
Visualizzazione post con etichetta arresti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arresti. Mostra tutti i post
mercoledì 10 giugno 2020
venerdì 14 febbraio 2020
DUE RAGAZZE DI 17 E 13 ANNI ABUSATE PER MESI A LA SPEZIA DAL COMPAGNO DELLA SORELLA MAGGIORE, UN AVVOCATO 70ENNE: ERA STATA LEI, INSIEME ALLA MADRE, A VENDERLE ALL’UOMO, CHE IN CAMBIO PAGAVA, LE FACEVA REGALI E AVEVA PROMESSO DI COMPRARE UNA CASA PER TUTTA LA FAMIGLIA

LE RAGAZZE SONO STATE ‘LIBERATE’ DAI CARABINIERI, CHE LE HANNO CONSEGNATE AI SERVIZI SOCIALI…
Da www.leggo.it
Per mesi sono state abusate da chi avrebbe dovuto proteggerle. Due sorelle di 17 e 13 anni, sono state 'tradite' dalla madre e dalla sorella maggiore, di 22 anni, e portate a un avvocato settantenne, compagno della più grande delle sorelle. È andata così per mesi, fino a stamattina, quando i carabinieri della Spezia le hanno 'liberate' e consegnate ai servizi sociali, per essere trasferite in una località protetta, al riparo da chi ne ha macchiato l'adolescenza.
La vicenda, accaduta in un paese dello Spezzino, ha visto finire in carcere la madre, la figlia maggiore e un avvocato residente nella provincia di Massa. Le prime due sono accusate di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, il legale è accusato di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'avvocato settantenne, compagno e convivente della sorella maggiore, avrebbe ripetutamente incontrato la ragazzina di 13 anni e la sorella di 17, elargendo regali e somme di denaro alla compagna ventenne, e promettendo anche l'acquisto di un'abitazione per tutta la famiglia.
La compagna ventenne del legale avrebbe incoraggiato gli incontri tra le sorelle minori e il convivente, mentre la madre avrebbe acconsentito consapevolmente che ciò avvenisse attratta dall'idea di avere una casa. Il quadro probatorio è stato ritenuto sufficiente dal gip del tribunale di Genova, che ha emesso a carico delle tre persone un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguito in mattinata dai carabinieri.
L'indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, è stata condotta sul campo da un pool di carabinieri scelti nelle caserme di Arcola, Sarzana, Santo Stefano Magra, Castelnuovo Magra e Lerici, sotto il coordinamento della Compagnia di Sarzana. L'inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Genova Maria Chiara Paolucci, che questa mattina ha gestito anche la perquisizione nello studio del professionista a Massa.
Le perquisizioni compiute dai militari dell'Arma nelle abitazioni e nello studio dell'avvocato hanno permesso di recuperare materiale informativo che sarà oggetto di approfondimento investigativo. L'avvocato e la compagna ventenne sono stati arrestati mentre si trovavano a Massa, la madre delle ragazze mentre si trovava in un campo nomadi alla periferia della Spezia. L'indagine aveva preso le mosse nell'ottobre scorso, a seguito di un incendio doloso, avvenuto in Val di Magra, ai danni di tre auto di proprietà di un uomo, estraneo alla vicenda, che ospitava abitualmente le due giovani minorenni. Fonte: qui
Etichette:
arresti,
avvocato,
compagno,
La Spezia,
madre,
minorenni,
prostituzione minorile,
ragazze,
sorella maggiore,
sorelle,
violenza sessuale
mercoledì 10 luglio 2019
NELLA MAXI-OPERAZIONE CONTRO IL DOPING IN EUROPA, CON 1.300 ATLETI INDAGATI, 233 ARRESTI IN 33 NAZIONI, SI SCOPRONO GLI ORDINI IN CHAT, LE CONSEGNE VIA POSTA

COPERTO UN LABORATORIO CLANDESTINO A SALERNO
“GLI ACQUIRENTI DI SOSTANZE DOPANTI FANNO PARTE DI OGNI FASCIA SOCIALE, OGNI LIVELLO ATLETICO ED ETÀ” (CULTURISTI, CICLISTI E MARATONETI DELLA DOMENICA E SEMI PROFESSIONISTI, TRIATLETI, NUOTATORI…)
Marco Bonarrigo per il “Corriere della sera”
Fare la spesa in farmacia - mettiamola così - non era troppo difficile. Si cominciava mettendo un «like» sul profilo Facebook giusto o entrando in una chat «aperta» su Telegram o WhatsApp. Profili tematici: culturisti, ciclisti e maratoneti (della domenica e semi professionisti), triatleti, nuotatori, frequentatori di palestre. Si proseguiva con qualche domanda ad hoc. Come faccio a migliorare in salita? Come posso sviluppare i muscoli, correre o pedalare più forte, recuperare più velocemente dopo un allenamento?
A quel punto - come per miracolo - si apriva la tendina della chat in cui qualcuno si affacciava per offrirti la soluzione: un link verso il dark web o un aiutino farmacologico esplicito. Che tanto «ino» non era: anabolizzanti (testosterone e nandrolone), ormoni stimolanti, ormone della crescita, Epo e simili, cortisonici steroidei, diuretici e perfino qualche «canna» potenziata.
La differenza con quanto emerso dalle inchieste del passato, è la portata del fenomeno. L' Operazione Viribus resa nota ieri da Europol, l' agenzia delle polizie europee, è la più colossale azione di contrasto al doping della storia. Sono finite in carcere 233 persone appartenenti a 17 organizzazioni criminali di 33 diverse nazioni che in tempi recenti hanno rifornito di prodotti dopanti e stupefacenti non meno di 1.300 atleti o sedicenti tali.
Sequestrati farmaci (di produzione clandestina) per un valore di quasi quattro milioni di euro. Un lavoro di otto mesi, partito e diretto dall' Italia. «Come carabinieri della salute - spiega il colonnello Andrea Zapparoli, che guida l' unità antidoping dei Nas - monitoriamo costantemente il commercio clandestino online di sostanze dopanti. Quando ci siamo resi conto che il volume delle transazioni su Internet stava aumentando, lo scorso ottobre abbiamo chiesto alle polizie associate a Europol di lavorare congiuntamente e a fondo. Questo perché il mercato del doping parte da oriente e si ramifica in tutta Europa: solo tagliando tutti i rami si possono ottenere risultati importanti».
Il meccanismo era oliatissimo. «In nove nazioni - spiega Zappulli - c' erano centrali di "taglio" e confezionamento. Noi abbiamo scoperto quella di Salerno, un laboratorio farmaceutico clandestino, ci lavoravano una decina di persone, dove arrivavano i prodotti in polvere o sotto forma liquida e venivano confezionate compresse, fiale e pastiglie.
Abbiamo sequestrato macchinari specifici e anche soluzioni artigianali come forni a microonde con cui venivano asciugati i principi attivi. I responsabili avevano anche impiantato una coltivazione di cannabis ad alto contenuto del metabolita Thc con cui tagliavano i prodotti. Abbiamo arrestato 12 persone che si occupavano di produzione e spedizione. Chi gestiva il business risultava nullatenente e nullafacente».
Pasticche e fiale partivano in pacchi postali da Salerno per tutta Italia. Mittente fittizio, destinatario reale. «Gli acquirenti - spiega Zappulli - fanno parte di ogni fascia sociale, ogni livello atletico ed età. Per chiudere il cerchio, per alcuni di loro abbiamo chiesto al ministero della Salute controlli antidoping in competizione: abbiamo 19 positività a livello nazionale e 50 internazionali.
Gli acquirenti rischiano l' incriminazione per traffico di sostanze stupefacenti (lo è il nandrolone) o traffico internazionale se le quantità erano importanti e, in ogni caso, per ricettazione visto che i "farmaci" erano di provenienza illecita». Per i tesserati sono in arrivo anche pesanti sanzioni sportive. «Ma la cosa più grave - conclude Zappulli - sono i rischi per la salute derivati dall' uso di prodotti di provenienza incerta e lavorati in luoghi senza le minime garanzie igieniche. E colpisce la subcultura di chi li voleva a tutti i costi».
Fonte: qui
mercoledì 26 giugno 2019
NUOVO COLPO ALLA 'NDRANGHETA IN EMILIA, ARRESTATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PIACENZA GIUSEPPE CARUSO (FRATELLI D'ITALIA)

16 LE MISURE CAUTELARI EMESSE NEI CONFRONTI DI PRESUNTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA GRANDE ARACRI DI CUTRO: SALVINI: "AVANTI TUTTA CONTRO I CLAN"
Da ansa.it
GIUSEPPE CARUSO
Nuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: la polizia sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. Sono anche in corso un centinaio di perquisizione in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca.
GIUSEPPE CARUSO
Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono impegnati oltre 300 agenti.
Tra i destinatari delle misure, anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Secondo gli investigatori della Polizia, sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, anche'essi arrestati a Brescello, nel Reggiano.
GIUSEPPE CARUSO
GIUSEPPE CARUSOlunedì 1 aprile 2019
''IL CARA DI MINEO ERA UNA BASE OPERATIVA DELLA MAFIA NIGERIANA''.
10 ARRESTI DI LATITANTI IN FRANCIA E GERMANIA, CON L'AGGRAVANTE DELL'ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSA. LA LORO BASE ERA IL CENTRO SICILIANO PER I MIGRANTI
DIECI LATITANTI NIGERIANI ARRESTATI IN FRANCIA E GERMANIA
(ANSA) - Una decina di cittadini nigeriani, tutti latitanti in Italia e considerati appartenenti ad un'organizzazione criminale che per diverso tempo ha operato in Sicilia, sono stati arrestati in Francia e Germania dalla Polizia in collaborazione con le forze di polizia francesi e tedesche. Il soggetto ritenuto a capo dell'organizzazione, Happy Uwaya, e un'altra persona, sono stati arrestati a Parigi, mentre gli altri sono stati bloccati a Nancy, Marsiglia, Nizza e, in Germania, a Ratisbona.
I nigeriani sono tutti destinatari di un mandato di arresto europeo in seguito all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania il 26 gennaio scorso perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di droga, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo.
Secondo le indagini della squadra mobile di Catania e dello Sco apparterrebbero ad un'organizzazione criminale nigeriana diffusa in vari paesi europei ed extraeuropei, di matrice cultista chiamata 'Vkings' o 'Supreme Vikings Confraternity'. I dieci avrebbero tutti fatto parte della cellula siciliana che operava a Catania e nella provincia e aveva la base nel Cara di Mineo. Nel centro, stando alle indagini, più volte ci sarebbero stati degli scontri con altri gruppi per mantenere il predominio tra le comunità straniere.
I TENTACOLI DELLA MAFIA NIGERIANA SULL' ITALIA
Rita Bartolomei per ''il Giorno - la Nazione - il Resto del Carlino''
C'è un capo pentito dei Maphite - gang tra le più organizzate e pericolose in Italia, chiamata anche famiglia vaticana - che quando decide di pentirsi vive a Bologna, ha un regolare permesso e fa il commerciante. Ma un giorno si confida con il suo pastore - così racconta agli investigatori dell' inchiesta Athenaeum di Torino - e rinnega il passato. Rinnega l' appartenenza alla mafia nigeriana, rischiando la vita.
Era nel Cop, Council of professors, uno degli organismi di vertice del secret cult. Svela riti, gerarchie e affari della cupola nera. Padrona del traffico di droga - dalla cocaina alla marijuana, scambiata con gli albanesi -, della prostituzione e della tratta di esseri umani, della clonazione di carte di credito e della falsificazione di documenti. Uomini di strada e colletti bianchi. Machete e iPhone. I vertici di solito sono immigrati in regola.
Scopri don, forum e famiglie, un linguaggio che pare copiato da noi. E un legame storico delle confraternite - nate nelle università nigeriane, c' è chi si spinge indietro fino agli anni Cinquanta - con la politica, in Africa. La crudeltà come metodo per avere rispetto. Riti violenti e simboli, i nuovi affiliati dei Maphite - gli Omi brother, che per entrare pagano e in cambio devono incassare pestaggi e torture - si vestono di verde. Si combattono o si alleano con gli altri: Supreme Eiye, Vikings, Black Axe, tra i piccoli Blue Queen, al femminile.
Tutti sono tenuti al vincolo del segreto. La casa madre è in Nigeria.
È una rete mondiale. Muove un fiume di denaro, che torna in patria fuori dai circuiti bancari, ad esempio con l' hawala, noi traduciamo avallo, la parola in arabo significa trasferimento. È un antichissimo sistema musulmano codificato nel Corano e parente delle nostre lettere di cambio, privati che si accordano con altri privati in ogni parte del mondo, così si possono trasferire capitali in un giorno.
Sotto i riflettori Castel Volturno (Caserta) - 'capitale' di valenza europea - e il centro richiedenti asilo di Mineo (Catania), base operativa dei Vikings. Quel che ti aspetti di meno, invece, è l' insediamento nel centro-nord, dalle Marche al Piemonte, dall' Emilia Romagna alla Lombardia al Veneto. Fenomeno invece descritto perfettamente nelle indagini dell' operazione Athenaeum, centinaia di pagine d' inchiesta che scandagliano la presenza della piovra nera in Italia. Gianni Tonelli, oggi parlamentare della Lega, torna agli inizi della sua carriera di poliziotto. Quando da giovane agente a Ferrara si trovò a indagare su una certa 'madame' che gestiva un traffico di ragazze. Allora il fenomeno era ignorato, «m' immaginavo che quel nome indicasse reverenza e rispetto.
Invece è un ruolo ben definito nell' organizzazione. Erano i primi segnali, era l' 88. Compresi che c' era una rotazione, venivano sequestrati i passaporti. La madame viveva a Firenze, faceva la spola con la Nigeria. I colleghi della Toscana arrivarono in fondo, ma l' indagine era sempre per sfruttamento della prostituzione. Quindi la conclusione è questa: la mafia nigeriana opera da trent' anni in Italia. Non abbiamo voluto vederla.
E questa miopia si è ripetuta anche a Castel Volturno. Abbiamo considerato i nigeriani coinvolti vittime della camorra, invece era una guerra tra i nostri e la nuova organizzazione che voleva conquistare fette di territorio».
In effetti. La piovra ha messo radici, da nord a sud, spesso derubricata a problema di ordine pubblico, la polemica politica ha annebbiato i fatti. Perché, come chiariva fin dal 2016 la relazione della Dia, «i gruppi criminali nigeriani operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia».
Già allora si annotava che a Palermo «sono state registrate cointeressenze tra gruppi criminali ed esponenti di Cosa Nostra finalizzati alla gestione del narcotraffico». Questo è quello che gli investigatori hanno accertato fino ad oggi. Ma un' organizzazione così imponente, dove sarà arrivata, nel frattempo? Qual è la parte di questa storia che ancora ignoriamo?
«DROGA E PROSTITUZIONE, IL BUSINESS NERO»
Rita Bartolomei per ''il Giorno - la Nazione - il Resto del Carlino''
Lotito, commissario, dirige la squadra anti tratta della polizia locale in Procura a Torino, realtà unica in Italia. Appena nominato consulente nella Commissione Bicamerale antimafia come esperto della cupola nera.
«Abbiamo iniziato a indagare su questo fenomeno nel 2012, quando è partita l' operazione Athenaeum. Siamo all' appello, la sentenza di primo grado ha comprovato il 416 bis».
L' associazione mafiosa.
«Il punto vero. Perché prima di usare questa parola, mafia nigeriana, bisogna arrivare al giudizio, altrimenti sono solo ipotesi investigative, a volte può essere uno scontro tra gruppi. Vedo due rischi, quello di banalizzare ma anche di generalizzare».
Che cosa ha accertato l' inchiesta?
«Una guerra tra due gruppi mafiosi, si chiamano secret cults, Eiye e Maphite. Abbiamo intercettato 500mila telefonate. Si scontrano per il dominio del territorio.
Ognuna ha capi, vice, in un' organizzazione piramidale».
Cambiano gli affari?
«No, tutte si occupano più o meno delle stesse cose: tratta di esseri umani, prostituzione, traffico internazionale di droga, truffe su carte di credito clonate. Ma sono in conflitto tra loro, per la supremazia».
La prima volta che è stata riconosciuta la mafia nigeriana in Italia.
«Nel 2006, l' indagine era sempre della procura di Torino, riguardava i Black Axe e gli Eiye, sentenza passata in giudicato. Nel 2008 l' aggiunta di 'mafia straniera' nel codice».
La mappa della piovra nera in Italia.
«Non è concentrata solo al sud come si pensa, ma molto radicata anche dal centro al nord. Bologna, Ravenna, Milano, Padova, Verona, Torino... Diciamo che dall' Emilia in su, tutte le regioni.
A Bologna i Maphite facevano le riunioni più importanti, in alberghi a 4-5 stelle».
I riti di affiliazione.
«Cruenti. Bastonate, calci, pugni...Chi resiste, deve bere pozioni, gin, sangue, erbe. Sono miscugli, intrugli. È una loro usanza tribale».
Gli omicidi.
«Stanno bene attenti a non commetterne. Le ritorsioni più importanti, le fanno nel loro Paese d' origine. Si ricordano di essere in Europa. Poi certo, ci può essere qualche scheggia impazzita».
C' è una parte che ancora dobbiamo capire?
«Più passa il tempo e sono radicati, più possono avere contatti con le nostre mafie autoctone. O allargarsi ad esempio al traffico delle armi. Ma queste sono solo ipotesi».
Chi arriva sui barconi è mosso anche dalla mafia nigeriana?
«Sicuramente in parte sì. Poi c' è il poveretto che decide di scappare.
Non è così scontato che tutto sia collegato. Sicuramente gran parte delle persone arrivano qui perché la mafia nigeriana le fa arrivare.
Le madame fanno venire le giovani. Poi ci sono i ragazzi, magari occupati nello spaccio della droga al minuto».
Un esercito: quanti sono?
«Dalle nostre indagini, solo gli affiliati ai Maphite sono tra le 4 e le 5mila persone».
Fenomeno sottovalutato?
«Penso di sì. Bisogna colpire i capi. Forse solo così si riesce a debellare un' organizzazione che non è italiana, è mondiale».
Fonte: qui
giovedì 28 febbraio 2019
DOPING -BLITZ AI MONDIALI DI SCI A SEEFELD: 9 ARRESTI.
TRA LORO 5 ATLETI DEL FONDO DI AUSTRIA, ESTONIA E KAZAKISTAN
DUE DI QUESTI SAREBBERO STATI COLTI IN FRAGRANTE MENTRE SI “RIPULIVANO” IL SANGUE
E’ LA PIÙ GRANDE OPERAZIONE ANTIDOPING DOPO I GIOCHI INVERNALI DEL 2006…
Da gazzetta.it
Scandalo ai Mondiali di sci nordico a Seefeld. A poche ore dalla 15 chilometri, una vasta operazione condotta dalle forze dell’ordine austriache e tedesche ha portato a un blitz con 9 arresti e a 16 perquisizioni non solo nella città che fa da quartier generale della rassegna iridata ma anche a Erfurt, in Germania, dove gli agenti hanno fatto irruzione nello studio di Mark Schmidt, ex medico della Gerolsteiner e coinvolto qualche anno fa in un caso di doping ematico.
Lo stesso Schmidt e un complice sono finiti in manette mentre a Seefeld, riporta l’emittente «Ard», sono stati arrestati cinque atleti appartenenti alle nazionali di Austria, Estonia e Kazakistan: tra i fermati il biolimpionico e bicampione del mondo Andrus Veerpalu, estone, e il kazako Alexis Poltoranin, 2 bronzi mondiali e più volte vincitore in Coppa del Mondo, che risultavano tra i partenti della gara. L’operazione sarebbe legata all’inchiesta nata dal documentario dell’emittente «ARD» sull’ex fondista Johannes Dürr, condannato per doping nel 2014.
Due fondisti sono stati colti in flagrante: la polizia austriaca federale penale e la procura di Monaco di Baviera sostiene di aver scoperto una rete di doping internazionale. “I coinvolti di Erfurt fanno parte di un’organizzazione criminale fortemente sospettata di svolgere pratiche doping sul sangue su atleti di elite di diversi Paesi”, si legge in un comunicato. Un enorme giro illecito di doping e business illecito è emerso mentre le indagini in corso da mesi è arrivato ad un clamoroso punto di svolta durante le gare iridate.
Gli accusati dovranno rispondere di frode sportiva commerciale ed uso di farmaci dopanti. “Gli atleti tedeschi non sono stati colpiti, posso confermare che per noi, la situazione è tranquilla”, ha detto il portavoce del Dsv, Stefan Schwarzbach che ha escluso il bltiz nell'hotel dei tedesch. La squadra italiana non è stata coinvolta come ha fatto sapere la Federazione Italiana Sport Invernali. Secondo la televisione tedesca Ard, che al suo interno ha una redazione che si occupa di casi di doping. Si parlerebbe della più grande operazione antidoping nello sci nordico dopo le Olimpiadi di Torino 2006.
Fonte: qui
CI VEDIAMO DOPING! SCANDALO NELLO SCI DI FONDO, IL VIDEO-CHOC DELL’AUSTRIACO MAX HAUKE COLTO SUL FATTO DURANTE UNA TRASFUSIONE
L’ATLETA CHE È GIÀ STATO RILASCIATO, ERA UNA DELLE CINQUE PERSONE ARRESTATE IERI NELL'AMBITO DELLO SCANDALO DOPING SCOPPIATO AI MONDIALI DI SCI DI SEEFELD: RISCHIA 4 ANNI DI SQUALIFICA E UNA CONDANNA A 3 ANNI DI CARCERE
Da gazzetta.it
La testata austriaca Voralberg Online ha diffuso in esclusiva questo video choc, che ritrae il fondista austriaco Max Hauke colto sul fatto dagli agenti mentre era intento a farsi una trasfusione di sangue. Hauke, che è già stato rilasciato, era una delle cinque persone arrestate ieri nell'ambito dello scandalo doping scoppiato ai mondiali di sci nordico di Seefeld. Hauke e gli altri atleti coinvolti rischiano 4 anni di squalifica dalle competizioni e una condanna a 3 anni di carcere.
domenica 20 gennaio 2019
A BOLOGNA SGOMINATA UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE DETENEVA IL MONOPOLIO DELLE CAMERE MORTUARIE DEI DUE MAGGIORI OSPEDALI CITTADINI: 30 ARRESTI
AGLI INFERMIERI 200 EURO A MORTO
DALLE INDAGINI SONO EMERSI SPREGIO DELLE SALME E FURTI...
I carabinieri di Bologna hanno smantellato due cartelli di imprese di pompe funebri che controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini e detenevano il monopolio dei servizi funebri. Sono 30 gli arresti e 43 le perquisizioni eseguite da 300 militari, che hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro. . Gli infermieri agganciavano i parenti dei defunti e venivano compensati con somme tra i 200 e 350 euro a "lavoro".
Le indagini hanno consentito di sgominare una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e riciclaggio. Gli inquirenti hanno scoperto che i due cartelli si spartivano i servizi nelle camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi. Sono nove le persone finite in carcere e 18 quelle ai domiciliari, mentre per tre è scattata l'interdittiva all'esercizio di attività imprenditoriale.
Gli infermieri agganciavano i familiari dei defunti, mettendoli in contatto con i referenti delle varie agenzie di servizi, proponendo le soluzioni più economiche ed efficienti. Venivano poi forniti dettagli e istruzioni per le pratiche. Al vertice invece c'erano i rappresentanti di due consorzi, che dividevano i compiti e ridistribuivano le somme guadagnate. "Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare, significa che non hai capito come funziona". Sono le parole rivolte da un infermiere a un altro indagato, registrate negli atti dell'inchiesta.
Spregio delle salme e furti - Gli inquirenti hanno accertato inoltre il trattamento di spregio riservato alle salme analizzando l'intercettazione di un indagato. "Ho un filmato dove lui mette una buccia di banana in mano ad un morto...". Affermazione alla quale segue la risposta di un altro coinvolto: "Il morto, aspettando la barella... ha avuto fame!". In un'altra conversazione intercettata, un'infermiera si definisce "la regina della camera mortuaria" e in un'altra ancora racconta al compagno dei beni presi a un defunto: "Amo' ho trovato due anelli (...), li ho messi già in borsa, però non so se è oro...".
17 Gennaio 2019
Fonte: qui
Etichette:
arresti,
Bologna,
Carabinieri,
cartelli,
corruzione,
infermieri,
Ospedale Maggiore,
ospedali,
parenti,
Policlinico Sant'Orsola-Malpighi,
pompe funebri
martedì 20 dicembre 2016
Un altro colpo alla mafia di Messina Denaro: 11 arresti e 3 imprese sequestrate
Undici arresti, tre imprese sequestrate perché attraverso prestanome erano nelle mani di Cosa nostra, un altro duro colpo contro la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Ad infliggerlo è stata Squadra Mobile di Trapani che ha scoperto l’infiltrazione della mafia targata “Messina Denaro” in due importanti appalti a Mazara del Vallo: la realizzazione di un parco eolico e la maxi ristrutturazione dell’ospedale. Gli arresti sono stati disposti dal gip del Tribunale di Palermo, è stata accolta la richiesta della Procura antimafia che ha coordinato l’inchiesta.
Quella condotta la scorsa notte è la prosecuzione dell’indagine “Ermes” quella che nell’agosto 2015 vide finire in manette i fedelissimi capi mafia e “postini” del latitante Matteo Messina Denaro. Adesso con l’odierno blitz denominato “Ermes 2” sono stati arrestati gli imprenditori che ottenevano appalti o sub appalti col sostegno di Cosa nostra. In manette anche insospettabili, factotum tra mafia e imprese. L’indagine ha confermato i saldi contatti tra il clan mafioso di Mazara del Vallo, retto dall’anziano ora sotto processo Vito Gondola, e la potente cosca di Castelvetrano e ha svelato gli accordi per spartirsi gli appalti sotto le direttive del capo mafia Matteo Messina Denaro latitante dal giugno del 1993. Settanta gli uomini della Polizia di Stato di Trapani, Palermo, Mazara del Vallo e Castelvetrano che sono stati impegnati nell’operazione. Alle 11 si terrà la conferenza stampa in Questura a Trapani per illustrare i contenuti dell’indagine. Tra gli arrestati un illustre rampollo, Epifania Agate, figlio del defunto padrino di Mazara, Mariano Agate, e due imprenditori, Carlo e Giuseppe Loretta.
Fonte: La Stampa
Fonte: La Stampa
Iscriviti a:
Post (Atom)





























