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domenica 29 marzo 2020

LA BUROCRAZIA CI UCCIDE (NEL VERO SENSO DELLA PAROLA)

PENSATE CHE ORA SIA FACILE PRODURRE MASCHERINE IN ITALIA? NO! 
LO STATO HA DEROGATO ALL'OBBLIGO DI ACCREDITAMENTO ''CE'' MA NON ALLE NORMATIVE ISO: I MATERIALI TASSATIVAMENTE PRESCRITTI IN ITALIA SI TROVANO POCO, E VENGONO INVECE PRODOTTI MASSICCIAMENTE IN CINA. 
QUINDI SIAMO COMUNQUE ALLA MERCÉ DI PECHINO
Francesco Galietti per ''Italia Oggi''

Una delle misure più sbandierate del decreto Cura Italia si rivela un amaro bluff. Si tratta dell'articolo 15, rubricato «Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale». Per agevolare la produzione domestica di mascherine, il Governo ha sì scelto di derogare l'accreditamento CE. Non ha tuttavia concesso ai produttori interessati la possibilità di far testare materiali diversi da quelli prescritti dalle normative UNI ISO 10993 e UNI ISO 14683. Lo si desume anche dal sito dell'Istituto Superiore di Sanità, che si chiama fuori dallo svolgimento di alcun tipo di prova di laboratorio e ribadisce che i prodotti devono rispondere alle norme sopra citate ad esclusiva responsabilità del produttore.
mascherina 1MASCHERINA 

È un pericoloso controsenso, dato che i materiali tassativamente prescritti in Italia si trovano poco, e vengono invece prodotti massicciamente in Cina. Pertanto, anche se si riuscisse a realizzare le mascherine in Italia, saremmo alla mercé di Pechino per l'approvvigionamento del tessuto. Un vero disastro, insomma, che frena moltissimo la flessibilità e l'ingegno imprenditoriale di molte aziende italiane. Al danno si somma la beffa.
giuseppe conte roberto gualtieriGIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI

Alle aziende più determinate, infatti, le autorità hanno risposto che le stesse aziende possono svolgere le prove di laboratorio sul proprio materiale. A ben vedere, si tratta di una risposta degna di Ponzio Pilato. Con tutte le attività chiuse, infatti, gli esiti delle prove tarderebbero parecchio tempo ad arrivare. Ecco perché molti imprenditori hanno dovuto tornare sui propri passi oppure si stanno affidando a enti regionali che a loro volta stanno testando tutti i materiali disponibili presso molti produttori.

Pur accordando priorità ai materiali previsti dalle specifiche ministeriali, non mancano scelte in aperto contrasto con le disposizioni del Governo. La speranza, infatti, rimane quella di reperire le quantità di materiale che al momento mancano sul mercato. Il differenziale di prezzo tra le mascherine importate dalla Cina e quelle prodotte autarchicamente è enorme (le prime costano il doppio delle seconde) e dover dipendere dalle importazioni costerebbe al contribuente italiano molto di più. Fonte: qui


MANDARE I SOLDATI IN GUERRA DISARMATI 
''O CI DATE UNO SCUDO PENALE, O NON OPERIAMO PIÙ''. AI MEDICI NON MANCA SOLO LA PROTEZIONE SANITARIA, MA PURE QUELLA LEGALE. MOLTI DOTTORI RISCHIANO CAUSE CIVILI E DENUNCE PENALI DA PARTE DEI PAZIENTI. SOPRATTUTTO QUELLI SPECIALIZZATI IN MATERIE DIVERSE DALLE MALATTIE INFETTIVE E CHIAMATI AD AIUTARE I COLLEGHI TRAVOLTI DAL VIRUS: LE LORO ASSICURAZIONI POTREBBERO NON COPRIRLI

Natascia Ronchetti per il “Fatto quotidiano
coronavirus medici 1CORONAVIRUS MEDICI
Un altro picco. Medici e infermieri contagiati continuano ad aumentare.
Ieri sono saliti a 5.760, più 549 rispetto al giorno precedente. Un balzo del 10,5% in ventiquattr' ore. Nel solo Lazio si contavano ieri altri 51 camici bianchi infettati, tra ospedalieri, medici di famiglia e del 118. Di questi circa otto del reparto di oculistica dell' ospedale Sant' Eugenio di Roma: tutti positivi insieme a una decina di infermieri, il reparto è stato chiuso.
Ora alcuni sono ricoverati allo Spallanzani, altri in isolamento a casa. E si allunga l' elenco dei morti, aggiornato quotidianamente dalla Federazione degli Ordini dei medici: 25 vittime. L' ultima di questo drammatico bollettino di guerra si chiamava Domenico De Gilio, aveva 66 anni ed era medico di medicina generale a Lecco.

le foto di medici e infermieri che lottano con il coronavirus 2LE FOTO DI MEDICI E INFERMIERI CHE LOTTANO CON IL CORONAVIRUS 
Il fatto è che la percentuale di operatori sanitari infettati, sul totale dei contagiati, è più del doppio di quella del resto del mondo: 8,9% (contro un 4% circa), con punte del 13% a Roma e del 12% in Lombardia. Numeri impressionanti che, a fronte della carenza degli adeguati dispositivi di protezione individuale, potrebbero indurre molti medici a rifiutarsi di andare al lavoro. La minaccia è già arrivata in Piemonte dagli operatori del 118.
Hanno scritto a Chiara Rivetti, segreteria regionale dell' Anaoo (il sindacato dei medici dirigenti); hanno spiegato che se continueranno a mancare le mascherine filtranti non assicureranno tutte le prestazioni d' urgenza. "Anche se adesso, dopo le diffide e gli esposti che abbiamo fatto, una prima scorta è arrivata - dice Rivetti -. Ma basterà per due o tre giorni e non di più". Un problema che si aggiunge alla contestata disposizione che impone ai medici e agli infermieri venuti in contatto con un paziente a rischio o infettato di tornare in corsia se asintomatici.

le foto di medici e infermieri che lottano con il coronavirus 3LE FOTO DI MEDICI E INFERMIERI CHE LOTTANO CON IL CORONAVIRUS
Ieri la Regione Emilia-Romagna ha alzato il tiro con una direttiva che dà il via libera al rientro in ospedale del personale sanitario asintomatico anche se positivo, provocando una levata di scudi. Solo il rapido dietrofront del commissario ad acta Sergio Venturi, ex assessore regionale alla Salute ("Sicurezza prima di tutto, faremo chiarezza", ha detto), ha evitato in extremis una sollevazione. Intanto emergono altre falle nei decreti sull' emergenza sanitaria approvati fino ad ora.
MEDICI E CORONAVIRUSMEDICI E CORONAVIRUS
Come quella che, secondo il personale medico, è stata aperta dall' articolo 34 del decreto del 2 marzo scorso, che consente di "fare ricorso alle mascherine chirurgiche quale dispositivo idoneo a proteggere" gli operatori sanitari. "Norma ambigua - osserva ora il segretario nazionale dell' Anaao Carlo Palermo -, con la quale il governo ha cambiato direzione.

INFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTIINFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTI
La situazione non è più sostenibile, c' è il rischio, in queste condizioni, che qualcuno possa anche rifiutarsi di operare. C' è stata fin da subito una sottovalutazione dell' epidemia, nessuno era preparato ad affrontare un problema di questa portata. Bisognava intervenire subito".
Ma c' è un' altra questione che sta venendo a galla. Molti medici impegnati in reparti non Covid in questi giorni vengono precettati per aiutare i colleghi in prima linea, perché manca personale. Ortopedici, chirurghi, pediatri. Si ritrovano a trattare pazienti che richiedono invece infettivologi, pneumologi, anestesisti.

MEDICI SI PROTEGGONO CON I SACCHI DELLA SPAZZATURA IN LOMBARDIAMEDICI SI PROTEGGONO CON I SACCHI DELLA SPAZZATURA IN LOMBARDIA
Nessuno può rifiutarsi: è stabilito dalla legge e dallo stesso codice deontologico dei medici. Ma che succede se qualcuno commette un errore mentre sta prestando cure a un paziente? Certo, i medici sono assicurati. Ma non è detto che in ambito civilistico possano vedersi riconosciuta la copertura. "Così - dice Palermo -, prima vengono mandati allo sbaraglio, poi rischiano di pagare di tasca propria il risarcimento dei danni". Fonte: qui

LA MINACCIA SU ROMA: 108 MEDICI POSITIVI NEL LAZIO (94 SOLO NELLA CAPITALE). L'ORDINE DEI MEDICI SI SCAGLIA CONTRO LA REGIONE LAZIO, COLPEVOLE DI NON AVER ANCORA INIZIATO CON I TAMPONI AGLI OPERATORI SANITARI E LANCIA L'ALLARME: “SE GLI OSPEDALI DIVENTANO COME LE CASE DI RIPOSO SARÀ UNA STRAGE”…
Federico Bosi per affaritaliani.it
mediciMEDICI
A Roma e nel Lazio aumentano i casi di Coronavirus ed aumentano i medici contagiati: in tutta la Regione sono 108, ben 94 nella sola Capitale. L'Ordine dei Medici si scaglia contro la Regione Lazio, rea di non aver ancora iniziato con i tamponi agli operatori sanitari promessi, e lancia l'allarme: “Se ospedali diventano come le case di riposo sarà una strage”.
Il grido di protesta arriva direttamente dalla voce del presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma, Antonio Magi.

Dottor Magi, ad oggi quanti sono i medici contagiati a Roma e nel Lazio?
“La situazione si fa ogni giorno sempre più grave e nessuno fa niente per arginarla. Al 26 marzo ci risultano 108 medici contagiati nel Lazio. Nel dettaglio ce ne sono 94 a Roma, 6 a Latina, 6 a Viterbo, 2 a Frosinone e nessuno a Rieti”.
Quanti di loro sono attualmente ricoverati?
Dei 108 medici positivi, quattro sono ricoverati in ospedale mentre i restanti 104 sono tutti in isolamento domiciliare”.
mediciMEDICI
La Regione lunedì aveva detto che avrebbe iniziato a fare i tamponi a tutto il personale sanitario a rischio. È stato così? Quanti ne sono stati fatti?
Zero, non è stato fatto ancora niente. Non sappiamo più come dirlo, abbiamo bisogno urgente che vengano fatti i tamponi. Non è possibile andare avanti in questa situazione. Se non vengono fatti al più presto anche gli ospedali rischiano di fare la fine delle case di riposi e diventano dei mega focolai. Tra noi operatori sanitari vengono registrati in media 509 nuovi positivi al giorno.
E non lo dico io, ma lo dicono i numeri: il 18 marzo gli operatori sanitari contagiati erano 2890, al 25 marzo sono 6205. Questo è poi il numero dei casi censiti dall'Istituto Superiore di Sanità, ma immagini quanti operatori possono aver contratto il virus e non lo sanno, e nel frattempo visitano ed hanno contatati con migliaia di pazienti e persone. Se non vengono tutelati i medici sarà una strage. Nessuno ci pensa ma questi medici trovati positivi hanno passato la loro incubazione nei reparti e potrebbero aver infettato il mondo”.
mediciMEDICI
E per quanto riguarda le mascherine? Come è la situazione?
“Qualcosa dalla Regione è stata consegnata, ma è poca roba rispetto quanta ne serve e per lo più inadeguata. Per lo più sono state consegnate mascherine chirurgiche, che in alcune situazioni possono anche andare bene, ma ai medici che hanno a che fare con i malati di Covid-19 hanno bisogno delle Ffp2 e delle Ffp3. Ripeto, se ci ammaliamo noi facciamo una strage”.
L'Ordine dei Medici ha inviato un camper attrezzato per dare supporto al Comune di Nerola. La situazione nel piccolo paese è grave?
“Con la zona rossa è stato arginato il problema. Con il nostro camper, su cui lavorano 6 volontari della Federazione Italiana Medici di Famiglia, ci siamo messi in piazza e stiamo eseguendo tamponi su tutte quei cittadini di Nerola a rischio contagio”.
Fonte: qui


''CHI DICE CHE IN TERAPIA INTENSIVA NON SI SCEGLIE IN BASE ALL'ETÀ DEL PAZIENTE, MENTE''. 
LUCIANO GATTINONI, IL PIÙ IMPORTANTE SPECIALISTA DEL SETTORE AL MONDO: ''LA DOMANDA CHE CI SI FA È: POTRÀ QUESTA PERSONA RESTARE DUE SETTIMANE INTUBATO? 
PERCHÉ QUESTA È L'UNICA VERA GARANZIA DI SOPRAVVIVENZA. CASCO A OSSIGENO E PRONAZIONE SONO PALLIATIVI. QUANDO IL VIRUS ARRIVA NEI POLMONI, SUCCEDE…''
Francesco Rigatelli per “la Stampa
Luciano Gattinoni, 75 anni, medico rianimatore di fama internazionale, ex direttore scientifico del Policlinico di Milano e presidente della Società mondiale di Terapia intensiva, è professore ospite all' Università di Gottinga in Germania. Da lì esamina i dati che i suoi ex allievi, primari dei principali ospedali lombardi, gli inviano per un parere sul coronavirus. E, anche se non lo ammetterà mai, molti pazienti vengono curati grazie alle sue intuizioni.
Che idea si è fatto del coronavirus?
LUCIANO GATTINONILUCIANO GATTINONI
«È un microrganismo che nella maggioranza dei casi non fa danni, ma in alcuni si attacca ai polmoni e diventa letale. In Germania ho visto dei pazienti e molti me li hanno sottoposti dall' Italia. La malattia si presenta in modi diversi e porta a una grave carenza di ossigeno».
È vero che ne ha intuito la causa?
«Mentre la polmonite colpisce gli alveoli, questa polmonite virale interstiziale tende a interferire sulla parte vascolare. Così i vasi sanguigni del polmone perdono potenza e causano l' ipossiemia, cioè la carenza di ossigeno nel sangue».
Come si cura?
«Se viene l' ipossiemia il cervello compensa aumentando la respirazione, per questo i malati arrivano in ospedale apparentemente in forma. In realtà, si ha già una saturazione bassa dell' ossigeno nel sangue. Per aumentare il respiro si fa più pressione, il polmone si infiamma e il plasma filtra nell' interstizio. Un meccanismo che si interrompe solo con un' intubazione di 10-15 giorni».
reparto di terapia intensiva brescia 23REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA BRESCIA 
E se non c' è posto in terapia intensiva?
«Bisogna trovarlo perché casco e pronazione, lo dico io che l' ho ideata, sono palliativi. Intubando si permette al paziente di mantenersi dormiente finché le difese immunitarie vincono il virus. Al momento è l' unica cura. Non a caso muoiono di più quelli fuori dalla terapia intensiva che dentro».
Dunque l' intubazione è sempre necessaria?
«Per stabilirlo andrebbe misurata la negatività della pressione con un catetere esofageo, ma ora negli ospedali non c' è tempo e si decide come in guerra: chi ha fame d' aria e fa rientrare le costole per respirare va intubato».
È vero che si sceglie in base all' età?
«Chi dice il contrario mente, ma è naturale con poco tempo e molto afflusso. Si valuta la probabilità che un paziente anziano possa sopravvivere a due settimane di intubazione. Ho sempre insegnato a provare per tutti un trattamento intensivo per 24 ore, ma ora non si riesce».

ospedale REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
E le cure farmacologiche?
«Al momento non ce ne sono di efficaci».
In quali casi si muore con o per il coronavirus?
«La domanda da fare è: quante vittime ci sarebbero senza l' epidemia? Gli oltre 8mila morti italiani sono dovuti al coronavirus».
Come mai così tanti?
«Pur avendo fra le prime sanità al mondo, si è intasato il sistema e non si è potuto curarli al meglio per mancanza di posti e di personale. I veri numeri da sapere sono i pazienti ricoverati, i morti in ospedale e quelli in terapia intensiva».
È vero che i giovani se la cavano?
«Un fisico anziano reagisce peggio alla malattia e alle cure. Il mistero è perché da un solo virus ci siano casi con sintomi diversi».
Cosa ne pensa degli ospedali da campo?
reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhanREPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALL'OSPEDALE DI WUHAN
«In guerra si fa il possibile, ma resto scettico perché per la terapia intensiva oltre al respiratore serve un' équipe che si formi in anni di lavoro».
Una sanità con meno tagli avrebbe retto meglio?
«È vero che si è tagliato troppo, ma un' emergenza del genere coglie chiunque impreparato.
L' unico rimpianto è di non aver pensato alle scorte di materiale e a un piano preciso».

Fonte: qui

lunedì 9 marzo 2020

“COME IN OGNI GUERRA, DOBBIAMO SCEGLIERE CHI CURARE E CHI NO”

 

COME IN OGNI GUERRA, DOBBIAMO SCEGLIERE CHI CURARE E CHI NO” 

FATE LEGGERE A QUEI GENI CHE CONTINUANO A SOTTOVALUTARE GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS L’INTERVISTA ALL’ANESTESISTA RIANIMATORE DI BERGAMO CHRISTIAN SALAROLI: “SE UNA PERSONA TRA GLI 80 E I 95 ANNI HA UNA INSUFFICIENZA MULTI ORGANICA DI PIÙ DI TRE ORGANI VITALI, SIGNIFICA CHE HA UN TASSO DI MORTALITÀ DEL CENTO PER CENTO. ORMAI È ANDATO. NON SIAMO IN CONDIZIONE DI TENTARE QUELLI CHE SI CHIAMANO MIRACOLI. È LA REALTÀ”

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

ospedale REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
«All' interno del Pronto soccorso è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta».

Non è un colloquio facile, quello con Christian Salaroli, 48 anni, una moglie, due figli, dirigente medico, anestesista rianimatore dell' ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei più sollecitati di queste settimane, distante appena sette chilometri dal cluster di Alzano Lombardo, uno dei più misteriosi e persistenti di questa epidemia. Non lo è per l' argomento che tratta, non lo è per l' emotività che ci scorre dentro, che abbiamo il dovere di asciugare, anche se pure dice molto di quello che sta avvenendo dove si combatte per davvero. «Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato».

Allora è vero?
coronavirus - italiaCORONAVIRUS - ITALIA
«Certo che lo è. In quei letti vengono ammessi solo donne e uomini con la polmonite da Covid-19, affetti da insufficienza respiratoria. Gli altri, a casa».

Poi cosa succede?
«Li mettiamo in ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello».
Christian SalaroliCHRISTIAN SALAROLI

E gli altri passi?
«Vengo al più importante. Al mattino presto, con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante».

Perché conta così tanto?
«Oltre all' età e al quadro generale, il terzo elemento è la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio».

Di cosa stiamo parlando?
«Questa indotta dal Covid-19 è una polmonite interstiziale, una forma molto aggressiva che impatta tanto sull' ossigenazione del sangue. I pazienti più colpiti diventano ipossici, ovvero non hanno più quantità sufficienti di ossigeno nell' organismo».

Quando arriva il momento di scegliere?
ospedale reparto di terapia intensiva coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
«Subito dopo. Siamo obbligati a farlo. Nel giro di un paio di giorni, al massimo. La ventilazione non invasiva è solo una fase di passaggio. Siccome purtroppo c' è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati».

A quel punto cosa succede?
«Diventa necessario ventilarli meccanicamente. Quelli su cui si sceglie di proseguire vengono tutti intubati e pronati, ovvero messi a pancia in giù, perché questa manovra può favorire la ventilazione delle zone basse del polmone».

Esiste una regola scritta?
il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 1IL CENTRO DI MILANO DURANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS 
«Al momento, nonostante quel che leggo, no. Per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l' ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica».

Nient' altro?
«Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato».

Lo lasciate andare?
reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhanREPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALL'OSPEDALE DI WUHAN
«Anche questa è una frase terribile. Ma purtroppo è vera.
Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. È la realtà».

Non è sempre così?
«No. Certo, anche in tempi normali si valuta caso per caso, nei reparti si cerca di capire se il paziente può recuperare da qualunque intervento.
Adesso questa discrezionalità la stiamo applicando su larga scala».

Chi viene lasciato andare muore di Covid-19 o di patologie pregresse?
coronavirus sudCORONAVIRUS SUD
«Questa che non muoiono di coronavirus è una bugia che mi amareggia. Non è neppure rispettosa nei confronti di chi ci lascia. Muoiono di Covid-19, perché nella sua forma critica la polmonite interstiziale incide su problemi respiratori pregressi, e il malato non riesce più a sopportare questa situazione. Il decesso è causato dal virus, non da altro».
roma deserta per il coronavirus 3ROMA DESERTA PER IL CORONAVIRUS 

E voi medici, riuscite a sopportare questa situazione?
«Alcuni ne escono stritolati. Capita al primario, e al ragazzino appena arrivato che si trova di prima mattina a dover decidere della sorte di un essere umano. Su larga scala, lo ripeto».

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 25IL CENTRO DI MILANO DURANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS 
A lei non pesa essere arbitro della vita e della morte di un essere umano?
«Io per ora dormo la notte. Perché so che la scelta è basata sul presupposto che qualcuno, quasi sempre più giovane, ha più probabilità di sopravvivere dell' altro. Almeno, è una consolazione».

Cosa ne pensa degli ultimi provvedimenti del governo?
«Forse sono un po' generici. Il concetto di chiudere il virus in certe zone è giusto, ma arriva con almeno una settimana di ritardo. Quello che conta davvero è un' altra cosa».

Quale?
«State a casa. State a casa.
RESPIRATORE PER LA TERAPIA INTENSIVARESPIRATORE PER LA TERAPIA INTENSIVA
Non mi stanco di ripeterlo. Vedo troppa gente per strada. La miglior risposta a questo virus è non andare in giro. Voi non immaginate cosa succede qui dentro. State a casa».

C' è carenza di personale?
«Tutti stiamo facendo tutto. Noi anestesisti facciamo turni di supporto nella nostra sala operativa, che gestisce Bergamo, Brescia e Sondrio.
Altri medici di ambulanza finiscono in corsia, oggi toccherà a me».

Nello stanzone?
coronavirusCORONAVIRUS
«Esatto. Tanti miei colleghi stanno accusando questa situazione. Non è solo il carico di lavoro, ma quello emotivo, che è devastante. Ho visto piangere infermieri con trent' anni di esperienza alle spalle, Gente che ha crisi di nervi e all' improvviso trema.
Voi non sapete cosa sta succedendo negli ospedali, per questo ho deciso di parlare con lei».

Esiste ancora il diritto alla cura?
«In questo momento è minacciato dal fatto che il sistema non è in grado di farsi carico dell' ordinario e dello straordinario al tempo stesso. Così le cure standard possono avere ritardi anche gravi».
terapia intensiva 1TERAPIA INTENSIVA 

Mi fa un esempio?
«Normalmente la chiamata per un infarto viene processata in pochi minuti. Ora può capitare che si aspetti anche per un' ora o più».

Trova una spiegazione a tutto questo?
«Non la cerco. Mi dico che è come per la chirurgia di guerra. Si cerca di salvare la pelle solo a chi ce la può fare. È quel che sta succedendo».

Fonte: qui

"QUELLI CHE PRIMA SALVAVAMO ORA MUOIONO" 
GLI OSPEDALI LOMBARDI VERSO IL COLLASSO 
TURNI MASSACRANTI PER CURARE UN NUMERO CRESCENTE DI PAZIENTI: “NELLE ULTIME 48 ORE NE HO DORMITE TRE” 
L'ALLARME A CREMONA: " DOVE SONO FINITI I MEDICI NEL LIMBO TRA LAUREA E SPECIALITÀ? 
SERVONO PROFESSIONISTI ANCHE CON MENO ESPERIENZA MA NON LI TROVIAMO”
Chiara Baldi per “la Stampa”

«Persone che fino a tre settimane fa avremmo salvato ora muoiono. È una guerra». La cronaca spicciola è di uno specializzando dell' ospedale di Bergamo che chiede di rimanere anonimo. «Nelle ultime 48 ore ne ho dormite tre», dice, perché da 17 giorni è finito nell' emergenza da coronavirus in cui è sprofondata la Lombardia.
CORONAVIRUS - CARABINIERI IN OSPEDALECORONAVIRUS - CARABINIERI IN OSPEDALE

«C' è anche l' ondata di colleghi contagiati», racconta, «e fa impressione ricoverare chi fino a un giorno prima era con te dall' altra parte della linea rossa». I medici non sono immuni al virus e fino a qualche giorno fa erano il 12 per cento del totale. Poi, si è perso il conto. Negli ospedali in prima linea - Lodi, Crema, Cremona, ma anche il Papa Giovanni XXIII di Bergamo - si attendono da giorni medici e infermieri in soccorso di chi da settimane lavora anche 15 ore di fila. In particolare, tra domani e mercoledì sono stati annunciati 250 infermieri. Ma oggi sono pochissimi.

ospedale REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA coronavirusOSPEDALE REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA CORONAVIRUS
Al nosocomio di Bergamo «i pochi arrivati sono insufficienti al bisogno». Idem all' ospedale di Cremona dove, a parte il medico della Ong, di rinforzi non se ne sono visti. «Abbiamo fatto un bando per medici e uno per infermieri ma non è andato un granché», commenta Rosario Canino, direttore sanitario dell' Asst di Cremona. Che si rivolge al Governo: «Dove sono finiti i medici nel limbo tra laurea e specialità? Servono professionisti anche con meno esperienza. Ma ci servono. Visitare un paziente Covid19 è impegnativo: devi mettere lo scafandro, entrare nella stanza, visitarlo, uscire e spogliarti e per eseguire tutta questa procedura abbiamo bisogno di tanta gente, perché è molto faticoso».

un malato di coronavirus trasportato in ospedaleUN MALATO DI CORONAVIRUS TRASPORTATO IN OSPEDALE
A Milano, dove i contagi sono 171, in crescita, la situazione non è migliore. Spiega Antonio Pesenti, direttore dell' Unità operativa complessa Anestesia e Rianimazione adulti del Policlinico: «Abbiamo parlato molto della necessità di ampliare i posti letto nelle terapie intensive ed è chiaro che questo bisogno resta. Ma dobbiamo anche renderci conto che, per ogni posto letto in più in questo reparto, servono professionisti in grado di svolgere quel lavoro. Al momento non ne abbiamo». Pesenti sottolinea in particolare l' importanza degli infermieri: «Il dottore visita e prescrive la terapia ma poi è l' infermiere che sta accanto al letto del paziente».

MEDICI E CORONAVIRUSMEDICI E CORONAVIRUS
Quello del personale sanitario è un problema che si aggiunge al già drammatico stato delle terapie intensive. «Abbiamo ricavato 457 posti letto», ha assicurato l' assessore al Welfare Giulio Gallera, snocciolando i numeri: 399 i pazienti Covid19 in terapia intensiva, 40 in più rispetto al giorno precedente.

Per questo, la Regione ha rimodulato la sua strategia, individuando 18 hub dedicati alla gestione dei grandi traumi, delle urgenze neurochirugiche, neurologiche e cardiovascolari lasciando altri 90 ospedali "a prevalenza Covid19". «L' obiettivo», ha detto, «è creare maggiore disponibilità negli altri ospedali per i pazienti con coronavirus». Gli hub ospiteranno pazienti con infarti, ictus e patologie non riconducibili al virus e dovranno, nel contempo, creare un «percorso separato per i pazienti Covid19».

MEDICI E CORONAVIRUSMEDICI E CORONAVIRUS
Intanto ieri in Lombardia c'è stato il dato più alto di decessi in un giorno: 113, per un totale di 267 dal 21 febbraio. Gli ospedalizzati, senza la terapia intensiva, sono 2217. Sabato erano 1661. Ma per Gallera c' è un solo modo per sconfiggere il virus: «Ridurre drasticamente le attività sociali, rimanere a casa e avere una distanza adeguata dagli altri. Non ci sono vaccini e farmaci».

Fonte: qui