
Visualizzazione post con etichetta minorenni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta minorenni. Mostra tutti i post
venerdì 28 febbraio 2020
giovedì 20 febbraio 2020
UNA BAMBINA DI 10 ANNI È STATA VIOLENTATA E FILMATA DA UN GRUPPO DI RAGAZZINI A NAPOLI: TUTTI MINORI DI 14 ANNI CHE NON SONO IMPUTABILI

"LEI ERA SENZA VESTITI E..."
LE VIOLENZE RISALGONO ALL’ANNO SCORSO E SONO VENUTE FUORI QUASI PER CASO DALLA CONFIDENZA DI UNA COMPAGNA DI SCUOLA DELLA VITTIMA.
I RACCONTI SCONVOLGENTI DEI BAMBINI...
Dario Sautto per “il Mattino”
C' è il figlio di un camorrista, un bambino con il papà detenuto per spaccio di droga, il fratello di un altro pusher implicato in una storia di violenza. Bambini costretti a crescere troppo in fretta e in maniera sbagliata, stravolti da contesti familiari molto oltre il limite del degrado sociale, distrutti da camorra, droga e assenza di esempi positivi.
Il branco che avrebbe violentato una bambina di 10 anni fotografando e filmando questo orrore, è composto da baby-stupratori che non hanno ancora 14 anni e che non sono imputabili, cioè non saranno mai processati e puniti.
Forse saranno affidati ai servizi sociali oppure seguiranno dei percorsi di recupero. L' ennesima storia dell' orrore arriva ancora una volta da Boscoreale, dal triste e abbandonato Piano Napoli di via Passanti, una piazza di spaccio dove gli unici interventi dello Stato sono quelli delle forze dell' ordine per chiudere il droga-shop di turno e arrestare gli spacciatori.
Per il resto, istituzioni, Chiesa e associazioni sembrano girare al largo, non entrando mai in quel quartiere dimenticato, dove il tasso di delinquenza è altissimo e dove capita di trovare nonni poco più che trentenni.
LA TESTIMONIANZA
Questa storia di violenze su una bambina da parte di altri bambini risale al periodo tra agosto e dicembre scorsi ed è venuta alla luce quasi per caso, grazie alla denuncia di una insegnante di una scuola media. È stata lei a raccogliere le confidenza di una bambina, compagna di banco della vittima, che aveva ascoltato quei racconti tanto spinti da non sembrare reali.
La professoressa ha subito spinto la bambina e la mamma a rivolgersi al personale del commissariato di Castellammare di Stabia, che da un anno ospita la «stanza di Imma», un punto protetto dove le vittime di violenza di genere possono intraprendere un percorso di denuncia, accompagnate da professioniste. In pochi giorni la Procura per i minorenni di Napoli (sostituto procuratore Ugo Miraglia del Giudice) ha aperto un fascicolo d' inchiesta che ipotizza il reato di atti sessuali su minore, scoprendo subito che i presunti stupratori non sono neanche imputabili: hanno tutti tra gli 11 e i 13 anni, e avrebbero approfittato della solitudine di un sottoscala di uno dei palazzoni che compongono il rione di edilizia popolare di Boscoreale per abusare dell' amichetta di 10.
Le indagini lampo, condotte dai poliziotti agli ordini del dirigente Vincenzo Gioia, hanno permesso di effettuare il sopralluogo nel sottoscala indicato dalla bambina e di recuperare alcuni cellulari degli altri bambini coinvolti nell' episodio, dove sono state trovate immagini eloquenti. Il racconto, dunque, è stato confermato da foto e video. Sono sei i bambini indicati dalla vittima, cinque dei quali con ruolo attivo.
Il sesto è stato ascoltato per primo, durante un' audizione protetta sempre nella Stanza di Imma, alla presenza della mamma, di un assistente sociale, poliziotti, una psicologa e dell' avvocato Francesco De Gregorio. Una chiacchierata, molto simile a un interrogatorio, per chi comunque non potrebbe essere formalmente indagato perché appena 12enne.
IL RACCONTO
Il racconto di quella prima giornata di agosto è quello di un bambino come tanti altri. Le biciclette, quattro calci al pallone, i giochi. E poi la comparsa di quella bambina, con la quale il gruppetto si è ritrovato poco prima del tramonto nel sottoscala. «Lei era senza vestiti, ma io ho preso la bici e sono andato via» ha detto il bambino, che non compare né in foto né in video. Nè sa, poi, nulla di quello che è successo dopo e almeno in altre tre occasioni tra settembre e inizio dicembre.
Le audizioni protette proseguiranno anche nei prossimi giorni, quando saranno ascoltati anche il figlio di un elemento di spicco del clan di camorra Aquino-Annunziata e il fratellino di uno spacciatore, arrestato (e condannato) anche per un episodio di violenza avvenuto nello stesso quartiere un anno fa. Appena 19enne, il giovane (con precedenti per droga anche da minorenne) era stato arrestato per aver violentato una 15enne in uno dei locali comuni del rione.
Altri due casi di violenza sessuale su minore da parte di altri ragazzini si erano verificati a Pimonte e a Castellammare. A capo dei due branchi c' erano figli e nipoti di boss e camorristi legati ai clan Di Martino e D' Alessandro, in un perverso ricorso alla forza del gruppo per sopraffare ragazzine di 15 e 12 anni. Nel primo caso, la vittima è andata via da Pimonte.
Nel secondo, il figlio del boss non ha superato la messa alla prova e sarà processato: rischia di finire in carcere, dopo aver trascorso diversi mesi in una comunità di recupero.
Fonte: qui
venerdì 14 febbraio 2020
DUE RAGAZZE DI 17 E 13 ANNI ABUSATE PER MESI A LA SPEZIA DAL COMPAGNO DELLA SORELLA MAGGIORE, UN AVVOCATO 70ENNE: ERA STATA LEI, INSIEME ALLA MADRE, A VENDERLE ALL’UOMO, CHE IN CAMBIO PAGAVA, LE FACEVA REGALI E AVEVA PROMESSO DI COMPRARE UNA CASA PER TUTTA LA FAMIGLIA

LE RAGAZZE SONO STATE ‘LIBERATE’ DAI CARABINIERI, CHE LE HANNO CONSEGNATE AI SERVIZI SOCIALI…
Da www.leggo.it
Per mesi sono state abusate da chi avrebbe dovuto proteggerle. Due sorelle di 17 e 13 anni, sono state 'tradite' dalla madre e dalla sorella maggiore, di 22 anni, e portate a un avvocato settantenne, compagno della più grande delle sorelle. È andata così per mesi, fino a stamattina, quando i carabinieri della Spezia le hanno 'liberate' e consegnate ai servizi sociali, per essere trasferite in una località protetta, al riparo da chi ne ha macchiato l'adolescenza.
La vicenda, accaduta in un paese dello Spezzino, ha visto finire in carcere la madre, la figlia maggiore e un avvocato residente nella provincia di Massa. Le prime due sono accusate di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, il legale è accusato di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'avvocato settantenne, compagno e convivente della sorella maggiore, avrebbe ripetutamente incontrato la ragazzina di 13 anni e la sorella di 17, elargendo regali e somme di denaro alla compagna ventenne, e promettendo anche l'acquisto di un'abitazione per tutta la famiglia.
La compagna ventenne del legale avrebbe incoraggiato gli incontri tra le sorelle minori e il convivente, mentre la madre avrebbe acconsentito consapevolmente che ciò avvenisse attratta dall'idea di avere una casa. Il quadro probatorio è stato ritenuto sufficiente dal gip del tribunale di Genova, che ha emesso a carico delle tre persone un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguito in mattinata dai carabinieri.
L'indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, è stata condotta sul campo da un pool di carabinieri scelti nelle caserme di Arcola, Sarzana, Santo Stefano Magra, Castelnuovo Magra e Lerici, sotto il coordinamento della Compagnia di Sarzana. L'inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Genova Maria Chiara Paolucci, che questa mattina ha gestito anche la perquisizione nello studio del professionista a Massa.
Le perquisizioni compiute dai militari dell'Arma nelle abitazioni e nello studio dell'avvocato hanno permesso di recuperare materiale informativo che sarà oggetto di approfondimento investigativo. L'avvocato e la compagna ventenne sono stati arrestati mentre si trovavano a Massa, la madre delle ragazze mentre si trovava in un campo nomadi alla periferia della Spezia. L'indagine aveva preso le mosse nell'ottobre scorso, a seguito di un incendio doloso, avvenuto in Val di Magra, ai danni di tre auto di proprietà di un uomo, estraneo alla vicenda, che ospitava abitualmente le due giovani minorenni. Fonte: qui
Etichette:
arresti,
avvocato,
compagno,
La Spezia,
madre,
minorenni,
prostituzione minorile,
ragazze,
sorella maggiore,
sorelle,
violenza sessuale
mercoledì 29 gennaio 2020
NOVE PRETI E FRATI DELLA COMUNITÀ RELIGIOSA “I DISCEPOLI DELL’ANNUNCIAZIONE” DI PRATO SONO INDAGATI PER ABUSI SESSUALI. TRA LORO C’È ANCHE IL FONDATORE DON GIGLIO GILIOLI

LE VIOLENZE SI SAREBBERO CONSUMATE PER ANNI FRA LE MURA DELLE SEDI DELL’EX COMUNITÀ, SOPPRESSA UFFICIALMENTE UN MESE E MEZZO FA - LE VITTIME ACCERTATE PER IL MOMENTO SONO DUE MINORI, MA POTREBBERO ESSERCENE MOLTE ALTRE…
Nove religiosi sono indagati dalla procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all'epoca dei fatti contestati. Si tratta di cinque sacerdoti, un frate e altri tre religiosi, come riporta oggi il quotidiano «La Nazione».
Gli abusi sessuali, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, si sarebbero consumati per anni fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell'ex comunità religiosa «I Discepoli dell'Annunciazione», soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali «forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo». Tra i nove indagati figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.
Le indagini sulla comunità religiosa che doveva accogliere e fare crescere i ragazzi, aiutarli, sostenerli, tirandoli fuori dalle difficoltà, avrebbe fatto emergere, invece, un inferno di perversione e violenza nei confronti dei minorenni ospitati. Questo almeno ipotizza la Procura pratese che ha messo nel mirino nove componenti della comunità religiosa dei «Discepoli dell'Annunciazione», realtà di ispirazione mariana, soppressa ufficialmente dal Vaticano nel mese di dicembre dopo poco più di 14 anni di attività, a seguito di una visita canonica voluta dalla Santa Sede.
Su quell'ex confraternita formata da sacerdoti, religiosi e consacrati, nata a Prato per volontà del fondatore don Giglio Gilioli, indagato, si è abbattuto oggi un sospetto tremendo, che sembra svelare un mondo fatto di abusi sessuali e violenze ai danni di due fratelli che furono affidati dai genitori ai «Discepoli dell'Annunciazione» perchè li crescessero nel modo migliore. Invece, sostengono gli stessi ragazzi, già ascoltati dagli investigatori, c'erano violenze ripetute e inenarrabili, anche in gruppo, per anni e anni.
Due vittime accertate finora, ma potrebbero essercene altre, almeno stando a quanto fanno emergere le testimonianze dei due fratelli, che sembrano inoltre suggerire la presenza di altri adulti, le cui identità sono ancora in corso di accertamento, in occasione degli episodi di violenza. A finire nei guai il fondatore dei «Discepoli dell'Annunciazione» insieme ad altri otto ex confratelli, fra sacerdoti e religiosi, che nei giorni scorsi sono stati sottoposti a perquisizioni.
L'inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni rese dai due fratelli a distanza di alcuni anni dalle violenze, ma anche da altre persone ascoltate dagli uomini della squadra mobile della questura di Prato. Per una delle vittime i fatti risalirebbero al periodo che va dal 2008 all'estate del 2016 e gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede di Prato che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Otto dei nove indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, e costringendolo a compiere e a subire atti sessuali, anche con più persone. L'altro fratello, invece, sarebbe stato oggetto di violenze sessuali da parte di due degli indagati. Anch'egli minorenne all'epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali all'interno della sede dei «Discepoli dell'annunciazione» in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2012.
Gli episodi sarebbero stati confermati dalle stesse vittime, ritenute credibili dalla Procura. I magistrati nel disporre le perquisizioni personali a carico dei nove religiosi e una serie di accertamenti approfonditi nelle tre sedi dell'ex associazione religiosa (a Prato, ad Aulla e a Calomini), non esclude la possibilità di trovare documenti cartacei e informatici - comprese registrazioni audio e video - capaci di testimoniare quelle violenze. L'inchiesta è solo all'inizio e potrebbe approdare a sviluppi clamorosi: forse nuove vittime, forse nuovi aguzzini. Quel che è certo che a dicembre il Vaticano c'era andato giù pesante nelle motivazioni che accompagnavano il provvedimento di chiusura della congregazione religiosa. Indicando «forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo». Ma anche «limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri» e «deficienze nell'esercizio dell'autorità».
Fonte: qui
Etichette:
Calomini,
comunità religiosa,
don Giglio Gilioli,
fratelli,
I Discepoli dell'Annunciazione,
indagati,
Lucca,
minorenni,
Prato,
sacerdoti,
sedi,
violenza sessuale
domenica 19 gennaio 2020
A NAPOLI UNA BABY GANG ASSALTA LA POLIZIA, COSTRETTA A BATTERE LA RITIRATA
GLI AGENTI ERANO INTERVENUTI PER IMPEDIRE IL RITUALE DELLA FESTA DI SANT’ANTONIO CHE PREVEDE DI INCENDIARE TUTTO CIÒ CHE SI TROVA IN STRADA: IL VIDEO FINISCE IN RETE, LA DECISIONE DI LASCIARE IL CAMPO AI TEPPISTI FA DISCUTERE, MA IL QUESTORE SPIEGA CHE...
Leandro Del Gaudio per "Il Mattino"
Fanno marcia indietro di fronte alla sassaiola di ragazzini, di fronte al lancio di pietre e bastoni. Decidono di non caricare il gruppetto di minorenni (alcuni dei quali addirittura under 14), di lasciare la zona con il passo del gambero, nello schiamazzo generale, tra le risate di scherno e le urla di vittoria degli stessi piccoli teppisti.
È accaduto due notti fa nel cuore del Borgo di Sant'Antonio, dove ogni anno si ripete la vergognosa scena dei fuocarazzi, con cataste di legno date alle fiamme. A svelare cosa è accaduto tra venerdì e sabato notte, un video postato su facebook, che immortala la scena finale, quando la polizia ha già gettato acqua sul legno, impedendone la combustione e si trova a incassare la sassaiola dei ragazzini.
Una fuga di fronte ai teppisti in erba? Prova a fare chiarezza il questore di Napoli Alessandro Giuliano: «Posso solo complimentarmi con i miei uomini per la straordinaria prova di freddezza e sangue freddo dimostrata in quei momenti. Condivido la scelta di non caricare un gruppetto di ragazzini, che nel frattempo sono stati tutti identificati e denunciati.
Tirare pietre e bastoni contro la polizia è inaccettabile, chi si è reso responsabile di questi comportamenti ne risponderà di fronte alla giustizia». Ma cosa replica il questore di fronte alla ritirata di agenti in tenuta antisommossa? Non appaiono beffardi i cori di vittoria e le risate generali di un gruppetto di scalmanati contro agenti in divisa? Spiega ancora il questore: «C'è un prequel che non si vede nel video diffuso dai social: la polizia era già intervenuta a impedire le fiamme, bagnando le cataste di legno, come in altre zone della città.
A quel punto l'operazione era terminata, non si poteva certo immaginare una carica di decine di agenti contro alcuni ragazzini. Ora le indagini sono in corso, tutti i responsabili saranno perseguiti penalmente». Un video choc, che sembra raccontare la Napoli della «paranza dei bambini» di Roberto Saviano.
Un documento decisamente ad effetto, scovato e postato su facebook dal giornalista e consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, che commenta così: «È questa la Napoli di domani? Fuori dal contesto in cui vivono i protagonisti di questa inaccettabile ribellione quale spazio e quale funzione potranno mai occupare e svolgere?
Occorre fermarli, cresciuti in ambienti criminali siano tolti alle famiglie e rieducati nei luoghi giusti». Hanno i capelli rasati, scimmiottano slogan da stadio, si sentono padroni del vicolo.
Tra di loro c'è chi fa un video con il cellulare, magari un po' deluso per non aver potuto immortalare l'ennesimo «fuocarazzo», grazie all'intervento preventivo delle forze di polizia. In modo inconsapevole fornisce con quel documento un assist formidabile agli inquirenti. Identificati alcuni teppisti, sono tutti della zona, tra di loro c'è chi appartiene a famiglie in odore di camorra. Fonte: qui
martedì 22 ottobre 2019
ASSENTEISTI AL COMUNE DI PIEDIMONTE ETNEO VICINO CATANIA, IL BADGE LO TIMBRANO I RAGAZZINI, 48 INDAGATI

VOLEVANO FARE I FURBETTI MA…
L’ACCUSA È DI TRUFFA AGGRAVATA PER I DIPENDENTI COMUNALI
SECONDO GLI INVESTIGATORI GLI IMPIEGATI ASSENTI AVREBBERO CHIESTO DI...
LE RIPRESE VIDEO CHE INCHIODANO I RAGAZZINI
Da Corriere.it
Timbrano il badge e tornano a casa. I carabinieri di Catania hanno comunicato la conclusione delle indagini in merito alla condotta di 48 dipendenti del comune di Piedimonte Etneo. Dalle immagini registrate, i militari hanno avuto modo di ricostruire il modus operandi degli impiegati per fingere la loro presenza sul posto di lavoro.
Secondo gli investigatori i colleghi assenti avrebbero chiesto ai colleghi di vidimare il badge per poi presentarsi sul posto di lavoro più tardi, o non presentarsi affatto. Coinvolti nella truffa anche dei minorenni, ripresi mentre vidimano il badge al posto degli adulti.
17 Ottobre 2019
Fonte: qui
martedì 8 ottobre 2019
LA DRAMMATICA STORIA DI UNA 40ENNE FINITA A 11 ANNI NELLE MANI DI UNA BANDA CRIMINALE CHE LA OFFRIVA A UOMINI PER STUPRARLA

“SONO STATA STUPRATA DA 500 UOMINI IN SETTE ANNI”
LA DONNA È SOLO L’ULTIMA DELLE VITTIME DEI FAMIGERATI ABUSI SESSUALI DI TELFORD, IN INGHILTERRA, DOVE UN GRUPPO DI DELINQUENTI HA PRESO DI MIRA MINORENNI PER UN PERIODO DI 40 ANNI…
Quell’incubo è durato sette anni. Un calvario infinito durante il quale è stata violentata anche da dieci uomini per notte e dal quale pensava di poter uscire solo con la morte.
Jennifer, questo il nome dietro il quale la vittima ha voluto nascondersi per raccontare la sua storia al “The Sunday Mirror”, oggi ha 40 anni, ma nonostante sia riuscita a fuggire dall’incubo, la sua vita è ormai segnata. Gli abusi sono iniziati quando lei aveva 11 anni: la donna racconta di essere stata violentata da oltre 500 uomini durante un calvario durato sette anni.
Jennifer è solo l’ultima delle vittime dei famigerati abusi sessuali di Telford nello Shropshire, in Inghilterra, dove una banda di delinquenti ha preso di mira ragazze innocenti per un periodo di 40 anni in quello che viene definito lo scandalo per abusi sui minori "peggiore in assoluto" della Gran Bretagna.
Le ragazze venivano drogate, picchiate e violentate dai membri della banda, attiva fin dagli anni ’80. Tre persone sono state uccise e altre due sono morte in seguito a incidenti legati al traffico di vittime innocenti.
Jennifer, che ora è madre, ha detto al Sunday Mirror che aveva solo 11 anni quando un ragazzo che stava frequentando la presentò a un parente più anziano: una trappola che l’ha portata a essere violentata anche da 10 uomini a notte.
Tra i 14 e i 16 anni non andò a scuola e quando tornò tra i banchi un’insegnante le disse che ormai era troppo tardi per essere recuperata. Immediatamente dopo divenne una sorta di schiava nelle mani di un uomo che la trascinava in giro per il paese per farla violentare da estranei.
«Se non facevo quello che mi diceva mi picchiava – ha raccontato Jennifer – Pensavo che l'unica via d'uscita fosse la morte, perché ero andato alla polizia e non volevano aiutarmi. La mia vita era un inferno, mi sentivo così sola.
Mi hanno anche rinchiuso in un appartamento con sbarre di ferro, per tre o quattro giorni. Mi fu detto che la polizia pensava che fossi stata rapita, ma non hanno fatto nulla». Il trafficante che l'aveva resa schiava ha trascorso quattro mesi in custodia per sospetto stupro di gruppo, ma poi tornò in libertà e si presentò da Jennifer con un fucile.
Un portavoce della polizia ha detto a “The Sunday Mirror” che il caso verrebbe approfondito "se solo venissero alla luce maggiori informazioni". La polizia delle West Midlands non aveva alcuna traccia della denuncia presentata da Jennifer quando aveva 17 anni, ma ha detto che prende sul serio tutte le accuse di abusi sessuali che si sono consumati anche in passato.
Jennifer annuncia che fornirà prove all'indagine pubblica in corso e sostiene che la polizia non ha mai preso provvedimenti e che l’ha arrestata per prostituzione in più occasioni: aveva 52 condanne prima dei 19 anni.
Sulla storia di Jennifer la polizia ha detto che cercherà di indagare, ma intanto l’eco dell’incubo di quella banda torna a farsi sentire. In quegli anni ragazze di appena 11 anni venivano attirate lontano dalle loro famiglie e poi drogate, picchiate e violentate.
Una 16enne, Lucy Lowe, fu uccisa nel 2000 insieme a sua madre e a sua sorella dopo che un uomo di 26 anni, che l'aveva messa incinta a 14 anni, aveva dato fuoco alla loro casa. Fu incarcerato per omicidio, ma non per crimini sessuali.
Secondo un membro della famiglia, anche Rebecca Watson, 13 anni, deceduta in un incidente d'auto nel 2002, era finita nella mani della banda. E la sua amica Vicky Round era morta in seguito a un’overdose dopo che la banda l’aveva introdotta alla cocaina quando aveva appena 12 anni. Fonte: qui
venerdì 20 settembre 2019
IL CAPO DELLA SQUADRA VOLANTI DELLA QUESTURA DI MESSINA DESCRIVE A “CHI L’HA VISTO?” QUELLO CHE È ACCADUTO ALL'ANZIANA 90ENNE DERUBATA E VIOLENTATA DA DUE MINORENNI
DUE MINORENNI, UN 14ENNE E UN 17ENNE, L'HANNO PICCHIATA SELVAGGIAMENTE E POI HANNO ABUSATO DI LEI
LA DONNA È STATA RICOVERATA IN PROGNOSI RISERVATA CON FRATTURE MULTIPLE E CONTUSIONI
VIOLENZA SUGLI ANZIANI
«Una scena raccapricciante», così il capo della squadra volanti della Questura di Messina descrive in diretta a "Chi l'ha Visto?" quello che è accaduto all'anziana 90enne derubata e violentata da due minorenni. Le forze dell'ordine sono riuscite a risalire e a catturare gli aggressori grazie alle informazioni fornite dalla donne ma durante il programma Federica Sciarelli lancia un appello ad altre eventuali vittime.
I due minorenni, un 14enne e un 17enne, sono stati accusati di lesioni gravi, rapina pluriaggravata e violenza di gruppo. Uno era persino amico del nipote. L'hanno picchiata selvaggiamente e poi hanno abusato di lei. L'aggressione è avvenuta sabato pomeriggio e a dare l'allarme è stata la figlia della pensionata. Quando i poliziotti sono arrivati a casa della donna, l'hanno trovata cosciente, ma riversa sul pavimento con il volto tumefatto e sanguinante.
ANZIANA VIOLENZA
La 90enne ha raccontato di aver fatto entrare a casa i due giovani, uno dei quali amico del nipote. Una volta dentro, però, il 17enne e il 14enne l'hanno minacciata e picchiata, mettendo a soqquadro l'abitazione in cerca di denaro e oggetti preziosi.
Immediatamente soccorsa, è stata condotta in ospedale, dove si trova ricoverata in prognosi riservata con fratture multiple e contusioni in diverse parti del corpo. La violenza sessuale è emersa in seguito, dopo gli esami clinici. Fonte: qui
martedì 20 agosto 2019
Caporalato, viaggio tra i campi del Ragusano: migranti pagati 2,5 euro all’ora. Nelle serre anche ragazzini (che non vanno a scuola)
Marina di Acate, minuscolo borgo marinaro tra Vittoria e Gela, è una sorta di capitale del caporalato. Qui lavorano migliaia di persone, soprattutto di origine romena e magrebina: in quattro anni la Caritas ne ha censite circa duemila, ma i numeri sono probabilmente superiori. Secondo un report pubblicato nel 2018 dalla diocesi di Ragusa, nella piccola frazione marinara un'azienda agricola su due utilizza lavoratori in modo illegale e paga gli operai con paghe comprese tra i 2,5 e i 3 euro l’ora
Ha solo 15 anni ma non passerà un’estate come gli altri. Niente mare o serate con gli amici per Giulia (nome di fantasia), una ragazzina di origine rom che ogni giorno passa dieci ore nelle serre a raccogliere pomodori. Anzi ogni notte, visto che d’estate in Sicilia fa molto caldo: la raccolta, quindi si fa dopo il tramonto. In cambio riceverà una trentina di euro: meno di tre per ogni ora lavorata.
Lavoratori sfruttati da un’azienda su due – È una storia di miseria e sfruttamento quella che ogni giorno si ripete nei campi in provincia di Ragusa. Marina di Acate, minuscolo borgo marinaro tra Vittoria e Gela, è una sorta di capitale del caporalato. Qui lavorano migliaia di persone, soprattutto di origine romena e magrebina: in quattro anni la Caritas ne ha censite circa 2mila, ma i numeri sono probabilmente superiori. Secondo un report pubblicato nel 2018 dalla diocesi di Ragusa, nella piccola frazione marinara un’azienda agricola su due utilizza lavoratori in modo illegale e paga gli operai con paghe comprese tra i 2,5 e i 3 euro l’ora. Rispetto ad altre zone del Paese, dove il lavoro nelle campagne ha soprattutto caratteristiche stagionali, nel Ragusano il fenomeno del caporalato è più strutturale: ogni anno, infatti, nelle serre ci sono due o tre campagne produttive per le quali servono agricoltori attivi per almeno 250 giorni all’anno. È per questo motivo che da queste parti sono arrivati tantissime persone dalla Romania, dalla Tunisia e dal Marocco. Spesso hanno portato con loro l’intera famiglia: nonni, genitori, e figli.
Niente scuolabus: ragazzini restano in campagna – Anche a casa di Giulia sono in tanti: nove persone, tutte impiegate nelle serre, a parte la nonna e la mamma, che ha da poco avuto un bambino. I soldi in casa li gestisce il padre: quasi tutti se ne vanno per mantenere la famiglia, qualche spicciolo viene risparmiato per poter ritornare un giorno nel suo paese di origine. “Quando avrò 18 anni ritornerò ad inseguire i miei sogni e forse continuerò gli studi”, racconta Giulia. Che fino a poco tempo fa poteva permettersi il lusso di andare a scuola. Faceva parte di un gruppo di 15 ragazzini – tra i 6 e i 15 anni – che erano rientrati in un progetto di trasporto scolastico finanziato dalla Chiesa Valdese di Palermo. Avevano iniziato un percorso all’interno dell’Istituto Giovanni XXIII di Vittoria, partecipando alle attività scolastiche ed extrascolastiche, integrandosi perfettamente con gli altri bambini. Si parlava di allargare il servizio ad altri bambini, invece, nel luglio 2018 il progetto è terminato e di quei 15 ragazzini oggi solo in tre continuano ad andare a scuola. Il servizio di scuolabus, infatti, non copre le zone in cui abitano, così hanno dovuto interrompere gli studi. E adesso passano l’intera adolescenza tra i campi di pomodoro e le abitazioni fatiscenti .”Non mi rassegno al fatto che questi ragazzini hanno dovuto lasciare la scuola. Sto cercando di fare il possibile, ma serve una rete tra Istituti e Comuni”, dice la dirigente scolastica Vittoria Lombardo. “Abbiamo posto la questione alla Prefettura che si è sempre mostrata molto attenta e sensibile a questa tematica. Occorre potenziare i servizi, quei ragazzini hanno il diritto di vivere pienamente l’infanzia oggi negata”, spiega Domenico Leggio, direttore della Caritas di Ragusa.
Latrine affittate a caro prezzo, vestiti bruciati da prodotti chimici – Ed è proprio la Caritas a documentare quello che succede nelle campagne del Ragusano. Dove molte famiglie – a volte composte anche da più di dieci persone – vivono all’interno di catapecchie, con i bagni che generalmente si trovano all’esterno e sono delle vere e proprie latrine. Le case, che sono poi dei magazzini, vengono concesse in cambio di somme esorbitanti se paragonati allo stato in cui si trovano: alcuni arrivano a pagare anche 400 euro di affitto. Senza acqua e luce, confort che hanno un costo a parte, decurtato direttamente dal salario. I proprietari in questo caso giocano sul fatto che gli affittuari hanno bisogno di fissare in quei casolari la propria residenza, condizione fondamentale per i non comunitari per aver rinnovato il permesso di soggiorno. “In queste zone c’è un caporalato con delle caratteristiche più sfumate rispetto al resto d’Italia, nel senso che la gestione del lavoro in serra, con l’impiego di poche persone per un periodo di tempo ampio, fa sì che nei campi di lavoro vi siano anche i caporali, ma che assumono spesso il ruolo di caposquadra. Quindi i caporali lavorano con le stesse persone che reclutano. In passato abbiamo registrato anche forme di caporalato più pesanti soprattutto nei confronti dei rom che venivano reclutati in patria e privati dei documenti e, addirittura, anche della paga”, spiega Vincenzo La Monica, responsabile immigrazione della Caritas. Il direttore Leggio racconta anche altro: richieste continue di indumenti da parte dei migranti. Il motivo? “I prodotti chimici utilizzati in agricoltura bruciano letteralmente i vestiti, quindi ne hanno bisogno in gran quantità. A molti diamo poi anche le scarpe da lavoro, visto che entrano nelle serre con calzature non adatte e spesso il nostro medico ha riscontrato delle ferite ai piedi”.
Il caporalato dei trasporti – Al caporalato per lavorare in serra, si aggiunge poi quello “dei trasporti”: sono quelli che si fanno pagare a caro prezzo per portare i lavoratori da casa a lavoro e viceversa. I prezzi salgono poi quando occorre raggiungere il centro abitato per fare la spesa o altri luoghi, come ad esempio l’ospedale: per andare da Vittoria a Ragusa possono volerci anche 50 euro, un giorno e mezzo di lavoro. La Monica spiega poi come esiste un tariffario diverso a seconda dell’origine del lavoratore: ai rom spettano 30 euro al giorno, mentre negli ultimi anni si è registrato un aumento per magrebini e albanesi, che arrivano a prendere anche a 40-45 euro. “Ma siamo ancora lontani dalla paga sindacale di 57 euro”, dice l’esponente della Caritas. A dare una scossa all’ambiente sono state negli ultimi anni anche le tante operazioni delle forze dell’ordine culminate con decine di arresti per sfruttamento della manodopera e, a volte, proprio dei bambini costretti a lavorare per qualche spicciolo. E senza studiare.
Fonte: F.Q.
Iscriviti a:
Post (Atom)






























