito la mafia e che sono stati eletti con il sostegno dei mafiosi locali che hanno costretto i cittadini a votare per loro in cambio di servizi, come un semplice pacco di cibo. The Guardian

Gratteri, l'investigatore antimafia, usò il caso del narco messicano El Chapo come esempio di altruismo disonesto. "Ha trafficato tonnellate di cocaina e ha commesso l'omicidio di centinaia di persone, ma nella sua città natale era noto per la sua benevolenza, perché la gente diceva che forniva medicine alle famiglie o costruiva strade. La stessa cosa accade qui."