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mercoledì 8 aprile 2020

UN ALTRO PONTE E' CROLLATO! E ALTRI RISCHIANO(MESSINA) DI CROLLARE ...

UN VIADOTTO IN PROVINCIA DI MASSA CARRARA SI È ACCARTOCCIATO SUL FIUME MAGRA: NELL’INCIDENTE SAREBBE RIMASTO COINVOLTO UN FURGONE 
IL PONTE SI TROVA IN LOCALITÀ ALBIANO, AD AULLA…

crolla ponte ad albiano aulla, provincia di massa carrara 6CROLLA PONTE AD ALBIANO AULLA, PROVINCIA DI MASSA CARRARA 
(ANSA) - ROMA, 8 APR - Un ponte è crollato ad Aulla, in provincia di Massa Carrara, sulla strada provinciale 70. Il ponte si trova in località Albiano e collega la Sp70 con la Sp62. Nel crollo, secondo le prime informazioni raccolte dai vigili del fuoco che stanno operando con due squadre, sarebbe rimasto coinvolto un furgone. Fonte: qui

DI CHI ERA IL VIADOTTO CROLLATO OGGI? DELL'ANAS! CIOÈ DELL'ENTE CHE DOVEVA PRENDERSI LE AUTOSTRADE DEI BENETTON PER PUNIRLI DEL CROLLO DEL PONTE MORANDI 
L'UNICA RAGIONE PER CUI SI È EVITATA UNA STRAGE È IL CORONAVIRUS CHE HA AZZERATO IL TRAFFICO. 
E SALVERÀ LA CONCESSIONE DI ASPI: PER FARE I 7,5 MILIARDI DI INVESTIMENTI IL GOVERNO DOVRA' CANCELLARE L'ARTICOLO DEL MILLEPROROGHE CHE AVEVA TRASFORMATO LE SUE OBBLIGAZIONI IN ''SPAZZATURA''

crolla ponte ad albiano aulla, provincia di massa carrara 3CROLLA PONTE AD ALBIANO AULLA, PROVINCIA DI MASSA CARRARA 
Per una volta il Coronavirus ha evitato una strage, invece di provocarla. Se il ponte sul fiume Magra gestito da ANAS fosse crollato in un giorno di ordinaria routine, ci saremmo trovati un’altra volta a piangere decine di vittime innocenti. La maggior parte delle infrastrutture del nostro Paese è stata costruita nel Dopoguerra e, ormai, a 70 anni di distanza e in assenza di cure adeguate, ha bisogno di una massiccia campagna di manutenzione e di controlli efficienti.

Si tratta del sogno di Di Maio e Toninelli che, nella loro furia nazionalizzatrice delle autostrade italiane, avevano visto in Anas la soluzione di tutti i mali. Per questo i due leader pentastellati, spalleggiati anche da frange del Pd, hanno fatto approvare a fine anno un articolo nel Milleproroghe (il numero 35), il quale dispone che, qualora ad Autostrade per l’Italia venisse revocata la concessione della rete per comprovate inadempienze, questa potrebbe passare ad Anas, pagando un valore di indennizzo ridotto di due terzi.

crolla ponte ad albiano aulla, provincia di massa carrara 5CROLLA PONTE AD ALBIANO AULLA, PROVINCIA DI MASSA CARRARA 



Con un ulteriore effetto collaterale: l’automatica trasformazione del rating di ASPI in spazzatura, con la conseguente impossibilità di indebitarsi per realizzare gli investimenti di cui la rete ha urgente bisogno. Ed ecco il paradosso della politica infrastrutturale grillina. Con l’intento di punire la più grande concessionaria privata italiana per la tragedia del Morandi e la grave condizione degli altri viadotti della rete ligure, non le si consente di far partire 7,5 miliardi di cantieri di manutenzione e di investimenti. E lo stesso vale per diversi altri concessionari privati.

Dall’altro lato invece il principale gestore pubblico, Anas, dimostra tutta la sua inadeguatezza nel gestire e garantire la sicurezza di ponti e infrastrutture. Non a caso oggi nelle chat di alcuni parlamentari di maggioranza circolava la battuta: “E ora che si fa? Passiamo la rete di Anas ad ASPI”?

IL GIP DI MESSINA HA SEQUESTRATO DUE CAVALCAVIA DELL'AUTOSTRADA A-20, MESSINA-PALERMO, PERCHÉ A RISCHIO CROLLO 
DALLE INDAGINI, È EMERSA UNA DIFFUSA CORROSIONE DELLE ARMATURE E DELLE BANCHINE DI BORDO CHE METTEREBBE IN PERICOLO LA STABILITÀ DELLE STRUTTURE PORTANTI...
(ANSA) - Il gip di Messina ha sequestrato due cavalcavia dell'autostrada A-20, Messina-Palermo, perché a rischio crollo. Dalle indagini, condotte dalla Procura della città dello Stretto guidata da Maurizio de Lucia, è emersa una diffusa corrosione delle armature e delle banchine di bordo che metterebbe in pericolo la stabilità delle strutture portanti con il rischio di crollo sulla sede autostradale sottostante. Fonte: qui

mercoledì 15 gennaio 2020

94 ARRESTI IN UN MAXI BLITZ CONTRO LA MAFIA MESSINESE CON OLTRE 600 I MILITARI COINVOLTI


L'INCHIESTA HA PORTATO ANCHE AL SEQUESTRO DI 150 IMPRESE. 
DECAPITATI I CLAN MAFIOSI DEI BATANESI E DEI BONTEMPO SCAVO. 

GLI INDAGATI SONO IN TUTTO 194 

L'INDAGINE COINVOLGE ANCHE IMPRENDITORI E PROFESSIONISTI INSOSPETTABILI COME UN NOTAIO ACCUSATO DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA…
(ANSA) - I carabinieri del Ros e la Guardia di Finanza hanno arrestato 94 persone nel corso del più imponente blitz mai messo a segno contro i clan mafiosi messinesi dei Nebrodi. Oltre 600 i militari coinvolti nell'operazione che è stata coordinata dalla Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. L'inchiesta ha portato anche al sequestro di 150 imprese. Decapitati i clan mafiosi dei Batanesi e dei Bontempo Scavo. Gli indagati sono in tutto 194.
MANETTEMANETTE

Delle 94 misure emesse 48 sono provvedimenti di custodia cautelare in carcere, le altre di arresti domiciliari. In cella sono finiti i vertici delle famiglie mafiose dei Batanesi e dei Bontempo Scavo, gregari, estortori e "colonnelli" dei due clan storici dei Nebrodi. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, truffa aggravata, intestazione fittizia di beni, estorsione, traffico di droga.

carabinieriCARABINIERI
L'indagine coinvolge anche imprenditori e professionisti insospettabili come un notaio accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip di Messina che ha emesso l'ordinanza, Sergio Mastroeni, ha analizzato oltre 30mila pagine di atti giudiziari. L'indagine è stata condotta dai carabinieri del Ros, del comando provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare e dai Finanzieri del Comando provinciale di Messina. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà, alle 11, nell'aula magna della corte d'appello di Messina, a cui parteciperà il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.

Fonte: qui

venerdì 20 settembre 2019

IL CAPO DELLA SQUADRA VOLANTI DELLA QUESTURA DI MESSINA DESCRIVE A “CHI L’HA VISTO?” QUELLO CHE È ACCADUTO ALL'ANZIANA 90ENNE DERUBATA E VIOLENTATA DA DUE MINORENNI

DUE MINORENNI, UN 14ENNE E UN 17ENNE, L'HANNO PICCHIATA SELVAGGIAMENTE E POI HANNO ABUSATO DI LEI 

LA DONNA È STATA RICOVERATA IN PROGNOSI RISERVATA CON FRATTURE MULTIPLE E CONTUSIONI

VIOLENZA SUGLI ANZIANIVIOLENZA SUGLI ANZIANI
«Una scena raccapricciante», così il capo della squadra volanti della Questura di Messina descrive in diretta a "Chi l'ha Visto?" quello che è accaduto all'anziana 90enne derubata e violentata da due minorenni. Le forze dell'ordine sono riuscite a risalire e a catturare gli aggressori grazie alle informazioni fornite dalla donne ma durante il programma Federica Sciarelli lancia un appello ad altre eventuali vittime.
I due minorenni, un 14enne e un 17enne, sono stati accusati di lesioni gravi, rapina pluriaggravata e violenza di gruppo. Uno era persino amico del nipote. L'hanno picchiata selvaggiamente e poi hanno abusato di lei. L'aggressione è avvenuta sabato pomeriggio e a dare l'allarme è stata la figlia della pensionata. Quando i poliziotti sono arrivati a casa della donna, l'hanno trovata cosciente, ma riversa sul pavimento con il volto tumefatto e sanguinante.
anziana violenzaANZIANA VIOLENZA
La 90enne ha raccontato di aver fatto entrare a casa i due giovani, uno dei quali amico del nipote. Una volta dentro, però, il 17enne e il 14enne l'hanno minacciata e picchiata, mettendo a soqquadro l'abitazione in cerca di denaro e oggetti preziosi.
Immediatamente soccorsa, è stata condotta in ospedale, dove si trova ricoverata in prognosi riservata con fratture multiple e contusioni in diverse parti del corpo. La violenza sessuale è emersa in seguito, dopo gli esami clinici. Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

LA NOTTE DI COCA E ALCOL DEI RAMPOLLI DEI CLAN CHE A VITTORIA COL SUV HANNO TRAVOLTO DUE CUGINETTI: UNO E' MORTO, L'ALTRO HA PERSO LE GAMBE

UN ARRESTO 

LA MAMMA DELLA VITTIMA: "HO STRAPPATO UN CELLULARE IN STRADA PER CHIAMARE I SOCCORSI, ERA DELL' ASSASSINO. MIO FIGLIO ERA ANCORA VIVO. IN QUEL MOMENTO HO FATTO IL NUMERO DEL 118, PERÒ NON RISPONDEVA NESSUNO. PERCHÉ NON RISPONDEVA NESSUNO?” 
rosario grecoROSARIO GRECO
Dopo la cocaina e l' alcol si sono lanciati in un terribile gioco, a velocità su una strada in discesa e poi dentro un vicolo. Il Suv dei rampolli di mafia ha ucciso un bambino di undici anni, e un altro è in gravi condizioni(deceduto poi domenica 14 luglio), ha perso le gambe. «Erano seduti davanti alla porta di casa mia - racconta il signor Giovanni Zisa - quella porta è stata sbalzata dentro il salone, sembrava fosse scoppiata una bomba». E c' era un lago di sangue in strada: «Mai visto tanto sangue in vita mia», dice il comandante della polizia municipale, Cosimo Costa.
Il piccolo Alessio D' Antonio è morto pochi minuti dopo il raid. Erano le 21 di giovedì sera. Il cuginetto, Simone, dodici anni, è ricoverato alla Terapia Intensiva del Policlinico di Messina. In manette, per omicidio stradale aggravato dallo stato di ubriachezza, è finito Rosario Greco, 37 anni, lui guidava la Jeep nera che ha travolto i bambini. Ha precedenti per rapina in banca e droga: è il figlio del "re" degli imballaggi del mercato di Vittoria ritenuto vicino al clan Carbonaro-Dominante, Elio Greco è in carcere da un mese per tentato omicidio, a gennaio gli era stato notificato un sequestro di beni per 35 milioni di euro.
alessio e simone vittoriaALESSIO E SIMONE VITTORIA
Il rampollo di famiglia guidava con un tasso alcolemico quattro volte superiore a quello consentito. Accanto a Greco c' era Angelo Ventura, figlio di Gibattista detto Titta, accusato di essere il capomafia di Vittoria. Lui e gli altri due occupanti dell' auto (Alfredo Sortino, che ha qualche precedente, e Rosario Fiore, l' unico incensurato) sono stati denunciati a piede libero per omissione di soccorso e favoreggiamento. Perché dopo la tragedia, sono tutti scappati. E ora Ventura fa anche un post su Facebook per dire che è «addolorato per quanto accaduto, più di quanto si possa immaginare. Ma - tiene a precisare - non ero né ubriaco, né drogato. Mi sono solo allontanato per lo shock e poi mi sono presentato ai carabinieri per raccontare quello che era accaduto ».
Dopo il post tanti like, ma anche insulti per Paolo Borrometi, il giornalista che vive sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia che imperversa in questo lembo della provincia di Ragusa. Sono mafiosi social, questi. Anche le minacce a Borrometi, fatte da padre di Ventura, arrivarono via social.
rosario grecoROSARIO GRECO
Dice il prefetto Filippo Dispensa, uno dei tre commissari che regge il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose: «Credo che le scorribande di questi rampolli per la strade della città abbiano uno scopo ben preciso: ribadire un certo controllo del territorio e incutere paura nella gente. Pensano di restare impuniti, ma lo Stato è presente a Vittoria e tante cose stiamo facendo per il ripristino della legalità».
Ad arrestare Greco è stato il capo della squadra mobile di Ragusa, Nino Ciavola, che in tante indagini si è trovato di fronte rampolli di mafia: «Sono ragazzi che vogliono di vivere al limite, facendosi forte del loro cognome».
LA MAMMA DELLA VITTIMA
Salvo Palazzolo per la Repubblica
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Mio figlio era ancora vivo - si dispera mamma Lucy - respirava fra le mie mani e io urlavo: chiamate un ambulanza, chiamate un' ambulanza, fate presto. All' improvviso - racconta fra le lacrime - ho visto un uomo in strada, sono corso da lui e gli ho strappato il telefonino. Era l' assassino di mio figlio, ma l' ho saputo dopo. In quel momento ho fatto il numero del 118, però non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
Lucy Amato è appena uscita dalla camera mortuaria dell' ospedale Guzzardi di Vittoria. «Un altro bacio, voglio dare un altro bacio al mio Alessio», sussurra. E riapre la porta.
«Amore di mamma - dice - io ti ho fatto nascere, dovevo morire io al tuo posto». E ritorna in corridoio: «Lo scriva, io voglio giustizia».
A bordo di quel Suv c' erano i figli di due persone legate alle cosche mafiose.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Non mi interessa chi sono, io voglio solo giustizia. Avevo un figlio e adesso non ce l' ho più. I responsabili devono pagare per quello che hanno fatto. E non come succede in Italia, che stanno in carcere tre mesi e poi escono. Non devono più uscire dal carcere. E nessun avvocato dovrebbe difendere queste persone che fanno tanto male a una madre. Perché non si può morire a 11 anni».
Quando è arrivata l' ambulanza?
«Quel signore si è ripreso il telefonino. E io ne ho cercato un altro. Ho fatto ancora una volta il 118, ma non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
A 500 metri da casa vostra c' è l' ospedale.
«Mi hanno detto che un vicino di casa è corso all' ospedale Guzzardi per chiedere aiuto. C' erano delle ambulanze nel parcheggio. Ma l' infermiere ha detto: dovete chiamare il 118. E poi non so da dove sono arrivate due ambulanze con i medici, forse da Comiso. Però, intanto erano passati 15, 20 minuti. Non so esattamente, mi è sembrato un tempo infinito. Mentre continuavo a urlare: quando arriva l' ambulanza».
tragedia vittoriaTRAGEDIA VITTORIA
Suo figlio era ancora vivo?
«Io sono convinta che mio figlio sia morto perché l' ambulanza è arrivata in ritardo. Anche su questo chiedo giustizia alla polizia, alla magistratura, a tutte le autorità che vogliono ascoltare la voce di una madre disperata. Perché adesso mi sembra di vivere un incubo, ieri eravamo una famiglia felice e oggi la mia vita è finita. Non ho più una ragione per vivere senza il mio bambino».
Crediamo che lei non si arrenderà.
Per dare giustizia a suo figlio. E per evitare che altri fatti come questi accadano ancora.
«Tutte le mamme di questo quartiere dovrebbero ribellarsi. In quella strada maledetta che sembra una pista di Formula uno, la via Quattro Aprile, altre volte era successo che delle auto si erano messe a correre lungo la discesa. E poi entravano a velocità dentro la nostra stradina. Ma perché corrono? Perché mettono a rischio la vita delle persone?».
Aveva visto altre volte il giovane arrestato scorrazzare nella vostra strada?
«L' avevo visto passare con l' auto, ma piano. Lui lo sapeva che c' erano dei bambini lì».
L' altra sera, suo marito era affacciato al balcone.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Ha avuto appena il tempo di sentire Alessio che diceva: papà voglio rientrare a casa. E lui gli ha risposto: ora ti apro la porta. E un attimo dopo ha visto quella macchina che ha travolto i nostri bambini. Poi l' auto si è fermata, ma solo perché si è schiantata contro un muro. E tutti sono scappati».
Ora, il giovane che ha investito suo figlio è in carcere, con delle accuse pesanti.
«Non lo posso perdonare per quello ha fatto, non si può morire così. Non lo perdono io, e non lo deve perdonare nessuno. Se qualcuno lo scarcera, uccideranno mio figlio un' altra volta».
Fonte: qui

lunedì 13 marzo 2017

Altri due anni per il Ponte fantasma già costato agli italiani 600 milioni

Spese folli per la Stretto di Messina Spa, 6 milioni di stipendi a 53 dipendenti. Tutti gli sprechi, dalle consulenze sugli uccelli ai consigli per cinesi e indonesiani. Il governo proroga il varo del progetto. E così continuerà a pagare a fondo perduto


PALERMO - Il baraccone andrà avanti, continuando a spendere soldi per inseguire il sogno di realizzare l'opera che non c'è. Dopo l'annuncio dello stop alla costruzione del Ponte perché "l'Italia non può permettersi questa infrastruttura", il governo Monti con una nota di poche righe ridà fiato alla società Stretto di Messina spa, che da oltre trent'anni tenta di collegare Calabria e Sicilia solo sulla carta: "Il Consiglio dei ministri ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l'approvazione del progetto definitivo del Ponte al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità". In sintesi, due anni ancora di lavoro per una cinquantina di dipendenti e amministratori di una società che dal 1981 a oggi è costata già 300 milioni di euro, e altri 300 milioni ne dovrà sborsare per le penali maturate tra opere realizzate e mancati guadagni per il consorzio d'imprese guidato dalla Impregilo. In totale 600 milioni, 1.200 miliardi delle vecchie lire: il costo che alla fine degli anni Sessanta stimava l'Eni per fare un tunnel sotterraneo tra Villa San Giovanni e Messina. Il Ponte è già costato di più, ma non una pietra è stata posata. 



LA SOCIETÀ DALLE POLTRONE D'ORO. Di quest'opera in Italia si è cominciato a parlare fin dal 1866 durante il governo Ricasoli, ma è nel 1981, con i governi Forlani e Spadolini, che lo Stato ha inizia davvero a spendere soldi per questa faraonica infrastruttura, con la costituzione della Stretto di Messina spa. È il primo passo del grande spreco. Sono trascorsi trentuno anni filati e tra assunzioni, consulenze, mantenimento di sedi distaccate, gettoni agli amministratori e progettazioni riviste di anno in anno, sono stati spesi ad oggi 300 milioni di euro, secondo una stima fatta dall'Anas stessa. 

Un carrozzone che andrà avanti per almeno altri due anni, grazie alla decisione del governo Monti. 

Ieri è stato quindi un giorno di doppia festa per gli undici amministratori, che costano 443 mila euro lordi all'anno, 40 mila euro a testa, quasi tutti con incarichi in altre aziende. Come Guglielmo Rositani, che è anche consigliere della Rai, il presidente Giuseppe Zamberletti, che guida l'Igi, sigla che riunisce le principali aziende italiane nel settore edile, o il focoso generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, che nel maggio scorso ha tentato la scalata al Comune di Palermo. 

E possono dormire sonni tranquilli anche i 56 dipendenti, di cui 11 dirigenti. 

Un numero, questo, cresciuto dal 2010 a oggi, nonostante l'Unione europea abbia dichiarato l'opera non più strategica. 


Per almeno altri ventiquattro mesi si spenderà di stipendi oltre 6 milioni di euro all'anno, che si sommeranno ai 4 milioni di euro per manutenzione e affitti. Chissà cosa faranno nei prossimi mesi i 53 dipendenti chiusi nei quattro piani della sede romana di via Marsala, che costa d'affitto 1,2 milioni di euro. Chissà cosa continueranno a fare i tre funzionari distaccati al fronte: cioè alla periferia di Messina, in un'altra sede che costa d'affitto 32 mila euro. "Questi due anni ci consentiranno di aprire al mercato la realizzazione del Ponte, verificando l'interesse d'investitori privati per non gettare tutto al macero", dicono dell'Anas. Ma perché in due anni dovrebbero riuscire a fare quello che non sono stati capaci di fare in trent'anni? Perché continuare a cercare investitori per un'opera che nel progetto preliminare doveva costare 6,3 miliardi e adesso invece ne costerebbe 8,5?


ANNI DI ASSUNZIONI ALLEGRE E SPESE PAZZE. Di certo sarà difficile per la Stretto di Messina ripetere gli anni fortunati tra il 2001 e il 2006, quando grazie al governo Berlusconi in cassa arrivavano a flusso continuo milioni da spendere in consulenze ed iniziative varie. Se oggi la società costa 10 milioni di euro all'anno, negli anni fortunati si è arrivati anche a 18 milioni. Nel 2005, ad esempio, solo di consulenze si sono spesi 5,7 milioni. Il tutto per elaborati a dir poco strambi, come quello "sull'impatto emotivo" del Ponte per le popolazioni locali, o lo studio "sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque dello Stretto e sulle possibili relazioni con i flussi migratori cetacei". E, ancora, "sull'investigazione radar delle specie di uccelli migratori notturni": progetto, questo, affidato all'Istituto ornitologico svizzero. 


Le spese da queste parti sono ripartite alla grande tra il 2010 a il 2011, in coincidenza del ritorno alla guida del Paese di Berlusconi, che della grande opera ha fatto sempre la sua bandiera per lasciare "il segno nella storia". Ed ecco l'inizio della collaborazione della Stretto di Messina con la società indonesiana Wiratman & Associates. Per fare cosa? "Gli incontri svoltisi con gli indonesiani hanno costituito l'occasione per valutare diverse ipotesi di collaborazione tra le quali il supporto nelle attività di redazione del "basic design e project management consultant"", si legge nella relazione dell'ultimo bilancio della società italiana. In sintesi, mentre qui tutto è fermo, vorremmo andare in Indonesia a spiegare come si fanno i ponti. Ma la Stretto di Messina ha spiegato anche ai cinesi, durante l'Expo di Shangai, come fare il Ponte, con tanto di missione in Oriente con al seguito modellino e "filmato riguardate le principali caratteristiche dell'opera". Tra le spese singolari, c'è poi quella da 10 mila euro per istituire un Consorzio, denominato Sch, con sede a Messina e di cui fanno parte anche delle ditte di navigazione locale, come la Caronte & Tourist della famiglia Franza. Perché un Consorzio? "La nostra attività riguarda la realizzazione di un sistema integrato per la valutazione della vulnerabilità ambientale dell'area dello Stretto", dice Vincenzo Franza. 

Tutte queste pompose iniziative sembravano essere state messe finalmente da parte, dopo la decisione di Palazzo Chigi di stanziare 300 milioni di euro per pagare le penali alle ditte private. Ma adesso, con altri due anni di ossigeno, tutto si rimetterà in moto. E in tanti brindano. 


UNO SCHIAFFO ALL'ONESTÀ. Le reazioni di ambientalisti e sinistra non si sono fatte attendere. "La decisione del governo è uno schiaffo all'Italia onesta - dice il presidente dei Verdi, Bonelli - si va avanti per un'opera che rappresenta la sagra dello spreco e dell'inutilità". "Pensavamo fosse un capitolo finito - aggiunge il segretario di Sel, Nichi Vendola - invece no". Di diverso parere i deputati del Pdl, Nino Foti ed Enrico La Loggia: "La proroga di due anni consentirà a un governo politico e non fatto di tecnici di assumersi la responsabilità se fare andare avanti o meno questa infrastruttura". Insomma, altri due anni per riflettere. 


02 novembre 2012

Fonte: qui

lunedì 3 ottobre 2016

QUEL PALLONARO DI RENZI ORA RICICCIA IL PROGETTO FOLLE DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA MA CON LE “GRANDI OPERE” L’ITALIA DIVENTA SOLTANTO UNA SUPER MANGIATOIA

COME NEL CASO DEL “MOSE”, LA BARRIERA-MOSTRO CHE DOVREBBE DIFENDERE VENEZIA DALL’ACQUA ALTA. NONOSTANTE I 6 MILIARDI DI SPESA, L’OPERA CHE DOVREBBE DURARE UN SECOLO, SEMBRA CHE NON FUNZIONI TANTO BENE: GLI INCIDENTI NEI TEST SI MOLTIPLICANO; LA STRUTTURA A CAUSA DEL SUO STESSO PESO PUO’ ANDARE GIÙ DI 3 CENTIMETRI L’ANNO, AVRA’ DEI COSTI DI MANUTENZIONE SPAVENTOSI (ERANO 2 MILIONI L’ANNO SALITI POI A 60)

IL PONTE NON SI FARA’ MAI PERO' GIRERANNO UN SACCO DI SOLDI: L'EUROLINK CONTROLLATA DA IMPREGILO GIA' VUOLE 790 MILIONI DI INDENNIZZO PER LA PERDITA DEL CONTRATTO


RENZI PADOANRENZI PADOAN
«Diamogli caviale»: Matteo Renzi è talmente spregiudicato nella campagna per il sì al referendum sulla riforma costituzionale, cui ha legato il suo stesso destino, che ha riesumato il ponte sullo Stretto di Messina, come le brioches di Maria Antonietta. Pare che a destra piaccia assai la filosofia delle grandi opere. Ma non vi è chi non veda che questo paese ha bisogno d'altro, di una miriade di "piccole opere", di pane e non di caviale e che il ponte non si farà mai, soprattutto se partirà davvero (?) il progetto antisismico che durerebbe interi decenni.
RENZI - IL PONTE DELLO STRETTORENZI - IL PONTE DELLO STRETTO

La filosofia delle grandi opere del resto ha un caso di scuola-fotocopia, che si chiama Mose (o "il mostro", secondo l' ex sindaco Massimo Cacciari) che dovrebbe difendere Venezia dall' acqua alta. Sono passati 33 anni da quando le nostre migliori intelligenze ingegneristiche e matematiche progettarono l' avveniristica difesa dall' acqua alle bocche di porto. Ma, a parte la grande ruberia che continua a procurarci sconcerto, e 6 miliardi di spesa, che alla fine diventeranno 8, contro i 3,4 iniziali, la grande opera che dovrebbe durare un secolo, sembra che non funzioni tanto bene. Gli incidenti nei test si moltiplicano.
PONTE SULLO STRETTOPONTE SULLO STRETTO

Pochi giorni fa alla bocca di porto Lido-Nord-Treporti due paratoie sono scese, ma non sono risalite. Incidente analogo a Punta Sabbioni. I blocchi di calcestruzzo, su cui è stata fatta una cresta di 8 milioni l'uno, sono sensibili persino all'accumulo di peoci, che ne compromettono la stabilità. Secondo una ricerca del Cnr, "il Mostro" può andare giù di 3 centimetri l'anno con i suoi cassoni di calcestruzzo.

Tutto il sistema, se mai nel 2018 entrerà davvero in funzione, avrà dei costi di manutenzione spaventosi. La stima iniziale era di 2 milioni l'anno, ma visti i problemi, la stima è cresciuta fino a 60 milioni, che potrebbero ancora lievitare fino a 80. Questo, dopo più di 30 anni, è il punto sulla grande opera per eccellenza, caso di scuola per il ponte. Da un punto di vista ingegneristico, il ponte non è meno complesso.
venezia mose chioggia armatura inox ripresa boccola nastro espansivo lamiera per giunti impermeabilizzazione acqua di mareVENEZIA MOSE CHIOGGIA ARMATURA INOX RIPRESA BOCCOLA NASTRO ESPANSIVO LAMIERA PER GIUNTI IMPERMEABILIZZAZIONE ACQUA DI MARE

Tre chilometri e 666 metri a campata unica, retti da torri alte 400 metri nell'area geologicamente e tettonicamente più attiva di tutto il Mediterraneo. I problemi tecnici e ingegneristici sono colossali, come mostra per l'appunto la storia del mostro veneziano e pochi sono pronti a giurare che il ponte starà in piedi senza problemi.

Naturalmente Renzi i soldi non li ha (4 miliardi di base d'asta già lievitati fino a 8) e sa benissimo che il ponte non si farà, ma lui crede che serva per sedurre quell' elettorato berlusconiano che credette a tutte le promesse vergate sulla lavagnetta televisiva. Sapete come finirà? Mentre il Mose arrugginirà tra gli accumuli di cozze, si continuerà ad almanaccare sull'altra grande opera impossibile.
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSE

Ma alla fine saranno tutti felici perché l'ennesima messa in sonno del progetto farà girare un sacco di soldi, in aggiunta ai 500 milioni già spesi per mantenere la società Stretto di Messina. L'Eurolink controllata da Impregilo vuole 790 milioni come indennizzo per la perdita del contratto (la Stretto di Messina ne vuole 325). Andato a male il caviale elettorale, si troverà certo il modo di dare soddisfazione finanziaria all' amico Salini dell' Impregilo.

Fonte: qui