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giovedì 13 febbraio 2020

VENETO: TRE EURO ALL'ORA PER 11 ORE DI LAVORO AL GIORNO NELLE VIGNE O A RACCOGLIERE ORTAGGI SENZA MANGIARE O RIPOSARE

COSÌ QUATTRO MAROCCHINI SCHIAVIZZAVANO CLANDESTINI TRA LE CAMPAGNE DI VENEZIA, PADOVA E ROVIGO 

CHI SI LAMENTAVA FINIVA ALL'OSPEDALE E CHI SI FERIVA DOVEVA LAVORARE LO STESSO 

NEI GUAI ANCHE SEI ITALIANI PERCHÈ...


caporalato in venetoCAPORALATO IN VENETO
Tre euro all'ora per 11 ore di lavoro nelle vigne, a potare le piante e raccogliere l'uva. Era questa la vita di tutti i giorni di alcuni migranti sfruttati da caporali loro connazionali, secondo quanto accertato da un'indagine dei carabinieri del lavoro di Venezia, Padova e Rovigo che ha portato all'emissione di 4 misure cautelari con l'obbligo di dimora. L'accusa nei confronti di 4 marocchini è di aver costituito un'associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera. Le indagini hanno accertato che i migranti che venivano impiegati nei vigneti, alcuni dei quali senza permesso di soggiorno, lavorano senza alcun dispositivo di protezione individuale e senza nessuna protezione assicurativa o previdenziale. Di fatto "fantasmi" a servizio della produzione vinicola locale.
caporalatoCAPORALATO

I migranti, in gran parte clandestini, lavoravano anche 11 ore di fila, senza potersi riposare o mangiare. Chi si ribellava veniva picchiato, vari sono stati gli accessi al pronto soccorso, mentre altri, vittime di incidenti sul lavoro, erano costretti a tornare al lavoro il giorno dopo con fasciature ed ecchimosi. Gli stranieri impiegati non hanno avuto il coraggio di parlare perché speravano di ottenere il permesso di soggiorno, visto che molte delle vittime sono clandestine.
caporalato in veneto 4CAPORALATO IN VENETO

Associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro clandestino nei confronti di 13 persone, è l'accusa cui devono rispondere quattro cittadini marocchini arrestati dai Carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Padova, Venezia e Rovigo. A dare il via alle indagini sono stati due cittadini stranieri esasperati dal lavoro sfibrante e dalle condizioni inumane a cui erano sottoposti. I Carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Padova, Venezia e Rovigo sono partiti da queste dichiarazioni, hanno avviato appostamenti e hanno cominciato a sentire a sommarie informazioni altri dipendenti che lavoravano tutti per i quattro marocchini, i quali avevano registrato la propria attività di intermediazione alla Camera di commercio di Rovigo.
caporalato in veneto 1CAPORALATO IN VENETO 

Dapprima è stato il Tribunale di Venezia a emettere un provvedimento interdittivo nei confronti della società, per le irregolarità riscontrate a Cavarzere, mentre alcuni stranieri erano al lavoro in un fondo privato. Il titolare della ditta ha però continuato a lavorare nelle zone di Padova e Rovigo, creando una nuova azienda e intestandola alla moglie e impiegando gli stessi lavoratori nelle zone di Montagnana, Tribano, Arre, Conselve e San Martino di Venezze nel rodigino.
caporalato 2CAPORALATO 


I carabinieri stanno approfondendo le posizioni dei sei proprietari terrieri italiani che hanno impiegato la società finita nel mirino dei carabinieri, la quale offriva servizi di raccolta ortaggi a prezzi estremamente vantaggiosi. Il giro degli affari di detta società gestita dagli stranieri era sui 350mila euro l'anno. I quattro hanno obbligo di dimora e di firma dai carabinieri.

Fonte: qui

lunedì 30 dicembre 2019

GLI ITALIANI PIÙ PESSIMISTI RISPETTO A UN ANNO FA: IL 77% È PREOCCUPATO PER LAVORO ED ECONOMIA

IL TEMA DELL'IMMIGRAZIONE (23%) È IN FORTE CALO RISPETTO AL DICEMBRE 2018 (-14%), COME QUELLO DELLA SICUREZZA (22%, IN CALO DI 2 PUNTI) 
CRESCE L’INTERESSE SULL'AMBIENTE (14%, IN AUMENTO DI 6 PUNTI) 
L’EFFETTO NOSTALGIA ATTANAGLIA IL PAESE: SONO SEMPRE PIÙ QUELLI CHE PENSANO “SI STAVA MEGLIO PRIMA”…

Nando Pagnoncelli per il “Corriere della Sera”

nando pagnoncelli 4NANDO PAGNONCELLI 
Dicembre è tempo di bilanci, soprattutto a conclusione di un anno che negli auspici del presidente Conte avrebbe dovuto essere «bellissimo».
Non sembrano di questo parere gli italiani, il cui sguardo sul Paese appare ancor più severo di un anno fa. Infatti oggi quasi uno su due (49%) ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata (+ 10% rispetto al dicembre 2018), mentre il 21% è convinto che abbia intrapreso la giusta strada (-14%) e il 30% sospende il giudizio.

Solamente il 15% degli italiani esprime un giudizio positivo sull' economia del Paese (-3% rispetto al 2018), mentre il 76% è di parere opposto. La maggioranza assoluta (53%) non intravede alcun segnale di ripresa (+ 6%), mentre il 24% ritiene che vi siano alcune avvisaglie e solo una minima parte (2%) è del parere che i segnali di miglioramento siano evidenti.

giuseppe conte roberto gualtieri mesGIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI MES


La graduatoria delle preoccupazioni degli italiani fa registrare qualche cambiamento rispetto allo scorso anno: invitati ad indicare le principali priorità del Paese, il 77% degli italiani indica spontaneamente il lavoro e l' economia (+2%), seguiti dal funzionamento delle istituzioni e dalla situazione politica, menzionati dal 43% (in aumento di 10 punti), dal welfare (36%, in flessione di 2 punti). A seguire si colloca il tema dell' immigrazione (23%), in forte calo rispetto al dicembre 2018 (-14%), quindi la sicurezza (22%, in calo di 2 punti), l' ambiente (14%, in aumento di 6 punti) e la mobilità (2%).

GIOVANI DISOCCUPATIGIOVANI DISOCCUPATI
Le priorità riferite alla zona di residenza mostrano una graduatoria molto diversa, con l' eccezione dei temi dell' occupazione e dell' economia che si mantengono al primo posto, sia pure con un rilievo decisamente inferiore (44%). Al secondo posto, con lo stesso livello di citazioni (31%), si collocano le questioni ambientali e quelle della mobilità, a seguire la situazione politica locale (28%), welfare e assistenza (24%), la sicurezza (20%) e l' immigrazione che con il 7% si è quasi dimezzata rispetto al 2018.

ITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUDITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUD
Nonostante tutto, la qualità della vita nella zona di residenza si mantiene piuttosto elevata: due italiani su tre (66%) esprimono un giudizio positivo (in calo di 2 punti rispetto al 2018), con punte vicine o superiori all' 80% nelle regioni settentrionali e centrali e valutazioni nettamente meno elevate in quelle meridionali e insulari (49%) dove i giudizi positivi e negativi si equivalgono. Confrontando la situazione attuale con quella degli ultimi anni il 45% ritiene che non sia cambiato nulla, il 36% è convinto che sia peggiorata e solo il 14% coglie un miglioramento.

Da ultimo, rispetto alle prospettive economiche personali e familiari, quasi un italiano su due (46%) non si attende cambiamenti (ed è comprensibile, dato che redditi fissi e pensioni sono prevalenti nel Paese), il 24% è pessimista e il 22% ottimista.

soldiSOLDI
Dunque il bilancio di fine anno ci restituisce la tradizionale lettura divergente tra la dimensione nazionale e quella locale: la prima è fortemente influenzata dall' attualità politica e dal rilievo mediatico assegnato ai singoli temi, la seconda viene maggiormente ricondotta all' esperienza personale e alle evidenze sul territorio, basti pensare al tema dell' immigrazione che oggi appare fortemente ridimensionato (nell' autunno 2018 toccò la punta del 45% in concomitanza con le polemiche sulla linea della fermezza salviniana e la chiusura dei porti), e a quello dell' ambiente, dopo il fenomeno Greta. E si conferma anche la nostalgia del passato, guidata dalle prospettive incerte e dalla preoccupazione per le generazioni future.

Insomma, stiamo bene nella zona in cui viviamo, ma continua a non piacerci la situazione del Paese; il passato era meglio del presente e dal punto di vista personale non cambierà molto e gli ottimisti sono una minoranza. Siamo in presenza di una sorta di cortocircuito: più i cittadini mostrano delusione per il Paese, più cercano gratificazioni nel loro territorio.
Quando le trovano si acuisce la distanza dal resto dell' Italia. E tutto ciò si ripercuote sulla fiducia nelle istituzioni e sulla coesione sociale che sono essenziali per mettere in atto i processi di cambiamento che tutti reclamano ma nessuno sembra volere realmente. Fonte: qui

mercoledì 16 ottobre 2019

VIDEO: DUE FIGLI DI PAPÀ ITALIANI DI 25 E 26 ANNI DICHIARATI COLPEVOLI DI STUPRO SU UNA COETANEA IN UN CLUB DI LONDRA

LA GIOVANE ERA UBRIACA ED È STATA TRASCINATA IN UNO SGABUZZINO DOVE È STATA VIOLENTATA E POI ESSERE ABBANDONATA IN UN BAGNO 
I DUE SONO STATI RIPRESI MENTRE SI DAVANO IL CINQUE, SI CONGRATULAVANO E…

STUDENTI ITALIANI SI CONGRATULANO DOPO UNO STUPRO A LONDRA




DAGONEWS


lorenzo costanzo e ferdinando orlando si congratulano dopo lo stuproLORENZO COSTANZO E FERDINANDO ORLANDO SI CONGRATULANO DOPO LO STUPRO
Due studenti italiani di buona famiglia sono stati dichiarati colpevoli per aver stuprato una ragazza di 25 anni in un club di Londra. Ferdinando Orlando, 25 anni, e Lorenzo Costanzo, 26 anni, hano trascinato la 25enne ubriaca in uno sgabuzzino dove hanno abusato della ragazza che ha riferito di non ricordarsi nulla dello stupro e di essere stata troppo ubriaca per aver acconsentito a quel rapporto al Toy Room Club di Londra.
lorenzo costanzo 1LORENZO COSTANZO 






La violenza è durata 16 minuti. Poi la ragazza è stata accompagnata dai due in un bagno ed è stata abbandonata lì. Quando si è ripresa era in strada e aveva dolore ovunque. I due, invece, come è stato ripreso da alcune telecamere di sicurezza, si sono abbracciati e si sono dati il cinque, congratulandosi a vicenda.

ferdinando orlandoFERDINANDO ORLANDO
Il procuratore Allison Hunter ha detto: «Dopo la violenza i due sono saliti su per le scale verso l'esterno e lì si sono abbracciati, hanno riso e hanno iniziato a guardare immagini sul cellulare. Hanno fatto gesti per simulare un rapporto orale e si  sono congratulati a vicenda».

Orlando sta attualmente studiando per un diploma post-laurea in diritto internazionale e Costanzo sta seguendo un master post-laurea in economia e management. I due sono stati entrambi condannati per stupro dopo che è stato reso noto che la donna era troppo ubriaca per acconsentire al sesso.

toy room club di londraTOY ROOM CLUB DI LONDRA
Prima del processo, il team legale degli studenti ha presentato ripetute domande per dichiarare le prove inammissibili e hanno richiesto di sospendere il procedimento.

Il giudice Giles Curtis-Raleigh ha avvertito la coppia: «Accuse di questo tipo portano a una significativa pena detentiva»

mercoledì 10 luglio 2019

A BARI SCOPPIA UNA MAXI-RISSA TRA ITALIANI E IMMIGRATI PER L’APPREZZAMENTO FUORI POSTO A UNA RAGAZZA

CIRCA UNA VENTINA I RAGAZZI COINVOLTI 
E’ INVERVENUTA UNA CAMIONETTA DELL’ESERCITO E I MILITARI HANNO POI CHIESTO L’INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE 
INTORNO ALLA RISSA SI E’ CREATA UNA FOLLA DI UN CENTINAIO DI PERSONE CHE…
Emanuela Carucci per www.ilgiornale.it

rissa in strada 4RISSA IN STRADA
Una maxi rissa è scoppiata ieri sera a Bari, intorno alle 21, in piazza Aldo Moro in pieno centro. Tutto pare sia partito da un diverbio tra giovani baresi ed alcuni extracomunitari. Uno di questi ultimi avrebbe fatto un apprezzamento ad una ragazza, fidanzata di un componente del gruppo di italiani. Il fidanzato della giovane donna ha inveito contro l'immigrato e da lì la situazione è degenerata. I protagonisti della vicenda sono così venuti alle mani.

Sul posto sono giunti rapidamente non solo i carabinieri e la polizia, ma anche una camionetta dell'esercito (questa è stata la prima ad intervenire) di pattuglia nei pressi della stazione del capoluogo pugliese. Proprio i militari hanno chiesto l'intervento delle forze dell'ordine in ausilio per sedare la rissa.

rissa in stradaRISSA IN STRADA
Intervenuti anche i sanitari del 118 e un'auto medica per curare i feriti. Circa una ventina sono stati i ragazzi coinvolti nella rissa. Per tre di loro è scattato il fermo (due immigrati e un barese minorenne). Almeno tre sono i feriti, due ragazzi baresi e un extracomunitario. Intorno alla rissa, come si legge sul quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno", si era creata una folla di un centinaio di persone e si temeva che il litigio potesse coinvolgere molte più persone di quelle già coinvolte.

Fonte: qui

giovedì 4 luglio 2019

ITALIANI IN VIA DI ESTINZIONE, L’ISTAT REGISTRA IL CROLLO DEMOGRAFICO

LE NASCITE CALANO DEL 4%, LA POPOLAZIONE ITALIANA SCENDE A 55MILIONI: IN UN ANNO REGISTRATI 255MILA CITTADINI IN MENO. DAL 2014 É COME SE FOSSE SCOMPARSA UNA CITTA’ GRANDE COME PALERMO 


CULLE VUOTE2CULLE VUOTE
Un declino demografico costante rallentato solo dalla crescita dei cittadini stranieri. Lo dice l’Istat che registra la diminuzione della popolazione residente dal 2015, configurando per la prima volta negli ultimi 90 anni una fase di declino demografico. Il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto al 2014 la perdita di italiani è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila).
CULLE VUOTECULLE VUOTE

Immigrati in Italia
L’Istituto di Statistica fa notare che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638 mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300 mila unità. Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri ha permesso di contenere la perdita complessiva di residenti.
culle nascite italianiCULLE NASCITE ITALIANI

Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017 sono aumentati di 111 mila (+2,2%) arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente. Il Report dell’Istat sul bilancio demografico diffuso oggi certifica anche che il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

Calano i residenti
salviniSALVINI

Per quanto riguarda invece la popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2018, il calo è di 124 mila unità rispetto all’anno precedente. Si tratta del quarto anno consecutivo di diminuzione: dal 2015 sono oltre 400 mila i residenti in meno, un ammontare superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d’Italia. Nello stesso anno si registrano un livello minimo di nascite. La diminuzione delle nascite nel 2018 è di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 pari al -4% certifica l’Istat. Sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini, un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.

Meno bambini, ma anche meno decessi
E se calano i bambini, diminuiscono anche i decessi, che si assestano sulle 633 mila unità in linea con il trend di aumento registrato a partire dal 2012, ma in calo rispetto al 2017 (-15 mila). La diminuzione del numero di decessi si registra un po’ in tutta la Penisola, con un decremento più consistente nel Centro (-4,3%) e nel Sud (-4,4%). Solo nel Nord-ovest si registra un lieve aumento di decessi (+0,4%). Il tasso di mortalità è pari a 10,5 per mille, varia da un minimo di 8,3 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 14,3 in Liguria ed è legato alla struttura per età della popolazione.
CULLE VUOTE1CULLE VUOTE1

L’allarme del Forum delle famiglie
«Se tre indizi fanno una prova, come insegnano i `padri´ dell’investigazione, allora quello che stiamo vivendo è il decennio del `delitto perfetto´: quello ai danni degli abitanti del nostro Paese, che vanno via all’estero in cerca di sistemi di sostegno familiare e di Welfare migliori o, quando muoiono, non possono neanche sperare in un ricambio generazionale quantomeno pari a ciò che lasciano su questa Terra». Così il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, in merito ai dati Istat sul declino demografico del Paese. «Che cosa serve ancora - prosegue - per capire che senza politiche familiari serie, strutturate e di sostegno alla natalità l’Italia è destinata a scomparire? Quello tracciato ancora una volta da Istat è un quadro drammatico».

Fonte: qui

venerdì 28 giugno 2019

Gli “umanitari” dell’odio.


La ha scelto di entrare a Lampedusa. Questa sera insieme a una delegazione del @pdnetwork e di altri gruppi sarò anche io lì, a ringraziare l'equipaggio per aver salvato delle vite umane. E a contrastare la barbarie di chi chiude i porti.
2.956 utenti ne stanno parlando
Mi vergogno di un governo che fa propaganda sulla pelle di 42 profughi. Non c’è alcuna emergenza, solo un comportamento indegno di un grande paese come l’Italia
2.285 utenti ne stanno parlando
La loro “umanità” è odio(razziale) per gli italiani poveri, perché i miliardi spesi per mantenere i clandestini stranieri sono sottratti  a  loro.
Questi  commettono atti di guerra civile.   E l’avranno vinta, perché dalla loro hanno tutto: la “giustizia  Palamara” e  la “Europa”, la Marina militare,  la Rai-Tv, la 7, le ONG, il Papa,  la passività del popolo italiano.
Insieme all’Olanda e alla Germania, responsabili della Sea Watch e della sua comandante,  volevano dimostrare che Salvini è impotente.  E ci stanno riuscendo, perché la sola reazione adeguata  a questo atto di guerra sarebbe un atto di guerra – l’affondamento  – e  non si può fare.
Se  il popolo italiano non si mobilita dietro il NO a questi violatori e spregiatori dell’Italia,  se non tiene duro a sostegno del ministro Salvini,  il risultato sarà quello previsto: dopo questa “vittoria”, cento Sea Watch discaricheranno sulle nostre coste centinaia di miglia di negri, criminali di ogni parte del mondo che possano pagarsi il traghetto delle ONG  che hanno forzato l’Italia.  Ormai abbiamo qui quasi 9 milioni di clandestini ed extracomunitari.  La profezia  secondo cui nel 2025  saranno la maggioranza  degli abitanti, non  è lontana dal realizzarsi.
Ciò che ci succederà allora,  sta già succedendo.

Artista abruzzese ucciso, un arresto a Roma. Preso a pugni perchè aveva detto “non sporcate”


Stasera non ho più voglia di scrivere. Le parole, la ragione, l’intelligenza, non servono più a niente. Le azioni richiedono azioni.

venerdì 8 febbraio 2019

LA GRANDE FUGA DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

NON SOLO GIOVANI, ORA PARTONO ANCHE FAMIGLIE E OVER 60 
LA GERMANIA E’ LA META PIU’ GETTONATA, EFFETTO BREXIT: CROLLO DI PARTENZE PER LONDRA 
I PENSIONATI SCELGONO IL PORTOGALLO: + 140,4%
Francesco Sforza per “la Stampa”
italiani fuga all'esteroITALIANI FUGA ALL'ESTERO

In Europa è in atto un flusso migratorio di dimensioni paragonabili a quello successivo alla Seconda Guerra Mondiale: sono gli italiani che se ne vanno dall' Italia. A dirlo sono i registri dei connazionali residenti all' estero, a cui vanno sommati i dati incrociati da fonti esterne, come ad esempio le statistiche anagrafiche dei maggiori Paesi europei.

Il fenomeno dunque misura almeno il doppio rispetto ai numeri effettivamente censiti, che si riferiscono a cittadini italiani residenti all' estero per più di 12 mesi e che adempiono agli obblighi di legge iscrivendosi all' Aire (non tutti lo fanno, soprattutto fra i più giovani).

italiani fuga all'esteroITALIANI FUGA ALL'ESTERO
La Farnesina si sta attrezzando per rendere l' iscrizione ai registri una prassi consolidata: «Davanti alla sfida dei nuovi flussi di mobilità e degli oltre 5,5 milioni di italiani residenti all' estero - dice il direttore della Direzione degli italiani all' estero Luigi Maria Vignali - il ministero sta puntando decisamente sulla digitalizzazione dei servizi consolari: abbiamo attivato il Portale Fast-It e pensiamo di renderlo un vero e proprio "sportello consolare virtuale", per richiedere servizi e ottenere certificati direttamente on line».

Stando ai dati del ministero degli Esteri, se si guarda agli ultimi cinque anni, la mobilità italiana è passata dai 3,1 milioni di iscritti nel 2006 agli oltre 5,1 milioni del 2018. La fotografia scattata nel 2018 parla di 5.114.469 di italiani residenti stabilmente all' estero sui quasi 60 milioni e mezzo censiti nella stessa data in Italia. E solo nell' ultimo anno la comunità di iscritti è aumentata di 140 mila persone (+2,8%).
GIOVANI ITALIANI IN FUGAGIOVANI ITALIANI IN FUGA

Alcuni sono italiani che nascono già all' estero, altri sono quelli che acquisiscono la cittadinanza, altri ancora (pochissimi) quelli che si trasferiscono da un comune all' altro nella nazione estera in cui già vivono. Molti però espatriano, per la precisione il 52,8%; questo significa che gli italiani che hanno scelto di trasferire stabilmente la loro residenza fuori dai confini nazionali sono 123.193. Un po' come se si fosse svuotata, nell' ultimo anno, una città delle dimensioni di Monza o di Pescara.

Ma chi sono gli italiani che se ne vanno? Il 37,4 per cento ha un' età compresa tra i 18 e i 34 anni, ma la tendenza registra un aumento dell' età: rispetto all' anno precedente c' è stato nel 2017 un aumento di quasi il 3 per cento di persone che hanno tra i 35 i 49 anni. E il trend da allora è tutto in aumento. La maggioranza degli espatriati (56%) si trova oggi nella forbice compresa tra i 18 e i 44 anni, a cui si deve aggiungere un 19% di minorenni. Quest' ultimo dato è indicativo: la partenza di questi 24.570 minori (di cui il 16,6% ha meno di 14 anni e l' 11,5% meno di 10 anni) significa infatti che a spostarsi sono interi nuclei familiari.

Via dalle città Rispetto al passato, i nuovi italiani sono più istruiti: il 34,6 per cento ha la licenza media, il 34,8 è diplomato e il 30 è laureato. E come altri migranti, mandano i soldi a casa: le stime del 2016 parlano di sette miliardi di euro di rimesse dall' estero, circa mezzo punto di Pil. Cifra che non va a compensare l' investimento perduto, se si calcola che ogni dottore di ricerca che se ne va è costato allo Stato italiano circa 230 mila euro (un laureato 170 mila, un diplomato 90 mila).
ITALIANI IN FUGA 1ITALIANI IN FUGA 

A conferma che tra le ragioni della partenza possa esserci la ricerca di opportunità migliori di quelle offerte dal panorama nazionale c' è il dato geografico: sono le grandi aree metropolitane, quelle con forti o importanti strutture formative e professionali - dalle università alle grandi aziende - a produrre il maggior numero di «expat». Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza. Tra le Regioni in testa c' è la Lombardia, seguono Veneto, Sicilia, Emilia-Romagna e Liguria. Si va soprattutto in Europa, e poi in America (che significa anche America Latina, Brasile e Argentina in particolare).

Il Paese che accoglie in assoluto più italiani è la Germania, che a inizio 2018 ha registrato 20.007 nuovi ingressi, seguono Regno Unito e Francia, rispettivamente a quota 18.517 e 12.870. L' effetto Brexit si è fatto sentire: le presenze sono precipitate nel Regno Unito del 25,2%, ma il dato è probabilmente dovuto anche alla mancata iscrizione all' Aire di tanti che non sanno se restare o fare ritorno a casa. A una minore attrattività della Gran Bretagna corrisponde un aumento di interesse nei confronti della Francia, che a dispetto di tutto, ha visto, più di tutte le altre nazioni, l' arrivo di giovani nuclei familiari provenienti dall' Italia.
cascais 2CASCAIS

I migranti di rimbalzo Tra i cambiamenti sostanziali c' è da registrare poi un aumento della fascia d' età di chi parte: + 20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35, 3% nella classe 65-74 anni; +78,6% dagli 85 anni in su. Molti, tra gli over 60, fanno parte della cosiddetta «emigrazione previdenziale», ovvero coloro che decidono di trascorrere la pensione in luoghi in cui le tasse e i costi della vita sono decisamente inferiori che in Italia; la testa della classifica è dominata come sempre dal Portogallo, che ha registrato un aumento del 140,4%, seguono Brasile (+32,0%), Spagna (+28,6%) e Irlanda (+24,0%).

cascais 1CASCAIS 






Altri invece sono genitori e nonni che raggiungono i figli e i nipoti stabiliti all' estero, oppure sono «migranti di rimbalzo», che rientrano in Italia, ma dopo un po' preferiscono tornare da dove erano partiti, o «migranti maturi disoccupati», quelli che a un certo punto si rendono conto di non riuscire a mantenere la propria famiglia in patria. E allora se ne vanno.

Fonte: qui