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domenica 21 luglio 2019

IL NORD ITALIA E’ DIVENTATO LA CAPITALE FINANZIARIA DELLE MAFIA

LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI HANNO CAMBIATO PELLE: NON CERCANO PIU’ TAGLIAGOLE E MAZZIERI MA “FACILITATORI” E ARTISTI DEL RICICLAGGIO NEL MONDO DELLA FINANZA 
ECCO PERCHE’ I CLAN SI SONO STABILITI DOVE CI SONO I DENARI, TRA TORINO, MILANO E IL VENETO 
IL RUOLO DELLA MAFIA CINESE E DI QUELLA ALBANESE…
Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

cafiero de raho foto di baccoCAFIERO DE RAHO FOTO DI BACCO
Le mafie sono sempre più a caccia di soggetti che sappiano usare l'indice non per sparare ma per fare click su un mouse e spostare ingenti quantità di denaro da un paradiso off shore all'altro. Le organizzazioni criminali «cambiano pelle» e, grazie a «facilitatori» e «artisti del riciclaggio» si insinuano sempre più nel mondo della finanza, eleggendo il nord Italia come loro capitale finanziaria. L'allarme contenuto nella relazione sul secondo semestre del 2018 che la Direzione investigativa antimafia ha consegnato al Parlamento conferma quello che il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho ripete diverso tempo.

mafia arresti inzerilloMAFIA ARRESTI INZERILLO
Un modus operandi che funziona in Italia e all'estero, dove ormai le cosche - la ndrangheta soprattutto ma anche Cosa nostra - hanno impiantato strutture permanenti. Come veri e propri broker finanziari dunque, i mafiosi del 2019 variano il paniere dei propri investimenti. Ma per fare questo le cosche hanno bisogno di professionisti più che di picciotti. Ci sono decine di colletti bianchi, scrivono gli investigatori, «che prestano la loro opera proprio per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari»: personaggi capaci di gestire transazioni internazionali da località off shore. Mafia, Ndrangheta e camorra, dice la Dia, operano sempre più «secondo modelli imprenditoriali variabili», si legge nella relazione.
colpo ndranghetaCOLPO 'NDRANGHETA

I DATI
La conferma di questa mutazione è nei dati: il maggior numero di operazioni sospette si registra al nord Italia, nella parte più produttiva del Paese. Sono quasi la metà di quelle analizzate: il 46,3% contro il 33,8% del sud e il 18,7% del centro Italia. Uno scenario che sta mettendo in difficoltà la stessa legislazione antimafia. In sostanza, spiega la Dia, i fascicoli tendono a finire sempre nei distretti giudiziari in cui le mafie si sono storicamente sviluppate ma così facendo si ha una «limitata possibilità di perseguire l'azione illecita da parte dei distretti del centronord».

GRUPPI STRANIERI
La relazione indica poi un altro aspetto, le mafie straniere. Tra le organizzazioni criminali di matrice straniera presenti in Italia, quella albanese «continua ad apparire tra le più pericolose». La criminalità cinese, invece, è riuscita, nel tempo, a mantenere una fitta rete di rapporti ramificati su buona parte del territorio nazionale: la Toscana, innanzitutto con Prato e Firenze, la Lombardia, ma anche il Veneto, l'Emilia Romagna ed il Piemonte sono le regioni che annoverano le comunità cinesi più numerose.
ARRESTI MILANO NDRANGHETAARRESTI MILANO 'NDRANGHETA

Per la criminalità romena il traffico di stupefacenti, anche in concorso con soggetti criminali italiani, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di persone, l'intermediazione illecita dello sfruttamento della manodopera rimangono i reati di maggior interesse. Per quanto riguarda la criminalità sudamericana (boliviana, colombiana, venezuelana, dominicana, peruviana ed ecuadoriana) si confermano gli interessi nei traffici internazionali di droga, nello sfruttamento della prostituzione e nei reati contro il patrimonio e la persona.

ARRESTI MILANO NDRANGHETAARRESTI MILANO 'NDRANGHETA
Questi gruppi, evidenzia la Dia, «rappresentano un costante punto di riferimento, anche per la mafia autoctona». Tra i vari gruppi, resta alta la pericolosità delle «gang» dei latinos, le cosiddette pandillas, diffuse nelle aree metropolitane di Genova e Milano. Anche i gruppi criminali del centro- nord Africa stanziati nel nostro Paese interagiscono, spesso, con cittadini italiani o di altre nazionalità, in particolare per il traffico e lo spaccio.

SEQUESTRI
MAFIA CINESEMAFIA CINESE
Inoltre dalla relazione emerge come i sequestri e le confische eseguiti dalla Dia sono aumentati nel 2018, rispetto al 2017, rispettivamente di oltre il 400% e di oltre il 1000%. Si tratta di «risultati importanti che, sommati a quelli conseguiti dal 1992, hanno permesso alla Dia di sequestrare patrimoni per oltre 24 miliardi di euro e di confiscarne per oltre 11 miliardi di euro, con più di 10.500 persone arrestate». «L'aggressione ai patrimoni, sia che maturi in ambito penale o della prevenzione, rappresenta il vero punto di forza per contrastare le mafie nel mondo».

Fonte: qui

giovedì 4 luglio 2019

ITALIANI IN VIA DI ESTINZIONE, L’ISTAT REGISTRA IL CROLLO DEMOGRAFICO

LE NASCITE CALANO DEL 4%, LA POPOLAZIONE ITALIANA SCENDE A 55MILIONI: IN UN ANNO REGISTRATI 255MILA CITTADINI IN MENO. DAL 2014 É COME SE FOSSE SCOMPARSA UNA CITTA’ GRANDE COME PALERMO 


CULLE VUOTE2CULLE VUOTE
Un declino demografico costante rallentato solo dalla crescita dei cittadini stranieri. Lo dice l’Istat che registra la diminuzione della popolazione residente dal 2015, configurando per la prima volta negli ultimi 90 anni una fase di declino demografico. Il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto al 2014 la perdita di italiani è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila).
CULLE VUOTECULLE VUOTE

Immigrati in Italia
L’Istituto di Statistica fa notare che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638 mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300 mila unità. Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri ha permesso di contenere la perdita complessiva di residenti.
culle nascite italianiCULLE NASCITE ITALIANI

Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017 sono aumentati di 111 mila (+2,2%) arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente. Il Report dell’Istat sul bilancio demografico diffuso oggi certifica anche che il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

Calano i residenti
salviniSALVINI

Per quanto riguarda invece la popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2018, il calo è di 124 mila unità rispetto all’anno precedente. Si tratta del quarto anno consecutivo di diminuzione: dal 2015 sono oltre 400 mila i residenti in meno, un ammontare superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d’Italia. Nello stesso anno si registrano un livello minimo di nascite. La diminuzione delle nascite nel 2018 è di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 pari al -4% certifica l’Istat. Sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini, un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.

Meno bambini, ma anche meno decessi
E se calano i bambini, diminuiscono anche i decessi, che si assestano sulle 633 mila unità in linea con il trend di aumento registrato a partire dal 2012, ma in calo rispetto al 2017 (-15 mila). La diminuzione del numero di decessi si registra un po’ in tutta la Penisola, con un decremento più consistente nel Centro (-4,3%) e nel Sud (-4,4%). Solo nel Nord-ovest si registra un lieve aumento di decessi (+0,4%). Il tasso di mortalità è pari a 10,5 per mille, varia da un minimo di 8,3 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 14,3 in Liguria ed è legato alla struttura per età della popolazione.
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L’allarme del Forum delle famiglie
«Se tre indizi fanno una prova, come insegnano i `padri´ dell’investigazione, allora quello che stiamo vivendo è il decennio del `delitto perfetto´: quello ai danni degli abitanti del nostro Paese, che vanno via all’estero in cerca di sistemi di sostegno familiare e di Welfare migliori o, quando muoiono, non possono neanche sperare in un ricambio generazionale quantomeno pari a ciò che lasciano su questa Terra». Così il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, in merito ai dati Istat sul declino demografico del Paese. «Che cosa serve ancora - prosegue - per capire che senza politiche familiari serie, strutturate e di sostegno alla natalità l’Italia è destinata a scomparire? Quello tracciato ancora una volta da Istat è un quadro drammatico».

Fonte: qui