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mercoledì 10 giugno 2020

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO DAL CARCERE COORDINAVANO LO SPACCIO A TOR BELLA MONACA: INTROITI PER 300 MILA EURO AL MESE

SGOMINATA LA BANDA, 42 ARRESTI, SEQUESTRO CONTANTI, OROLOGI DI LUSSO, AUTO E MOTO PER 200MILA EURO. 
LA DROGA, AL CELLULARE E ANCHE DI PERSONA, VENIVA CHIAMATA CON NOMI IN CODICE: PALLETTE, MACCHINA, TELEFONO. 
L'ORDINANZA È PIENA DI CONVERSAZIONI CRIPTICHE…
Michela Allegri per “il Messaggero”

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACABRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA
Fratelli criminali e soci in affari, in grado di portare avanti direttamente dal carcere un business illegale da 300mila euro al mese, e di trasformare il quartiere di Tor Bella Monaca nella Scampia romana: un supermarket della droga aperto h24. Perché Leonardo Bevilacqua, detto Bruno lo zingaro e Manolo Romano, soprannominato Pisolo, erano stati arrestati l'ultima volta nel 2016 per il sequestro lampo di due minorenni, eseguito per ricattare la madre che non era in grado di saldare un debito da 50mila euro per una partita di cocaina. Nonostante questo, anche dalla prigione continuavano a portare avanti gli affari.

L'organizzazione che hanno gestito per anni non si è mai fermata. Fino a ieri: i Carabinieri e la Guardia di finanza di Roma, in due operazioni congiunte, hanno arrestato 42 persone, su richiesta della Dda. Di queste, 32 sono in carcere. Per altre 10 il gip ha disposto il divieto di dimora nella Capitale. Gli indagati sono tutti quanti accusati di avere fatto parte di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico, radicata nella periferia sud della città.

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACABRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA
Durante il blitz, gli inquirenti hanno trovato e sequestro contanti, orologi di lusso, auto e moto per 200mila euro. Sotto sequestro anche un immobile e macchine per altri 300mila euro. Un'operazione resa possibile da indagini certosine, con intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e, soprattutto, dalle dichiarazioni del primo pentito nel giro dello spaccio di Tor Bella Monaca. L'attività investigativa dei carabinieri di Frascati, coordinati dalla pm Barbara Zuin, in particolare, ha permesso di ricostruire i ruoli dei vari componenti della banda.

I FRATELLI
I fratelli Bevilacqua e Romano - hanno cognomi diversi perché hanno in comune solo la madre - erano i capi e organizzatori dell'associazione. Bruno lo zingaro era temuto e rispettato, «delinque incessantemente dal 2003», sottolineano gli inquirenti. Nonostante fosse in carcere da tempo, per tutti la piazza continuava ad essere di sua proprietà: nel quartiere c'era «la piena consapevolezza - annota il gip - che, una volta libero, sarebbe ritornato in prima persona a gestirla».

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERIBRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERI
La sua fedina penale è macchiata da una lunga lista di precedenti e gli inquirenti descrivono la sua «indole violenta», nota a tutti quelli che lo conoscono. Ma non era l'unico temuto della famiglia: anche la moglie Alessandra Conte - pure lei arrestata - era rispettata, perché tutti sono certi che tenesse aggiornato il marito «su come procedevano le condotte dei singoli associati e gli affari illeciti», in grado di fruttare circa 10mila euro al giorno. Era lei, secondo l'accusa, ad aggiornare Bevilacqua e a consentirgli di gestire il business anche della prigione.

La banda era organizzata nei dettagli: ognuno aveva un compito preciso. Vedette, pusher - anche minorenni -, cassieri, fornitori, addetti alle questioni legali in caso di arresto. Il tutto «per soddisfare in qualsiasi ora del giorno e della notte, in ogni periodo dell'anno, centinaia di acquirenti, ma anche di far fronte ad imprevisti, come l'arresto di singoli spacciatori o la loro temporanea impossibilità ad osservare i turni, con la pronta sostituzione con altri soggetti», si legge nell'ordinanza.

I guadagni venivano divisi in modo prestabilito: ai due fratelli l'80 per cento, il 15 per cento a chi si occupava di confezionamento e rifornimento, il restante 5 per cento ai pusher. Le vedette avevano uno stipendio fisso: 100 euro al giorno. Ed erano previste anche decurtazioni in busta paga e punizioni per chi sgarrava.

IL CODICE
BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERIBRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERI
La droga, al cellulare e anche di persona, veniva chiamata con nomi in codice: pallette, macchina, telefono. L'ordinanza è piena di conversazioni criptiche: «Ce piamo un caffè?», «ce magnamo qualcosa?», «sali, se famo na partita a play». Per il gip non ci sono dubbi: erano tutti codici per concordare la compravendita di stupefacente. Droga che era davvero nascosta ovunque, tra via Ferruccio Mengaroni, via Scozza e via San Biagio Platani: grondaie, saracinesche, zolle di terra, auto parcheggiate, aiuole. Fonte: qui

venerdì 14 febbraio 2020

DUE RAGAZZE DI 17 E 13 ANNI ABUSATE PER MESI A LA SPEZIA DAL COMPAGNO DELLA SORELLA MAGGIORE, UN AVVOCATO 70ENNE: ERA STATA LEI, INSIEME ALLA MADRE, A VENDERLE ALL’UOMO, CHE IN CAMBIO PAGAVA, LE FACEVA REGALI E AVEVA PROMESSO DI COMPRARE UNA CASA PER TUTTA LA FAMIGLIA

LE RAGAZZE SONO STATE ‘LIBERATE’ DAI CARABINIERI, CHE LE HANNO CONSEGNATE AI SERVIZI SOCIALI…
abusi sessuali violenzaABUSI SESSUALI VIOLENZA

Per mesi sono state abusate da chi avrebbe dovuto proteggerle. Due sorelle di 17 e 13 anni, sono state 'tradite' dalla madre e dalla sorella maggiore, di 22 anni, e portate a un avvocato settantenne, compagno della più grande delle sorelle. È andata così per mesi, fino a stamattina, quando i carabinieri della Spezia le hanno 'liberate' e consegnate ai servizi sociali, per essere trasferite in una località protetta, al riparo da chi ne ha macchiato l'adolescenza.

La vicenda, accaduta in un paese dello Spezzino, ha visto finire in carcere la madre, la figlia maggiore e un avvocato residente nella provincia di Massa. Le prime due sono accusate di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, il legale è accusato di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile.
violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE



Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'avvocato settantenne, compagno e convivente della sorella maggiore, avrebbe ripetutamente incontrato la ragazzina di 13 anni e la sorella di 17, elargendo regali e somme di denaro alla compagna ventenne, e promettendo anche l'acquisto di un'abitazione per tutta la famiglia.

violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE
La compagna ventenne del legale avrebbe incoraggiato gli incontri tra le sorelle minori e il convivente, mentre la madre avrebbe acconsentito consapevolmente che ciò avvenisse attratta dall'idea di avere una casa. Il quadro probatorio è stato ritenuto sufficiente dal gip del tribunale di Genova, che ha emesso a carico delle tre persone un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguito in mattinata dai carabinieri.

L'indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, è stata condotta sul campo da un pool di carabinieri scelti nelle caserme di Arcola, Sarzana, Santo Stefano Magra, Castelnuovo Magra e Lerici, sotto il coordinamento della Compagnia di Sarzana. L'inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Genova Maria Chiara Paolucci, che questa mattina ha gestito anche la perquisizione nello studio del professionista a Massa.

abusi sessualiABUSI SESSUALI
Le perquisizioni compiute dai militari dell'Arma nelle abitazioni e nello studio dell'avvocato hanno permesso di recuperare materiale informativo che sarà oggetto di approfondimento investigativo. L'avvocato e la compagna ventenne sono stati arrestati mentre si trovavano a Massa, la madre delle ragazze mentre si trovava in un campo nomadi alla periferia della Spezia. L'indagine aveva preso le mosse nell'ottobre scorso, a seguito di un incendio doloso, avvenuto in Val di Magra, ai danni di tre auto di proprietà di un uomo, estraneo alla vicenda, che ospitava abitualmente le due giovani minorenni. Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

NELLA MAXI-OPERAZIONE CONTRO IL DOPING IN EUROPA, CON 1.300 ATLETI INDAGATI, 233 ARRESTI IN 33 NAZIONI, SI SCOPRONO GLI ORDINI IN CHAT, LE CONSEGNE VIA POSTA

COPERTO UN LABORATORIO CLANDESTINO A SALERNO 
“GLI ACQUIRENTI DI SOSTANZE DOPANTI FANNO PARTE DI OGNI FASCIA SOCIALE, OGNI LIVELLO ATLETICO ED ETÀ” (CULTURISTI, CICLISTI E MARATONETI DELLA DOMENICA E SEMI PROFESSIONISTI, TRIATLETI, NUOTATORI…)
Marco Bonarrigo per il “Corriere della sera”
DOPINGDOPING

Fare la spesa in farmacia - mettiamola così - non era troppo difficile. Si cominciava mettendo un «like» sul profilo Facebook giusto o entrando in una chat «aperta» su Telegram o WhatsApp. Profili tematici: culturisti, ciclisti e maratoneti (della domenica e semi professionisti), triatleti, nuotatori, frequentatori di palestre. Si proseguiva con qualche domanda ad hoc. Come faccio a migliorare in salita? Come posso sviluppare i muscoli, correre o pedalare più forte, recuperare più velocemente dopo un allenamento?

A quel punto - come per miracolo - si apriva la tendina della chat in cui qualcuno si affacciava per offrirti la soluzione: un link verso il dark web o un aiutino farmacologico esplicito. Che tanto «ino» non era: anabolizzanti (testosterone e nandrolone), ormoni stimolanti, ormone della crescita, Epo e simili, cortisonici steroidei, diuretici e perfino qualche «canna» potenziata.

sci di fondo dopingSCI DI FONDO DOPING
La differenza con quanto emerso dalle inchieste del passato, è la portata del fenomeno. L' Operazione Viribus resa nota ieri da Europol, l' agenzia delle polizie europee, è la più colossale azione di contrasto al doping della storia. Sono finite in carcere 233 persone appartenenti a 17 organizzazioni criminali di 33 diverse nazioni che in tempi recenti hanno rifornito di prodotti dopanti e stupefacenti non meno di 1.300 atleti o sedicenti tali.

Sequestrati farmaci (di produzione clandestina) per un valore di quasi quattro milioni di euro. Un lavoro di otto mesi, partito e diretto dall' Italia. «Come carabinieri della salute - spiega il colonnello Andrea Zapparoli, che guida l' unità antidoping dei Nas - monitoriamo costantemente il commercio clandestino online di sostanze dopanti. Quando ci siamo resi conto che il volume delle transazioni su Internet stava aumentando, lo scorso ottobre abbiamo chiesto alle polizie associate a Europol di lavorare congiuntamente e a fondo. Questo perché il mercato del doping parte da oriente e si ramifica in tutta Europa: solo tagliando tutti i rami si possono ottenere risultati importanti».
DOPINGDOPING

Il meccanismo era oliatissimo. «In nove nazioni - spiega Zappulli - c' erano centrali di "taglio" e confezionamento. Noi abbiamo scoperto quella di Salerno, un laboratorio farmaceutico clandestino, ci lavoravano una decina di persone, dove arrivavano i prodotti in polvere o sotto forma liquida e venivano confezionate compresse, fiale e pastiglie.

Abbiamo sequestrato macchinari specifici e anche soluzioni artigianali come forni a microonde con cui venivano asciugati i principi attivi. I responsabili avevano anche impiantato una coltivazione di cannabis ad alto contenuto del metabolita Thc con cui tagliavano i prodotti. Abbiamo arrestato 12 persone che si occupavano di produzione e spedizione. Chi gestiva il business risultava nullatenente e nullafacente».
DOPING LABORATORIODOPING LABORATORIO

Pasticche e fiale partivano in pacchi postali da Salerno per tutta Italia. Mittente fittizio, destinatario reale. «Gli acquirenti - spiega Zappulli - fanno parte di ogni fascia sociale, ogni livello atletico ed età. Per chiudere il cerchio, per alcuni di loro abbiamo chiesto al ministero della Salute controlli antidoping in competizione: abbiamo 19 positività a livello nazionale e 50 internazionali.

DOPINGDOPING
Gli acquirenti rischiano l' incriminazione per traffico di sostanze stupefacenti (lo è il nandrolone) o traffico internazionale se le quantità erano importanti e, in ogni caso, per ricettazione visto che i "farmaci" erano di provenienza illecita». Per i tesserati sono in arrivo anche pesanti sanzioni sportive. «Ma la cosa più grave - conclude Zappulli - sono i rischi per la salute derivati dall' uso di prodotti di provenienza incerta e lavorati in luoghi senza le minime garanzie igieniche. E colpisce la subcultura di chi li voleva a tutti i costi». 

Fonte: qui

mercoledì 26 giugno 2019

NUOVO COLPO ALLA 'NDRANGHETA IN EMILIA, ARRESTATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PIACENZA GIUSEPPE CARUSO (FRATELLI D'ITALIA)

16 LE MISURE CAUTELARI EMESSE NEI CONFRONTI DI PRESUNTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA GRANDE ARACRI DI CUTRO: SALVINI: "AVANTI TUTTA CONTRO I CLAN"
Da ansa.it

giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Nuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: la polizia sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. Sono anche in corso un centinaio di perquisizione in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca. 
giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono impegnati oltre 300 agenti.
Tra i destinatari delle misure, anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Secondo gli investigatori della Polizia, sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, anche'essi arrestati a Brescello, nel Reggiano. 

lunedì 1 aprile 2019

''IL CARA DI MINEO ERA UNA BASE OPERATIVA DELLA MAFIA NIGERIANA''.

10 ARRESTI DI LATITANTI IN FRANCIA E GERMANIA, CON L'AGGRAVANTE DELL'ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSA. LA LORO BASE ERA IL CENTRO SICILIANO PER I MIGRANTI 

DIECI LATITANTI NIGERIANI ARRESTATI IN FRANCIA E GERMANIA
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA
 (ANSA) - Una decina di cittadini nigeriani, tutti latitanti in Italia e considerati appartenenti ad un'organizzazione criminale che per diverso tempo ha operato in Sicilia, sono stati arrestati in Francia e Germania dalla Polizia in collaborazione con le forze di polizia francesi e tedesche. Il soggetto ritenuto a capo dell'organizzazione, Happy Uwaya, e un'altra persona, sono stati arrestati a Parigi, mentre gli altri sono stati bloccati a Nancy, Marsiglia, Nizza e, in Germania, a Ratisbona.

I nigeriani sono tutti destinatari di un mandato di arresto europeo in seguito all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania il 26 gennaio scorso perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di droga, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo.

intorno al cara di mineoINTORNO AL CARA DI MINEO
Secondo le indagini della squadra mobile di Catania e dello Sco apparterrebbero ad un'organizzazione criminale nigeriana diffusa in vari paesi europei ed extraeuropei, di matrice cultista chiamata 'Vkings' o 'Supreme Vikings Confraternity'. I dieci avrebbero tutti fatto parte della cellula siciliana che operava a Catania e nella provincia e aveva la base nel Cara di Mineo. Nel centro, stando alle indagini, più volte ci sarebbero stati degli scontri con altri gruppi per mantenere il predominio tra le comunità straniere.


I TENTACOLI DELLA MAFIA NIGERIANA SULL' ITALIA

C'è un capo pentito dei Maphite - gang tra le più organizzate e pericolose in Italia, chiamata anche famiglia vaticana - che quando decide di pentirsi vive a Bologna, ha un regolare permesso e fa il commerciante. Ma un giorno si confida con il suo pastore - così racconta agli investigatori dell' inchiesta Athenaeum di Torino - e rinnega il passato. Rinnega l' appartenenza alla mafia nigeriana, rischiando la vita.

Era nel Cop, Council of professors, uno degli organismi di vertice del secret cult. Svela riti, gerarchie e affari della cupola nera. Padrona del traffico di droga - dalla cocaina alla marijuana, scambiata con gli albanesi -, della prostituzione e della tratta di esseri umani, della clonazione di carte di credito e della falsificazione di documenti. Uomini di strada e colletti bianchi. Machete e iPhone. I vertici di solito sono immigrati in regola.
immigrati nel cara di mineoIMMIGRATI NEL CARA DI MINEO

Scopri don, forum e famiglie, un linguaggio che pare copiato da noi. E un legame storico delle confraternite - nate nelle università nigeriane, c' è chi si spinge indietro fino agli anni Cinquanta - con la politica, in Africa. La crudeltà come metodo per avere rispetto. Riti violenti e simboli, i nuovi affiliati dei Maphite - gli Omi brother, che per entrare pagano e in cambio devono incassare pestaggi e torture - si vestono di verde. Si combattono o si alleano con gli altri: Supreme Eiye, Vikings, Black Axe, tra i piccoli Blue Queen, al femminile.

Tutti sono tenuti al vincolo del segreto. La casa madre è in Nigeria.

È una rete mondiale. Muove un fiume di denaro, che torna in patria fuori dai circuiti bancari, ad esempio con l' hawala, noi traduciamo avallo, la parola in arabo significa trasferimento. È un antichissimo sistema musulmano codificato nel Corano e parente delle nostre lettere di cambio, privati che si accordano con altri privati in ogni parte del mondo, così si possono trasferire capitali in un giorno.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

Sotto i riflettori Castel Volturno (Caserta) - 'capitale' di valenza europea - e il centro richiedenti asilo di Mineo (Catania), base operativa dei Vikings. Quel che ti aspetti di meno, invece, è l' insediamento nel centro-nord, dalle Marche al Piemonte, dall' Emilia Romagna alla Lombardia al Veneto. Fenomeno invece descritto perfettamente nelle indagini dell' operazione Athenaeum, centinaia di pagine d' inchiesta che scandagliano la presenza della piovra nera in Italia. Gianni Tonelli, oggi parlamentare della Lega, torna agli inizi della sua carriera di poliziotto. Quando da giovane agente a Ferrara si trovò a indagare su una certa 'madame' che gestiva un traffico di ragazze. Allora il fenomeno era ignorato, «m' immaginavo che quel nome indicasse reverenza e rispetto.

Invece è un ruolo ben definito nell' organizzazione. Erano i primi segnali, era l' 88. Compresi che c' era una rotazione, venivano sequestrati i passaporti. La madame viveva a Firenze, faceva la spola con la Nigeria. I colleghi della Toscana arrivarono in fondo, ma l' indagine era sempre per sfruttamento della prostituzione. Quindi la conclusione è questa: la mafia nigeriana opera da trent' anni in Italia. Non abbiamo voluto vederla.

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
E questa miopia si è ripetuta anche a Castel Volturno. Abbiamo considerato i nigeriani coinvolti vittime della camorra, invece era una guerra tra i nostri e la nuova organizzazione che voleva conquistare fette di territorio».

In effetti. La piovra ha messo radici, da nord a sud, spesso derubricata a problema di ordine pubblico, la polemica politica ha annebbiato i fatti. Perché, come chiariva fin dal 2016 la relazione della Dia, «i gruppi criminali nigeriani operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia».

Già allora si annotava che a Palermo «sono state registrate cointeressenze tra gruppi criminali ed esponenti di Cosa Nostra finalizzati alla gestione del narcotraffico». Questo è quello che gli investigatori hanno accertato fino ad oggi. Ma un' organizzazione così imponente, dove sarà arrivata, nel frattempo? Qual è la parte di questa storia che ancora ignoriamo?
AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA


«DROGA E PROSTITUZIONE, IL BUSINESS NERO»
Rita Bartolomei per ''il Giorno - la Nazione - il Resto del Carlino''

Lotito, commissario, dirige la squadra anti tratta della polizia locale in Procura a Torino, realtà unica in Italia. Appena nominato consulente nella Commissione Bicamerale antimafia come esperto della cupola nera.

«Abbiamo iniziato a indagare su questo fenomeno nel 2012, quando è partita l' operazione Athenaeum. Siamo all' appello, la sentenza di primo grado ha comprovato il 416 bis».
L' associazione mafiosa.
«Il punto vero. Perché prima di usare questa parola, mafia nigeriana, bisogna arrivare al giudizio, altrimenti sono solo ipotesi investigative, a volte può essere uno scontro tra gruppi. Vedo due rischi, quello di banalizzare ma anche di generalizzare».

Che cosa ha accertato l' inchiesta?
AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA
«Una guerra tra due gruppi mafiosi, si chiamano secret cults, Eiye e Maphite. Abbiamo intercettato 500mila telefonate. Si scontrano per il dominio del territorio.
Ognuna ha capi, vice, in un' organizzazione piramidale».

Cambiano gli affari?
«No, tutte si occupano più o meno delle stesse cose: tratta di esseri umani, prostituzione, traffico internazionale di droga, truffe su carte di credito clonate. Ma sono in conflitto tra loro, per la supremazia».
La prima volta che è stata riconosciuta la mafia nigeriana in Italia.
«Nel 2006, l' indagine era sempre della procura di Torino, riguardava i Black Axe e gli Eiye, sentenza passata in giudicato. Nel 2008 l' aggiunta di 'mafia straniera' nel codice».

La mappa della piovra nera in Italia.
AFFILIATO ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATO ALLA MAFIA NIGERIANA
«Non è concentrata solo al sud come si pensa, ma molto radicata anche dal centro al nord. Bologna, Ravenna, Milano, Padova, Verona, Torino... Diciamo che dall' Emilia in su, tutte le regioni.
A Bologna i Maphite facevano le riunioni più importanti, in alberghi a 4-5 stelle».
I riti di affiliazione.
«Cruenti. Bastonate, calci, pugni...Chi resiste, deve bere pozioni, gin, sangue, erbe. Sono miscugli, intrugli. È una loro usanza tribale».
Gli omicidi.
«Stanno bene attenti a non commetterne. Le ritorsioni più importanti, le fanno nel loro Paese d' origine. Si ricordano di essere in Europa. Poi certo, ci può essere qualche scheggia impazzita».

C' è una parte che ancora dobbiamo capire?
«Più passa il tempo e sono radicati, più possono avere contatti con le nostre mafie autoctone. O allargarsi ad esempio al traffico delle armi. Ma queste sono solo ipotesi».

Chi arriva sui barconi è mosso anche dalla mafia nigeriana?
«Sicuramente in parte sì. Poi c' è il poveretto che decide di scappare.
BLITZ CONTRO LA MAFIA NIGERIANABLITZ CONTRO LA MAFIA NIGERIANA
Non è così scontato che tutto sia collegato. Sicuramente gran parte delle persone arrivano qui perché la mafia nigeriana le fa arrivare.
Le madame fanno venire le giovani. Poi ci sono i ragazzi, magari occupati nello spaccio della droga al minuto».

Un esercito: quanti sono?
«Dalle nostre indagini, solo gli affiliati ai Maphite sono tra le 4 e le 5mila persone».

Fenomeno sottovalutato?
«Penso di sì. Bisogna colpire i capi. Forse solo così si riesce a debellare un' organizzazione che non è italiana, è mondiale».

Fonte: qui

giovedì 28 febbraio 2019

DOPING -BLITZ AI MONDIALI DI SCI A SEEFELD: 9 ARRESTI.

TRA LORO 5 ATLETI DEL FONDO DI AUSTRIA, ESTONIA E KAZAKISTAN 

DUE DI QUESTI SAREBBERO STATI COLTI IN FRAGRANTE MENTRE SI “RIPULIVANO” IL SANGUE 

E’ LA PIÙ GRANDE OPERAZIONE ANTIDOPING DOPO I GIOCHI INVERNALI DEL 2006…


sci di fondoSCI DI FONDO
Scandalo ai Mondiali di sci nordico a Seefeld. A poche ore dalla 15 chilometri, una vasta operazione condotta dalle forze dell’ordine austriache e tedesche ha portato a un blitz con 9 arresti e a 16 perquisizioni non solo nella città che fa da quartier generale della rassegna iridata ma anche a Erfurt, in Germania, dove gli agenti hanno fatto irruzione nello studio di Mark Schmidt, ex medico della Gerolsteiner e coinvolto qualche anno fa in un caso di doping ematico.

Lo stesso Schmidt e un complice sono finiti in manette mentre a Seefeld, riporta l’emittente «Ard», sono stati arrestati cinque atleti appartenenti alle nazionali di Austria, Estonia e Kazakistan: tra i fermati il biolimpionico e bicampione del mondo Andrus Veerpalu, estone, e il kazako Alexis Poltoranin, 2 bronzi mondiali e più volte vincitore in Coppa del Mondo, che risultavano tra i partenti della gara. L’operazione sarebbe legata all’inchiesta nata dal documentario dell’emittente «ARD» sull’ex fondista Johannes Dürr, condannato per doping nel 2014.

Due fondisti sono stati colti in flagrante: la polizia austriaca federale penale e la procura di Monaco di Baviera sostiene di aver scoperto una rete di doping internazionale. “I coinvolti di Erfurt fanno parte di un’organizzazione criminale fortemente sospettata di svolgere pratiche doping sul sangue su atleti di elite di diversi Paesi”, si legge in un comunicato. Un enorme giro illecito di doping e business illecito è emerso mentre le indagini in corso da mesi è arrivato ad un clamoroso punto di svolta durante le gare iridate.
sci di fondo dopingSCI DI FONDO DOPING

Gli accusati dovranno rispondere di frode sportiva commerciale ed uso di farmaci dopanti. “Gli atleti tedeschi non sono stati colpiti, posso confermare che per noi, la situazione è tranquilla”, ha detto il portavoce del Dsv, Stefan Schwarzbach che ha escluso il bltiz nell'hotel dei tedesch. La squadra italiana non è stata coinvolta come ha fatto sapere la Federazione Italiana Sport Invernali. Secondo la televisione tedesca Ard, che al suo interno ha una redazione che si occupa di casi di doping. Si parlerebbe della più grande operazione antidoping nello sci nordico dopo le Olimpiadi di Torino 2006.

Fonte: qui

CI VEDIAMO DOPING! SCANDALO NELLO SCI DI FONDO, IL VIDEO-CHOC DELL’AUSTRIACO MAX HAUKE COLTO SUL FATTO DURANTE UNA TRASFUSIONE 
L’ATLETA CHE È GIÀ STATO RILASCIATO, ERA UNA DELLE CINQUE PERSONE ARRESTATE IERI NELL'AMBITO DELLO SCANDALO DOPING SCOPPIATO AI MONDIALI DI SCI DI SEEFELD: RISCHIA 4 ANNI DI SQUALIFICA E UNA CONDANNA A 3 ANNI DI CARCERE


max haukeMAX HAUKE
La testata austriaca Voralberg Online ha diffuso in esclusiva questo video choc, che ritrae il fondista austriaco Max Hauke colto sul fatto dagli agenti mentre era intento a farsi una trasfusione di sangue. Hauke, che è già stato rilasciato, era una delle cinque persone arrestate ieri nell'ambito dello scandalo doping scoppiato ai mondiali di sci nordico di Seefeld. Hauke e gli altri atleti coinvolti rischiano 4 anni di squalifica dalle competizioni e una condanna a 3 anni di carcere.

domenica 20 gennaio 2019

A BOLOGNA SGOMINATA UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE DETENEVA IL MONOPOLIO DELLE CAMERE MORTUARIE DEI DUE MAGGIORI OSPEDALI CITTADINI: 30 ARRESTI



AGLI INFERMIERI 200 EURO A MORTO 

DALLE INDAGINI SONO EMERSI SPREGIO DELLE SALME E FURTI...


agenzia funebreAGENZIA FUNEBRE
I carabinieri di Bologna hanno smantellato due cartelli di imprese di pompe funebri che controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini e detenevano il monopolio dei servizi funebri. Sono 30 gli arresti e 43 le perquisizioni eseguite da 300 militari, che hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro. . Gli infermieri agganciavano i parenti dei defunti e venivano compensati con somme tra i 200 e 350 euro a "lavoro".

Le indagini hanno consentito di sgominare una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e riciclaggio. Gli inquirenti hanno scoperto che i due cartelli si spartivano i servizi nelle camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi. Sono nove le persone finite in carcere e 18 quelle ai domiciliari, mentre per tre è scattata l'interdittiva all'esercizio di attività imprenditoriale.

Gli infermieri agganciavano i familiari dei defunti, mettendoli in contatto con i referenti delle varie agenzie di servizi, proponendo le soluzioni più economiche ed efficienti. Venivano poi forniti dettagli e istruzioni per le pratiche. Al vertice invece c'erano i rappresentanti di due consorzi, che dividevano i compiti e ridistribuivano le somme guadagnate. "Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare, significa che non hai capito come funziona". Sono le parole rivolte da un infermiere a un altro indagato, registrate negli atti dell'inchiesta.
agenzia funebreAGENZIA FUNEBRE

Spregio delle salme e furti - Gli inquirenti hanno accertato inoltre il trattamento di spregio riservato alle salme analizzando l'intercettazione di un indagato. "Ho un filmato dove lui mette una buccia di banana in mano ad un morto...". Affermazione alla quale segue la risposta di un altro coinvolto: "Il morto, aspettando la barella... ha avuto fame!". In un'altra conversazione intercettata, un'infermiera si definisce "la regina della camera mortuaria" e in un'altra ancora racconta al compagno dei beni presi a un defunto: "Amo' ho trovato due anelli (...), li ho messi già in borsa, però non so se è oro...".


17 Gennaio 2019

Fonte: qui

martedì 20 dicembre 2016

Un altro colpo alla mafia di Messina Denaro: 11 arresti e 3 imprese sequestrate


Undici arresti, tre imprese sequestrate perché attraverso prestanome erano nelle mani di Cosa nostra, un altro duro colpo contro la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Ad infliggerlo è stata Squadra Mobile di Trapani che ha scoperto l’infiltrazione della mafia targata “Messina Denaro” in due importanti appalti a Mazara del Vallo: la realizzazione di un parco eolico e la maxi ristrutturazione dell’ospedale. Gli arresti sono stati disposti dal gip del Tribunale di Palermo, è stata accolta la richiesta della Procura antimafia che ha coordinato l’inchiesta.  


Quella condotta la scorsa notte è la prosecuzione dell’indagine “Ermes” quella che nell’agosto 2015 vide finire in manette i fedelissimi capi mafia e “postini” del latitante Matteo Messina Denaro. Adesso con l’odierno blitz denominato “Ermes 2” sono stati arrestati gli imprenditori che ottenevano appalti o sub appalti col sostegno di Cosa nostra. In manette anche insospettabili, factotum tra mafia e imprese. L’indagine ha confermato i saldi contatti tra il clan mafioso di Mazara del Vallo, retto dall’anziano ora sotto processo Vito Gondola, e la potente cosca di Castelvetrano e ha svelato gli accordi per spartirsi gli appalti sotto le direttive del capo mafia Matteo Messina Denaro latitante dal giugno del 1993. Settanta gli uomini della Polizia di Stato di Trapani, Palermo, Mazara del Vallo e Castelvetrano che sono stati impegnati nell’operazione. Alle 11 si terrà la conferenza stampa in Questura a Trapani per illustrare i contenuti dell’indagine. Tra gli arrestati un illustre rampollo, Epifania Agate, figlio del defunto padrino di Mazara, Mariano Agate, e due imprenditori, Carlo e Giuseppe Loretta. 

Fonte: La Stampa