La guerra di sinistra sul passato americano ha attraversato diverse nuove frontiere la scorsa settimana.
La statua di Portland di George Washington, il padre del suo Paese e il primo presidente degli Stati Uniti, il più grande uomo della sua età, fu rovesciato e profanato.
Mentre la statua era in piedi, una bandiera americana era drappeggiata sopra la sua testa e incendiata.Dopo che è stato abbattuto, un nuovo fuoco è stato acceso su un'altra bandiera americana sparsa sulla statua, e anche bruciato.Il piedistallo lasciato libero è stato dipinto con le parole "Sei su Native Land".
Anche a Portland, una statua di Thomas Jefferson che si trovava all'ingresso di un liceo chiamato per l'autore della Dichiarazione di Indipendenza è stata demolita.A New York, i membri del consiglio comunale hanno richiesto la rimozione della statua di Jefferson nel municipio.
Anticipando ciò che stava per accadere, il Museo di Storia Naturale di New York ottenne il permesso dal municipio di far rimuovere la statua gigante di Theodore Roosevelt a cavallo, affiancata da un africano e un nativo americano, dalla facciata del museo.
Cosa c'era che non andava nella statua di 80 anni?
Detto il presidente del museo Ellen Futter, il problema è la sua "composizione gerarchica".Fu montato solo Roosevelt.
Con Washington, Jefferson e Roosevelt tutti sotto attacco, tre dei quattro presidenti sul Monte Rushmore sono ora ripudiati dalla sinistra.
I nostri talebani sono passati, oltre Colombo e i generali confederati, per spostare e disonorare i padri fondatori e i loro figli patrioti.
A Filadelfia, la tomba del milite ignoto della rivoluzione americana, con la sua statua di Washington, fu deturpata.La tomba è l'ultimo luogo di riposo per migliaia di soldati, noti ma a Dio, che morirono nella lotta per l'indipendenza americana.
"Il genocidio commesso" è l'accusa scarabocchiata sul memoriale.
Le autorità locali o la polizia non hanno fermato i vandali.Ci si chiede che cosa accadrà se gli odiatori di Washington e Jefferson decidessero di dare fuoco alle loro case ancestrali a Mount Vernon e Monticello.
Ancora un'altra linea è stata attraversata la scorsa settimana nella guerra contro il passato.
Una statua di Ulisse S. Grant nel Golden Gate Park di San Francisco fu rovesciata.La polizia ha visto centinaia di persone riunite per abbattere il generale e il 18 ° presidente, che hanno accettato la resa dell'Esercito del Nord Robert della Virginia, generale Robert E. Lee.
Nel Golden Gate Park fu abbattuta anche una statua di Francis Scott Key, che scrisse il nostro inno nazionale, "The Star-Spangled Banner", dopo aver visto per tutta la notte nel 1814 mentre le navi da guerra britanniche bombardarono Fort McHenry.
Una terza statua demolita nel Golden Gate Park fu quella di padre Junipero Serra, il sacerdote francescano che fondò nove delle 21 missioni spagnole in California che andavano da San Diego a San Francisco.
Serra visse nel 18 ° secolo, molto prima che gli Stati Uniti acquisissero la California e decenni prima che il Messico conquistasse la sua indipendenza.Papa Francesco lo ha canonizzato nel 2015.
Alla fine della scorsa settimana, l'ultima statua di un soldato confederato nella capitale della nazione, quella del generale Albert Pike, che trascorse i suoi anni dopo la guerra facendo buone opere, fu abbattuta, mentre i poliziotti del sindaco Muriel Bowser guardavano dalla polizia incrociatori.
Costruiamo statue per ricordare, onorare e onorare coloro che commemoriamo.E qual è la motivazione delle persone che le demoliscono e le profanano?
In una parola, è odio.Una buona fetta dei giovani americani odia la storia di questo paese e gli uomini che l'hanno fatta.Odia gli scopritori e gli esploratori come Colombo, i conquistadores e i coloni.Odia i Padri fondatori e i primi 15 presidenti, ognuno dei quali aveva schiavi o conviveva con l'ingiustizia della schiavitù.Ma odiare la storia e negare la storia e demolire le statue degli uomini che hanno fatto quella storia non cambia la storia.
Allora, dove stiamo andando?
Oggi, come era vero negli anni '60, l'establishment americano è in fuga.Indebolisce l'azione della mafia, ma non riesce a condannare quelli che demoliscono le statue, perché sostanzialmente è d'accordo con loro e cerca di mettere in moto la loro energia per aiutarla a tornare al potere a novembre.
Ma questo non può andare avanti.La guerra politica e di propaganda contro gli sbirri, il vandalismo delle statue e dei memoriali, la vergogna e il disonore degli eroi americani non possono andare avanti indefinitamente.
Ad un certo punto, nel prossimo futuro, l'establishment e il suo discutibile strumento politico, Joe Biden, dovranno avere il suo momento di sorella Souljah, alzarsi e rimanere, "Questo dovrebbe finire".
Perché, qualunque cosa accada in queste elezioni, il popolo americano non rimarrà unito attorno a un partito e ad un movimento fondato sulla proposizione che l'America è stata, prima della sua nascita, un'impresa criminale razzista.
Non puoi guidare un popolo di cui odi la storia e gli eroi.
Una casa divisa contro se stessa non può reggere.E una società la cui storia è odiata da milioni di membri non sopravviverà.
MARCELLO VENEZIANI SENTE ODORE DI RIVOLTA: “C'È UN CLIMA DI ODIO E
D'INSOFFERENZA. NON PIÙ DISSENSO MA DISPREZZO PER L'IRRITANTE ESIBIZIONE
DEL GOVERNO, CON GLI SHOW SU AIUTI CHE NON ARRIVANO MAI. ALLORA TI ACCORGI CHE QUALCOSA SI È ROTTO, IL MALESSERE STA FACENDO SALTARE I NERVI A TUTTI E
CI SONO DUE VULCANI PRONTI A ERUTTARE, L'UN CONTRO L'ALTRO
ARMATI. ABBIAMO BISOGNO DI GENTE SERIA, ALTRIMENTI QUELLI "SERI"
ARRIVERANNO DA FUORI..."
C'è
aria di guerra civile in Italia. Una brutta aria di odio e d'
insofferenza. Si sta scavando un fossato incolmabile tra italiani.
Riassumo gli ingredienti o le stazioni che portano all' odio radicale.
In primis le restrizioni e i divieti anche assurdi hanno lasciato un
segno e una scia sul corpo e la mente degli italiani; poi le carenze
sanitarie più elementari unite alle clamorose cialtronerie di
commissari, ministri e task force; aggiungi la mancanza assoluta di
strategia, prevenzione e test per governare il futuro ma tutto è
affidato ai cittadini e alle loro limitazioni.
Gualtieri Conte
Poi
la drammatica situazione economica e sociale per famiglie e imprese, le
tante aziende che non apriranno, i tanti che non riavranno il lavoro,
l' impossibilità di far rinascere esercizi con quelle restrizioni, quei
costi e quelle cadute. Intanto una legge libera fior di delinquenti
dalle carceri e persino criminali in cella d' isolamento, che non erano a
rischio di contagio; proprio mentre venivano inseguiti sulle spiagge
come criminali innocui bagnanti, sporadici avventori o isolati
corridori. Unisci questo quadro alla vanesia, fanfarona, irritante
esibizione del governo, gli show inconcludenti su aiuti che non arrivano
mai.
SILVIA ROMANO
Se
a tutto questo unisci vicende dell' assurdo come la liberazione di
Silvia Romano, con pagamento ai terroristi per finanziare le loro
imprese e le loro armi, il ritorno dell' ostaggio da moglie di uno di
loro e credente nella religione dei suoi stessi carcerieri nella
versione più feroce e antioccidentale, insieme all' autoincensarsi del
governo che sfrutta l' occasione per farsi uno spot e una passerella,
con il premier e il ministro degli Esteri che sgomitano per prendersi la
vetrina, il codazzo di media allineati e vescovi inclusi, ti accorgi
che la polveriera sta per esplodere. Non c' è più dissenso ma disprezzo,
livore.
RIVOLTA SOCIALE
Su
quest' ultimo caso ho letto giudizi sprezzanti che trasudano odio tra
due Italie che non si parlano più ma si sputano, si schifano, si
disprezzano. Agli uni pare civile, umano e misericordioso gioire per il
ritorno a quelle condizioni dell' ostaggio e pare invece bestiale,
infame e incivile chi ne mostra il conto, il rischio, la beffa. Agli
altri, e ci sono anch' io tra questi, magari con toni e argomenti un po'
diversi, pare assurdo che una prigioniera torni con la divisa dei suoi
carcerieri, che vanti il trattamento ricevuto, che ostenti anche nelle
vesti il disprezzo per il mondo in cui è tornata e che ha pagato il
riscatto e rischiato vite umane per riportarla a casa.
luigi di maio e alfonso bonafede in piazza contro i vitalizi
Ma
poi leggi i commenti dell' altro versante, anche di persone fino a ieri
abbastanza equilibrate che provano schifo per chi fa queste elementari
considerazioni, per chi ricorda le vittime del terrorismo e le volte che
non abbiamo voluto pagare riscatti per non cedere ai terroristi,
lasciando morire anche leader nazionali. A vergognarsi, per costoro,
dovrebbe essere chi lo denuncia...
Allora
ti accorgi che qualcosa si è rotto, il malessere sta facendo saltare i
nervi a tutti e ci sono due vulcani pronti a eruttare, l' un contro l'
altro armati. C' è un' aria terribile. Lo vedo anche nel mio caso
personale, lo riconosco: non riesco più neanche ad ascoltare programmi
come quello della vipera tirolese o simili, a vedere i tg
filogovernativi o ad ascoltare, solo ad ascoltare, la voce del gagà di
governo, di Gigino, di Fofò, della sinistreria assortita.
luigi di maio alfonso bonafede flash mob del movimento 5 stelle per l'approvazione della spazzacorrotti
Sono
stato spesso all' opposizione, in aperto dissenso, non mi sono mai
risparmiato nelle polemiche. Ma non mi era mai capitato di scendere a
questi livelli d' insofferenza radicale e vedo che sta capitando anche
dall' altro versante. Ed entrambi riteniamo di avere piena ragione. Ma
che ci sta succedendo? Dove ci porterà questo clima se si aggraveranno,
come temono in tanti, le condizioni sociali ed economiche del Paese e la
depressione diffusa muterà in rabbia?
Il
dissenso verso questo governo ormai va ben oltre la critica e la
richiesta di farlo cadere. La gente vorrebbe vederli sparire, mandarli a
casa a calci nel sedere, se non in galera, perlomeno nello stesso
carcere in cui è stato confinato il popolo italiano oltremisura. Penso
alla sventura di un Paese che sta attraversando il peggior momento della
sua storia repubblicana col peggior governo che potesse capitare. Con
più incapaci, cialtroni, quaquaraquà, ignoranti e presuntuosi mai avuti
nella sua pur assortita storia.
GIUSEPPE CONTE - SILVIA ROMANO CON I GENITORI - LUIGI DI MAIO
Come
pensate che si possa ricucire questo Paese e riportare nella normale
vita di una democrazia i dissensi e le divergenze? So che molti di voi
sognano una svolta radicale, una sterzata elettorale, un' inversione di
marcia. Lo capisco, d' istinto lo dico anch' io. Ma lasciate che vi dica
una cosa: siamo arrivati a un punto che non si tratta più di destra e
sinistra, di sovranisti e globalisti, di populisti e no. Urge affidare
il Paese nelle mani di persone serie. Abbiamo un elementare assoluto
bisogno di gente seria. Seria, non dico altro. Una parola semplice e
complicata. Serietà.
Persone
consapevoli della loro responsabilità, che non vendono fumo, che
spengono gli odii, che mantengono gli impegni assunti, non vogliono
raggirare nessuno. Voi direte sì, ma devono essere capaci, competenti,
adeguati. Basta che siano seri.
Perché una persona seria se capisce di
non essere all' altezza non si assume il compito di guidare un Paese, e
in questo momento poi; e una persona seria nei campi in cui non ha
competenza, si affida a persone serie, li investe di serie
responsabilità. I buffoni, i mestatori e i dilettanti al potere sono
gente priva di serietà.
luigi di maio giuseppe conte
Noi
abbiamo bisogno di gente seria, il coraggio della serietà. Altrimenti
quelli «seri» arriveranno da fuori. Poi ragioniamo sul resto, ma è
necessario che al più presto si concordi un cambio di guardia per un
governo autorevole composto da gente seria. Perché la situazione, come
si usa dire, è grave ma non è seria. Fonte: qui
LA SCELTA DI ARRIGO CIPRIANI: "L’HARRY’S BAR RESTERÀ CHIUSO FINO A QUANDO CI SARÀ IL DISTANZIAMENTO TRA LE GENTE
IMPOSSIBILE
AVERE SOLO 6 O 7 CLIENTI E CAMERIERI CON LA MASCHERINA. IL VIRUS È
ENTRATO ANCHE NELLA TESTA. ORMAI SIAMO IN MANO AGLI ESPERTI. A VENEZIA
IL TURISMO È AZZERATO. TRA UN MESE CI SARÀ SOLO GENTE CHE PIANGE E LA
CASSA INTEGRAZIONE SARÀ FINITA"
Allora?
Allora non ci sarà nessun 18 maggio, né primo giugno; i fuochi
resteranno spenti, i rotolini delle tovaglie di lino nell’armadio;
mancheranno il mormorio delle stoviglie, il bisbiglio degli ospiti,
perché l’Harry’s Bar resta chiuso.
arrigo cipriani harry's bar
Inconciliabili,
quasi offensive, le misure di distanziamento imposte dal coronavirus
con l’anima del locale, fatta di sedie basse, tavoli piccoli, gomito a
gomito. Arrigo Cipriani ha fatto due conti e ha proiettato “il Bar”
direttamente nel dopo pandemia.
Impossibile riaprire, dunque?
«E’
semplice. Il piano terra ha una superficie di circa quaranta metri
quadrati. Calcolando che ci devono essere quattro metri quadrati per
ogni cliente, togliendo l’ingombro del banco e il sentiero dei
camerieri, potrei avere al massimo sei o sette clienti per volta. Una
follia».
Ha in mente un’altra data possibile per riprendere?
«Fino
a quando dura il distanziamento tra le gente, noi restiamo chiusi. La
nostra bandiera è l’ospitalità, l’arredamento sono i clienti. Siamo
sempre stati improntati alla libertà, alla mancanza di imposizione.
Impossibile immaginare camerieri con la mascherina e i guanti che
raccolgono lo sporco dappertutto».
Potrebbe essere ancora lunga.
«Purtroppo ormai il virus è entrato anche nella testa. Ormai siamo in mano agli esperti».
Avete pensato al take away?
arrigo cipriani harry's bar
«Per
l’asporto ci vogliono almeno cinque persone, e comunque non andrebbe.
Persino nel nostro locale di New York non funziona granché, mentre a
Londra ha un discreto successo».
E l’Harry’s Dolci alla Giudecca?
«Lì
è diverso, perché è all’aperto e comunque il Dolci non riaprirà prima
di luglio. Stiamo cercando la quadratura del cerchio per il lavoro
presunto, calcolando che il 60 per cento della nostra clientela è
straniero. Ora ci chiediamo per chi riapriamo».
Come vede il futuro?
«Non
credo che tutti si rendano conto di quello che è realmente successo.
Qui il turismo è azzerato. Tra un mese ci sarà solo gente che piange e
la cassa integrazione sarà finita».
E per Venezia?
arrigo cipriani harry's bar
«La
città ha una grande occasione per ripartire, e la base di partenza è la
popolazione. Abbiamo già 6 mila studenti, che sono ipoteticamente 6
mila nuove famiglie. Bene. Ora bisogna andare dai b&b e convincerli a
dare gli appartamenti ai giovani a prezzi calmierati. Se un ragazzo ha
la fortuna di studiare a Venezia per qualche anno, state sicuri che non
se ne va più».
E poi?
«E
poi l’artigianato non deve pagare le tasse. Se ci sarà ancora l’Europa,
qualche istituzione potrebbe aprire la sua sede in laguna. La cultura è
l’altro pilastro. E poi via le bancherelle, i negozi di paccottiglia.
Via anche il ticket. Al suo posto, una tassa sulla città. Come
compensazione, ad esempio, i veneziani potrebbero non pagare
l’immondizia».
Come ha passato la quarantena?
«Ho fatto qualche passeggiata e sono andato in barca a Torcello per vedere come stanno i miei carciofi».
E come stanno?
«Benissimo. Li stiamo raccogliendo e li mettiamo via con un metodo che ne conserva la freschezza».
Una
volta chiusi i registratori di cassa e abbassate le serrande, il centro
storico di Roma si è scoperto al buio. L' altra faccia di questo
lockdown imposto per arginare il contagio da coronavirus è quella di un
deserto incantato, come la montagna di Thomas Mann, dove silenzio e
solitudine hanno improvvisamente sostituito il chiasso del turismo e il
viavai delle attività commerciali.
L'
istantanea di questa crisi nella crisi la scatta Marcello, il gestore
di alcune case vacanza a Trastevere specializzate nell' accoglienza per
gli studenti d' Oltreoceano che frequentano le tantissime università
americane presenti nella zona. «Da un giorno all' altro - racconta - le
università hanno chiuso i corsi e i ragazzi hanno abbandonato gli
appartamenti facendo ritorno negli Stati Uniti. Oggi, dopo oltre due
mesi, la situazione non sembra destinata a migliorare e siamo costretti a
lasciare molti di quegli appartamenti che avevamo in affitto».
La
fuga dei turisti accompagnata alla chiusura dei locali ha fatto la tara
tra l' immagine di un centro popoloso e la realtà di un territorio
svuotato di abitanti e riempito di visitatori. Un fenomeno che avvicina
Roma a Parigi e Barcellona, così come alle più importanti capitali
europee del turismo, tutte alle prese con la fuga in massa dal centro
storico.
A Roma i
numeri corrono in soccorso delle impressioni: in un solo anno (il 2018)
il I municipio (quello che riunisce quartieri come il Centro Storico,
Trastevere, Testaccio e l' Aventino) ha perso oltre 10mila abitanti. Il
censimento, l' ultimo realizzato dal Campidoglio, certifica un calo
annuale della popolazione pari al 5,7% ( 170mila è il totale dei
residenti del I municipio), che assume le dimensioni preoccupanti di un -
13,6% se si guarda all' andamento dell' ultimo decennio. Per molti
fuggire dal Centro è un obbligo dettato dall' aumento dei prezzi e dalle
difficili condizioni di vita (trasporti, parcheggi, offerta scolastica e
formativa), per altri l' occasione di mettere a reddito la casa di
famiglia, ma il risultato - in entrambi i casi - è l' impoverimento
demografico e l' invecchiamento di un territorio prezioso per la città.
L'
età media degli abitanti del centro è la più alta di Roma (48 anni), e
per ogni bambino ci sono 5,6 anziani. In cambio, i palazzi svuotati dai
residenti storici si sono riempiti di visitatori occasionali e, in
strada, alimentari, ferramenta, bar, sono stati sostituiti da ristoranti
e locali notturni. Non stupisce allora che nel centro storico si
concentri il 63,3% delle strutture ricettive di Roma. Hotel,
affittacamere, b& b, case vacanza: il Comune ne ha conteggiate
12.306, ma il dato è solo parziale perché non tiene conto degli oltre
12mila appartamenti affittati tramite il sito Airbnb.
Proprio
contro Airbnb sono esplose nei mesi scorsi proteste a Parigi come a
Barcellona, che lamentavano una " colonizzazione" del centro
responsabile di una serie di effetti indesiderati: peggioramento della
qualità della vita; aumento dei costi della quotidianità; esplosione di
fenomeni di degrado; perdita dell' anima storica di quartieri simbolo.
Alle proteste di Parigi e Barcellona si sono aggiunte quelle di
Amsterdam e Berlino, ma finora nessuna politica di protezione del centro
storico è stata attuata a Roma, la città eterna condannata a
sopravvivere alla fuga dei romani.
A OLTRE UN MESE DALLA SUA
NASCITA, ALTRE CINQUE DONNE NELLA TASK FORCE DI COLAO, CHE ERA NATA
TUTTA AL MASCHILE: PROFESSORESSE, UNA DIRIGENTE D'AZIENDA, LA PRESIDENTE
DEL WWF
MA SI E' CAPITO A CHE SERVONO QUESTE TASK FORCE?
A TROVARE
DEI CAPRI ESPIATORI PER I FALLIMENTI DEL GOVERNO IN QUESTA EMERGENZA
Allora
siamo a posto. Arriva una nuova infornata di esperte (che siccome
finisce con la «e» e non con la «i» sono più brave, belle ed efficienti)
al già corposo esercito di cervelloni che dovrebbero risolvere tutti i
problemi.
LINDA LAURA SABBADINI
Nella
task force guidata da Vittorio Colao entrano cinque nuove donne, che si
affiancano alle quattro già nel team di venti esperti totali. Nel
Comitato tecnico-scientifico, finora composto di 20 uomini su 20, ne
arrivano invece sei. Totale: 11 in più. Nell'equipe di Colao debuttano
Enrica Amaturo, professoressa di sociologia; Marina Calloni,
professoressa di Filosofia politica che si occupa di contrasto alla
violenza domestica; Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale
dell'Istat; Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia; Maurizia
Iachino, dirigente di azienda.
VITTORIO COLAO
Fantastico:
già 450 cervelloni non stanno aiutando molto a far partorire uno
straccio di decreto che infatti rimane impelagato nei torbidi corridoi
di palazzo Chigi. Aggiungiamone una dozzina che male non fa. Anzi,
siccome portano la gonna, Conte forse pensa che nel giro di poche ore il
Dl Rilancio decollerà come un caccia da guerra. Forse pensa che basti
la manciata di consulenti in più - purché sia «rosa» - che la burocrazia
si scioglierà come neve al sole; e che i dispettucci tra i partiti
della sua raffazzonata maggioranza finiranno domani mattina. Illusioni
dettate dall'ideologia o dal più bieco boldrinismo.
Non
che le donne non siano in gamba per questione di genere, per carità. È
che il sesso, qui, non c'entra un fico secco. Qui c'è un Paese da
aiutare subito; ci sono commercianti e artigiani che non sanno se
apriranno; ci sono famiglie che vedono i loro risparmi andare in fumo. E
chissenefrega se l'ennesimo inutile carrozzone è più grande e più rosa.
DA SUPERMANAGER A CAPRI ESPIATORI
Estratto dall'articolo di Stefano Folli per ''la Repubblica''
(…)
C'è poi il caso di Vittorio Colao, il più noto dei manager chiamati a
offrire il loro contributo d'esperienza per definire tempi e modi della
"ripartenza".
Ieri
il suo nome è tornato a circolare perché il presidente del Consiglio,
incalzato da Laura Boldrini ed Emma Bonino, ha deciso di arricchire con
cinque donne i componenti del comitato guidato dall'ex amministratore
della Vodafone.
DONATELLA BIANCHI
È
una mossa a effetto che poteva essere decisa prima e che cambia poco
nella sostanza. Infatti la vera domanda è: a cosa serve quel comitato,
il più importante dei 15 o 16 che sono stati messi in piedi? Nessuno sa
esattamente quali siano i suoi compiti o a che punto sia nell'attuazione
del suo programma, se ne esiste uno. Sembra quasi che Conte, dopo
averlo insediato, abbia preferito lasciarlo nell'ombra. Forse, nel caso,
lo userà come capro espiatorio.
Certo,
a distanza di qualche settimana risulta ancora più evidente che Colao,
per sopravvivere e avere un ruolo, avrebbe dovuto chiedere un profilo
politico: ministro senza portafoglio o anche sottosegretario a Palazzo
Chigi. Sarebbe stato impossibile per chiunque spingerlo nelle nebbie.
Ogni anno 4 milioni di persone in Europa, ed oltre 48mila in Italia, muoiono di malattie cardiovascolari per non avere effettuato controlli sui livelli del colesterolo "cattivo".
È questo l' allarme lanciato in apertura dell' 80° Congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia (Sic) che si è tenuto due settimane fa a Roma, dove sono state presentate prove schiaccianti, derivanti da studi fisiopatologici, epidemiologici, genetici e da studi di popolazione, che dimostrano come il "Colesterolo LDL", sigla di Low Density Lipoproteins (ovvero lipoproteine a bassa densità), sia una potente causa di infarto e di ictus, e che ridurre questo valore è efficace per non morire anche se si hanno livelli di partenza inferiori alla media.
COLESTEROLO
Inoltre è stato evidenziato che è necessario abbassare il colesterolo LDL il più presto possibile, specialmente nei pazienti a rischio anche basso, che non esiste un limite inferiore di colesterolo LDL noto per essere pericoloso, perché la sua riduzione riduce il rischio indipendentemente dai livelli di base, e che in ogni caso questa molecola killer deve poter essere abbattuta e portata sotto i 55 mg/dl anche negli individui in apparente buona salute.
Il colesterolo LDL infatti, accumulandosi nelle arterie in forma di placche ne irrigidisce le pareti, aggravando il rischio di problemi ostruttivi, soprattutto nelle coronarie del cuore e nei vasi del cervello, per cui chi deve monitorarlo con maggiore attenzione sono coloro che soffrono di malattia aterosclerotica, cardiovascolare, chi ha già sperimentato l' infarto o l' ictus, i portatori di stent o di by-pass coronarici, e chi soffre di diabete mellito, di ipertensione e di insufficienza renale anche lieve, e quanto più si riduce il suo valore nel sangue, tanto più migliora la prognosi e l' aspettativa di vita.
FATTORI DI RISCHIO Il colesterolo è una molecola organica lipidica molto importante nella fisiologia del nostro corpo, poiché è una costituente insostituibile delle membrane cellulari di tutte le nostre cellule, oltre ad essere un precursore degli ormoni steroidei, della vitamina D e degli acidi biliari, indispensabili per la digestione dei grassi, e la sua totale assenza è incompatibile con la vita.
La concentrazione di tale sostanza nel sangue però non deve superare certi limiti, perché i suoi livelli eccessivi possono essere molto pericolosi per la salute umana, e mentre il colesterolo HDL è considerato quello "buono" per il suo ruolo protettivo, la suddivisione tra frazione di colesterolo LDL e HDL è invece fondamentale, poiché tanto più il rapporto è favorevole alla prima, tanto più alto è il rischio di malattie cardiovascolari.
COLESTEROLO
Secondo le recenti guide linea, i valori del solo Colesterolo Totale non sono invece significativamente correlati con la quantificazione del rischio cardiovascolare, in quanto sono soltanto uno dei molti fattori predisponenti, per cui meglio evitare di impazzire per riportare la soglia del colesterolo totale al di sotto dei 200mg/dl, ma piuttosto bisogna concentrarsi sulla riduzione della quota LDL, quella cioè definita la più pericolosa per le tragiche conseguenze che il suo alto dosaggio ematico comporta.
È bene sottolineare che i valori del colesterolo totale e quelli del colesterolo LDL vengono comunque utilizzati insieme per calcolare un parametro importantissimo, chiamato "indice di rischio", il quale rappresenta un valido e statisticamente significativo strumento per valutare il reale rischio cardiovascolare del paziente.
COLESTEROLO
MEDICINALI UTILI Per raggiungere l' obiettivo di portare al di sotto dei 55mg/dl il colesterolo LDL non servono a niente gli integratori, ma sono necessari i farmaci, contenenti i principi attivi farmacologici, e quelli con cui si inizia il trattamento per abbatterlo sono le statine, molecole molto ben tollerate e i cui benefici superano di gran lunga i pericoli, anche tra quelli a basso rischio, e se le statine, combinate con l' altro farmaco di prima scelta, l' ezetimibe, che agisce inibendo l' assorbimento del colesterolo a livello intestinale, non sono sufficientemente a ridurne i livelli, possono essere usati i Pcsk9, una classe di medicinali molto potenti, che vengono somministrati una volta al mese.
Un famoso studio che ha coinvolto oltre 18mila persone, pubblicato lo scorso anno sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che l' associazione di statina piu ezetimibe riduce in modo significativo, rispetto alle sole statine, sia gli infarti che gli ictus ischemici, anche nei pazienti con ipercolesterolemia familiare e genetica.
COLESTEROLO
La buona notizia è che a breve, entro un anno, saranno immessi sul mercato alcune novità del settore farmacologico per il trattamenti dell' ipercolesterolemia, come l' acido bembepodico, che interviene direttamente sulla biosintesi del colesterolo, una molecola che non sostituirà le statine, ma potrà essere una soluzione di trattamento per chi non può assumerle.
Per quanto riguarda la dieta, chi è affetto da ipercolesterolemia deve preferire pesce azzurro, olio di oliva, noci, frutta, verdura, alimenti integrali e probiotici, considerati alcuni dei migliori alleati contro l' aumento di tale molecola lipidica, poiché la moderazione calorica e la sobrietà della dieta rappresentano un elemento chiave nel controllo del rischio cardiovascolare.
COLESTEROLO
RIMEDIO NATURALE
Tra i nuovi fattori emergenti che minano la nostra salute, uno dei più importanti, oltre al colesterolo, per valutare il rischio cardiovascolare da qualche anno è rappresentato dall' Omocisteina, un amminoacido solforato, che quando presenta elevati livelli nel sangue può essere altrettanto pericoloso, e deve necessariamente essere controllato consumando adeguate quantità di acido folico, commercializzato come Folina, una vitamina presente nei vegetali a foglia verde, in grado di abbassare con una pillola al giorno questo fattore di rischio addizionale, i cui valori plasmatici non devono superare i 12mmol/l.
Nel 2017 una persona su cinque che in Italia è morta per malattie cardiovascolari ha avuto cause imputabili al mancato controllo del colesterolo LDL, per un totale di poco meno di 50mila decessi, ma nell' ultimo anno fortunatamente si sta diffondendo la cultura del controllo di tali valori plasmatici, che per troppo tempo sono stati privati dell' attenzione che meritavano.
“ALLA LUNGA DIVENTA UN TARLO CHE DIVORA, CHE INFLUENZA NEGATIVAMENTE SE STESSI E CHI VIVE ACCANTO, È DISTRUTTIVO, SIA DAL PUNTO DI VISTA FISICO CHE PSICOLOGICO, E FA AMMALARE”
“MEGLIO UN ATTO DI RABBIA ESPRESSA SUL MOMENTO, PIUTTOSTO CHE UN SENTIMENTO TALMENTE NEGATIVO DA IRRANCIDIRE E LOGORARE…”
Portare rancore è un lavoro molto impegnativo, e la maggior parte delle volte non ne vale proprio la pena. Il rancore è un' emozione negativa causata da una situazione avversa che si è verificata, dalla quale ci si sente feriti, una condizione che non si è affrontata apertamente e che non si è risolta, la quale prolunga a tempo indeterminato il malessere alimentando sentimenti di dolore e rabbia rispetto ad un accadimento o verso una persona che si è comportata male.
Il rancore è sempre preceduto dal risentimento, un carico emozionale anch' esso negativo che non permette di ristabilire l' equilibrio psicologico, perché il ricordo dell' ingiustizia subita o del danno provocato spingono a restituire il dolore, a progettare atti di vendetta, favorendo atteggiamenti di ostilità e di aggressività verso la persona responsabile della sofferenza e del danno inflitto.
RISENTIMENTO
In realtà l' unica persona che soffre è la stessa che porta rancore, che prolunga la sua insoddisfazione senza risolvere il problema, ed anche se il tempo la allontana da quella situazione sgradevole vissuta e da colui/colei che l' ha provocata, chi custodisce il rancore si infligge sofferenza e conflitti interiori dai quali non tende a liberarsi La parola rancore deriva dal latino "rancore(m), derivato da "rancere", ossia essere rancido, acido o guasto, ed è usata da secoli per descrivere colui che prova astio, rabbia inespressa, profonda e persistente, covata talmente a lungo e così tenacemente da essere in grado di guastare o irrancidire l' animo umano.
L'ODIO LE HAINE
Questo sentimento di profonda avversione nasce solitamente a seguite di un torto subìto o un' offesa ricevuta, e si traduce spesso in un desiderio represso di rivalsa, che però non viene manifestata immediatamente nel momento del danno subìto, bensì tenuta nascosta e covata nell' animo, in modo silenzioso e logorante, al punto che tale subdola emozione non fa che essere dannosa per chi la nutre.
VARIE GRADAZIONI
PORTARE RANCORE
Non riconducibile ad un fenomeno psichico meramente intraindividuale, il rancore è definito in psichiatria un' esperienza emotivamente disturbante e destabilizzante, provata, rivissuta e rielaborata di continuo nella mente, che presenta varie gradazioni di intensità, ma che provoca quasi sempre la dissonanza cognitiva, ovvero la mancata consapevolezza della grettezza associata al proprio atteggiamento o ai propri sentimenti negativi ed ostili.
Spesso dietro il rancore si nasconde un profondo disagio che non si riesce a disciplinare, che può sfociare in una fobia in grado di minare anche i rapporti apparentemente più solidi, che in realtà solidi non sono mai stati, ed in definitiva il risentimento si basa sulla necessità di dire qualcosa che non si è mai stati in grado di esprimere, o almeno con l' intensità desiderata, per cui la persona è in un certo senso delusa e genera nella sua mente una serie di idee negative verso la persona oggetto del suo odio.
RISENTIMENTO
Generalmente si tratta di personalità fragili e insicure, che tendono ad attribuire la propria inadeguatezza a dubbie ingiustizie subìte o percepite, a colpevolizzare gli altri sul mancato raggiungimento di traguardi od obiettivi, accumulando frustrazioni causa di profonda infelicità ed animosità.
RISENTIMENTO
Con il passare del tempo questi pensieri diventano ossessivi e sempre più intensi, i quali possono causare molti problemi, dalla semplice ansia alle malattie psicosomatiche, fino a favorire vere e proprie malattie, via via più importanti, poiché a forza di portare sulle spalle un pesante fardello, oltre ai sentimenti negativi prevalenti, ci si nega la possibilità della benché minima serenità psicofisica.
DISSONANZA COGNITIVA
Inoltre dietro alla persona che prova rancore si nasconde quasi sempre il giudizio o la sensazione di essere migliore dell' altra, di quella che ha commesso l' errore, senza valutare di giudicare se stessi invece di vivere indossando i panni di giudice, e soprattutto ignorando che ognuno è diverso e che le persone cambiano, per cui è sbagliato restare troppo immersi nell' immagine che si ha di quel lui/lei da non rendersi conto che questa non corrisponde più alla realtà che ci si aspettava.
ODIO
DOLORE ACCUMULATO
Nella vita tutti prima o poi sperimentano molte cose che si considerano ingiuste, e comunque le si consideri è difficile trovare il lato positivo, ma in molti casi è meglio lasciar perdere piuttosto che farsi consumare dall' amarezza che condiziona il vivere quotidiano.
Ed anche se esistesse la possibilità di vendetta, questa non sarà mai la soluzione al dolore accumulato, perché le conseguenze o i conflitti successivi alla restituzione del danno subìto difficilmente restituiscono serenità e soddisfazione, perché il dolore altrui non è in grado di placare il dolore di chi serba rancore in corpo, abituato a sopportare un peso innecessario al quale si è ormai abituati e con il quale si convive.
Ma come si evita il rancore? La cosa più conveniente sarebbe risolvere la situazione quando questa si verifica, senza tentennamenti o timidezze, per esprimersi e farsi rispettare sul momento, evitando l' insorgere del risentimento e di tutto quello che questo sentimento negativo comporta.
RANCORE
Dopodiché bisogna anche imparare a rispettare il comportamento e il pensiero delle altre persone, libere come tutti di esprimersi, e decidere di conseguenza che relazione mantenere con quell' individuo, poiché rispettare non significa condividere il suo modo di agire, evitando così di vivere una situazione simile un' altra volta.
ODIO
Provare rancore dunque non conviene, perché questo sentimento negativo e livoroso fa male alla salute, condiziona il carattere, rende animosi e astiosi, spegne il sorriso spontaneo, lo trasforma in un ghigno malefico che condiziona il comportamento, e le persone rancorose diventano agli occhi degli altri antipatiche, insopportabili e moleste, difficili da approcciare, o meglio da evitare, sempre avverse e tendenti a parlar male, a lamentarsi e recriminare, per cui si chiudono e vengono isolate, aggravando la loro situazione psicologica di profondo disagio.
ODIO
Il livore infatti, alla lunga diventa un tarlo che divora, che influenza negativamente se stessi e chi vive accanto, è distruttivo, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e fa ammalare, quindi molto meglio un atto spontaneo di rabbia espressa sul momento, piuttosto che un sentimento talmente negativo da irrancidire e logorare la serenità della mente e dell' anima.