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giovedì 13 febbraio 2020

VENETO: TRE EURO ALL'ORA PER 11 ORE DI LAVORO AL GIORNO NELLE VIGNE O A RACCOGLIERE ORTAGGI SENZA MANGIARE O RIPOSARE

COSÌ QUATTRO MAROCCHINI SCHIAVIZZAVANO CLANDESTINI TRA LE CAMPAGNE DI VENEZIA, PADOVA E ROVIGO 

CHI SI LAMENTAVA FINIVA ALL'OSPEDALE E CHI SI FERIVA DOVEVA LAVORARE LO STESSO 

NEI GUAI ANCHE SEI ITALIANI PERCHÈ...


caporalato in venetoCAPORALATO IN VENETO
Tre euro all'ora per 11 ore di lavoro nelle vigne, a potare le piante e raccogliere l'uva. Era questa la vita di tutti i giorni di alcuni migranti sfruttati da caporali loro connazionali, secondo quanto accertato da un'indagine dei carabinieri del lavoro di Venezia, Padova e Rovigo che ha portato all'emissione di 4 misure cautelari con l'obbligo di dimora. L'accusa nei confronti di 4 marocchini è di aver costituito un'associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera. Le indagini hanno accertato che i migranti che venivano impiegati nei vigneti, alcuni dei quali senza permesso di soggiorno, lavorano senza alcun dispositivo di protezione individuale e senza nessuna protezione assicurativa o previdenziale. Di fatto "fantasmi" a servizio della produzione vinicola locale.
caporalatoCAPORALATO

I migranti, in gran parte clandestini, lavoravano anche 11 ore di fila, senza potersi riposare o mangiare. Chi si ribellava veniva picchiato, vari sono stati gli accessi al pronto soccorso, mentre altri, vittime di incidenti sul lavoro, erano costretti a tornare al lavoro il giorno dopo con fasciature ed ecchimosi. Gli stranieri impiegati non hanno avuto il coraggio di parlare perché speravano di ottenere il permesso di soggiorno, visto che molte delle vittime sono clandestine.
caporalato in veneto 4CAPORALATO IN VENETO

Associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro clandestino nei confronti di 13 persone, è l'accusa cui devono rispondere quattro cittadini marocchini arrestati dai Carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Padova, Venezia e Rovigo. A dare il via alle indagini sono stati due cittadini stranieri esasperati dal lavoro sfibrante e dalle condizioni inumane a cui erano sottoposti. I Carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Padova, Venezia e Rovigo sono partiti da queste dichiarazioni, hanno avviato appostamenti e hanno cominciato a sentire a sommarie informazioni altri dipendenti che lavoravano tutti per i quattro marocchini, i quali avevano registrato la propria attività di intermediazione alla Camera di commercio di Rovigo.
caporalato in veneto 1CAPORALATO IN VENETO 

Dapprima è stato il Tribunale di Venezia a emettere un provvedimento interdittivo nei confronti della società, per le irregolarità riscontrate a Cavarzere, mentre alcuni stranieri erano al lavoro in un fondo privato. Il titolare della ditta ha però continuato a lavorare nelle zone di Padova e Rovigo, creando una nuova azienda e intestandola alla moglie e impiegando gli stessi lavoratori nelle zone di Montagnana, Tribano, Arre, Conselve e San Martino di Venezze nel rodigino.
caporalato 2CAPORALATO 


I carabinieri stanno approfondendo le posizioni dei sei proprietari terrieri italiani che hanno impiegato la società finita nel mirino dei carabinieri, la quale offriva servizi di raccolta ortaggi a prezzi estremamente vantaggiosi. Il giro degli affari di detta società gestita dagli stranieri era sui 350mila euro l'anno. I quattro hanno obbligo di dimora e di firma dai carabinieri.

Fonte: qui

martedì 21 gennaio 2020

ECCO LE INTERCETTAZIONI DEL GIRO DI SQUILLO IN PROVINCIA DI VENEZIA SCOPERTO IN ALCUNI NIGHT CLUB


Gianluca Amadori per www.ilmessaggero.it

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Squillo di lusso per i clienti delle aziende, ragazze sempre pronte, gestite in modo manageriale, pagamenti con il Pos. Quello che è emerso dalle indagini sui night club della provincia di Venezia Arabesque e Game Over fa rabbrividire. E oggi emergono anche due dettagli importanti: il fatto che i gestori potessero contare su "amici poliziotti" e i contenuti delle intercettazioni.

Potevano contare su contatti privilegiati nelle forze di polizia i gestori di Arabesque e Game Over, i due locali a luci rosse di San Donà e Quarto d’Altino, finiti sotto inchiesta per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Lo scrive il gip di Venezia, David Calabria, nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita venerdì dalla Squadra Mobile di Venezia, sostenendo che il tentativo di accedere ad informazioni riservate è la dimostrazione della «ferma determinazione criminosa» degli indagati.

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Da alcuni colloqui telefonici intercettati dagli inquirenti è emerso che, dopo un’ispezione avvenuta all’Arabesque, nel febbraio del 2019, tra Matteo Vendramello e Ugo Bozza parlavano dei tentativi di conoscere i nomi degli agenti che si erano recati nel locale, fatti per tramite di un amico di Fossalta di Piave, loro cliente affezionato.

MODALITÀ IMPRENDITORIALI
Il giudice parla di «modalità imprenditoriali di esercizio dell’attività delittuosa», dedicando 69 pagine ai numerosi episodi ricostruiti dagli investigatori, coordinati dal pm Federica Baccaglini. Il ruolo di “regista”, viene addebitato proprio a Matteo Vendramello, coadiuvato dal fratello Federico, entrambi finiti in carcere. Centrale anche il contributo di Mihaela Melania Hojla, presidente delle associazioni che gestivano i due locali, ai quali sono stati concessi i domiciliari, stessa misura applicata anche a Lorenzo Borga e Ugo Bozza, che in qualità di gestori di fatto, si occupavano principalmente della riscossione dei soldi.
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Ieri mattina di fronte al giudice si sono svolti gli interrogatori di garanzia: Hojla (avvocato Giorgio Pietramala) si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Borga (avvocato Igor Zornetta) ha ammesso gli addebiti, riservandosi di parlare più ampiamente con il pm. Brevi dichiarazioni anche per Matteo e Federico Vendramello (avvocati Rodolfo Marigonda e Pietro Speranzoni).

Le indagini, proseguite per molti mesi, sono state effettuate con appostamenti e pedinamenti, ma anche attraverso intercettazioni telefoniche, grazie alle quali gli uomini della Mobile hanno registrato come avvenivano i contatti e gli accordi per le prestazioni sessuali consumate nei privé dei due locali, ma anche in albergo e a domicilio dei clienti: 150 euro ogni mezz’ora, di cui 100 per le ragazze e 50 per i gestori di Arabesque e Game Over. I locali funzionano anche da nave scuola: un neo diciottenne viene accompagnato dallo zio e affidato alle cure giuste. I clienti affezionati sono abituati a chiedere lo sconto, e un’ulteriore riduzione è accordata a chi paga in contanti (era possibile saldare il conto anche con bancomat); alcuni sono pronti a spendere 500 euro e più: «Ma la ragazza non deve guardare il cronometro».

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L’INFERMIERA E LA BADANTE
Al telefono gli indagati parlano di tutto: gestiscono i turni di riposo e la sistemazione delle ragazze; descrivono le prestazioni offerte dalle prostitute, irridono il cliente ubriaco che ha preso sonno dopo essersi appartato o fanno commenti sulle lamentele per i servizi “scadenti” di alcune ragazze. Dalle intercettazioni emergono i contatti intrattenuti dai gestori dei locali con Austria e Paesi dell’Est Europa per far arrivare prostitute nuove e di qualità: «Riprova della professionalità, del livello imprenditoriale dell’attività», sottolinea il gip.

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Un cliente insiste per aver “un’infermiera”: «Siamo in otto qui e c’è un ferito da curare...», scherza al telefono. Mentre per un «vecchietto di 60-70 anni» viene proposto invio di una ragazza soprannominata “la badante”. Tra i frequentatori del giro di squillo risultano anche un celebre imprenditore del settore alimentare e un noto albergatore: Federico Vendramello è preoccupato, non può correre il rischio di scontentare clienti illustri, ma Borga lo rassicura: «Abbiamo le ragazze giuste». Fonte: qui

mercoledì 15 gennaio 2020

MOSE: LA PROVA TECNICA ALLA BOCCA DEL LIDO VA A BUON FINE


IL MINISTRO DE MICHELI SI MOSTRA OTTIMISTA RISPETTO A FUTURE ACQUE ALTE: “IN CASO DI EMERGENZA POTREMO ALZARE LE PARATIE”

MA IL SUPER-COMMISSARIO SPITZ AVEVA ANNUNCIATO CHE LE BARRIERE POTRANNO ESSERE ALZATE NON PRIMA DI SEI MESI

Giuseppe Pietrobelli per www.ilfattoquotidiano.it

moseMOSE
Il Mose tiene con il fiato sospeso i veneziani, che vi vedono ormai l’unico baluardo che li può difendere dalle acque alte. Ma anche i politici, che si rendono conto, in caso di malfunzionamento delle dighe mobili, di dover gestire un fallimento di proporzioni colossali, le cui colpe si distribuirebbero, a ritroso nel tempo, un po’ a tutte le forze politiche, da Forza Italia, al Pd e anche alla Lega.

Per questo, non appena una delle prove di sollevamento alle bocche di porto della Laguna di Venezia va a buon fine, subito piovono commenti entusiasti. Alla Bocca di Porto del Lido si è svolto il primo test del 2020. Ha riguardato l’intera barriera composta da 20 dighe mobili nella parte a sud, tra l’isola artificiale al centro del canale e San Nicolò. L’innalzamento è iniziato alle 8.30 e si è concluso poco dopo le 13. Si replica il 3 marzo.

test delle paratoie del mose 1TEST DELLE PARATOIE DEL MOSE 

Uno dei primi commenti è venuto dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, dal seminario del Pd nel Reatino. Con un lapsus. “Stanotte la prima prova sul Mose è andata bene…”. Ha probabilmente equivocato con l’ultima prova del 2019 che avvenne in orario notturno. Ha comunque preso la palla al balzo per aggiungere, riferendosi alle future acque alte: “Se si ripresenterà l’emergenza potremo alzare le paratie“.

test delle paratoie del mose 10TEST DELLE PARATOIE DEL MOSE
Una settimana fa, dopo un summit a Venezia, il super-commissario per il Mose, Elisabetta Spitz, aveva annunciato che le barriere in caso di emergenza potranno essere alzate non prima di sei mesi. Ben che vada, visto che l’acqua alta non è statisticamente un fenomeno estivo, se ne dovrebbe riparlare a ottobre. A giorni il super-commissario illustrerà il nuovo cronoprogramma che comunque non dovrebbe modificare la data di consegna dell’opera prevista per il dicembre 2021.

Il test è stato seguito in prima persona dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che è anche commissario straordinario per l’acqua alta. “Prova delle paratoie del Mose a San Nicolò: riuscita!” ha twittato. E rivolto ai veneziani, ancora impegnati a fare i conti con i danni delle acque alte che si sono susseguite tra novembre e dicembre, ha scritto: “Continueremo l’operazione trasparenza e a fare pressione perché i lavori accelerino e vadano a completamento per la sicurezza della città: lo dobbiamo ai cittadini che vivono e lavorano a Venezia. Dimostreremo al mondo, anche per l’orgoglio nazionale e per la credibilità del Paese, che questa grande opera tecnologica funziona”.
test delle paratoie del mose 7TEST DELLE PARATOIE DEL MOSE 

paola de micheli ritiro del pd all'abbazia di contigliano 37PAOLA DE MICHELI RITIRO DEL PD ALL'ABBAZIA DI CONTIGLIANO
Tra i danni indotti dall’acqua alta c’è il calo del turismo, che si annuncia scarso anche per Carnevale. “La ripresa è ancora molto lenta e Capodanno non è stata una giornata di festa per noi. – ha dichiarato Vittorio Bonacini, presidente dell’Associazione veneziana albergatori – Per il momento le prenotazioni ricevute non ci inducono a essere ottimisti: c’è ancora molta confusione. Per fare chiarezza a inizio febbraio, in collaborazione con l’Associazione stampa estera di Roma, avremo a Venezia, nostri ospiti, un centinaio di giornalisti delle testate di tutto il mondo perché i turisti internazionali sono ancora spaventati dalle immagini dell’acqua alta”.

Fonte: qui

giovedì 26 dicembre 2019

ENNESIMO FLOP DELLE PARATOIE CHE DOVREBBERO DIFENDERE VENEZIA: ''I RISCHI SAREBBERO STATI PIÙ DEI BENEFICI, PER QUESTO ALLA FINE ABBIAMO DECISO DI NON ALZARLE''

CINZIA ZINCONE, PROVVEDITORE ALLE OPERE PUBBLICHE, ROMPE L'IMBARAZZANTE SILENZIO CHE SI ERA CREATO DOPO UN MISTERIOSO TEST DEL MOSE AL LIDO DURANTE L'EMERGENZA ACQUA ALTA DI 150 CM DI LUNEDÌ NOTTE
Giorgio Scura per https://www.fanpage.it
test delle paratoie del mose 3TEST DELLE PARATOIE DEL MOSE

"I rischi sarebbero stati più dei benefici, per questo alla fine abbiamo deciso di non alzare le paratoie del Mose". Cinzia Zincone, provveditore alle Opere pubbliche del Triveneto (che ha assorbito le funzioni del Magistrato alle Acque), rompe l'imbarazzante silenzio che si era creato ieri, vigilia di Natale, dopo un misterioso test del Mose al Lido durante l'emergenza acqua alta di 150 cm di lunedì notte. Innanzitutto il test – segreto, visto che nessuna comunicazione in merito era stata data – c'è stato, o meglio, era in programma, ma poi è stato annullato.

In extremis, visto che la Capitaneria di Porto era stata avvisata soltanto alle 20.30 di un possibile innalzamento lunedì 23 notte. Fino a ieri però non si avevano comunicazioni ufficiali su questo test, né sul perché alla fine fosse stato annullato, ma ecco che il provveditore – che subentra a Roberto Linetti, travolto nel 2014 dallo scandalo delle tangenti Mose – spiega al Fatto Quotidiano:

test delle paratoie del mose 1TEST DELLE PARATOIE DEL MOSE 
Nella serata di lunedì è arrivata un’ultima relazione in cui i benefici erano indicati come piuttosto modesti. Potendo innalzare solo la barriera di Treporti, era stato calcolato un beneficio limitato all’abbassamento del livello d’acqua di circa 5 centimetri. Ma considerando altri fattori si poteva arrivare solo a uno-due centimetri. Anche perché con una marea prolungata l’acqua avrebbe avuto il tempo di entrare in laguna dalle altre bocche”.

Insomma, alzare le paratoie del Mose parzialmente, non serve a nulla. Troppi rischi. "La marea sarebbe durata molto tempo e mancando i compressori si sarebbe impiegato molto tempo a sollevare le paratie. Inoltre, mancando pure i generatori di emergenza, l'opera sarebbe diventata ingovernabile in caso di calo di corrente elettrica".

Insomma, il Mose, non essendo pronto al 94% come era stato detto, semplicemente non è pronto per entrare in funzione. Ed è bene che non si rischi nulla. Quello che preoccupa è l'assenza di trasparenza nella comunicazione delle operazioni relative a questa gigantesca opera costata già sei miliardi e che attualmente non è stata mai messa in condizioni di funzionare, nemmeno parzialmente. E intanto Venezia è sommersa, anche a Natale.

Fonte: qui

UN UOMO ESCE DI STRADA, UN CAMIONISTA SCENDE E LO AIUTA MA POI RIPARTE, LO INVESTE E LO UCCIDE

È SUCCESSO A VENEZIA, DOVE UN 35ENNE CON UNA PUNTO HA SBATTUTO CONTRO UN ALBERO. 
L’AUTISTA DEL MEZZO PESANTE LO HA SOCCORSO E UNA VOLTA APPURATO CHE ANDAVA TUTTO BENE È RIPARTITO, SENZA ACCORGERSI CHE…

venezia, camionista soccorre un uomo e poi lo investe per sbaglioVENEZIA, CAMIONISTA SOCCORRE UN UOMO E POI LO INVESTE PER SBAGLIO
È uscito di strada andando contro un albero con la propria Punto, a Eraclea (Venezia). Subito è stato soccorso dall'autista di un mezzo pesante che ha assistito alla scena. Una volta appurato che tutto andava bene il camionista è ripartito non accorgendosi che la vittima dell'incidente era vicina al camion, investendolo in modo mortale. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco i sanitari del Suem 118 che non hanno potuto che constatare la morte dell'uomo e i carabinieri.

venezia, camionista soccorre un uomo e poi lo investe per sbaglio 1VENEZIA, CAMIONISTA SOCCORRE UN UOMO E POI LO INVESTE PER SBAGLIO 1
La vittima dopo l'incidente era riuscita ad uscire da solo dall'auto incidentata ma il guidatore del camion, un mezzo per la raccolta dei rifiuti, era andato a sincerarsi del suo stato di salute. Poi all'atto di ripartire non si è accorto che l'uomo era ancora vicino al camion e l'ha investito. La vittima è un 35enne del luogo.

19 Dicembre 2019

Fonte: qui

giovedì 6 giugno 2019

SAPETE CHE LE 203 NAVI DA CROCIERA IN EUROPA INQUINANO VENTI VOLTE DI PIÙ DI TUTTE (TUTTE) LE AUTO DEL CONTINENTE, CHE SONO 260 MILIONI

IL PORTO DI VENEZIA È IL PIÙ INQUINATO IN ITALIA, E OGNI VOLTA CHE UNA NAVE ENTRA NELLA LAGUNA CREA UNO TSUNAMI CHE HA DEVASTATO I FONDALI: LE FOTO DEL CNR


VENEZIA, COS’ LE GRANDI NAVI HANNO MODIFICATO I FONDALI DELLA LAGUNA

Sandro Orlando per www.corriere.it

cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 3CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 
Ogni volta che una nave lunga oltre 300 metri entra dalla bocca di Malamocco, con la sua stazza a volte anche superiore alle 100 mila tonnellate, sui fondali della laguna si scatena un mini tsunami. Un maremoto che solleva montagne di sedimenti e detriti, sospingendoli in tutte le direzioni e lasciandoli in parte in sospensione, prima che le maree le buttino fuori dalla laguna, in mare aperto.

Gli effetti di queste navigazioni sono ora visibili nelle immagini che l’Ismar, l’Istituto di scienze marine del Cnr di Venezia, ha «scattato» nelle profondità della laguna servendosi di un ecoscandaglio ad alta risoluzione. «Fotografie acustiche», pubblicate dalla rivista Scientific Reports (Nature), che descrivono con precisione quale sia l’impatto sull’ecosistema lagunare di questo traffico marittimo: con un migliaio di grandi navi da crociera che ogni anno transitano davanti al bacino di San Marco, per poi costeggiare Punta della Dogana e infilarsi nel canale della Giudecca – in manovre complicatissime, come ha confermato per l’ennesima volta la collisione domenica scorsa della Msc Opera con un battello in prossimità del molo di San Basilio; oltre a più di tremila navi cargo che vanno su e giù per il cosiddetto canale dei Petroli tra Malamocco e Marghera, e un numero imprecisato di vaporetti, barche e barchini.
cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 2CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 

Il risultato sono fondali martoriati da crateri, buche e solchi scavati da chiglie o eliche, come se la laguna fosse stata sottoposta a massicci bombardamenti. Ma il danno peggiore è costituito dalla continua erosione dei fondali, ormai ridotti a una piastra inerte e senza vita, sempre più profonda. Perché le onde supersoniche generate dal passaggio di questi grattacieli del mare in acque profonde a volte appena una decina di metri – spiega l’oceanografo Andrea Bergamasco, del Cnr di Venezia – smuovono dai fondali masse enormi di sedimenti, che poi le maree spingono nell’Adriatico. Così che ogni anno almeno un milione di metri cubi di materiali vengono trascinati fuori dalla laguna; e con la profondità aumenta anche la forza di maree e correnti.
cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 1CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 

E come se non bastasse poi ci sono i rifiuti. Fabio Trincardi, direttore dell’Ismar-Cnr, parla di «una terra dei fuochi subacquea» emersa dai rilevamenti effettuati con l’ecoscandaglio: «Sul fondo dei canali abbiamo trovato di tutto, vecchie barche, copertoni, rottami ed elettrodomestici. Per incuria, dolo o inconsapevolezza c’è ancora chi pensa alla laguna come ad una discarica, tanto non si vede. Ora invece possiamo vedere tutto».


2. GRANDI NAVI, UNA SCIA DI SMOG: VENEZIA PORTO PIÙ INQUINATO
Estratto dall'articolo di Paolo Berizzi per ''la Repubblica''
Qui l'integrale:

Una scia nera, nerissima. Sparsa nei mari d'Europa e che si addensa ad ogni attracco in porto, oppure, come a Venezia - terza tra le 50 città europee portuali più inquinate e teatro dell'incidente della Msc - , quando i camini dei bestioni galleggianti violentano i canali spargendo i loro fumi tossici. (…) mentre i passeggeri a bordo se la spassano, gli abitanti delle città dove approdano i giganti del turismo marittimo respirano gas che causano tumori: ossidi di zolfo, azoto, particolato. Una bomba ambientale che passa sotto silenzio, offuscata dal business delle vacanze in nave.
quanto inquinano le grandi naviQUANTO INQUINANO LE GRANDI NAVI

Per capirci: 203 navi da crociera in Europa inquinano 20 volte più di tutte le automobili - sono 260 milioni - che circolano nel continente. Se poi si parla dell'Italia, i nodi vengono al pettine: siamo, insieme alla Spagna, il Paese europeo più colpito dalle emissioni delle grandi navi. Tra le 50 città di porto più inquinate d'Europa, 10 sono italiane. Al terzo posto c'è l'intasatissima Venezia, preceduta solo da Barcellona e Palma di Maiorca. A radiografare le esalazioni del turismo galleggiante - pochi giorni dopo l'incidente di Venezia - è un rapporto pubblicato da Transport & Environment e diffuso dall'associazione "Cittadini per l'aria". Repubblica ne anticipa i dati. Allarmanti.

Fonte: qui

lunedì 1 aprile 2019

A VENEZIA ESPLODE IL CASO DELLE CASE DELL'ATER DATE AI MILIONARI

12 RICCHISSIMI EREDITIERI E LIBERI PROFESSIONISTI DICHIARAVANO REDDITO ZERO PER AVERE LE CASE POPOLARI AD AFFITTO QUASI GRATIS NEL CENTRO DELLA CITTÀ STORICA 

IL GIOCHETTO ERA SEMPLICE, BASTAVA AVERE QUALCHE AMICIZIA IMPORTANTE E FARE UN'AUTODICHIARAZIONE DI POVERTÀ

ElisioTrevisan da ilgazzettino.it

veneziaVENEZIA
Più che furbetti sono maghi, con circa un milione di euro a testa di risparmi ma fantasmi per l'Ater veneziana. Almeno fino a poco tempo fa, perché ora l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale ha individuato i 12 casi più eclatanti della Città Metropolitana e ha avviato le pratiche per buttarli fuori dalle case popolari che occupano in barba a chi ha veramente bisogno di un tetto sulla testa.
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Sono lavoratori autonomi ufficialmente a reddito zero, oppure persone che hanno ereditato una fortuna e altre, ancora, che hanno accolto in famiglia un milionario; inoltre nelle case Ater, soprattutto del centro storico, ci sono pure nomi illustri, entrati molti anni fa forse, secondo i vertici Ater, per amicizie altrettanto influenti.

ISOLA SAN SERVOLO VENEZIAISOLA SAN SERVOLO VENEZIA
Oltre ai 12 appena individuati, l'Azienda territoriale nel solo Comune di Venezia ha più di qualche decina di casi meno gravi ma per i quali è necessario ugualmente intervenire: affittuari con conti correnti attorno ai 100 mila euro «che devono capire come il patrimonio pubblico sia tale per davvero e non invece un bene cui si ha diritto perché la nonna ci viveva dentro e poi anche la mamma» afferma Raffaele Speranzon, presidente dell'Ater di Venezia da metà dell'anno scorso che ha avviato una campagna di verifiche sui redditi e allo stesso tempo sulle condizioni degli appartamenti, ed ha iniziato a restaurarli per sanare il patrimonio e offrire alle giovani coppie la possibilità di rimanere nella propria città, in particolare nel centro storico di Venezia dove l'esodo di residenti è drammatico.
DEVONO ANDARSENE - Ora i 12 residenti individuati hanno 24 giorni di tempo per eventualmente mutare la propria condizione e poi, «applicando la legge regionale, procederemo con gli sfratti - annuncia il presidente -. E d'altro canto ci si chiede come facciano a non aver traslocato da tempo di propria iniziativa continuando invece ad abitare accanto a nuclei familiari che vivono con un'Isee annuo al di sotto di 20 mila euro (l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente)». Questa è la situazione della maggior parte di chi vive nelle case Ater ha spiegato il presidente Speranzon intervenuto l'altra sera a una serata del Rotary Venezia Mestre, guidato da Claudio Scarpa, che ha dedicato l'anno sociale all'emergenza povertà.

Cos'è cambiato rispetto a qualche anno fa quando i maghi riuscivano indisturbati a nascondersi tra i poveri? La determinazione del nuovo presidente e l'occasione: «Fino a due o tre anni fa era sufficiente un'autocertificazione della condizione economica per ottenere un alloggio e poi era molto complicato controllare la veridicità delle affermazioni sottoscritte - spiega Raffaele Speranzon -. Ora invece possiamo triangolare i dati: Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, conti correnti, proprietà immobiliari, auto di lusso e via di seguito. Per sfuggirci uno non deve dichiarare alcun reddito, non avere un conto in banca e non può spendere un centesimo. Si può fare ma è molto difficile».
VENEZIA FOTO REALIZZATA CON UN SOFTWARE DELLA SOCIETA RUSSA AIRPANOVENEZIA FOTO REALIZZATA CON UN SOFTWARE DELLA SOCIETA RUSSA AIRPANO

Il presidente dell'Ater veneziana riassume in una frase il suo programma: «Linea dura, rigida ma con una dose di buon senso». Duri e rigidi con chi è assolutamente fuori di ogni livello di reddito accettabile e dignitoso nei confronti della maggior parte degli ospiti, e allo stesso tempo equilibrati con la gran parte dei nuclei familiari che sono di poco sopra i limiti ammessi.
veneziaVENEZIA








«Ci sono molti abitanti dei nostri appartamenti, soprattutto anziani, che superano di poche migliaia di euro il limite dei 20 mila euro di reddito Isee. E per questi sto discutendo con la Regione Veneto per capire quale sia il limite vero, superato il quale sia opportuno buttare fuori la gente. Perché in primo luogo non sono benestanti, anzi, e poi rischierei di avere 1500 appartamenti improvvisamente vuoti, rimarrei senza tutti quei canoni, e dovrei restaurarli tutti per poterli rimettere a reddito». 

24 Marzo 2019

Fonte: qui

domenica 31 marzo 2019

VENEZIA E LA FARSA CONTINUA DEL MOSE

SI SPOSTA ANCORA LA FINE DEI LAVORI DELLA FARAONICA, COSTOSISSIMA E CRITICATISSIMA GRANDE OPERA CHE DOVREBBE SALVARE VENEZIA DALL'ACQUA ALTA 

I CANTIERI, PARTITI NEL 2003, NON TERMINERANNO NEPPURE DOPO L'ENNESIMO SLITTAMENTO SPOSTATO AL 2021 

INTANTO TUTTO QUELLO CHE È GIÀ STATO COSTRUITO SOTT'ACQUA RISCHIA DI MARCIRE


ROBERTO LINETTIROBERTO LINETTI
Il Mose non sarà finito nei tempi previsti. L’orizzonte della grande opera slitta ancora una volta in avanti. «In queste condizioni è impossibile rispettare l’impegno del 31 dicembre 2021», ha detto ieri mattina il Provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti ai membri della commissione Ambiente della Camera, in sopralluogo a Venezia.

La delegazione, guidata dal presidente leghista Alessandro Benvenuto, il segretario Federico Antonio, con i deputati veneziani Nicola Pellicani (Pd) Giorgia Andreuzza (Lega). Visita al cantiere del Lido, poi alla Basilica di San Marco, per costatare di persona i danni provocati ai marmi e ai mattoni dall’ultima acqua alta eccezionale e dall’aumento delle maree medio alte. Nel pomeriggio incontro in Prefettura con le categorie, gli Industriali, le istituzioni, la Procuratoria di San Marco, la Capitaneria.
CANTIERE DEL MOSECANTIERE DEL MOSE

«È stata una visita molto utile», commenta Pellicani, «e la commissione si è resa conto di alcuni problemi che erano già emersi durante le audizioni dello scorso autunno. La grande opera va a rilento, siamo al 94 per cento ma mancano gli impianti. Il decreto sblocca-cantieri finalmente ha inserito anche il Mose tra le opere bloccate. Ci aspettiamo la nomina di un commissario. Che dovrà essere un tecnico. Non certo il sindaco Brugnaro».

venezia progetto mose cantieri xVENEZIA PROGETTO MOSE CANTIERI
«Una necessità», dice ancora Pellicani, «perché come abbiamo potuto vedere, oggi i cantieri sono fermi, i progetti in ritardo. Ci sono 900 milioni disponibili, ma non è possibile avviare in tempi brevi tutti questi progetti e i lavori. Dunque, il termine slitterà ancora».

Il presidente Benvenuto, torinese, paragona il Mose al grattacielo della Regione Piemonte. «Anche quello è finito ma non collaudato, vetri rotti, mai utilizzato. Insomma, un’incompiuta. «È un’opera trasversale», continua, «che va portata a termine e fatta funzionare. Ci faremo carico di questo».

mose venezia NMOSE VENEZIA
Nel pomeriggio la Procuratoria di San Marco ha presentato ai commissari una lista dei danni subiti dalla Basilica. Il presidente degli Industriali Vincenzo Marinese ha elencato i ritardi burocratici per la bonifica delle aree industriali da recuperare e chiesto azioni concrete

foto aerea mose veneziaFOTO AEREA MOSE VENEZIA











Le imprese del Consorzio e Thetis hanno ribadito la loro disponibilità a continuare i lavori già programmati. I primi dovranno riguardare la riparazione dei guasti e delle criticità. Tubi sott’acqua bucati, che ancora non sono stati sostituiti, corrosione all’interno dei alcune parti delle cerniere, manutenzione da potenziare. Intanto delle tre imprese che hanno partecipato alla gara sulla manutenzione di Treporti, due (Cimolai e Brodosplit) sono state escluse 15 giorni fa per la mancanza dei titoli. Adesso si attende la decisione finale sull’unica candidata rimasta, Fincantieri
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSEmose veneziaMOSE VENEZIA