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venerdì 14 febbraio 2020

DUE RAGAZZE DI 17 E 13 ANNI ABUSATE PER MESI A LA SPEZIA DAL COMPAGNO DELLA SORELLA MAGGIORE, UN AVVOCATO 70ENNE: ERA STATA LEI, INSIEME ALLA MADRE, A VENDERLE ALL’UOMO, CHE IN CAMBIO PAGAVA, LE FACEVA REGALI E AVEVA PROMESSO DI COMPRARE UNA CASA PER TUTTA LA FAMIGLIA

LE RAGAZZE SONO STATE ‘LIBERATE’ DAI CARABINIERI, CHE LE HANNO CONSEGNATE AI SERVIZI SOCIALI…
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Per mesi sono state abusate da chi avrebbe dovuto proteggerle. Due sorelle di 17 e 13 anni, sono state 'tradite' dalla madre e dalla sorella maggiore, di 22 anni, e portate a un avvocato settantenne, compagno della più grande delle sorelle. È andata così per mesi, fino a stamattina, quando i carabinieri della Spezia le hanno 'liberate' e consegnate ai servizi sociali, per essere trasferite in una località protetta, al riparo da chi ne ha macchiato l'adolescenza.

La vicenda, accaduta in un paese dello Spezzino, ha visto finire in carcere la madre, la figlia maggiore e un avvocato residente nella provincia di Massa. Le prime due sono accusate di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, il legale è accusato di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile.
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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'avvocato settantenne, compagno e convivente della sorella maggiore, avrebbe ripetutamente incontrato la ragazzina di 13 anni e la sorella di 17, elargendo regali e somme di denaro alla compagna ventenne, e promettendo anche l'acquisto di un'abitazione per tutta la famiglia.

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La compagna ventenne del legale avrebbe incoraggiato gli incontri tra le sorelle minori e il convivente, mentre la madre avrebbe acconsentito consapevolmente che ciò avvenisse attratta dall'idea di avere una casa. Il quadro probatorio è stato ritenuto sufficiente dal gip del tribunale di Genova, che ha emesso a carico delle tre persone un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguito in mattinata dai carabinieri.

L'indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, è stata condotta sul campo da un pool di carabinieri scelti nelle caserme di Arcola, Sarzana, Santo Stefano Magra, Castelnuovo Magra e Lerici, sotto il coordinamento della Compagnia di Sarzana. L'inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Genova Maria Chiara Paolucci, che questa mattina ha gestito anche la perquisizione nello studio del professionista a Massa.

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Le perquisizioni compiute dai militari dell'Arma nelle abitazioni e nello studio dell'avvocato hanno permesso di recuperare materiale informativo che sarà oggetto di approfondimento investigativo. L'avvocato e la compagna ventenne sono stati arrestati mentre si trovavano a Massa, la madre delle ragazze mentre si trovava in un campo nomadi alla periferia della Spezia. L'indagine aveva preso le mosse nell'ottobre scorso, a seguito di un incendio doloso, avvenuto in Val di Magra, ai danni di tre auto di proprietà di un uomo, estraneo alla vicenda, che ospitava abitualmente le due giovani minorenni. Fonte: qui

giovedì 9 marzo 2017

Follia del Tar: vietato espellere i clandestini spacciatori

Il Tar della Liguria ha dichiarato illegittimo negare il permesso di soggiorno a un extracomunitario condannato (due volte) per spaccio senza valutarne i legami familiari
I giudici amministrativi di Genova hanno perciò annullato un decreto con cui il questore di La Spezia aveva rigettato la domanda di permesso di soggiorno motivandola con le due condanne. La discutibile motivazione addotta è che «in presenza di legami familiari debitamente dimostrati, l'amministrazione non può esprimere un diniego senza avere preventivamente analizzato l'effettività e la valenza di tali legami».
Il fil rouge che connette la sentenza con il trend della magistratura è che i giudici ormai hanno assunto la funzione di creare diritto, riempiendo gli interstizi della normativa vigente. Siamo sempre più un Paese di common law con un Parlamento sempre più delegittimato nella sua funzione primaria, quella di legiferare. Se nemmeno una condanna duplice è sufficiente a giustificare il rifiuto del permesso di soggiorno ad un extracomunitario pregiudicato, vi è seriamente da chiedersi quale sia la prospettiva verso la quale ci vogliono condurre.
La tutela sociale della famiglia non può essere la coperta di Linus che viene tirata a secondo della convenienza in una direzione o nell'altra. Occorre decidersi: se la famiglia è la cellula primigenia della nostra società lo sia sempre. Per tutti. Si susseguono sentenze di diritto creativo con cui i giudici avvalorano concezioni disgreganti della famiglia tradizionale (genitori A e genitori B, adozioni surrettizie di figli a coppie omosessuali, progetti ibridi in cui un coniuge abbia rettificato il proprio sesso e ciò nonostante viene considerato valido il matrimonio sottostante) e poi, improvvisamente, ci si richiama alla tutela sociale dei legami familiari per un extracomunitario pluri-condannato. In un Paese di culle vuote, che viaggia spedito verso l'estinzione demografica, è come se si sia ormai deciso che tale vuoto debba essere colmato dalle avanguardie che attraversano i confini. I figli dell'Italia 2.0, le risorse di boldriniana concezione che sostituiranno i nostri Marco, Sofia, Giacomo, Claudia.
Gli stessi politici si affannano su riforme incostituzionali bocciate al referendum mentre urge una seria politica per la famiglia tradizionale, senza la quale non verrà mai garantito il ricambio generazionale. Laddove politiche di questo tipo sono state approntate, nel Nord-Europa o in Francia, i vagiti di neonati riempiono i corridoi dei reparti maternità: in Italia fare figli oggi è rimesso all'eroismo dei pochi incoscienti abbandonati da uno Stato che non li agevola in nulla. 
La famiglia merita una tutela sociale solo per i pluripregiudicati?
Daniela Missaglia
Fonte: Il Giornale