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giovedì 26 dicembre 2019

UN UOMO ESCE DI STRADA, UN CAMIONISTA SCENDE E LO AIUTA MA POI RIPARTE, LO INVESTE E LO UCCIDE

È SUCCESSO A VENEZIA, DOVE UN 35ENNE CON UNA PUNTO HA SBATTUTO CONTRO UN ALBERO. 
L’AUTISTA DEL MEZZO PESANTE LO HA SOCCORSO E UNA VOLTA APPURATO CHE ANDAVA TUTTO BENE È RIPARTITO, SENZA ACCORGERSI CHE…

venezia, camionista soccorre un uomo e poi lo investe per sbaglioVENEZIA, CAMIONISTA SOCCORRE UN UOMO E POI LO INVESTE PER SBAGLIO
È uscito di strada andando contro un albero con la propria Punto, a Eraclea (Venezia). Subito è stato soccorso dall'autista di un mezzo pesante che ha assistito alla scena. Una volta appurato che tutto andava bene il camionista è ripartito non accorgendosi che la vittima dell'incidente era vicina al camion, investendolo in modo mortale. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco i sanitari del Suem 118 che non hanno potuto che constatare la morte dell'uomo e i carabinieri.

venezia, camionista soccorre un uomo e poi lo investe per sbaglio 1VENEZIA, CAMIONISTA SOCCORRE UN UOMO E POI LO INVESTE PER SBAGLIO 1
La vittima dopo l'incidente era riuscita ad uscire da solo dall'auto incidentata ma il guidatore del camion, un mezzo per la raccolta dei rifiuti, era andato a sincerarsi del suo stato di salute. Poi all'atto di ripartire non si è accorto che l'uomo era ancora vicino al camion e l'ha investito. La vittima è un 35enne del luogo.

19 Dicembre 2019

Fonte: qui

venerdì 27 settembre 2019

QUELLA NOTTE TRA JACQUES CHIRAC E CLAUDIA CARDINALE

IL 31 AGOSTO 1997, QUANDO LADY DIANA MORÌ INSIEME A DODI AL-FAYED IN UN INCIDENTE STRADALE A PARIGI, L’ALLORA PRESIDENTE ERA INTROVABILE E NESSUNO SAPEVA DOVE FOSSE: ERA A CASA DELL’ATTRICE 

E QUANDO USCÌ, ALLE TRE DEL MATTINO, FU IL SUO AUTISTA AD INFORMARLO DELL’ACCADUTO…

Da https://www.lettera43.it - 11 Giugno 2013

Chirac in compagnia di Claudia CardinaleCHIRAC IN COMPAGNIA DI CLAUDIA CARDINALE
La notte del 31 agosto 1997, quando Lady Diana morì insieme a Dodi Al-Fayed in un incidente stradale a Parigi, l’allora presidente francese Jacques Chirac era introvabile.
Nessuno sapeva dove fosse, né il primo ministro né sua moglie. Fu il suo autista ad informarlo dell’accaduto sotto la casa parigina dell’attrice italiana Claudia Cardinale.

Cosa ci faceva lì Chirac? Il giornalista francese de L’Express, Renaud Revel, ha dato una risposta a questa e altre domande nel suo libro Les Amazones de la Republique, pieno di aneddoti e curiosità piccanti tra flirt e scappatelle dei capi di Stato della V Repubblica.
LADY DIANA LA SERA DELL INCIDENTELADY DIANA LA SERA DELL INCIDENTE
Nel mirino sono finiti così François Mitterrand, Valery Giscard d’Estaing, Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy.

SCAPPATELLA ALLE TRE DI NOTTE
Secondo la ricostruzione di Revel, la notte della morte di Diana sotto il tunnel dell’Alma, poco distante Chirac (ignaro di tutto ciò) si intratteneva con l’attrice italiana Claudia Cardinale. «Né il primo ministro né la moglie, Bernadette, sapevano dove fosse – ha raccontato Revel -. Fu il suo autista, che lo attendeva impaziente sotto la casa parigina della Cardinale, a informarlo dell’accaduto appena il presidente si congedò dalla bella attrice alle tre di notte. Chirac si precipitò direttamente sul luogo dell’incidente, dove si trovavano già il ministro dell’Interno e l’ambasciatore inglese. Mancava solo lui».

MITTERRAND CORTEGGIÒ LA COMPAGNA DI HOLLANDE
Chirac in compagnia di Claudia CardinaleCHIRAC IN COMPAGNIA DI CLAUDIA CARDINALE
Che il presidente socialista Mitterrand fosse un grande seduttore si sapeva (una delle sue figlie, Mazarine, nacque da una relazione extraconiugale): quello che si scopre è che aveva messo gli occhi anche su Valerie Trierweiler, la compagna dell’attuale capo di Stato, François Hollande. Mitterrand e Valerie si incontrano nel 1994, durante una cerimonia all’Eliseo: lei all’epoca aveva solo 25 anni ed era bellissima. Il presidente non poté resistere al suo charme e la invitò a pranzo. L’autore precisa che tra i due non ci fu una relazione. Ma fu grazie a quell’incontro che il direttore di Paris Match, Roger Therond, decise di assumere la Trierweiler per le sue relazioni privilegiate all’Eliseo.

valerie trierweilerVALERIE TRIERWEILER
EROTISMO ALL’ELISEO
«Questo libro offre un altro sguardo sulla funzione presidenziale», ha spiegato Revel. «Grazie alle confidenze di alcune giornaliste ho raccontato le relazioni tra i politici e quelle che ho chiamato le ‘amazzoni’, cioé le donne, spesso giornaliste, che hanno contribuito a fare la storia di palazzo».

E ha aggiunto: «L’Eliseo è uno specchio che ingigantisce, un universo di sfumature che stravolge i sensi e disorienta le bussole interne. Non si varca impunemente e innocentemente la soglia di quest’edificio senza misurarne gli effetti o i rischi. Tutto cambia una volta avuto l’accesso. Il visitatore si sorprende a trovarsi importante mentre il padrone di casa diventa improvvisamente sessuato». Fonte: qui

incidente lady diana 2INCIDENTE LADY DIANA 2

martedì 27 agosto 2019

L’UOMO CHE HA INVESTITO UNA BAMBINA UCRAINA DI 8 ANNI A CASERTA E POI È FUGGITO E' RISULTATO POSITIVO ALLA COCAINA - LA PICCOLA È IN CONDIZIONI GRAVISSIME: HA UN TRAUMA CEREBRALE, FRATTURE AL BACINO ED È IN PERICOLO DI VITA

L’INVESTITORE NON HA FRENATO NÉ PRIMA NÉ DOPO L’IMPATTO, HA ABBANDONATO LA SUA ALFA ROMEO IN UN CANNETO, MA È STATO BECCATO POCO DOPO…
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”
pirata della strada 1PIRATA DELLA STRADA 1
Aveva assunto cocaina l' uomo che con la sua auto ha travolto a Pescopagano, frazione di Mondragone in provincia di Caserta, una bambina di otto anni, ricoverata ora in gravissime condizioni all' ospedale pediatrico Santobono di Napoli.
L' episodio è accaduto sabato pomeriggio lungo una statale che la bimba stava percorrendo a piedi in compagnia dei genitori. La famiglia, di nazionalità ucraina ma residente in Campania, tornava a casa dopo una giornata al mare quando un' auto lanciata a tutta velocità ha preso la bambina in pieno scaraventandola a metri di distanza, e poi ha continuato a correre, senza che il conducente accennasse nemmeno a voltarsi indietro per rendersi conto di quello che aveva fatto.
caserta, bambina investita da un pirata della strada 2CASERTA, BAMBINA INVESTITA DA UN PIRATA DELLA STRADA
I rilievi dei carabinieri hanno infatti accertato che nessuna frenata ha preceduto né seguito l' impatto. È evidente, però, che l' uomo abbia immediatamente compreso la situazione, e infatti dopo aver percorso pochi chilometri ha cercato un posto poco frequentato dove abbandonare la sua Alfa Romeo.
caserta, bambina investita da un pirata della strada 12CASERTA, BAMBINA INVESTITA DA UN PIRATA DELLA STRADA
Ha creduto di trovarlo in una strada secondaria di Pescopagano costeggiata da una vegetazione piuttosto fitta, illudendosi che l' alto canneto bastasse a nascondere l' auto e a garantirgli quindi di non essere individuato in tempi brevi. In realtà gli investigatori avevano già raccolto elementi sufficienti per indirizzare le ricerche in modo mirato, e in breve hanno anche ritrovato la vettura, che tra l' altro è risultata priva di assicurazione e di revisione.
caserta, bambina investita da un pirata della strada 10CASERTA, BAMBINA INVESTITA DA UN PIRATA DELLA STRADA
Nel frattempo a soccorrere la bambina, accompagnandola per un primo intervento alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, era stato un automobilista di passaggio che successivamente si è scoperto essere un parente dell' investitore. Né lui né le persone che erano in sua compagnia hanno però dato ai carabinieri indicazioni utili, sostenendo, quando poi la situazione si è chiarita, di essere stati in quella zona per conto proprio e di non immaginare assolutamente che vi fosse anche il loro congiunto.
caserta, bambina investita da un pirata della strada 1CASERTA, BAMBINA INVESTITA DA UN PIRATA DELLA STRADA
caserta, bambina investita da un pirata della strada 3CASERTA, BAMBINA INVESTITA DA UN PIRATA DELLA STRADA
Che dicessero o meno la verità, la questione è stata superata quando alla caserma dei carabinieri di Casavatore, un paese nei dintorni di Napoli, si è presentato il responsabile della sciagura. È un trentasettenne napoletano che abita nel quartiere Secondigliano. È incensurato ma gli esami di laboratorio ai quali è stato sottoposto ne hanno evidenziato la positività alla cocaina.
caserta, bambina investita da un pirata della strada 6CASERTA, BAMBINA INVESTITA DA UN PIRATA DELLA STRADA
Ora è agli arresti domiciliari su disposizione della Procura della repubblica di Napoli Nord. Non potrà quindi fare altri danni, ma quelli che ha già fatto sono gravissimi. La bambina è ritenuta dai medici in pericolo di vita, e al momento non è nemmeno possibile operarla. La piccola ha riportato un importante trauma cerebrale e fratture al bacino.
ospedale santobono napoliOSPEDALE SANTOBONO NAPOLI
All' ospedale Santobono stanno cercando di stabilizzarla ma non è facile. È immobilizzata e sedata. Immediatamente dopo l' arrivo dalla clinica di Castel Volturno, è stata sottoposta a un drenaggio per liberare il cranio dal copioso versamento di sangue provocato dall' incidente e successivamente le è stato impiantato un sensore inter-cranico che permetterà ai medici del reparto di Neurologia di controllare la pressione interna e valutare se e quando intervenire chirurgicamente. Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

LA NOTTE DI COCA E ALCOL DEI RAMPOLLI DEI CLAN CHE A VITTORIA COL SUV HANNO TRAVOLTO DUE CUGINETTI: UNO E' MORTO, L'ALTRO HA PERSO LE GAMBE

UN ARRESTO 

LA MAMMA DELLA VITTIMA: "HO STRAPPATO UN CELLULARE IN STRADA PER CHIAMARE I SOCCORSI, ERA DELL' ASSASSINO. MIO FIGLIO ERA ANCORA VIVO. IN QUEL MOMENTO HO FATTO IL NUMERO DEL 118, PERÒ NON RISPONDEVA NESSUNO. PERCHÉ NON RISPONDEVA NESSUNO?” 
rosario grecoROSARIO GRECO
Dopo la cocaina e l' alcol si sono lanciati in un terribile gioco, a velocità su una strada in discesa e poi dentro un vicolo. Il Suv dei rampolli di mafia ha ucciso un bambino di undici anni, e un altro è in gravi condizioni(deceduto poi domenica 14 luglio), ha perso le gambe. «Erano seduti davanti alla porta di casa mia - racconta il signor Giovanni Zisa - quella porta è stata sbalzata dentro il salone, sembrava fosse scoppiata una bomba». E c' era un lago di sangue in strada: «Mai visto tanto sangue in vita mia», dice il comandante della polizia municipale, Cosimo Costa.
Il piccolo Alessio D' Antonio è morto pochi minuti dopo il raid. Erano le 21 di giovedì sera. Il cuginetto, Simone, dodici anni, è ricoverato alla Terapia Intensiva del Policlinico di Messina. In manette, per omicidio stradale aggravato dallo stato di ubriachezza, è finito Rosario Greco, 37 anni, lui guidava la Jeep nera che ha travolto i bambini. Ha precedenti per rapina in banca e droga: è il figlio del "re" degli imballaggi del mercato di Vittoria ritenuto vicino al clan Carbonaro-Dominante, Elio Greco è in carcere da un mese per tentato omicidio, a gennaio gli era stato notificato un sequestro di beni per 35 milioni di euro.
alessio e simone vittoriaALESSIO E SIMONE VITTORIA
Il rampollo di famiglia guidava con un tasso alcolemico quattro volte superiore a quello consentito. Accanto a Greco c' era Angelo Ventura, figlio di Gibattista detto Titta, accusato di essere il capomafia di Vittoria. Lui e gli altri due occupanti dell' auto (Alfredo Sortino, che ha qualche precedente, e Rosario Fiore, l' unico incensurato) sono stati denunciati a piede libero per omissione di soccorso e favoreggiamento. Perché dopo la tragedia, sono tutti scappati. E ora Ventura fa anche un post su Facebook per dire che è «addolorato per quanto accaduto, più di quanto si possa immaginare. Ma - tiene a precisare - non ero né ubriaco, né drogato. Mi sono solo allontanato per lo shock e poi mi sono presentato ai carabinieri per raccontare quello che era accaduto ».
Dopo il post tanti like, ma anche insulti per Paolo Borrometi, il giornalista che vive sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia che imperversa in questo lembo della provincia di Ragusa. Sono mafiosi social, questi. Anche le minacce a Borrometi, fatte da padre di Ventura, arrivarono via social.
rosario grecoROSARIO GRECO
Dice il prefetto Filippo Dispensa, uno dei tre commissari che regge il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose: «Credo che le scorribande di questi rampolli per la strade della città abbiano uno scopo ben preciso: ribadire un certo controllo del territorio e incutere paura nella gente. Pensano di restare impuniti, ma lo Stato è presente a Vittoria e tante cose stiamo facendo per il ripristino della legalità».
Ad arrestare Greco è stato il capo della squadra mobile di Ragusa, Nino Ciavola, che in tante indagini si è trovato di fronte rampolli di mafia: «Sono ragazzi che vogliono di vivere al limite, facendosi forte del loro cognome».
LA MAMMA DELLA VITTIMA
Salvo Palazzolo per la Repubblica
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Mio figlio era ancora vivo - si dispera mamma Lucy - respirava fra le mie mani e io urlavo: chiamate un ambulanza, chiamate un' ambulanza, fate presto. All' improvviso - racconta fra le lacrime - ho visto un uomo in strada, sono corso da lui e gli ho strappato il telefonino. Era l' assassino di mio figlio, ma l' ho saputo dopo. In quel momento ho fatto il numero del 118, però non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
Lucy Amato è appena uscita dalla camera mortuaria dell' ospedale Guzzardi di Vittoria. «Un altro bacio, voglio dare un altro bacio al mio Alessio», sussurra. E riapre la porta.
«Amore di mamma - dice - io ti ho fatto nascere, dovevo morire io al tuo posto». E ritorna in corridoio: «Lo scriva, io voglio giustizia».
A bordo di quel Suv c' erano i figli di due persone legate alle cosche mafiose.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Non mi interessa chi sono, io voglio solo giustizia. Avevo un figlio e adesso non ce l' ho più. I responsabili devono pagare per quello che hanno fatto. E non come succede in Italia, che stanno in carcere tre mesi e poi escono. Non devono più uscire dal carcere. E nessun avvocato dovrebbe difendere queste persone che fanno tanto male a una madre. Perché non si può morire a 11 anni».
Quando è arrivata l' ambulanza?
«Quel signore si è ripreso il telefonino. E io ne ho cercato un altro. Ho fatto ancora una volta il 118, ma non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
A 500 metri da casa vostra c' è l' ospedale.
«Mi hanno detto che un vicino di casa è corso all' ospedale Guzzardi per chiedere aiuto. C' erano delle ambulanze nel parcheggio. Ma l' infermiere ha detto: dovete chiamare il 118. E poi non so da dove sono arrivate due ambulanze con i medici, forse da Comiso. Però, intanto erano passati 15, 20 minuti. Non so esattamente, mi è sembrato un tempo infinito. Mentre continuavo a urlare: quando arriva l' ambulanza».
tragedia vittoriaTRAGEDIA VITTORIA
Suo figlio era ancora vivo?
«Io sono convinta che mio figlio sia morto perché l' ambulanza è arrivata in ritardo. Anche su questo chiedo giustizia alla polizia, alla magistratura, a tutte le autorità che vogliono ascoltare la voce di una madre disperata. Perché adesso mi sembra di vivere un incubo, ieri eravamo una famiglia felice e oggi la mia vita è finita. Non ho più una ragione per vivere senza il mio bambino».
Crediamo che lei non si arrenderà.
Per dare giustizia a suo figlio. E per evitare che altri fatti come questi accadano ancora.
«Tutte le mamme di questo quartiere dovrebbero ribellarsi. In quella strada maledetta che sembra una pista di Formula uno, la via Quattro Aprile, altre volte era successo che delle auto si erano messe a correre lungo la discesa. E poi entravano a velocità dentro la nostra stradina. Ma perché corrono? Perché mettono a rischio la vita delle persone?».
Aveva visto altre volte il giovane arrestato scorrazzare nella vostra strada?
«L' avevo visto passare con l' auto, ma piano. Lui lo sapeva che c' erano dei bambini lì».
L' altra sera, suo marito era affacciato al balcone.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Ha avuto appena il tempo di sentire Alessio che diceva: papà voglio rientrare a casa. E lui gli ha risposto: ora ti apro la porta. E un attimo dopo ha visto quella macchina che ha travolto i nostri bambini. Poi l' auto si è fermata, ma solo perché si è schiantata contro un muro. E tutti sono scappati».
Ora, il giovane che ha investito suo figlio è in carcere, con delle accuse pesanti.
«Non lo posso perdonare per quello ha fatto, non si può morire così. Non lo perdono io, e non lo deve perdonare nessuno. Se qualcuno lo scarcera, uccideranno mio figlio un' altra volta».
Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

QUANDO HA TORTO IL PEDONE INVESTITO? SE ATTRAVERSA LA STRADA CON GLI OCCHI O LE ORECCHIE INCOLLATI ALLO SMARTPHONE

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI TRIESTE SU UN INCIDENTE DEL 2010: ATTRAVERSANDO MENTRE ERA AL TELEFONO, LA VITTIMA AVREBBE AGITO "IN DISPREZZO DELLE REGOLE SULLA CIRCOLAZIONE STRADALE E DI NORMALE PRUDENZA" ED E’ STATA RITENUTA RESPONSABILE ALL’80% DELL’INCIDENTE
Chiara Severgnini per corriere.it

pedone investimentoPEDONE INVESTIMENTO
Attraversare la strada con gli occhi o le orecchie incollati allo smartphone può costare caro: in caso di incidente, il pedone può essere ritenuto responsabile (in parte) del suo stesso investimento. Lo ha stabilito il Tribunale di Trieste con una sentenza (la 380/2019) che non rappresenta un caso del tutto isolato: da tempo la giurisprudenza ha stabilito che il pedone non ha sempre ragione, perché può — per distrazione o imprudenza — concorrere nel causare un incidente. Del resto, i cittadini che si aggirano per le città prestando più attenzione allo smartphone che alle regole (e al buon senso) sono un problema noto da tempo: alcuni Stati, come lo Utah e l’Australia, hanno introdotto delle multe proprio nel tentativo di arginare il fenomeno.

L’articolo 2054 del codice civile stabilisce che, in caso di incidente, «il conducente di un veicolo (...) è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno». Di norma, quindi, quando viene investito un pedone la responsabilità è del conducente dell’auto, come ha ribadito anche la Cassazione a fine giugno.

pedone investimentoPEDONE INVESTIMENTO
Ma, come riferisce il quotidiano giuridico StudioCataldi, il Tribunale di Trieste ha stabilito che se il comportamento del pedone è stato «fattore causale esclusivo dell’evento dannoso», la responsabilità può essere condivisa. Purché, beninteso, il guidatore dimostri che non era possibile evitare l’impatto con una manovra d’emergenza, come già stabilito dalla Cassazione nel 2017, secondo cui «in caso di investimento di pedone» la responsabilità del conducente è «esclusa» se non c’era «alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale».

Nel caso esaminato a giugno dal Tribunale di Trieste, chiamato a giudicare in appello dopo una sentenza di primo grado del Giudice di Pace, il «comportamento imprevedibile e anormale» sarebbe legato proprio all’uso del telefonino. I fatti risalgono al febbraio del 2010. L’incidente si è verificato nei pressi di una fermata dell’autobus e ad essere investita è stata una donna che stava proprio per salire sul mezzo pubblico. Nella sentenza si legge che la vittima dell’incidente «aveva attraversato la strada parlando al cellulare e senza preventivamente guardare se stessero sopraggiungendo altri veicoli». Di conseguenza, secondo il giudice «risulta incontrovertibile la connotazione colposa della condotta della pedone», che avrebbe agito «in disprezzo delle regole sulla circolazione stradale e di normale prudenza». La colpa dell’incidente, quindi, è da attribuire all’80% alla ragazza che è stata investita e al 20% al guidatore. Chi era alla guida dell’auto non viene completamente discolpato dal Tribunale perché avrebbe dovuto prevedere il comportamento della donna, dal momento che l’aveva vista correre sul marciapiede per avvicinarsi all’autobus. Fonte: qui

mercoledì 19 giugno 2019

UN CARABINIERE È MORTO DOPO ESSERE STATO INVESTITO DA UN UBRIACO CHE HA SFONDATO UN POSTO DI BLOCCO A TERNO D'ISOLA (BERGAMO)

L’APPUNTATO SCELTO EMANUELE ANZINI AVEVA 42 ANNI E VENIVA DA UNA FAMIGLIA DI MILITARI: ALLE 3 DI IERI HA SEGNALATO ALL’AUTOMOBILISTA DI FERMARSI E LUI PER TUTTA RISPOSTA L’HA COLPITO E SCAGLIATO A 50 METRI DI DISTANZA… 


EMANUELE ANZINIEMANUELE ANZINI
Giuliana Ubbiali per il “Corriere della Sera”
Era carabiniere il padre portatogli via da una malattia quando lui aveva 14 anni, era stato carabiniere lo zio, ed è stato indossando quella divisa con la banda rossa che è morto, falciato dall' auto di un ubriaco spuntata a tutta velocità nella notte di una provinciale bergamasca.
Emanuele Anzini, abruzzese di Sulmona, avrebbe compiuto 42 anni oggi, e proprio il 18 giugno di ventidue anni fa era entrato nell' Arma. Il suo investitore invece era a poca distanza da casa, la villetta dei genitori alla periferia di Sotto il Monte, paese natale di Giovanni XXIII. Al volante di quella Audi A3 nera Matteo Colombi Manzi, 34 anni, qualche lavoro da cuoco alle spalle, aveva avuto dei problemi solo pochi mesi fa. In dicembre una denuncia dopo un incidente, in gennaio la sospensione della patente per eccesso di velocità.
Alle 3 di ieri, mentre sfrecciava nella notte, aveva nel sangue, accerteranno gli esami della Stradale, un tasso alcolico cinque volte superiore al limite di legge. L' appuntato scelto Anzini, una figlia di 19 anni rimasta in Abruzzo, e in servizio nella fredda Val Brembana dal 1998, era ai bordi della provinciale a Terno d' Isola con un collega.
'AUDI CHE HA TRAVOLTO EMANUELE ANZINI'AUDI CHE HA TRAVOLTO EMANUELE ANZINI
Un servizio notturno come tanti altri, ai quali era abituato anche perché nelle poche ore lasciate libere dal servizio prestava volontariato alla Croce Rossa. Erano da poco passate le 3 quando, appena lasciata ripartire un' auto, dalla curva in fondo alla provinciale è spuntata l' Audi. Anzini, con la pettorina gialla indosso e illuminato dal lampeggiante della vettura di pattuglia, si è fatto avanti segnalando all' automobilista di fermarsi.
emanuele anzini 3EMANUELE ANZINI
Non c' è stato nemmeno il tempo di accorgersi di cosa stesse succedendo: l' auto gli è piombata addosso a tutta velocità e lo ha travolto. Il carabiniere è prima finito sul parabrezza trasformandolo in una ragnatela di vetro, poi è stato scagliato a cinquanta metri di distanza. L' Audi ha poi proseguito la sua corsa.
L' altro carabiniere ha dato l' allarme, sul posto sono arrivate le pattuglie impegnate nel turno di notte. Ma dieci minuti dopo lo schianto si è rivista l' Audi. Si è lentamente fermata ai bordi della strada. Il conducente non ha detto niente: la raggiera di crepe sul parabrezza parlava per lui.
emanuele anzini 1EMANUELE ANZINI 
Il giovane è stato arrestato dalla Polizia stradale. Tra le accuse, la più pesante è quella di omicidio volontario, con il dolo eventuale. Secondo il pm Raffaella Latorraca il fatto va oltre l' omicidio stradale. Questo perché l' automobilista si è messo alla guida dopo aver bevuto e quindi trasformandosi in potenziale pericolo. Il carabiniere, da parte sua, tra pettorina e lampeggiante, aveva messo in atto tutti gli accorgimenti per essere ben visibile. A carico di Matteo Colombi Manzi pesano, inoltre, i suo precedenti.
terno d'isola il punto dove e' stato investito emanuele anzini 3TERNO D'ISOLA IL PUNTO DOVE E' STATO INVESTITO EMANUELE ANZINI 
Ieri davanti alla camera ardente, nella chiesa di Zogno, c' era la ragazza con cui l' appuntato da sei anni si stava costruendo un futuro, il cugino di Emanuele Anzini, figlio di un appuntato, e un secondo cugino agente di polizia. A stringersi ai familiari i vertici provinciali e regionali dell' Arma, Il funerale sarà celebrato oggi alle 15 nella chiesa di Sulmona. Il suo sacrificio è stato ricordato ieri, tra gli altri, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di «profonda tristezza» e ha espresso all' Arma e ai familiari del militare «solidale vicinanza» ed «espressioni della commossa partecipazione al loro dolore». Il vicepremier Matteo Salvini ha ricordato: «È doveroso tutelare e ringraziare le donne e gli uomini in divisa che assicurano la sicurezza degli italiani». Fonte: qui

lunedì 20 maggio 2019

SULLA TRAGEDIA DI QUEI DUE RAGAZZI CHE SONO ANDATI A SFRACASSARSI IN AUTO MENTRE ERANO CONNESSI SU FACEBOOK A FARE SMANIARE DI INVIDIA DEGLI EVENTUALI IDIOTI LORO AMICI, DUE E MOLTO DIVERSI SONO I NOSTRI POSSIBILI CRITERI DI VALUTAZIONE.


Giampiero Mughini per Dagospia


Caro Dago, quanto alla tragedia di quei due nostri connazionali che sono andati a sfracassarsi in auto mentre erano connessi su Facebook a fare smaniare di invidia degli eventuali idioti loro amici, due e molto diversi sono i nostri possibili criteri di valutazione.

LUIGI VISCONTI FAUSTO DAL MOROLUIGI VISCONTI FAUSTO DAL MORO
L’uno, ovvio, la commiserazione per due giovani vite interrotte e perdute, per il lutto dei loro familiari, per il dolore di fidanzate e amici. Mentirei a me stesso però se vi dicessi che questo è il primo criterio di valutazione che mi viene in mente. Purtroppo me ne viene in mente un altro, di sgomento per la infinita stupidità e miseria di una parte non esigua delle ultime generazioni.

Una stupidità che nel nostro presente sembra crescere e diffondersi a dismisura, alimentata com’è dai potentissimi motori dei social network. E’ una stupidità, di cui ha scritto bene Emanuele Trevi sul “Corriere” di oggi, che sfocia in episodi dove non sai bene qual è la linea divisoria tra il suicidio e l’omicidio.

I due sciagurati che si riprendono al telefonino a vantare la loro velocità in un pezzo di autostrada dove ce n’è a bizzeffe di sciagurati come loro, e difatti erano sopravvissuti alla micidiale carambola di un’auto che stava viaggiando a 200 chilometri e oltre all’ora, salvo che stavano arrivando – di notte e frammezzo alla pioggia – altre auto che li hanno maciullati.

giampiero mughiniGIAMPIERO MUGHINI
Il tutto di questa inutile tragedia era attizzato da una sorta di narcisismo ebete commisurato alle attese e ai valori dei loro “followers”, ossia che è bellissimo correre da pazzi su un’auto di notte e tanto più che lì all’arrivo ti aspetta la “roba” e tutti i suoi annessi e connessi. Ragazze disponibili, immagino. Eccetera eccetera. Ossia la cattedrale dei piaceri ambiti da quella particolare etnia culturale.
SI SCHIANTANO IN AUTOSTRADASI SCHIANTANO IN AUTOSTRADA

Chi di noi non è stato un imbecille nei suoi vent’anni? Cambia poco che le due vittime avessero rispettivamente 36 e 39 anni, un’età di cui diresti che anche loro erano dei giovani, ossia che erano ancora nella stagione della vita in cui si vuole tutto e subito e a poco prezzo e ancor di più che ci sia qualcuno che ti stia ammirando mentre quel “tutto” lo stai acciuffando.

Nessuno ha da dare lezioni su come stare al mondo, meno che mai io che di lezioni so darne solo a me stesso. Eppure lo sgomento resta immenso. Innanzi all’entità di una tale e quanto diffusa incapacità a trovare un criterio, un limite, ai gesti del vivere. Ai gesti di cui è fatta la tua vita, l’unico tesoro di cui disponi veramente.
SI SCHIANTANO IN AUTOSTRADASI SCHIANTANO IN AUTOSTRADA

Uno sgomento che rafforza la mia assoluta diffidenza ad accettare parole come “gente”, “popolo”. Oggi in Italia non c’è un “popolo”, ci sono comparti differentissimi per generazione, etnia culturale, costume di vita, voracità dell’avere piuttosto che dell’essere.

Comparti fatti da individui più o meno allo sbraco, più o meno privi di qualsiasi bussola, pronti a qualsiasi puttanata dell’esistenza, pronti a qualsiasi aggressione, magari contro se stessi. Le prediche sul bene, sui doversi sociali, sulla solidarietà sono tutte parole campate sul nulla, perché non esiste più una comune sintassi intellettuale e morale cui fare riferimento.

a 220 in autostradaA 220 IN AUTOSTRADA



Ciascuno tenta a modo suo i 200 chilometri all’ora, e cerca disperatamente il consenso di chi gli sta attorno sotto forma di un account su cui cliccare.

Noi che negli anni Sessanta avevamo talmente amato il “moderno”, il sopravvento di modi liberi e veloci del vivere, dobbiamo fare una verticale autocritica. Non avevamo capito che quel “moderno” se sprovvisto di una ferrea etica della responsabilità individuale – per quanto mi riguarda lo chiamo il “guardarsi allo specchio e giudicarsi e trovarsi decente” – sarebbe sfociato in una tragedia collettiva, dove la morte e l’autodistruzione sono a ogni angolo di strada.

“COME SI PUO’ DERUBARE COSI’ UN UOMO CHE STA MORENDO?”

UN CICLISTA 54ENNE VIENE INVESTITO DA UN TIR SULLA TIBURTINA: UNO SCIACALLO RUBA IL PORTAFOGLI E PRELEVA 500 EURO AL BANCOMAT, ESPLODE LA RABBIA DEL MIGLIORE AMICO DEL CICLISTA CHE LASCIA LA MOGLIE E DUE FIGLI...

Mentre il corpo del ciclista Fulvio Di Simone si trovava ancora incastrato sotto al tir che lo ha investito mentre era in sella alla sua bici su via Tiburtina, a Roma, qualcuno ha rubato il suo portafogli e ha prelevato 500 euro al bancomat.
fulvio di simoneFULVIO DI SIMONE

Il borsello che Fulvio portava con sè e nel quale custodiva il portafogli e le chiavi di casa è stato sbalzato sul marciapiede nell'impatto e, stando all'orario del primo dei due prelievi da 250 euro effettuati al bancomat di via dei Monti Tiburtini, lo sciacallo se ne è impossessato subito.


Dopo l'impatto, mentre l'autista del tir si è fermato sotto choc e prima che arrivassero i soccorsi, il passante senza cuore si è impossessato del borsello. I soldi sono stati prelevati dieci minuti dopo la morte del ciclista, avvenuta alle 13.50. Probabilmente il ladro deve aver trovato il pin del bancomat tra i bigliettini che Fulvio conservava nel portafogli. «Come si può derubare così un uomo che sta morendo?», si chiede Giuseppe, il suo migliore amico, secondo quanto riporta Il Messaggero.

fulvio di simoneFULVIO DI SIMONE
Non solo il furto di denaro senza pietà per un uomo che sta esalando il suo ultimo respiro, ma anche l'impossibilità di dare un nome al ciclista perché i documenti si trovavano nel borsello rubato. Solo al mattino successivo si è riusciti a identificare Fulvio, un infermiere di 54 anni che lascia due figli ancora adolescenti e la moglie.

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