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giovedì 26 marzo 2020

SAPETE PERCHÉ INIZIANO A MORIRE ANCHE I PIÙ GIOVANI? PERCHÉ DA TRE SETTIMANE MOLTI DI QUELLI CHE HANNO IL CORONAVIRUS STANNO A CASA, SENZA VERA ASSISTENZA MEDICA, E VENGONO RICOVERATI SOLO QUANDO LA SITUAZIONE DIVENTA DISPERATA, COME NEL CASO DI EMANUELE A ROMA

IL RACCONTO DELL'INFERMIERE DEL SACCO: ''ARRIVANO IN CRISI DI OSSIGENO ANCHE RAGAZZI DI 30 ANNI. IN QUESTO OSPEDALE SIAMO FORMATI PER FRONTEGGIARE VIRUS LETALI, MA GLI ALTRI NON AVEVANO LE PROCEDURE ADATTE'', E PER QUESTO IL NUMERO FOLLE DI CONTAGI TRA I SANITARI

DAGONOTA - Il caso di Emanuele Renzi a Roma, morto a 34 anni senza malattie pregresse, ma anche le testimonianze di medici e infermieri su un maggior numero di 30-40enni ricoverati. Cosa è cambiato in queste settimane? È cambiato che all'inizio del contagio chiunque avesse il coronavirus e sintomi non lievi veniva ricoverato, con la possibilità di essere monitorato, ricevere ossigeno, antivirali, le giuste dosi di paracetamolo eccetera.

Questo approccio purtroppo non era sostenibile: i posti sia in terapia intensiva che sub-intensiva, che negli altri reparti, non bastano per tutti e bisogna privilegiare chi è più grave.

EMANUELE RENZI CORONAVIRUSEMANUELE RENZI CORONAVIRUS
Questo però crea un effetto perverso, per cui chi resta a casa – come da consiglio delle Asl e dei medici di base – senza un corretto monitoraggio (ad esempio, dell'ossigenazione dei polmoni), rischia di peggiorare progressivamente e di essere ricoverato solo quando la situazione è molto grave. Chi resta a casa perlopiù esce dallo screening capillare della popolazione, e i medici di base che hanno provato a continuarlo ci hanno rimesso la pelle non avendo le protezioni necessarie per visitare i pazienti positivi.

Il problema è che quando la situazione peggiora, e su questo sono concordi i primissimi studi e chi pratica sul campo, lo fa molto velocemente, mentre i tempi di arrivo di un'ambulanza si sono dilatati e arrivano anche a molte ore. Con il che aumenta la necessità di posti in terapia intensiva e si allungano i tempi di recupero di pazienti che, se avessero avuto un'assistenza quando i sintomi erano intensi ma non gravi, magari non sarebbero peggiorati in modo così drammatico.

ventilatori terapie intensiveVENTILATORI TERAPIE INTENSIVE
E alla fine si torna sempre al punto di partenza: con le dovute protezioni per i medici, un numero maggiore di ospedali attrezzati e di posti letto in terapia intensiva, questo virus potrebbe essere affrontato in modo molto più efficace.


Gianni Santucci per il “Corriere della Sera

«Se il Covid-19 entrasse profondo su Milano, sarebbe come un Boieng-747 che si schianta davanti al pronto soccorso. Non ce la faremmo». L' infermiere B. non potrebbe parlare. La comunicazione per tutto il personale sanitario è stata «blindata».

ospedale luigi sacco milano 2OSPEDALE LUIGI SACCO MILANO
Accetta però di raccontare al Corriere un mese di lavoro in epoca di coronavirus. Lo fa dall' interno del Pronto soccorso dell' ospedale «Sacco» di Milano. Struttura di riferimento nazionale per le malattie infettive. Prima, però, era anche un ospedale «normale». Oggi è solo Covid. Sale operatorie ferme. Posti in terapia intensiva passati da 8 a 30. Pronto soccorso trasformato in polmone d' emergenza. «Servirà ancora una settimana - riflette l' infermiere B. - per sapere che quel crash non ci sarà».

Che pazienti vede oggi?
le foto di medici e infermieri che lottano con il coronavirus 1LE FOTO DI MEDICI E INFERMIERI CHE LOTTANO CON IL CORONAVIRUS 1
«Qualche settimana fa molti arrivavano con sintomi lievi, o medi, comunque senza "impegno respiratorio". Oggi sono un po' meno, ma l' età media s' è abbassata, intorno ai 55/60 anni, anche ragazzi di 30 anni. E quasi tutti hanno bisogno immediato di ossigeno. Febbre che non scende sotto i 38. Lastre bruttissime.
In pronto soccorso vedi ovunque persone con cannule, mascherine, caschi».

Come se lo spiega?
«Tutto il sistema sanitario sta dicendo ai malati di restare a casa isolati il più possibile. A volte va bene, ma le persone non si rendono conto di quanto avanza la malattia. Entrano in pronto soccorso con l' ossigeno nel sangue a 90, basso da far spavento. Quaranta atti respiratori al minuto, oltre il doppio del normale: hanno fatto quattro passi e ansimano come se avessero corso. Compensano fino alla fine con i polmoni quasi compromessi. Su 20/25 pazienti che entrano in un turno di 7 ore, almeno 3 o 4, ancor prima di fare il tampone, hanno già bisogno del casco, massimo livello di ossigeno prima dell' intubazione».

Ce la fate?
«In pronto soccorso "reggiamo" 8-9 caschi, più le mascherine. Hanno creato due aree d' emergenza, anche in astanteria. Ad ogni bocchettone d' ossigeno è attaccato qualcuno. Abbiamo anche i meccanismi per sdoppiare i flussi e assistere due pazienti.
le foto di medici e infermieri che lottano con il coronavirus 3LE FOTO DI MEDICI E INFERMIERI CHE LOTTANO CON IL CORONAVIRUS 
Ma la quantità totale d' ossigeno dell' impianto resta quella. Per ora stiamo reggendo».

Siete preoccupati?
«Il "Sacco" è attrezzato per il bioterrorismo. Abbiamo sale visita specifiche, docce alla candeggina per l' antrace. Con quella mentalità è stato trasformato l' intero ospedale. La nostra forza è stata la formazione obbligatoria, ogni infermiere può essere reperibile per la task force Ebola. Sai come vestirsi. Come comportarti. Che precauzioni prendere.

Sono io che scelgo le protezioni, a seconda se sto al triage o in emergenza. Affrontiamo il Covid con i protocolli Ebola, un virus con una mortalità devastante. Tutto questo per ora ci sta salvando la pelle». (È la differenza chiave rispetto a molti altri ospedali lombardi, che per carenze nella formazione, nell' organizzazione d' emergenza e nelle scorte di protezioni, investiti dall' epidemia, sono diventati centri moltiplicatori del contagio) .

Come è cambiato il «Sacco»?
ospedale luigi sacco milano 1OSPEDALE LUIGI SACCO MILANO
«Un mese fa ci comunicano che le ambulanze porteranno solo sospetti Covid. Entriamo in una maxi-emergenza perenne, che dura ancora. Viene rifatto il pronto soccorso. Si trovano aree d' emergenza per gestire i pazienti gravi nell' immediato. Vengono studiati percorsi diversi, linee gialle e verdi, posti "puliti" e posti "sporchi". E poi aree di isolamento, di filtro, di sanificazione, di vestizione. Ascensori solo per i "positivi". Prima i prelievi di sangue viaggiavano con la posta pneumatica, oggi vengono sigillati in triplice involucro e portati di persona da un operatore, per evitare ogni contaminazione.
All' accettazione, tutti i pazienti ricevono guanti, mascherina e camice monouso».

Dove trova la speranza?
«Ho visto i bambini col coronavirus. Lo passano come un raffreddore. Almeno loro saranno risparmiati da questa tragedia».

domenica 22 marzo 2020

Guarda: il saccheggio dei "giovani", combattimenti nei supermercati di Londra e Parigi

Le riprese video di Londra e Parigi mostrano i "giovani" che tentano di saccheggiare i negozi e iniziare i combattimenti in risposta allo scoppio del coronavirus.
Una clip che mostra la facciata di un negozio di Sainsbury nel centro di Londra mostra i giovani che tentano di sfondare le porte del supermercato nel tentativo di entrare.

Secondo il Daily Mail, il video "mostra anche un numero di giovani che sgattaiolano fuori dal negozio di New Kent Road" dopo aver rubato alcolici.
"La polizia ha detto che il personale di Sainsbury ha affrontato gli uomini, che sono diventati" ostili e minacciosi "e sono fuggiti fuori prima di distruggere il negozio", afferma il rapporto.
Quattro uomini dai 20 ai 22 anni furono successivamente arrestati dalla polizia.
Nel frattempo, un'altra clip da un ramo del supermercato Lidl di Aubervilliers vicino a Parigi mostra più "giovani" che combattono tra loro con alcuni che brandiscono armi.
Non è noto se le persone nella clip stessero saccheggiando il negozio o stessero solo litigando.
Un altro video mostra gli acquirenti di un supermercato di Londra che si urlano a vicenda e litigano mentre si fanno prendere dal panico.
Un'altra clip di un Tesco a Londra mostra un cliente che minaccia di "portare i suoi amici" dopo che il negozio si è rifiutato di permettergli di acquistare acqua alla rinfusa.
Tesco, London.


Customer threatens to 'bring his friends' after they refuse to allow him to bulk buy water.

Supermarkets have imposed limits on the number of items that can be purchased.


5,318 people are talking about this
Tutti i video sembrano avere qualcosa in comune; I protagonisti sembrano essere molto "diversi", che come tutti sappiamo è sicuramente un punto di forza.
*  *  *

La mia voce viene messa a tacere dai liberi colossi della Silicon Valley che vogliono che io scompaia per sempre. È  cruciale  che tu mi supporti. Iscriviti alla newsletter gratuita  qui . Dona a me su IscrivitiStar  qui . Sostieni il mio sponsor -  Turbo Force  - una spinta sovralimentata di energia pulita senza la sconfitta.

lunedì 9 marzo 2020

“COME IN OGNI GUERRA, DOBBIAMO SCEGLIERE CHI CURARE E CHI NO”

 

COME IN OGNI GUERRA, DOBBIAMO SCEGLIERE CHI CURARE E CHI NO” 

FATE LEGGERE A QUEI GENI CHE CONTINUANO A SOTTOVALUTARE GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS L’INTERVISTA ALL’ANESTESISTA RIANIMATORE DI BERGAMO CHRISTIAN SALAROLI: “SE UNA PERSONA TRA GLI 80 E I 95 ANNI HA UNA INSUFFICIENZA MULTI ORGANICA DI PIÙ DI TRE ORGANI VITALI, SIGNIFICA CHE HA UN TASSO DI MORTALITÀ DEL CENTO PER CENTO. ORMAI È ANDATO. NON SIAMO IN CONDIZIONE DI TENTARE QUELLI CHE SI CHIAMANO MIRACOLI. È LA REALTÀ”

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

ospedale REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
«All' interno del Pronto soccorso è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta».

Non è un colloquio facile, quello con Christian Salaroli, 48 anni, una moglie, due figli, dirigente medico, anestesista rianimatore dell' ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei più sollecitati di queste settimane, distante appena sette chilometri dal cluster di Alzano Lombardo, uno dei più misteriosi e persistenti di questa epidemia. Non lo è per l' argomento che tratta, non lo è per l' emotività che ci scorre dentro, che abbiamo il dovere di asciugare, anche se pure dice molto di quello che sta avvenendo dove si combatte per davvero. «Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato».

Allora è vero?
coronavirus - italiaCORONAVIRUS - ITALIA
«Certo che lo è. In quei letti vengono ammessi solo donne e uomini con la polmonite da Covid-19, affetti da insufficienza respiratoria. Gli altri, a casa».

Poi cosa succede?
«Li mettiamo in ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello».
Christian SalaroliCHRISTIAN SALAROLI

E gli altri passi?
«Vengo al più importante. Al mattino presto, con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante».

Perché conta così tanto?
«Oltre all' età e al quadro generale, il terzo elemento è la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio».

Di cosa stiamo parlando?
«Questa indotta dal Covid-19 è una polmonite interstiziale, una forma molto aggressiva che impatta tanto sull' ossigenazione del sangue. I pazienti più colpiti diventano ipossici, ovvero non hanno più quantità sufficienti di ossigeno nell' organismo».

Quando arriva il momento di scegliere?
ospedale reparto di terapia intensiva coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
«Subito dopo. Siamo obbligati a farlo. Nel giro di un paio di giorni, al massimo. La ventilazione non invasiva è solo una fase di passaggio. Siccome purtroppo c' è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati».

A quel punto cosa succede?
«Diventa necessario ventilarli meccanicamente. Quelli su cui si sceglie di proseguire vengono tutti intubati e pronati, ovvero messi a pancia in giù, perché questa manovra può favorire la ventilazione delle zone basse del polmone».

Esiste una regola scritta?
il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 1IL CENTRO DI MILANO DURANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS 
«Al momento, nonostante quel che leggo, no. Per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l' ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica».

Nient' altro?
«Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato».

Lo lasciate andare?
reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhanREPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALL'OSPEDALE DI WUHAN
«Anche questa è una frase terribile. Ma purtroppo è vera.
Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. È la realtà».

Non è sempre così?
«No. Certo, anche in tempi normali si valuta caso per caso, nei reparti si cerca di capire se il paziente può recuperare da qualunque intervento.
Adesso questa discrezionalità la stiamo applicando su larga scala».

Chi viene lasciato andare muore di Covid-19 o di patologie pregresse?
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD
«Questa che non muoiono di coronavirus è una bugia che mi amareggia. Non è neppure rispettosa nei confronti di chi ci lascia. Muoiono di Covid-19, perché nella sua forma critica la polmonite interstiziale incide su problemi respiratori pregressi, e il malato non riesce più a sopportare questa situazione. Il decesso è causato dal virus, non da altro».
roma deserta per il coronavirus 3ROMA DESERTA PER IL CORONAVIRUS 

E voi medici, riuscite a sopportare questa situazione?
«Alcuni ne escono stritolati. Capita al primario, e al ragazzino appena arrivato che si trova di prima mattina a dover decidere della sorte di un essere umano. Su larga scala, lo ripeto».

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 25IL CENTRO DI MILANO DURANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS 
A lei non pesa essere arbitro della vita e della morte di un essere umano?
«Io per ora dormo la notte. Perché so che la scelta è basata sul presupposto che qualcuno, quasi sempre più giovane, ha più probabilità di sopravvivere dell' altro. Almeno, è una consolazione».

Cosa ne pensa degli ultimi provvedimenti del governo?
«Forse sono un po' generici. Il concetto di chiudere il virus in certe zone è giusto, ma arriva con almeno una settimana di ritardo. Quello che conta davvero è un' altra cosa».

Quale?
«State a casa. State a casa.
RESPIRATORE PER LA TERAPIA INTENSIVARESPIRATORE PER LA TERAPIA INTENSIVA
Non mi stanco di ripeterlo. Vedo troppa gente per strada. La miglior risposta a questo virus è non andare in giro. Voi non immaginate cosa succede qui dentro. State a casa».

C' è carenza di personale?
«Tutti stiamo facendo tutto. Noi anestesisti facciamo turni di supporto nella nostra sala operativa, che gestisce Bergamo, Brescia e Sondrio.
Altri medici di ambulanza finiscono in corsia, oggi toccherà a me».

Nello stanzone?
coronavirusCORONAVIRUS
«Esatto. Tanti miei colleghi stanno accusando questa situazione. Non è solo il carico di lavoro, ma quello emotivo, che è devastante. Ho visto piangere infermieri con trent' anni di esperienza alle spalle, Gente che ha crisi di nervi e all' improvviso trema.
Voi non sapete cosa sta succedendo negli ospedali, per questo ho deciso di parlare con lei».

Esiste ancora il diritto alla cura?
«In questo momento è minacciato dal fatto che il sistema non è in grado di farsi carico dell' ordinario e dello straordinario al tempo stesso. Così le cure standard possono avere ritardi anche gravi».
terapia intensiva 1TERAPIA INTENSIVA 

Mi fa un esempio?
«Normalmente la chiamata per un infarto viene processata in pochi minuti. Ora può capitare che si aspetti anche per un' ora o più».

Trova una spiegazione a tutto questo?
«Non la cerco. Mi dico che è come per la chirurgia di guerra. Si cerca di salvare la pelle solo a chi ce la può fare. È quel che sta succedendo».

Fonte: qui

"QUELLI CHE PRIMA SALVAVAMO ORA MUOIONO" 
GLI OSPEDALI LOMBARDI VERSO IL COLLASSO 
TURNI MASSACRANTI PER CURARE UN NUMERO CRESCENTE DI PAZIENTI: “NELLE ULTIME 48 ORE NE HO DORMITE TRE” 
L'ALLARME A CREMONA: " DOVE SONO FINITI I MEDICI NEL LIMBO TRA LAUREA E SPECIALITÀ? 
SERVONO PROFESSIONISTI ANCHE CON MENO ESPERIENZA MA NON LI TROVIAMO”
Chiara Baldi per “la Stampa”

«Persone che fino a tre settimane fa avremmo salvato ora muoiono. È una guerra». La cronaca spicciola è di uno specializzando dell' ospedale di Bergamo che chiede di rimanere anonimo. «Nelle ultime 48 ore ne ho dormite tre», dice, perché da 17 giorni è finito nell' emergenza da coronavirus in cui è sprofondata la Lombardia.
CORONAVIRUS - CARABINIERI IN OSPEDALECORONAVIRUS - CARABINIERI IN OSPEDALE

«C' è anche l' ondata di colleghi contagiati», racconta, «e fa impressione ricoverare chi fino a un giorno prima era con te dall' altra parte della linea rossa». I medici non sono immuni al virus e fino a qualche giorno fa erano il 12 per cento del totale. Poi, si è perso il conto. Negli ospedali in prima linea - Lodi, Crema, Cremona, ma anche il Papa Giovanni XXIII di Bergamo - si attendono da giorni medici e infermieri in soccorso di chi da settimane lavora anche 15 ore di fila. In particolare, tra domani e mercoledì sono stati annunciati 250 infermieri. Ma oggi sono pochissimi.

ospedale REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
Al nosocomio di Bergamo «i pochi arrivati sono insufficienti al bisogno». Idem all' ospedale di Cremona dove, a parte il medico della Ong, di rinforzi non se ne sono visti. «Abbiamo fatto un bando per medici e uno per infermieri ma non è andato un granché», commenta Rosario Canino, direttore sanitario dell' Asst di Cremona. Che si rivolge al Governo: «Dove sono finiti i medici nel limbo tra laurea e specialità? Servono professionisti anche con meno esperienza. Ma ci servono. Visitare un paziente Covid19 è impegnativo: devi mettere lo scafandro, entrare nella stanza, visitarlo, uscire e spogliarti e per eseguire tutta questa procedura abbiamo bisogno di tanta gente, perché è molto faticoso».

un malato di coronavirus trasportato in ospedaleUN MALATO DI CORONAVIRUS TRASPORTATO IN OSPEDALE
A Milano, dove i contagi sono 171, in crescita, la situazione non è migliore. Spiega Antonio Pesenti, direttore dell' Unità operativa complessa Anestesia e Rianimazione adulti del Policlinico: «Abbiamo parlato molto della necessità di ampliare i posti letto nelle terapie intensive ed è chiaro che questo bisogno resta. Ma dobbiamo anche renderci conto che, per ogni posto letto in più in questo reparto, servono professionisti in grado di svolgere quel lavoro. Al momento non ne abbiamo». Pesenti sottolinea in particolare l' importanza degli infermieri: «Il dottore visita e prescrive la terapia ma poi è l' infermiere che sta accanto al letto del paziente».

MEDICI E CORONAVIRUSMEDICI E CORONAVIRUS
Quello del personale sanitario è un problema che si aggiunge al già drammatico stato delle terapie intensive. «Abbiamo ricavato 457 posti letto», ha assicurato l' assessore al Welfare Giulio Gallera, snocciolando i numeri: 399 i pazienti Covid19 in terapia intensiva, 40 in più rispetto al giorno precedente.

Per questo, la Regione ha rimodulato la sua strategia, individuando 18 hub dedicati alla gestione dei grandi traumi, delle urgenze neurochirugiche, neurologiche e cardiovascolari lasciando altri 90 ospedali "a prevalenza Covid19". «L' obiettivo», ha detto, «è creare maggiore disponibilità negli altri ospedali per i pazienti con coronavirus». Gli hub ospiteranno pazienti con infarti, ictus e patologie non riconducibili al virus e dovranno, nel contempo, creare un «percorso separato per i pazienti Covid19».

MEDICI E CORONAVIRUSMEDICI E CORONAVIRUS
Intanto ieri in Lombardia c'è stato il dato più alto di decessi in un giorno: 113, per un totale di 267 dal 21 febbraio. Gli ospedalizzati, senza la terapia intensiva, sono 2217. Sabato erano 1661. Ma per Gallera c' è un solo modo per sconfiggere il virus: «Ridurre drasticamente le attività sociali, rimanere a casa e avere una distanza adeguata dagli altri. Non ci sono vaccini e farmaci».

Fonte: qui