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lunedì 13 marzo 2017

Altri due anni per il Ponte fantasma già costato agli italiani 600 milioni

Spese folli per la Stretto di Messina Spa, 6 milioni di stipendi a 53 dipendenti. Tutti gli sprechi, dalle consulenze sugli uccelli ai consigli per cinesi e indonesiani. Il governo proroga il varo del progetto. E così continuerà a pagare a fondo perduto


PALERMO - Il baraccone andrà avanti, continuando a spendere soldi per inseguire il sogno di realizzare l'opera che non c'è. Dopo l'annuncio dello stop alla costruzione del Ponte perché "l'Italia non può permettersi questa infrastruttura", il governo Monti con una nota di poche righe ridà fiato alla società Stretto di Messina spa, che da oltre trent'anni tenta di collegare Calabria e Sicilia solo sulla carta: "Il Consiglio dei ministri ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l'approvazione del progetto definitivo del Ponte al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità". In sintesi, due anni ancora di lavoro per una cinquantina di dipendenti e amministratori di una società che dal 1981 a oggi è costata già 300 milioni di euro, e altri 300 milioni ne dovrà sborsare per le penali maturate tra opere realizzate e mancati guadagni per il consorzio d'imprese guidato dalla Impregilo. In totale 600 milioni, 1.200 miliardi delle vecchie lire: il costo che alla fine degli anni Sessanta stimava l'Eni per fare un tunnel sotterraneo tra Villa San Giovanni e Messina. Il Ponte è già costato di più, ma non una pietra è stata posata. 



LA SOCIETÀ DALLE POLTRONE D'ORO. Di quest'opera in Italia si è cominciato a parlare fin dal 1866 durante il governo Ricasoli, ma è nel 1981, con i governi Forlani e Spadolini, che lo Stato ha inizia davvero a spendere soldi per questa faraonica infrastruttura, con la costituzione della Stretto di Messina spa. È il primo passo del grande spreco. Sono trascorsi trentuno anni filati e tra assunzioni, consulenze, mantenimento di sedi distaccate, gettoni agli amministratori e progettazioni riviste di anno in anno, sono stati spesi ad oggi 300 milioni di euro, secondo una stima fatta dall'Anas stessa. 

Un carrozzone che andrà avanti per almeno altri due anni, grazie alla decisione del governo Monti. 

Ieri è stato quindi un giorno di doppia festa per gli undici amministratori, che costano 443 mila euro lordi all'anno, 40 mila euro a testa, quasi tutti con incarichi in altre aziende. Come Guglielmo Rositani, che è anche consigliere della Rai, il presidente Giuseppe Zamberletti, che guida l'Igi, sigla che riunisce le principali aziende italiane nel settore edile, o il focoso generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, che nel maggio scorso ha tentato la scalata al Comune di Palermo. 

E possono dormire sonni tranquilli anche i 56 dipendenti, di cui 11 dirigenti. 

Un numero, questo, cresciuto dal 2010 a oggi, nonostante l'Unione europea abbia dichiarato l'opera non più strategica. 


Per almeno altri ventiquattro mesi si spenderà di stipendi oltre 6 milioni di euro all'anno, che si sommeranno ai 4 milioni di euro per manutenzione e affitti. Chissà cosa faranno nei prossimi mesi i 53 dipendenti chiusi nei quattro piani della sede romana di via Marsala, che costa d'affitto 1,2 milioni di euro. Chissà cosa continueranno a fare i tre funzionari distaccati al fronte: cioè alla periferia di Messina, in un'altra sede che costa d'affitto 32 mila euro. "Questi due anni ci consentiranno di aprire al mercato la realizzazione del Ponte, verificando l'interesse d'investitori privati per non gettare tutto al macero", dicono dell'Anas. Ma perché in due anni dovrebbero riuscire a fare quello che non sono stati capaci di fare in trent'anni? Perché continuare a cercare investitori per un'opera che nel progetto preliminare doveva costare 6,3 miliardi e adesso invece ne costerebbe 8,5?


ANNI DI ASSUNZIONI ALLEGRE E SPESE PAZZE. Di certo sarà difficile per la Stretto di Messina ripetere gli anni fortunati tra il 2001 e il 2006, quando grazie al governo Berlusconi in cassa arrivavano a flusso continuo milioni da spendere in consulenze ed iniziative varie. Se oggi la società costa 10 milioni di euro all'anno, negli anni fortunati si è arrivati anche a 18 milioni. Nel 2005, ad esempio, solo di consulenze si sono spesi 5,7 milioni. Il tutto per elaborati a dir poco strambi, come quello "sull'impatto emotivo" del Ponte per le popolazioni locali, o lo studio "sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque dello Stretto e sulle possibili relazioni con i flussi migratori cetacei". E, ancora, "sull'investigazione radar delle specie di uccelli migratori notturni": progetto, questo, affidato all'Istituto ornitologico svizzero. 


Le spese da queste parti sono ripartite alla grande tra il 2010 a il 2011, in coincidenza del ritorno alla guida del Paese di Berlusconi, che della grande opera ha fatto sempre la sua bandiera per lasciare "il segno nella storia". Ed ecco l'inizio della collaborazione della Stretto di Messina con la società indonesiana Wiratman & Associates. Per fare cosa? "Gli incontri svoltisi con gli indonesiani hanno costituito l'occasione per valutare diverse ipotesi di collaborazione tra le quali il supporto nelle attività di redazione del "basic design e project management consultant"", si legge nella relazione dell'ultimo bilancio della società italiana. In sintesi, mentre qui tutto è fermo, vorremmo andare in Indonesia a spiegare come si fanno i ponti. Ma la Stretto di Messina ha spiegato anche ai cinesi, durante l'Expo di Shangai, come fare il Ponte, con tanto di missione in Oriente con al seguito modellino e "filmato riguardate le principali caratteristiche dell'opera". Tra le spese singolari, c'è poi quella da 10 mila euro per istituire un Consorzio, denominato Sch, con sede a Messina e di cui fanno parte anche delle ditte di navigazione locale, come la Caronte & Tourist della famiglia Franza. Perché un Consorzio? "La nostra attività riguarda la realizzazione di un sistema integrato per la valutazione della vulnerabilità ambientale dell'area dello Stretto", dice Vincenzo Franza. 

Tutte queste pompose iniziative sembravano essere state messe finalmente da parte, dopo la decisione di Palazzo Chigi di stanziare 300 milioni di euro per pagare le penali alle ditte private. Ma adesso, con altri due anni di ossigeno, tutto si rimetterà in moto. E in tanti brindano. 


UNO SCHIAFFO ALL'ONESTÀ. Le reazioni di ambientalisti e sinistra non si sono fatte attendere. "La decisione del governo è uno schiaffo all'Italia onesta - dice il presidente dei Verdi, Bonelli - si va avanti per un'opera che rappresenta la sagra dello spreco e dell'inutilità". "Pensavamo fosse un capitolo finito - aggiunge il segretario di Sel, Nichi Vendola - invece no". Di diverso parere i deputati del Pdl, Nino Foti ed Enrico La Loggia: "La proroga di due anni consentirà a un governo politico e non fatto di tecnici di assumersi la responsabilità se fare andare avanti o meno questa infrastruttura". Insomma, altri due anni per riflettere. 


02 novembre 2012

Fonte: qui

lunedì 3 ottobre 2016

QUEL PALLONARO DI RENZI ORA RICICCIA IL PROGETTO FOLLE DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA MA CON LE “GRANDI OPERE” L’ITALIA DIVENTA SOLTANTO UNA SUPER MANGIATOIA

COME NEL CASO DEL “MOSE”, LA BARRIERA-MOSTRO CHE DOVREBBE DIFENDERE VENEZIA DALL’ACQUA ALTA. NONOSTANTE I 6 MILIARDI DI SPESA, L’OPERA CHE DOVREBBE DURARE UN SECOLO, SEMBRA CHE NON FUNZIONI TANTO BENE: GLI INCIDENTI NEI TEST SI MOLTIPLICANO; LA STRUTTURA A CAUSA DEL SUO STESSO PESO PUO’ ANDARE GIÙ DI 3 CENTIMETRI L’ANNO, AVRA’ DEI COSTI DI MANUTENZIONE SPAVENTOSI (ERANO 2 MILIONI L’ANNO SALITI POI A 60)

IL PONTE NON SI FARA’ MAI PERO' GIRERANNO UN SACCO DI SOLDI: L'EUROLINK CONTROLLATA DA IMPREGILO GIA' VUOLE 790 MILIONI DI INDENNIZZO PER LA PERDITA DEL CONTRATTO


RENZI PADOANRENZI PADOAN
«Diamogli caviale»: Matteo Renzi è talmente spregiudicato nella campagna per il sì al referendum sulla riforma costituzionale, cui ha legato il suo stesso destino, che ha riesumato il ponte sullo Stretto di Messina, come le brioches di Maria Antonietta. Pare che a destra piaccia assai la filosofia delle grandi opere. Ma non vi è chi non veda che questo paese ha bisogno d'altro, di una miriade di "piccole opere", di pane e non di caviale e che il ponte non si farà mai, soprattutto se partirà davvero (?) il progetto antisismico che durerebbe interi decenni.
RENZI - IL PONTE DELLO STRETTORENZI - IL PONTE DELLO STRETTO

La filosofia delle grandi opere del resto ha un caso di scuola-fotocopia, che si chiama Mose (o "il mostro", secondo l' ex sindaco Massimo Cacciari) che dovrebbe difendere Venezia dall' acqua alta. Sono passati 33 anni da quando le nostre migliori intelligenze ingegneristiche e matematiche progettarono l' avveniristica difesa dall' acqua alle bocche di porto. Ma, a parte la grande ruberia che continua a procurarci sconcerto, e 6 miliardi di spesa, che alla fine diventeranno 8, contro i 3,4 iniziali, la grande opera che dovrebbe durare un secolo, sembra che non funzioni tanto bene. Gli incidenti nei test si moltiplicano.
PONTE SULLO STRETTOPONTE SULLO STRETTO

Pochi giorni fa alla bocca di porto Lido-Nord-Treporti due paratoie sono scese, ma non sono risalite. Incidente analogo a Punta Sabbioni. I blocchi di calcestruzzo, su cui è stata fatta una cresta di 8 milioni l'uno, sono sensibili persino all'accumulo di peoci, che ne compromettono la stabilità. Secondo una ricerca del Cnr, "il Mostro" può andare giù di 3 centimetri l'anno con i suoi cassoni di calcestruzzo.

Tutto il sistema, se mai nel 2018 entrerà davvero in funzione, avrà dei costi di manutenzione spaventosi. La stima iniziale era di 2 milioni l'anno, ma visti i problemi, la stima è cresciuta fino a 60 milioni, che potrebbero ancora lievitare fino a 80. Questo, dopo più di 30 anni, è il punto sulla grande opera per eccellenza, caso di scuola per il ponte. Da un punto di vista ingegneristico, il ponte non è meno complesso.
venezia mose chioggia armatura inox ripresa boccola nastro espansivo lamiera per giunti impermeabilizzazione acqua di mareVENEZIA MOSE CHIOGGIA ARMATURA INOX RIPRESA BOCCOLA NASTRO ESPANSIVO LAMIERA PER GIUNTI IMPERMEABILIZZAZIONE ACQUA DI MARE

Tre chilometri e 666 metri a campata unica, retti da torri alte 400 metri nell'area geologicamente e tettonicamente più attiva di tutto il Mediterraneo. I problemi tecnici e ingegneristici sono colossali, come mostra per l'appunto la storia del mostro veneziano e pochi sono pronti a giurare che il ponte starà in piedi senza problemi.

Naturalmente Renzi i soldi non li ha (4 miliardi di base d'asta già lievitati fino a 8) e sa benissimo che il ponte non si farà, ma lui crede che serva per sedurre quell' elettorato berlusconiano che credette a tutte le promesse vergate sulla lavagnetta televisiva. Sapete come finirà? Mentre il Mose arrugginirà tra gli accumuli di cozze, si continuerà ad almanaccare sull'altra grande opera impossibile.
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSE

Ma alla fine saranno tutti felici perché l'ennesima messa in sonno del progetto farà girare un sacco di soldi, in aggiunta ai 500 milioni già spesi per mantenere la società Stretto di Messina. L'Eurolink controllata da Impregilo vuole 790 milioni come indennizzo per la perdita del contratto (la Stretto di Messina ne vuole 325). Andato a male il caviale elettorale, si troverà certo il modo di dare soddisfazione finanziaria all' amico Salini dell' Impregilo.

Fonte: qui