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mercoledì 5 agosto 2020

SI ALLARGA L’INCHIESTA SULLA CASERMA LEVANTE DI PIACENZA: CI SONO ALTRI CARABINIERI INDAGATI OLTRE AI 6 GIÀ ARRESTATI


POSIZIONI SAREBBERO PIÙ LIEVI RISPETTO AI REATI CONTESTATI A MONTELLA & COMPANY

NEI PROSSIMI GIORNI GLI INQUIRENTI ASCOLTERANNO GLI UFFICIALI CHE IN QUESTI ANNI HANNO LAVORATO LÌ, TRA CUI IL MAGGIORE ROCCO PAPALEO (OMONIMO DELL’ATTORE)


Nico Falco per www.fanpage.it

 

giuseppe montellaGIUSEPPE MONTELLA

Si allunga la lista di nomi iscritta nel registro degli indagati per i presunti illeciti commessi nella caserma Levante di Piacenza: sono finiti sotto indagine altri militari dell'Arma, tutti in servizio nella cittadina emiliana.

 

Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura di Piacenza, avevano portato all'arresto il 22 luglio scorso di 6 carabinieri, accusati di avere organizzato e di gestire un sistema criminale che prevedeva minacce, botte, torture e traffico di droga: sarebbero stati effettuati degli arresti pilotati per sequestrare stupefacenti, che venivano poi rivenduti attraverso galoppini pagati col 10% del ricavato.

 

carabinieri piacenza e pusherCARABINIERI PIACENZA E PUSHER

Le posizioni dei nuovi indagati, che sarebbero 5 o 6, sarebbero più lievi e marginali rispetto ai reati contestati all'appuntato Peppe Montella, che sarebbe il leader della banda, e agli altri cinque carabinieri arrestati, tra cui anche il comandante, il maresciallo Marco Orlando.

 

Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltati dagli inquirenti, come persone informate sui fatti, anche alcuni ufficiali dei carabinieri che negli ultimi anni hanno prestato servizio a Piacenza; tra questi anche il maggiore Rocco Papaleo, attuale comandante della Compagnia di Cremona, che per 10 anni è stato alla guida del Nucleo Investigativo di Piacenza e che ha fatto partire l'indagine con la segnalazione ai pm tramite la sezione investigativa della Polizia Locale nel gennaio scorso.

il maggiore rocco papaleoIL MAGGIORE ROCCO PAPALEO

 

La caserma Levante è attualmente sotto sequestro. Il dissequestro potrà arrivare soltanto dopo l'incidente probatorio, chiesto dalla difesa di uno dei carabinieri arrestati, Angelo Esposito, per la raccolta di eventuali tracce biologiche; la data non è stata ancora fissata.

stefano bezzeccheri 2STEFANO BEZZECCHERI

 




In questa fase delle indagini restano determinanti le dichiarazioni delle numerose persone che in questi giorni sono state ascoltate dagli inquirenti; alcune di loro hanno riferito di essere state coinvolte nelle violenze e nello spaccio e di essersi rivolte alla magistratura dopo aver visto le notizie sui giornali; l'attendibilità di queste dichiarazioni resta però al vaglio, in quanto sarebbero emerse delle discrepanze tra quanto riferito ai magistrati e quanto invece raccontato prima alla stampa. Fonte: qui

venerdì 31 luglio 2020

LOCRI: CHE CI FACEVA UN POLIZIOTTO CON 7,5 KG DI COCAINA IN MACCHINA?


L’AGENTE-CORRIERE DELLA DROGA È STATO ARRESTATO A LOCRI MENTRE ERA IN VIAGGIO CON LA MOGLIE E IL FIGLIO MINORENNE

FERMATO PER UN CONTROLLO, ERA AGITATO E INSOFFERENTE E I CARABINIERI SI SONO INSOSPETTITI E HANNO PERQUISITO L’AUTO…

Da www.huffingtonpost.it

cocaina sequestrata a un poliziotto in calabriaCOCAINA SEQUESTRATA A UN POLIZIOTTO IN CALABRIA

 

Viaggiava in auto con moglie e un figlio minorenne, ma trasportava anche 7,5 chili di cocaina: un agente di polizia è stato così arrestato dai carabinieri della Compagnia di Locri. I militari, nel corso di controlli alla circolazione, hanno fermato un’auto con alla guida un 40enne, B.C., residente in Sicilia, appartenente alla Polizia di Stato in servizio nel reggino.

 

L’uomo, dopo aver esibito una fotocopia del tesserino di riconoscimento, si è mostrato agitato ed insofferente al controllo, destando così il sospetto che potesse avere qualcosa da nascondere.

 

controlli carabinieriCONTROLLI CARABINIERI







I carabinieri hanno quindi perquisito l’auto insieme ad operatori della Polizia di Stato opportunamente avvisati, e, nascosti all’interno di un doppio fondo ricavato dietro il vano portaoggetti, hanno trovato 7 confezioni plastificate da circa 1 kg ciascuna, che contenevano complessivamente 7,5 kg di cocaina. Dichiarato in stato di arresto, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’agente è stato portato in carcere in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice di Locri.


Fonte: qui

martedì 7 luglio 2020

IN MANETTE ANCHE IL FRATELLO DELLA SENATRICE PD, MONICA CIRINNA’

SMANTELLATO IL CLAN CAMORRISTICO SENESE: 28 ARRESTI PER ESTORSIONE, USURA E RICICLAGGIO

A LUI, CLAUDIO CIRINNA', E AL FIGLIO RICCARDO SONO CONTESTATI EPISODI DI USURA.

LA PARLAMENTARE PD: "DOLORE PER MIO FRATELLO, MI AUGURO CHE CHIARISCA TUTTO"

PER TUTTI L’AGGRAVANTE DI AVER AGITO CON METODO MAFIOSO AGEVOLANDO LA GALASSIA CRIMINALE DELLA CAMORRA CAMPANA…

EDOARDO IZZO per lastampa.it

 

clan seneseCLAN SENESE

Maxi operazione di polizia e guardia di finanza contro il clan camorristico dei Senese. Questa mattina i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e gli agenti della Squadra Mobile stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Roma, nei confronti di 28 esponenti della famiglia Senese, ritenuti responsabili di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana.

 

 

clan seneseCLAN SENESE

Contestualmente le forze dell'ordine stanno eseguendo un provvedimento di sequestro preventivo di beni e aziende per circa 15 milioni di euro. Nel blitz - coordinato dal procuratore Michele Prestipino e dall'aggiunto alla Direzione Distrettuale Antimafia Ilaria Calò - sono impegnati circa 200 tra finanzieri e poliziotti, con l’esecuzione anche di perquisizioni, nelle province di Roma, Napoli, Verona, Frosinone, L'Aquila.

 

Tra le persone destinatarie di ordinanza cautelare, oltre al boss Michele Senese, detto "'o pazz", anche suo figlio Vincenzo, 43 anni, che al momento dell' arresto si trovava in una struttura da cinquemila euro a settimana della marina di Ugento.

 

clan seneseCLAN SENESE

Vincenzo Senese, che secondo gli inquirenti, ‘curava’ gli interessi della famiglia  a Roma e non solo, spendeva migliaia di euro a settimana in strutture stellate e ristoranti dove non pagava utilizzando il cognome della famiglia. Inoltre, nell'inchiesta è coinvolto anche Claudio Cirinna', 54 anni, fratello della parlamentare del Pd, Monica Cirinna' (estranea all'indagine). Secondo quanto si apprende, gli inquirenti hanno spiegato che Cirinna' e' stato coinvolto in uno degli affari per reinvestire il capitale illecito del clan.


Fonte: qui


SI SCRIVE MICHELE SENESE, SI LEGGE CAMORRA A ROMA: “ANCHE DAL CARCERE COMANDA SEMPRE LUI”

NEL BLITZ CHE HA SMANTELLATO IL CLAN COINVOLTO IL FRATELLO DELLA SENATRICE CIRINNÀ, LEI: “AMAREZZA E DOLORE, MA SO POCO DI LUI”

IL BOSS E LA RIVALITÀ CON DIABOLIK: “IL LAZIALOTTO DEVE RESTARE FUORI DALL'AFFARE”

IN BALLO L'ACQUISIZIONE DI UN RISTORANTE

L’OMICIDIO DI GIUSEPPE CARLINO, LA DROGA, L’USURA, I SOLDI TRASFERITI IN SVIZZERA…

GIUSEPPE SCARPA PER IL MESSAGGERO

michele seneseMICHELE SENESE

 

Si scrive Michele Senese. Si legge camorra a Roma. Michele o pazzo gestiva il suo network criminale da dietro alle sbarre. E la mala romana ne era ben conscia, tanto da conferirgli la corona di capo dei capi. «Cioè, qui stiamo parlando, che è il capo di Roma! Il boss della camorra romana! Comanda tutto lui!».

 

Lo descrive così Alessandro Presutti, coinvolto anche in altre inchieste con i Casamonica, in una intercettazione telefonica del marzo 2014. Un regno la cui parola fine è stata scritta ieri dal valutario della guardia di finanza e dalla squadra mobile.

 

Estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti con l'aggravante di aver agito con metodo mafioso sono i reati per i quali sono stati arrestati ventotto esponenti della famiglia Senese. I beni sequestrati tra quote societarie, appartamenti e locali sfiorano i 15 milioni di euro. O pazzo era in carcere dal 2014.

michele seneseMICHELE SENESE

 

Sul boss pende una sentenza all'ergastolo per omicidio. Fu il mandante dell'assassinio di Giuseppe Carlino, il 10 settembre del 2001. Carlino, a sua volta, era coinvolto nell'omicidio del fratello di Michele Senese avvenuto il 16 settembre del 1997, sempre a Roma. Città in cui i Senese si erano rifugiati a metà anni Ottanta, inviati dal clan Moccia di Afragola in piena guerra di camorra contro gli storici nemici capeggiati dalla Nco di Raffaele Cutolo. E nella Capitale Senese ha piantato radici.

 

clan seneseCLAN SENESE

O meglio ha fatto entrare tonnellate di droga: «Ogni viaggio (per rifornire i Senese, ndr) erano 30 - 40 chili di cocaina e 500, 1000 chili di hashish», ha riferito un collaboratore di giustizia nel 2014 al pm Francesco Minisci, titolare della maxi inchiesta. Il cordone con la Campania, tuttavia, non è mai stato tagliato. E per mandare messaggi ai Moccia, Senese faceva affidamento sulla moglie Raffaella Gaglione (da ieri in carcere). «Gli devi dire che non ha paura quello sa morire». Un messaggio in codice che tradotto significa, «che Michele Senese - si legge nell'ordinanza - nonostante la condanna in giudicato non si dissocia». Una rassicurazione insomma.

giuseppe carlinoGIUSEPPE CARLINO

 

A tenere le redini della famiglia era il figlio Vincenzo. Il primogenito, plenipotenziario del padre. O pazzo tracciava comunque la direzione. Le indicazioni venivano date anche con dei pizzini infilati dentro le scarpe. Padre e figlio se le scambiavano. In una foto gli inquirenti immortalano la scena. Vincenzo entra con le scarpe marroni dentro il penitenziario di Oristano ed esce con ai piedi quelle nere del padre, il 23 marzo del 2017.

 

raffaele cutolo 2RAFFAELE CUTOLO

RIPULIRE IL DANARO

Il grande problema della famiglia era ripulire il volume di denaro sporco ricavato con il business della droga e dell'usura. Da un lato i metodi tradizionali, murare il denaro dentro intercapedini e fare un uso costante del contante. Dall'altro i canali di investimento che il clan utilizzava per «ripulire» e far «fruttare» i soldi erano il commercio all'ingrosso di abbigliamento a Frosinone e Verona.

 

cirinnàCIRINNÀ











I capitali sono stati trasferiti in Svizzera e poi impiegati per finanziare attività imprenditoriali di una società milanese. Il fratello del boss, Angelo è riuscito a fare confluire investimenti per 230 mila euro in attività di ristorazione a Roma, tra le quali «Da Baffo» e «Da Baffo 2». Tra le persone arrestate figura anche Claudio Cirinnà, 54 anni, fratello della parlamentare del Pd, Monica Cirinnà.

gay pride 2019 monica cirinnaGAY PRIDE 2019 MONICA CIRINNA

 

L'uomo è accusato di usura, estorsione, auto riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Cirinnà non aveva legami diretti con il clan Senese ma, sostanzialmente, prestava somme di denaro a soggetti che, a loro volta, erano vittime di usura del clan. «Apprendo con amarezza e dolore che mio fratello sarebbe coinvolto in un'inchiesta giudiziaria - dice la senatrice del Pd - So pochissimo della sua vita travagliata».

 

clan seneseCLAN SENESE

 

IN UNA DISCUSSIONE CON I FEDELISSIMI IN BALLO L'ACQUISIZIONE DI UN RISTORANTE

Da Il Messaggero

 

IL CASO «Lazialotto». Così con disprezzo era chiamato Fabrizio Piscitelli, capo ultras della curva Nord, neofascista e narcotrafficante. L'epiteto è coniato da Vincenzo Senese, il figlio di Michele.

 

Il primogenito del boss ha pochi dubbi con Diabolik, non vuole concludere nessun affare: «Daniele (Caroccia, ndr) una cosa ti volevo dire, la cosa la dobbiamo fare io e te». Insomma il lazialotto è fuori. La conversazione è del giugno 2017. L'affare in questione è l'apertura di un ristorante. Caroccia gli replica così: «ci volevo andare a parlare (con Piscitelli, ndr) perché lui conosce qualcuno che ha i negozi là, solo per quello».

 

Insomma con La Strega altro soprannome di Piscitelli, morto assassinato lo scorso 7 agosto, i Senese non volevano più fare affari. Eppure el Diablo era cresciuto nella mala sotto l'ala protettiva di Michele o pazzo. Sotto la sua benedizione, con una batteria di picchiatori albanesi gestiva lo spaccio a Ponte Milvio.

senese carminatiSENESE CARMINATI

 

Ad ogni modo se i Senese potevano permettersi di fare i prepotenti con l'ultras della Lazio, di ben altra natura erano i rapporti intessuti con altre famiglie del grande crimine. «I Senese - scrive il gip nell'ordinanza - si rapportavano con due esponenti di spicco di ambienti delinquenziali della Capitale, Roberto De Santis e Franco Gambacurta, operanti in zone distanti e diverse tra loro».

 

PONTE MILVIO Insomma il clan aveva la sua fetta della Capitale. La zona intorno a Cinecittà, antico feudo di o Pazzo. Come, d'altro canto, Ponte Milvio. Nell'ordinanza emerge un particolare inquietante. Il gestore del locale la Champagneria Lady decide di mettersi sotto la protezione dei Senese.

clan seneseCLAN SENESE

 

Si offre di pagare il pizzo per essere protetto. È il 21 novembre del 2018 e dalle intercettazioni della mobile e della finanza emerge questo quadro: «La stessa proprietà - annotano gli investigatori - avrebbe manifestato la propria intenzione di essere partner del clan Senese». «Il proprietario - spiega Vincenzo Senese alla moglie - vuole stare vicino a noi». E per vantarsi dell'amicizia protettiva del clan paga mille euro al mese.

angelo seneseANGELO SENESE

 

I LOCALI In generale, comunque, i Senese difficilmente pagavano quando si trattava di andare a mangiare nei ristoranti. A Ostia per esempio. Ma il fatto di non versare un euro per il conto, non impediva a Vincenzo Senese di criticare aspramente la cucina del locale. E così quando a settembre del 2018 non gli viene servito un piatto con i gamberi rossi, si arrabbia: «Gli ho detto (al ristoratore, ndr ) portami i gamberi rossi. La prossima volta che mi porti un altro tipo di gamberi.... ».

 

L'interlocutore cerca di calmarlo. Ma Vincenzo Senese giura di non volerci più andare nonostante non abbia pagato il conto. E spiega di voler andare da un'altra parte in una successiva occasione: «la Bussola a me, ci tratta da alto bordo, i Francia Corta, l'altra volta la tavolata da 15, tu non mi devi dare i soldi ...ci fa tante attenzioni». Serviti come i re della mala nei locali di Roma e temuti dagli avversari. «Se appartiene a Michele Senese - spiega Modestino Pellino, luogotenente del clan Moccia ad un suo interlocutore - devono lasciare perdere là». Giu. Sca


Fonte: qui

mercoledì 10 giugno 2020

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO DAL CARCERE COORDINAVANO LO SPACCIO A TOR BELLA MONACA: INTROITI PER 300 MILA EURO AL MESE

SGOMINATA LA BANDA, 42 ARRESTI, SEQUESTRO CONTANTI, OROLOGI DI LUSSO, AUTO E MOTO PER 200MILA EURO. 
LA DROGA, AL CELLULARE E ANCHE DI PERSONA, VENIVA CHIAMATA CON NOMI IN CODICE: PALLETTE, MACCHINA, TELEFONO. 
L'ORDINANZA È PIENA DI CONVERSAZIONI CRIPTICHE…
Michela Allegri per “il Messaggero”

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACABRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA
Fratelli criminali e soci in affari, in grado di portare avanti direttamente dal carcere un business illegale da 300mila euro al mese, e di trasformare il quartiere di Tor Bella Monaca nella Scampia romana: un supermarket della droga aperto h24. Perché Leonardo Bevilacqua, detto Bruno lo zingaro e Manolo Romano, soprannominato Pisolo, erano stati arrestati l'ultima volta nel 2016 per il sequestro lampo di due minorenni, eseguito per ricattare la madre che non era in grado di saldare un debito da 50mila euro per una partita di cocaina. Nonostante questo, anche dalla prigione continuavano a portare avanti gli affari.

L'organizzazione che hanno gestito per anni non si è mai fermata. Fino a ieri: i Carabinieri e la Guardia di finanza di Roma, in due operazioni congiunte, hanno arrestato 42 persone, su richiesta della Dda. Di queste, 32 sono in carcere. Per altre 10 il gip ha disposto il divieto di dimora nella Capitale. Gli indagati sono tutti quanti accusati di avere fatto parte di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico, radicata nella periferia sud della città.

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACABRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA
Durante il blitz, gli inquirenti hanno trovato e sequestro contanti, orologi di lusso, auto e moto per 200mila euro. Sotto sequestro anche un immobile e macchine per altri 300mila euro. Un'operazione resa possibile da indagini certosine, con intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e, soprattutto, dalle dichiarazioni del primo pentito nel giro dello spaccio di Tor Bella Monaca. L'attività investigativa dei carabinieri di Frascati, coordinati dalla pm Barbara Zuin, in particolare, ha permesso di ricostruire i ruoli dei vari componenti della banda.

I FRATELLI
I fratelli Bevilacqua e Romano - hanno cognomi diversi perché hanno in comune solo la madre - erano i capi e organizzatori dell'associazione. Bruno lo zingaro era temuto e rispettato, «delinque incessantemente dal 2003», sottolineano gli inquirenti. Nonostante fosse in carcere da tempo, per tutti la piazza continuava ad essere di sua proprietà: nel quartiere c'era «la piena consapevolezza - annota il gip - che, una volta libero, sarebbe ritornato in prima persona a gestirla».

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERIBRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERI
La sua fedina penale è macchiata da una lunga lista di precedenti e gli inquirenti descrivono la sua «indole violenta», nota a tutti quelli che lo conoscono. Ma non era l'unico temuto della famiglia: anche la moglie Alessandra Conte - pure lei arrestata - era rispettata, perché tutti sono certi che tenesse aggiornato il marito «su come procedevano le condotte dei singoli associati e gli affari illeciti», in grado di fruttare circa 10mila euro al giorno. Era lei, secondo l'accusa, ad aggiornare Bevilacqua e a consentirgli di gestire il business anche della prigione.

La banda era organizzata nei dettagli: ognuno aveva un compito preciso. Vedette, pusher - anche minorenni -, cassieri, fornitori, addetti alle questioni legali in caso di arresto. Il tutto «per soddisfare in qualsiasi ora del giorno e della notte, in ogni periodo dell'anno, centinaia di acquirenti, ma anche di far fronte ad imprevisti, come l'arresto di singoli spacciatori o la loro temporanea impossibilità ad osservare i turni, con la pronta sostituzione con altri soggetti», si legge nell'ordinanza.

I guadagni venivano divisi in modo prestabilito: ai due fratelli l'80 per cento, il 15 per cento a chi si occupava di confezionamento e rifornimento, il restante 5 per cento ai pusher. Le vedette avevano uno stipendio fisso: 100 euro al giorno. Ed erano previste anche decurtazioni in busta paga e punizioni per chi sgarrava.

IL CODICE
BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERIBRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERI
La droga, al cellulare e anche di persona, veniva chiamata con nomi in codice: pallette, macchina, telefono. L'ordinanza è piena di conversazioni criptiche: «Ce piamo un caffè?», «ce magnamo qualcosa?», «sali, se famo na partita a play». Per il gip non ci sono dubbi: erano tutti codici per concordare la compravendita di stupefacente. Droga che era davvero nascosta ovunque, tra via Ferruccio Mengaroni, via Scozza e via San Biagio Platani: grondaie, saracinesche, zolle di terra, auto parcheggiate, aiuole. Fonte: qui

sabato 22 febbraio 2020

COLPO DI SCENA NEL CASO LUCA SACCHI: ARRESTATA UNA DONNA, IN CASA AVEVA DOCUMENTI (FALSI) DI DE PROPRIS


LA PISTA CHE PORTA ALLA ‘NDRANGHETA: DALLE INDAGINI SONO EMERSI COLLEGAMENTI DELLA DONNA CON LA CRIMINALITÀ E IN PARTICOLARE CON LA FAMIGLIA PELLE DI SAN LUCA 
NELLA ABITAZIONE DI FRANCA GRANATA, ARRESTATA PER SPACCIO E ETORSIONE, ANCHE OTTO CHILI E MEZZO DI DROGA. USAVA UN’AUTO MEDICA PER VENDERE HASHISH

Otto chili e mezzo di droga in casa e documenti falsi tra cui uno intestato a Marcello De Propris, in carcere per l’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso davanti al John Cabot, pub in zona Appio, a Roma. Questo quanto hanno trovato i poliziotti del commissariato Primavalle in casa di Franca Granata, arrestata per droga ed estorsione.

FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 3FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI
La donna, secondo quanto si apprende, utilizzava l’auto medica per trasporto sangue per spacciare hashish. A denunciarla sono stati alcuni suoi colleghi che non volevano lavorare con lei.

Dalle indagini sono emersi collegamenti con la criminalità e in particolare con la famiglia Pelle di San Luca. Secondo quanto si apprende, gli investigatori invieranno un’informativa in procura per quanto riguarda il rinvenimento del documento di Marcello De Propris. Quest’ultimo è in carcere con l’accusa di concorso in omicidio per aver fornito l’arma del delitto a Valerio Del Grosso Paolo Pirino. Fonte: qui

giovedì 13 febbraio 2020

RAPINE, VIOLENZA, SPACCIO DI DROGA: A MILANO AGIVA INDISTURBATA LA BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI SENZA FAMIGLIA, ARRIVATI IN ITALIA COME “MINORI NON ACCOMPAGNATI”

HANNO COMMESSO NOVE RAPINE, AGGRESSIONI CON I COCCI DI BOTTIGLIA: UN RAGAZZO E’ STATO SCARAVENTATO SUI BINARI CON LA MINACCIA DI TENERLO LÌ FINO ALL’ARRIVO DEL TRENO 
LA LORO CASA? 
DUE AUTO ABBANDONATE TRA LE LAMIERE...

MILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANIMILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI
Hanno trovato due carcasse di lamiera ed erano le loro case. Una vecchia Opel «Meriva» abbandonata e un altro rottame d'auto dietro la stazione di Porta Genova. Dormivano là.
Quando i poliziotti hanno fatto portar via le macchine, hanno spaccato una porta e una finestra di un magazzino in disuso, sempre vicino ai binari, l' hanno occupato per passare la notte (anche quello poi, qualche mese fa, è stato sgomberato e murato). Non s' allontanavano mai dal «loro» quartiere: il quadrante che va dalla stazione in fondo a via Vigevano, alla Darsena, alle Colonne di San Lorenzo.

MILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANIMILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI
Qui bivaccavano di giorno, rapinavano di sera, spacciavano di notte. Sono ragazzini senza famiglia e s' erano creati una specie di «famiglia» alternativa e criminale di soli adolescenti. Hanno commesso nove rapine dal 22 febbraio al 21 luglio 2019 (queste sono quelle accertate, ma potrebbero averne fatte almeno altrettante). Aggressioni violentissime, con i cocci delle bottiglie spaccate, sempre cinque contro uno.

Le vittime: ragazzini soli scelti a caso, circondati e terrorizzati, derubati di soldi e cellulari, uno scaraventato sui binari di Porta Genova con la minaccia di tenerlo a terra all' arrivo di un treno. E poi le droghe, vendute e consumate nei pomeriggi e nelle notti in strada, hashish e farmaci, stupefacenti «poveri». Un ragazzino rapinato, di fronte ai poliziotti del commissariato di Porta Genova guidati dal dirigente Manfredi Fava, ha riferito una sua impressione che però racconta molto degli imputati in questa indagine durata mesi: «Era come se volessero dimostrare un riscatto attraverso una violenza eccessiva e ostentata».

baby gangBABY GANG
Eccola, la deriva di cinque ragazzini egiziani (uno appena maggiorenne, altri tutti minorenni all' epoca dei fatti) arrivati in Italia come «minori non accompagnati», categoria che alimenta un flusso costante e ben identificato all' interno della più vasta migrazione dal Nord Africa.

Adolescenti a cui le famiglie fanno affrontare il viaggio da soli e che, per l' età, quando arrivano in Italia hanno diritto a un permesso e all' accoglienza in comunità, con la scuola e l' avviamento al lavoro. Ogni tanto qualcuno si perde, si raggruppa con altri ragazzini connazionali e altrettanto perduti. «Pur se non sono parenti, tra loro si chiamavano fratelli - riflette Manfredi Fava - La percezione che abbiamo avuto è che si fossero ricreati una famiglia, ma aggregata intorno ad attività criminali».
baby gangBABY GANG

I dettagli degli arresti rivelano molti aspetti di questa storia. Negli ultimi mesi i poliziotti della squadra investigativa mettono insieme molte denunce, trovano i dettagli che le collegano, costruiscono i capi d' accusa contro la gang seguendo il filo della serialità, raccolgono i filmati, ascoltano testimoni.

Tutta l' indagine viene seguita costantemente dal capo della Procura del Tribunale per i minorenni, Ciro Cascone. Alla fine, la settimana scorsa, arrivano i mandati d' arresto. Si scopre che uno, il maggiorenne e leader del gruppo, è stato già fermato per spaccio qualche mese fa ed espulso, accompagnato in Egitto. Un altro s' è dileguato (ha di certo lasciato Milano ed ora a suo carico nelle banche dati delle forze dell' ordine c' è un rintraccio). Restano gli altri tre: il primo viene arrestato in tutt' altra attività, tra venerdì e sabato scorsi, in una serie di controlli della Squadra mobile alle Colonne di San Lorenzo.

Stava spacciando. Gli altri due li trovano un paio di notti dopo proprio i poliziotti del commissariato, sempre alle Colonne, uno intorno alle 3 e il secondo intorno alle 6 del mattino. Si incontrano tutti al carcere minorile Beccaria, un paio scoppiano a piangere e confessano altre rapine, alcuni furti, qualche aggressione (tutti reati sui quali ora saranno fatti accertamenti).
baby gangBABY GANG

Le storie dei «minori non accompagnati» dall' Egitto hanno tutte caratteristiche quasi identiche. Provengono da alcuni distretti a Sud del Paese arabo, zone molto povere, a maggioranza di religione cristiano-copta: in alcune di quelle cittadine la migrazione ha provocato una trasformazione sociale lacerante, perché in certi quartieri non ci sono quasi più adolescenti maschi, tutti partiti da quando, nel corso del tempo, s'è radicato il convincimento comune che in Italia i giovani minorenni hanno diritto a essere accolti e alla completa assistenza.

Un flusso che per anni, gonfiandosi sempre più, ha mandato in crisi la rete d' assistenza in Italia. Anche i ragazzi che s' erano riuniti nella famiglia/gang erano stati all' inizio accolti in comunità (è un obbligo di legge) in Sicilia e in Calabria, poi anche a Milano.
Sono sempre scappati. Hanno trovato un' unica strada in cui identificarsi e rappresentarsi: la violenza di gruppo.

Fonte: qui